domenica 9 settembre 2018

Pensieri sulla Parola di Dio ...




XXIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – ANNO B

Il Vangelo e la prima lettura di questo domenica ci aiutano a fare una riflessione: quanto è grande la mia speranza?

La pagina del profeta Isaia è come un vento fresco durante una giornata afosa.

È la descrizione del Regno di Dio che avanza, che delinea il suo essere presente in mezzo a noi.

Il Regno di Dio non chiedi clamori, non chiede urla in piazza, chiedi di aprirsi al suo divenire. «Effatà», cioè: «Apriti!».

Affermava Papa Benedetto:

“Il significato storico, letterale di questa parola: quel sordomuto, grazie all’intervento di Gesù, ‘si aprì’; prima era chiuso, isolato, per lui era molto difficile comunicare; la guarigione fu per lui un’‘apertura’ agli altri e al mondo, un’apertura che, partendo dagli organi dell’udito e della parola, coinvolgeva tutta la sua persona e la sua vita: finalmente poteva comunicare e quindi relazionarsi in modo nuovo”.

Riaffermo: relazionarsi in modo nuovo, chi si apre a Cristo si relaziona in un modo nuovo.

Continua Papa Benedetto:

“Ma tutti sappiamo la chiusura dell’uomo, il suo isolamento, non dipende solo dagli organi di senso. C’è una chiusura interiore, che riguarda il nucleo profondo della persona, quello che la Bibbia chiama il ‘cuore’. È questo che Gesù è venuto ad ‘aprire’, a liberare, per renderci capaci di vivere pienamente la relazione con Dio e con gli altri”.

«Effatà», cioè: «Apriti!», è il gesto che tutti noi battezzati abbiamo ricevuto dopo l’immersione nel sacro fonte:

il sacerdote, toccando la bocca e le orecchie del neo-battezzato dice: Effatà, pregando che possa presto ascoltare la Parola di Dio e professare la fede. Mediante il Battesimo, la persona umana inizia a ‘respirare’ lo Spirito Santo.

Ecco il respiro di speranza che viene oggi proclamato: lo Spirito che guidò Isaia, lo Spirito che accompagna Gesù; lo Spirito che guida i battezzati.

Sarò testimone della speranza nella misura in cui respirerò a pieni polmoni nello Spirito Santo, lo Spirito del Risorto. Lo Spirito è nella Parola di Dio; nella Chiesa in quanto madre.

Il discepolo pieno di speranza è un discepolo che non guarda le apparenze, non deduce partendo da un particolare, ma guarda l’uomo e il mondo con gli occhi di Dio.

Dio non ha forse scelto i poveri agli occhi del mondo, che sono ricchi nella fede ed eredi del Regno, promesso a quelli che lo amano?

Non vogliamo tanto fare del moralismo sui poveri o sulla povertà (ognuno però ci pensi!), ma partendo dai poveri che vengono descritti come coloro che amano il Regno di Dio - siamo così tornati al punto di partenza del nostro discorso - domandiamoci: amo il Regno di Dio? Amo sempre il progetto di Dio? Amo respirare nel Suo respiro? Amen.

sabato 8 settembre 2018

Per un progetto stupendo!


Maria SS. Bambina
Parrocchia S. Maria Nascente in Rezzago

Questo è infatti il giorno in cui il Creatore dell’universo ha costruito il suo tempio, oggi il giorno in cui, per un progetto stupendo, la creatura diventa la dimora prescelta del Creatore.
(S. Andrea di Creta, vescovo)

venerdì 7 settembre 2018

La Santa di Baucina: FORTUNATA MARTIRE ROMANA



“Nel Martirologio Romano l'unico riferimento attendibile relativo alla Vergine Martire Santa Fortunata venerata a Baucina e quello che narra di una giovane fanciulla convertita al cristianesimo vissuta a Palestrina vicino Roma intorno al 200 D.C. catturata dalle milizie romane mentre da Palestrina si recava a Roma. La piccola Fortunata veniva martirizzata a Roma, dopo aver affrontato molti dei supplizi annoverati tra i carnefici "Boia" romani, nel mese di ottobre del 200 D.C”.

Così il sito web “santafortunata.org” introduce la vita della Martire Fortunata.
Siamo alla solita confusione tra “corpi santi” e martiri elencati nel Martirologio Romano.


Il Martirologio Romano antico, al 14 ottobre, menziona il martirio di Fortunata a Cesarea di Palestina durante la persecuzione di Diocleziano e aggiunge che il suo corpo fu in seguito trasportato a Napoli in Campania.

Quindi la prima confusione è che il Martirologio Romano non parla di Palestrina in Lazio, patria del Martire San Agapito (18 agosto 274), ma di Cesarea di Palestina, il territorio che vide i primi passi del Cristianesimo e della Chiesa.
 
Chi è allora la Martire venerata a Baucina (PA)?

La venerazione della Martire Fortunata risale al 29 gennaio 1790, quando il Vescovo Saverio Cristiani, autenticando il “corpo santo” di nome Fortunata, pone l’inizio del culto della Martire, fino allora rimasto sepolto nella catacomba di Ciriaca.

