venerdì 13 luglio 2012

San Vitaliano, il "Santo" di Catanzaro




San Vitaliano
Basilica dell'Immacolata, Catanzaro


Tra poco si avvicina il 16 luglio e per i catanzaresi è la festa del gran patrono: Vitaliano di Capua.



San Vitaliano
Cattedrale, Catanzaro


“Sentite, come me, squilli di trombe, scalpiccìo tumultuoso di gente e trepestìo di cavalli? E’ Papa Callisto II, che ritorna tra noi, qui, a Catanzaro, per sentire cosa diciamo di lui!

Così, con il suo ormai noto, affabulante parlare, Cesare Mulè coinvolge i lettori dell’ ultima sua fatica letteraria, “San Vitaliano Disvelato” edita da “La Rondine”, ricca di corredo iconografico, frutto di viaggi e peripezie nella impegnativa ricerca di documenti necessari alla storicizzazione innovativa della vita del santo patrono. Volendo caratterizzare questo scritto, lo si potrebbe definire come una storia di San Vitaliano narrata attraverso le persone e le gesta della città di Catanzaro, oppure come una storia di Catanzaro vista attraverso la storia religiosa del suo Santo Patrono, perché la venerazione verso San Vitaliano non si può esprimere solo attraverso il culto locale, ma è necessario ricorrere anche alla ricerca storica.
Mulè colma una grave lacuna esistente nella nostra diocesi, la quale possedeva del suo santo patrono solo uno scarno libretto con pochissime, imprecise notizie, ed evidenzia, tra l’altro, la testimonianza evangelica del santo, che perdonò chi lo aveva ignobilmente calunniato, e del quale è scritto che ammoniva i potenti, aiutava i deboli, convertiva i peccatori, rassodava i convertiti, ed a tutti era giovamento e soccorso.
La biografia del santo, morto ad oltre 70 anni il 16 luglio di un anno compreso fra il 660 e il 700, è tratta da antiche cronache necessariamente incerte e lacunose.


San Vitaliano
Sparanise, Caserta


Eletto vescovo di Capua, come religioso dolce ed insieme severo, è creduto vescovo anche di Benevento. Il Pastore, nella sua missione esercitata per sette anni, incontrò la reazione subdola di un gruppo di giovani scapestrati, anzi dediti a libertinaggio, che complottarono per danneggiarne la figura, bruttandola di condotta non confacente alla dignità ed integrità di Pastore. Vitaliano, dopo essersi discolpato in pubblico, sdegnato, si allontanò dalla città; ma i suoi persecutori, temendo di essere tardivamente scoperti, lo raggiunsero e, chiusolo in un sacco di pelle, lo buttarono nel mare o nel fiume Garigliano, o Volturno, per annegarlo. Il turpe disegno, però, non ebbe esito mortale. La corrente lo condusse alla spiaggia di Ostia, dove alcuni pescatori incuriositi uncinarono il galleggiante, portandolo a bordo della loro barca e, con pietoso sorpresa, scorsero il vegliardo e lo ristorarono. Intanto, a Capua, per sei mesi e venti giorni si protrasse la siccità desertando i campi e provocando carestie e malattie. I suoi abitanti addebitarono la mancanza di pioggia a punizione per l'offesa recata all'uomo di Dio e si diedero a ritrovarlo. Ciò avvenne in un sito lontano; trovatolo, lo esortarono a ritornare nella città che aveva voluto lasciare. Il prelato accolse tali premure e bene accolto dai fedeli riprese le funzioni; subito copiosa si sparse la pioggia, ristorando la campagna. L’uomo di Dio, lasciata per la seconda volta Capua, si ritirò in un luogo appartato, in solitudine, nella meditazione e nella preghiera; poi, riprese il suo peregrinare. Da quel tempo il luogo prese il toponimo di San Vitaliano, divenne cittadina operosa e bene ordinata.

San Vitaliano
Eremo S. Vitaliano
Casola di Casertavecchia

Ormai ben oltre i 70 anni di età, il nostro Santo lascio' questa terra e fu debitamente sepolto. Ma nel tempo se ne persero le tracce sino a quando alcuni pastori, notando un tumulo di pietre, lo rinvennero suscitando la pregressa devozione: molti bisognosi pietosamente pregarono impetrando e ottenendo miracoli. Si formò così un profondo culto che indusse il vescovo Giovanni di Benevento a realizzare un degno luogo di sicuro.
Papa Callisto II, trovandosi in sosta a Benevento per recarsi in Calabria, rese omaggio alle reliquie attratto dall’eco dei miracoli da lui ottenuti. In questo ricordo, essendo a Catanzaro per consacrare la Cattedrale, pensò di meglio solennizzare l’evento facendone traslare i resti. Così San Vitaliano, già vescovo di Capua, venne proclamato patrono della Città, in un giorno solenne in cui il Papa aveva con sé - secondo le Cronache del Santuario di Montevergine- ventiquattro cardinali e uno stuolo di vescovi, abati e prelati, il che rinforza la veridicità della discussa Bolla catanzarese di consacrazione della Cattedrale sottoscritta, quindi, da una vera delegazione di fede .




Tanta magnificenza era rappresentativa della missione impersonata da Callisto II e dell'importanza del segno che in modo solenne egli attribuiva al ruolo che Catanzaro avrebbe dovuto svolgere, per incoraggiare e rafforzare la presenza della Chiesa latina. In questo scenario è riconosciuta, in modo inappellabile, la diocesi di Catanzaro come pilastro di latinità.
La devozione al santo nella chiesa cattedrale è da allora sempre stata intensa, anche se discreta: San Vitaliano protegge e le sue reliquie danno pegno e pregio: i fedeli sono rassicurati e protetti dal mediatore.


San Vitaliano 
S. Vitaliano, Napoli


Nel periodo fra la fine del XVI e l'inizio del secolo seguente, nella triste circostanza di una scossa di terremoto, fiduciosamente il popolo si rivolse a San Vitaliano e, anche successivamente, nel 1763 per il perdurare di una lunghissima siccità e carestia: il patrono della Città sempre vigilò e protesse, tanto che il vescovo Fiorentini sottolinea che non vi fu mai pubblica calamità che abbia colpito la nostra povera terra, in cui la fede dei catanzaresi, invocato l'aiuto del suo potente Patrono, figura buona e soccorrevole, non ne ebbe tutela .


