mercoledì 15 agosto 2018

Santa Calepodia, chi?



È bello leggere la premessa di questa biografia di un martire delle catacombe: “Recentemente una ricerca, condotta da uno storico locale, Francesco Stefani, con metodi scientifici senza indulgere a sentimentalismi e campanilismi, ne ha ricostruito la figura come riportato di seguito tenendo conto per i passaggi dubbi dell’ipotesi più accreditata, facendo naturalmente salvi futuri auspicabili miglioramenti e integrazioni”.
Bello per due motivi. La scheda biografica è firmata dallo storico locale che parla di se in terza persona. Bello perché parla di criteri scientifici e senza sentimentalismi, ma poi la scheda è certamente non scientifica e con molto sentimentalismo di gusto ottocentesco.
Si perché, Santa Calepodia, di cui non si sa nulla essendo un corpo santo o martire delle catacombe, non può essere descritta in questa modo. Quale fonte riporta una biografia del genere? Certamente un panegirico tra il 1600 e il 1800.
Ecco il testo.
Santa Calepodia era una giovane romana di famiglia aristocratica, colta e di sicuro avvenire. (sic! Scientifica nota!) Nonostante i privilegi del suo stato sociale abbracciò molto giovane la dottrina egualitaria del Cristianesimo repressa duramente dall’autorità imperiale.
 Illuminata dallo Spirito Santo che la fornì dei doni apostolici della sapienza, intelletto, consiglio, fortezza, scienza, pietà e timore di Dio, ella dedicò la sua breve vita a predicare il Vangelo ai fedeli e a diffondere la Buona Novella tra i pagani.
 Per questi motivi fu arrestata e condotta davanti ai giudici. Rifiutò di abiurare e sostenne con forza la propria fede di fronte ai carnefici. Fu martoriata e messa a morte.
 La sua salma fu posta nel cimitero di Priscilla sulla via Salaria, una delle più antiche e vaste catacombe della città eterna.
 La sua tomba divenne luogo di venerazione al cospetto della quale i fedeli della comunità pregavano e celebravano la liturgia eucaristica.
 Tuttavia, a differenza di tanti martiri noti, il culto della santa non superò i ristretti limiti locali in cui si era formato, non raggiunse le altre comunità dell’impero.
 Per Calepodia non furono costruiti santuari e neanche annotato l’anniversario nel calendario ufficiale. La sua memoria, al pari di tanti altri martiri oscuri, cadde lentamente nell’oblio in parallelo con l’abbandono delle antiche catacombe.
 
Uno storico serio sa che non è vero questa cosa! I martiri antichi venerati non furono abbandonati nelle catacombe, ma traslati nella città di Roma. Una delle traslazioni più straordinarie fu quella operata per la Basilica di Santa Prassede.
Difatti, scrive lo stesso nostro storico, il suo sepolcro fu indentificato nell’epoca della riscoperta delle catacombe con i soliti criteri “sentimentali” dell’epoca: molti sepolcri ancora intatti erano di martiri, nasce la questione dei corpi santi o martiri delle catacombe. Ecco le sue parole:
“Il suo sepolcro è stato riscoperto soltanto molti secoli dopo, alla fine del ‘500, quando gli operai pontifici resero nuovamente visitabile l’antica catacomba di Priscilla che era crollata in gran parte.
 Sono stati allora ritrovati i resti mortali di santa Calepodia identificati dalla lapide funeraria che conteneva, accanto al nome, i simboli cristiani, gli appellativi di vergine e martire e l’epitaffio che indicava la sua attività missionaria.
 Prelevate dagli scavatori, queste sacre spoglie sono state concesse ai frati camaldolesi che le trasferirono nel loro convento di Rua delle Bregonze sulle colline vicentine.
 Reliquie minori della santa sono state donate ad altre chiese, compresa la chiesetta del nuovo paese di Canale, a nord di Roma”.
 
Santa Calepodia, chi?
Santa Calepodia martire, traslata dalla catacomba di Priscilla nella provincia di Vicenza, e anche venerata (se la reliquia fu prelevata da Rua delle Bregonte (VI)!) come co-patrona di Canale Monterano (Roma).
 
