mercoledì 30 novembre 2011

I Santi del Giorno, secondo il Calendario della Chiesa Ambrosiana di rito romano




30 novembre
SANT’ANDREA APOSTOLO
FESTA

Andrea, già discepolo di Giovanni Battista, seguì Gesù quando il Precursore lo additò come Agnello di Dio che toglie il peccato del mondo (Gv 1, 35-40). Fratello di Pietro, gli comunicò la scoperta del Messia (Gv 1, 41-42). Entrambi furono chiamati dal Maestro sulle rive del lago per diventare pescatori di uomini (Mt 4, 18-19). Nel prodigio della moltiplicazione dei pani segnala a Gesù il fanciullo dei cinque pani e dei due pesci (Gv 6, 8-9). Egli stesso insieme a Filippo riferisce che alcuni greci vogliono vedere Gesù (Gv 12, 20-21). Crocifisso a Patrasso secondo la tradizione, è particolarmente venerato nella Chiesa greca. La sua memoria il 30 novembre è ricordata da tutti i calendari sia orientali che occidentali.

In questo giorno la Chiesa di Milano commemora anche il battesimo di S. Ambrogio, che gli fu amministrato, unitamente agli altri sacramenti dell’iniziazione cristiana, il 30 novembre del 374.

(dal PROPRIO DEI SANTI della Chiesa di Milano secondo il rito romano)

Martirologio Romano, 30 novembre: Festa di sant’Andrea, Apostolo: nato a Betsaida, fratello di Simon Pietro e pescatore insieme a lui, fu il primo tra i discepoli di Giovanni Battista ad essere chiamato dal Signore Gesù presso il Giordano, lo seguì e condusse da lui anche suo fratello. Dopo la Pentecoste si dice abbia predicato il Vangelo nella regione dell’Acaia in Grecia e subíto la crocifissione a Patrasso. La Chiesa di Costantinopoli lo venera come suo insigne patrono.

lunedì 28 novembre 2011

I Santi del Giorno, secondo il Calendario della Chiesa Ambrosiana di rito romano





28 novembre
SAN GIOVANNI di DIO, religioso

Giovanni (Montemor-o-novo, Portogallo, 1495 – Granata, Spagna, 8 marzo 1550), successivamente contadino, militare, commerciante, si sentì alla fine chiamato a servire Cristo nei malati. Fondò ospedali, dove pieno di fiducia nella Provvidenza di Dio e sollecitando la cooperazione dei buoni («Fate bene, fratelli, a voi stessi») curò con straordinaria sollecitudine gli infermi del corpo e dello spirito. Ne continuano l’opera i Fatebenefratelli.

(dal PROPRIO DEI SANTI della Chiesa di Milano secondo il rito romano)

Martirologio Romano, 8 marzo: San Giovanni di Dio, religioso: di origine portoghese, desideroso di maggiori traguardi dopo una vita da soldato trascorsa tra i pericoli, con carità instancabile si impegnò a servizio dei bisognosi e degli infermi in un ospedale da lui stesso fatto costruire e unì a sé dei compagni, che poi costituirono l’Ordine Ospedaliero di San Giovanni di Dio. In questo giorno a Granada in Spagna passò al riposo eterno.

sabato 26 novembre 2011

I Santi del Giorno, secondo il Calendario della Chiesa Ambrosiana di rito romano





26 novembre
BEATA ENRICHETTA ALFIERI, vergine

Maria Angela Domenica Alfieri, detta semplicemente Maria, nasce a Borgo Vercelli, piccolo paese poco distante da Vercelli il 23 febbraio 1891. Cresce buona, dolce, pia e volenterosa, collabora in Parrocchia per annunciare la Parola di Dio. Sente sbocciare in sè la vocazione di servire unicamente e con tutte le sue forze Dio, e perciò, il 20 dicembre 1911, entra tra le Suore della Carità di S. Giovanna Antida Thouret, nel grande Monastero "S. Margherita" di Vercelli, prendendo il nome di Enrichetta. Dopo aver studiato a Novara, insegna in un asilo infantile di Vercelli, fino a quando, nel 1917, si ammala del terribile morbo di Pott. Il viaggio a Lourdes non ottiene la guarigione, ma, il 25 febbraio 1923 nel Monastero di Vercelli, per intercessione di Maria Immacolata, guarisce completamente. Il 24 maggio 1923 è inviata al carcere di S. Vittore a Milano. In quell'ambiente, le Suore della Carità, hanno il compito di assistere, soccorrere e incoraggiare le detenute, oltre che a dare un conforto spirituale. Suor Enrichetta svolge così bene e con immenso amore questo compito, che le detenute la cercano in ogni momento e fanno a gara per stare più tempo possibile con lei. Si merita il titolo di "Mamma e Angelo di S. Vittore". Intanto scoppia la guerra, e con lei, anche la persecuzione contro gli Ebrei. Il carcere di S. Vittore diventa la sede delle SS, i Tedeschi portano lì gli Ebrei in attesa del trasferimento nei campi di sterminio. In questo doloroso frangente, Suor Enrichetta si adopera in modo ancora più straordinario per ridonare la dignità agli Ebrei, così duramente provati. Una detenuta Ebrea che deve consegnare un biglietto ai fratelli dicendo loro di scappare, viene aiutata da Suor Enrichetta, che però viene scovata con il messaggio. Viene arrestata, e passa alcune settimane in una cella buia e senza alcun servizio nei sotterranei della prigione. La cella diventa pellegrinaggio di laici e religiosi che vogliono confortarla, ma ancora una volta è lei che conforta glia altri. Viene liberata per essere fucilata, ma è salva per interessamento del Cardinale di Milano, il beato Mons. Ildefonso Schuster che scrive a Mussolini. Viene allora trasferita nella casa Provinciale di Brescia, dove scrive le "Memorie", il diario di prigionia. E' richiamata a S. Vittore, dove continua il suo apostolato illuminando e riscaldando con l'amore di Dio l'universo di umanità da lei incontrato. La mamma di S. Vittore muore il 23 novembre 1951. Nel 1995, dopo l'inizio del processo di beatificazione aperto dal Card. Martini, la sua salma, viene traslata dal cimitero di Borgo Vercelli, all'Istituto delle Suore della Carità in via Caravaggio 10, a Milano. E' stata beatificata a Milano il 26 giugno 2011.

(dal PROPRIO DEI SANTI della Chiesa di Milano secondo il rito romano)

Martirologio Romano, 23 novembre: (non c’è ancora il testo)

venerdì 25 novembre 2011

I Santi del Giorno, secondo il Calendario della Chiesa Ambrosiana di rito romano





25 novembre
SANTA CATERINA DI ALESSANDRIA, vergine e martire

Si narra che la vergine Santa Caterina di Alessandria, dotata di acuta intelligenza, sapienza e fortezza d’animo, testimoniò con il martirio la propria fede. Il suo corpo è venerato con pia devozione nel celebre cenobio sul monte Sinai.