San Vitaliano
Gagliano di Catanzaro


Dal prezioso testo di Mulè emerge come la sola storia civile non sia sufficiente. Essa si deve accompagnare alla storia religiosa, al racconto delle idee e dei sentimenti. Così la città si sacralizza nella memorizzazione delle persone che ivi sono vissute degnamente, divenendo comunità operosa , salda e civile .





Siamo tutti grati al prof. Mulè, le cui fatiche sempre più arricchiscono il patrimonio culturale del nostro territorio e aiutano a riscoprire la nostra identità, valore imprescindibile per poter vivere nell’era della globalizzazione, confrontandoci sì con altre civiltà, ma senza dimenticare chi siamo e quale grandezza abbiano le nostre radici cristiane : ci auguriamo quindi che la città di Catanzaro impari ad investire denaro ed energie per accrescere ricerche e studi onorando con sicura configurazione storica la missione di san Vitaliano, suo vero, mirabile patrono, piuttosto che, più miseramente, vacue e piccanti baldorie”.

San Valentino Martire (Belvedere Marittimo)





Gent.mo,
Vincenzo Pitaro,

finalmente un articolo con tutti i dati che da tempo cercavo sul Martire Valentino venerato da Belvedere Marittimo. GRAZIE!

Come dice "quella lettera", le reliquie e il sangue non sono del famoso Valentino ma di un altro omonimo "trovato col suo nome proprio", che fa parte di quella lunga schiera di martiri delle catacombe o corpi santi custoditi in molte chiese l'Urbe e dell'Orbe cristiano.

Di corpi simili ne ho ben censiti 46 venerati in Italia e all'estero.
Molti venerati il 14 febbraio, ma l'unico corpo del patrono degli innamorati è quello di Terni.
C'è poi un omonimo presbitero e martire, di cui si parla nel Martirologio Romano antico, che solo Iddio sa dove è sepolto, anche se molti dei 46 corpi delle catacombe vengono identificati con questo ... non si poteva certo identificarlo con il vescovo ternano :)

Ma, concludendo questo è un corpo santo cioè (legga questo link)
Saluti!

Santa Lupercilla, la "Santa" di Crodo



Quando ero volontario della comunità Marco Riva, conobbi un giovane di Crodo.
Nei nostri dialoghi parlavamo di tutto, e un giorno parlando di santi mi disse: “la santa del mio paese non la conosci”. E chi è?






Santa Lupercilla, una martire romana, che fa parte di quella schiera di martiri che vengono denominati "corpi santi" o "martiri delle catacombe". Spesso per questi corpi di cui non si conosce nulla, tranne il nome, si ricostruisce una presunta o fantastica vita. In questo caso si dice che faceva parte del famiglia cristiana del console Pammachio composta da 42 persone e che subirono il martirio nel 233, sotto Alessandro Severo.





Nel 1819 nella catacomba romana di San Callisto sulla Via Appia fu trovato il corpo di un individuo che dall'analisi delle ossa era una bambina di circa 7 o 8 anni. Il nome posto sulla lapide a chiusura del loculo era LUPERCILLA.

Le sacre spoglie furono traslate ed autenticate, successivamente dopo la ricomposizione in un stupendo simulacro di cera, furono deposte nella Chiesa Parrocchiale di Santo Stefano di Crodo (VB).

Da allora la seconda domenica di luglio, i crodesi festeggiano la compatrona Santa Lupercilla.

Tra i “corpi santi”, quello di S. Lupercilla è uno dei più belli e tra i miei preferiti.

Un saluto a quel giovane crodese!

giovedì 12 luglio 2012

Santa Urania Martire








"Non a caso, infatti, ogni battezzato acquista il carattere di figlio a partire dal nome cristiano, segno inconfondibile che lo Spirito Santo fa nascere «di nuovo» l’uomo dal grembo della Chiesa"

(S. S. Benedetto XVI)








Quando la passione per i santini è un caccia al tesoro.
L'immaginetta:






E dici chi è?
Leggi il retro è scopri:

SANTA URANIA MARTIRE
1 SETTEMBRE

Poi cerchi nell’Enciclopedia dei Santi, in altri libri su libri, poi vai sul web e leggi:
“7 novembre, santa Urania, martire con Sant'Archelao in Egitto”

Ed affermi: non è quella del santino. È un’altra.

Però un bel nome, cristiano, da mettere ad una bambina ... meglio che quei nomi da nulla che si usano adesso!

Alle ore 22,00 del 12 luglio 1858 ...







Nell’aprile 1858, Zelia Guérin incrocia sul ponte Saint-Léonard un giovane la cui andatura la colpisce… È Luigi Martin, di professione orologiaio. Tre mesi più tardi, alle ore 22,00 del 12 luglio 1858, ha luogo il loro matrimonio civile ; due ore dopo, a mezzanotte del 13 luglio, nell’intimità della chiesa di Notre-Dame, i due giovani si uniscono in matrimonio, celebrato da don Hurel, parroco di Saint-Léonard. L’amore che nutre per suo marito è evidente nelle sue lettere : “Tua moglie che ti ama più della sua vita” , “Ti abbraccio così come ti amo” … Non sono soltanto parole : la loro gioia è di essere uniti e di condividere tutto ciò che riserva la vita, sotto lo sguardo di Dio.



Icona famiglia Martin di Paolo Orlando
Chiesa S. Maria del Carmelo, Trieste



"Che cosa ho mai fatto, perché Iddio mi abbia circondata di cuori tanto amorosi! Non ho fatto che rispondere all'ultimo sguardo di una madre che amavo molto. Ho creduto di capirlo quello sguardo, che nulla potrà mai farmi dimenticare. Da quel giorno, ho cercato di sostituire colei che Dio vi aveva rapita, ma ahimè, nulla può sostituire una simile madre!... Ah, il fatto è che i tuoi genitori, mia piccola Teresa, sono di quelli che si possono chiamare santi, e che meritano di generare dei santi".

(Celina Guerin, 1891)







ATTO DI OFFERTA ALL'AMORE MISERICORDIOSO DI DIO

O Dio! Trinità Beata, desidero Amarti e farti Amare, lavorare per la glorificazione della Santa Chiesa salvando le anime che sono sulla terra e liberando quelle che soffrono in Purgatorio. Desidero adempiere perfettamente la tua volontà e arrivare al grado di gloria che mi hai preparato nel tuo regno, in una parola, desidero essere Santa, ma sento la mia impotenza e ti chiedo, o Dio, di essere tu stesso la mia Santità.
Poiché mi hai amato fino a donarmi il tuo unico Figlio perché fosse mio Salvatore e mio Sposo, i tesori infiniti dei suoi meriti sono miei, te li offro con letizia, supplicandoti di non guardarmi che attraverso il Volto di Gesù e nel suo Cuore ardente d'Amore.
Ti offro anche tutti i meriti dei Santi che sono in Cielo e sulla terra, i loro atti d'Amore e quelli dei Santi Angeli. Infine ti offro, o Beata Trinità, l'Amore e i meriti della Santa Vergine, mia madre, proprio a lei consegno la mia offerta, pregandola di presentartela. Il Suo Divin Figlio, mio Sposo Amato, nei giorni della sua vita mortale, ci disse: «Tutto ciò che domanderete a mio Padre, in nome mio, Egli ve lo darà!». Sono dunque certa che esaudirai i miei desideri. Lo so, o Dio, più vuoi donare, più fai desiderare. Sento nel mio cuore desideri immensi ed è con fiducia che ti domando di venire a prendere possesso della mia anima. Ah! Non posso ricevere la Santa Comunione così spesso come lo desidero, ma, Signore, tu non sei l'Onnipotente? Rimani in me, come nel tabernacolo, non allontanarti mai dalla tua piccola ostia...
Vorrei consolarti per l'ingratitudine dei cattivi e supplicarti di togliermi la libertà di dispiacerti; se per debolezza qualche volta cado, all'istante il tuo Sguardo Divino purifichi la mia anima consumando tutte le mie imperfezioni, come il fuoco che trasforma tutto in se stesso...
Ti ringrazio, mio Dio, per tutte le grazie che mi hai accordato, in particolare per avermi fatta passare per il crogiolo della sofferenza. E' con gioia che ti contemplerò all'ultimo giorno con in mano lo scettro della Croce. Poiché ti sei degnato di farmi partecipe di questa Croce così preziosa, spero in Cielo di rassomigliarti e di vedere brillare sul mio corpo glorificato le sacre stigmate della tua Passione...
Dopo l'esilio della terra, spero di venire a gioire di te nella Patria, ma non voglio ammassare meriti per il Cielo, voglio solo lavorare per tuo amore, con l'unico intento di piacerti, di consolare il tuo Sacro Cuore e di salvare delle anime che ti ameranno eternamente.
Alla sera di questa vita, mi presenterò davanti a te con le mani vuote, non ti chiedo infatti, Signore, di contare le mie opere. Tutte le nostre giustizie sono imperfette ai tuoi occhi. Voglio quindi rivestirmi della tua stessa Giustizia e ricevere dal tuo Amore il possesso eterno di Te stesso. Non voglio altro Trono e altra Corona che te, o Amato!...
Ai tuoi occhi il tempo è nulla, un solo giorno è come mille anni, tu puoi quindi, in un istante, prepararmi a comparire dinanzi a te.
Per vivere in un atto di perfetto Amore io mi offro vittima d'olocausto al tuo Amore misericordioso, supplicandoti di consumarmi senza sosta, lasciando traboccare nella mia anima i flutti di tenerezza infinita racchiusi in te e così io divenga Martire del tuo Amore, o Dio! Questo martirio, dopo avermi preparata a comparire dinanzi a te, mi faccia infine morire e la mia anima si slanci, senza ritardi, nell'eterno abbraccio del tuo Amore Misericordioso.
lo voglio, o Amato, ad ogni battito del cuore rinnovarti quest'offerta un numero infinito di volte, fino a che, svanite le ombre, io possa dirti di nuovo il mio Amore in un Faccia a Faccia eterno!

Santa Teresa di Gesù Bambino del Volto Santo


mercoledì 11 luglio 2012

Bicentenario della Nascita

1812 - 2012




Maria Cristina di Savoia, figlia del re Vittorio Emanuele I e di Maria Teresa d’Asburgo, ricevette dai pii genitori una solida formazione cristiana. Nel 1832 sposò Ferdinando II, re delle Due Sicilie, e nel duplice stato di moglie e di regina fu modello luminoso di ogni virtù. Vera madre dei poveri, seppe farsi carico delle sofferenze del suo popolo, per la cui promozione ideò ardite opere sociali. Morì ancora giovane, dopo aver dato alla luce il primogenito Francesco, tra l’unanime compianto della famiglia reale e del popolo napoletano. Fu sepolta nella basilica di Santa Chiara in Napoli. Il 6 maggio 1937 papa Pio XI dichiarò eroiche le sue virtù.





I SANTI MARTIRI DI CORDOVA





Sant'Abbondio di Cordova
11 luglio
Martirologio Romano: A Córdova nell’Andalusia in Spagna, sant’Abbondio, sacerdote, che durante la persecuzione dei Mori, interrogato dal giudice, sostenne in audaci risposte le ragioni della fede e, suscitata immediata indignazione, fu messo a morte e poi esposto ai morsi di cani e fiere perché fosse divorato.

Santi Adolfo e Giovanni di Cordova
27 settembre
Martirologio Romano: A Córdova nell’Andalusia in Spagna, santi martiri Adolfo e Giovanni, fratelli, che durante la persecuzione dei Mori, al tempo del re ‘Abd ar-Rahman II, furono coronati dal martirio per Cristo.

Santi Amatore, Pietro e Ludovico di Cordova
30 aprile
Martirologio Romano: A Córdova nell’Andalusia in Spagna, santi martiri Amatore, sacerdote, Pietro, monaco, e Ludovico, che, durante la persecuzione dei Mori, furono crudelmente uccisi per non aver smesso di predicare apertamente il Vangelo di Cristo.

Sant'Argimiro monaco di Cordova
28 giugno
Martirologio Romano: A Córdova nell’Andalusia in Spagna, sant’Argimíro, martire, che, monaco di ormai avanzata età, durante la persecuzione dei Mori, sotto il regno di Maometto II, ricevette dal giudice l’ordine di rinnegare Cristo e, rimasto fermo nel confessare la sua fede, fu posto vivo sul cavalletto e trapassato con la spada.

Sant'Aurea vergine di Cordova
19 luglio
Martirologio Romano: A Córdova nell’Andalusia in Spagna, santa Aurea, vergine, sorella dei santi martiri Adolfo e Giovanni, che, durante la persecuzione dei Mori, condotta davanti al giudice cedette per timore, ma pentitasi subito, superò il nemico in un nuovo combattimento con l’effusione del suo sangue.