Nulla di più e nulla di meno!

martedì 14 agosto 2018

Santa Maria Odigitria detta "dell’Entrata", Chiesa di Maria Santissima Assunta in Palazzo Adriano



Credo che il titolo "dell'Entrata", è forse un toponimo, cioè posta all'entrata di... una città, una chiesa, ma potremmo rifarci al titolo Porta: La Madre di Dio è l'ingresso (entrata) nella via che è Cristo. Colei che fece entrare in se il Verbo Eterno ora non solo ci indica la Via, ma è posta come uscio d'entrata alla Via che è Cristo.
 
 
 
 
"La via, ossia la persona del Salvatore, mi piaceva ...."
(S. Agostino, Le Confessioni, breviario ambrosiano, memoria di S. Simpliciano, 14 agosto)

Santi Martiri di questa gloriosa Terra di Otranto!


O santi Martiri di questa gloriosa Terra di Otranto, la cui offerta stringe cielo e terra, in un solo abbraccio, la vostra fedele testimonianza ci aiuti a fare della santità l'anima dei nostri progetti, la trama dei nostri pensieri e la sostanza delle nostre relazioni. Affidiamo a voi il segreto desiderio di vivere la fedeltà al Vangelo nel lavoro, nella comunicazione e nella gioia, per manifestare a tutti la larghezza, la lunghezza, l'altezza e la profondità di quell'Amore che sorpassa ogni conoscenza. Amen

(+ Donato Negro, arcivescovo)




San Massimiliano Maria Kolbe, prega per noi!
San Simpliciano vescovo di Milano, prega per noi!

domenica 12 agosto 2018

Francesca Teresa Rossi e il culto al Santo Nome




Laica del Terz’Ordine francescano, nasce a Genova il 24 marzo 1837. Promosse la diffusione del SS Nome di Gesù. Muore a Genova il 14 marzo 1918. Il Processo ordinario fu aperto il 12 luglio 1984. La Positio fu presentata il 9 settembre 1991. I Consultori teologi in data 2 febbraio 1998 ha bloccato la Causa in attesa delle risposte da parte della Postulazione. In data 22 novembre 2007 sono state consegnate al Promotore della Fede le risposte della Vicepostulazione prima di chiedere il riesame della Causa. Risposte ritenute non sufficienti. È pertanto necessario presentare altri documenti di archivio o testimoniali per potere proceder al riesame. Nel febbraio 2014 è stato consegnato del nuovo materiale al perito di parte perché lo elabori per presentarlo al Promotore della Fede.
FONTE
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Storia singolare di bandiera italiana conservata nel Convento dei Cappuccini di Santa Caterina a Genova. Si tratta di un tricolore con al centro, ricamata in oro, la scritta «Jesus» sopra lo stemma di casa Savoia; essa è una copia della bandiera conservata dal 1918 nel Santuario di Monte Berico a Vicenza. La storia di questa bandiera nasce a Genova, su iniziativa di una donna, una popolana che viveva nel quartiere di Madre di Dio: Francesca Teresa Rossi. Era la Rossi un'umile figura che dedicò tutta la sua vita ad una specifica forma di culto verso il Nome di Gesù. Nata nel 1837, essa di questo culto fece il solo motivo di vita, accompagnato da una profonda dedizione verso gli altri, soprattutto verso gli abitanti dell'antico e povero quartiere genovese della Madre di Dio, oggi scomparso. Pur incolta e di semplice linguaggio fu promotrice della costruzione di ben due chiese in Genova dedicate al Nome di Gesù: la parrocchiale in località Geo di Ceranesi, la cui prima pietra sarebbe stata posta nel 1923, e quella del Borghetto a Rivarolo, sorta nel 1924 come Oratorio pubblico da un suggerimento ed un concreto aiuto dato molti anni prima da Teresa a don Vincenzo Minetti. Oggi è in corso un processo per la sua beatificazione che, aperto nel 1932, fu interrotto a causa della guerra e ripreso nel 1951; approdato a Roma, a partire dal 1984, fu seguito dai P.P. Cappuccini con la nomina di un loro membro a Vice Postulatore e consegnato alla Congregazione nel 1991.

