martedì 15 ottobre 2019

La Santuzza!


Se a Padova, il Santo è Antonio; la Santuzza a Palermo è Rosalia.

S. Rosalia venerata a S. Magno Cilento
La Santuzza è patrona di San Mango Cilento, frazione del comune di Sessa Cilento, in provincia di Salerno.

Nel comune cilentano il 4 settembre segna un po’ la fine dell’estate: nella frazione San Mango, infatti, si celebra Santa Rosalia da Palermo Vergine e Anacoreta e la ricorrenza è l’ultimo dei festeggiamenti in onore dei santi patroni.

Nella festa di Santa Rosalia a San Mango ci recita l’Opera Sacra che porta in scena la vita della Santuzza. Il testo di autore anonimo è di notevole spessore letterario: risale probabilmente al XVIII secolo e fu forse scritto da un ecclesiastico. La tradizione sanmanghese più antica vorrebbe che l’Opera venisse rappresentata a mezzogiorno del 4 settembre, tuttavia in tempi più recenti è stata allestita per la sera della vigilia e si è consolidata l’usanza di riproporne una riduzione durante la processione del giorno di festa nei pressi dell’antico mulino. Le persone più anziane del paese ricordano a memoria le battute dei due atti che compongono l’Opera Sacra e che, fino agli anni Cinquanta, erano riservate esclusivamente all’interpretazione maschile. (fonte)

Rosalia, vergine eremita del XII secolo, santa Rosalia è divenuta patrona di Palermo nel 1666 con culto ufficiale esteso a tutta la Sicilia. Figlia di un nobile feudatario, Rosalia Sinibaldi visse in quel felice periodo di rinnovamento cattolico, che i re Normanni ristabilirono in Sicilia, dopo aver scacciato gli Arabi che se n'erano impadroniti dall'827 al 1072; favorendo il diffondersi di monasteri Basiliani e Benedettini. In quest'atmosfera di fervore e rinnovamento religioso, s'inserì la vocazione eremitica della giovane che lasciò la vita di corte e si ritirò in preghiera in una grotta sul monte Pellegrino, dove, secondo la tradizione, morì il 4 settembre 1160. Nel 1624, mentre a Palermo la peste decimava il popolo, lo spirito di Rosalia apparve in sogno ad una malata, e poi ad un cacciatore. A lui Rosalia indicò la strada per ritrovare le sue reliquie, chiedendogli di portarle in processione per la città. Così fu fatto: e dove quei resti passavano i malati guarivano, e la città fu purificata in pochi giorni. Da allora, a Palermo, la processione si ripete ogni anno. Rosalia, fu inclusa nel Martirologio romano nel 1630 da Papa Urbano VIII.

È patrona oltre che di Palermo, anche di San Mango Cilento (SA), di Racalmuto (AG), di Bivona (AG), di Bisacquino (PA), di Centuripe (EN), di Campofelice di Roccella (PA), di Santo Stefano Quisquina (AG), di Delia (CL), di Lentiscosa di Camerota (SA), di Vicari (PA), di Baucina (PA), di Pegli (GE), di Santa Margherita di Belice (AG), di Rina di Savoca (ME), di Montelepre (PA) e compatrona di Benetutti (SS).
Due curiosità lombarde. È venerata a Salò e nella Chiesa di S. Bernardino alle Ossa in Milano.

