martedì 24 novembre 2020

Venerabile Maria Carola Cecchin, prega per noi!

DAI DECRETI DEL 23 NOVEMBRE 2020



- le virtù eroiche della Serva di Dio Maria Carola Cecchin (al secolo: Fiorina), Religiosa professa della Congregazione delle Suore di San Giuseppe Benedetto Cottolengo; nata il 3 aprile 1877 a Cittadella (Italia) e morta sul piroscafo mentre rientrava dal Kenya all’Italia il 13 novembre 1925;

La Serva di Dio Maria Carola Cecchin (al secolo: Fiorina) nacque il 3 aprile 1877 a Cittadella (Padova, Italia). A 18 anni chiese di entrare nella Congregazione delle Suore Dorotee di Vicenza, che però non l’accettò a causa della fragilità della sua salute. Tuttavia, grazie alla mediazione del suo parroco e direttore spirituale, venne accolta nella Casa Cottolengo di Bigolino (Treviso). Il 27 agosto 1896 iniziò il postulandato nella Piccola Casa della Divina Provvidenza a Torino e, il 2 ottobre 1897, il noviziato. Il 6 gennaio 1899, emise la professione religiosa, ricevendo l’incarico di cuoca nelle comunità di Giaveno e, poi, di Torino. Nel 1905 fu inviata in Kenya, insieme a quattro suore Cottolenghine e a due Missionari della Consolata. Alle suore veniva richiesta la gestione delle stazioni missionarie, la conoscenza di qualche nozione di catechismo e di medicina, la disponibilità ad insegnare a leggere e scrivere e ad educare i giovani. Iniziò così per la Serva di Dio un periodo complesso e fecondo: le difficoltà del clima, del tenore di vita, della cultura e della lingua, della collaborazione con un altro Istituto Religioso, Missionari della Consolata, venivano affrontate con spirito di dedizione generosa, di bontà verso le popolazioni africane e con il desiderio di annunciare il Vangelo. Fu madre e sorella per tutti, catechista instancabile nei villaggi. Nominata superiora, venne destinata a varie comunità, ultima delle quali fu quella di Tigania, dove si ammalò gravemente. Intanto, con il passare degli anni, la collaborazione con i Missionari della Consolata era divenuta sempre più difficoltosa. Si trattava non solo di divergenze sullo stile di evangelizzazione, ma anche di problemi che avevano ripercussioni concrete sulle condizioni di vita delle suore. Dopo molti tentativi andati a vuoto da parte dei superiori della Piccola Casa della Divina Provvidenza, papa Benedetto XV ordinò formalmente di consentire il rimpatrio delle suore Cottolenghine che si trovavano in Kenya. Ultima delle 44 religiose a rientrare in Italia, la Serva di Dio, già gravemente ammalata, morì sul piroscafo Porto Alessandretta il 13 novembre 1925, a 48 anni. Secondo le normative igieniche, il corpo fu consegnato alle acque del Mar Rosso. La Serva di Dio rivelò piena e incondizionata adesione a Dio, fonte di verità, e il suo totale abbandono in Lui dall’inizio sino alla fine della sua vita. La sua esistenza fu un continuo atto di fede. La sua vita spirituale fu nutrita dalla Parola di Dio, da altre solide letture spirituali e sostenuta da intensa preghiera e adorazione. Con Gesù s’intratteneva a lungo, attingendo quella linfa vitale necessaria per essere sempre disponibile verso il prossimo facendosi tutta a tutti. Offriva tutte le sue fatiche al Signore per le anime. Ebbe un grande amore alla Croce di Gesù. La Croce è considerata da lei non solo via, ma il più grande dono da accogliere e vivere come un privilegio. Visse eroicamente la virtù della speranza come attesa fiduciosa, certezza della realizzazione di ciò in cui si crede e si ama, perseveranza nel cammino, anche se irto di difficoltà. Il cuore della Serva di Dio era sempre rivolto al Signore e al Paradiso dove poter godere, in eterno, quell’unione con Dio già a lungo sperimentata in questa vita. Tutta la sua vita fu intessuta di carità eroica. Era paziente e benigna, dava a tutti senza aspettare nulla da nessuno; tutto sopportava. (FONTE)

lunedì 23 novembre 2020

Decreti della Congregazione per le Cause dei Santi

 


23 novembre 2020
, memoria di San Clemente I papa, sei italiani, di cui un sacerdote diocesano ambrosiano, e 128 spagnoli, di cui 127 martiri.