Ma ritornando alla bandiera tricolore, essa fu consegnata l'8 settembre 1918 a Mons. Angelo Bartolomasi, che, lo ricordiamo, fu il primo Ordinario militare dell'Esercito italiano; la bandiera era stata donata dalle donne genovesi per iniziativa, appunto, di Francesca Teresa Rossi che, nei primi mesi del 1918, aveva pensato di far imprimere sul bianco del Tricolore il Nome di Gesù, per infondere coraggio ai soldati e restituirli incolumi alle famiglie, ma anche come forma riparatrice verso le bestemmie. Un'idea forse un po' bizzarra e come tale fu anche accolta in disparati ambienti; ma la sua forza e la sua spregiudicatezza le consentirono in pochissimo tempo di avere, dalle donne genovesi e di tutta Italia, oltre centomila firme di adesione al suo progetto. Firme che, raccolte in un album, furono consegnate all'Ordinario Militare assieme alla bandiera che nel frattempo le Suore Riparatrici di Genova avevano cucito. Questo album è tuttora conservato nel Museo dei Cappuccini in S. Caterina a Genova. Fortunatamente la guerra di lì a poco finì e la bandiera il 26 dicembre 1918 fu portata a Trento e benedetta dal Vescovo Mons. Celestino Endrici, quindi essa viaggiò in alcune città sino all'Istria ed infine a Vicenza, che si era trovata al centro del fronte bellico, fu affidata alla custodia del Santuario di Monte Berico, dove tutt'oggi è conservata. Teresa non vide la consegna della bandiera perché moriva il 14 marzo 1918, uccisa in meno di due settimane da una stomatite cancrenosa, ma la sua idea si era ormai concretizzata e altri con successo l'avevano portata avanti. Nel 1987, dopo la traslazione della salma di Francesca Teresa Rossi dal Cimitero di Staglieno alla chiesa di Santa Caterina in Portoria, i reduci della I Guerra Mondiale vollero donare ai Padri Cappuccini, che officiano la chiesa, una copia della bandiera, in segno di riconoscimento per l’opera svolta dalla Rossi.
FONTE
 

giovedì 9 agosto 2018

San Nicola di Stilo, prega per noi!



Oggi la Chiesa celebra la festa della patrona d'Europa: Teresa Benedetta della Croce. Oltre a questa memoria, è anche ricordato San Nicola monaco greco a Stilo (RC).

Di San Nicola si hanno poche notizie. Il Santo calabrese visse come monaco - eremita sul monte Consolino sopra Stilo ed insieme a Sant'Ambrogio iniziarono alla vita monastica San Giovanni Theristis. Si addormentò il 9 agosto 1050. La grotta dei beati Ambrogio e Nicola, recentemente riconsacrata dai padri greco-ortodossi del monastero di San Giovanni Theristis di Bivongi, è la laura sul monte Consolino utilizzata dai due monaci anacoreti italogreci per condurre vita di penitenza, preghiera e contemplazione, suscitando una così forte attrazione sul giovane Giovanni Theristis, da indurlo a seguirne l’esempio ed il modello.
 
Per le preghiere dei Santi padri, Nicola, Ambrogio e Giovanni, Signore Gesù Cristo, Dio nostro, abbi misericordia di noi. Amen!