(dal PROPRIO DEI SANTI della Chiesa di Milano secondo il rito romano)

Martirologio Romano, 25 novembre: Santa Caterina, secondo la tradizione vergine e martire ad Alessandria, ricolma di acuto ingegno, sapienza e forza d’animo. Il suo corpo è oggetto di pia venerazione nel monastero sul monte Sinai.

giovedì 24 novembre 2011

I Santi del Giorno, secondo il Calendario della Chiesa Ambrosiana di rito romano





24 novembre
BEATA MARIA ANNA SALA, vergine

Maria Anna Sala, figlia della Chiesa di Milano e religiosa delle Suore Marcelline.
L'Istituto delle suore «Marcelline» fu fondato a Vimercate (Mi) nel 1838 dal beato Luigi Biraghi (1801-1879). A questo Istituto aderì Maria Anna Sala, nata il 21 aprile 1829 a Brivio (Lecco). Verso gli undici anni venne accolta nel collegio a Vimercate e affidata a madre Videmari. Nel 1846 tornò in famiglia. Quando sentì la chiamata di Dio alla vita consacrata, Maria Anna scelse le Marcelline, rivolgendosi allo stesso fondatore per essere accolta come postulante nel 1848. Nel 1852 pronunciò i voti perpetui. Svolse la sua attività come insegnante di scuola elementare e di musica nel Collegio di Cernusco sul Naviglio e poi nelle Case di Milano e Genova. Nel 1859 prestò assistenza ai feriti della guerra d'Indipendenza, nell'ospedale militare di San Luca. Dopo nove anni d'insegnamento a Genova fu trasferita a Milano come insegnante dei corsi superiori e assistente della Madre Videmari. Colpita da un carcinoma al collo, morì nel 1891. È stata beatificata da Giovanni Paolo II nel 1980.

(dal PROPRIO DEI SANTI della Chiesa di Milano secondo il rito romano)

Martirologio Romano, 24 novembre: A Milano, beata Maria Anna Sala, vergine della Congregazione delle Suore di Santa Marcellina, che, maestra di una scienza fondata sulla fede e sulla pietà, si dedicò con tutte le sue forze all’istruzione della gioventù femminile.

I Santi del Giorno, secondo il Calendario della Chiesa Ambrosiana di rito romano





24 novembre
SANTI ANDREA DUNG-LAC, sacerdote e COMPAGNI martiri

Nella regione del Tonchino, Annam e Cocincina – ora Vietnam – ad opera di intrepidi missionari, risuonò per la prima volta nel sec. XVI la parola del Vangelo. Il martirio fecondò la semina apostolica in questo lembo dell’Oriente. Dal 1625 al 1886, salvo rari periodi di quiete, infuriò una violenza persecuzione con la quale gli imperatori e i mandarini misero in atto ogni genere di astuzie e di perfidie per stroncare la tenera piantagione della Chiesa. Il totale delle vittime, nel corso di tre secoli, ammonta a circa 130.000. La crudeltà dei carnefici, non piegò l’invitta costanza dei confessori della fede: decapitati, crocifissi, strangolati, segati, squartati, sottoposti a inenarrabili torture nel carcere e nelle miniere fecero rifulgere la gloria del Signore, «che rivela nei deboli la sua potenza e dona agli inermi la forza del martirio» (M.R., prefazio dei martiri). Giovanni Paolo II, la domenica 19 giugno 1988, accomunò nell’aureola dei santi una schiera di 117 martiri di varia nazionalità, condizione sociale ed ecclesiale: sacerdoti, seminaristi, catechisti, semplici laici fra cui una mamma e diversi padri di famiglia, soldati, contadini, artigiani, pescatori. Un nome viene segnalato: Andrea Dung-Lac, presbitero, martirizzato nel 1839 e beatificato nel 1900 anno giubilare della redenzione da Leone XIII. Il 24 novembre è il giorno del martirio di alcuni di questi santi.

(dal PROPRIO DEI SANTI della Chiesa di Milano secondo il rito romano)

Martirologio Romano, 21 dicembre: Ad Hanoi nel Tonchino, ora Viet Nam, passione dei santi Andrea Dung Lac e Pietro Tru?ng Van Thi, sacerdoti e martiri, che conclusero con la decapitazione il loro combattimento rifiutando l’ordine di oltraggiare la croce. La loro memoria si celebra il 24 novembre.

mercoledì 23 novembre 2011

I Santi del Giorno, secondo il Calendario della Chiesa Ambrosiana di rito romano




23 novembre
SAN COLOMBANO, abate

Colombano (Irlanda c. 525-530 – Bobbio, Piacenza, 615) è uno dei rappresentanti del mondo monastico che danno origine a quella «peregrinatio pro Domino», che costituì uno dei fattori dell’evangelizzazione e del rinnovamento culturale dell’Europa. Dall’Irlanda passò (c. 590) in Francia, Svizzera e Italia settentrionale, creando e organizzando comunità ecclesiastiche e fondando vari monasteri, alcuni dei quali, per esempio Luxeuil e Bobbio, celebri per gli omonimi libri liturgici. La regola monastica che codifica la sua spiritualità è improntata a grande rigore e intende associare i monaci al sacrificio di Cristo. La sua prassi monastica ha influito sulla nuova disciplina penitenziale dell’Occidente. La sua «deposizione» il 23 novembre è ricordata dai più antichi manoscritti del martirologio geronimiano (sec. VI).

(dal PROPRIO DEI SANTI della Chiesa di Milano secondo il rito romano)

Martirologio Romano, 23 novembre: San Colombano, abate, che di origine irlandese, fattosi pellegrino per Cristo per istruire nel Vangelo le genti della Francia, fondò insieme a molti altri monasteri quello di Luxeuil, che egli stesso governò in una stretta osservanza della regola; costretto all’esilio, attraversò le Alpi e fondò in Emilia il monastero di Bobbio, celebre per la disciplina e gli studi, dove, benemerito della Chiesa, morì in pace e il suo corpo fu deposto in questo giorno.

I Santi del Giorno, secondo il Calendario della Chiesa Ambrosiana di rito romano





23 novembre
SAN CLEMENTE I, papa e martire

Clemente, quarto vescovo di Roma dopo Pietro, Lino e Anacleto, è ricordato nel Canone Romano. La lettera da lui indirizzata ai Corinzi per ristabilire la concordia degli animi, appare come uno dei più antichi documenti dell’esercizio del primato. Lo scritto testimonia il Canone dei libri ispirati e dà preziose notizie sulla liturgia e sulla gerarchia ecclesiastica. Accenna anche alla gloriosa morte degli apostoli Pietro e Paolo e dei protomartiri romani nella persecuzione di Nerone. La sua «deposizione» il 23 novembre è ricordata dal martirologio geronimiano (sec. VI) e da tutti i libri liturgici romani.

(dal PROPRIO DEI SANTI della Chiesa di Milano secondo il rito romano)

Martirologio Romano, 23 novembre: San Clemente I, papa e martire, che resse la Chiesa di Roma per terzo dopo san Pietro Apostolo e scrisse ai Corinzi una celebre Lettera per rinsaldare la pace e la concordia tra loro. In questo giorno si commemora la deposizione del suo corpo a Roma.

martedì 22 novembre 2011

I Santi del Giorno, secondo il Calendario della Chiesa Ambrosiana di rito romano





22 novembre
SANTA CECILIA, vergine e martire
MEMORIA

Cecilia è una delle sette donna martiri di cui si fa menzione nel Canone Romano. Ad essa è dedicata una basilica in Trastevere a Roma (sec. IV). Il suo culto si diffuse dovunque prendendo l’avvio da una «Passione» nella quale viene esaltata come modello di vergine cristiana. Più tardiva è l’interpretazione del suo ruolo di ispiratrice e patrona della musica e del canto sacro. La sua memoria il 22 novembre è già celebrata nell’anno 546, come attesta il «Liber pontificalis» (sec. VI). Il suo nome è inserito nel Canone Romano o Preghiera Eucaristica I.