BEATI

- il miracolo, attribuito all’intercessione del Venerabile Servo di Dio Mario Ciceri, Sacerdote diocesano; nato 1’8 settembre 1900 a Veduggio (Italia) e morto a Brentana di Sulbiate (Italia) il 4 aprile del 1945;

- il martirio dei Servi di Dio Giovanni Elia Medina, Sacerdote diocesano, e 126 Compagni, Sacerdoti, Religiosi e Laici; uccisi, in odio alla Fede, in Spagna, tra il 1936 e il 1939;

VENERABILI

- le virtù eroiche del Servo di Dio Fortunato Maria Farina, Arcivescovo titolare di Adrianopoli di Onoriade, già Vescovo di Troia e di Foggia; nato l’8 marzo 1881 a Baronissi (Italia) e morto a Foggia (Italia) il 20 febbraio 1954;

- le virtù eroiche del Servo di Dio Andrea Manjón y Manjón, Sacerdote, Fondatore delle Scuole dell’Ave Maria; nato il 30 novembre 1846 a Sargentes de Lora (Spagna) e morto a Granada (Spagna) il 10 luglio 1923;

- le virtù eroiche del Servo di Dio Alfonso Ugolini, Sacerdote diocesano; nato il 22 agosto 1908 a Thionville (Francia) e morto a Sassuolo (Italia) il 25 ottobre 1999;

- le virtù eroiche della Serva di Dio Maria Francesca Ticchi (al secolo: Clementina Adelaide Cesira), Monaca professa delle Clarisse Cappuccine; nata il 23 aprile 1887 a Belforte all’Isauro (Italia) e morta a Mercatello sul Metauro (Italia) il 20 giugno 1922;

- le virtù eroiche della Serva di Dio Maria Carola Cecchin (al secolo: Fiorina), Religiosa professa della Congregazione delle Suore di San Giuseppe Benedetto Cottolengo; nata il 3 aprile 1877 a Cittadella (Italia) e morta sul piroscafo mentre rientrava dal Kenya all’Italia il 13 novembre 1925;

- le virtù eroiche della Serva di Dio Maria Francesca Giannetto (al secolo: Carmela), Religiosa professa della Congregazione delle Figlie di Maria Immacolata; nata il 30 aprile 1902 a Camaro Superiore (Italia) e ivi morta il 16 febbraio 1930.

domenica 22 novembre 2020

"Io vorrei vedere Dio, vorrei vedere Dio..."

 


Io vorrei vedere Dio, vorrei vedere Dio, ma non è possibile: ha la faccia che tu hai, il volto che tu hai e per me è terribile.

Così canta La ballata dell’uomo vecchio di Claudio Chieffo.




Queste parole ci introducono a questa solennità di Cristo Re, che quest’anno ci fa leggere la famosa pagina di Mt 25: Signore quando ti abbiamo visto… Quando mai ti abbiamo visto?

Ci troviamo in un cambiamento la prospettiva.

Non tanto essere riconosciuti come discepoli del Signore, nemmeno riconosciuti dallo stesso Signore, ma … riconoscere la presenza del Signore.

Chiunque fa la volontà del Padre mio che è nei cieli, egli è per me fratello, sorella e madre, dirà Gesù a chi gli dice che arrivano visite.

Fare la volontà del Padre è riconoscere come agisce Dio, come si mostra Dio, come ci permette di farsi incontrare.

È la concretezza dell’avventura della fede, che ci aiuta a superare i vuoti della memoria: Signore, quando ti abbiamo visto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, o assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando mai ti abbiamo visto straniero e ti abbiamo accolto, o nudo e ti abbiamo vestito? Quando mai ti abbiamo visto malato o in carcere e siamo venuti a visitarti?

Confesso a Dio onnipotente e a voi fratelli che ho molto peccato in pensieri, parole, opere e omissioni …

Le OMISSIONI: omettere, cioè non fare, intenzionalmente o no, quello che si potrebbe o dovrebbe fare, o in genere di tralasciare qualche cosa.