martedì 7 agosto 2018

Novena a San Rocco





NOVENA PER SAN ROCCO: 7 - 15 agosto
 
San Rocco è nato certamente a Montpellier, in Francia, tra il 1345 e il 1350. Le fonti su di lui sono poco precise. In pellegrinaggio diretto a Roma dopo aver donato tutti sui beni ai poveri, si sarebbe fermato a ad Acquapendente, dedicandosi all'assistenza degli ammalati di peste e facendo guarigioni miracolose che diffusero la sua fama. Peregrinando per l'Italia del nord e del centro si dedicò ad opere di carità e di assistenza promuovendo continue conversione. Sarebbe morto in prigione, dopo essere stato arrestato presso Angera (16 agosto 1376/1379) da alcuni soldati perché sospettato di spionaggio. Invocato nelle campagne contro le malattie del bestiame e le catastrofi naturali, il suo culto si diffuse straordinariamente nell'Italia, legato in particolare al suo ruolo di protettore contro la peste. Centri importanti del suo culto sono a Voghera, luogo della sua prima sepoltura, e Venezia, luogo della sua odierna sepoltura. La provincia di Piacenza lo venera con significativo culto, in quanto il santo pellegrino passò in questi luoghi e vi sostò, dopo che il Signore lo provò con la malattia della peste. Sarmato è un luogo di particolare culto nel territorio piacentino, mentre a Voghera (PV) è conservato il Santo Braccio. La penisola italica è costellata di molti luoghi dedicati al suo culto: uno singolare è a Dovera, in Lombardia, dove il santo apparve per guarire un abitante del luogo. Fu Gregorio XIII che inserì il nome di Rocco nel Martirologio Romano (“In Lombardia, san Rocco, che, originario di Montpellier in Francia, acquistò fama di santità con il suo pio peregrinare per l’Italia curando gli appestati”), ma fu sotto il pontificato di Urbano VIII che la Congregazione dei Riti accordò un Ufficio e una Messa propri per le chiese costruite in onore del santo. Infine, nel 1694, Innocenzo XII prescrisse ai Francescani di celebrare la festa con rito doppio maggiore, forte della citazione fatta nel 1547 da Paolo IV nella Bolla Cum a nobis di San Roco quale membro del Terz'Ordine di San Francesco. Il Santo di Montpellier è venerato nella diocesi di Catanzaro – Squillace con memoria obbligatoria, e in particolar modo a San Sostene, Girifalco, Soverato e Serra San Bruno, alcuni dei comuni dove la festa del Santo è molto significativa. A S. Sostene il simulacro ligneo venerato è un’opera di scuola napoletana di Nicolò del Vecchio (1817). L’opera oltre a aver i simboli tipici del santo pellegrino (cane, pane, sanrocchino, conchiglia, piaga, e bastone) presenta una particolarità: il libro. Un elemento iconografico che ricorda la capacità del Santo di mettersi alla scuola di Cristo, il Gesù dei Vangeli. È simbolo della sequela cristiana, che attinge la sua Verità nella Sacra Scrittura.

lunedì 6 agosto 2018

San Cremete, prega per noi!



* Tela conservata a Randazzo nella Chiesa di SS. Salvatore, S.Basilio che detta la regola a San Cremete e confratelli.
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Nella festa della Trasfigurazione di ostro Signore Gesù, oltre a ricordare la morte santa del beato pontefice Paolo VI, la Chiesa, Una e Santa, ricorda San Cremete eremita dell'XI secolo.

Purtroppo di questo santo eremita e poi abate, vissuto nel lontano XI secolo, non ci sono pervenute molte notizie. La ‘Vita’ scritta, si basa su tradizioni locali e su documenti del monastero di S. Salvatore di Pla...ca a Francavilla in provincia di Messina.
Sulla Sicilia vi era la dominazione saracena e Cremete si era ritirato fra le rovine di un antico eremitaggio, posto fra le pendici dell’Etna e la foresta di Placa.
Quando Ruggero I, principe d’Altavilla († 1101) dopo aver combattuto i musulmani, riuscì ad impadronirsi di tutta l’isola, Cremete gli si presentò per chiedergli aiuto nella ricostruzione del diroccato cenobio, portandogli in dono della selvaggina viva.
Il re gli concesse quanto chiedeva; il diploma di fondazione del monastero e della chiesa annessa di Francavilla, porta la data del 1092; essi furono dedicati al San Salvatore e Cremete ne divenne l’abate; morì intorno al 1099.
Altre notizie storiche non ci sono, la festa liturgica di s. Cremete ricorre insieme a quella del S. Salvatore a cui era dedicato il monastero cioè il 6 agosto; in questo giorno si espone il suo corpo, posto in un reliquiario con iscrizione in greco.
 
Alcune fonti: