giovedì 22 maggio 2014

Giovedì della V settimana di Pasqua




S. Rita nasce a Roccaporena, presso Cascia, Perugia, nel 1381 circa. Sposa, madre esemplare di grande fede. Con la sua preghiera ha salvato dalla dannazione eterna suo marito e i suoi figli. Tutta conformata alla volontà di Dio e come Gesù accoglie il calice del Getzemani. Rimasta vedova, accoglie la seconda chiamata del Signore alla vita religiosa. In essa visse - per quasi 40 anni - dando esempio “di pazienza e di compunzione”. La sua conformazione a Gesù ebbe il suo apice nel dono mistico delle stimmate della coronazione di spine, il cui segno è ancora visibile nel suo corpo incorrotto a Cascia, in un’ampia ferita sulla fronte.




Il 22 maggio 1447 (o 1457, come viene spesso ritenuto) Rita si spense, mentre le campane suonavano miracolosamente da sole annunciando la sua nascita al Cielo.
Beatificata nel 1627 da papa Urbano VIII. Con un colto interrotto in tutta la cristianità. Ma solo il
24 maggio 1900 papa Leone XIII la proclama santa e solo durante il pontificato di papa Benedetto XVI è entrata nel calendario universale della Chiesa, se pur con memoria facoltativa.

Il Vangelo di questo giorno bene descrive la vita di Rita di Roccaporena.
Rimanere nell’amore di Dio osservando i comandamenti di Dio.

“Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore”.




Questa strada è vera gioia: “Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena”.
Noi siamo certi della grande gioia interiore che ebbe la Santa da Cascia. Il Signore ci conceda di vivere la gioia interiore che nasce nel camminare nei suoi insegnamenti, perché lui devo crescere in noi e noi diminuire in lui.
Amen.

Santa Giulia, prega per noi!



Santa Giulia di Lavagna (SV)

"Nell’isola di Corsica, commemorazione di santa Giulia, vergine e martire". (M.R.)

mercoledì 21 maggio 2014

Mercoledì della V settimana di Pasqua





Il racconto del libro degli Atti delinea un’altra pagina della Chiesa del I secolo: è il così detto primo concilio ecumenico di Gerusalemme.
Qui la Chiesa prese delle scelte importanti, passo da essere comunità giudeo-cristiana ad essere comunità cristiana, sancendo un netto taglio nelle pratiche giudaiche e aprendosi totalmente all’annuncio del Vangelo ai non giudei, cioè i pagani. Paolo e Barnaba “riferirono quali grandi cose Dio aveva compiuto per mezzo loro”.
Due riflessione: qui emerge la ricerca di una grande comunione nell’operare, senza andare oltre la Chiesa. Quanti cristiani, anche praticanti, vogliono sentire, vogliono ragionare sopra la Chiesa, sopra il comune sentire ecclesiale, sopra lo stesso pensiero del Vescovo e del Papa. In questo periodo va bene ai molti: perché il papa è Francesco, però non ha tutti. Per il Vescovo va bene a molti, compresi quelli di CL perché il vescovo è Scola. Ma ci furono periodi diversi sia nell’opinione sul papa e sul vescovo.

Preghiamo per il Sinodo dei Vescovi, perché nella comunione ecclesiale ci sia discernimento per accoglie e osservare con Verità gli insegnamenti di Gesù.

La comunione ecclesiale è bene raffigurata dalla simbologia evangelica:
“Io sono la vite vera e il Padre mio è l’agricoltore. … Io sono la vite, voi i tralci”

Una immagine bene chiara per dire la comunione ecclesiale, ma anche relazionale tra noi e il Signore.

“Come il tralcio non può portare frutto da se stesso se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me”
Quali frutto?
Io credo che l’unico frutto che deve produrre in discepolo sia l’amore per Dio e per il prossimo: guardando Gesù che ha ben amato il Padre e bene amato ogni uomo!

Ogni tanto però la Storia della Chiesa è disseminati da frutti speciali dell’amore divino.
Uno di questi è il martirio. Dice Gesù:
“Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici”.