Gesù ci dice che noi omettiamo quando diciamo: Quando mai ti abbiamo visto?

Diceva papa Francesco nella sua catechesi sulla Messa: non basta non fare del male al prossimo, occorre scegliere di fare il bene cogliendo le occasioni…

Quindi attenzione: dove pensi di vedere il Signore e dove veramente Egli si fa vedere?

Allora quando sei a scuola: non fare il bullo con chi è più debole, perché quel piccolo è Gesù.

Allora quando sei in strada: parcheggia bene, rispetta la segnaletica, ricordati che non sei l’unico al mondo in quello che fai… perché se passa Gesù in quel momento devi riconoscerlo e devi amarlo in quel piccolo!

Allora quando sei in fila al banco del salumiere, quando stai compilando il 730, quando passa… Gesù, tu in ogni piccola cosa che stai facendo, lo riconoscerai, per poi prendere parte alla gioia del tuo Signore.

Per cui ti diranno: come sei contento oggi, perché? Tu risponderai: Ho riconosciuto Gesù lì dove voleva incontrami … Amen

lunedì 16 novembre 2020

Liciniano di Cartagena è un santo della Chiesa?

 


La diocesi di Cartagena ha origini antiche. Al Concilio di Elvira del 303 la Chiesa di Cartagena era presente con un proprio presbitero, è incerto se fosse già stata eretta una diocesi. Il primo vescovo di cui si abbia notizia è Héctor, nel primo quarto del VI secolo.

Liciniano è il terzo vescovo, dopo Celsino, menzionato nel 582.

In questa stupenda incisione è raffigurato come un agostiniano, ed è definito martire (M.). Pare dominare un drago, che potrebbe significare una piaga che si accanisce sulla Chiesa di quel tempo.

È in gloria tra gli angeli, con vari simboli, tra cui la Croce gloriosa, e una figura umana alle sue spalle, ed uno degli angeli porta un calice con serpe, che ci fa pensare che il vescovo sia scampato ad un avvelenamento.

Sotto un vescovo senza aureola, vicino al drago, e un santo vescovo con in mano un calice con serpe e pastorale.

Nella Bibliotheca Sanctorum è censito tra i santi. È da notare che Wikipedia riporta il suo nome in riferimento alla provincia bizantina in Spagna, in cui pare sia stato rimproverato da Papa Gregorio Magno per il suo discernimento nella scelta dei candidati al sacerdozio.

L’incisone riporta la data 14 maggio.

È un santo della Chiesa?

domenica 15 novembre 2020

Un calabrese venerato nella bergamasca ...

 


Il santo di Paola è venerato nella chiesa di San Giuseppe a Gandino, che è sede della Confraternita di San Giuseppe, una delle quattro ancora presenti in paese. Gli archivi ne confermano l’esistenza dal ’500 poi riattivata nel 1867.

CHIESA DI SAN GIUSEPPE

Costruita dall’omonima confraternita nel 1521, venne ampliata e abbellita nei secoli XVII, XVIII e XIX.  L’ancona dell’altare maggiore fu realizzata dai marmisti Manni, nella nicchia è esposto il gruppo statuario della Crocifissione. Nella chiesa si perpetua il culto di S. Francescoda Paola. Vi è conservato un raro compianto sul Cristo morto in terracotta policroma del XV sec. Numerose tele di autore ignoto, databili tra il XVII e il XVIII secolo ornano le pareti, secondo il modello delle grandi quadrerie venete. Notevoli l’organo Bossi del 1836, l’oratorio e il coro ligneo


Il culto è legato alla predicazione dei Padri Minimi nel bresciano e bergamasca. Molto probabilmente il culto del santo è stato diffuso a Gandino nel 1740-41 dai frati Minimi, che in quel periodo risiedevano in una chiesa ed in un convento a Bergamo.






sabato 14 novembre 2020

Infobesità....

 



INFOBESITÀ...

