venerdì 23 ottobre 2020

Figlio della terra brianzola ... ex cattolica!

 

Il beato Giovannangelo Porro nacque nel 1451 a Seveso (Milano). Si fece frate dei Servi di Maria nel 1468, dopo la morte del padre. Fu dapprima nel convento di Milano, poi a Firenze dove venne ordinato sacerdote.


Per quasi 20 anni visse in solitudine nell'eremo di Monte Senario, aperto nel 1240 dai Sette santi fondatori. Il priore generale lo rivolle a Milano come esempio di vita in un momento di crisi nell'osservanza del carisma.


Morì nel 1505 e riposa incorrotto nella chiesa milanese dei Servi. Fino al 1966 si celebra la giornata del bambino ammalato in memoria della guarigione del piccolo Carlo Borromeo. È beato dal 1737.



Interceda per noi, o Signore, il beato Giovannangelo, che mirabilmente rifulse nell’impegno di un’autentica vita monastica e per l’insegnamento della tua dottrina, affinché, fisso in te il nostro cuore, perseveriamo nella vita evangelica e nel fervore apostolico. Per il nostro Signore.

(Dal proprio dei Servi di Maria)


giovedì 22 ottobre 2020

Per un'Europa unita nel bene!

 


Giovanni è nato nel 1386 a Capestrano, vicino all'Aquila, da un barone tedesco, ma da madre abruzzese. Studente a Perugia, si laureò e divenne ottimo giurista, tanto che Ladislao di Durazzo lo fece governatore di quella città. Ma caduto prigioniero, decise di farsi francescano, diventando amico di san Bernardino e difendendolo quando, a causa della devozione del Nome di Gesù, venne accusato d'eresia. Anch'egli così prese come emblema il monogramma bernardiniano. 







Il Papa lo inviò suo legato in Austria, in Baviera, in Polonia, dove si allargava sempre di più la piaga degli Ussiti. In Terra Santa promosse l'unione degli Armeni con Roma. Aveva settant'anni, nel 1456, quando si trovò alla battaglia di Belgrado investita dai Turchi. 

Per undici giorni e undici notti non abbandonò mai il campo. Ma tre mesi dopo, il 23 ottobre, Giovanni muore di peste a Ilok, in Croazia. È stato canonizzato da papa Alessandro VII il 16 ottobre 1690. 





Nel 1984 il Papa san Giovanni Paolo II lo ha proclamato patrono dei cappellani militari di tutto il mondo. 

È detto Apostolo dell’Europa unita, ma non come si intendeva, contro i turchi, ma auspichiamo, e invochiamolo, per un’Europa unita per il bene nel continente europeo, per la vera fraternità e per il rispetto di ogni diversità.

mercoledì 21 ottobre 2020

San Gaspare, prega per noi!



21 ottobre: San Gaspare del Bufalo, sacerdote, fedele a Gesù e al Papa durante la tirannia napoleonica.

 

"Il santo nasce nel 1786 in Roma (e senza fare del campanilismo non dispiace il sottolinearlo) in un momento storico particolarmente movimentato, con la Santa Sede alle prese con le conseguenze tumultuose della sanguinosa Rivoluzione francese. Giovanetto, frequenta la Chiesa del Gesù attigua alla sua abitazione di Palazzo Altieri. Lo attrae in modo particolare il santo missionario Francesco Saverio e si sente per un momento portato verso la Compagnia. Ma non era questo il disegno della Provvidenza. La sua vocazione era per il sacerdozio secolare, ma non davvero in una visione statica". (FONTE)

venerdì 16 ottobre 2020

"Guerriero forte", "chi si vanta, si vanti nel Signore": Gerardo Maiella.


 18La parola della croce infatti è stoltezza per quelli che si perdono, ma per quelli che si salvano, ossia per noi, è potenza di Dio. 19Sta scritto infatti:

Distruggerò la sapienza dei sapienti
e annullerò l'intelligenza degli intelligenti.