(dal PROPRIO DEI SANTI della Chiesa di Milano secondo il rito romano)

Martirologio Romano, 22 novembre: Memoria di santa Cecilia, vergine e martire, che si tramanda abbia conseguito la sua duplice palma per amore di Cristo nel cimitero di Callisto sulla via Appia. Il suo nome è fin dall’antichità nel titolo di una chiesa di Roma a Trastevere.

lunedì 21 novembre 2011

I Santi del Giorno, secondo il Calendario della Chiesa Ambrosiana di rito romano




21 novembre
PRESENTAZIONE DELLA BEATA VERGINE MARIA
MEMORIA

Memoria mariana di origine devozionale, si collega a una pia tradizione attestata dal protovangelo di Giacomo. La celebrazione liturgica, che risale al sec. VI in Oriente e al sec. XIV in Occidente, dà risalto alla prima donazione totale che Maria fece di sé, divenendo modello di ogni anima che si consacra al Signore. Oggi è la giornata Pro Orantibus, cioè delle claustrali.

(dal PROPRIO DEI SANTI della Chiesa di Milano secondo il rito romano)

Martirologio Romano, 21 novembre: Memoria della Presentazione della beata Vergine Maria. Il giorno dopo la dedicazione della basilica di Santa Maria Nuova costruita presso il muro del tempio di Gerusalemme, si celebra la dedicazione che fece di se stessa a Dio fin dall’infanzia colei che, sotto l’azione dello Spirito Santo, della cui grazia era stata riempita già nella sua immacolata concezione, sarebbe poi divenuta la Madre di Dio.

domenica 20 novembre 2011

I Santi del Giorno, secondo il Calendario della Chiesa Ambrosiana di rito romano




20 novembre
BEATO SAMUELE MARZORATI DA BIUMO, religioso e martire

Samuele Marzorati, francescano della provincia serafica di Milano, è nato a Biumo nel 1670; ed missionario al Cairo il 10 settembre 1701. Dal 1705 al 1711 tentò inutilmente di fondare una missione nella isola di Socotra. La “Propaganda Fide” decise di fare un altro tentativo di missione e il 20 aprile 1711, incaricò il francescano tedesco Liberato Weiss come prefetto apostolico, Michele Pio da Zerbo e Samuele Marzorati da Biumo, di intraprendere il nuovo viaggio. Nel 1712 sono a Gondar capitale dell’Etiopia, dove furono bene accolti dal re. Ma la situazione generale del regno etiope non era tranquilla, gli europei erano poco graditi e il re Justos era fortemente contrastato, quindi i missionari dovevano stare quasi nascosti in attesa che la situazione migliorasse. Si diffusero dicerie su di loro e sulla religione professata, per cui il re, prima non diede ascolto ma poi per evitare ulteriori discordie li mandò in altra provincia, il Tigré. Dopo la loro partenza il re Justos si ammalò e di questo approfittarono i suoi avversari che incoronarono David figlio di un altro re. I missionari furono richiamati a Gondar dagli usurpatori, processati, furono condannati a morte in “odio alla fede”. Il 3 marzo 1716 furono lapidati nella piazza Abbo. Il processo informativo per la loro beatificazione si tenne a Vienna, provincia francescana d’origine del padre guida della spedizione Liberato Weiss, negli anni 1932-33. Sono stati beatificati da papa Giovanni Paolo II il 20 novembre 1988 a Vienna, durante il suo viaggio in Austria.

(dal PROPRIO DEI SANTI della Chiesa di Milano secondo il rito romano)

Martirologio Romano, 3 marzo: Presso Gondar in Etiopia, beati Liberato Weiss, Samuele Marzorati e Michele Pio Fasoli da Zerbo, sacerdoti dell’Ordine dei Frati Minori e martiri, che morirono lapidati per la fede cattolica.

NOSTRO SIGNORE GESÙ CRISTO RE DELL'UNIVERSO





Celebriamo oggi, ultima domenica dell’anno liturgico, la solennità di Nostro Signore Gesù Cristo Re dell’universo. Sappiamo dai Vangeli che Gesù rifiutò il titolo di re quando esso era inteso in senso politico, alla stregua dei "capi delle nazioni" (cfr Mt 20,24). Invece, durante la sua passione, egli rivendicò una singolare regalità davanti a Pilato, il quale lo interrogò esplicitamente: "Tu sei re?", e Gesù rispose: "Tu lo dici, io sono re" (Gv 18,37); poco prima però aveva dichiarato: "il mio regno non è di questo mondo" (Gv 18,36).

La regalità di Cristo, infatti, è rivelazione e attuazione di quella di Dio Padre, il quale governa tutte le cose con amore e con giustizia. Il Padre ha affidato al Figlio la missione di dare agli uomini la vita eterna amandoli fino al supremo sacrificio, e nello stesso tempo gli ha conferito il potere di giudicarli, dal momento che si è fatto Figlio dell’uomo, in tutto simile a noi (cfr Gv 5,21-22.26-27).

Il Vangelo odierno insiste proprio sulla regalità universale di Cristo giudice, con la stupenda parabola del giudizio finale, che san Matteo ha collocato immediatamente prima del racconto della Passione (25,31-46).

Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla creazione del mondo, perché ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, ero in carcere e siete venuti a trovarmi”. (Matteo 25).

Conosciamo questo testo che, ai giorni nostri, è uno dei più citati e discussi.
Mi ricordo che il mio padre spirituale lo amava e lo temeva molto.
Per alcuni esso riassume quasi tutto il Vangelo.
Questa pagina pone il messaggio cristiano come un messaggio socialista.

Eppure, questa pagina del Vangelo di San Matteo è inscindibile dal resto del suo Vangelo e del Vangelo intero.

In Matteo troviamo molti “discorsi” che si riferiscono al giudizio finale.
Colui che non si limita a fare la volontà di Dio attraverso le parole non sarà condannato (Mt 7,21-27). Colui che non perdona non sarà perdonato (Mt 6,12-15; 1-35). Il Signore riconoscerà davanti a suo Padre nei cieli colui che si è dichiarato per lui davanti agli uomini (Mt 10,31-33). La via della salvezza è la porta stretta (Mt 7,13). Per seguire Cristo bisogna portare la propria croce e rinnegare se stessi. Colui che vuole salvare la propria vita la perderà (Mt 16,24-26). San Marco ci dice anche: Colui che crederà e sarà battezzato, sarà salvato. Colui che non crederà sarà condannato (Mc 16,15-16). Queste parole ci avvertono di non escludere dal resoconto finale la nostra risposta ai doni soprannaturali e alla rivelazione.

Guarire le piaghe del mondo, eliminare le miserie e le ingiustizie, tutto questo fa parte integrante della nostra vita cristiana, ma noi non rendiamo un servizio all’umanità che nella misura in cui, seguendo il Cristo, liberiamo noi stessi e liberiamo gli altri dalla schiavitù del peccato.
Allora solamente il suo regno comincerà a diventare realtà.

La regalità di Cristo è quindi la presa di possesso da parte del messaggio evangelico del nostro cuore e dopo di noi di ogni realtà umana. Solo così Egli veramente regnerà

In effetti, il regno di Cristo non è di questo mondo, ma porta a compimento tutto il bene che, grazie a Dio, esiste nell’uomo e nella storia.

Se mettiamo in pratica l’amore per il nostro prossimo, secondo il messaggio evangelico, allora facciamo spazio alla signoria di Dio, e il suo regno si realizza in mezzo a noi. Se invece ciascuno pensa solo ai propri interessi, il mondo non può che andare in rovina.

venerdì 18 novembre 2011

I Santi del Giorno, secondo il Calendario della Chiesa Ambrosiana di rito romano




18 novembre
DEDICAZIONE DELLE BASILICHE DEI SANTI PIETRO E PAOLO APOSTOLI

I Principi degli Apostoli, Pietro e Paolo, sono sempre associati nella liturgia della Chiesa romana. Le due basiliche, trofei del martirio di Pietro e Paolo, furono erette sul sepolcro dei due apostoli. Mèta di ininterrotto pellegrinaggio attraverso i secoli, sono segno dell’unità e della apostolicità della Chiesa di Roma.

