mercoledì 15 gennaio 2020

Santità istriana!




Beato Ottone di Pola dell’ordine de’ minori conventuali di S. Francesco fiorì all’incirca verso il 1300, fu sepolto in Pola ed in quella cattedrale si conservano le di lui reliquie. Il Waddingo lo chiama illirico e dice che al di lui sepolcro Iddio fece molti e grandi miracoli Il martirologio francescano ha di esso: Die 14 decembris Polae in Istria B Othonis confessoris gloria miraculorum celeberrimi.

da Biografia Degli Uomini Distinti Dell'Istria (con ritratti) di Pietro Stankovic

venerdì 10 gennaio 2020

Santa Liberata, prega per me!





SANTA LIBERATA era figlia di Lucio Catelio Severo già console di Roma e governatore del nord-est della penisola Iberica nell'anno 122. La madre Calsia partorì nove gemelle. Piena di pudore nel vedere un parto così numeroso, decise di annegarle nel mare, dando incarico di ciò alla levatrice che, in quanto cristiana non obbedì. Le battezzò con i nomi di Ginevra, Vittoria, Eufemia, Germana, Marina, Marciana, Basilisa, Quiteria e Liberata. Più tardi, dopo numerose peripezie, morirono tutte martiri sotto la persecuzione dell'imperatore Adriano. Fu don Giovanni Sanmillàn, vescovo di Tuy che diffuse il culto delle nove sante a partire dell'anno 1564. Il vescovo don Ildefonso Galaz Torrero, nel 1688 emanò un editto col quale ordinava la celebrazione della festa delle nove sorelle. Il corpo di santa Liberata si conserva nella cattedrale di Siguenza (Spagna). Santa Liberata è venerata come colei che ha il potere di togliere i tristi pensieri; da ciò si deve dedurre che la sua protezione si estende a tutti i mali che si desiderano evitare, soprattutto infermità e afflizioni. Contemporaneamente è colei che ci procura il bene della pace e della serenità. Patrona delle partorienti e dei bambini. È venerata l’11 gennaio, insieme all’omonima vergine di Pavia, che non è la sorella di Faustina di Como o Piacenza, venerate il 19 gennaio.

lunedì 6 gennaio 2020

I Magi sono prefigurazione delle genti ...


… penso che abbiate sentito parlare del ministero della grazia di Dio, a me affidato … che le genti sono chiamate, in Cristo Gesù, a condividere la stessa eredità, a formare lo stesso corpo e ad essere partecipi della stessa promessa per mezzo del Vangelo.

Ritorno al tema del mandato, il tema missionario di domenica, ieri.
Dopo il Battista, c’è Paolo di Tarso.
I Magi sono prefigurazione delle genti, che scorgono nelle tenebre la grande luce: Cammineranno le genti alla tua luce.

Paolo di Tarso è consapevole di questo essere mandato da Dio, in Cristo Gesù, ad essere voce per chiamare le genti, che significa, tutti gli altri che non sono ebrei, a condividere la stessa eredità (la promessa di Dio fatta ad Abramo!), ad essere un unico corpo-popolo e vivere la promessa del Vangelo: in virtù dell’amore di Dio, in Gesù, la vita eterna.
Paolo ha speso tutta la sua vita a “chiamare” le genti!

La vocazione di Paolo fu primariamente questa!
A me, a te, a ciascuno di noi, che ruolo è affidato in quest’opera, di fare di Gesù il cuore del mondo?
Noi, ciascuno a suo modo, secondo le sue capacità e le sue qualità, quanto ci spendiamo e come ci spendiamo perché questo accada?

Voglio scendere nel concreto.
Quanto tempo perdo a creare unità, fraternità, comunione, ponti e quanto tempo investo per fomentare divisioni, chiusure, frammentazione, muri?
Questo è un esempio.
Ma poi altri potrebbero esserlo, sminuzzando, il progetto affidato a Paolo, ma nello stesso tempo a ciascuno di noi, dentro una quotidianità fatta di relazioni e di prossimità.

Penso ai lontani o agli allontanati! Per chi prego, perché il suo cuore si riapra al Signore?
Ma anche, chi per colpa mia, ha perso la sua amicizia con Gesù? Come rimediare a questo?
Al vedere la stella, provarono una gioia grandissima.