20Dov'è il sapiente? Dov'è il dotto? Dov'è il sottile ragionatore di questo mondo? Dio non ha forse dimostrato stolta la sapienza del mondo? 21Poiché infatti, nel disegno sapiente di Dio, il mondo, con tutta la sua sapienza, non ha conosciuto Dio, è piaciuto a Dio salvare i credenti con la stoltezza della predicazione. 22Mentre i Giudei chiedono segni e i Greci cercano sapienza, 23noi invece annunciamo Cristo crocifisso: scandalo per i Giudei e stoltezza per i pagani; 24ma per coloro che sono chiamati, sia Giudei che Greci, Cristo è potenza di Dio e sapienza di Dio. 25Infatti ciò che è stoltezza di

Dio è più sapiente degli uomini, e ciò che è debolezza di Dio è più forte degli uomini.

26Considerate infatti la vostra chiamata, fratelli: non ci sono fra voi molti sapienti dal punto di vista umano, né molti potenti, né molti nobili. 27Ma quello che è stolto per il mondo, Dio lo ha scelto per confondere i sapienti; quello che è debole per il mondo, Dio lo ha scelto per confondere i forti; 28quello che è ignobile e disprezzato per il mondo, quello che è nulla, Dio lo ha scelto per ridurre al nulla le cose che sono, 29perché nessuno possa vantarsi di fronte a Dio. 30Grazie a lui voi siete in Cristo Gesù, il quale per noi è diventato sapienza per opera di Dio, giustizia, santificazione e redenzione, 31perché, come sta scritto, chi si vanta, si vanti nel Signore. (1 Cor1)


IL NOME

Deriva dal nome germanico Gerhard, composto dai termini ger (o gaira, "lancia") e hart (o hard, hardu, "duro", "forte"). Il significato è interpretabile come "forte con la lancia"[4], "abile con la lancia"[5] o anche "guerriero forte”.

Latinizzato in forme quali Gherardus (direttamente dal tedesco Gerhard) Gerardus (dal francese Gérard), il nome Gerardo è diffuso maggiormente nell'Italia meridionale, soprattutto in Campania, nelle provincie di Foggia e Potenza e nella Calabria settentrionale. La variante Gherardo, invece, risulta più comune nel centro-nord Italia, mentre l'ipocoristico Gaddo è più tipico della Toscana.


Sebbene foneticamente simile, va precisato che il nome Giraldo non consiste in una variante di Gerardo, per quanto spesso i due nomi siano stati confusi l'uno con l'altro. (Wikipedia)






NEL MARTIROLOGIO E NELLA MEMORIA LOCALE

29 gennaio, beato Gerardo di Kremsmünster, abate

23 aprile, san Gerardo, vescovo di Toul

13 maggio, beato Gherardo di Villamagna, terziario francescano

25 maggio, beato Gerardo Mecatti, terziario francescano

29 maggio, san Gerardo, vescovo di Mâcon

6 giugno, san Gerardo dei Tintori, laico e fondatore dell’Ospedale

13 giugno, beato Gerardo di Chiaravalle, monaco, fratello di san Bernardo

30 luglio, san Gerardo Lutzelkolb, religioso francescano e martire

1 agosto, beato Gerarado (Gerhard) Hirschfelder, sacerdote e martire


a Dachau

11 agosto, san Gerardo pellegrino di Gallinaro, laico

24 settembre, san Gerardo Sagredo, detto "apostolo d'Ungheria", vescovo di Csanàd e martire presso Buda

3 ottobre, san Gerardo di Brogne, abate

13 ottobre, beato Gerardo, fondatore dell'Ordine di Malta

16 ottobre, san Gerardo Maiella, religioso redentorista

16 ottobre, beato Gerardo da Chiaravalle, abate, protomartire cistercense

30 ottobre, san Gerardo La Porta da Piacenza, vescovo di Potenza

15 novembre, beato Gerardo, religioso mercedario

5 dicembre, san Geraldo (Gerardo) di Braga, vescovo


29 dicembre, beato Gerardo Cagnoli, religioso francescano










IL SANTO


Gerardo Maiella. Umanamente parlando non è un granché: di costituzione gracile, di salute cagionevole, di istruzione scarsa. Anche perché ha dovuto iniziare a lavorare presto per mantenere la famiglia, visto che papà muore quando lui è ancora un bambino, senza aver avuto il tempo di insegnargli il suo mestiere di sarto. Finisce così, come apprendista, in casa di un sarto esperto, dove colleziona ingiurie e percosse, ma il ragazzino non si scompone più di tanto, perché sta imparando ad accettare tutto per “amor di Dio”. Quando potrebbe mettersi in proprio, decide invece di andare a fare il domestico nella casa del vescovo di Lacedonia: non è un posto molto ambito, perché il vescovo è prepotente, esigente e autoritario.