(dal PROPRIO DEI SANTI della Chiesa di Milano secondo il rito romano)

Martirologio Romano, 18 novembre: Dedicazione delle basiliche dei santi Pietro e Paolo, Apostoli, delle quali la prima, edificata dall’imperatore Costantino sul colle Vaticano al di sopra del sepolcro di san Pietro, consunta dal tempo e ricostruita in forma più ampia, in questo giorno fu nuovamente consacrata; l’altra, sulla via Ostiense, costruita dagli imperatori Teodosio e Valentiniano e poi distrutta da un terribile incendio e completamente ricostruita, fu dedicata il 10 dicembre. Nella loro comune commemorazione viene simbolicamente espressa la fraternità degli Apostoli e l’unità della Chiesa.

giovedì 17 novembre 2011

I Santi del Giorno, secondo il Calendario della Chiesa Ambrosiana di rito romano




17 novembre
SANTA ELISABETTA d’UNGHERIA
sposa, madre e religiosa
MEMORIA

Elisabetta (Ungheria 1207 – Marburg, Germania, 17 novembre 1231), sposa del beato Luigi IV, Langravio di Turingia, fu madre di tre figli: tra cui la beata Gertrude di Altenberg. Dopo la morte del marito si consacrò interamente alla penitenza, alla preghiera e alla carità. Iscrittasi al terz’Ordine Francescano, fondò in onore di san Francesco l’ospedale di Marburg, in cui ella stessa serviva i malati.

(dal PROPRIO DEI SANTI della Chiesa di Milano secondo il rito romano)

Martirologio Romano, 17 novembre: Memoria di santa Elisabetta di Ungheria, che, ancora fanciulla, fu data in sposa a Ludovico, conte di Turingia, al quale diede tre figli; rimasta vedova, dopo aver sostenuto con fortezza d’animo gravi tribolazioni, dedita già da tempo alla meditazione delle realtà celesti, si ritirò a Marburg in Germania in un ospedale da lei fondato, abbracciando la povertà e adoperandosi nella cura degli infermi e dei poveri fino all’ultimo respiro esalato all’età di venticinque anni.

mercoledì 16 novembre 2011

I Santi del Giorno, secondo il Calendario della Chiesa Ambrosiana di rito romano




16 novembre
SANTA MARGHERITA DI SCOZIA sposa, madre e regina

Margherita (Ungheria c. 1046 – Edimburgo, Scozia, 16 novembre 1093), sposa di Malcolm III re di Scozia, fu modello di madre e regina per bontà e saggezza. Promosse l’elevazione religiosa e sociale del popolo. Sopravvisse di poco al marito, ucciso con il maggiore dei suoi otto figli, nella spedizione militare di Alnwick.

(dal PROPRIO DEI SANTI della Chiesa di Milano secondo il rito romano)

Martirologio Romano, 16 novembre: Santa Margherita, che, nata in Ungheria e sposata con Malcolm III re di Scozia, diede al mondo otto figli e si adoperò molto per il bene del suo regno e della Chiesa, unendo alla preghiera e ai digiuni la generosità verso i poveri e offrendo, così, un fulgido esempio di ottima moglie, madre e regina.

I Santi del Giorno, secondo il Calendario della Chiesa Ambrosiana di rito romano




16 novembre
SANTA GELTRUDE, vergine

Geltrude (Eisleben, Germania, 1256 – Helfta 17 novembre c. 1302), detta la grande, entrò nel monastero cistercense di Helfta. Donna di profonda cultura anche profana, alimentò la sua vita spirituale nella liturgia specialmente eucaristica, nella Scrittura e nei Padri. Ebbe un’elevata esperienza mistica, caratterizzata dal vivo senso della libertà dei figli di Dio e da una tenera devozione all’umanità di Cristo. Precorse il culto al Cuore di Gesù.

(dal PROPRIO DEI SANTI della Chiesa di Milano secondo il rito romano)

Martirologio Romano, 16 novembre: Santa Geltrude, detta Magna, vergine, che, fin dall’infanzia si dedicò con grande impegno e ardore alla solitudine e agli studi letterari e, convertitasi totalmente a Dio, entrò nel monastero cistercense di Helfta vicino a Eisleben in Germania, dove percorse mirabilmente la via della perfezione, consacrandosi alla preghiera e alla contemplazione di Cristo crocifisso. Il suo transito si celebra domani.

martedì 15 novembre 2011

I Santi del Giorno, secondo il Calendario della Chiesa Ambrosiana di rito romano





15 novembre
SANT’ALBERTO MAGNO, vescovo e dottore della Chiesa

Alberto, nato a Lauingen, Germania, c. 1206, filosofo e teologo, assiduo ricercatore dell’incontro fra la scienza e la fede. Domenicano, dottore della scolastica, insegnò nelle più celebri cattedre del suo tempo e a Parigi ebbe come suo discepolo san Tommaso d’Aquino. Vescovo di Ratisbona per due anni (1260-1262), fu promotore di pace nella vita civica e sociale. Ritornato ai suoi prediletti studi, morì a Colonia il 15 novembre 1280.

(dal PROPRIO DEI SANTI della Chiesa di Milano secondo il rito romano)

Martirologio Romano, 15 novembre: Sant’Alberto, detto Magno, vescovo e dottore della Chiesa, che, entrato nell’Ordine dei Predicatori, insegnò a Parigi con la parola e con gli scritti filosofia e teologia. Maestro di san Tommaso d’Aquino, riuscì ad unire in mirabile sintesi la sapienza dei santi con il sapere umano e la scienza della natura. Ricevette suo malgrado la sede di Ratisbona, dove si adoperò assiduamente per rafforzare la pace tra i popoli, ma dopo un anno preferì la povertà dell’Ordine a ogni onore e a Colonia in Germania si addormentò piamente nel Signore.

domenica 13 novembre 2011

I Santi del Giorno, secondo il Calendario della Chiesa Ambrosiana di rito romano





13 novembre
SANTA FRANCESCA CABRINI, vergine

Francesca (1850 – 1917), una fragile quanto straordinaria maestrina di Sant'Angelo Lodigiano. In questo ritratto si colloca la figura di Francesca Saverio Cabrini. Nata nella cittadina lombarda nel 1850 e morta negli Stati Uniti in terra di missione, a Chicago. Orfana di padre e di madre, Francesca avrebbe voluto chiudersi in convento, ma non fu accettata a causa della sua malferma salute. Prese allora l'incarico di accudire a un orfanotrofio, affidatole dal parroco di Codogno. La giovane, da poco diplomata maestra, fece molto di più: invogliò alcune compagne a unirsi a lei, costituendo il primo nucleo delle Suore Missionarie del Sacro Cuore, poste sotto la protezione di un intrepido missionario, san Francesco Saverio, di cui ella stessa, pronunciando i voti religiosi, assunse il nome. Portò il suo carisma missionario negli Stati Uniti, tra gli italiani emigrati in cerca di fortuna. Per questo divenne la patrona dei migranti. A chi si mostrava con lei ammirato per il successo di tante opere, madre Cabrini rispondeva con sincera umiltà: "Tutte queste cose non le ha fatte forse il Signore? ". Nel giorno della morte il suo corpo venne traslato a New York alla «Mother Cabrini High School», vicino ai suoi «figli».