lunedì 14 ottobre 2019

Patrono delle onoranze funebri




La memoria annuale di papa Callisto, secondo la tradizione custode del cimitero che porta il suo nome, forse un fossore, poi diacono di papa Zefirino, ci fa celebrare il patrono di coloro che svolgo la custodia dei cimiteri e che sono legati alla gestione dei funerali.
Un mestiere sempre guardato con ostilità, ma è un mestiere, visto che oramai socialmente la sepoltura dei morti, pur essendo rimasta una opera di misericordia, non è più un compito ecclesiale legato alle confraternite delle Buona morte, ma è vincolato in ambito civile e legato, nel bene e nel male alle leggi dello Stato e al dio denaro.
Invocare la benedizione del Signore su questo attività, per intercessione di S. Callisto, significa chiedere di non far diventare il dio denaro la misura del tutto (come già è!), ma anche auspicare una sufficiente compassione e umanità su questo momento delicato, alcune volte drammatico, della vita dell’uomo.
Dall’Alpi a Sicilia, oramai prendono piede modalità deplorevoli nelle funzioni funebri. 
L’abominio è l’applauso al feretro, come se fosse un gesto di lutto. Siamo passati al pianto pagato all'applauso gratuito.
Per non parlare della dispersione delle ceneri dopo la cremazione. Gesto ammonito dalla Chiesa e vietano, pena la non celebrazione delle esequie religiose, perché disperdere non è attendere il ritorno del Signore.
Infine l’ambiguità della relazione parenti del defunto, sacerdote e agenzia funebre, che pilotata da quest’ultima, spesso gestisce i suoi interessi (economici!) facendo cadere la colpa delle scelte sulla parrocchia, per i parenti, e sui parenti, per la parrocchia.
Dimenticare i tempi di attesa dopo i funerali con chiacchierare inutili e fuori luogo in cui l'agenzia non prende posizione, perché apparentemente c'è di mezzo la finta attenzione ai parenti del defunto, ma in realtà è attenzione al portafoglio, non solo per il momento, ma sul futuro.
San Callisto, prega per noi!

domenica 13 ottobre 2019

Lungo il cammino verso Gerusalemme...




Lungo il cammino verso Gerusalemme, Gesù attraversava la Samaria e la Galilea.
Dall’orazione colletta siamo invita in questa domenica a rendere gloria a Dio per il dono della fede. Sarebbe diversa la nostra vita senza questo dono? In che modo?
Continua il cammino.
In un villaggio avviene la purificazione di 10 lebbrosi, ma solo uno di loro, un straniero di Samaria, riconosce il dono e pieno di gratitudine torna a lodare Dio.
Tanti temi dentro questa piccola vicenda.
1. Mi capita nelle visite alle famiglie di trovare svariati simboli: mani di Fatma, grappoli d’uva fatti di monete, per non parlare poi di cornetti rossi, alcuni pure appesi al collo o alle orecchie. Perché?
Nei racconti tra la prima lettura e il Vangelo c’è un forte richiamano alla Signoria di Dio e del suo Cristo. In terra di missione – racconta P. Fumagalli - se il matrimonio dei coniugi non ha abbandonato tutte le credenze tribali, non si concede il battesimo ai figli infanti. Capite il senso?
La purificazione del lebbroso è certamente richiamo alla purificazione della nostra fede da elementi fasulli o pericolosi. Quali?
Solo una fede radicata nel Vangelo generata una vita evangelica.
2. La seconda lettura ci parla ancora – come domenica scorsa - di sofferenza per il Vangelo. Cosa vuol dire soffrire per il Vangelo? Già il fatto che mi gioco fino in fondo e con fatica, per incarnarlo, è già un modo per soffrire per il Vangelo.
3. Eravamo stati educati al tempo dell’amato Cardinal Martini, poi andato nel dimenticatoio, alla confessio laudis: dall'ultima confessione, quali sono le cose per cui sento di dover maggiormente ringraziare Dio che mi è stato vicino? Iniziare con il ringraziamento e la lode mette la nostra vita nel giusto quadro ed è molto importante far emergere i doni che il Signore ci ha fatto.
Il lebbroso purificato-guarito ci ricorda che saper lodare Dio per le cose belle, è uno sguardo sulla vita necessario. Amen.

sabato 12 ottobre 2019

Mafalda divenne un simbolo!