È il periodo storico culla del culto delle reliquie estratte dalle catacombe romane: un po’ per riscoperta in quel percorso di rivalutazione della storia e un po’ in risposta al dilagare delle correnti protestanti che negavano il culto dei santi e delle loro autentiche reliquie.
Queste cosiddetti “corpi santi” o martiri delle catacombe, furono prelevate e inviate in dono e per devozione un po’ dappertutto in Europa e nel Nuovo Mondo.
Promotori di questi “sacri viaggi” erano ecclesiastici, dignitari pontifici, semplici sacerdoti o religiosi, oppure anche nobili signori che operavano il trasferimento del sacro deposito presso le loro zone d’origine o di possedimento, dando così inizio a devozioni locali molto forti verso il Martire delle reliquie.
In alcuni casi la storia personale del santo martire, perlopiù inesistente o non provata o leggendaria, veniva compilata da sacerdoti scrittori, a volte con molta fantasia, a volte facendo diventare il santo martire originario del luogo oppure vista l’omonimia con un altro Martire del “Martyrologium Romanum” componevano il mosaico: noi abbiamo le ossa e il Martirologio ha i dati storici.
Questo però creo confusione e spesso moltiplico i corpi di Martiri, oppure ne diede uno a quel Martire di cui non c’era il corpo.

La Martire Fortunata di Baucina entra in questa logica dare un corpo ad un Martire o dare una storia ad un corpo: questo si deduce dall’introduzione suddetta alla vita della Martire Fortunata.

Cosa avvenne nel 1790?
 
Ecco la prova inconfutabile.
 
FR. SAVERIO CRISTIANI
dell’Ordine degli eremiti di S. Agostino
Per grazia di Dio e della Sede Apostolica
Vescovo di Porfirio – Prefetto della Sagrestia Apostolica
Prelato domestico e Assistente al Soglio Pontificio

Attestiamo senza dubbio alcuno a tutti che vedranno il presente documento che le Sacre Reliquie tolte dal cimitero di SANTA CIRIACA, custodito dal S.mo D.N.PP., esaminato e riconosciuto dalla Sacra Congregazione delle Indulgenze e delle Sacre Reliquie da noi donate a maggior gloria di Dio Onnipotente e a venerazione dei suoi Santi, è il SACRO CORPO con VASO di SANGUE di SANTA FORTUNATA  MARTIRE, collocato in urna di legno ricoperta di carta colorata ben sigillata da un nostro piccolo sigillo, ed abbiamo permesso nel nome del Signore a tutti coloro cui riguarda, di tenere presso di se la presente reliquia, di donarla ad altri e di esporla alla pubblica venerazione in qualunque chiesa, oratorio o cappella ma senza Ufficio, e Messa, secondo il decreto della Sacra Congregazione dei Riti, edito 11 agosto 1691. Abbiamo ordinato di applicare agli stessi questo documento sottoscritto di nostro pugno, confermato dal nostro sigillo.

Roma, il Giorno 29 Mese gennaio 1790
 
Il corpo e il “Vaso con il Sangue”, vennero estratti dalle Catacombe di S. Ciriaca, ed autenticati da Fr. Saverio Cristiani, e rimasero a Roma in una cassetta, probabilmente deposta presso l’autorità ecclesiastica competente fino con ogni probabilità al gennaio - febbraio 1790.
 
Successivamente le reliquie della Martire Fortunata furono consegnate il 14 febbraio 1790 al parroco di Baucina con la suddetta lettera di autentica.
Il corpo santo venne dapprima custodito nella Chiesa Madre di Baucina, successivamente, traslato definitivamente nella Chiesa di Maria Santissima del Lume al Collegio di Maria.

Verso il 1840 le reliquie vennero ricomposte nel simulacro che attualmente si può vedere e venerare nell’artistica urna.
Il 9 aprile 1870 fu proclamata compatrona del paese, insieme a San Marco Evangelista.

Nel 1880 il Vicario Foraneo Don Pietro Traina, chiese ed ottenne dalla Sacra Congregazione dei Riti il permesso di poter celebrare la Messa Solenne in onore della Martire Fortunata: ciò è documentato da un’appendice manoscritta apposta successivamente sull'originale della sempre medesima autentica del 1790.

La sua festa liturgica è fissata al 14 febbraio, giorno dell’arrivo delle reliquie a Baucina; mentre la festa patronale si svolge la seconda domenica di settembre.

Concludendo. La Martire Fortunata venerata Baucina (PA) è martire della catacomba di Ciriaca (San Lorenzo al Verano), estratta nel 1790, o almeno autenticata in quell’anno, ma non ha nulla a che fare con la Martire omonima di Cesarea di Palestina (di cui l’odierno Martirologio Romano – 2001 - non riporta più nessuna memoria) e tanto meno con una fantomatica Martire di Palestrina, che non è mai esistita.

Due curiosità.
Prima. L’autentica che autorizza la venerazione della Martire Fortunata è la stessa di quella della Martire Candida di Milazzo; difatti è un prestampato compilato nelle parti mancanti, cioè: nome, catacomba, descrizione corpo e data.
 

Seconda. Esiste un altro “corpo santo” di nome FORTUNATA, identificato come la martire di Cesarea di Palestina, ma estratto dal cimitero di Calepodio ed autenticato dal Rev. Don Giacomo Severino, Canonico della Chiesa di San Marco in Roma, il quale donò il “corpo santo” a Padre Taddeo Ocampo, Commissario del Collegio di Propaganda Fide di Moquegua, che era in visita a Roma nei primi mesi del 1796. Dal 1798 la Martire Fortunata è venerata a Moquegua in Perù. La curiosità poi si infittisce e sfocia nel campanilismo e nell’ignoranza: la Curia Vescovile e il parroco di Moquegua hanno scritto alla S. Sede una petizione perché proibisca il culto della Martire Fortunata di Baucina, in quanto un falso, supponendo che il vero corpo è in loro possesso.