Santa Benilde di Cordova
15 giugno
Martirologio Romano: A Córdova nell’Andalusia in Spagna, santa Benilde, martire, morta, in età già avanzata, durante la persecuzione dei Mori.

Santa Colomba vergine di Cordova
17 settembre
Martirologio Romano: A Córdova nell’Andalusia in Spagna, santa Colomba, vergine e martire, che durante la persecuzione dei Mori professò spontaneamente la sua fede davanti al giudice e al consiglio cittadino e fu prontamente decapitata con la spada davanti alle porte del palazzo.

Beato Commendatore di Cordova
Mercedario, 3 settembre
Il beato Commendatore mercedario, cavaliere laico, detto di Cordova perché qui operò la sua attività apostolica di redenzione; rimasto anonimo nel nome, in Spagna come un novello San Sebastiano professo la sua fede cattolica durante la persecuzione dei Mori. L’Ordine dei Mercedari lo ricorda il 3 settembre.

San Fandila sacerdote di Cordova
13 giugno
Martirologio Romano: A Córdova nell’Andalusia in Spagna, san Fandíla, sacerdote e monaco, che, durante la persecuzione dei Mori, sotto il regno di Maometto I, fu decapitato per la fede in Cristo.

Sante Flora e Maria vergini di Cordova
24 novembre
Martirologio Romano: A Córdova nell’Andalusia in Spagna, sante Flora e Maria, vergini e martiri, che durante la persecuzione dei Mori furono gettate in carcere insieme a sant’Eulogio e poi trafitte con la spada.

Sant'Isacco monaco di Cordova
3 giugno
Martirologio Romano: A Córdova nell’Andalusia in Spagna, sant’Isacco, martire, che, monaco, durante la dominazione dei Mori, spinto non da un umano impulso, ma da ispirazione divina, sceso dal cenobio di Tábanos si presentò nel foro al giudice per disputare con lui circa la vera religione e fu per questo condannato a morte.

Santa Laura vergine di Cordova
19 ottobre
Badessa del monastero di Santa Maria di Cuteclara, presso Cordova in Spagna. Si narra che durante l'occupazione musulmana rifiutò di abiurare la propria fede cristiana: condotta davanti ad un giudice islamico, fu processata e condannata a morire in un bagno di pece bollente. Dopo tre ore di atroci dolori, diede la sua anima a Dio. Era l'anno 864.

Santa Leocrizia vergine di Cordova
15 marzo
Martirologio Romano: A Córdova nell’Andalusia in Spagna, santa Leocrizia, vergine e martire, che, nata da famiglia mora, progredì di nascosto nella fede di Cristo e, arrestata in casa insieme a sant’Eulogio, fu decapitata quattro giorni dopo il martirio di lui, passando così alla gloria eterna.

San Paolo diacono di Cordova
20 luglio
Martirologio Romano: A Córdova nell’Andalusia in Spagna, san Paolo, diacono e martire, che istruito dall’esempio e dalla parola di san Sisenando, non ebbe timore di rimproverare davanti ai principi e alle autorità dei Mori la vanità del loro culto, venendo ucciso per aver confessato Cristo come vero Dio.

San Pelagio di Cordova
26 giugno
Martirologio Romano: A Córdova nell’Andalusia in Spagna, san Pelagio, martire, che, all’età di tredici anni, per aver conservato la fede in Cristo e la castità contro le lascive lusinghe del re dei Mori ‘Abdul ar-Rahman III, per ordine di costui fu fatto a pezzi con delle tenaglie di ferro, portando così a termine il suo glorioso martirio.

San Perfetto sacerdote di Cordova
18 aprile
Martirologio Romano: A Córdova nell’Andalusia in Spagna, san Perfetto, sacerdote e martire, che, per aver inveito contro la dottrina musulmana e professato con fermezza la fede cristiana, fu rinchiuso in carcere dai Mori e poi trafitto con la spada.

Santa Pomposa vergine di Cordova
19 settembre
Martirologio Romano: A Córdova nell’Andalusia in Spagna, santa Pomposa, vergine e martire, che, durante la persecuzione dei Mori, fuggì di nascosto dal monastero di Peñamelaria dopo avere appreso del martirio di santa Colomba; giunta a Córdova, professò impavida davanti al giudice la sua fede in Cristo e, decapitata senza indugio con la spada davanti alle porte del palazzo, ottenne la palma del martirio.

Santi Rodrigo (Ruderico) sacerdote e Salomone, fratelli di Cordova
13 marzo
Martirologio Romano: A Córdova nell’Andalusia in Spagna, passione dei santi Ruderico, sacerdote, e Salomone, martiri: il primo, rifiutatosi di credere che Maometto fosse vero profeta inviato dall’Onnipotente, fu gettato in carcere, dove incontrò Salomone, che in precedenza aveva per qualche tempo aderito alla religione maomettana, e insieme portarono gloriosamente a termine la loro prova con la decapitazione.

Santi Rogelio e Serviodeo di Cordova
16 settembre
Martirologio Romano: A Córdova nell’Andalusia in Spagna, santi martiri Rogello, monaco anziano, e Servidio (‘Abdallah), giovane, che, giunti dall’Oriente, condannati a morte per aver coraggiosamente predicato Cristo di fronte ai Saraceni, furono, senza alcun loro cedimento, amputati di mani e piedi e morirono, infine, decapitati.

San Sandalio di Cordova
3 settembre
Martirologio Romano: A Córdova in Spagna, san Sandalio, martire.

San Secondino di Cordova
20 aprile
Martirologio Romano: A Córdova nell’Andalusia in Spagna, san Secondino, martire.

San Sisenando diacono di Cordova
16 luglio
Martirologio Romano: A Córdova nell’Andalusia in Spagna, san Sisenando, diacono e martire, sgozzato dai Mori per la fede in Cristo.

San Teodemiro monaco di Cordova
25 luglio
Martirologio Romano: A Córdova nell’Andalusia in Spagna, san Teodemiro, monaco di Carmona e martire ancor giovane durante la persecuzione dei Mori.

San Witesindo di Cordova
15 maggio
Martirologio Romano: Presso Córdova nell’Andalusia in Spagna, commemorazione di san Vitesindo, martire, che per timore dei Mori abbandonò la fede cristiana, ma, rifiutatosi poi di praticare pubblicamente il loro culto, fu ucciso in odio alla fede cristiana.  