La tragica storia della principessa Mafalda Maria Elisabetta di Savoia-Assia (Roma, novembre 1902-Buchenwald 28 agosto 1944), secondogenita del re Vittorio Emanuele III ed Elena di Montenegro è tristissima e straziante. La pupilla di casa Savoia era andata sposa, il 23 settembre 1925, al principe tedesco Landgrave Philipp von Hesse (Germania, 6 novembre 1896 - Roma, 25 ottobre 1980) tenente dell'Esercito prussiano. Il nazismo, pur non riconoscendo titoli nobiliari utilizzò il Langravio d'assia conferendogli un grado nelle SS e vari incarichi. Non si sa se Filippo fosse un nazista convinto, di certo Mafalda, almeno nei primi tempi ammirava Hitler come del resto aveva ammirato Mussolini. Una foto storica li ritrae circondati da innumerevoli e importanti invitati sullo scalone d'onore del castello reale di Racconigi il giorno delle fastose nozze. L'unione principesca fu allietata dalla nascita di quattro figli: Maurizio - Maurice Frederick Charles (Racconigi, 1926) sposò nel 1964 la Principessa tedesca Tatjana di Sayn-Wittgenstein-Berleburg, da cui divorziò nel 1974 ; Enrico - Henry William Constantine (Roma, 1927-Langen, 1999); Otto - Otto Adolf (Roma, 1937 –Hannover, 1998) sposò nel 1965 Angela von Doering da cui divorziò nel 1969; seconde nozze nel 1988 con la cecoslovacca Elisabeth Bönker, da cui divorzio nel 1994; Elisabetta - Elisabeth Margarethe Elena Johanna Maria Jolanda Polyxene (Roma, 1940) sposò nel 1962 Friedrich Carl Gf von Oppersdorff (1925-1985). La vita scorreva via, felice e piena. Mafalda aveva ricevuto come dono di nozze Villa Polissena, a Roma: è lì che abitava quando tornava in Italia. Poi il destino di Mafalda diventa tragico. Nel 1943, in piena guerra mondiale, la principessa Savoia partì alla volta della Bulgaria. Voleva abbracciare la sorella Giovanna di Savoia moglie del re Boris III, agonizzante. La firma della resa dell'Italia agli anglo-americani e il suo annuncio (8 settembre) la colsero Oltralpe. In pieno marasma con il piano di Hitler che voleva arrestare il Re Vittorio Emanuele III, la Regina e il principe ereditario. Che elusero la cattura rifugiandosi a Ortona e poi, via mare, a Brindisi. Mafalda volle a tutti i costi ritornare a Roma per riabbracciare i figli. I piccoli Savoia-Assia erano ben nascosti in Vaticano sotto la protezione del cardinal Montini, il futuro Paolo VI. Il resto è noto. Fu catturata con l'inganno dai nazisti di Kesselring (Mafalda è stata arrestata il 22 settembre 1943 a Villa Wolkonski sede dell'ambasciata tedesca dove era stata attirata con un inganno. Che venne in seguito portata all'aeroporto dell'Urbe e imbarcata su un volo per Berlino) e deportata a Buchenwald. Il 18 ottobre del '43 Mafalda varcò il portone del Campo di concentramento. La principessa possedeva solo i vestiti che indossava al momento dell'arresto. Le sue richieste di vestiti e biancheria furono sempre negate. Le fu proibito anche di scrivere ed il suo nome venne cambiato con quello di MADAME ABEBA. Rinchiusa in una baracca riservata a prigionieri particolari che non lavoravano e ricevevano il vitto delle SS che era poco migliore di quello che ricevevano i prigionieri comuni, soggiornò insieme al socialdemocratico tedesco ed ex ministro Brenschiel e sua moglie nonché una dama di compagniaLa principessa ebbe occasione di conoscere un prigioniero italiano, il sardo Leonardo Bovini, addetto allo scavo di una trincea antiaerea all'interno del recinto della baracca dove Mafalda era prigioniera. Da lui si ebbe la notizia al Campo della presenza della principessa di Savoia. Il 24 agosto del '44 Buchenwald venne bombardato dagli alleati anglo-americani. Mafalda rimase ferita gravemente: il braccio sinistro ustionato fino all'osso e una vasta bruciatura sulla guancia. Venne trasportata nella camera di tolleranza del Campo trasformata provvisoriamente in lazzaretto. Fu operata in ritardo dal medico capo delle SS perché non avesse contatti con i prigionieri e con metodo inadeguato alla circostanza. Non venne soccorsa adeguatamente e dopo quattro giorni d'agonia in preda alla cancrena la sfortunata principessa moriva, a soli 42 anni. La salma della principessa non fu cremata come accadeva normalmente, ma messa in una cassa nera di legno e trasportata a Weimar in Germania dove fu messa nel reparto d'onore riservato ai caduti in guerra nella fossa comune 262 delle SS. Recentemente fu scoperto che Mafalda non fu mandata subito in Germania ma a Bolzano nel Campo smistamento dei prigionieri (ebrei, zingari, politici). Ci sono testimoni oculari che l'hanno riconosciuta nel campo di Bolzano. Era sempre vicina a una signora ebrea. Ma nessuno ha potuto avvicinarla». Perché il re non ha avvertito la figlia sul pericolo imminente? «Non sapeva con esattezza la data dell'armistizio. Il dramma è che non sono riusciti a coordinarsi. Lei è stata avvertita, però, al confine italiano. Ma essendo sposata con un principe tedesco s'è fidata, non ha pensato di poter diventare un capro espiatorio per i nazisti. Mafalda invece divenne un simbolo, anche il marito fu spedito nel Campo di concentramento di Flossenburg. (da www.lager.it)