Causata da tutti i TG e i programmi di approfondimento giornalistico, ma soprattutto da quel desiderio malato di primeggiare e sparare idozie che hanno i VIROLOGI in Tv!






martedì 10 novembre 2020

LITANIE LAURETANE (NUOVE 2020)



“Mater Misericordiae”, “Mater Spei” e “Solacium migrantium”
, ovvero conforto, aiuto dei migranti: sono le tre nuove invocazioni inserite per volontà di Francesco nell’elenco delle Litanie Lauretane. Monsignor Roche del dicastero per il Culto Divino: sono preghiere legate all’attualità della vita

Alessandro De Carolis

Città del Vaticano, 20 giugno 2020

Un sole del quale si scoprono ogni tanto nuovi raggi. Si potrebbero pensare così le Litanie Lauretane, le secolari invocazioni alla Vergine che concludono tradizionalmente la recita del Rosario. A quelle già note Papa Francesco ha deciso di aggiungerne tre nuove: “Mater Misericordiae”, “Mater Spei” e “Solacium migrantium”, ovvero “Madre della Misericordia”, “Madre della Speranza” "Conforto" ma anche "Aiuto" dei migranti. 


 

Signore, pietà
Cristo, pietà
Signore, pietà.
Cristo, ascoltaci.
Cristo, esaudiscici.


Padre del cielo, che sei Dio,

Abbi pietà di noi.

Figlio, Redentore del mondo, che sei Dio, 
Spirito Santo, che sei Dio, 
Santa Trinità, unico Dio,


Santa Maria,

prega per noi.
Santa Madre di Dio,
Santa Vergine delle vergini, 
Madre di Cristo, 
Madre della Chiesa, 

Madre della misericordia

Madre della divina grazia,

Madre della speranza
Madre purissima, 
Madre castissima, 
Madre sempre vergine, 
Madre immacolata, 
Madre degna d'amore, 
Madre ammirabile, 
Madre del buon consiglio, 
Madre del Creatore, 
Madre del Salvatore, 
Madre di misericordia, 
Vergine prudentissima, 
Vergine degna di onore, 
Vergine degna di lode, 
Vergine potente, 
Vergine clemente, 
Vergine fedele, 
Specchio della santità divina, 
Sede della Sapienza, 
Causa della nostra letizia, 
Tempio dello Spirito Santo, 
Tabernacolo dell'eterna gloria, 
Dimora tutta consacrata a Dio, 
Rosa mistica, 
Torre di Davide, 
Torre d'avorio, 
Casa d'oro, 
Arca dell'alleanza, 
Porta del cielo, 
Stella del mattino, 
Salute degli infermi, 
Rifugio dei peccatori, 

Conforto dei migranti,
Consolatrice degli afflitti, 
Aiuto dei cristiani, 
Regina degli Angeli, 
Regina dei Patriarchi, 
Regina dei Profeti, 
Regina degli Apostoli, 
Regina dei Martiri, 
Regina dei veri cristiani, 
Regina delle Vergini, 
Regina di tutti i Santi, 
Regina concepita senza peccato originale, 
Regina assunta in cielo, 
Regina del santo Rosario, 
Regina della famiglia, 
Regina della pace.

 

Agnello di Dio che togli i peccati del mondo, 
perdonaci, o Signore.

Agnello di Dio che togli i peccati del mondo, 
ascoltaci, o Signore.

Agnello di Dio che togli i peccati del mondo, 
abbi pietà di noi.

Prega per noi, Santa Madre di Dio. 
E saremo degni delle promesse di Cristo.

 

Preghiamo. 
Concedi ai tuoi fedeli, 
Signore Dio nostro, 
di godere sempre la salute del corpo e dello spirito, 
per la gloriosa intercessione 
di Maria santissima, sempre vergine, 
salvaci dai mali che ora ci rattristano 
e guidaci alla gioia senza fine. 
Per Cristo nostro Signore. 
Amen.

lunedì 9 novembre 2020

ALCUNE PAROLE DI SUOR GERTRUDE-MARIE

 


Aspiro solo alla contemplazione di Dio. Voglio sempre sorridere a Dio e tutto quello che mi manda.

Ho bisogno di dare a Dio, ho bisogno di dare alle anime. La mia vita si deve riassumere in due parole: “Amore e sofferenza”

Per dare gioia a Gesù, bisogna saper farne a meno (della gioia). O Gesù perché Lei abbia tanta gioia che io non ne abbia per niente.

Quando si soffre, si parla meglio al Buon Dio: Padre; e, di fatto, non c’è per noi Padre più tenero e misericordioso che quando ci manda la croce.