Concludendo, per la buona pace di tutti: Moquegua e Baucina hanno due corpi di due martiri delle catacombe che nulla hanno a che fare con la Martire di Cesarea di Palestina.


Infine. I sogni, i miracoli e tutta la fede che circonda il culto della Martire Fortunata a Baucina, sono doni del Signore che racconta la sua Gloria attraverso i suoi Santi e le loro autentiche reliquie. Amen!


BIBLIOGRAFIA E SITI

* AA. VV. - Biblioteca Sanctorum (Enciclopedia dei Santi) – Voll. 1-12 e I-II appendice – Ed. Città Nuova
* C.E.I. - Martirologio Romano - Libreria Editrice Vaticana – 2007 - pp. 1142
* Grenci Damiano Marco – Archivio privato iconografico e agiografico: 1977 – 2012
* Sito web di preguntasantoral.es
* Sito web di santafortunata.org
* Sito web di santibeati.it
* Sito web di velar.it "Collana Blu"

mercoledì 5 settembre 2018

IL MARTIRE VINCENZO DI ROMA, il “Santo” di Acate - (5)





Oggi, poi, ho ricevuto questa boiata da Acate! Fa ridere i polli! Perché? Ad Acate non c'è il diacono di Saragozza, ma un martire catacombale, si vede bene dalla statua, è il simulacro di un diacono! E poi potete leggere tutti gli altri articoli sul BLOG!
 
Ma testa che ha... Chi? Il vecchio parroco e seguaci.
 
 
 
E poi il santino così a che serve?
Ai fedeli nulla. Solo all'orgoglio!

sabato 1 settembre 2018

Pensieri sulla Parola di Dio ...



Madonna del Buon Cuore
XXII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – ANNO B

L’alleanza di Sichem: noi serviremo il Signore, perché egli è il nostro Dio, disse il popolo a Giosuè, comporta un accogliere. Cosa?

Ora, Israele, ascolta le leggi e le norme che io vi insegno

Ma perché? Si potrebbe obbiettare?
Perché quella sarà la vostra saggezza e la vostra intelligenza.

La Legge che viene da Dio è per noi saggezza e intelligenza.

L’Apostolo Giacomo aggiunge:
Accogliete con docilità la Parola che è stata piantata in voi e può portarvi alla salvezza. Siate di quelli che mettono in pratica la Parola, e non ascoltatori soltanto, illudendo voi stessi.

San Giacomo scrive: Accogliete … la Parola
La Bibbia nella traduzione CEI 2008, se ci fate caso, la mette in maiuscolo. Per noi la Parola è Gesù stesso.

La legge di Dio è Gesù, la sua Persona, il suo Vangelo.
Ma Gesù un giorno prima di tornare al Padre, promettendo il suo ritorno, lascia come custode di se stesso la Chiesa.

Con essa e in essa noi custodiamo, ascoltiamo e viviamo la Parola che salva. Custodiamo, ascoltiamo e viviamo Gesù.

Il Vangelo in questa domenica è su una questione pratica, cioè cosa vuol dire custodire, ascoltare e vivere Gesù.

La Legge di Dio può essere stravolta, manipolata, minimizzata, alterata… insegnando dottrine che sono precetti di uomini.

È la questione del lavarsi le mani.
A tavola! Lavatevi le mani, che è pronto! Dice la mamma.
Ma la questione del lavarsi le mani, in gioco nella pagina marciana, è ben lontana dall’invito della mamma.
Qui è in gioco il cuore puro, un buon cuore. Come se un buon cuore si possa creare dopo aver lavato le mani in quel gesto rituale che proponevano farisei e alcuni degli scribi, venuti da Gerusalemme.

Anche il sacerdote, nella celebrazione eucaristica vive a nome di tutta l’assemblea il così detto lavabo, dopo l’offertorio. Un gesto liturgico che ha una valenza pratica (dopo aver incensato si toglie la patina dei fumi d’incenso e l’eventuale sporco del turibolo), ma anche simbolica: "Lavami, Signore, da ogni colpa, purificami da ogni peccato."
Ma non basta per aver il cuore accogliente, è un richiamo, una supplica.

«Ascoltatemi tutti e comprendete bene! Non c’è nulla fuori dell’uomo che, entrando in lui, possa renderlo impuro. Ma sono le cose che escono dall’uomo a renderlo impuro». Disse Gesù.

Ecco quindi! Quel lavabo ci richiama e ci chiede, ancora una volta, dopo l’atto penitenziale, se il mio cuore è pronto per vivere fino in fondo una relazione d’Amore con la Parola che salva, Gesù.
Oppure il mio cuore è pieno di altri amori ... impurità, furti, omicidi, adultèri, avidità, malvagità, inganno, dissolutezza, invidia, calunnia, superbia, stoltezza.

Se cureremo il nostro cuore, in un continuo cammino di conversione, accoglieremo la salvezza della Parola che salva, Gesù.
Per finire… non credere che santificare la festa sia andare al cimitero e non ha messa, Gesù non ha insegnato così.

Oppure non credere che la vita di pregheria sia un moltitudine di devozioni e poi non conosci e leggi il Vangelo, Gesù non ha insegnato così.
Ed ancora, non credere che la vita di ogni giorno sia un compromesso con la consuetudine di molti e non una vita fondata sul Vangelo, Gesù non ha insegnato così.