Quelli che l’hanno preceduto hanno resistito in quell’incarico al massimo tre settimane, lui vi resta per tre anni, cioè fino alla morte del vescovo, ed è forse l’unico a piangerlo sinceramente, perché è riuscito a scoprire i buoni sentimenti del padrone anche sotto la scorza di uomo burbero e insopportabile.

Tornato al paese, Muro Lucano, apre bottega, ma neanche come sarto è


un granché: prega più volentieri di quanto non sappia tagliare e cucire, è sempre incollato al tabernacolo o assorto in meditazione, più alla ricerca della volontà di Dio che attento alle esigenze dei clienti. La sua diventa la bottega del “sarto fai da te”, che non riesce a mettere un soldo da parte perché, quando si fa pagare, dopo aver comprato quello che serve alla mamma e alle sorelle, il suo denaro va a finire nelle tasche dei poveri o nella celebrazione di messe per i defunti.

Pensa seriamente di farsi religioso, ma la cosa è più facile a dirsi che a farsi: i Cappuccini gli dicono subito di no e anche con i Redentoristi le cose non vanno meglio: venuti in paese a predicare una missione, sono subito assediati e perseguitati da quel giovane che vuole diventare come loro e che essi non vogliono, perché oltre alla gracilità, che si vede ad occhio nudo, tutti lo descrivono come un po’ eccentrico, senza arte né parte, un buono a nulla, insomma. E così consigliano alla mamma di chiuderlo in camera, perché al momento della partenza non corra loro dietro. Il consiglio viene eseguito alla lettera, ma al mattino la mamma, nella stanza da letto, trova soltanto un foglio con poche, semplici parole: “Vado a farmi santo”. Annodando le lenzuola, infatti, il ragazzo è riuscito a calarsi dalla finestra: un’evasione in piena regola, un caso degno di “Chi l’ha visto”, se non fosse che di questa fuga si conoscono il motivo e la destinazione: raggiunti i missionari dopo dodici miglia, è riuscito, vista l’insistenza, a farsi accettare.


Lo mandano come “Fratello inutile” in vari conventi redentoristi, dove fa di tutto: il giardiniere, il sacrestano, il portinaio, il cuoco, l’addetto alla pulizia della stalla e in tutte queste umili semplicissime mansioni l’ex ragazzo “inutile” si esercita a cercare la volontà di Dio.

Ubbidientissimo, mortificato, devoto, semina amore e concordia mentre fa la questua. Ai poveri distribuisce tutto, anche i suoi pochi effetti personali. Nei semplici gesti che compie c’è del prodigioso e la gente grida al miracolo, che fiorisce al suo passaggio. Un giorno viene accusato di una relazione per lo meno sospetta con una ragazza: non si discolpa e non si giustifica, preferendo che la verità venga a galla da sola e cercando anche in questa prova dolorosa di fare la volontà di Dio. Sarà infatti discolpato proprio da chi l’aveva calunniato, mentre tutti ammirano il suo eroismo, la sua pazienza e la sua sopportazione. Un bel giorno è colpito dalla tubercolosi e deve mettersi a letto; sulla porta della sua cella ha fatto scrivere; “Qui si fa la volontà di Dio, come vuole Dio e fino a quando vuole Dio”.


Muore nella notte tra il 15 e il 16 ottobre 1755: ha soltanto 29 anni, dei quali appena tre passati in convento durante i quali ha fatto passi da gigante verso la santità.

Beatificato da Leone XIII nel 1893, Gerardo Majella è stato proclamato santo da Pio X nel 1904. da allora è uno dei santi più venerati del nostro Meridione, si continua a ricorrere alla sua intercessione e, in particolare, è conosciuto come il “santo dei parti felici” per la particolare protezione che molte mamme hanno sperimentato durante la gravidanza e al momento del parto. (Gianpiero Pettiti)

giovedì 15 ottobre 2020

"Nada te Turbe" (Teresa d'Avila)

 


Cinquant'anni fa
veniva proclamata Dottore della Chiesa. I suoi scritti sono sempre un nutrimento per l'anima.

Nata nel 1515, fu donna di eccezionali talenti di mente e di cuore. Fuggendo da casa, entrò a vent'anni nel Carmelo di Avila, in Spagna. Faticò prima di arrivare a quella che lei chiama la sua «conversione», a 39 anni. Ma l'incontro con alcuni direttori spirituali la lanciò a grandi passi verso la perfezione. Nel Carmelo concepì e attuò la riforma che prese il suo nome. Unì alla più alta contemplazione un'intensa attività come riformatrice dell'Ordine carmelitano. Dopo il monastero di San Giuseppe in Avila, con l'autorizzazione del generale dell'Ordine si dedicò ad altre fondazioni e poté estendere la riforma anche al ramo maschile. Fedele alla Chiesa, nello spirito del Concilio di Trento, contribuì al rinnovamento dell'intera comunità ecclesiale. Morì a Alba de Tormes (Salamanca) nel 1582. Beatificata nel 1614, venne canonizzata nel 1622. Paolo VI, nel 1970, la proclamò Dottore della Chiesa.




 

"Muoio figlia 

della Chiesa"













Nada te turbe, nada te espante
Nulla ti turbi, nulla ti spaventi


Quien à Dios tiene nada le falta
A chi è vicino a Dio non manca nulla,


Solo Dios basta.
Dio solo basta.


Todo se pasa, Dios non se muda
Tutto passa, Dio non cambia

La paciencia todo la alcanza.
La pazienza ottiene ogni cosa


mercoledì 14 ottobre 2020

Preghiera a Maria Dormiente

 



O Vergine Immacolata, Madre di Dio e Madre degli uomini,

noi crediamo nella tua assunzione in anima e corpo al cielo,

ove sei acclamata da tutti i cori degli angeli e da tutte le schiere dei santi.

E noi ad essi ci uniamo per lodare e benedire il Signore che ti ha esaltata sopra

tutte le creature e per offrirti l'anelito della nostra devozione e del nostro amore.

Noi confidiamo che i tuoi occhi misericordiosi si abbassino sulle nostre miserie

e sulle nostre sofferenze; che le tue labbra sorridano alle nostre gioie

e alle nostre vittorie; che tu senta la voce di Gesù ripeterti per ciascuno di noi:

Ecco tuo figlio.

E noi ti invochiamo nostra madre e ti prendiamo, come Giovanni, per guida,

forza e consolazione della nostra vita mortale.

Noi crediamo che nella gloria, dove regni vestita di sole e coronata di stelle,

sei la gioia e la letizia degli angeli e dei santi. 

E noi in questa terra, ove passiamo pellegrini, guardiamo verso di te,

nostra speranza; attiraci con la soavità della tua voce per mostrarci un giorno,

dopo il nostro esilio, Gesù, frutto benedetto del tuo seno, o clemente,

o pia, o dolce Vergine Maria.

(Venerabile Pio XII)


martedì 13 ottobre 2020

San Vincenzo, prega per noi!

 


O glorioso San Vincenzo, giovane forte e generoso, che vivificato dallo Spirito Santo, hai offerto la tua vita, ti supplichiamo con intensa preghiera, di rivolgere a noi il tuo sguardo propizio.

Accoglici sotto la tua protezione, aiutaci a distruggere nel nostro cuore, il germe dell’odio e a liberarci dal peccato e da ogni male, perché riconciliati con il Padre e tra noi, viviamo come fratelli nell’amore di Cristo.

Proteggi e sostieni la fede dei giovani, assisti la trepida esistenza degli anziani e dei malati, conserva nell’unità e nella pace le nostre famiglie. 

La tua intercessione ci conceda di essere esauditi, e di poterti un giorno ringraziare in cielo, e con te lodare Dio nei secoli in eterno. Amen.


martedì 6 ottobre 2020

Un santo pastore...

 


8 gennaio, sant'Eberardo, missionario irlandese, vescovo di Ratisbona

9 gennaio, beato Eberardo, canonico premonstratense, priore a Schäftlarn

25 marzo, beato Ebeardo VI, conte di Nellenburg, fondatore e poi monaco nel convento di Allerheiligen

22 giugno, sant'Everardo, canonico della cattedrale di Bamberga, monaco benedettino a Prüfening, arcivescovo di Salisburgo

5 luglio, beato Eberardo, monaco laico nell'abbazia di Villers-la-Ville

15 luglio, sant'Eberardo, pastore presso Luzy

31 luglio, beato Everardo Hanse, sacerdote, martire a Londra

12 agosto, beato Eberardo, abate di Breisach

14 agosto, sant'Eberardo, fondatore e primo abate dell'abbazia di Einsiedeln

28 settembre, sant'Eberardo, pastore a Frisinga

30 novembre, beato Eberardo di Stahleck, eremita presso Chumbd sull'Hunsrück

16 dicembre, sant'Eberardo, marchese del Friuli, fondatore di un monastero a Cysoing


lunedì 5 ottobre 2020

"Se la tua mano o il tuo piede ti è motivo di scandalo, taglialo..."

 


“Se la tua mano o il tuo piede ti è motivo di scandalo, taglialo e gettalo via da te. È meglio per te entrare nella vita monco o zoppo, anziché con due mani o due piedi essere gettato nel fuoco eterno”. (Mt 18,8)

Giacomo Papocchi, "onorificentia populi nostri", come definito in antiche iscrizioni, nacque a Montieri, in provincia di Grosseto, nel 1213. In età giovanile prestò la sua opera nelle argentiere locali proprietà dei vescovi volterrani. Fu accusato di furto di argento lavorato nelle locali fonderie; secondo la giustizia dell'epoca, allora amministrata dai senesi, subentrati al Vescovo nella amministrazione locale, argentiere comprese, fu condannato all'atroce pena della mutilazione della mano destra, nonché del piede sinistro, trovandosi così ridotto all'inabilità.

Il triste evento, fu per lui l'occasione di riscoprire la fede, un po' accantonata in epoca giovanile.

Egli chiese al vescovo diocesano l'autorizzazione a farsi "immurare", cioè a vivere in rigorosa clausura, in una piccola cella adiacente la chiesa di San Giacomo Apostolo, sotto la giurisdizione religiosa dei monaci dell'antica abbazia di San Galgano.

Sottoposto a prove diaboliche, raggiunse tuttavia vette di alto misticismo; visioni e miracoli costellarono la sua vita, tanto che il suo culto è pervenuto ininterrotto fino ai giorni nostri. Narrano gli antichi biografi che egli, dalla sua cella, attraverso lo spesso muro che lo separava dalla adiacente chiesa, riuscisse a vedere il sacerdote celebrante la Messa all'altare della chiesa stessa. Ancora nelle antiche biografie si legge che nel beato Giacomo il desiderio dell'eucaristia era tale che, nei giorni imminenti la morte non essendo il sacerdote potuto salire a celebrare la santa messa alla chiesa di San Giacomo Apostolo a causa di un'abbondante nevicata, Gesù stesso, "sacerdote e vittima al tempo stesso", come si canta in un antico inno, scese a comunicarlo.

Morì ricco di meriti, veneratissimo dal suo popolo, il 28 dicembre del 1289.

Il suo venerato corpo si conserva in un'artistica urna (1768) sopra l'altare maggiore della chiesa parrocchiale dei Santi Paolo e Michele nel centro di Montieri. Il suo nome è iscritto nel catalogo dei Santi della diocesi di Volterra.

venerdì 11 settembre 2020

Reliquie e corpi santi a Piedimonte Matese

 


Basilica di S. Maria Maggiore.

