venerdì 14 febbraio 2020

Due grandi uomini della Chiesa del primo millennio!





A causa del S. Valentin Day anche i cattolici si dimenticano dei grandi e santi fratelli Cirillo e Metodio.
Se su San Valentino ci sono problemi agiografici di identificazione, con i due fratelli apostoli degli slavi, c’è una certezza!
Il Martirologio Romano li ricorda così:
Memoria dei santi Cirillo, monaco, e Metodio, vescovo. Questi due fratelli di Salonicco, mandati in Moravia dal vescovo di Costantinopoli Fozio, vi predicarono la fede cristiana e crearono un alfabeto per tradurre i libri sacri dal greco in lingua slava. Venuti a Roma, Cirillo, il cui nome prima era Costantino, colpito da malattia, si fece monaco e in questo giorno si addormentò nel Signore. Metodio, invece, ordinato da papa Adriano II vescovo di Srijem, nell’odierna Croazia, evangelizzò la Pannonia senza lesinare fatiche, dovendo sopportare molti dissidi rivolti contro di lui, ma venendo sempre sostenuto dai Romani Pontefici; a Staré Mešto in Moravia, il 6 aprile, ricevette il compenso delle sue fatiche.
La memoria liturgica, al grado di festa da quando sono patroni d’Europa (1980 – 2020), cade nel giorno della nascita al Cielo di Cirillo, che con il fratello Metodio, era a Roma per chiedere conferma e appoggio al papa per la loro opera di evangelizzazione, e fu sepolto in S. Clemente.
Un’opera che a tratti anticipa di 1100 anni, circa, il Concilio Vaticano II: ad esempio per la scelta di usare le lingue nazionali nella liturgia.

Patrono dei malati di epilessia, dei bambini e degli innamorati: S. Valentino






il 14 FEBBRAIO si venera
San Valentino prete e martire (1)*
San Valentino vescovo di Terni e martire (2)*

* secondo alcuni è il medesimo, nativo di Terni, martire a Roma. La questione prete o vescovo è spiegata dall'uso della parola presbitero nella Chiesa dei primi secoli.

* la questione del patronato per il fidanzati è leggendaria e successiva al culto, che sostituisce il patronato per il mal di San Valentino o epilessia. In molti luoghi del nord-est d'Italia questo è legato al simbolo della chiave; in alcune iconografie l'epilettico è raffigurato con la fascia sulla fronte, forse per ricordare che ai malati di epilessia veniva imposta sulla fronte la chiave di ferro della chiesa del Santo.
Questo patronato veniva poi esteso in modo particolare ai bambini, trasformando il Santo in patrono dei bambini.

San Valentino vescovo e martire di Terracina con San Damiano diacono e martire (3)

E altri 34 omonimi, appunto di nome “Valentino” (4), tutti martiri estratti dalle catacombe di Roma.

lunedì 10 febbraio 2020

IL MIO SANREMO 2020





Tu non lo dici ed io non lo vedo

L'amore è cieco o siamo noi di sbieco?

Un battibecco nato su un letto

Un diluvio universale

Un giudizio sotto il tetto

Up con un po' di down

Silenzio rotto per un grande sound

Semplici eppure complessi

Libri aperti in equilibrio tra segreti e compromessi

Facili occasioni per difficili concetti

Anime purissime in sporchissimi difetti

Fragili combinazioni tra ragione ed emozioni

Solitudini e condivisioni

Ma se dovessimo spiegare in pochissime parole

Il complesso meccanismo che governa l'armonia del nostro amore

Basterebbe solamente dire senza starci troppo a ragionare

Che sei tu che mi fai stare bene quando io sto male e viceversa

Che sei tu che mi fai stare bene quando io sto male e viceversa

E detto questo che cosa ci resta

Dopo una vita al centro della festa?

Protagonisti e numeri uno

Invidiabili da tutti e indispensabili a nessuno

Madre che dice del padre:

"Avrei voluto solo realizzare

Il mio ideale, una vita normale"

Ma l'amore di normale non ha neanche le parole

Parlano di pace e fanno la rivoluzione

Dittatori in testa e partigiani dentro al cuore

Non c'è soluzione che non sia l'accettazione

Di lasciarsi abbandonati all'emozione

Ma se dovessimo spiegare in pochissime parole

Il complesso meccanismo che governa l'armonia del nostro amore

Basterebbe solamente dire senza starci troppo a ragionare

Che sei tu che mi fai stare bene quando io sto male e viceversa

Che sei tu che mi fai stare bene quando io sto male e viceversa

È la paura dietro all'arroganza

È tutto l'universo chiuso in una stanza

È l'abbondanza dentro alla mancanza

Ti amo e basta!

È l'abitudine nella sorpresa

È una vittoria poco prima dell'arresa

È solamente tutto quello che ci manca e

Che cerchiamo per poterti dire che "ti amo!"