PREGHIERA
Pietosissimo Iddio, che nei Tuoi imperscrutabili disegni, permettesti che la Tua serva Mafalda, nata e vissuta nella regalità della corte, si dipartisse da questa terra in seguito alle sofferenze ed all'abbandono vissuto negli ultimi mesi della sua esistenza terrena, lontano dalle cure e dall'affetto dei suoi, umiliata e vilipesa in suolo nemico, accetta il suo sacrificio!
Fà che ella, spiritualmente ricollegata alle grandi donne della sua casa che la precedettero, in una dinastia di Santi e di Eroi, ascenda presto alla Beatitudine del Regno dei Cieli, onde intercedere presso di Te per la grandezza del Regno d'Italia.
Così sia.

Con approvazione ecclesiastica
+ Giuseppe Gagnor, Vescovo
18 nov. 1945

venerdì 11 ottobre 2019

Ave Maria, Madre ai piedi della croce!




LITANIE ALL'ADDOLORATA
Signore, pietà
Cristo, pietà
Signore, pietà
Cristo, ascoltaci
Cristo, esaudisci
Padre del cielo, che sei Dio. Abbi pietà di noi
Figlio, Redentore del mondo, che sei Dio. Abbi pietà di noi
Spirito Santo Paraclito, che sei Dio. Abbi pietà di noi
Santa Trinità, unico Dio. Abbi pietà di noi
Santa Maria. prega per noi
Madre addolorata
Madre ai piedi della croce
Madre priva del Tuo Figlio
Madre trafitta dalla spada del dolore
Madre crocifissa nel cuore
Madre testimone della Risurrezione
Vergine obbediente
Vergine penitente
Vergine fedele
Vergine del silenzio
Vergine del perdono
Vergine dell'attesa
Donna esule
Donna paziente
Donna coraggiosa
Donna del dolore
Donna della Nuova Alleanza
Donna della speranza
Novella Eva
Strumento della redenzione
Serva della riconciliazione
Difesa degli innocenti
Coraggio dei perseguitati
Fortezza degli oppressi
Speranza dei peccatori
Consolazione degli afflitti
Rifugio dei miseri
Conforto degli esuli
Sostegno dei deboli
Sollievo degli infermi
Regina dei martiri
Gloria della Chiesa
Vergine della Pasqua
Agnello di Dio, che togli i peccati del mondo, perdonaci, Signore
Agnello di Dio, che togli i peccati del mondo, ascoltaci, Signore
Agnello di Dio, che togli i peccati del mondo, abbi pietà di noi

Prega per noi, santa Vergine addolorata! E saremo degni delle promesse di Cristo.