La pieve dell’antica, piccola Piedimonte, sorgeva a Piazzetta, oggi Largo S. Maria Vecchia. Aveva la facciata rivolta a Nord, il coro laterale all’altare maggiore, il campanile innalzato nel ‘200, a sinistra vicino all’ingresso superiore dell’attuale palazzo ducale: era lunga 68 palmi (anteriori alla riforma del 1840), larga alla porta 38 palmi e all’altare, compreso il coro, 60.

Nel 1581, secondo la bolla dell’arcipretura, appariva decora, venuta ac ampla forma aedificata, ma nel 1734, secondo un ricorso del clero di Vallata, appariva piccola, rustica, dal soffitto cadente: antiquata, rustico pariete ad intra et extra, parva et incapax populi parochiae propriae, absque architectura confecta cum lacunari et campanaria turri pene labentibus.

In effetti fu chiusa al culto nel 1753; nel 1772 fu abbattuta.

In S. Maria fu predicata la Crociata, e si riunì il clero in capitoli generali.

Dalla fine del ‘500 si intitolò Maggiore, cioè la chiesa principale dedicata alla Madonna, e fu per secoli il sepolcreto di Piedimonte.

L’attuale S. Maria sorse sotto la rupe del Migliarulo coronata dalle mura fortificate ricavando il materiale dal posto.

Il 7 Aprile 1725 fu benedetta la prima pietra dal vescovo Porfirio, presenti i personaggi di Casa Gaetani e un popolo plaudente come si sa dalla cronaca in latino del curato G. Pagano nel IV registro dei battezzati di S. Maria Maggiore.

Dopo qualche anno, raffreddatosi l’entusiasmo, le fabbriche furono abbandonate.

Abbattuta S. Maria vecchia furono ripigliate, e si giunse al 7 Agosto 1773, quando fu aperta al culto dal vescovo Sanseverino, uscito processionalmente da palazzo ducale col capitolo, il clero e il seminario.

I canonici si recarono a S. Giovanni e di lì portarono il Venerabile, si cantò la messa pontificale dopodiché il sindaco Vincenzo d’Amore consegnò le chiavi al Capitolo (atto del notaio Pasquale Paterno in 7 articoli).

Il gesto veniva a dire che la chiesa, fatta con sottoscrizione popolare, era di patronato comunale, tanto che il comune accantonò 20 Ducati l’anno per accomodi, come da lettera dell’arciprete Ragucci del 20 Maggio 1817 al sindaco.

La chiesa ebbe il campanile nel 1827, progetto dell’Ing. Brunelli, e nel 1858 la facciata, progetto Ing. Garzia, con la sottoscrizione di Piedimontesi per lo scampato regicidio di Re Ferdinando II, l’8 Dicembre 1856.

All’interno è lunga m 45,65, larga m 24,10 alta al centro della cupola m 26 circa.

Oltre all’altare maggiore in fabbrica, rivestito di intagli, a sinistra entrando sorge il battistero e le cappelle di S. Raffaele (dei Pertusio), della Natività (dei Giorgio), della Pietà, detta del Rosario (dei Gaetani d’Aragona), e in fondo S. Marcellino. A destra entrando stanno le cappelle del Crocifisso, con altare del 1916, di S. Anna (dei d’Agnese), di S. Giuseppe (dei D’Amore), del S. Volto, e in fondo del Sacramento. Le tele raffiguranti i titoli degli altari sono state levate, e al loro posto stanno dal 1934 le tavole portate da S. Giovanni che non corrispondono alla dedica degli altari.

Il Tesoro, prima nella cappella di S. Marcellino, al posto attuale dal 1645 conserva statue e reliquie.

