giovedì 16 dicembre 2021

Decreti 13 dicembre 2021 ... una santa, una beata e quattro venerabili



Una santa, una beata e quattro venerabili, così i nuovi decreti segnano il cammino della Chiesa ... una santa, cattolica e apostolica!

Tutti e sei segnati da una un profondo culto per l'Eucarestia, fonte della santità della Chiesa!

Una francese, tre italiani, uno spagnolo e una polacca.




SANTI

- il miracolo attribuito all’intercessione della Beata Maria Rivier, Fondatrice della Congregazione delle Suore della Presentazione di Maria; nata il 19 dicembre 1768 a Montpezat-sous-Bauzon (Francia) e morta a Bourg-Saint-Andéol (Francia) il 3 febbraio 1838;

 

BEATI

- Il miracolo attribuito all’intercessione della Venerabile Serva di Dio Maria Carola Cecchin (al secolo: Fiorina), Religiosa professa della Congregazione delle Suore di San Giuseppe Benedetto Cottolengo; nata il 3 aprile 1877 a Cittadella (Italia) e morta sul piroscafo mentre rientrava dal Kenya all’Italia il 13 novembre 1925;

 

VENERABILI

- le virtù eroiche del Servo di Dio Andrea Garrido Perales, Sacerdote professo dell’Ordine della Beata Maria Vergine della Mercede; nato il 29 novembre 1663 a Vallada (Spagna) e morto il 23 febbraio 1728 a Xátiva (Spagna);

- le virtù eroiche del Servo di Dio Carlo Maria da Abbiategrasso (al secolo: Gaetano Antonio Vigevano), Sacerdote professo dell’Ordine dei Frati Minori Cappuccini; nato il 30 agosto 1825 ad Abbiategrasso (Italia) e morto il 21 febbraio 1859 a Casalpusterlengo (Italia);

- le virtù eroiche del Servo di Dio Bernardo Sartori, Sacerdote professo dei Missionari Comboniani del Cuore di Gesù; nato il 20 maggio 1897 a Falzé di Trevignano (Italia) e morto il 3 aprile 1983 a Ombaci (Uganda);

- le virtù eroiche della Serva di Dio Maria Margherita del Cuore di Gesù Agonizzante nell’Orto del Getsemani (al secolo: Ludovica Banaś), Religiosa professa della Congregazione delle Suore della Sacra Famiglia di Nazareth; nata il 10 aprile 1896 a Klecza Dolna (Polonia) e morta il 26 aprile 1966 a Nowogródek (oggi Bielorussia).


Ecco l’invito alla santità! Accogliamolo con gioia, e sosteniamoci gli uni gli altri, perché il cammino verso la santità non si percorre da soli, ognuno per conto proprio, ma si percorre insieme, in quell’unico corpo che è la Chiesa, amata e resa santa dal Signore Gesù Cristo. Andiamo avanti con coraggio, in questa strada della santità.

(Papa Francesco, 19 novembre 2014)

giovedì 25 novembre 2021

Decreti del 25 novembre 2021: due santi, cinque beati e sei venerabili.






Certamente tra i nuovi decreti spicca il martire di Dachau Tito Brandsma, ma in questo anno giubilare lauretano, l'occhio cade sulla fondatrice della Suore di Santa Maria di Loreto, che finalmente è Venerabile: Madre Natalina Bonardi!