PREGHIAMO
O Dio, Tu che hai voluto che la vita della Vergine fosse segnata dal mistero del dolore; concedici, Ti preghiamo, di camminare con Lei sulla via della fede e di unire le nostre sofferenze alla Passione di Cristo perché diventino occasione di grazia e strumento di salvezza. Per Cristo nostro Signore. Amen.

giovedì 10 ottobre 2019

PREGHIERA PER L'ITALIA



PREGHIERA DEL SANTO PADRE 
GIOVANNI PAOLO II
PER L'ITALIA
Martedì, 15 marzo 1994

O Dio, nostro Padre,
ti lodiamo e ringraziamo.
Tu che ami ogni uomo e guidi tutti i popoli
accompagna i passi della nostra nazione,
spesso difficili ma colmi di speranza.
Fa’ che vediamo i segni della tua presenza
e sperimentiamo la forza del tuo amore, che non viene mai meno.
Signore Gesù, Figlio di Dio e Salvatore del mondo,
fatto uomo nel seno della Vergine Maria,
ti confessiamo la nostra fede.
Il tuo Vangelo sia luce e vigore
per le nostre scelte personali e sociali.
La tua legge d’amore conduca la nostra comunità civile
a giustizia e solidarietà, a riconciliazione e pace.
Spirito Santo, amore del Padre e del figlio
con fiducia ti invochiamo.
Tu che sei maestro interiore svela a noi i pensieri e le vie di Dio.
Donaci di guardare le vicende umane con occhi puri e penetranti,
di conservare l’eredità di santità e civiltà
propria del nostro popolo,
di convertirci nella mente e nel cuore per rinnovare la nostra società.
Gloria a te, o Padre, che operi tutto in tutti.
Gloria a te, o Figlio, che per amore ti sei fatto nostro servo.
Gloria a te, o Spirito Santo, che semini i tuoi doni nei nostri cuori.
Gloria a te, o Santa Trinità, che vivi e regni nei secoli dei secoli.
Amen.
S. IOANNES PAULUS PP. II

mercoledì 9 ottobre 2019

Benedetto, fratello di Fructa, prega per noi!




Scarne sono le notizie agiografiche sul patrono di S. Benedetto al Tronto.
La fonte è parte della lapide ritrovata vicino all’ingresso nella chiesa abbaziale di S. Benedetto, situata nella parte alta della città di S. Benedetto del Tronto.
La lapide ricostruita, ad opera del Michettoni, dal frammento centrale della lapide stessa, dice:

INNOCENTE DI MANI E DI CUORE CHE NON PRESE (forse PERSE, un errore di battitura) INVANO L’ANIMA SUA AVENDO CONSEGUITA LA BENEDIZIONE ETERNA DEL MONDO QUESTI È VERAMENTE E DI NOME E DI MERITO BENEDETTO. IL QUALE VISSE 28 ANNI. DEPOSTO IN PACE IL 13 OTTOBRE SOTTO DIOCLEZIANO E MASSIMIANO AUGUSTI CONSOLI. QUI È DEPOSTA FRUTTA SORELLA GERMANA DI LUI LA QUALE VISSE 58 ANNI COSÌ CONGIUNTI SOTTO IL MEDESIMO SEPOLCRO. (fonte: S. Benedetto Martire. Memoria. Testimonianze. Culto. – a cura di Pietro Pompei, 1995)
Cosa si deduce? Il nome: Benedetto. Morto all’età di 28 anni, il 13 ottobre. La lapide dice inoltre che nella stessa tomba fu poi sepolta anche la sorella gemella, Fructa, morta all’età di 58 anni.
Il nome Frutta, secondo alcuni studi, è ritenuto di area friulana, diffuso in quel periodo. Da qui l’origine friulana di Benedetto.
Nel Martirologio Romano in corso il nome del patrono di S. Benedetto del Tronto non è inserito e nemmeno era presente in quello del 1956, che in data 13 ottobre riportava:

Die 13 Octobris. Tertio Idus Octobris.
Sancti Eduardi, Regis Anglorum et Confessoris, qui Nonis Januarii obdormivit in Domino, sed hac die, ob Translationem corporis ejus, potissimum colitur.
Apud Troadem, Asiae minoris urbem, natalis sancti Carpi, qui fuit discipulus beati Pauli Apostoli.
Cordubae, in Hispania, item natalis sanctorum Martyrum Fausti, Januarii et Martialis; qui, primo equulei poena cruciati, deinde, superciliis rasis, dentibus evulsis, auribus quoque et naribus praecisis, ignis passione martyrium consummarunt.
Thessalonicae sancti Florentii Martyris, qui, post varia tormenta, igne combustus est.
Apud Stokeraviam, in Austria, sancti Colmanni Martyris.
Antiochiae sancti Theophili Episcopi, qui, sextus post beatum Petrum Apostolum, ejusdem Ecclesiae Pontificatum tenuit. 
Turonis, in Gallia, sancti Venantii, Abbatis et Confessoris.
Apud Sublacum, in Latio, sanctae Chelidoniae Virginis.

Tutto questo fa del Martire Benedetto uno dei tanti santi venerati, ma non ufficialmente riconosciuti (nulla di nuovo e di male!), ma visto anche i dati archeologici fa di lui un “corpo santo”, con tutto quello che significa questo termine.
Per Benedetto, fratello di Fructa, solenni sono i festeggiamenti che gli abitanti di S. Benedetto del Tronto dedicano al loro santo patrono nel giorno della festa del 13 ottobre.

giovedì 3 ottobre 2019

Nuovi beati e Venerabili




BEATI
– il miracolo, attribuito all’intercessione del Venerabile Servo di Dio Stefano Wyszyński, Cardinale di Santa Romana Chiesa, Arcivescovo Metropolita di Gniezno e Varsavia, Primate di Polonia; nato a Zuzela (Polonia) il 3 agosto 1901 e morto il 28 maggio 1981 a Varsavia (Polonia);
– il miracolo, attribuito all’intercessione del Venerabile Servo di Dio Francesco Mottola, Sacerdote diocesano, Fondatore dell’Istituto Secolare delle Oblate del Sacro Cuore; nato a Tropea (Italia) il 3 gennaio 1901 e ivi morto il 29 giugno 1969;
– il miracolo, attribuito all’intercessione della Venerabile Serva di Dio Alessandra (Sandra) Sabattini, Laica; nata il 19 agosto 1961 a Riccione (Italia) e morta il 2 maggio 1984 a Bologna (Italia);
– il martirio del Servo di Dio Giovanni Roig y Diggle, Laico; nato il 12 maggio 1917 a  Barcellona (Spagna) e ucciso la notte tra l’11 e il 12 settembre 1936 a Gramanet (Spagna);
– il martirio in defensum castitatis della Serva di Dio Benigna Cardoso da Silva, Laica;  nata il 15 ottobre 1928 a Santana do Cariri (Brasile) e ivi uccisa il 24 ottobre 1941;



VENERABILI
– le virtù eroiche del Servo di Dio Augusto Cesare Bertazzoni, Arcivescovo titolare di Temuniana, già Vescovo di Potenza e Marsico; nato il 10 gennaio 1876 a Polesine di Pegognaga (Italia) e morto il 30 agosto 1972 a Potenza (Italia);
 – le virtù eroiche del Servo di Dio Giovanni Luigi Querbes, Sacerdote, Fondatore della Congregazione dei Chierici Parrocchiali o Catechisti di San Viatore; nato il 21 agosto 1793 a Lione (Francia) e morto il 1° settembre 1859 a Vourles (Francia);
– le virtù eroiche del la Serva di Dio Maria Francesca del Bambino Gesù (al secolo: Maria Natividad Sánchez Villoria), Monaca professa dell’Ordine di Santa Chiara; nata a Fuenteguinaldo (Spagna) il 25 dicembre 1905 e morta il 28 febbraio 1991 a Salamanca (Spagna).

