mercoledì 4 dicembre 2019

1990 - 2019: S. Barbara, prega per noi!



Parrocchia di S. Barbara V. M.
Davoli (CZ)
PREGHIERA A SANTA BARBARA

(Patrona della città e della diocesi di Rieti)
che hai sperimentato l’amore di Dio
e hai visto sempre la luce
dove il buio sembrava prevalere;
che hai saputo vedere il bene
quando il male sembrava trionfare,
intercedi con benevolenza a nostro favore.
Fa’ che la nostra Chiesa (di Rieti),
che ti venera quale patrona,
sia animata dalla tua stessa fede,
spinta dallo stesso tuo amore,
incoraggiata dalla stessa tua speranza.
Ascolta il grido di aiuto
che sale da tante famiglie
dilaniate dalle divisioni e dai conflitti,
dalla mancanza di lavoro e di serenità,
dalle malattie e dall’indifferenza.
Soprattutto ti chiediamo
di coltivare sempre la fede,
di ascoltare sempre la Parola di Gesù,
di accostarci con frequenza ai sacramenti,
di essere pronti a offrire noi stessi
per la causa del Vangelo, come facesti tu,
con libertà e generosità.

Amen.

+ Delio Lucarelli

Vescovo di Rieti



lunedì 2 dicembre 2019

Voi siete corpo di Cristo (1 Cor 12,27)




Nel coemeterium di san Callisto a Roma, sulla via Appia nell’Arenario, presso la cripta dei papi, una grande lapide fatta apporre da san Damaso ricorda ai pellegrini i martiri più insigni che ivi riposavano. Tra di essi menziona “i Santi Confessori inviati dalla Grecia”: Hic confessores sancti quos Graecia misit, ricordati nel Martirologio Romano il 2 dicembre: a Roma i santi Martiri Eusebio prete, Marcello Diacono, Ippolito, Massimo, Adria, Paolina, Neone, Maria, Martana ed Aurelia, i quali tutti compirono il martirio nella persecuzione di Valeriano, sotto il giudice Secondiano.
Denominati Martiri Greci, furono in grande venerazione nell’antica Roma cristiana. Sulle loro tombe, erano posti due elogi metrici, attribuiti a papa Damaso, nel secondo epitaffio è menzionata una passio che i cristiani leggevano nel dies natalis dei santi; di essa purtroppo ci resta solo la parte relativa al processo e al martirio, riportata da Cesare Baronio nei suoi “Annales Ecclesiastici”, tratta, come egli stesso annota, “da un antico manoscritto quasi distrutto per l’antichità, salvato dall’usura del tempo e corretto per quanto possibile da parecchie mende…”.
Nell’ottavo secolo, a causa delle scorrerie dei Barbari, i corpi dei santi Ippolito e della sorella Paolina, del marito di lei Adria e dei loro piccoli figli Maria e Neone, furono traslati nell’Urbe presso la Chiesa di Sant’Agata dei Goti, dove sono ancora oggi molto venerati.

Il beato Alfredo Ildefonso Schuster, cardinale arcivescovo di Milano, ottenuta una porzione rilevante delle loro sacre spoglie, le destinava alla nuova chiesa parrocchiale di Ronco Briantino il 5 aprile 1934 ed il 28 gennaio del 1939 alla chiesa parrocchiale di Mirabello di Cantù. Il beato Arcivescovo portava la Sacre Reliquie solennemente, collocandole di persona, sotto l'altare maggiore, e indicava le sacre reliquie come sorgente di grazie per tutta la zona.






