mercoledì 4 dicembre 2019

1990 - 2019: S. Barbara, prega per noi!



Parrocchia di S. Barbara V. M.
Davoli (CZ)
PREGHIERA A SANTA BARBARA

(Patrona della città e della diocesi di Rieti)
che hai sperimentato l’amore di Dio
e hai visto sempre la luce
dove il buio sembrava prevalere;
che hai saputo vedere il bene
quando il male sembrava trionfare,
intercedi con benevolenza a nostro favore.
Fa’ che la nostra Chiesa (di Rieti),
che ti venera quale patrona,
sia animata dalla tua stessa fede,
spinta dallo stesso tuo amore,
incoraggiata dalla stessa tua speranza.
Ascolta il grido di aiuto
che sale da tante famiglie
dilaniate dalle divisioni e dai conflitti,
dalla mancanza di lavoro e di serenità,
dalle malattie e dall’indifferenza.
Soprattutto ti chiediamo
di coltivare sempre la fede,
di ascoltare sempre la Parola di Gesù,
di accostarci con frequenza ai sacramenti,
di essere pronti a offrire noi stessi
per la causa del Vangelo, come facesti tu,
con libertà e generosità.

Amen.

+ Delio Lucarelli

Vescovo di Rieti



lunedì 2 dicembre 2019

Voi siete corpo di Cristo (1 Cor 12,27)




Nel coemeterium di san Callisto a Roma, sulla via Appia nell’Arenario, presso la cripta dei papi, una grande lapide fatta apporre da san Damaso ricorda ai pellegrini i martiri più insigni che ivi riposavano. Tra di essi menziona “i Santi Confessori inviati dalla Grecia”: Hic confessores sancti quos Graecia misit, ricordati nel Martirologio Romano il 2 dicembre: a Roma i santi Martiri Eusebio prete, Marcello Diacono, Ippolito, Massimo, Adria, Paolina, Neone, Maria, Martana ed Aurelia, i quali tutti compirono il martirio nella persecuzione di Valeriano, sotto il giudice Secondiano.
Denominati Martiri Greci, furono in grande venerazione nell’antica Roma cristiana. Sulle loro tombe, erano posti due elogi metrici, attribuiti a papa Damaso, nel secondo epitaffio è menzionata una passio che i cristiani leggevano nel dies natalis dei santi; di essa purtroppo ci resta solo la parte relativa al processo e al martirio, riportata da Cesare Baronio nei suoi “Annales Ecclesiastici”, tratta, come egli stesso annota, “da un antico manoscritto quasi distrutto per l’antichità, salvato dall’usura del tempo e corretto per quanto possibile da parecchie mende…”.
Nell’ottavo secolo, a causa delle scorrerie dei Barbari, i corpi dei santi Ippolito e della sorella Paolina, del marito di lei Adria e dei loro piccoli figli Maria e Neone, furono traslati nell’Urbe presso la Chiesa di Sant’Agata dei Goti, dove sono ancora oggi molto venerati.

Il beato Alfredo Ildefonso Schuster, cardinale arcivescovo di Milano, ottenuta una porzione rilevante delle loro sacre spoglie, le destinava alla nuova chiesa parrocchiale di Ronco Briantino il 5 aprile 1934 ed il 28 gennaio del 1939 alla chiesa parrocchiale di Mirabello di Cantù. Il beato Arcivescovo portava la Sacre Reliquie solennemente, collocandole di persona, sotto l'altare maggiore, e indicava le sacre reliquie come sorgente di grazie per tutta la zona.