San Zoilo di Cordova
27 giugno
Martirologio Romano: A Córdova nell’Andalusia in Spagna, san Zóilo, martire.

Santi Pietro, Valabonso, Sabiniano, Vistremondo, Abenzio e Geremia monaci di Cordova
7 giugno

Martirologio Romano: A Córdova nell’Andalusia in Spagna, santi martiri Pietro, sacerdote, Valabonso, diacono, Sabiniano, Vistremondo, Abenzio e Geremia, monaci, che durante la persecuzione dei Mori morirono sgozzati per Cristo.

Santi Acisclo e Vittoria di Cordova
17 novembre

Martirologio Romano: A Córdova nell’Andalusia in Spagna, sant’Acisclo, martire.

Santi Anastasio, Felice e Digna di Cordova
14 giugno

Martirologio Romano: A Córdova nell’Andalusia in Spagna, santi martiri Anastasio, sacerdote, Felice, monaco, e Digna, vergine, che morirono tutti insieme nello stesso giorno: Anastasio, avendo confessato davanti ai consoli Mori la sua fede cristiana, fu prontamente trafitto con la spada e, insieme a lui, anche Felice, di origine gétula, che aveva professato nelle Asturie la fede cattolica e conduceva vita monastica; Digna, ancor giovanissima, che all’uccisione dei suoi compagni aveva coraggiosamente espresso biasimo verso il giudice, fu senza indugio decapitata.

Beato Nicola Alberga da Cordova
sacerdote francescano
10 luglio

Martirologio Romano: A Damasco in Siria, passione dei beati martiri Emanuele Ruíz, sacerdote, e compagni, sette dell’Ordine dei Frati Minori e tre fratelli fedeli della Chiesa Maronita, che, con l’inganno consegnati ai nemici da un traditore, furono sottoposti per la fede a varie torture e conclusero il loro martirio con una morte gloriosa.

Santi Cristoforo e Leovigildo monaci di Cordova
20 agosto

Martirologio Romano: A Córdova nell’Andalusia in Spagna, santi martiri Leovigildo e Cristoforo, monaci, che, durante la persecuzione dei Mori, professarono spontaneamente la fede in Cristo davanti al giudice e furono

Santi Elia sacerdote, Paolo e Isidoro  monaci di Cordova
17 aprile

Martirologio Romano: A Córdova nell’Andalusia in Spagna, santi martiri Elia, anziano sacerdote, Paolo e Isidoro, monaci di ancor giovane età, uccisi durante la persecuzione dei Mori per aver professato la fede cristiana.

Santi Emila diacono e Geremia di Cordova
15 settembre
Martirologio Romano: A Córdova nell’Andalusia in Spagna, santi martiri Emíla, diacono, e Geremia, che, durante la persecuzione dei Mori, dopo essere stati a lungo lasciati a marcire in carcere, conclusero con la decapitazione il loro martirio per Cristo.
Sant'Eulogio sacerdote di Cordova
11 marzo

Martirologio Romano: A Córdova nell’Andalusia in Spagna, sant’Eulogio, sacerdote e martire, decapitato con la spada per avere proclamato apertamente la fede in Cristo.

Santi Fausto, Gennaro e Marziale di Cordova
13 ottobre

Martirologio Romano: A Córdova nell’Andalusia in Spagna, santi Fausto, Gennaro e Marziale, martiri, che adornano la città come tre corone.

Santi Gumesindo sacerdote e Servidio monaco di Cordova
13 gennaio

Martirologio Romano: A Córdova nell’Andalusia in Spagna, santi martiri Gumesindo, sacerdote, e Servidio, monaco, che, essendosi professati cristiani davanti ai capi e ai giudici dei Mori, morirono per la fede in Cristo.

Santi Natalia (Sabigoto) ed Aurelio, sposi e altri di Cordova
27 luglio

Martirologio Romano: A Córdova nell’Andalusia in Spagna, santi martiri Giorgio, diacono e monaco siro, Aurelio e Sabigoto (Natalia), coniugi, e Felice e Liliosa, ugualmente coniugi, che durante la persecuzione dei Mori, mossi dal desiderio di testimoniare la fede in Cristo, gettati in carcere non cessarono mai di lodare Cristo e morirono, infine, decapitati.

San Sancio di Cordova
5 giugno

Martirologio Romano: A Córdova nell’Andalusia in Spagna, beato Sancio, martire, che adolescente, condotto prigioniero dalla cittadina di Albi e istruito alla corte del re, durante la persecuzione dei Mori non esitò a patire il martirio per la fede in Cristo.

martedì 10 luglio 2012

Un pensiero ...






"Chi non dona è ingrato verso Colui che l'ha ricolmato di beni"
Sant’Agostino d'Ippona
Vescovo e Dottore della Chiesa
(IV - V secolo)

IL BEATO CLEMENTE VISMARA PRESENTA FRATEL FELICE TANTARDINI






La figura del Servo di Dio, fabbro ferraio e missionario, raccontata dal Beato sacerdote del Pime e patriarca della Birmania (di padre Piero Gheddo, in ZENIT)

Il Beato padre Clemente Vismara in un suo libro intitolato "Il bosco delle perle", elencò tra queste anche il servo di Dio fratel Felice Tantardini (1898-1991), fabbro ferraio della Valsassina, missionario a Toungoo e poi a Taunggyi per 69 anni, la cui causa di canonizzazione, iniziata nel 2001, è in attesa del Decreto sulle virtù eroiche.