4Vi sono diversi carismi, ma uno solo è lo Spirito; 5vi sono diversi ministeri, ma uno solo è il Signore; 6vi sono diverse attività, ma uno solo è Dio, che opera tutto in tutti. 7A ciascuno è data una manifestazione particolare dello Spirito per il bene comune: 8a uno infatti, per mezzo dello Spirito, viene dato il linguaggio di sapienza; a un altro invece, dallo stesso Spirito, il linguaggio di conoscenza; 9a uno, nello stesso Spirito, la fede; a un altro, nell'unico Spirito, il dono delle guarigioni; 10a uno il potere dei miracoli; a un altro il dono della profezia; a un altro il dono di discernere gli spiriti; a un altro la varietà delle lingue; a un altro l'interpretazione delle lingue. 11Ma tutte queste cose le opera l'unico e medesimo Spirito, distribuendole a ciascuno come vuole.
12Come infatti il corpo è uno solo e ha molte membra, e tutte le membra del corpo, pur essendo molte, sono un corpo solo, così anche il Cristo. 13Infatti noi tutti siamo stati battezzati mediante un solo Spirito in un solo corpo, Giudei o Greci, schiavi o liberi; e tutti siamo stati dissetati da un solo Spirito.
14E infatti il corpo non è formato da un membro solo, ma da molte membra. 15Se il piede dicesse: «Poiché non sono mano, non appartengo al corpo, non per questo non farebbe parte del corpo. 16E se l'orecchio dicesse: «Poiché non sono occhio, non appartengo al corpo, non per questo non farebbe parte del corpo. 17Se tutto il corpo fosse occhio, dove sarebbe l'udito? Se tutto fosse udito, dove sarebbe l'odorato? 18Ora, invece, Dio ha disposto le membra del corpo in modo distinto, come egli ha voluto. 19Se poi tutto fosse un membro solo, dove sarebbe il corpo? 20Invece molte sono le membra, ma uno solo è il corpo. 21Non può l'occhio dire alla mano: «Non ho bisogno di te; oppure la testa ai piedi: «Non ho bisogno di voi. 22Anzi proprio le membra del corpo che sembrano più deboli sono le più necessarie; 23e le parti del corpo che riteniamo meno onorevoli le circondiamo di maggiore rispetto, e quelle indecorose sono trattate con maggiore decenza, 24mentre quelle decenti non ne hanno bisogno. Ma Dio ha disposto il corpo conferendo maggiore onore a ciò che non ne ha, 25perché nel corpo non vi sia divisione, ma anzi le varie membra abbiano cura le une delle altre. 26Quindi se un membro soffre, tutte le membra soffrono insieme; e se un membro è onorato, tutte le membra gioiscono con lui.
27Ora voi siete corpo di Cristo e, ognuno secondo la propria parte, sue membra. 
(1 Cor 12, 4-27)


domenica 1 dicembre 2019

AIDS e Santi





Quando agli inizi degli anni 1980 fece la sua comparsa una nuova terribile malattia – l’AIDS – ci si accorse che oltre alla mancanza (allora) di farmaci efficaci per prevenirla e curarla, v’era anche quella di un patrono per i malati di AIDS.
Ma non ci si perse d’animo. Così, dopo un decennio (1991), nel bel mezzo di un Congresso Internazionale sull’AIDS giunse provvidenziale la notizia che Papa, allora San Giovanni Paolo II, aveva “affidato” la malattia a Luigi Gonzaga perchè la gestisse nel migliore dei modi. Difatti, nel XVI secolo il giovane marchese Gonzaga aveva rinunziato alle allettanti ricchezze paterne per entrare nella Compagnia di Gesù, morendo a soli 23 anni per un’infezione contratta durante la terribile pestilenza che colpì Roma nel 1591 mentre, con grande abnegazione, si prodigava ad assistere i malati, al punto da prendere in braccio gli appestati che venivano abbandonati nelle strade, e idealmente estesa alle vittime dell’AIDS, malattia definita “la peste del XX secolo”.
Ma poi nel 2001 si anche aggiunto Luigi Scrosoppi.
Padre Luigi Scrosoppi, sacerdote friuliano, che per la sua intercessione la Congregazione per le cause dei santi ha riconosciuto la miracolosa guarigione dall' Aids di un giovane africano, Peter Changu Shitima.

giovedì 28 novembre 2019

Mater Amabilis: sommamente amabile Maria!




Cos’è che rende sommamente amabile Maria?[1] La sua somma santità. Ma la santità è una qualità divina, per sé invisibile. Nei Santi, però, acquista anche una certa visibilità e questo è un grande vantaggio per noi. Ora, la qualità visibile dei Santi che meglio rappresenta la santità invisibile è la bellezza. Non si tratta, qui, della bellezza sensuale che spinge al peccato, ma della bellezza casta e verginale che eleva a Dio mente e cuore.
Le donne dell’Antico Testamento che prefiguravano la Vergine Maria erano tutte belle di aspetto: Sara (cf. Gen · 12,11), Rebecca (cf. Gen 24,14), Rachele (cf. Gen 29,17), Ester (cf. Est 2,7), Giuditta (cf. Gdt 8,7). La Vergine Maria, da parte sua, le supera tutte: «Chi è costei che sorge come l’aurora, bella come la luna, fulgida come il sole?» (Ct 6,1 O).
Il beato John Henry Newman, nella sua opera Janua cæli, , ci aiuta a capire il genere di bellezza trascendente di cui stiamo parlando. Egli afferma che Maria è amabile più di tutti i Santi perché Ella sola possiede una bellezza completa in tutti i sensi:
«La sua santità era tale che, se a noi fosse dato di vederla o di capirla, altro non potremmo rispondere, a chi ce ne interrogasse al riguardo, se non che Essa era del tutto angelica, celestiale, perfetta. Il suo volto era il più venusto che si potesse vedere, ma se noi l’avessimo veduto, non avremmo potuto ricordarci se fosse stato bello o no. Noi non avremmo neppure potuto ricordarci alcuni dei suoi tratti fisionomici, perché era la sua anima bella e senza macchia quella che traspariva dai suoi occhi, quella che parlava per la sua bocca, quella che si coglieva nella sua voce e che la penetrava per intero. […] Era la sua anima immacolata quella che attraeva a Lei […]. In tutto ciò che I faceva e diceva, nel suo aspetto esterno, nel suo comportamento, nella sua fisionomia, c’era una divina armonia che incantava ogni cuore sincero cui era dato d’avvicinarla. La sua innocenza, la sua modestia, la sua semplicità, la sua sincerità, la sua dirittura, l’oblio di sé stessa, il suo interesse spontaneo per quanti incontrasse per via, la sua purezza, erano le virtù che tanto la rendevano amabile»[2].
Perciò Maria è la Madre del bell’amore, dell’amore puro e casto, che inebria l’anima di dolcezza celestiale e la libera dai fermenti della concupiscenza.
Anche i Santi più grandi, in qualche aspetto della loro santità, sono rimasti un po’ incompleti: hanno raggiunto l’eroismo, ma non tutte le virtù sono state praticate con lo stesso grado massimo di intensità. In Maria, invece, tutto è equilibrato ed elevato all’ estrema perfezione possibile alla natura umana. Nel contemplare le eccelse prerogative della Vergine, san Francesco di Sales esclamava:
«Santissima Madre di Dio, […] voi siete la più amabile, la più amante e la più amata di tutte le creature»[3].
Tutti i veggenti che hanno avuto l’invidiabile sorte di vedere con i loro occhi la Madonna concordano nell’affermare l’amore irresistibile suscitato dalla sua bellezza soprannaturale. 119 dicembre 1531, Ella apparve a San Giovanni Diego, un indios d’umile condizione sociale, mentre si recava al i convento dei frati Francescani, che sorgeva presso Città del Messico. Tre giorni dopo, il 12 dicembre dello stesso anno, la Vergine Santissima lasciò impresso sul mantello del veggente la dolcissima immagine della sua venerabile persona.
La bellezza stupefacente di quel ritratto acheropita (non dipinto da mano d’uomo) ha convertito, nel giro di pochi anni, l’intera popolazione messicana, costituita da milioni di indios, prima dediti all’idolatria e al sacrificio umano. Tra le altre cose, la Madonna di Guadalupe rivelò:
«Come una madre, piena di compassione verso di te ed i tuoi simili, mostrerò la mia amorevole clemenza per questa gente e per coloro che mi amano e mi cercano; ascolterò le suppliche e i lamenti di tutti coloro che chiederanno la mia protezione e mi invocheranno nelle loro pene e afflizioni; li consolerò e li aiuterò». L’arte pittorica bizantina esprime questi concetti nell’icona della Madonna della tenerezza, detta Gfycoftlousa, dove il Bambino Gesù bacia teneramente e stringe al collo la Vergine Madre.