Infine. Non credere che la frase “si è fatto sempre così, o abbiamo fatto sempre così” sia la panacea di tutti i mali o la sicurezza del bene vivere: Gesù non ha insegnato così, ma ha detto:
Questo popolo mi onora con le labbra, ma il suo cuore è lontano da me. Invano mi rendono culto, insegnando dottrine che sono precetti di uomini. Trascurando il comandamento di Dio.
Non confondere le tue sicurezze, con la Parola che salva, Gesù.
Amen.

venerdì 31 agosto 2018

Serie MG – dal 1 al 50



* La numerazione inizia con il n° 6

 

01. Santa Margherita d'Antiochia (unico in piedi)

02. San Primitivo Martire – Chiesa S. Lucia al Monte in Napoli

03. San Vittore Martire - Santuario dell'Immacolata in Frattamaggiore (NA)

04. Santa Sabazia Vergine e Martire- Chiesa di Gesù e Maria delle monache in Napoli

05. San Silvano Martire - Santiago de Compostella (Spagna)

 
 
 
06. Santa Filomena Vergine e Martire – Campagnola (CE) – non è un corpo intero, solo reliquia su un simulacro

07. San Benedetto Martire – Chieri (TO)

08. Sant’Onorato Martire – Alife (CE)

09. Santa Colomba Vergine e Martire – Ceccano (FR)

10. San Clemente Martire - Parr. S. Giovanni Battista in S. Giovanni a Teduccio in Napoli

11. Santa Vittoria Vergine e Martire – Cimier (Francia)

12. San Felicisisimo Martire – Montella (AV)

13. San Tarcisio Martire – S. Maria dei Ruppi in Napoli (è un corpo santo?)

14. Santa Gennara Vergine e Martire – Capua (CE)

15. San Claudio Martire – Capua (CE)

16. Santa Clementina Vergine e Martire – Caturano (CE)

17. San Massimo Martire – Faicchio (BN)

18. Santa Cristina Vergine e Martire – S. Maria di Monteverginella in Napoli

19. San Modestino Martire – Monza (cattiva stampa)

20. Sant’Onorato Martire – Caltabelotta (AG)

21. San Liberatore Martire – Marigliano (NA)

22. Sant’Esuperanzio Martire – Ischia (NA)

23. Santa Maria Goretti V. M. - Chiesa SS. Annunziata in Sparanise (CE) (Statua in legno distesa)

24. Santa Vincenza Vergine e Martire – Salemi (TP)

25. San Benedetto Martire – S. Agostino in Roma

26. San Benigno Martire – Erice (TP)

27. Santa Leonzia Vergine e Martire – S. Francesco a Ripa in Roma

28. San Giusto Martire (La Coruna - Spagna)

29. San Felice Martire - Chiesa di S. Giov. Batt. in S. Giov. Gemini (AG)

30. Santa Celestina Vergine e Martire – Alcamo (TP)

31. Santa Filocia Vergine e Martire – Cinisi (PA)

32. Santa Vittoria Vergine e Martire – S. Maria sopra Minera in Roma

33. San Teofilo Martire – Castelbuono (PA) (cattiva stampa)

34. San Sabianiano Martire – Terriciola (PI)

35. Santa Nigella Vergine e Martire – Caprarola (VT)

36. San Rustico Martire (errore di stampa) - San Giocondo Martire, Policastro Bussentino – SA)

37. San Benedetto Martire - Chiesa di S. Giov. Batt. (Corsica, Francia)

38. San Candido Martire - Parrocchia di S. Giovanni Battista e S. Stefano in Choroszoz (Polonia)

39. Sant’Adiutore Martire - Chiesa Francescana di Wexford (Irlanda)

40. San Romano Martire – parrocchia di San Romano in Roma

41.Santa Asela Vergine e Martire – Parrocchia di Maria SS. Immacolata in Puebla (Messico)

42.Santa Teodora Vergine e Martire – Collegiata di S. Maria Maddalena in Atrani (SA)

43.Santa Candida Vergine e Martire – Basilica di S. Pietro ad Arem in Roma
 
 
 
 

44….

45….

46. San Costanzo Martire – Parrocchia di S. Maria Maggiore in Itri (LT)

47….

48. San Feliciano Martire – Chiesa del Purgatorio in Cava dei Tirreni (SA)

49. …

50. San Clemente Martire – Parrocchia di San Clemente in Torella del Sannio (CB)

sabato 18 agosto 2018

Pensieri sulla Parola di Dio ...


Domenica XX del Tempo Ordinario Anno B

In questa domenica la liturgia ci fa leggere ancora il Vangelo di Giovanni, proponendo la continuazione del capitolo sesto, che è tutto centrato sull’Eucaristia.

Questo pane dà la vita eterna. Questo Pane è la vita eterna, perché questo pane è Cristo! Infatti: Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui. (Gv 6,56)

Ci siamo fatti alcune domande in queste domeniche.

Perché vieni a messa la domenica? Ma chi sono io difronte a Gesù? Gesù chi è per me? Cosa dice Gesù di se stesso? Di Gesù cosa conosco? Cosa c’entra la mia vita con la Sua vita?

A questo punto, viene da chiedersi: Quali sono le condizioni necessarie per mangiare questo pane pieno di vita?

La prima è di coltivare in noi la fame di Dio. Solamente chi non soffoca il desiderio di Dio può rispondere all’invito del banchetto eucaristico ed essere sfamato da Dio.

Chiediamo al Signore il desiderio di essere affamati e sfatati da Lui! Dacci di questo pane!