I Santi Martiri del Messico sono una pagina gloriosa della vita della Chiesa del XX secolo: profeticamente raccontata nei terzo segreto di Fatima.
“Penitenza, Penitenza, Penitenza! E vedemmo in una luce immensa che è Dio: “qualcosa di simile a come si vedono le persone in uno specchio quando vi passano davanti” un Vescovo vestito di Bianco “abbiamo avuto il presentimento che fosse il Santo Padre”. Vari altri Vescovi, Sacerdoti, religiosi e religiose salire una montagna ripida, in cima alla quale c'era una grande Croce di tronchi grezzi come se fosse di sughero con la corteccia; il Santo Padre, prima di arrivarvi, attraversò una grande città mezza in rovina e mezzo tremulo con passo vacillante, afflitto di dolore e di pena, pregava per le anime dei cadaveri che incontrava nel suo cammino; giunto alla cima del monte, prostrato in ginocchio ai piedi della grande Croce venne ucciso da un gruppo di soldati che gli spararono vari colpi di arma da fuoco e frecce, e allo stesso modo morirono gli uni dopo gli altri i Vescovi Sacerdoti, religiosi e religiose e varie persone secolari, uomini e donne di varie classi e posizioni. Sotto i due bracci della Croce c'erano due Angeli ognuno con un innaffiatoio di cristallo nella mano, nei quali raccoglievano il sangue dei Martiri e con esso irrigavano le anime che si avvicinavano a Dio”.



Da sempre la Chiesa, ha raccolto il Sangue dei Martiri (pensate al Sangue di San Gennaro) e la testimonianza dei Martiri, in essi ha trovato sostegno per continuare con perseveranza il suo cammino di annuncio, di accoglienza nella Verità gli insegnamenti di Gesù.
Santi Marti del Messico, pregate per noi!
Concludo, con il grido dei SS. Martiri Messicano durante il martirio: Viva Cristo Re e Nostra Signora di Guadalupe! Amen.

martedì 20 maggio 2014

Tra i santi del giorno ...




 
"A Perugia, beata Colomba (Angela), vergine della Penitenza di San Domenico, che si adoperò per pacificare la città divisa tra fazioni". (M.R.)
 



Tra i santi con il nome strano ...


 
"A Cagliari, san Lucifero, vescovo, che, intrepido difensore della fede nicena, patì molto da parte dell’imperatore Costanzo; relegato in esilio, fece poi ritorno nella sua sede, dove morì confessore di Cristo".

domenica 18 maggio 2014

QUINTA DOMENICA DI PASQUA (ANNO A)





Siamo alla V Domenica di Pasqua.
Rileggendo le letture mi domando: qual è l’oggetto della nostra fede?

Scrive papa Benedetto XVI nella sua omelia per l’apertura per l’Anno della fede?

Gesù è il centro della fede cristiana. Il cristiano crede in Dio mediante Gesù Cristo, che ne ha rivelato il volto. Egli è il compimento delle Scritture e il loro interprete definitivo. Gesù Cristo non è soltanto oggetto della fede, ma, come dice la Lettera agli Ebrei, è «colui che dà origine alla fede e la porta a compimento» (12,2).

Ma cosa abbiamo imparato su Gesù in questi primi mesi del’anno 2014? La liturgia cosa ci ha detto?

Gesù è il Nazareno, il Messia, non nel senso ebraico dell’attesa, ma secondo il senso cristiano della redenzione: egli è il Crocifisso Risorto.
Domenica scorsa ci è stato detto che Gesù è la porta: cioè il modo in entrare il relazione con Dio Padre, Lui con noi e noi con Lui.
Quando noi entriamo in chiesa dal portone (da noi questa simbologia vale poco perché la nostra Chiesa, non ha un portone, ma le Chiesa classiche hanno questo simbolismo) noi entriamo attraverso Cristo in relazione con Dio.
Egli è poi il Pastore bello e buono.
Ma oggi ci viene detto che Gesù è la pietra viva, la Parola, la Via, la Verità e la Vita.

Chi sono io in rapporto a Colui che è l’oggetto della mia fede?
Io sono ..
·        il discepolo che accoglie la sua salvezza;
·        il discepoli che si appoggia su lui pietra viva per essere pietra di costruzione per la comunità credente e non credente, e non pietra di scandalo;
·        il discepolo che in Lui trova la Via per camminare e per non perdere la strada della salvezza;
·        il discepolo che in Lui, Verità, spende, gioca tutta la sua esistenza, trovando in essa la risposta per ogni situazione del quotidiano;
·        il discepolo che guarda a Gesù, Vita, per avere un vero modello per vivere.

Solo un discepolo così è un testimone che genera altri testimoni: “E la parola di Dio si diffondeva e il numero dei discepoli a Gerusalemme si moltiplicava grandemente”

Infine Gesù dice di se: “Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me? Le parole che io vi dico, non le dico da me stesso; ma il Padre, che rimane in me, compie le sue opere. Credete a me: io sono nel Padre e il Padre è in me”.