SANTI

- il miracolo attribuito all’intercessione del Beato Tito Brandsma (al secolo: Anno Sjoerd), Sacerdote professo dell’Ordine dei Carmelitani; nato il 23 febbraio 1881 a Oegeklooster (Paesi Bassi) e ucciso in odio alla fede il 26 luglio 1942 a Dachau (Germania);

 - il miracolo attribuito all’intercessione della Beata Maria di Gesù (al secolo: Carolina Santocanale), Fondatrice della Congregazione delle Suore Cappuccine dell’Immacolata di Lourdes; nata il 2 ottobre 1852 a Palermo (Italia) e morta il 27 gennaio 1923 a Cinisi (Italia);

BEATI

il martirio dei Servi di Dio Enrico Planchat, Sacerdote professo dell’Istituto dei Religiosi di San Vincenzo de Paoli, Ladislao Radigue e 3 Compagni, Sacerdoti professi della Congregazione dei Sacri Cuori di Gesù e Maria, nonché della perpetua Adorazione del Santissimo Sacramento; uccisi in odio alla fede il 26 maggio 1871 a Parigi (Francia);




VENERABILI

- le virtù eroiche del Servo di Dio Antonio Bello, Vescovo di Molfetta-Ruvo-Giovinazzo-Terlizzi; nato il 18 marzo 1935 ad Alessano (Italia) e morto il 20 aprile 1993 a Molfetta (Italia);

- le virtù eroiche del Servo di Dio Giovanni di Gesù Maria (al secolo: Giovanni de San Pedro y Ustárroz), Sacerdote professo dell’Ordine dei Carmelitani Scalzi; nato il 27 gennaio 1564 a Calahorra (Spagna) e morto il 28 maggio 1615 a Monte Compatri (Italia);

- le virtù eroiche del Servo di Dio Giorgio Guzzetta, Sacerdote della Confederazione dell’Oratorio di San Filippo Neri; nato il 23 aprile 1682 a Piana dei Greci (oggi Piana degli Albanesi, Italia) e morto il 21 novembre 1756 a Partinico (Italia);

le virtù eroiche della Serva di Dio Natalina Bonardi (al secolo: Maria), Fondatrice della Congregazione delle Suore di Santa Maria di Loreto; nata il 4 dicembre 1864 a Cuneo (Italia) e morta il 25 luglio 1945 a Vercelli (Italia);

- le virtù eroiche della Serva di Dio Maria Dositea Bottani (al secolo: Maria Domenica), Superiora Generale della Congregazione delle Suore Orsoline della Vergine Maria Immacolata di Gandino; nata il 31 maggio 1896 a Pianca (Italia) e morta il 2 settembre 1970 a Bergamo (Italia);

le virtù eroiche della Serva di Dio Odette Vidal Cardoso, Fedele Laica; nata il 18 febbraio 1931 a Rio de Janeiro (Brasile) e ivi morta il 25 novembre 1939.


Un ricordo particolare infine a don Antonio Bello, figura profetica del XX secolo.


lunedì 1 novembre 2021

"oggi c’è inflazione di buoni cristiani, mentre il mondo ha bisogno di santi" (Sandra Sabattini)

 


Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli. Si mise a parlare e insegnava.

 

È il discorso della montagna, le Beatitudini.

Com'era la Palestina ai tempi di Gesù? Era una terra di forti e penosi contrasti. La nazione si trovava sotto il dominio di un regime straniero, l'impero romano e questo per gli ebrei era una profonda umiliazione, una punizione divina, visto che loro erano il popolo eletto da Dio. Loro aspettavano il Messia per essere liberati da questa condizione.

I Vangeli propongono un uomo risoluto, a volte anche battagliero e polemico, pronto certo a commuoversi, ma anche a prendere in mano la frusta. Tuttavia bisognerebbe stravolgere i Vangeli se si volesse fare di Gesù un guerrigliero, una specie di golpista, di rivoluzionario politico, e se si volesse trasformare il suo messaggio sul regno di Dio in un programma di azione politica.

La novità evangelica è certo una rivoluzione interiore che si manifesta esteriormente … socialmente, relazionalmente, ... 

La prima tappa del cambiamento evangelico proposto di Gesù è quella con Dio. Da qui scaturisce la seconda tappa del cambiamento evangelico proposto da Gesù, quella con il prossimo.

Le Beatitudini sono la pagina evangelica che più raccontano questa rivoluzione interiore. Una pagina che ha ispirato i tanti folli d’amore per Dio e per il prossimo che sono i Santi che oggi celebriamo. Quando ci si domanda come si diventa santi bisogna pensare a questa pagina evangelica che è misura della follia della CHARITAS.

Tre pagine descrivono la rivoluzione interiore.


Dagli scritti di Caterina Vigri:

“Diffidare delle proprie forze, cioè, senza alcun dubbio, … secondo l'affermazione di Cristo Gesù: «Nulla potete fare senza di me»; né, tantomeno, si possa resistere alla furia dei nemici infernali e alla loro astuta malizia”.

 

Dal Diario di Sandra Sabattini:


«La verità che dobbiamo imparare nella fede: l’attesa di Dio; e questo non è un piccolo sforzo come atteggiamento della anima. Questo “attendere”, questo “non preparare i piani”, questo “scrutare il cielo”, questo “far silenzio” è la cosa più interessante

che compete a noi. Poi verrà anche “l’ora della chiamata”, ma ciechi se in tale ora penseremo di essere gli attori di tali meraviglie: la meraviglia, semmai, è Dio che si serve di noi così miserabili e poveri.

La carità è la sintesi della contemplazione e dell’azione, è il punto di sutura tra il cielo e la terra, tra l’uomo e Dio. Amando scoprirai la tua strada; amando ascolterai

la Voce; amando, troverai la pace.

«“Ogni giorno della vita salvaci, Signore”. Adesso che ho scelto l’Università, aiutami a far tesoro ogni giorno del tuo Amore, dei miei fratelli, aiutami a non vivere gli anni di studio che mi si parano davanti solo come un transito necessario per giungere al fine, alla strada che Tu vuoi che imbocchi. Aiutami a capire che perché non ho fatto la cosiddetta “scelta radicale” non è detto che non sia sulla Strada. Voglio amarti ed amare ogni giorno, ogni momento della mia vita, anche nelle situazioni più assurde».

 

Dagli scritti di Olinto Giuseppe Marella:


«Posso dire con tutta verità che la strada della mia salvezza è stata la carità. L’orgoglio mi avrebbe perduto. La carità mi ha salvato.

Dio mi ha forgiato non nella dolcezza, ma nelle prove difficili che potevano rischiare di mettere in discussione tutta la mia vita spirituale.

Il perdono fu per me il più soave dei sentimenti, la più importante delle virtù, il più spontaneo degli atti. Da quando sono andato in pensione, mi sono applicato costantemente ai poveri e ho accolto nella mia casa in via San Mamolo i primi orfani. Ho aperto asili, ho fondato altre opere caritative, associazioni, case rifugio e ho aiutato molti ebrei perseguitati e anche soldati sbandati.

Ed ora senza vergogna, pur essendo stato un professore di filosofia, oggi stendo il mio nero cappello di feltro per avere qualche elemosina a favore dei miei poveri. Non mi vergogno di essere “mano di Dio”, mano di carità, mano di perdono.»

 

Concludo. Uno degli anziani allora si rivolse a me e disse: «Questi, … chi sono e da dove vengono?». Gli risposi: «Signore mio, tu lo sai». E lui: «Sono quelli che vengono dalla grande tribolazione e che hanno lavato le loro vesti, rendendole candide nel sangue dell’Agnello». Amen.


sabato 30 ottobre 2021

Ti amerei lo stesso

 

E se come sembra fosse vero che eri un inganno
ti amerei lo stesso
Ti amerei lo stesso
E se come temo tu finissi per amare l'altro
ti amerei lo stesso
Ti amerei lo stesso
E se tu stringessi il nome di un estraneo
ti amerei
E se per anni non capissi che io ti ho visto
Ti amerei
E se per anni non capissi come io ti guardo
E se sputassi ancora sul cuore che ti ho dato
Ti amerei lo stesso.



giovedì 14 ottobre 2021

A BOLOGNA IN UN GIORNO

 














Nel tuo Sì, Maria, il nostro si!


Una faccia incompleta, 
in cui spicca l'arazzo della beatificazione
nella parte incompleta ... 
la nostra pienezza e completezza è nella santità!



La carità che salva!




“Diffidare delle proprie forze, cioè, senza alcun dubbio, dare per certo che mai da sole si possa fare una qualunque cosa buona, secondo l'affermazione di Cristo Gesù: «Nulla potete fare senza di me»; né, tantomeno, si possa resistere alla furia dei nemici infernali e alla loro astuta malizia”.




LA VITA S. CATERINA VIGRI



Lo strazio di don Marella per la dolorosa pena inflitta dal suo Vescovo lo devasta, ma trova ancora più forza e speranza in Cristo, per il sacrificio che gli è chiesto.

«Durante il canto del Credo – tra istupidito, sdegnato e addolorato – io cercavo di mantenermi presente a me stesso. Uno dei poveri bambini venuti con me in chiesa mi si buttò al collo e mi coprì di carezze affettuose. Io gli appoggiai la guancia sul capo: era l’angelo del Signore che mi off riva il calice amaro e la consolazione ineffabile, tutti e due per mano umana, ma tutti e due per parte di Dio.

Gli premetti un momento le labbra sul capo e mormorai “Fiat voluntas Tua – sia fatta la tua volontà”.

Le parole dell’eternità mi parvero sollevarmi da terra e non potei rispondere con la voce, che mi si ruppe, bensì col cuore al “sursum corda – in alto i cuori”. E ringraziai il Signore.

Ripresi il filo della Messa al canone quando, nella ripetizione delle prime parole sostai per ritrovare il nome da aggiungere ad “antistite nostro” Antonio.

Era lui che mi aveva maledetto e vituperato; fui contento d’essermi interrotto e pregai per lui più volentieri; più volentieri per tutti i circostanti, tra cui c’erano i bambini rimasti feriti per me e tanto lieti di tali ferite.

E piansi, piansi tanto nello svolgersi del Sacrificio. E lo sdegno lo sentii sempre più svanire per cedere il posto al senso del nuovo sacrificio che mi domandava Cristo, al dovere di unire la mia umiliazione a quella che Egli misticamente compiva di sé sull’altare, donde mi parve Egli ripetesse “Preghiamo per il bene dei miei fratelli”.

E con questa certezza, tutta di fede e carità, innalzai e ripetei il Padre Nostro e poi risposi alle parole della benedizione finale e sentii che la benedizione invocata su tutti dal Padre Onnipotente Dio potevo sperare discendesse, nonostante tutto, anche su di me.»



LA VITA DEL BEATO OLINTO


Il percorso di don Marella si compie, trovando la salvezza nella carità e dedicandovi tutta la sua vita.

«Posso dire con tutta verità che la strada della mia salvezza è stata la carità. L’orgoglio mi avrebbe perduto. La carità mi ha salvato.

Dio mi ha forgiato non nella dolcezza, ma nelle prove difficili che potevano rischiare di mettere in discussione tutta la mia vita spirituale.

Il perdono fu per me il più soave dei sentimenti, la più importante delle virtù, il più spontaneo degli atti. Da quando sono andato in pensione, mi sono applicato costantemente ai poveri e ho accolto nella mia casa in via San Mamolo i primi orfani. Ho aperto asili, ho fondato altre opere caritative, associazioni, case rifugio e ho aiutato molti ebrei perseguitati e anche soldati sbandati.

Ed ora senza vergogna, pur essendo stato un professore di filosofia, oggi stendo il mio nero cappello di feltro per avere qualche elemosina a favore dei miei poveri. Non mi vergogno di essere “mano di Dio”, mano di carità, mano di perdono.»


mercoledì 13 ottobre 2021

Ottobre Missionario e P. Mario Borzaga

 




- 17 ottobre 1943, a 11 anni parte per il seminario attraversando il "suo" ponte, ora "Ponte P. Mario";

- 1° ottobre 1956, inizia a scrivere il Diario;

- 31 ottobre 1957, salpa da Napoli per la missione in Laos con i suoi 5 confratelli oblati;

- 7 ottobre 2006, si apre a Trento la fase diocesana del Processo di Canonizzazione, sua e del suo catechista Xyooj;

- 17 ottobre 2008, si chiude la fase diocesana del Processo.