Come ai Magi, Signore, donaci la gioia di essere salvati, perché la nostra vita sia contagiosa, susciti l’irresistibile desiderio di vivere la stessa eredità, a formare lo stesso corpo e ad essere partecipi della stessa promessa per mezzo del Vangelo. Amen.

domenica 5 gennaio 2020

CONDIVIDO CIÒ CHE VIVO!




Venne un uomo mandato da Dio: il suo nome era Giovanni.
Egli venne come testimone per dare testimonianza alla luce,
perché tutti credessero per mezzo di lui.

Se i primi versetti del prologo di Giovanni afferma l’eternità del Verbo di Dio, Gesù, definendolo luce e vita; questi secondi raccontano in poche righe il ruolo di Giovanni, che è uomo, non eterno, non Dio, non luce, ma strumento per l’incontro tra il Verbo di Dio e l’umanità. In primis con la sua gente, ma i suoi non lo hanno accolto, in un secondo momento con tutti: A quanti però lo hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio … da Dio sono stati generati.

Cosa vuol dire: sentirsi mandato da Dio?
È la consapevolezza che tutto parte da Dio. C’è un inizio che è di Dio, l’uomo è reso partecipe di questa iniziativa, partecipa a suo modo: secondo le sue capacità e le sue qualità.
Riprendo un frammento del messaggio del papa per il mese missionario straordinario 2019: Battezzati e inviati: la Chiesa di Cristo in missione nel mondo. … (riscoprire) il senso missionario della nostra adesione di fede a Gesù Cristo, fede gratuitamente ricevuta come dono nel Battesimo. La nostra appartenenza filiale a Dio non è mai un atto individuale ma sempre ecclesiale: dalla comunione con Dio, Padre e Figlio e Spirito Santo, nasce una vita nuova insieme a tanti altri fratelli e sorelle. E questa vita divina non è un prodotto da vendere – noi non facciamo proselitismo – ma una ricchezza da donare, da comunicare, da annunciare: ecco il senso della missione. Gratuitamente abbiamo ricevuto questo dono e gratuitamente lo condividiamo (cfr Mt 10,8), senza escludere nessuno. Dio vuole che tutti gli uomini siano salvi arrivando alla conoscenza della verità e all’esperienza della sua misericordia grazie alla Chiesa, sacramento universale della salvezza (cfr 1 Tm 2,4; 3,15; Conc. Ecum. Vat. II, Cost. dogm. Lumen gentium, 48).

Ciascuno di noi, in forza del battesimo ricevuto, è inviato a far conoscere il vero volto di Dio, perché ogni uomo sia salvato. La via è quella della condivisione: condivido ciò che vivo. Lo Spirito ci aiuti a raccontare, al di là della nostra debolezza e fragilità, la necessità di essere di Cristo. Non solo però a parole ma con la vita.
San Giovanni Battista, lui che non era lui la luce, ma doveva dare testimonianza alla luce, preghi per noi!

mercoledì 1 gennaio 2020

Buon anno!




Buon anno! si dice in questi giorni, e questo saluto-augurio sarà usato per tutto il mese di gennaio quando si incontra una persona, per la prima volta, nel nuovo anno.
Buon anno. Buono.
Chi è buono o cosa è buono secondo la Bibbia?
Il frutto del giardino è buono.
Allora la donna vide che l'albero era buono da mangiare, gradevole agli occhi (Gen 3,6)
L’angelo che accompagna nel suo viaggio Tobia è buono.
Un angelo buono infatti lo accompagnerà, il suo viaggio andrà bene e tornerà sano e salvo (Tb 5,22)
Ma poi ricorre qua e là l’immagine l’uomo buono, che porta notizie buone; altrove l’immagine dell’albero buono che produce frutti buoni.
Poi c’è il terreno buono che è colui che ascolta la Parola e la comprende; dà frutto … e produce il cento, il sessanta, il trenta (Mt 13,23); il seme buono che sono i figli del Regno (Mt 13,38).
C’è poi la domanda di un tale: «Maestro, che cosa devo fare di buono per avere la vita eterna?». (Mt 19,16), è l’idea che la bontà è il mio sforzo per ereditare la vita eterna, tanto che noi diciamo: sii buono, che vai in Paradiso! Frase contraddetta, in parte, da Gesù: quando al ladrone gli dona il paradiso.
Quindi la bontà, essere buoni non è sufficiente o non solo la strada per ereditare il Paradiso.