Le quattro Litanie precedenti inneggiano, sotto vari aspetti formali, alla purezza di Maria; l’invocazione Mater amabilis li unifica tutti nella bellezza trascendente di Maria, mistica causa della sua amabilità.
Una persona egoista, incentrata su sé stessa, anche se forbita nei modi, elegante nel tratto e avvenente d’aspetto, non è amabile. In Maria non c’è l’ombra dell’egoismo, il suo centro è Dio. Nulla vi è in Lei di incompleto, nulla che offuschi la sua bellezza, la sua amabilità.
La completezza, l’armonia, l’integrità del suo essere creaturale la rendono, a detta di sant’Anselmo, il capolavoro della natura e della grazia, la creatura più bella e, dunque, più amabile che mente umana possa concepire.


[1] Padre Alessandro M. Apollonio; LE LITANIE LAURETANE. PREGHIERA MARIANA, PREGHIERA DELLA CHIESA; Casa Mariana Editrice, 2013
Se desiderate avere il libro originale cliccate sul Link di Casa Mariana Editrice o scrivete al seguente indirizzo E-Mail: cm.editrice@gmail.com
[2] San JOHN HENRY NEWMAN, Janua cceli, Studium, Roma 1940, p. 17.
[3] San FRANCESCO DI SALES, Florilegio morale ascetico religioso, in Opere complete di san Francesco di Sa/es vescovo e principe di Ginevra, val. XIII, Milano 1844.

martedì 26 novembre 2019

La tua parola, luce sul mio cammino!


Lampada per i miei passi è la tua parola, luce sul mio cammino (Sal 119,105)


Martirologio Romano, 26 novembre: A Roma nel convento di San Bonaventura sul Palatino, san Leonardo da Porto Maurizio, sacerdote dell’Ordine dei Frati Minori, che, pieno di amore per le anime, impegnò tutta la sua vita nella predicazione, nel pubblicare libri di devozione e nel far visita ad oltre trecento missioni a Roma, in Corsica e nell’Italia settentrionale.

Martirologio Romano, 26 novembre: Presso Fabriano nelle
Marche, san Silvestro Gozzolini, abate, che, presa coscienza della grande vanità del mondo davanti al sepolcro aperto di un amico da poco defunto, si ritirò in un eremo e, dopo aver cambiato varie sedi per meglio isolarsi dagli uomini, fondò infine in un luogo appartato presso Montefano la Congregazione dei Silvestrini sotto la regola di san Benedetto.


Martirologio Romano, 26 novembre: A Bisignano in Calabria, sant’Umile (Luca Antonio) Pirozzo, religioso dell’Ordine dei Frati Minori, insigne per lo spirito di profezia e le frequenti estasi.







Fa' che la Chiesa …
si rinnovi nella luce del Vangelo. 
Rafforza il vincolo dell'unità
fra i laici e i presbiteri,
fra i presbiteri e il nostro Vescovo Mario
fra i Vescovi e il nostro Papa Francesco;
in un mondo lacerato da discordie
la tua Chiesa risplenda segno profetico di unità e di pace.
(PE 5d)

domenica 24 novembre 2019

S. Fausta e la sua Fiera




L’ultima domenica del mese di Ottobre si svolge, presso la chiesa di Madonna della Neve, la Fiera di S. Fausta che nel passato (istituita già dalla fine del ‘600) era particolarmente legata alle attività agricole e artigianali.
È legata al culto di una martire romana estratta dalle catacombe.



Come già trattato in questo blog non è l’omonima del 19 ottobre, se pur il santino moderno porta l’errore grossolano operato dall’editore del santino.



Il corpo santo di Fausta era inizialmente ricomposto come illustrato nel santino del 1917, successivamente, certamente dopo il bombardamento della 1944, fu nuovamente deposto nel simulacro ora venerato.

mercoledì 20 novembre 2019

Martiri dell'Unità!