Prega per noi peccatori”. Con che faccia ripeterò queste parole quando diventerò ‘un grande santo’? Nell’Ave Maria vogliamo strappare alla Madonna la sua Grazia e perciò gli scopriamo i nostri stracci. Non siamo altro che peccatori… anche quando l’Amore in me sarà giunto ad alto grado: peccatore, sempre peccatore, indigente quanto mai dell’aiuto della Madonna. (Mario Borzaga, 23 novembre, 1956.)

Così oggi pomeriggio ho meditato tutto il rosario, né troppo attentamente né troppo distrattamente resistendo al sonno. Pregare, Dio mio, pregare per quelli che non pregano, per quando non pregherò io! (Mario Borzaga, 19 aprile 1957)

domenica 3 ottobre 2021

Beate Mariantonia Samà e Nuccia Tolomeo, pregate per noi!

 

La debolezza umana incontra la forza della grazia

 

Omelia nella beatificazione di Maria Antonia Samà e Gaetana (Nuccia) Tolomeo

 

  Considerando la figura delle due beate – Maria Antonia Samà e Nuccia Tolomeo – non ci è difficile riconoscere, nel cuore della loro imitatio Christi, un elemento comune, che ha un nome difficile, terribile: sofferenza. Vi sono entrate in modo diverso –in forme addirittura inquietanti, la beata Maria Antonia, e con un doloroso sviluppo naturale l’altra – ma ambedue in forma progressiva, in continua crescita sì da diventare, l’una e l’altra, somiglianti a Cristo, vir dolorum et sciens infirmitatem (cf. Is 53,3). Di lui – nel brano che abbiamo insieme ascoltato dalla lettera agli Ebrei – si dice che fu reso perfetto per mezzo delle sofferenze. Riflettiamo, allora, su questa espressione, giacché pure questa non ci è di facile e immediata intelligenza. Perché questo paradossale rapporto?

    Di Gesù l’Autore ci dice anzitutto che è un «capo che guida alla salvezza»; aggiunge, quindi, che egli è «colui che santifica» e conclude che lo stesso non si vergogna di chiamarci «fratelli»! C’è un crescendo in questi tre titoli sicché l’uno approfondisce e spiega l’altro. Gesù è per noi una guida, ma non di quelle che ci danno semplicemente delle indicazioni, bensì uno che ci prende per mano e ci accompagna nel cammino e questo lo fa perché ci vuole bene, ci ama.

    Lui, che è santo e santificatore, non si vergogna della nostra debolezza e nemmeno del nostro essere peccatori. Questa nostra condizione non lo spinge ad abbandonarci. Così, nel caso, ci comportiamo noi! Quando qualcuno ci dispiace, o ci delude, o ci offende allora prendiamo le distanze, interrompiamo i contatti, lo cancelliamo dalla nostra agenda … Gesù, al contrario, prende su di sé la sofferenza e giunge a dare la vita per noi. «Mi ha amato e ha consegnato se stesso per me», scriverà, colmo di stupore e gratitudine, san Paolo (cf. Gal 2,20).



S. Messa di beatificazione del 3 ottobre 2021


    L’Autore della Lettera agli Ebrei dice: non si vergogna. La «vergogna» nel racconto della creazione dell’uomo nasce col peccato, ma Gesù è l’Innocente, perciò non si vergogna; anzi salva e santifica. Sant’Agostino spiega: «Non si vergogna di chiamarli fratelli. Queste parole cos’altro significano se non che egli si è reso partecipe della loro stessa sorte? Difatti noi non saremmo mai diventati partecipi della sua divinità se egli non si fosse reso partecipe della nostra mortalità. E proprio perché si è reso partecipe della sorte dei propri fratelli, egli poté parlare di quel grano caduto per terra, che messo a morte portò frutto abbondante» (Esposizione sul salmo 118, Disc. 16, 6: PL 37, 1546-1547).