Al 1° piano, da sinistra: S. Felice prete e martire, † 30 Agosto 304; nel Gennaio 1799 i Francesi rubarono la testa d’argento, e frantumarono il carnio sotto i piedi; dopo ricomposta in un vaso di cristallo; aveva antico culto a Piedimonte di rito doppio: S. Francesco di Sales † 28 Dicembre 1622, di patronato dei Giorgio, piccola reliquia nella croce pettorale (autentica del vescovo di Nardò, del 21 Gennaio 1721); S. Filippo Neri † 26 Maggio 1595, compatrono di Piedimonte con festa di rito doppio, statua fatta scolpire da Filippo Mastrodomenico nell’ultimo ‘600, con al collo piccola reliquia dono del canonico C. G. Iacobelli; S. Bonaventura martire, con teschio sotto la statua; 2° piano da sinistra S. Marciano martire † 17 Giugno 304, a Roma sulla via Ostiense a 2 miglia dalla città, con interessanti particolari, che insieme a S. Casta stava in un cappella in via Petrara dirimpetto al vico Pimpinella; S. Casta martire † 29 Ottobre 304 (?), se ne diceva l’ufficio insieme a S. Marciano; S. Vittorina di cui non si sa niente, con reliquia del braccio donata da don Carlo Gaetani d’Aragona, come la reliquia si S. Silvia, (strumento notaio Giovanni Antonio de Angelis, 9 Maggio 1650); 3° piano, da sinistra 3 ostensori con reliquie dei sS. Genziano, Claudio e Giusta; scarabattola con reliquie di S. Salvato martire, donate da don Lotario della Cinia, a lui donate dal card. Gaspare di Carpegna (autentica nell’urna, 11 Aprile 1706); scarabattola con teschio di S. Callisto martire non conosciuto; ultimo scompartimento a destra 3 ostensori con reliquie dei sS. Antonina, Concordio e Teodoro: in alto, sul frontone: scheletro intero di S. Giuseppe martire samaritano, pare di Antiochia, † 19 Marzo…, reliquia di grande interesse, se autentica. Dal martirio di lui, per erore prese origine la festa di S. Giuseppe. Il martire era figlio di S. Fotina, e fratello di S. Vittore, tutti uccisi per la fede.

Il Tesoro viene aperto di Natale, Pasqua, S. Marcellino e Ognissanti.

Quanto al latte della Madonna, pure conservato in S. Maria, si avverte che si tratta di una polvere bianca che si portava da Tera Santa, ricavata dalla polverizzazione di una tipica rupe.

Da quando fu aperta al culto è servita anche alle cerimonie ufficiali.

Durante il reame di Napoli, il vescovo, alla presenza del sottintendente e delle altre autorità distrettuali, vi ha celebrato i lieti e luttosi avvenimenti di Casa Borbone.

Col mutare degli eventi, dal 1860, il vescovo Di Giacomo vi cominciò a far lo stesso per la nuova Italia.

Il 4 Novembre 1860 ci fu solenne rendimento di grazie col Te Deum, per la raggiunta unificazione nazionale, mentre ancora si combatteva a Gaeta.

La prima festa dello Stato (1° domenica di Giugno), fu solennizzata al Mercato, ma il 28 Giugno, il vescovo celebrò in questa chiesa il solenne suffragio per il conte di Cavour, al quale erano stati proibiti i Sacramenti e i funerali religiosi, perché aveva fatto incamerare dallo Stato il patrimonio della Chiesa. Il vescovo liberale, devoto all’Italia sabauda ed una, vi continuò i solenni rendimenti di grazie, ogni 14 Marzo, genetliaco del sovrano unificatore, fino al ’72. Poi la questione romana non permise che si continuasse.

Le cerimonie patriottiche ripigliarono nel periodo fascista specie con quelle imponenti del 4 Novembre, officiate dai vescovi Del Sordo e Noviello.

 


Solitudine di S. Maria degli Angeli

Fu ideata dal provinciale fr. Giovanni di S. Maria.

Il primo sentiero nel bosco fu tracciato dal boscaiolo, di Castello, Ferrantone, e si arrivò alla rupe.

Il progetto dei frati era che l’eremo ricordasse loro la Verna in Toscana e il Pedroso in Estremadura.

La piccola grotta in alto, sotto la rupe fu dedicata a S. Michele del Gargano, le fabbriche della chiesa e del piccolo convento terminarono dopo circa quattro anni, e la chiesa fu consacrata dal vescovo De Lazzara:

CONSACRATA FUIT BASILICA ISTA AB ILL.MO ET REV.MO DOMINO JOSEPH LAZARA EPISCOPO ALLIPHANO / DIE II AUGUSTI MDCLXXVIII.