Possiamo citare altri passi biblici. Ma la bontà, essere buono, è una caratteristica di Dio. Sia l’A.T. che il N.T. afferma tutto questo. Solo due citazioni:
…tu, nostro Dio, sei buono e veritiero, sei paziente e tutto governi secondo misericordia. (Sap 15,1)
Gesù gli disse: «Perché mi chiami buono? Nessuno è buono, se non Dio solo. (Mc 10,18)

Quindi essere buono significa assomigliare a Dio, liberare la scintilla divina che è già in noi come dono del Creatore, che rischia di essere soffocata dell’istinto al male, dono dei progenitori.
Augurare buon anno allora può significare augurare un anno che sia nella bontà di Dio, che corrisponda a questa bontà gratuita.
San Giovanni XXIII ci ha lasciato un “decalogo della bontà”. Scrive:
1. Essere buono è dimenticare sé stessi per pensare agli altri.
2. Essere buono è perdonare pensando che la miseria umana è più grande della cattiveria.
3. Essere buono è avere pietà della debolezza altrui pensando che noi non siamo diversi dagli altri e, nelle loro condizioni, forse saremmo stati peggiori.
4. Essere buono è chiudere gli occhi davanti all’ingratitudine.
5. Essere buono è dare anche quando non si riceve, sorridendo a chi non comprende o non apprezza la nostra generosità.
6. Essere buono è sacrificarsi, aggiungendo al peso delle nostre pene di ogni giorno quello delle pene altrui.
7. Essere buono è tener ben stretto il proprio cuore per riuscire a soffocare le sofferenze e sorridere costantemente.
8. Essere buono è accettare il fatto poco simpatico che più doneremo più ci sarà domandato.
9. Essere buono è acconsentire a non avere più nulla riservato a sé stessi, tranne la gioia della coscienza pura.
10. Essere buono è riconoscere con semplicità che davvero buono è solo Dio.

Maria, da parte sua, custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore.
A Maria, Madre di Dio e nostra, Madre del Buon Cuore, come viene venerata in alcune località del maceratese e dell’anconetano, affidiamo questo anno che ci è donato.
Buon 2020!

Un anno buono perché abitato dal Signore. Auguri!


Circoncisione di Gesù, Beato Angelico, affresco di San Marco a Firenze


«Quando furono compiuti gli otto giorni prescritti per 
la circoncisione,
gli fu messo nome Gesù». 
(Lc 2,21)


O Gesù, Figlio di Dio fatto uomo, il primo Sangue che hai versato per la nostra salvezza ci riveli il valore della vita e il dovere di affrontarla con fede e coraggio, nella luce del Tuo nome e nella gioia della grazia.






La solennità della S. Madre di Dio, festa sorta a ricordo del concilio di Efeso del 431 d.C., ci propone il Vangelo dei pastori, nel suo finale.
Quell'andare senza indugio dei pastori, ci richiama!
Seguire senza indugio il Signore, che i pastori avevano udito e visto.
È gioia dell’incontro provato dai pastori che ci viene proposto all'inizio dell’anno. I pastori non hanno visto una allucinazione di massa, angeli in Cielo che cantavano e proclamavano la nascita di un dio, ma trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, adagiato nella mangiatoia, come la visione gli aveva annunciato.
Dopo la gioia, c’è lo stupore di Maria, che non comprende tutto, ma custodisce nel cuore, per comprendere nei tempi di Dio.
Ma la gioia e lo stupore, che è anche dei pastori, diventa racconto. La fede non è e non può diventare individualismo, ma relazione! Appunto… racconto.
Infine. Compiuti gli otto giorni, Gesù è sottoposto ai gesti della legge mosaica: circoncisione e imposizione del nome.
La circoncisione del bambino Gesù è un gesto che all'inizio dell’anno prefigura la salvezza, dopo il primo sangue di Gesù versato nella circoncisione, ci sarà quello copiosamente versato nella Passione e Morte.
Il nuovo anno così inizia già salvato. Viverlo da salvati è quello che conta. Corrispondere alla salvezza sarà la nostra fatica, il nostro seguire il Salvatore senza indugio.
Senza indugio, con gioia, pieni di stupore, serbando ogni cosa nel cuore, per comprenderla a tempo debito, corrispondendo alla salvezza, è il desiderio che segna l’inizio del nuovo anno.
Sia questa la nostra pace, sia questo quello che chiediamo alla Madre di Dio per questo 2020. Un anno buono perché abitato dal Signore. Auguri!