(dal PROPRIO DEI SANTI della Chiesa di Milano secondo il rito romano)

Martirologio Romano, 22 dicembre: A Chicago in Illinois negli Stati Uniti d’America, santa Francesca Saverio Cabrini, vergine, che fondò l’Istituto delle Missionarie del Sacratissimo Cuore di Gesù e si adoperò in tutti i modi nell’assistere gli emigrati con insigne carità.

I Santi del Giorno, secondo il Calendario della Chiesa Ambrosiana di rito romano





13 novembre
SANT’OMOBONO, laico

Omobono Tucenghi, laico, nasce a Cremona nella prima metà secolo XII. Egli fu commerciante di stoffe stimatissimo in città. Era abile negli affari e ricco. Oltretutto viveva solo con la moglie, senza figli. Ma il denaro - nella sua concezione della ricchezza, vista non fine a se stessa - era per i poveri. La sua azione lo portò ad essere un testimone autorevole in tempi di conflitto tra Comuni e Impero (Cremona era con l'imperatore). Quando morì d'improvviso, il 13 novembre del 1197, durante la Messa, subito si diffuse la fama di santità. Innocenzo III lo elevò agli altari già due anni dopo. Riposa nel duomo di Cremona.

(dal PROPRIO DEI SANTI della Chiesa di Milano secondo il rito romano)

Martirologio Romano, 13 novembre: A Cremona, sant’Omobono, che, negoziante, mosso da carità per i poveri, rifulse nel raccogliere ed educare i ragazzi abbandonati e nel riportare la pace nelle famiglie.

sabato 12 novembre 2011

I Santi del Giorno, secondo il Calendario della Chiesa Ambrosiana di rito romano





12 novembre
SAN GIOSAFAT, vescovo e martire
MEMORIA

Giosafat, nato a Wolodymyr in Volynia (Ucraina) nel 1580 c. da genitori ortodossi, aderì alla Chiesa Rutena unita a Roma. Accolto nell’Ordine monastico Brasiliano (1604), fu poi arcivescovo di Polozk (1617). Nella sua missione operò incessantemente per la promozione religiosa e sociale dei popoli e per l’unità dei cristiani incontrando l’ostilità dei potente. Per questo morì martire (Vitebsk, Bielorussia, 12 novembre 1623).

(dal PROPRIO DEI SANTI della Chiesa di Milano secondo il rito romano)

Martirologio Romano, 12 novembre: Memoria della passione di san Giosafat (Giovanni) Kuncewicz, vescovo di Polotzk e martire, che spinse con costante zelo il suo gregge all’unità cattolica, coltivò con amorevole devozione il rito bizantino-slavo e, a Vitebsk in Bielorussia, a quel tempo sotto la giurisdizione polacca, crudelmente assalito in un tumulto dalla folla a lui avversa, morì per l’unità della Chiesa e per la verità cattolica.

venerdì 11 novembre 2011

I Santi del Giorno, secondo il Calendario della Chiesa Ambrosiana di rito romano




11 novembre
SAN MARTINO DI TOURS, vescovo
MEMORIA

Martino (Pannonia c. 316 – Candes, Francia, 397), rivelò, ancora soldato e catecumeno, la sua carità evangelica dando metà del mantello a un povero assiderato dal freddo. Dopo il Battesimo si mise sotto la guida di sant’Ilario (339) e fondò a Ligugè, presso Poitiers, un monastero (360), il primo in Occidente. Ordinato sacerdote e vescovo di Tours (372), si fece apostolo delle popolazioni rurali con l’aiuto dei monaci del grande monastero di Marmoutiers (Tours). Unì alla comunicazione del Vangelo un’incessante opera di elevazione sociale dei contadini e dei pastori. La sua figura ha fondamentale rilievo nella storia della Chiesa in Gallia, sotto l’aspetto pastorale, liturgico e monastico. Santo molto popolare, è il primo confessore non martire ad essere venerato con rito liturgico. La sua «deposizione» l’11 novembre è ricordata dal martirologio geronimiano (sec. VI).

(dal PROPRIO DEI SANTI della Chiesa di Milano secondo il rito romano)

Martirologio Romano, 11 novembre: Memoria di san Martino, vescovo, nel giorno della sua deposizione: nato da genitori pagani in Pannonia, nel territorio dell’odierna Ungheria, e chiamato al servizio militare in Francia, quando era ancora catecumeno coprì con il suo mantello Cristo stesso celato nelle sembianze di un povero. Ricevuto il battesimo, lasciò le armi e condusse presso Ligugé vita monastica in un cenobio da lui stesso fondato, sotto la guida di sant’Ilario di Poitiers. Ordinato infine sacerdote ed eletto vescovo di Tours, manifestò in sé il modello del buon pastore, fondando altri monasteri e parrocchie nei villaggi, istruendo e riconciliando il clero ed evangelizzando i contadini, finché a Candes fece ritorno al Signore.

giovedì 10 novembre 2011

I Santi del Giorno, secondo il Calendario della Chiesa Ambrosiana di rito romano




10 novembre
SAN LEONE MAGNO, papa e dottore della Chiesa
MEMORIA

Leone, detto Magno per la grandezza della sua opera e del suo magistero, resse la Chiesa per ventun anni (440-461). La sua figura di pontefice romano emerge con rilievo storico universale nel dialogo tra l’Oriente e l’Occidente, e nell’incontro-scontro fra il mondo latino e le nuove popolazioni europee. Maestro e mistagogo incentrò la sua missione nel mistero di Cristo uomo-Dio, professato nella dottrina del Verbo incarnato (Calcedonia 451), attualizzato nelle celebrazioni liturgiche (Sermoni sui misteri), testimoniato nella vita: «compiere nelle opere ciò che è celebrato nel sacramento». Al suo nome si collega il fondo eucologico più antico del Messale Romano (Sacramentarlo Leonino). La sua «deposizione» il 10 novembre è ricordata dal martirologio geronimiano (sec. VI) e dal calendario di san Willibrordo (sec. VIII).

(dal PROPRIO DEI SANTI della Chiesa di Milano secondo il rito romano)

Martirologio Romano, 10 novembre: Memoria di san Leone I, papa e dottore della Chiesa: nato in Toscana, fu dapprima a Roma solerte diacono e poi, elevato alla cattedra di Pietro, meritò a buon diritto l’appellativo di Magno sia per aver nutrito il gregge a lui affidato con la sua parola raffinata e saggia, sia per aver sostenuto strenuamente attraverso i suoi legati nel Concilio Ecumenico di Calcedonia la retta dottrina sull’incarnazione di Dio. Riposò nel Signore a Roma, dove in questo giorno fu deposto presso san Pietro.

mercoledì 9 novembre 2011

I Santi del Giorno, secondo il Calendario della Chiesa Ambrosiana di rito romano




9 novembre
DEDICAZIONE DELLA BASILICA LATERANENSE
FESTA

La Basilica Lateranense, cattedrale della Chiesa di Roma, costruita da Costantino al tempo di Silvestro I (314-335), è ritenuta madre di tutte le chiese dell’Urbe e dell’Orbe. L’anniversario della sua dedicazione, celebrato originariamente solo a Roma, fu estesa a tutto d’Occidente come segno di amore e di unione verso la cattedra di Pietro.