Guardiamoci nel cuore, nella vita di ogni giorno: chi mi guarda, vede Gesù? Egli compie attraverso ciascuno di noi le sue opere? Io sono segno dell’opera di Dio in Cristo Gesù? Riflettiamo …
Amen.

giovedì 15 maggio 2014

Madonna della Fametta





Storia
Forse non tutti sanno che nella Parrocchia di S. Guglielmo in Castellazzo di Bollate si trova un piccolo Santuario dedicato alla Madonna venerata col titolo di Madonna della Fametta. Non si sa esattamente come sia sorto e perché questo titolo; varie sono le ipotesi ma nessuna certezza. L’unico documento certo è presso l’Archivio parrocchiale; in occasione della Visita pastorale del Cardinal Eugenio Tosi il 10 novembre 1931 scritto: “Vi ha alla distanza di un chilometro un oratorio dedicato a Maria SS. Edificato circa il 1808; trovasi in buono stato, non si conserva il SS. Sacramento; ha un altare solo; appartiene alla Marchesa Sormani V.va Crivelli. Vi si celebra e vi si funziona parecchie volte all’anno con una Messa avventizia”.
Altri documenti parlano degli oggetti presenti nel Santuario: purificatoi, candelieri, crocifissi; così come delle cerimonie che vi si celebravano.
Nel 1808 tutto il Castellazzo apparteneva alla nobile famiglia Busca, e Parroco del borgo era don Besozzi Carlo, ex carmelitano scalzo (si tenga presente che in quel periodo Milano era sotto il dominio di Napoleone, il quale, tra le altre cose, aveva in animo di sopprimere anche gli Ordini religiosi come effettivamente fece con un decreto nel 1810).
Prendendo il 1808 come data della costruzione dell’edificio, il prossimo anno risulta essere il bicentenario del Santuario.
Ma: chi fu l’umile architetto che ne ha disegnato lo strano profilo? per quale motivo la nobile famiglia “Busca”, proprietaria del “Castellazzo”, decide di erigere questa edicola in onore della Sacra Famiglia (è l’affresco che si trova sopra l’altare) e successivamente della Beata Vergine?
Forse per scongiurare eventi funesti o per propiziare raccolti più abbondanti?
E da dove scaturisce il nome della Madonna della Fametta?
Ecco una serie di domande alle quali è difficile dare una risposta precisa.

Devozioni e pellegrinaggi al Santuario
La devozione alla Madonna della Fametta è sempre stata molto sentita dagli abitanti di Castellazzo naturalmente, ma anche dalle Parrocchie vicine, soprattutto da quelli di Garbagnate e Bollate. Nel ‘Cronicon’ di Castellazzo, per esempio, noi leggiamo in data 20 maggio 1940: ‘alle sei del mattino arriva alla Fametta il pellegrinaggio parrocchiale di Garbagnate, celebra la S. Messa il Parroco, e distribuisce la S. Comunione a 300 persone; la maggior parte sono gli innocenti’.
E di Bollate leggiamo sempre nel ‘Cronicon’: '29 giugno 1945: pellegrinaggio alla Fametta della G.F. di Bollate col Sig. Prevosto, Don Carlo Elli’.
Lo stesso diario parrocchiale (‘Cronicon’) ricorda che durante la guerra 1940-45 si portavano al santuario le fotografie dei militari in armi per metterli sotto la protezione della Madonna. Parecchi ex-voto “per Grazia ricevuta”, una volta ornavano le pareti del Santuario stesso. Negli ultimi anni il pellegrinaggio più numeroso fu senz’altro quello della Parrocchia di Turate: ben tre pullman, quasi tutti ragazzi e giovani, resero omaggio alla nostra Madonna.
La gente di Cassina Nuova era solita andare ad ‘Arcunàa’ (così una volta chiamavano Castellazzo) per venerare la Madonna. Tradizione acquisita è ormai il pellegrinaggio a chiusura del mese di maggio, quando il corteo, partito da Castellazzo, si incontra con quello proveniente da Garbagnate per pregare insieme la Madonna.





Significato del nome
Non si hanno documenti che spieghino il significato di questo nome. In uno scritto, probabilmente del settecento, conservato in archivio parrocchiale abbiamo i nomi di parecchi campi e località di Castellazzo, ma il nome Fametta non figura; allora si possono immaginare alcune ipotesi sul perché del nome che fu applicato al luogo, e, di riflesso al Santuario e alla Madonna.

fa-meta – famei – fametta – piccola fame – un po’ di fame.

Fameta

Nel vicino paese di Turate (Co), esiste un cortile-contrada chiamata ‘Fameta’ (e non ‘Fametta’). Questo nome voleva indicare che quel luogo era meta, cioè incontro di varie strade:’fa-meta’; quindi piazza, cortile, rione che era il punto di arrivo da varie zone.