Fin che io stia in terra, possa sacrificarmi per piacere al Nostro Signore; nel cielo non avrò più questo piacere. Gesù mio, moltiplicate le occasioni, ho così poco tempo da vivere.

Quando soffro molto, allora chiedo a Gesù di aumentare le mie sofferenze.

Dopo i voti perpetui: Dio mio, ho solo un bel giorno da trascorrere sulla terra, un giorno simile a quello che passa, è quello della mia morte. Questo giorno vi rinnoverò il dono di tutto il mio io. Questo giorno mi unirò a Lei per sempre.

(dal retro del santino)

domenica 8 novembre 2020

Anne-Marie Bernier (1870 - 1908)



Anne-Marie Bernier è nata Lion-d'Angers nel 1870. Entrata tra le suore di Saint-Charles di Angers nel febbraio 1887, riceve l'abito religioso con il nome di Gertrude-Marie il 21 giugno 1888. Originariamente assegnata ad insegnare, le cattive condizioni di salute la costrinsero a ritirarsi nella casa di Saint-Charles e infine ritorna a casa dei suoi genitori. Donna paziente, caritatevole e mistica.
 

Muore dopo una lunga malattia il 24 maggio 1908, lasciando diversi appunti spirituali che rimangono apprezzati fino ad oggi. La sua tomba è nel cimitero di Ouest di Angers, dove fu collocata nel 1913 dopo essere stata originariamente sepolta in una fossa comune. Non esiste traccia dell’apertura della sua causa di canonizzazione, anche se l’immagine con reliquia racconta una fama di santità. Difatti è vivo il ricordo di Suor Gertrude-Marie, tanto che sua tomba è molto visitata. Anche se da ricerche sul web si ha la sensazione di una figura spirituale un po' controversa.

FONTE

Vigilare nella speranza ...

 


Ai tempi di Gesù
la sposa aspettava nella casa dei genitori l’arrivo dello sposo. Dopo il tramonto del sole, lo sposo arrivava con un corteo nuziale per portarla nella sua casa. Alcune damigelle seguivano la sposa. Diverse ragioni potevano causare il ritardo dello sposo come, per esempio, lunghi discorsi con i genitori della sposa sui doni e sulla dote. Il tirare in lungo le trattative era di buon auspicio.

La parabola delle dieci vergini usando questa immagine culturale ci fa iniziare un percorso interiore che pian piano ci porterà alla festa di Cristo Re, nell’Avvento, fino al Natale del Signore: è la vigilanza, l’attesa del Messia, il Cristo, nell’attesa “ultimo giorno”, la parusia: il ritorno glorioso di Gesù e il compimento della storia. Tutto è riassunto nelle ultime parole: “Vegliate, dunque, perché non sapete né il giorno né l’ora”.

È un’attesa vigile, sapiente, saggia, prudente…. Il non condividere l’olio non è mancanza di compassione o di misericordia, ma l’evangelista ci vuole suggerire che non si può chiedere o pretendere ciò che non può essere dato.

La seconda lettura però ci sottolinea che l’avvento del regno è un giudizio: sui morti e sui vivi.

Dice San Paolo: “Non vogliamo, fratelli, lasciarvi nell’ignoranza a proposito di quelli che sono morti, perché non siate tristi come gli altri che non hanno speranza”.

 

Noi attendiamo il compimento di quello che speriamo, di quello che crediamo e di quello che amiamo. È la speranza di eternità, è il compimento dell’amore di Cristo, che è più forte della morte.

 

Vigilare nella speranza è certamente l’esercizio spirituale che dobbiamo compiere in queste straordinario tempo.

Più che mai in tempo di pandemia dobbiamo aprire i sensi (vista, udito …) sui segni di speranza e custodirli con un buon esercizio di intensa vita sacramentale e di vita di preghiera. Lontano da noi il lamento, è da disperati…. Difatti: La speranza … non delude, perché l'amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato. (S. Paolo)

Maria, madre della speranza, prega per noi.

Amen.

venerdì 6 novembre 2020

Cuore Nero...

 


E mi hai dipinto il cuore di nero
e credimi che sbagli se pensi che io non ero qua
ma adesso tu mi hai dipinto di nero
già lo so, già lo so