    Gesù fu reso perfetto per mezzo delle sofferenze. Lo fu certamente perché la via dolorosa è conseguente al mistero della sua incarnazione: si fece uomo nel grembo della Vergine, diciamo nel simbolo di fede. Qui però il testo sacro non si limita a dirci che il Figlio di Dio si è fatto uomo; si afferma, anzi, che si fatto fratello e questo sottolinea la presenza di un valore aggiunto, l’amore di Cristo per noi. «Mi ha amato e ha consegnato se stesso per me»: tra la sofferenza e la perfezione c’è l’amore. È l’amore che congiunge la sofferenza alla perfezione.


dal DVD documento su Mariantonia Samà

    Spiegando il nostro testo Benedetto XVI una volta disse: «il Figlio ha assunto la nostra umanità e per noi si è lasciato “educare” nel crogiuolo della sofferenza, si è lasciato trasformare da essa, come il chicco di grano che per portare frutto deve morire nella terra. Attraverso questo processo Gesù è stato “reso perfetto”, [termine che] indica il compimento di un cammino, cioè proprio il cammino di educazione e trasformazione del Figlio di Dio mediante la sofferenza, mediante la passione dolorosa» (Omelia nella solennità del Santissimo Corpo e Sangue di Cristo, 3 giugno 2010). Nella medesima prospettiva di un cammino di educazione e trasformazione possiamo guardare pure alle nostre due Beate.

    Maria Antonia Samà, conosciuta come la monachella di san Bruno. Conformandosi in tutto alla divina volontà, ella amava ripetere: «Tutto per amore di Dio». E accadde che proprio la sua sofferenza offerta per amore produsse in quanti la conoscevano un potente impulso di carità sicché attorno a lei esplose l’amore. Lei accoglieva con gioia e umiltà chiunque volesse entrare nella sua casa e d’altra parte l’intero paese si mobilitava per soccorrerla e accudirla. Ci fu così un meraviglioso scambio di doni e questo perché l’amore fa nascere amore. Un antico assioma dice che la caratteristica propria del bene è di farsi conoscere e di essere comunicato ad altri, gratuitamente, come sua ragion d’essere, senza altro scopo che questo. Bonum est diffusivum et communicativum sui diceva anche san Tommaso d’Aquino e una volta aggiunse: «ed è per questo che il bene moltiplica la bontà» (Super Mt. [rep. Leodegarii Bissuntini], cap. 25 l. 2). È quanto si è verificato con la nostra Beata che ebbe da Dio la grazia di vivere tutto come dono, divenendo essa stessa dono per gli altri.

    Con lei c’è la beata Gaetana Tolomeo, da tutti conosciuta come Nuccia. Anche la sua fu una vita colma di sofferenza, ma fu pure una vita ricolmata e ricolma d’amore. Segnata come fu sin dai primi anni di vita da una paralisi progressiva e deformante, per amore di Cristo ella trasformò la sua disabilità in apostolato per la redenzione dell’uomo. Ripetendo: Ti ringrazio Gesù di avermi crocifissa per amore, divenne ella stessa un esempio di gratitudine per la vita ricevuta. «Sono Nuccia – diceva – una debole creatura in cui si degna operare ogni giorno la Potenza di Dio». In effetti la sua vita terrena fu ricca non di eventi e opere grandiose, ma di grazia e di adesione totale al volere di Dio nella semplicità quotidiana. Due mesi prima di morire lanciò ai giovani di Sassari questo messaggio: «Ho 60 anni, tutti trascorsi su un letto; il mio corpo è contorto, in tutto devo dipendere dagli altri, ma il mio spirito è rimasto giovane. Il segreto della mia giovinezza e della mia gioia di vivere è Gesù. Alleluia».