Questa ipotesi darebbe al santuario il significato di incontro: Garbagnate e Bollate, la campagna e la città. La Madonna della Fametta quindi potrebbe essere occasione e causa di incontro tra due comuni e due comunità parrocchiali, segno d’unione e di unità nella fede, di accoglienza e di cooperazione tra due comunità civili.

Famei

Il termine fametta è piuttosto comune in alcune zone agricole lombarde. Secondo alcuni studiosi il nome ‘fametta’ deriverebbe dalla parola dialettale ‘famei’, che significa famiglio, cioè membro di una famiglia di contadini che lavoravano la terra a mezzadria, e quindi significherebbe il luogo abitato da questa famiglia. Sopra l’altare della chiesetta si trova un affresco che raffigura la Sacra Famiglia, che forse voleva indicare una primitiva devozione particolare alla Famiglia di Nazareth; dalla devozione alla Madonna della Famiglia alla denominazione di ‘Madonna della Fametta’.

Questa ipotesi potrebbe accomodare varie traduzioni.

Fametta = piccola fame

Una teoria farebbe derivare il nome dal fatto che, essendo i terreni agricoli poco redditizi perché argillosi, i contadini che li lavoravano ‘facevano la fame’.

Come i Francesi chiamano ‘famine’ la carestia, così si può pensare che fametta si riferisse alla penuria di cibo più volte sperimentata localmente.

Fametta – un po’ di fame

Una diceria popolare farebbe risalire il nome al periodo della peste: quando gli appestati cominciavano ad avere un po’ di fame, erano in via di guarigione.

La gente del luogo dice che si chiama così, perché recandosi al santuario si percorreva quel tratto di strada che stuzzicava l’appetito, e quindi produceva un po’ di fame.”

FONTI:
* Dal libro: Santuario Madonna della Fametta di Castellazzo di Bollate, 2010.
* Sito web di insiemegroane.it
* Sito web di parrocchiacastellazzo.it

mercoledì 14 maggio 2014

San Mattia Apostolo!





Il discorso di Pietro ci parla del ripristino del numero dei Dodici, che è venuto a mancare a causa di Giuda.
Il numero 12 nella Bibbia è presente nell’AT e nel NT:

- è il numero dei figli di Giacobbe/Israele, da cui discendono le dodici tribù di Israele.
- è il numero dei profeti minori biblici.
- è l’età di Gesù al ritrovamento di Gesù al Tempio (Lc 2, 41-47).
- è numero degli apostoli chiamati da Gesù (Mc 3, 13).
- nella moltiplicazione dei pani e dei pesci, le ceste o canestri riempiti con gli avanzi sono dodici (Mc 6,43; Lc 9,17; Mt 14,20; Gv 6,13): papa Francesco ha commentato, come "il numero delle tribù d'Israele, rappresenta simbolicamente tutto il popolo".
- è il numero delle 12 stelle in Ap 12,1: «un segno grandioso: una donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi e sul suo capo una corona di dodici stelle». Numero da cui deriva la bandiera dell’Europa.
In Ap 4, 4 è il numero dei vegliardi che attorniano il trono di Dio sono 24 (12x2): oppure in Ap 7, 4; 14, 1.3 è presente il numero 144000, cioè 12x12x1000, come quello dei «redenti della terra».
- il numero delle porte della Gerusalemme celeste (Ap 21, 12.21).
- Il numero dei raccolti dell’albero della vita: «In mezzo alla piazza della città e da una parte e dall'altra del fiume si trova un albero di vita che dà dodici raccolti e produce frutti ogni mese; le foglie dell'albero servono a guarire le nazioni» (Ap 22, 2).

Un numero importante, che esprime alleanza e compimento.
Mattia viene eletto per ristabilire il sacro numero dodici degli Apostoli.

La festa dell’Apostolo Mattia ci sostenga a rimanere nell’amore di Dio, praticando l’amore fraterno, e vivere la speranza della risurrezione.
Amen.

domenica 11 maggio 2014

Decreti della Congregazione per le Cause dei Santi (9 maggio)




- il miracolo, attribuito all'intercessione del Venerabile Servo di Dio Paolo VI (Giovanni Battista Montini), Sommo Pontefice; nato il 26 settembre 1897 a Concesio (Italia) e morto il 6 agosto 1978 a Castelgandolfo (Italia);

- il miracolo, attribuito all'intercessione del Venerabile Servo di Dio Luigi Caburlotto, Sacerdote diocesano, Fondatore dell'Istituto delle Figlie di San Giuseppe; nato a Venezia (Italia) il 7 giugno 1817 ed ivi morto il 9 luglio 1897;