Ecco cosa il Beato Vismara scrisse del Servo di Dio Fratel Felice:

“Fratel Felice... Il nome è appropriato. In qualunque tempo, in qualunque luogo e circostanza voi incontrate Fratel Felice, vedrete sempre affiorare sul suo labbro un sorriso sereno, pacato, spontaneo come di chi è amico di Dio, amico degli uomini e nemico di nessuno.
E’ nato tra i monti della Valsassina. Esteticamente non è un bell’uomo. Forse il continuo pesante lavoro di fabbro ferraio e più di tutto i settanta soli passati sul suo capo arruffato lo hanno un po’ incurvato, ma a tutto questo supplisce il suo franco sorriso di galantuomo. Con fratello Felice vien pure a noi spontaneo il sorriso e ci sentiamo felici. La sua felicità è il lavoro.
Voi non lo troverete mai colle mani in mano; nessun lavoro gli è estraneo, vuole e chiede anzi, che, terminata un’opera, subito gliene indichiate un’altra. Dove lo chiamano va, senza rivolgersi indietro, né chiede spiegazioni. Lavora in silenzio, lavora con passione, lavora forte, lavora sempre.
Il mondo si evolve. Fu detto, anche da persone di senno, che ormai è passato il tempo di Fratelli Coadiutori di pochi ed umili talenti. Oggi - si dice - anche i Fratelli devono essere persone qualificate, istruite, che sanno il fatto loro. Non più Fratelli che scopano la casa, o insegnano la dottrinetta, o simili. Via, non esageriamo; l’umile è sempre fattivo, e soprattutto lascia sempre l’impronta di essere vissuto.
Tra un Fratello Coadiutore (una volta si chiamavano Catechisti) ingegnere, professore, architetto, e via dicendo, io missionario di lungo corso voglio e preferisco il Fratel Felice, fabbro ferraio. La preferenza verso l’umile fabbro è dovuta al fatto che noi viviamo fra gente povera, gente che non sa se domani potrà sfamarsi; e questa povertà non è dovuta a natura ingrata, che non rende, ma è dovuta a mancanza di educazione e formazione al lavoro.
No, no, per la Birmania occorrono Fratelli come Felice: buono, ubbidiente, umile e laborioso; ad altri lidi e in altre contrade Fratelli qualificati, specializzati, scienziati.
Tutte le stazioni missionarie della Diocesi di Taunggyi e di Toungoo, nessuna esclusa, furono bagnate dal sudore di Fratel Felice, ed il suo zampino arrivò anche nella Diocesi di Kengtung, Prome e Bhamo. I Padri hanno dimora fissa, un campo di lavoro determinato, Fratel Felice, invece, abita dove c’è lavoro, non ha un focolare proprio, cambia casa, letto, cucina, ma non cambia l’incudine ed il martello.

E di questo laborioso vagabondaggio quale la ricompensa? Di danaro non ne parliamo neanche: Fratel Felice è un signore, non ne sente il bisogno. "Che ne devo fare? Non ho bisogno di nulla". Gli necessita solo il lavoro che protrae fino al tramonto. Se avesse denaro lo dimenticherebbe sul posto del lavoro.
Il debole di Fratel Felice è la pipa; tranne il tempo della preghiera ed il tempo che mastica cibo, la pipa è sempre in bocca. Tutti i padri gli regalano tabacco, e del migliore; lui  non fa in tempo a consumarlo tutto.

"La corona e la pipa sono sempre state le mie indivisibili compagne" confessa candidamente. "Ma non è, questa, una mancanza contro lo spirito di mortificazione?"; "Felice, tu non potrai essere canonizzato, proprio a causa di questo attaccamento alla pipa". "Tanto meglio! risponde lui" e vi tira fuori la storiella di quel Beato martire, che prima di essere messo a morte chiese ed ottenne dai carnefici tre piccole grazie: bere un ultimo sorso di birra, farsi ancora una fumatina e raccomandarsi l’anima a Dio.
“Il buon Dio, commenta il biografo, ha creato le cose buone per la buona gente”.
Caro Fratel Felice, voglia il buon Dio mandarci tanti fratelli come te, che non meritino altro rimprovero se non quello di essere attaccati ad una pipa!”

* * *

L’articolo del Beato padre Clemente Vismara è intitolato “Fratel Felice” ed è stato pubblicato su “Venga il Tuo Regno” del Pime di Napoli nel novembre 1966.




Si veda anche: Piero Gheddo, "Il santo col martello”, Emi, 2000, pagg.240.




CHIESA CATTOLICA IN CINA






DICHIARAZIONE RELATIVA
ORDINAZIONI EPISCOPALI IN CINA

Città del Vaticano, 10 luglio 2012 (VIS).

Di seguito riportiamo il testo della dichiarazione rilasciata questa mattina relativa all'ordinazione episcopale del Reverendo Joseph Yue Fusheng ad Harbin (Provincia di Heilongjiang), il 6 luglio scorso, e del Reverendo Tadeo Ma Daquin, a Vescovo Ausiliare di Shanghai, il 7 luglio.

"Riguardo all’ordinazione episcopale del Reverendo Giuseppe Yue Fusheng, avvenuta ad Harbin (provincia di Heilongjiang) venerdì 6 luglio corrente, si precisa quanto segue:

"l) Il Reverendo Giuseppe Yue Fusheng, ordinato senza mandato pontificio e quindi illegittimamente, è incorso automaticamente nelle sanzioni previste dal canone 1382 del Codice di Diritto Canonico. Di conseguenza, la Santa Sede non lo riconosce come Vescovo dell’amministrazione apostolica di Harbin, ed egli è privo dell’autorità di governare i sacerdoti e la comunità cattolica nella provincia di Heilongjiang".

"Il Reverendo Yue Fusheng era stato informato da tempo che non poteva essere approvato dalla Santa Sede come candidato episcopale, e più volte gli era stato richiesto di non accettare l’ordinazione episcopale senza il mandato pontificio".

"2) I Vescovi, che hanno preso parte all’ordinazione episcopale illegittima e si sono esposti alle sanzioni, previste dalla legge della Chiesa, devono riferire alla Santa Sede circa la loro partecipazione alla cerimonia religiosa".

"3) Un apprezzamento va a quei sacerdoti, a quelle persone consacrate e a quei fedeli laici che hanno pregato e digiunato per il ravvedimento del Reverendo Yue Fusheng, per la santità dei Vescovi e per l’unità della Chiesa in Cina, in particolare nell’amministrazione apostolica di Harbin".

"4) Tutti i cattolici in Cina, Pastori, sacerdoti, persone consacrate e fedeli laici, sono chiamati a difendere e a salvaguardare ciò che appartiene alla dottrina e alla tradizione della Chiesa. Anche nelle presenti difficoltà essi guardano con fiducia al futuro, confortati dalla certezza che la Chiesa è fondata sulla roccia di Pietro e dei suoi Successori".






"5) Confidando nell’effettivo desiderio delle Autorità governative cinesi di dialogare con la Santa Sede, la medesima Sede Apostolica auspica che dette Autorità non favoriscano gesti contrari a tale dialogo. Anche i Cattolici cinesi attendono passi concreti nello stesso senso, primo fra tutti quello di evitare le celebrazioni illegittime e le ordinazioni episcopali senza mandato pontificio, che creano divisione e recano sofferenza alle comunità cattoliche in Cina e alla Chiesa universale".