20 novembre
BEATO SAMUELE MARZORATI DA BIUMO, religioso e martire

Samuele Marzorati, francescano della provincia serafica di Milano, è nato a Biumo nel 1670; e missionario al Cairo il 10 settembre 1701. Dal 1705 al 1711 tentò inutilmente di fondare una missione nella isola di Socotra. La “Propaganda Fide” decise di fare un altro tentativo di missione e il 20 aprile 1711, incaricò il francescano tedesco Liberato Weiss come prefetto apostolico, Michele Pio da Zerbo e Samuele Marzorati da Biumo, di intraprendere il nuovo viaggio. Nel 1712 sono a Gondar capitale dell’Etiopia, dove furono bene accolti dal re. Ma la situazione generale del regno etiope non era tranquilla, gli europei erano poco graditi e il re Justos era fortemente contrastato, quindi i missionari dovevano stare quasi nascosti in attesa che la situazione migliorasse. Si diffusero dicerie su di loro e sulla religione professata, per cui il re, prima non diede ascolto ma poi per evitare ulteriori discordie li mandò in altra provincia, il Tigré. Dopo la loro partenza il re Justos si ammalò e di questo approfittarono i suoi avversari che incoronarono David figlio di un altro re. I missionari furono richiamati a Gondar dagli usurpatori, processati, furono condannati a morte in “odio alla fede”. Il 3 marzo 1716 furono lapidati nella piazza Abbo. Il processo informativo per la loro beatificazione si tenne a Vienna, provincia francescana d’origine del padre guida della spedizione Liberato Weiss, negli anni 1932-33. 

Sono stati beatificati da papa Giovanni Paolo II il 20 novembre 1988 a Vienna, durante il suo viaggio in Austria.

(dal PROPRIO DEI SANTI della Chiesa di Milano secondo il rito romano)

Martirologio Romano, 3 marzo: Presso Gondar in Etiopia, beati Liberato Weiss, Samuele Marzorati e Michele Pio Fasoli da Zerbo, sacerdoti dell’Ordine dei Frati Minori e martiri, che morirono lapidati per la fede cattolica.

PREGHIERA

O Padre, tu hai concesso ai beati Liberato, Samuele e Michele Pio, sacerdoti, la grazia di testimoniare la fede cattolica con l’effusione del proprio sangue: per i loro meriti e le loro preghiere, fa’ che il popolo cristiano sia costante nel professare la fede e tutte le genti siano illuminate dalla luce del Vangelo. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.

martedì 19 novembre 2019

Simone del Mercurion in Calabria, monaco italogreco




San Simone di Calabria, venerato il 19 novembre. Nel Martirologio Romano, in novembre, al 19 del mese, si legge: Sul massiccio del Mercurio in Calabria, san Simone, eremita.
È un testimone della fede cristiana della Chiesa indivisa. Fa parte di quel gruppo di Santi detti italogreci, cioè di quella presenza cristiana di tradizione bizantina (che non significa strettamente “Ortodossa”) di cui la Regione Calabria e Sicilia hanno dato i natali.
Visse nel X secolo nella regione monastica del Mercurion, che corrisponde al territorio all'interno del Pollino in cui fiorì per molti secoli il monachesimo greco-bizantino.
Il termine Mercurion prende il nome da tre ipotesi:
- dall’antico tempio del dio Mercurio
- dal martire San Mercurio di Cesarea (culto presente in Italia centro-meridionale)
- dal fiume Mercure
Della sua vita non si conosce molto, ma il suo ricordo è giunto fino a noi grazie ad un fatto miracoloso: un episodio eroico, avendo salvato dall’apostasia dei monaci rapiti dai saraceni. Si racconta che fu mandato dal suo egumeno a cercarli e a riscattarli in Africa, anche a prezzo della sua vita. Infatti da uno degli ostaggi, S. Simone seppe che a tutti i costi si voleva far loro rinnegare la fede cristiana; al loro rifiuto, i saraceni volevano percuoterli, ma improvvisamente il loro braccio si paralizzò. Impietosito, il Santo li guarì ottenendo, in seguito a questo miracolo, dal capo dei saraceni, la liberazione di tutti i monaci. Che furono ricondotti sani e salvi alla vita monastica. Ritornato in Calabria, Simone condusse vita ascetica, nel totale nascondimento agli occhi degli uomini.