Vita e messaggio di Nuccia Tolomeo



Vita e messaggio di Mariantonia Samà

    «Conveniva che Dio rendesse perfetto per mezzo delle sofferenze il capo che guida alla salvezza». Quello che Dio ha fatto nel capo lo ha fatto anche nelle membra di Lui. È questa la storia della santità: di queste due beate, ma non di loro soltanto.

    Quella della santità, infatti, è la storia della forza di Dio nella debolezza umana.

    Così è stato per la Vergine Maria: «Grandi cose ha fatto per me l’Onnipotente» (Lc 1,49); così per tutti.

    La santità è, come insegna Papa Francesco, proprio l’incontro della debolezza umana con la forza della grazia (cf. Gaudete et exsultate, n. 34).

 

    Catanzaro, Basilica dell’Immacolata, 3 ottobre 2021

Marcello Card. Semeraro

sabato 25 settembre 2021

Triduo ai Santi Cosma e Damiano (3)


Gloriosi Medici Cosma e Damiano,

Insigni, Santi Fratelli, ottenete per tutti, celesti e consolanti benedizioni. Ma in modo speciale fate che esse discendano sulla Chiesa, sul Papa, sul nostro Vescovo, sulle nostre famiglie, sui devoti tutti e su quanti generosamente concorrono, in forme sempre nuove e consone ai tempi, alla carità verso i fratelli affinché possano così essere celebrati, nel tempo imperituri, la vostra memoria e il memoriale di Cristo, cui avete voluto generosamente conformarvi a maggior gloria di Dio.

Gloria...


venerdì 24 settembre 2021

Triduo ai Santi Cosma e Damiano (2)

 


Gloriosi Medici Cosma e Damiano,

Voi constatate in quanti, sofferenti nel corpo e nell'anima, vi si rivolgono con fiducia da ogni parte affinché possiate intercedere con sollecitudine presso il Signore per la guarigione dalla malattia e per la piena salute dello Spirito.

Così come la vostra scienza medica ha guarito dal male fisico, così vi esortiamo con intensità di cuore affinché la vostra carità lenisca oggi le piaghe dell'anima e restituisca ad ognuno il dono della grazia divina.

Gloria …


giovedì 23 settembre 2021

Triduo ai Santi Cosma e Damiano (1)

 



Gloriosi Medici Cosma e Damiano, Martiri della fede, decoro e vanto della Chiesa indivisa, eleviamo a Dio l'umile ma ardente preghiera perché vengano esauditi i bisogni spirituali e temporali di tutti coloro che fanno incessante ricorso al vostro potente patrocinio.

Gloria …



martedì 7 settembre 2021

La "santa" di Crescenzago: Eugenia Picco

 


… come avete accolto Cristo Gesù, il Signore, in lui camminate, radicati e costruiti su di lui, saldi nella fede come vi è stato insegnato, sovrabbondando nel rendimento di grazie. Fate attenzione che nessuno faccia di voi sua preda con la filosofia e con vuoti raggiri ispirati alla tradizione umana, secondo gli elementi del mondo e non secondo Cristo.

Così Paolo esorta i Colossesi.

La contemplazione di Gesù nell’Eucarestia, dietro a cui camminava, fa dire alla beata Eugenia:

"Come Gesù ha scelto il pane, cosa tanto comune, così deve essere la mia vita, comune... accessibile a tutti e, in pari tempo, umile e nascosta, come è il pane".

A questa consapevolezza Eugenia arriva dopo lungo e sofferto cammino.

Nasce a Crescenzago (Milano) l'8 novembre 1867 da Giuseppe Picco e Adelaide Del Corno. Il padre è un valido musicista de «La Scala» di Milano, cieco. La madre è una donna frivola, che non ama il marito, ma ama il denaro, il successo e i viaggi.