"È motivo di apprezzamento e di incoraggiamento l’ordinazione del Reverendo Taddeo Ma Daqin a Vescovo Ausiliare della diocesi di Shanghai, avvenuta sabato 7 luglio corrente. La presenza da parte di un Vescovo, che non è in comunione con il Santo Padre, era inopportuna e mostra mancanza di sensibilità verso un’ordinazione episcopale legittima".




Santa Vittoria, martire in Sabina



Santuario di S. Vittoria
Monteleone Sabino (RI)


Le Sante Vittoria e Anatolia sono citate nel Martirologio Geronimiano al 10 luglio "VI idus iulii in Savinis Anatholiae Victoriae" ed è ricordata anche il 19 dicembre: :"In Savinis civitate Tribulana Victoriae".
Anche il Martirologio di Beda (che erroneamente pone il martirio della Santa a Roma), di Adone, del diacono Vandelbertus e di Usuardo ridano la martire di Trebula Mutuesca.
L’odierno Martirologio Romano in data 10 luglio ricorda: “In Sabina nel Lazio, sante Anatolia e Vittoria, martiri”.

Questa citazione è importante perché afferma la storicità e la continuità del culto verso la Martire Vittoria.
Le due Sante compaiono effigiate nei mosaici di S. Apollinare Nuovo in Ravenna, l'una a fianco dell'altra, in mezzo alle Martiri più illustri dell'Occidente, Paolina e Cristina.

Notizie sulla loro vita, passione e martirio le abbiamo da un documento, la Passio, datata tra il VI o VII sec., “Passio ss. Anatoliae et Audacis et s. Victoriae”, racconto che fu letto dallo stesso San Beda (m. 735), che poi riporterà notizie nel suo Martirologio e così via fino all’odierna stesura del “Romano”.

Secondo la Passio, Anatolia e Vittoria rifiutarono le nozze a due patrizi perché consacrate a Dio. I due aspiranti allora col favore imperiale le mandarono in esilio nei loro possedimenti in Sabina; Vittoria presso la città sabina di Trebula Mutuesca (l'odierno Monteleone Sabino), Anatolia presso la città sabina di Thiora  (l’odierna Tora).
Secondo la Passio vi era nel territorio di Trebula un dragone il cui sbuffo pestifero faceva morire uomini ed animali. Domiziano, signore di Trebula, si recò nel posto dove era stata esiliata Vittoria, e la pregò di salvare la città dal drago. La Santa esorto alla conversione alla fede cristiana: solo allora il dragone sarebbe stato vinto. Così avvenne. Dopo aver scacciato il drago, Vittoria entrò nella spelonca del dragone e qui chiese venisse costruito una chiesa e un monastero a cui capo si mise la stessa Vittoria.


La Martire scaccia il dragone
Pietraferrazzana (CH)

La Passio si inoltra poi in altri particolari, ma ad un certo punto dopo questo esilio a Tebula, un commissario imperiale la esortò a rendere omaggio agli dei dell’Impero come segno della sua sottomissione all’Imperatore, al suo rifiuto la consegno ad un soldato, Audace, che fu incaricato di ucciderla, rinchiudendola in una stanza con un serpente. Il rettile lasciò incolume la Santa, mentre si avventò su Audace entrato, l'indomani, nella stanza per accertarne la morte. Ma Anatolia salvò Audace dal serpente e Audace si fece cristiano; quindi, ambedue furono uccisi di spada. Il martirio delle due Sante e di Audace è fissato dalla Passio al tempo di Decio(249-51).
Tutta la cittadinanza fece lutto per 7 giorni; i sacerdoti di Cristo con tutto il popolo la seppellirono ungendola con unguenti e coprendola con teli di lino. La misero dentro un sarcofago e lo deposero nella grotta dove aveva cacciato il dragone. Nel luogo di sepoltura si verificarono molti miracoli. La Santa fu martirizzata il 18 dicembre del 253 e sepolta il 23 dello stesso mese. Sul luogo del martirio venne edificato un sacello; una chiesa invece era presente già nel VIII secolo. Ricostruita alla fine del XI secolo e restaurata più volte, oggi il luogo di culto dedicato a Santa Vittoria è una bella chiesa romanica. All'interno, oltre al sarcofago che fu di Santa Vittoria possiamo ammirare una cisterna, che raccoglie le acque che secondo la tradizione sgorgano al momento del martirio della Santa.
Per quanto scarso sia il valore di questo testo, il culto delle due Sante è antichissimo ed a partire dal sec. VI - VII, ad esse è congiunto Audace, del quale non è possibile, però, garantire se sia un personaggio reale o una creazione dell'agiografo. Centro del culto è sempre stata, la Sabina, dove dovette avvenire il martirio: Trebula Mutuesca (Monteleone Sabino) per Vittoria, Tora per Anatolia e Audace. Più tardi il culto si propagò in altri luoghi in seguito a traslazioni di reliquie. Il corpo di S. Vittoria fu trasferito nell'anno 827 dall'abate Pietro di Farfa, in fuga davanti ai Saraceni, nel Piceno, sul Monte Matenano: fu poi riportato a Farfa il 20 giugno 931 dall'abate farfense Ratfredo, ma nel Piceno rimase assai vivo il culto della Santa . I corpi di Anatolia e di Audace verso la metà del sec. X furono ritrovati nelle campagne di Tora dall'abate sublacense Leone e trasferiti a Subiaco. In epoca imprecisata un braccio di S. Anatolia fu trasportato nelle diocesi di Camerino, in un paese che si chiamò da allora Santa Anatolia (l’odierna Esanatoglia) in prov. di Macerata. I corpi dei ss. Anatolia e Audace riposano ancora a Subiaco nella basilica di S. Scolastica, sotto l'altare del Sacramento. Al di sopra un bel quadro secentesco rappresentante la Santa nell'atto di liberare Audace dal serpente. Il capo di S. Anatolia, come pure parte quello di S. Vittoria sono conservati, però, nel Sacro Speco: infatti altre parti del teschio di S. Vittoria sono anche a Urbania (PU), e a Montelone Sabino (RI).