(dal PROPRIO DEI SANTI della Chiesa di Milano secondo il rito romano)

Martirologio Romano, 9 novembre: Festa della dedicazione della basilica Lateranense, costruita dall’imperatore Costantino in onore di Cristo Salvatore come sede dei vescovi di Roma, la cui annuale celebrazione in tutta la Chiesa latina è segno dell’amore e dell’unità con il Romano Pontefice.

venerdì 4 novembre 2011

I Santi del Giorno, secondo il Calendario della Chiesa Ambrosiana di rito romano





4 novembre
SAN CARLO BORROMEO, vescovo
SOLENNITÀ

Carlo (Arona, Novara, 1538 – Milano 3 novembre 1584), arcivescovo di Milano, dispiegò in una vita relativamente breve un’intensissima attività pastorale, consumando le sue energie nell’impegno ascetico, nella carità e nella riforma della Chiesa. E’ fra i grandi promotori del rinnovamento nella fede e nei costumi sancito dal Concilio di Trento. Espresse attraverso i seminari e le disposizioni sinodali un nuovo modello di pastore d’anime, che unisce l’austerità e la preghiera allo zelo apostolico. La sua azione riformatrice si estese alla disciplina  liturgica (del rito romano e ambrosiano), alla catechesi e alla cura dei poveri. La sua carità pastorale si manifestò specialmente nella famosa peste di Milano (chiamata di san Carlo, «tanto è forte la carità» - Manzoni). Il 3 novembre del 1584, il titanico Vescovo di Milano crollò sotto il peso della sua insostenibile fatica. Aveva soltanto 46 anni, e lasciava ai Milanesi il ricordo di una santità seconda soltanto a quella di un altro grande Vescovo milanese, Sant'Ambrogio, con cui è patrono della Diocesi di Milano.

(dal PROPRIO DEI SANTI della Chiesa di Milano secondo il rito romano)

Martirologio Romano, 4 novembre: Memoria di san Carlo Borromeo, vescovo, che, fatto cardinale da suo zio il papa Pio IV ed eletto vescovo di Milano, fu in questa sede vero pastore attento alle necessità della Chiesa del suo tempo: indisse sinodi e istituì seminari per provvedere alla formazione del clero, visitò più volte tutto il suo gregge per incoraggiare la crescita della vita cristiana ed emanò molti decreti in ordine alla salvezza delle anime. Passò alla patria celeste il giorno precedente a questo.

PRIMO VENERDÌ DI NOVEMBRE 2011



Comunità Pastorale “Epifania del Signore”
parrocchia San Paolo Apostolo – Brugherio


Primo Venerdì di NOVEMBRE 2011
AdorazioNE eucaristica

(Dopo l’esposizione)
ADORAZIONE COMUNITARIA
“Questo è il mio Corpo”

PREGHIERA AL SS. SACRAMENTO
DI Sant’Alfonso Maria de Liguori
 (a cori alterni, celebrante e assemblea)

- Signor mio Gesù Cristo, che per l'amore che porti agli uomini, Te ne stai notte e giorno in questo Sacramento tutto pieno di pietà e di amore, aspettando, chiamando ed accogliendo tutti coloro che vengono a visitarti, io Ti credo presente nel Sacramento dell'Altare.

- Ti adoro nell'abisso del mio niente, e Ti ringrazio di quante grazie mi hai fatte; specialmente di avermi donato Te stesso in questo Sacramento, e di avermi data per Avvocata la tua Santissima Madre Maria e di avermi chiamato a visitarti in questa chiesa.

- Io saluto oggi il tuo amantissimo Cuore ed intendo salutarlo per tre fini: primo, in ringraziamento di questo gran dono; secondo, per compensarti di tutte le ingiurie, che hai ricevuto da tutti i tuoi nemici in questo Sacramento: terzo, intendo con questa visita adorarti in tutti i luoghi della terra, dove Tu sacramentato te ne stai meno riverito e più abbandonato.

- Gesù mio, io ti amo con tutto il cuore. Mi pento di aver per il passato tante volte disgustata la tua Bontà infinita. Propongo con la tua grazia di non offenderti più per l'avvenire: ed al presente, miserabile qual sono, io mi consacro tutto a Te: ti dono e rinunzio tutta la mia volontà, gli affetti, i desideri e tutte le cose mie. Da oggi in avanti fai di me e delle mie cose tutto quello che ti piace.

- Solo ti chiedo e voglio il tuo santo amore, la perseveranza finale e l'adempimento perfetto della tua volontà.

- Ti raccomando le anime del Purgatorio, specialmente le più devote del Santissimo Sacramento e di Maria Santissima.

- Ti raccomando ancora tutti i poveri peccatori.

(insieme) - Unisco infine, Salvator mio caro, tutti gli affetti miei cogli affetti del tuo amorosissimo Cuore e così uniti li offro al tuo Eterno Padre, e lo prego in
nome tuo, che per tuo amore li accetti e li esaudisca. Così sia.

Preghiera di s. Ignazio
(insieme)

Anima di Cristo, santificami.
Corpo di Cristo, salvami.
Sangue di Cristo, inebriami.
Acqua dei costato di Cristo, lavami.
Passione di Cristo, confortami.
O buon Gesù, esaudiscimi.
Fra le tue piaghe ascondimi.
Non permettere ch'io mi separi da te.
Dal nemico maligno difendimi.
Nell'ora della morte chiamami.
E comanda che io venga a te.
Affinché ti lodi con i tuoi santi nei secoli eterni.
Così sia.

PREGHIamo
con la Preghiera di S. Ambrogio
(a cori alterni, celebrante e assemblea)

- Alla mensa dei tuo dolcissimo convito, o pio Signore Gesù Cristo, io, peccatore e privo di meriti, mi accosto tremante, solo confidando nella tua misericordia e bontà.

- Anima e corpo ho macchiati di molte colpe, la mente e la lingua non ben custodite. Dunque, o pio Signore, o terribile maestà, io misero, stretto fra le angustie, ricorro a te, fonte di misericordia, a te mi affretto per essere risanato, sotto la tua protezione mi rifugio. Quello che non posso sostenere come Giudice, sospiro di averLo come Salvatore.

- A te, o Signore, mostro le mie piaghe, a te scopro la mia vergogna. Conosco i miei peccati, che sono molti e grandi, per i quali io temo. Spero nelle tue misericordie senza numero.

- Guarda dunque verso di me con gli occhi della tua clemenza, o Signore Gesù Cristo, Re eterno, Dio e uomo, che per l'uomo fosti crocifisso. Esaudiscimi, poiché spero in te, abbi misericordia di me pieno di miseria e di peccati, tu che non cesserai mai di far scaturire la fonte della misericordia.

- Salve, o vittima della Salvezza, offerta sul patibolo della Croce per me e per tutto il genere umano. Salve, o nobile e prezioso Sangue, che sgorghi dalle ferite dei mio crocifisso Signore Gesù Cristo e lavi i peccati di tutto il mondo.

(Insieme) - Ricordati, o Signore, della tua creatura, che hai redento col tuo Sangue. Mi pento di aver peccato e desidero di rimediare a ciò che ho fatto. Togli dunque da me, o clementissimo Padre, tutte le mie iniquità ed i miei peccati, affinché, sia remissione dei miei peccati, perfetta purificazione dei miei delitti, fuga dei cattivi pensieri, rigenerazione dei buoni sentimenti, salutare efficacia di opere che ti piacciano, sicura tutela dell'anima e dei corpo contro le insidie dei miei nemici. Così sia.