Preghiera per l’unità dei Cristiani
Signore Gesù Cristo, che alla vigilia della tua passione hai pregato perché tutti i tuoi discepoli fossero uniti perfettamente come tu nel Padre e il Padre in te, fa’ che noi sentiamo con dolore il male delle nostre divisioni e che lealmente possiamo scoprire in noi e sradicare ogni sentimento d’indifferenza, di diffidenza e di mutua astiosità.
Concedici la grazia di poter incontrare tutti in te, affinché dal nostro cuore e dalle nostre labbra si elevi incessantemente la tua preghiera per l’unità dei cristiani, come tu la vuoi e con i mezzi che tu vuoi.
In te che sei la carità perfetta, fa’ che noi troviamo la via che conduce all’unità nell’obbedienza al tuo amore e alla tua verità. Amen.


lunedì 18 novembre 2019

Questa gioia di dimorare nell'amore di Dio incomincia fin da quaggiù (S. Paolo VI).



La tradizione locale ritiene santa Gioconda discepola del vescovo san Prospero — per questo si celebra all’indomani della festa del Patrono—, il cui episcopato risale al secolo V. Tuttavia, il suo culto si è esteso a tutta la città di Reggio e alla Diocesi verso l’anno 1030; in seguito sarà largamente sottolineato anche dall’iconografia reggiana. Il corpo della Santa è conservato e venerato nel tempio cittadino dei santi Pietro e Prospero. Nell’ultima revisione del Proprio diocesano, che risale al 1989, nella memoria di santa Gioconda si propone alla meditazione dei fedeli un passo dell’Esortazione apostolica Gaudete in Domino di San Paolo VI.
Una statua che raffigura Santa Gioconda si trova nella facciata della chiesa di San Prospero e nel transetto al termine della navata della chiesa di san Pietro si può ammirare la Madonna del Giglio, dove ai suoi piedi si possono notare gli sguardi e i gesti dei personaggi in primo piano che sono san Pietro e santa Gioconda, che si volgono alla Madonna, con gli angeli in volo circondano e sembrano sostenere il quadro con la Madonna e il Bambino.
Infine nel santuario della Ghiara c’è la sua immagine nel tamburo della cupola centrale.
La festa per Santa Gioconda nel proprio della diocesi è stata fissata nel giorno 25 novembre.

Santa Gioconda, prega per noi affinché non perdiamo la gioia di essere amati …. salvati!