4Vi sono diversi carismi, ma uno solo è lo Spirito; 5vi sono diversi ministeri, ma uno solo è il Signore; 6vi sono diverse attività, ma uno solo è Dio, che opera tutto in tutti. 7A ciascuno è data una manifestazione particolare dello Spirito per il bene comune: 8a uno infatti, per mezzo dello Spirito, viene dato il linguaggio di sapienza; a un altro invece, dallo stesso Spirito, il linguaggio di conoscenza; 9a uno, nello stesso Spirito, la fede; a un altro, nell'unico Spirito, il dono delle guarigioni; 10a uno il potere dei miracoli; a un altro il dono della profezia; a un altro il dono di discernere gli spiriti; a un altro la varietà delle lingue; a un altro l'interpretazione delle lingue. 11Ma tutte queste cose le opera l'unico e medesimo Spirito, distribuendole a ciascuno come vuole.
12Come infatti il corpo è uno solo e ha molte membra, e tutte le membra del corpo, pur essendo molte, sono un corpo solo, così anche il Cristo. 13Infatti noi tutti siamo stati battezzati mediante un solo Spirito in un solo corpo, Giudei o Greci, schiavi o liberi; e tutti siamo stati dissetati da un solo Spirito.
14E infatti il corpo non è formato da un membro solo, ma da molte membra. 15Se il piede dicesse: «Poiché non sono mano, non appartengo al corpo, non per questo non farebbe parte del corpo. 16E se l'orecchio dicesse: «Poiché non sono occhio, non appartengo al corpo, non per questo non farebbe parte del corpo. 17Se tutto il corpo fosse occhio, dove sarebbe l'udito? Se tutto fosse udito, dove sarebbe l'odorato? 18Ora, invece, Dio ha disposto le membra del corpo in modo distinto, come egli ha voluto. 19Se poi tutto fosse un membro solo, dove sarebbe il corpo? 20Invece molte sono le membra, ma uno solo è il corpo. 21Non può l'occhio dire alla mano: «Non ho bisogno di te; oppure la testa ai piedi: «Non ho bisogno di voi. 22Anzi proprio le membra del corpo che sembrano più deboli sono le più necessarie; 23e le parti del corpo che riteniamo meno onorevoli le circondiamo di maggiore rispetto, e quelle indecorose sono trattate con maggiore decenza, 24mentre quelle decenti non ne hanno bisogno. Ma Dio ha disposto il corpo conferendo maggiore onore a ciò che non ne ha, 25perché nel corpo non vi sia divisione, ma anzi le varie membra abbiano cura le une delle altre. 26Quindi se un membro soffre, tutte le membra soffrono insieme; e se un membro è onorato, tutte le membra gioiscono con lui.
27Ora voi siete corpo di Cristo e, ognuno secondo la propria parte, sue membra. 
(1 Cor 12, 4-27)


domenica 1 dicembre 2019

AIDS e Santi





Quando agli inizi degli anni 1980 fece la sua comparsa una nuova terribile malattia – l’AIDS – ci si accorse che oltre alla mancanza (allora) di farmaci efficaci per prevenirla e curarla, v’era anche quella di un patrono per i malati di AIDS.
Ma non ci si perse d’animo. Così, dopo un decennio (1991), nel bel mezzo di un Congresso Internazionale sull’AIDS giunse provvidenziale la notizia che Papa, allora San Giovanni Paolo II, aveva “affidato” la malattia a Luigi Gonzaga perchè la gestisse nel migliore dei modi. Difatti, nel XVI secolo il giovane marchese Gonzaga aveva rinunziato alle allettanti ricchezze paterne per entrare nella Compagnia di Gesù, morendo a soli 23 anni per un’infezione contratta durante la terribile pestilenza che colpì Roma nel 1591 mentre, con grande abnegazione, si prodigava ad assistere i malati, al punto da prendere in braccio gli appestati che venivano abbandonati nelle strade, e idealmente estesa alle vittime dell’AIDS, malattia definita “la peste del XX secolo”.
Ma poi nel 2001 si anche aggiunto Luigi Scrosoppi.
Padre Luigi Scrosoppi, sacerdote friuliano, che per la sua intercessione la Congregazione per le cause dei santi ha riconosciuto la miracolosa guarigione dall' Aids di un giovane africano, Peter Changu Shitima.