Ma se dovessimo spiegare in pochissime parole

Il complesso meccanismo che governa l'armonia del nostro amore

Basterebbe solamente dire senza starci troppo a ragionare

Che sei tu che mi fai stare bene quando io sto male e viceversa

Che sei tu che mi fai stare bene quando io sto male e viceversa





Sembra sempre inverno
Oggi è un mese che non so… non riconosco
Ci ringhiamo da lontano come i cani,
E ci pensiamo ancora più vicini
È così
È così… è così… è così
Che se ti tiro come un sasso poi ritorni qui
È così
È così
Tu sei quello che proteggo dentro me
Ancora adesso che ti leggo senza scrivere
Sei in ogni volta che non penso e penso a te
Sei l’unica stanza che mi salva dal disordine
Baciami, baciami… baciami adesso
Sembra sempre inverno
Questo cielo che fa buio troppo presto
Questo senso di buttarci troppo sale
Questa voglia… voglia di sapore
È così… è così
Tu sei quello che proteggo dentro me
Ancora adesso che ti leggo senza scrivere
Sei in ogni volta che non penso e penso a te
Sei l’unica stanza che mi salva dal disordine
Baciami, baciami… baciami adesso
Fermarmi qui, in mezzo a tutta questa gente
E senza dire niente baciami adesso
Baciami, baciami… baciami adesso
…Che poi fa buio presto…




A volte penso che a quelli come me

Il mondo non abbia mai voluto bene

Il cerchio della vita impone che per

Un re leone vivano almeno tre iene

Gli amici ormai si sposano alla mia età

Ed io mi incazzo se non indovino all'eredità (ah-ah)

Forse dovrei partire, andarmene via di qua

E cambiare la mia vita in toto tipo andando in Africa

Ma questa sera ho solo voglia di ballare

Di perdere la testa e non pensare più

Che la mia vita non è niente di speciale

E forse alla fine c'hai ragione tu (Perché)

In un mondo di John e di Paul io sono Ringo Starr

In un mondo di John e di Paul io sono Ringo Starr

In un mondo di John e di Paul io sono Ringo Starr

Uooh oooh

Tu eri Robin, poi hai trovato me

Pensavi che fossi il tuo Batman ma ero solo il tuo Ted eh eh

E quando dico che spero che trovi un ragazzo migliore di me (Fingo)

Che i migliori alla fine se ne vanno sempre e che cosa rimane? (Ringo)

Ma questa sera ho solo voglia di ballare

Di perdere la testa e non pensare più

Che la mia vita non è niente di speciale

E forse alla fine c'hai ragione tu (Perché)

In un mondo di John e di Paul io sono Ringo Starr

In un mondo di John e di Paul io sono Ringo Starr

In un mondo di John e di Paul io sono Ringo Starr

Ooh oooh, oooh oooh

Ringo, Ringo

Ringo, Ringo

In un mondo di John e di Paul io sono Ringo Starr

Ma questa sera ho solo voglia di ballare

Di perdere la testa e non pensare più

Che la mia vita non è niente di speciale

E forse alla fine c'hai ragione tu (Perché)

In un mondo di John e di Paul io sono Ringo Starr (Ringo)

In un mondo di John e di Paul io sono Ringo Starr (Ringo)

In un mondo di John e di Paul io sono Ringo Starr (Ringo)