Da GAUDETE IN DOMINO di S. Paolo VI
Soffermiamoci ora a contemplare la persona di Gesù, nel corso della sua vita terrena. Nella sua umanità, egli ha fatto l'esperienza delle nostre gioie. Egli ha manifestamente conosciuto, apprezzato, esaltato tutta una gamma di gioie umane, di quelle gioie semplici e quotidiane, alla portata di tutti. La profondità della sua vita interiore non ha attenuato il realismo del suo sguardo, né la sua sensibilità. Egli ammira gli uccelli del cielo e i gigli dei campi. Egli richiama tosto lo sguardo di Dio sulla creazione all'alba della storia. Egli esalta volentieri la gioia del seminatore e del mietitore, quella dell'uomo che scopre un tesoro nascosto, quella del pastore che ritrova la sua pecora o della donna che riscopre la dramma perduta, la gioia degli invitati al banchetto, la gioia delle nozze, quella del padre che accoglie il proprio figlio al ritorno da una vita di prodigo e quella della donna che ha appena dato alla luce il suo bambino. Queste gioie umane hanno tale consistenza per Gesù da essere per lui i segni delle gioie spirituali del Regno di Dio: gioia degli uomini che entrano in questo Regno, vi ritornano o vi lavorano, gioia del Padre che li accoglie. E per parte sua Gesù stesso manifesta la sua soddisfazione e la sua tenerezza quando incontra fanciulli che desiderano avvicinarlo, un giovane ricco, fedele e sollecito di fare di più, amici che gli aprono la loro casa come Marta, Maria, Lazzaro. La sua felicità è soprattutto di vedere la Parola accolta, gli indemoniati liberati, una peccatrice o un pubblicano come Zaccheo convertirsi, una vedova sottrarre alla sua povertà per donare. Egli esulta anche quando costata che i piccoli hanno la rivelazione del Regno, che rimane nascosto ai dotti e ai sapienti (20). Sì, perché il Cristo «ha condiviso in tutto, eccetto il peccato, la nostra condizione umana» (21) ha accolto e provato le gioie affettive e spirituali, come un dono di Dio. E senza sosta egli «ai poveri annunziò il vangelo di salvezza, agli afflitti la gioia» (22). Il Vangelo di san Luca offre una particolare testimonianza di questa seminagione di allegrezza. I miracoli di Gesù, le parole di perdono sono altrettanti segni della bontà divina: la folla intera esulta per tutte le meraviglie da lui compiute (23) e rende gloria a Dio. Per il cristiano, come per Gesù, si tratta di vivere, nel rendimento di grazie al Padre, le gioie umane che il Creatore gli dona.
Ma qui è importante cogliere bene il segreto della gioia inscrutabile che dimora in Gesù, e che gli è propria. È specialmente il Vangelo di san Giovanni che ne solleva il velo, affidandoci le parole intime del Figlio di Dio fatto uomo. Se Gesù irradia una tale pace, una tale sicurezza, una tale allegrezza, una tale disponibilità, è a causa dell'amore ineffabile di cui egli sa di essere amato dal Padre. Fin dal suo battesimo sulle rive del Giordano, questo amore, presente fin dal primo istante della sua Incarnazione, è manifestato: «Tu sei il mio figlio prediletto, in te mi sono compiaciuto» (24).
Questa certezza è inseparabile dalla coscienza di Gesù. È una Presenza che non lascia mai solo (25). È una conoscenza intima che lo colma: «Il Padre conosce me e io conosco il Padre» (26). È uno scambio incessante e totale: «Tutte le cose mie sono tue e tutte le cose tue sono mie» (27). Il Padre ha rimesso al Figlio il potere di giudicare, quello di disporre della vita. È una reciproca inabitazione: «Io sono nel Padre e il Padre è in me» (28). A sua volta, il Figlio rende al Padre un amore senza misura: «Io amo il Padre e faccio quello che il Padre mi ha comandato» (29). Egli fa sempre ciò che piace al Padre: è il suo «cibo» (30). La sua disponibilità giunge sino al dono della sua vita d'uomo, la sua fiducia sino alla certezza di riprenderla: «Per questo il Padre mi ama: perché io offro la mia vita, per poi riprenderla di nuovo» (31). In questo senso, egli si rallegra di andare al Padre. Non si tratta per Gesù di una effimera presa di coscienza: è l'eco, nella sua coscienza umana, dell'amore che egli conosce da sempre come Dio nel seno del Padre: «Tu mi hai amato prima della creazione del mondo» (32). Vi è qui una relazione incomunicabile d'amore, che si 'identifica con la sua esistenza di Figlio, ed è il segreto della vita trinitaria: il Padre vi appare come colui che si dona al Figlio, senza riserva e senza intermissione, in un impeto di generosità gioiosa, e il Figlio come colui che si dona nello stesso modo al Padre, con uno slancio di gratitudine gioiosa, nello Spirito Santo.
Ed ecco che i discepoli, e tutti coloro che credono nel Cristo, sono chiamati a partecipare a questa gioia. Gesù vuole che essi abbiano in se stessi la pienezza della sua gioia (33): «E io ho fatto conoscere loro il tuo nome e lo farò conoscere, perché l'amore col quale mi hai amato sia in essi e io in loro» (34).
Questa gioia di dimorare nell'amore di Dio incomincia fin da quaggiù. È quella del Regno di Dio. Ma essa è accordata su di una via scoscesa che richiede una totale fiducia nel Padre e nel Figlio, e una preferenza data al Regno. Il messaggio di Gesù promette innanzi tutto la gioia, questa gioia esigente; non si apre essa attraverso le beatitudini? «Beati, voi poveri, perché vostro è il Regno di Dio. Beati voi che ora avete fame, perché sarete saziati. Beati voi che ora piangete, perché riderete» (35).

(20) Cfr. Luc. 10, 21
(21) Prex Eucharistica, IV; cfr. Hebr. 4, 15
(22) Ibid.; cfr. Luc. 4, 18
(23) Cfr. Luc. 13, 17
(24) Luc. 3, 22
(25) Cfr. Io. 16, 32
(26) Io. 10, 15
(27) Ibid. 17, 10
(28) Ibid. 14, 10
(29) Ibid. 14, 31
(30) Cfr. Io. 8, 29; 4, 34
(31) Io. 10, 17
(32) Ibid. 17, 24
(33) Cfr. Io. 17, 13
(34) Io. 17, 26
(35) Luc. 6, 20-21