ADORAZIONE PERSONALE
“Fate questo in memoria di me”

Dalle “Omelie suLL’EUCARISTIA”
di san CARLO BORROMEO

Tutti i misteri del nostro salvatore Gesù Cristo, anime carissime, sono sublimi e profondi: noi li veneriamo in unione con la sacrosanta madre Chiesa. Tuttavia il mistero odierno, l’istituzione del santissimo sacramento dell’Eucaristia, attraverso il quale il Signore si è donato in cibo alle anime fedeli, è così sublime ed elevato da superare ogni comprensione umana. Così grande è la degnazione del sommo Dio, in esso riluce tale amore che ogni intelligenza viene meno; nessuno potrebbe spiegarlo a parole né comprenderlo con la mente. Siccome però è mio dovere parlarvene per l’ufficio e la dignità pastorale, vi dirò qualcosa anche di questo mistero. Brevemente, questa omelia sarà centrata soprattutto su due punti: quali siano le cause della istituzione di questo mistero e quali i motivi per cui ne facciamo memoria in questo tempo.
Nel Vecchio Testamento è narrata la nobilissima storia dell’agnello pasquale che doveva essere mangiato dentro casa da ogni famiglia; qualora poi ne fosse avanzato e non potesse essere consumato, lo si doveva bruciare nel fuoco. Quell’agnello era figura del nostro Agnello immacolato, Cristo Signore, da offrire per noi all’eterno Padre sull’altare della croce. Giovanni, il precursore, vedendolo disse: «Ecco l’Agnello di Dio, ecco colui che toglie il peccato del mondo»1. Quella meravigliosa prefigurazione ci ha insegnato che l’Agnello pasquale non poteva essere totalmente mangiato con i denti della contemplazione, ma doveva essere completamente bruciato nel fuoco dell’amore.
Ma quando medito tra me e me che il Figlio di Dio si è completamente donato in cibo a noi, mi pare che non ci sia più spazio per questa distinzione: questo mistero è totalmente da bruciare nel fuoco dell’amore. Quale motivo, se non l’amore soltanto, poté spingere il Dio buonissimo e grandissimo a donarsi in cibo a quella misera creatura che è l’uomo, ribelle dal principio, espulso dal Paradiso terrestre, in questa misera valle fin dall’inizio della creazione per aver gustato il frutto proibito? Questo uomo era stato creato a somiglianza di Dio, posto in un luogo di delizie, messo a capo di tutta la creazione: tutte le altre cose erano state create per lui. Trasgredì al precetto divino, mangiando il frutto proibito e, «mentre era in una situazione di privilegio, non lo comprese»; perciò «fu assimilato agli animali che non hanno intelletto»; per questo fu costretto a mangiare il loro stesso cibo. Ma Dio ha sempre così tanto amato gli uomini da pensare al modo di risollevarli quando essi erano appena caduti; e perché non si nutrissero dello stesso cibo destinato agli animali – contemplate l’infinita carità di Dio! – ha dato Sé stesso in cibo all’uomo. Tu, Cristo Gesù, che sei il Pane degli angeli, non hai sdegnato di divenire il cibo degli uomini ribelli, peccatori, ingrati. Oh grandezza della dignità umana! Per una evenienza singolare quanto è più grande l’opera della riparazione, quanto questa dignità sublime supera la sventura! Dio ci ha fatto un favore singolare! Il suo amore per noi è inesplicabile! Solo questa carità poté spingere Dio a fare tanto per noi. Perciò come è ingrato chi nel suo cuore non medita e non pensa sovente a questi misteri!
Dio, creatore di tutte le cose, aveva previsto e conosciuto la nostra debolezza, e che la nostra vita spirituale avrebbe avuto bisogno di un cibo dell’anima così come la vita del corpo necessita di un cibo materiale; per questo ha disposto per noi che ci fosse abbondanza di ognuno di questi due nutrimenti: da una parte quello per il corpo; dall’altra quello di cui godono gli angeli in cielo e noi possiamo mangiare, qui in terra, nascosto sotto le specie del pane e del vino. La santissima serva di Dio, Elisabetta, avendo colto la venuta della Madre di Dio, non poté non esclamare: «A che debbo che la madre del mio Signore venga a me?». Ma quanto più dovrebbe esclamare chi riceve in sé Dio stesso: «A che debbo che venga a me, peccatore, miserabile, ingrato, indegno, verme e non uomo, obbrobrio degli uomini e abiezione del popolo, che entri nella mia casa, nella mia anima che spesso ho ridotta a spelonca di malfattori, e vi abiti, il mio Signore, Creatore, Redentore e Dio mio, al cui cospetto gli angeli desiderano stare?».
Veniamo al secondo punto di riflessione.
Opportunamente la Chiesa oggi celebra la solennità di questo santissimo mistero. Poteva sembrare più opportuno celebrarla nella Feria quinta in Coena Domini, giorno nel quale sappiamo che il salvatore nostro, Cristo, ha istituito questo sacramento. Ma la santa Chiesa è come un figlio, corretto e ben educato, il cui padre è giunto al termine dei suoi giorni e, mentre sta per morire, gli lascia un’eredità vasta e ricca; non ha tempo di trattenersi a pensare al patrimonio ricevuto: è totalmente rivolto a piangere il padre. Così la Chiesa, sposa e figlia di Cristo, è talmente intenta a piangere in quei giorni di passione e di atroci tormenti da non essere in grado di celebrare come vorrebbe questa immensa eredità a lei lasciata: i Santissimi Sacramenti istituiti in questi giorni.
Per tale motivo ha fissato questo giorno per la celebrazione: in esso, per l’immenso dono ricevuto, vorrebbe rendere in modo tutto particolare a Cristo quel meraviglioso ringraziamento che a causa della nostra povertà noi non siamo capaci di offrire. Perciò il Figlio di Dio, che conosce tutto dalla eternità, si è fatto incontro alla nostra debolezza con l’istituzione di questo Santissimo Sacramento: per noi «Egli rese grazie» a Dio, «benedisse e spezzò». Con questa istituzione ci ha insegnato a ringraziarlo quanto più possiamo per un dono così grande. Ma perché la santa madre Chiesa ha fissato proprio questo tempo per fare memoria di tale mistero? Perché proprio dopo la celebrazione degli altri misteri di Cristo: dopo i giorni del Natale, della Resurrezione, dell’Ascensione al Cielo e l’invio dello Spirito Santo? Figlio, non temere: tutto ciò non è senza motivo! Questo mistero santissimo è così collegato a tutti gli altri, ed è rimedio così efficace in vista di essi, che ben a diritto viene congiunto ad essi. Per mezzo di questo santissimo mistero dell’altare, attraverso la ricezione della vivificante Eucaristia, con questo Pane celeste i fedeli sono così efficacemente congiunti a Cristo da poter attingere con la loro bocca dal fianco aperto di Cristo gli sconfinati tesori di tutti i sacramenti.
Ma c’è un’altra ragione per questo. Tra i misteri del Figlio di Dio che finora abbiamo meditato, l’ultimo fu l’Ascensione al Cielo. Essa è avvenuta perché Egli ricevesse a titolo suo e nostro il possesso del Regno dei Cieli e venisse manifestata quella signoria della quale poco prima aveva affermato: «Mi è stato dato ogni potere in cielo e in terra»6. Come un qualsiasi re, nell’atto di ricevere il possesso di un regno, si reca prima che in ogni altra città in quella che è capitale e metropoli del regno (e come un magistrato o principe che si appresta ad amministrare un regno in nome del re), così anche Cristo: insignito della signoria più ampia e di ogni diritto in cielo e in terra, per prima cosa prese possesso del Cielo e da lì, quasi a dimostrazione, effuse sugli uomini i doni dello Spirito Santo. Ma avendo scelto di regnare anche in terra, ha lasciato Sé stesso qui, nel sacratissimo sacrificio dell’altare, in questo santissimo mistero che oggi veneriamo. Per questo motivo straordinario la Chiesa ordina che da tutti sia portato in processione in forma solenne per città e villaggi.
Quando il potentissimo re Faraone volle onorare Giuseppe, comandò che lo si conducesse lungo le vie della città e, perché tutti conoscessero la dignità di colui che aveva spiegato i sogni del Faraone, gli disse: «Tu stesso sarai il mio maggiordomo e ai tuoi ordini si schiererà tutto il mio popolo: solo per il trono io sarò più grande di te. Ecco io ti metto a capo di tutto il Paese di Egitto. Il Faraone si tolse di mano l’anello e lo pose sulla mano di Giuseppe, lo rivestì di abiti di lino finissimo e gli pose al collo un monile d’oro. Poi lo fece montare sul suo secondo carro e prima di lui un araldo gridava, in modo che tutti si inginocchiassero davanti a lui. E così lo stabilì su tutto il Paese di Egitto».
Anche Assuero, quando volle onorare Mardocheo, gli fece indossare le vesti regali, lo fece montare sul suo cavallo e a tale scopo comandò ad Aman di condurlo per la città e di gridare: «Ciò avviene all’uomo che il re vuole onorare».
Dio vuole essere il Signore del cuore dell’uomo; vuole essere onorato, come conviene, da tutti gli uomini. Per questo, oggi, in forma solenne, condotto dal clero e dal popolo, dai prelati e dai magistrati, percorre le vie delle città e dei villaggi. Per questa ragione la Chiesa professa pubblicamente che questi è il nostro Re e Dio, da cui tutto abbiamo ricevuto e al quale tutto dobbiamo.
O figli carissimi nel Signore, mentre poc’anzi camminavo per le vie della città, pensavo a quella così grande moltitudine e varietà di persone che fino a oggi, ai nostri giorni, è oppressa dalla miseria della schiavitù e per lungo tempo ha dovuto servire padroni così vili e crudeli. Intravvedevo un certo numero di giovani che si sono lasciati dominare da lascivia e libidine e, come dice l’Apostolo, ha proclamato dio il proprio ventre. (Chiunque pone qualche cosa come fine della propria esistenza, costui vuole che tale cosa sia il suo dio. Dio infatti è al termine di tutto). Rinuncino, costoro, alla carne, alla lussuria, a frequentare le bettole e le osterie, le cattive compagnie; rinuncino ai peccati e riconoscano il vero Dio che la Chiesa professa per noi. Piangevo sulla intollerabile superbia e sulla vanità di alcune donne che sono idoli a sé stesse e che dedicano quelle ore del mattino che dovrebbero consacrare alla preghiera al trucco del loro volto e alla arricciatura dei capelli; che chiedono ogni giorno nuovi vestiti, così da rendere dei poveri infelici i loro mariti e mendichi i loro figli e da consumare i loro patrimoni. Da qui vengono mille mali, i contratti illeciti, il non pagare i debiti, il non adempiere ai pii legati; da qui la dimenticanza del Dio buonissimo e grandissimo, la dimenticanza della nostra anima. Vedevo tanti avari, mercanti di inferno, gente che a così caro prezzo compra per sé il fuoco eterno; di essi l’Apostolo ben a ragione disse: «L’avarizia è una forma di idolatria». Al di là del denaro non hanno altro Dio; le loro azioni e parole sono indirizzate a pensare e decidere come meglio guadagnare, acquistare campi, confrontare ricchezze.
Non potevo non vedere l’infelicità di alcuni che si dichiarano esperti nella scienza del governare e hanno solo questo davanti ai loro occhi. Sono coloro che non dubitano di schiacciare sotto i piedi la legge di Dio che essi dichiarano contraria a quella del loro governare (miseri e sventurati loro!) e costringono Dio a ritirarsi. Uomini da compiangere! E sono da chiamare cristiani costoro che stimano e dichiarano pubblicamente sé stessi e il mondo più importanti di Cristo?
Il Signore è venuto, con questa santa istituzione dell’Eucaristia, a distruggere tutti questi idoli cosicché, con il profeta Isaia, oggi possiamo gridare al Signore: «Solo in Te è Dio; non ce n’è altri, non esistono altri dei. Veramente tu sei un Dio nascosto, Dio di Israele, Salvatore». O Dio buono, fino a ora siamo stati asserviti alla carne, ai sensi, al mondo; fino a ora è stato dio per noi il nostro ventre, la nostra carne, il nostro oro, la nostra politica. Noi vogliamo rinunciare a tutti questi idoli: onoriamo Te solo come vero Dio, veneriamo Te che ci hai tanto beneficato e, soprattutto, hai lasciato Te stesso in cibo per noi. Fa’, ti scongiuro, che d’ora in poi il nostro cuore sia tuo, e nulla più ci strappi dal tuo amore. Preferiamo morire mille volte che offenderti anche minimamente. E così, migliorando in forza della Tua grazia, godremo in eterno della Tua gloria. Amen.