Uooh oooh ooh, uooh oooh



lunedì 3 febbraio 2020

san Biagio: vita, reliquie, iconografia e culto





La vita. Biagio, medico armeno vissuto nel IV secolo, divenne vescovo della città di Sebaste, odierna Sivas, per acclamazione del popolo, ma all’insorgere delle persecuzioni, fu costretto a fuggire sui monti in una grotta e molte animali selvatici gli si avvicinavano per chiedere la sua benedizione. Alcuni soldati videro la scena e fecero rapporto al governatore imperiale. Arrestato, fu imprigionato, e siccome non voleva abiurare la fede cristiana fu lungamente picchiato e sospeso ad un legno, dove con pettini di ferro gli fu scorticata la pelle e quindi lacerate le carni. Dopo un nuovo periodo di prigionia, Biagio fu gettato in un lago, dal quale uscì salvo, quindi per ordine dello stesso giudice, subì il martirio decapitato, insieme con due fanciulli, nel 316 d. C.
La sua storia è giunta fino a noi attraverso il libro de La Leggenda Aurea, scritta da Jacopo da Varagine intorno al 1260, che ebbe grande diffusione nel Medioevo.
Biagio è invocato contro i mali di gola, perché durante la sua prigionia, un ragazzo che aveva una lisca di pesce conficcata nella gola, fu salvato dopo il segno di croce compiuto del santo vescovo. Alla morte, il corpo di Biagio viene deposto nella sua cattedrale a Sebaste, ma nel 732, mentre gli arabi incalzano nella loro guerra di espansione e conquista, le sue spoglie vengono imbarcate da alcuni armeni alla volta di Roma. Secondo la tradizione, un’improvvisa tempesta costrinse la nave ad interrompere il viaggio nelle acque di Maratea presso l'isolotto di Santojanni.
I profughi pensarono che quella fosse la sede definitiva del santo.
La popolazione di Maratea accolse con entusiasmo le reliquie di S. Biagio e costruì in cima al colle che sovrasta la cittadina, che prese poi il nome del S. Martire, una cappella sulle rovine di un tempio dedicato alla dea Minerva. Nel corso dei secoli la cappellina si è ampliata raggiungendo le dimensioni dell'attuale basilica fin dal XIII secolo. Nel XVII il re di Spagna Filippo IV volle costruire all'interno del santuario la cosiddetta Cappella reale dove tuttora sono custodite le reliquie in un cofanetto di marmo posto sotto l'altare sopra il quale campeggia il busto d'argento del patrono Biagio che non è più l'originale, modellato nel 1706 e rubato nel 1976, ma una copia fedele che risale al 1979. Il 3 maggio 1941 fu fatta una ricognizione ufficiale per il riconoscimento di quanto contenuto nell’urna: il torace, una parte del cranio, un osso di un braccio e un femore.
Nella cappella è conservata anche una coppa d'argento in stile gotico che raccoglieva la cosiddetta manna, un liquido acquoso di color biondo, gocciolante dall'urna, ma anche dalle colonne e dalle pareti della cappella, e talvolta persino dagli altari e dai muri di tutta la chiesa. Fu papa Pio IV, all’epoca vescovo di Cassano, che nel 1563 riconobbe il liquido come “manna celeste”. Ma dal 1620, circa, il fenomeno si è attenuato e si è ripetuto sporadicamente.
In varie altre città sono custoditi reliquie di S. Biagio: a Carosino (un pezzo della lingua), a Caramagna Piemonte (un pezzo del cranio), nel santuario di Cardito (un ossicino del braccio), a Palomonte, a Penne (il cranio?!), Giulianova (il braccio), a Lanzara (due piccole ossa della mano), a Ruvo (una reliquia del braccio), a Dubrovnik in Croazia (il cranio?!), a Ostuni (un pezzo di osso), a San Piero Patti (un molare), a Mercato Vecchio di Montebelluna (un pezzo di veste).

La più antica testimonianza del culto di S. Biagio e del potere a lui attribuito contro i mali di gola la fornisce uno dei più rinomati medici fiorito verso la metà del sec. VI: Aezio di Amida. Questi nell'opera medica intitolata Tetrabiblion riporta non solo le cure mediche propriamente dette, ma anche altri metodi in uso nella comune pratica terapeutica ed accettati dalla medicina dell’epoca. Ebbene nel paragrafo dove tratta «Delle spine ingoiate e conficcatesi nelle tonsille», dopo aver esposto i vari rimedi di cura, accenna alla potenza di S. Biagio in questi termini: «si tocchi la gola del paziente e si dica: come Gesù fece uscire Lazzaro dal sepolcro e Giona dal ventre del cetaceo, così anche tu osso o scheggia; S. Biagio martire e servo di Cristo ti comanda: esci o discendi».
Da questa notizia, datata verso la metà del sec. VI, si può intuire che il culto di S. Biagio era praticato da almeno 50 anni. Quindi si può concludere, sempre con le debite precauzioni, che alla fine del V secolo S. Biagio in Oriente era venerato ed invocato.
Nei secoli successivi (VIII-XI) i libri liturgici ci parlano di una chiesa (martyrion) dedicata a S. Biagio a Costantinopoli, situata nel quartiere detto Tà Miltiàdu, presso la chiesa di S. Filippo apostolo.

L’iconografia. Il santo vescovo e martire è raffigurato come un uomo anziano con barba bianca e le tipiche insegne episcopali (mitria, pastorale, e a volte un libro); con la palma dei martiri; con il pettine da cardatore con cui fu torturato; con due ceri a croce; con il bimbo e la madre o due bambini o solo un bambino, per ricordare il celebre miracolo; con gli animali selvatici e fantastici, per ricordare il suo rifugio tra i monti durante le persecuzioni; con il maialino e il lupo, per ricordare il miracolo della restituzione del piccolo suino nero alla povera vedova; con un felino con un bocca un pesce e un bimbo che si tocca la gola, forse perché, dice il proverbio: “A san Blâs la gjate si leche il nâs” (Il giorno della festa di S. Biagio la gatta si lecca il naso), un legame tra lisca di pesce, gatto e bimbo salvato; con il vaso delle medicine; con il corno da caccia per una fortuita connessione del nome Blasius con il verbo tedesco «blasen» che significa soffiare, da qui deriva il patronato, nei paesi germanici e scandinavi, dei suonatori di strumenti a fiato e per estensione anche dei venti.

La benedizione. Due ceri benedetti nel giorno della Candelora (perché è Cristo che salva e benedice), sono uniti in croce (segno della salvezza), con un nastro rosso (segno della Passione di Gesù e del martirio di Biagio), e sono imposti al di sotto del mento contro la gola di ogni fedele (come segno esplicativo!), dopo che il sacerdote ha benedetto i fedeli invocando l’intercessione del Santo.