Sul cancello d’ingresso, la lapide in alto è attribuita alla religiosa poetessa arcade, principessa Aurora Sanseverino.

TACITURNI ROMITI, O PASSEGGERO, / VIVON LIETI IN QUEST’EREMO BEATO, / CHE NON SENZA PROFETICO MISTERO, / NE’ TEMPI ANDATI IL MUTO FU APPELLATO. / QUI SI CONVERSA IN CIEL, QUI IN SPIRTO VERO, / DA MUTI E MORTI AL MONDO E’ DIO LODATO: / QUI PARLA IL VERBO AL CORE. ENTRI CHI TACE / PERCHE’ ‘L SOLO SILENZIO E’ QUI LOQUACE.


Un viale ombroso, affiancato da una Via Crucis, porta al grazioso santuario e alle cappelle sparse nel bosco. Sono: S. Michele, in alto S. Antonio, fatta costruire dalla duchessa C. Acquaviva; S. Pietro di Alcàntara, edificata per lascito di monS. G. Munos, dopo il 1715; Natività, oggi diruta; S. Giuseppe, oggi diruta, edificata nel 1781 dal P. Gaetano di S. Pietro, Provinciale, e custodiva una copia di Fr. De Mura; quella dedicata a S. Giovan Giuseppe, dove cadde il masso che stava per schiacciarlo, come ricorda la lapide:

D.O.M. SACRUM / IN QUO LOCO B. JOHANNES JOSEPHUS A CRUCE / AB EXTREMO DISCRIMINE COELESTI OPE SERVATU EST…

Nel 1779 fecero il lastricato innanzi alla chiesa e il giardino sottostante; altri restauri vennero inaugurati il 2 Aprile 1905 fino agli ultimi, curati nel 1975-76 dal padre Nicola Borretti o.f.m., coi quali sono state rifatte tutte le strutture interne.

Mettendo da parte qualche cimelio inaccettabile, e le imitazioni (S. Sindone, S. Chiodi, Veronica), fra i cimeli ricordiamo quelli riguardanti S. Giovan Giuseppe (la maschera di cera fatta da Maria de Matteis, il bastone che volò nel duomo di Napoli, dove l’aveva perduto), e il velo di monacazione di S. M. Maddalena de’ Pazzi; fra le relique insigni ricordiamo i corpi dei santi martiri Petronio (a sinistra) Flaviano (sotto), e Vincenzo (a destra). Il Provinciale fr. Gaetano scrive di averli avuti a Roma nel 1777, furono rivestiti di porpora data dalla Regina M. Carolina; a Piedimonte furono fermati al casino del duca, e la domenica 16 Settembre 1720 una processione, preceduta dal duca e da tutti i galantuomini, si diresse all’Annunziata, poi a S. Maria Maggiore, e il giorno seguente da S. Sebastiano le urne salirono a S. Maria Occorrevole; nel 1782 si aggiunsero altre reliquie di S. Vito martire, S. Donato vescovo e martire, e del beato Matteo da Girgenti. Su tutte emerge per la singolarità, il sangue di S. Teresa di Avila † 5 Ottobre 1582 (per la riforma del calendario calcolata al 15 Ottobre): la reliquia, portata a Napoli, era passata dal vescovo di Pozzuoli Nicola de Rosa, al protonotario apostolico Nicola de Bony, al principe di Piedimonte: il sangue era aggrumato, entrando nella solitudine si sarebbe liquefatto, dal Dopoguerra è tornato aggrumato; manca l’analisi chimica.

FONTE

mercoledì 19 agosto 2020

Gesù, t'appartengo ...

 

dagli scritti di S. Giovanni Eudes


San Giovanni Eudes, sacerdote, si dedicò per molti anni alla predicazione nelle parrocchie e fondò poi la Congregazione di Gesù e Maria per la formazione dei sacerdoti nei seminari e quella delle monache di Nostra Signora della Carità per confermare nella vita cristiana le donne penitenti; incrementò moltissimo la devozione verso i sacri Cuori di Gesù e di Maria, morì a Caen nella Normandia in Francia il 19 agosto 1680