INTENZIONI DI PREGHIERA
APOSTOLATO DELLA PREGHIERA
ANNO 2011 - Novembre

INTENZIONE GENERALE
"Per le Chiese Orientali Cattoliche, affinché la loro venerabile tradizione sia conosciuta e stimata quale ricchezza spirituale per tutta la Chiesa".

INTENZIONE MISSIONARIA
"Perché il Continente Africano trovi in Cristo la forza di realizzare il cammino di riconciliazione e di giustizia, indicato dal secondo Sinodo dei Vescovi per l'Africa".

INTENZIONE DEI VESCOVI
"Perché lo Spirito del Risorto ci aiuti a celebrare nella fede la memoria dei fratelli defunti, tenendo fisso lo sguardo verso il Regno, mèta ultima del nostro pellegrinaggio terreno".

INTENZIONE MARIANA
La Regina dei Santi susciti, formi e incoroni i nostri propositi di bene.

INTENZIONE PRO CLERO
Cuore di Gesù, i pastori del tuo popolo guardino alla tua carità per apprendere a fare dono della loro vita

PREGHIERA dagli scritti della Beata Madre Maria Maddalena dell’Incarnazione

Signore Gesù, vero uomo e vero Dio,
io Ti credo realmente presente qui nella Santissima Eucaristia,
Sacramento permanente della Tua Chiesa, sacro convito,
in cui ci è partecipata la grazia del Tuo Sacrificio
e ci è dato il pegno della gloria futura;
Ti adoro profondamente e desidero amarti
con tutto lo slancio del mio cuore.

Assieme a Te
e in unione con la Chiesa,
intendo rendere grazie al Padre,
nello Spirito Santo,
per gli ineffabili beni
che egli elargisce agli uomini,
nella creazione e nel Mistero Pasquale.

Voglio unirmi alla riparazione
per i peccati di tutti gli uomini,
per i quali Ti offristi sulla Croce al Padre,
riconciliando l’umanità a Lui.

Nel Tuo Nome domando
l’avvento del regno di Dio:
tutti gli uomini conoscano Te, Via, Verità e Vita,
e diventino un solo popolo
adunato nell’unità del Padre,
del Figlio e dello Spirito Santo,
amandosi gli uni gli altri
come Tu ci ami o Signore. Amen.

PREGHIERA A GESU’
del Beato Giovanni Paolo II

Mane nobiscum, Domine! Come i due discepoli del Vangelo, ti imploriamo, Signore Gesù:
Rimani con noi! Tu, divino viandante, esperto sulle nostre strade e conoscitore del nostro cuore, non lasciarci prigionieri delle ombre della sera. Sostienici nella stanchezza, perdona i nostri peccati, orienta i nostri passi sulla via del bene. Benedici i bambini, i giovani, gli anziani, le famiglie, in particolare i malati. Benedici i sacerdoti e le persone consacrate. Benedici tutta l'umanità. Nell'Eucaristia ti sei fatto "farmaco d'immortalità": dacci il gusto della vita piena, che ci faccia camminare su questa terra come pellegrini fiduciosi e gioiosi,
guardando sempre al traguardo della vita che non ha fine. Rimani con noi, Signore! Rimani con noi! Amen