venerdì 27 settembre 2019

Santità palermitana: Maria Carmelina Leone





Martedì 1 ottobre 2019, in occasione del 47° anniversario della morte della venerabile Maria Carmelina Leone, sarà celebrata una Santa messa nella Parrocchia di Santa Caterina da Siena a Bonagia dove sono presenti le spoglie della ragazza morta all'età di 17 anni. La celebrazione si terrà alle ore 17.30 e sarà presieduta dal parroco don Nicasio Lo Bue.

Nata a Palermo l'11 luglio 1923 da modesta famiglia, Maria Carmelina Leone mostrò, sin dall'inizio del suo passaggio sulla terra, una certa "predilezione" per il cielo. Passaggio brevissimo che ha fotografato Maria Carmelina come ragazza con una cultura elementare, una bravura nel ricamo e che ha frequentato una scuola di taglio e cucito ed ha insegnamento catechistico nella Chiesa di Casa Professa. È poi sopravvenutala la malattia che la porterà alla morte. Maria Carmelina Leone morì il 1 ottobre 1940. In tutta Palermo, e non solo, innumerevoli miracoli sono attribuiti a lei, dalla voce popolare già considerata una "piccola santa". Il processo canonico di beatificazione è iniziato il 29 gennaio 1982 in sede Diocesana e si è concluso nella monumentale Chiesa di Casa Professa l'11 luglio 1986. Appena ultimato, i resti mortali della Serva di Dio sono stati traslati nella Chiesa Parrocchiale di Santa Caterina da Siena. Maria Carmelina Leone è stata dichiarata "Venerabile" da San Giovanni Paolo II.


giovedì 26 settembre 2019

Ascensione di Gesù e Assunzione di Maria




A Castelmezzano (PZ) la devozione si esprime nella chiesa madre e in alcune cappelle disseminate nel grazioso borgo.
La chiesa madre di Santa Maria dell’Olmo (XIII sec.), tutta costruita in pietra locale, domina nella piazza principale. Molto bella è la maestosa facciata in stile romanico, rivestita con pietra locale a faccia vista e scandita da quattro colonne e un architrave, a sua volta abbellito da fiori, leoni e aquile a due teste.
In posizione centrale, una nicchia ospita un affresco di San Rocco, Protettore del paese. A una sola navata e con quattro cappelle, all’interno sono custodite opere di elevato valore artistico, come la bella statua lignea della Madonna dell’Olmo (XIII sec.) e una tela della “Sacra Famiglia” realizzata dal pittore lucano Giovanni De Gregorio, detto il Pietrafesa, uno dei massimi esponenti della cultura pittorica lucana tra tardo manierismo e barocco, le cui numerose opere sono disseminate nelle chiese e nei conventi della regione.
Si può inoltre ammirare un altare ligneo in stile barocco con al centro un dipinto disegnato su una pietra.
Probabilmente di origini bizantine, la chiesa del Santo Sepolcro è una delle più antiche di Castelmezzano. Essa custodisce la statua lignea della Madonna dell’Ascensione (XIV sec.), che, secondo una leggenda, sarebbe stata ritrovata da due pescatori in riva al mare. Proprio a costoro la Madonna stessa avrebbe chiesto di essere condotta a Castelmezzano.

Narra il Transito della Beata Maria Vergine che la Madonna aveva chiesto al Figlio di avvertirla della morte tre giorni prima. La promessa fu mantenuta: il secondo anno dopo l'Ascensione, Maria stava pregando quando le apparve l'angelo Gabriele. Teneva un ramo di palma e le disse: "Fra tre giorni sarà la tua assunzione". La Madonna convocò al capezzale Giuseppe d'Arimatea e altri discepoli del Signore e annunciò loro la sua morte.