Facciamo nostre le due affermazioni lucane del Vangelo:

Beati voi che avete fame che sarete saziati. (Lc 6,21)

Guai a voi che siete sazi, perché avrete fame. (Lc 6, 25)

La seconda è quella di avere un cuore pentito, che mendichi la vita e il cibo che l’alimenta, domandando perdono per averla cercata lontano da Lui e di aver cercato di soddisfare la fame di infinito riempiendosi con infinite cose o di cose finite!

Dice l’Apostolo: Chi ci separerà dall'amore di Cristo? Forse la tribolazione, l'angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada? (Rm 8,35).

La terza è quella di mangiare per essere mangianti. È il Pane che genera la Carità. È il Pane dell'esperto... Gesù è l'esperto in Carità, è il Pane che ci fa entrare nell'esperienza di Gesù.
Se questa non diventa la nostra, se non ci trasforma, rischiamo di mangiare la nostra condanna!
Perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e non mi avete dato da bere. (Mt 25,42)
Supplichiamo il Signore perché mangiando il Pane del Cielo – l’Eucaristia – siamo accompagnati a comprendere con tutti i santi quale sia l'ampiezza, la lunghezza, l'altezza e la profondità, e di conoscere l'amore di Cristo che supera ogni conoscenza, perché siate ricolmi di tutta la pienezza di Dio; e possiamo essere capaci di amare come siamo amati. Amen.

mercoledì 15 agosto 2018

Santa Calepodia, chi?



È bello leggere la premessa di questa biografia di un martire delle catacombe: “Recentemente una ricerca, condotta da uno storico locale, Francesco Stefani, con metodi scientifici senza indulgere a sentimentalismi e campanilismi, ne ha ricostruito la figura come riportato di seguito tenendo conto per i passaggi dubbi dell’ipotesi più accreditata, facendo naturalmente salvi futuri auspicabili miglioramenti e integrazioni”.
Bello per due motivi. La scheda biografica è firmata dallo storico locale che parla di se in terza persona. Bello perché parla di criteri scientifici e senza sentimentalismi, ma poi la scheda è certamente non scientifica e con molto sentimentalismo di gusto ottocentesco.
Si perché, Santa Calepodia, di cui non si sa nulla essendo un corpo santo o martire delle catacombe, non può essere descritta in questa modo. Quale fonte riporta una biografia del genere? Certamente un panegirico tra il 1600 e il 1800.
Ecco il testo.
Santa Calepodia era una giovane romana di famiglia aristocratica, colta e di sicuro avvenire. (sic! Scientifica nota!) Nonostante i privilegi del suo stato sociale abbracciò molto giovane la dottrina egualitaria del Cristianesimo repressa duramente dall’autorità imperiale.
 Illuminata dallo Spirito Santo che la fornì dei doni apostolici della sapienza, intelletto, consiglio, fortezza, scienza, pietà e timore di Dio, ella dedicò la sua breve vita a predicare il Vangelo ai fedeli e a diffondere la Buona Novella tra i pagani.
 Per questi motivi fu arrestata e condotta davanti ai giudici. Rifiutò di abiurare e sostenne con forza la propria fede di fronte ai carnefici. Fu martoriata e messa a morte.
 La sua salma fu posta nel cimitero di Priscilla sulla via Salaria, una delle più antiche e vaste catacombe della città eterna.
 La sua tomba divenne luogo di venerazione al cospetto della quale i fedeli della comunità pregavano e celebravano la liturgia eucaristica.
 Tuttavia, a differenza di tanti martiri noti, il culto della santa non superò i ristretti limiti locali in cui si era formato, non raggiunse le altre comunità dell’impero.
 Per Calepodia non furono costruiti santuari e neanche annotato l’anniversario nel calendario ufficiale. La sua memoria, al pari di tanti altri martiri oscuri, cadde lentamente nell’oblio in parallelo con l’abbandono delle antiche catacombe.
 
Uno storico serio sa che non è vero questa cosa! I martiri antichi venerati non furono abbandonati nelle catacombe, ma traslati nella città di Roma. Una delle traslazioni più straordinarie fu quella operata per la Basilica di Santa Prassede.
Difatti, scrive lo stesso nostro storico, il suo sepolcro fu indentificato nell’epoca della riscoperta delle catacombe con i soliti criteri “sentimentali” dell’epoca: molti sepolcri ancora intatti erano di martiri, nasce la questione dei corpi santi o martiri delle catacombe. Ecco le sue parole:
“Il suo sepolcro è stato riscoperto soltanto molti secoli dopo, alla fine del ‘500, quando gli operai pontifici resero nuovamente visitabile l’antica catacomba di Priscilla che era crollata in gran parte.
 Sono stati allora ritrovati i resti mortali di santa Calepodia identificati dalla lapide funeraria che conteneva, accanto al nome, i simboli cristiani, gli appellativi di vergine e martire e l’epitaffio che indicava la sua attività missionaria.
 Prelevate dagli scavatori, queste sacre spoglie sono state concesse ai frati camaldolesi che le trasferirono nel loro convento di Rua delle Bregonze sulle colline vicentine.
 Reliquie minori della santa sono state donate ad altre chiese, compresa la chiesetta del nuovo paese di Canale, a nord di Roma”.
 
Santa Calepodia, chi?
Santa Calepodia martire, traslata dalla catacomba di Priscilla nella provincia di Vicenza, e anche venerata (se la reliquia fu prelevata da Rua delle Bregonte (VI)!) come co-patrona di Canale Monterano (Roma).
 
Nulla di più e nulla di meno!

martedì 14 agosto 2018

Santa Maria Odigitria detta "dell’Entrata", Chiesa di Maria Santissima Assunta in Palazzo Adriano



Credo che il titolo "dell'Entrata", è forse un toponimo, cioè posta all'entrata di... una città, una chiesa, ma potremmo rifarci al titolo Porta: La Madre di Dio è l'ingresso (entrata) nella via che è Cristo. Colei che fece entrare in se il Verbo Eterno ora non solo ci indica la Via, ma è posta come uscio d'entrata alla Via che è Cristo.
 
 
 
 
"La via, ossia la persona del Salvatore, mi piaceva ...."
(S. Agostino, Le Confessioni, breviario ambrosiano, memoria di S. Simpliciano, 14 agosto)

Santi Martiri di questa gloriosa Terra di Otranto!


O santi Martiri di questa gloriosa Terra di Otranto, la cui offerta stringe cielo e terra, in un solo abbraccio, la vostra fedele testimonianza ci aiuti a fare della santità l'anima dei nostri progetti, la trama dei nostri pensieri e la sostanza delle nostre relazioni. Affidiamo a voi il segreto desiderio di vivere la fedeltà al Vangelo nel lavoro, nella comunicazione e nella gioia, per manifestare a tutti la larghezza, la lunghezza, l'altezza e la profondità di quell'Amore che sorpassa ogni conoscenza. Amen

(+ Donato Negro, arcivescovo)




San Massimiliano Maria Kolbe, prega per noi!
San Simpliciano vescovo di Milano, prega per noi!

domenica 12 agosto 2018

Francesca Teresa Rossi e il culto al Santo Nome




Laica del Terz’Ordine francescano, nasce a Genova il 24 marzo 1837. Promosse la diffusione del SS Nome di Gesù. Muore a Genova il 14 marzo 1918. Il Processo ordinario fu aperto il 12 luglio 1984. La Positio fu presentata il 9 settembre 1991. I Consultori teologi in data 2 febbraio 1998 ha bloccato la Causa in attesa delle risposte da parte della Postulazione. In data 22 novembre 2007 sono state consegnate al Promotore della Fede le risposte della Vicepostulazione prima di chiedere il riesame della Causa. Risposte ritenute non sufficienti. È pertanto necessario presentare altri documenti di archivio o testimoniali per potere proceder al riesame. Nel febbraio 2014 è stato consegnato del nuovo materiale al perito di parte perché lo elabori per presentarlo al Promotore della Fede.
FONTE
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Storia singolare di bandiera italiana conservata nel Convento dei Cappuccini di Santa Caterina a Genova. Si tratta di un tricolore con al centro, ricamata in oro, la scritta «Jesus» sopra lo stemma di casa Savoia; essa è una copia della bandiera conservata dal 1918 nel Santuario di Monte Berico a Vicenza. La storia di questa bandiera nasce a Genova, su iniziativa di una donna, una popolana che viveva nel quartiere di Madre di Dio: Francesca Teresa Rossi. Era la Rossi un'umile figura che dedicò tutta la sua vita ad una specifica forma di culto verso il Nome di Gesù. Nata nel 1837, essa di questo culto fece il solo motivo di vita, accompagnato da una profonda dedizione verso gli altri, soprattutto verso gli abitanti dell'antico e povero quartiere genovese della Madre di Dio, oggi scomparso. Pur incolta e di semplice linguaggio fu promotrice della costruzione di ben due chiese in Genova dedicate al Nome di Gesù: la parrocchiale in località Geo di Ceranesi, la cui prima pietra sarebbe stata posta nel 1923, e quella del Borghetto a Rivarolo, sorta nel 1924 come Oratorio pubblico da un suggerimento ed un concreto aiuto dato molti anni prima da Teresa a don Vincenzo Minetti. Oggi è in corso un processo per la sua beatificazione che, aperto nel 1932, fu interrotto a causa della guerra e ripreso nel 1951; approdato a Roma, a partire dal 1984, fu seguito dai P.P. Cappuccini con la nomina di un loro membro a Vice Postulatore e consegnato alla Congregazione nel 1991.

Ma ritornando alla bandiera tricolore, essa fu consegnata l'8 settembre 1918 a Mons. Angelo Bartolomasi, che, lo ricordiamo, fu il primo Ordinario militare dell'Esercito italiano; la bandiera era stata donata dalle donne genovesi per iniziativa, appunto, di Francesca Teresa Rossi che, nei primi mesi del 1918, aveva pensato di far imprimere sul bianco del Tricolore il Nome di Gesù, per infondere coraggio ai soldati e restituirli incolumi alle famiglie, ma anche come forma riparatrice verso le bestemmie. Un'idea forse un po' bizzarra e come tale fu anche accolta in disparati ambienti; ma la sua forza e la sua spregiudicatezza le consentirono in pochissimo tempo di avere, dalle donne genovesi e di tutta Italia, oltre centomila firme di adesione al suo progetto. Firme che, raccolte in un album, furono consegnate all'Ordinario Militare assieme alla bandiera che nel frattempo le Suore Riparatrici di Genova avevano cucito. Questo album è tuttora conservato nel Museo dei Cappuccini in S. Caterina a Genova. Fortunatamente la guerra di lì a poco finì e la bandiera il 26 dicembre 1918 fu portata a Trento e benedetta dal Vescovo Mons. Celestino Endrici, quindi essa viaggiò in alcune città sino all'Istria ed infine a Vicenza, che si era trovata al centro del fronte bellico, fu affidata alla custodia del Santuario di Monte Berico, dove tutt'oggi è conservata. Teresa non vide la consegna della bandiera perché moriva il 14 marzo 1918, uccisa in meno di due settimane da una stomatite cancrenosa, ma la sua idea si era ormai concretizzata e altri con successo l'avevano portata avanti. Nel 1987, dopo la traslazione della salma di Francesca Teresa Rossi dal Cimitero di Staglieno alla chiesa di Santa Caterina in Portoria, i reduci della I Guerra Mondiale vollero donare ai Padri Cappuccini, che officiano la chiesa, una copia della bandiera, in segno di riconoscimento per l’opera svolta dalla Rossi.
FONTE
 

giovedì 9 agosto 2018

San Nicola di Stilo, prega per noi!



Oggi la Chiesa celebra la festa della patrona d'Europa: Teresa Benedetta della Croce. Oltre a questa memoria, è anche ricordato San Nicola monaco greco a Stilo (RC).

Di San Nicola si hanno poche notizie. Il Santo calabrese visse come monaco - eremita sul monte Consolino sopra Stilo ed insieme a Sant'Ambrogio iniziarono alla vita monastica San Giovanni Theristis. Si addormentò il 9 agosto 1050. La grotta dei beati Ambrogio e Nicola, recentemente riconsacrata dai padri greco-ortodossi del monastero di San Giovanni Theristis di Bivongi, è la laura sul monte Consolino utilizzata dai due monaci anacoreti italogreci per condurre vita di penitenza, preghiera e contemplazione, suscitando una così forte attrazione sul giovane Giovanni Theristis, da indurlo a seguirne l’esempio ed il modello.
 
Per le preghiere dei Santi padri, Nicola, Ambrogio e Giovanni, Signore Gesù Cristo, Dio nostro, abbi misericordia di noi. Amen!

martedì 7 agosto 2018

Novena a San Rocco





NOVENA PER SAN ROCCO: 7 - 15 agosto
 
San Rocco è nato certamente a Montpellier, in Francia, tra il 1345 e il 1350. Le fonti su di lui sono poco precise. In pellegrinaggio diretto a Roma dopo aver donato tutti sui beni ai poveri, si sarebbe fermato a ad Acquapendente, dedicandosi all'assistenza degli ammalati di peste e facendo guarigioni miracolose che diffusero la sua fama. Peregrinando per l'Italia del nord e del centro si dedicò ad opere di carità e di assistenza promuovendo continue conversione. Sarebbe morto in prigione, dopo essere stato arrestato presso Angera (16 agosto 1376/1379) da alcuni soldati perché sospettato di spionaggio. Invocato nelle campagne contro le malattie del bestiame e le catastrofi naturali, il suo culto si diffuse straordinariamente nell'Italia, legato in particolare al suo ruolo di protettore contro la peste. Centri importanti del suo culto sono a Voghera, luogo della sua prima sepoltura, e Venezia, luogo della sua odierna sepoltura. La provincia di Piacenza lo venera con significativo culto, in quanto il santo pellegrino passò in questi luoghi e vi sostò, dopo che il Signore lo provò con la malattia della peste. Sarmato è un luogo di particolare culto nel territorio piacentino, mentre a Voghera (PV) è conservato il Santo Braccio. La penisola italica è costellata di molti luoghi dedicati al suo culto: uno singolare è a Dovera, in Lombardia, dove il santo apparve per guarire un abitante del luogo. Fu Gregorio XIII che inserì il nome di Rocco nel Martirologio Romano (“In Lombardia, san Rocco, che, originario di Montpellier in Francia, acquistò fama di santità con il suo pio peregrinare per l’Italia curando gli appestati”), ma fu sotto il pontificato di Urbano VIII che la Congregazione dei Riti accordò un Ufficio e una Messa propri per le chiese costruite in onore del santo. Infine, nel 1694, Innocenzo XII prescrisse ai Francescani di celebrare la festa con rito doppio maggiore, forte della citazione fatta nel 1547 da Paolo IV nella Bolla Cum a nobis di San Roco quale membro del Terz'Ordine di San Francesco. Il Santo di Montpellier è venerato nella diocesi di Catanzaro – Squillace con memoria obbligatoria, e in particolar modo a San Sostene, Girifalco, Soverato e Serra San Bruno, alcuni dei comuni dove la festa del Santo è molto significativa. A S. Sostene il simulacro ligneo venerato è un’opera di scuola napoletana di Nicolò del Vecchio (1817). L’opera oltre a aver i simboli tipici del santo pellegrino (cane, pane, sanrocchino, conchiglia, piaga, e bastone) presenta una particolarità: il libro. Un elemento iconografico che ricorda la capacità del Santo di mettersi alla scuola di Cristo, il Gesù dei Vangeli. È simbolo della sequela cristiana, che attinge la sua Verità nella Sacra Scrittura.

lunedì 6 agosto 2018

San Cremete, prega per noi!



* Tela conservata a Randazzo nella Chiesa di SS. Salvatore, S.Basilio che detta la regola a San Cremete e confratelli.
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Nella festa della Trasfigurazione di ostro Signore Gesù, oltre a ricordare la morte santa del beato pontefice Paolo VI, la Chiesa, Una e Santa, ricorda San Cremete eremita dell'XI secolo.

Purtroppo di questo santo eremita e poi abate, vissuto nel lontano XI secolo, non ci sono pervenute molte notizie. La ‘Vita’ scritta, si basa su tradizioni locali e su documenti del monastero di S. Salvatore di Pla...ca a Francavilla in provincia di Messina.
Sulla Sicilia vi era la dominazione saracena e Cremete si era ritirato fra le rovine di un antico eremitaggio, posto fra le pendici dell’Etna e la foresta di Placa.
Quando Ruggero I, principe d’Altavilla († 1101) dopo aver combattuto i musulmani, riuscì ad impadronirsi di tutta l’isola, Cremete gli si presentò per chiedergli aiuto nella ricostruzione del diroccato cenobio, portandogli in dono della selvaggina viva.
Il re gli concesse quanto chiedeva; il diploma di fondazione del monastero e della chiesa annessa di Francavilla, porta la data del 1092; essi furono dedicati al San Salvatore e Cremete ne divenne l’abate; morì intorno al 1099.
Altre notizie storiche non ci sono, la festa liturgica di s. Cremete ricorre insieme a quella del S. Salvatore a cui era dedicato il monastero cioè il 6 agosto; in questo giorno si espone il suo corpo, posto in un reliquiario con iscrizione in greco.
 
Alcune fonti:
 
 

lunedì 16 luglio 2018

I santi, viaggiano!



S. Atenogene V. M.
Tra i santi più curiosi che si venerano in Italia, ad esempio San Sostene di Calcedonia, c'è anche Sant'Atenogene l’Armeno.

Atenogene è di Sebaste in Armenia, come mai il suo culto è giunto in Italia e soprattutto in Calabria, a Tritanti di Maropati?

Possiamo supporre che fu introdotto dalla diaspora armena che portò lo stesso culto e le reliquie di San Biagio a Maratea oppure dal monachesimo orientale che ha dimorato e dimora in Calabria.

Il monachesimo orientale ha evangelizzato e organizzato il cristianesimo calabrese lasciando tracce di culto, che hanno poi fatto nascere culti e santità locale, un esempio sono i santi italo-greci (Nicodemo di Mammala, Elia di Melicuccà, ecc…)

Ma chi era S. Atenogene?


Il Martyrologium Romanum lo ricorda il 16 luglio:
A Sivas nell’antica Armenia, sant’Atenogene, corepiscopo e martire, che lasciò ai discepoli un inno sulla divinità dello Spirito Santo e morì messo al rogo per Cristo.

Lo definisce corepiscopo, cioè un vescovo rurale. La più antica attestazione del termine risale ad Eusebio di Cesarea (II secolo). Inizialmente, sembra che il corepiscopo esercitasse le funzioni episcopali nei distretti rurali, dal tardo III secolo fu soggetto alla città, ovvero al vescovo metropolita.

Lo definisce un martire. Cioè un testimone di Cristo e del suo Vangelo fino al dono della vita. Secondo la tradizione Atenogene morì a Sebaste, Armenia, tra il 303 e il 305 dopo Cristo.

La feroce persecuzione di Diocleziano iniziò nel 303 e due anni dopo morì l’imperatore: in quest’arco di tempo è collocabile il martirio di Sant’Atenogene.

Il culto e la memoria del corepiscopo e martire Atenogene è attestata da Basilio Magno, che ne loda la fede, per l’inno allo Spirito Santo, e menziona il martirio con il fuoco.

San Gregorio l’Illuminatore († 330 ca.), istituì una festa per la Chiesa Apostolica Armena in onore dei Santi Atenogene e Giovanni Battista, dedicando a loro una chiesa ad Achtichat e una Bagauan.

La comunità cristiano di Maropati ha dedicato al santo corepiscopo la parrocchiale, e qui lo venera con questa preghiera:

O inclito Santo Vescovo e martire Atenogene, nostro celeste patrono, noi rivolgiamo a Te la nostra umile e fervorosa preghiera.

Tu che dedicasti tutta la vita al servizio, pronto e generoso nella cure delle anime a te affidate.

Rendici sensibili alle tante voci di soccorso che si levano dai nostri fratelli bisognosi e sofferenti.

Tu, intrepido assertore del Vangelo, rafforza la nostra fede e non permettere mai che alcuno ne affievolisca la vivida fiamma.

Se, lungo la strada, dovesse assalirci la stanchezza, risveglia in noi l’ardore della carità e l’odorosa fragranza della speranza.

O dolce nostro Protettore, Tu che, con la luce delle opere e del martirio, fosti il primo splendido testimone di Cristo, infondi nelle nostre anime un po’ del Tuo spirito di sacrifico e di ablativo amore, a riprova che «Non è tanto gioioso il ricevere quanto il dare».

Infine, Ti preghiamo, o nostro grande Patrono, di benedire tutti noi affinché, insieme con Te, possiamo, un giorno, contemplare nei cieli la gloria di Cristo Gesù, Figlio di Dio. Così sia.

 

Il simulacro venerato a Tritanti di Maropati si presenta come un vescovo benedicente, con le insegne episcopali classiche, unica curiosità è un animale ai suoi piedi, che pare un cervide.
Perché?

La Bibliotheca sanctorum non ci da nessuna notizia, tanto meno cita questo particolare.
Forse è un simulacro adattato?
Era in precedenza nato come Egidio abate?
La somiglianza con il simulacro di Borrello (CH) è evidente.
Certo c’è il cervide, ma manca la palma del martirio!
 

 
 
 
 
(S. Egidio venerato a Borrello)