- le virtù eroiche del Servo di Dio Giacomo Abbondo, Sacerdote diocesano; nato a Salomino (Italia) il 27 agosto 1720 e morto a Tronzano (Italia) il 9 febbraio 1788;

- le virtù eroiche del Servo di Dio Giacinto Alegre Pujals, Sacerdote professo della Compagnia di Gesù; nato a Terrassa (Spagna) il 24 dicembre 1874 e morto a Barcellona (Spagna) il 10 dicembre 1930;

- le virtù eroiche della Venerabile Serva di Dio Carla Barbara Colchen Carré de Malberg, Madre di famiglia, Fondatrice della Società delle Figlie di San Francesco di Sales; nata a Metz (Francia) l'8 aprile 1829 e morta a Lorry-les-Metz (Francia) il 28 gennaio 1891.

* * *

Nella medesima Udienza il Santo Padre ha autorizzato il Dicastero a comunicare che il rito della beatificazione del Venerabile Servo di Dio Paolo VI avrà luogo, in Vaticano, il 19 ottobre 2014.

San Fabio, prega per noi!





Il martirio di questo santo è accomunato a quello di un gruppo di martiri e confessori, radunati attorno al maestro, sant'Antimo. Le notizie pervenuteci si leggono nella «Passio sancti Anthimi» che fu scritta fra il V e IX secolo. Alla fine del III secolo era proconsole dell'Asia Minore Faltonio Piniano, sposato con Anicia Lucina. Antimo riuscì a convertire Piniano e sua moglie al cristianesimo e, richiamati a Roma da Diocleziano, i due portarono con loro il sacerdote e i suoi discepoli. Per sottrarli alle possibili persecuzioni, Piniano decise di allontanarli da Roma, mandandoli in due vasti poderi di sua proprietà. Il diacono Sisinnio con Dioclezio e Fiorenzo, andarono ad Osimo nel Piceno, mentre Antimo, Massimo, Basso e Fabio furono inviati presso la città sabina di Curi. Da qui presero a evangelizzare la regione, non senza scontrarsi però con i culti pagani diffusi nelle campagne. Il gruppo di cristiani venne così arrestato. Sant'Antimo fu decapitato l'11 maggio 305 e sepolto nell'Oratorio di Curi in cui era solito pregare. Anche i suoi discepoli vennero uccisi. Tra questi Fabio fu consegnato al console che dopo averlo fatto torturare, lo condannò alla decapitazione lungo la stessa via Salaria. (Avvenire)

IV DOMENICA DI PASQUA (ANNO A)





“Io sono la porta”

Gesù la modalità con cui Dio è entrato nel tempo degli uomini ed è la modalità in cui noi uomini possiamo entrare nel tempo di Dio:

“se uno entra attraverso di me, sarà salvato; entrerà e uscirà e troverà pascolo”.

Egli è il bene spalancato tra gli uomini, è il modo di fare il bene:

“facendo il bene, sopporterete con pazienza la sofferenza, ciò sarà gradito davanti a Dio”.

Mi ha colpito due giorni fa una donna che ho incontrato in Chiesa.
Mi ha raccontato come prega, e poi mi ha detto come posso fare ancora meglio?

Gli ho risposto: già fa bene! Prega bene! Solo una cosa deve verificare se quel bene che impara pregando diventa poi meglio nel suo essere donna, moglie, madre e nonna!
Questa è la misura del bene!
La preghiera serve “perché Dio ci apra la porta della Parola per annunciare il mistero di Cristo”, ma poi tutto deve diventare vita, non bastano belle preghiere e poi il nulla!
Quindi, concludendo, impariamo a pregare bene per vivere meglio, con pazienza e amore.

Infine. Oggi è la 51° Giornata delle Vocazioni. Il cui titolo è: Le vocazioni, testimonianza della verità.
Cito un affermazione di papa Francesco dal messaggio per questa giornata:

“Disponiamo dunque il nostro cuore ad essere “terreno buono” per ascoltare, accogliere e vivere la Parola e portare così frutto. Quanto più sapremo unirci a Gesù con la preghiera, la Sacra Scrittura, l’Eucaristia, i Sacramenti celebrati e vissuti nella Chiesa, con la fraternità vissuta, tanto più crescerà in noi la gioia di collaborare con Dio al servizio del Regno di misericordia e di verità, di giustizia e di pace. E il raccolto sarà abbondante, proporzionato alla grazia che con docilità avremo saputo accogliere in no”. Amen.