Nulla di nuovo sotto questo cielo!

Eugenia è spesso affidata ai nonni e incontra i genitori solo nelle brevi soste che si concedono tra una tournée e l'altra, fino a quando un giorno la madre torna sola, senza il marito, facendolo credere morto. Del padre, Eugenia non saprà più nulla.

Da questo momento la madre costringe la figlia ad andare ad abitare con lei e con il suo convivente, dal quale, in seguito, avrà altri due figli. Eugenia cresce in un ambiente senza punti saldi e libertino, dovendo fare i conti con i desideri mondani della madre che la vuole cantante di successo e con il convivente della madre che la molesta e infastidisce spesso. Ma lei è forte per grazia!

«Pericoli ed occasioni in casa e fuori» dirà Eugenia ricordando quei tribolati anni e quella «istintiva» forza di pregare, di sollevare lo sguardo in alto, nel silenzio dell'austera basilica di Sant'Ambrogio di Milano, dove ogni giorno si reca ad invocare Dio, quasi senza conoscerlo. E una sera del maggio 1886, Eugenia sente in sé la chiamata alla santità e da quell'istante mirerà, con alacrità e fedeltà, non mai smentite, alla perfezione.


A vent'anni, Eugenia decide di volere Gesù, la santità. Entra nella ancor giovane Famiglia Religiosa delle Piccole Figlie dei Sacri Cuori di Gesù e Maria, fuggendo da casa il 31 agosto 1887, subito accolta, compresa, amata dal Fondatore, il venerabile Agostino Chieppi.

Nel 1888 inizia il noviziato e nel 1891 emette la prima professione religiosa nelle mani dello stesso Fondatore e primo giugno 1894 la professione perpetua.

Semplice e umile, fedele e generosa, senza riserve si dona alle alunne del Convitto delle quali è insegnante di musica, canto e francese; alle novizie di cui è madre e maestra; alle consorelle attraverso il servizio di archivista, di Segretaria generale e di Consigliera. Nel giugno 1911 viene eletta Superiora generale e rimane in carica fino alla morte.

Donna coraggiosa, fa voto di compiere con perfezione serena e tranquilla i doveri di Superiora e questo per il compimento della volontà di Dio.

È madre per tutti, specialmente per i poveri, per i piccoli, per gli emarginati che serve con carità generosa e instancabile. Il bisogno e i drammi dei fratelli durante la grande guerra del 1915-1918 le aprono ancor più il cuore per farsi accoglienza di ogni gemito, dolore, preoccupazione sociale o privata.

Il suo sostegno principale è l'Eucaristia, suo grande amore, centro della sua pietà, cibo, conforto e gaudio delle sue giornate dense di preghiera e di fatica.

Il Cristo infonde in lei il suo zelo per la salvezza delle anime e trova in Lui il senso della sua incessante attività caritativa.

Di salute debole, in un corpo minato dalla tisi ossea che, nel 1919, la porta all'amputazione dell'arto inferiore destro, Suor Eugenia si offre disponibile al compimento del disegno del Padre. Nella malattia e nella morte dà compimento alla sua totale consacrazione a Dio. Suor Eugenia muore santamente a Parma il 7 settembre 1921.

Iniziato il Processo di Beatificazione nel settembre 1945, viene beatificata da San Giovanni Paolo II il 7 ottobre 2001.

Questo esempio ci suscita fervore.

Anche noi come Eugenia e come i dodici siamo chiamati e scelti fin dal nostro battesimo: con lui sepolti nel battesimo, con lui siete anche risorti mediante la fede nella potenza di Dio, che lo ha risuscitato dai morti.

Anche noi come la folla che cercava di toccarlo, perché da lui usciva una forza che guariva tutti.

Sia la nostra eucarestia quotidiana e la nostra preghiera personale, il nostro toccare Gesù, per avere la grazia di decide di volere Gesù, la santità. Amen.