Santa Vittoria
Spongano (LE)

Altre reliquie autentiche dalla S. Martire Vittoria sono conservate:

  • Piacenza (ricognizione canonica nel 1883)
  • S. Vittoria di Libiola (ricognizione canonica nel 1884 e nel 1974)
  • Bagnoregio (ricognizione canonica nel 1887)
  • S. Vittoria in Matenano (ricognizione canonica nel 1889 e nel 1984)
  • Arcisate (ricognizione canonica nel 1933; sangue essiccato portato dal Beato Schuster – è da far notare che il culto di S. Vittoria fu diffuso dal monachesimo benedettino)
  • Monteleone Sabino (ricognizione canonica nel 1984)
  • Pisoniano (reliquia dell’omero sinistro, dono del Monastero di Subiaco tra il 1326 e il 1639).

Tutte queste reliquie sono appartenute ad una donna di 25 anni vissuta tra il III . IV secolo.

Ci sono altre località che venerano la martire di Trebula Mutuesca, ma in realtà sono reliquie provenienti dalle catacombe.
In modo particolare a Baceno, Fonteavellana, Aversa, Roma e Tafalla (Spagna) si venerano le reliquie di una Martire Vittoria detta “di Trebula Mutuesca”; mentre nelle località di S. Vittoria di Osilo, Guardiabruna e Ficulle, si venerava la Martire “di Trebula Mutuesca”, ma poi fu introdotto il culto di un “corpo santo” omonimo e il culto della martire sabina fu un po’ ingannato: in generale in tutti questi casi l’introduzione delle “presunte reliquie” portò giovamento o dopo un po’ di fervore il totale abbandono.

Infine, ecco i luoghi dove è venerata S. Vittoria martire sabina:

  • Acquapendente (VT) - Chiesa di Santa Vittoria
  • Aggius (OT)
  • Anticoli Corrado (RM)
  • Arcisate (VA)
  • Bagnoregio (VT)
  • Bauladu (OR)
  • Bonacardo (OR)
  • Bonorva (SS)
  • Caniga (SS)
  • Carsoli (AQ)
  • Castilenti (TE)
  • Farfa – Abbazia (RI)
  • Fermo (Diocesi)
  • Milis (OR)
  • Monteleone Sabino (RI)
  • Nugheddu S. Vittoria (OR)
  • Nuraghe di S. Vittoria (CA)
  • Ossio (SS)
  • Pancalieri (TO)
  • Perfugas di Erula (SS)
  • Piacenza – Cappella dedicata alla Martire nel Santuario di S. Maria di Campagna
  • Pietraferrazzana (CH)
  • Pisoniano (RM)
  • Poggio Sannita (IS)
  • Poggio Fibreno di Vicalvi (FR)
  • Rieti (Diocesi)
  • Santa Vittoria d’Alba (CN) - la reliquia venerata è FORSE di una martire delle catacombe
  • Santa Vittoria di Gualtieri (RE) – la reliquia venerata è di una martire delle catacombe (26 marzo 1647)
  • Santa Vittoria di Libiola di Sestri Levante (GE)
  • Santa Vittoria in Matenano (AP)
  • Santa Vittoria di Montereale (AQ)
  • Sarroch (CA)
  • Sarteano (SI)
  • Scano di Montiferro (OR)
  • Sedilo (OR)
  • Sennariolo (OR)
  • Serri (NU)
  • Seuni di Selegas (CA)
  • Seui (CA)
  • Sextu (CA)
  • Siligo (SS)
  • Spongano (LE) – l’insigne reliquia venerata è di una martire delle catacombe
  • Subiaco – Monastero (RM)
  • Telti (OT)
  • Thiesi (SS)
  • Tissi (SS)
  • Tornarecchio (CH)
  • Villaputzu (CA)




Oltre questo elenco, ecco un ultimo elenco di località che venerano reliquie o il corpo estratto dalle catacombe di una Martire Vittoria, che in alcuni casi è sono riconosciute, erroneamente, come quelle della martire sabina (*).

Tra queste ricordiamo:

1.      Altomunster (Germania)
2.      Aranco di Borgosesia (VC) – parrocchia S. Croce – Callisto – 1682
3.      Baceno (VB) – parrocchia San Gaudenzio – Ciriaca – 1702 *
4.      Bra (CN) - Cappella dedicata a Santa Vittoria nella Chiesa di S. Giovanni *
5.      Bras (Belgio)
6.      Cagliari – Chiesa San Antonio da Padova – estratte dal cimitero San Mauro di Cagliari – 1624
7.      Casteldimezzo (PU) - santuario Santissimo Crocifisso
8.      Cavagnago (Canton Ticino – Svizzera)
9.      Fonteavellana di Serra Sant'Abbondio (PU) – Priscilla – 1810 *
10.  Milano - chiesa Santa Maria della Passione
11.  Posta Fibreno (FR) – parrocchia Santa Maria - Ciriaca – 1835, 1753 (di nome proprio)
12.  Roma - chiesa Santa Maria della Vittoria – Ciriaca (Vittora o Vittoria) *
13.  Roma - chiesa Santa Maria sopra Minerva (Vittoria o Wittoria) *
14.  Roma - monastero delle Oblate Benedettine di Monte Oliveto - Tor de’ Specchi *
15.  Santa Vittoria di Osilo (CA) - Priscilla - *
16.  Sanvincenti (Croazia) - 1669
17.  Sassari – Chiesa San Pietro in Silki –  Priscilla - 17 ottobre 1817
18.  Sinnai (CA) - reliquie di una martire delle catacombe (estratte dal cimitero San Mauro di Cagliari – 1624) *
19.  Tafalla (Spagna) *
20.  Torino - parrocchia San Dalmazzo (via Garibaldi)
21.  Vall'Alta di Albino (BG) - parrocchia Santa Maria Assunta e S. Giacomo

E molte altre.

Concludendo: oltre la martire sabina e la martire di Cordova di
nome Vittoria, la Chiesa venera ben 43 sante “martiri delle
catacombe” di nome “Vittoria”.



Sanat Vittoria martire romana
Vall'Alta di Albino (BG)
Parrocchia Santa Maria Assunta e S. Giacomo


 

BIBLIOGRAFIA E SITI

* AA. VV. - Biblioteca Sanctorum (Enciclopedia dei Santi) – Voll. 1-12 e I-II appendice – Ed. Città Nuova
* C.E.I. - Martirologio Romano - Libreria Editrice Vaticana – 2007 - pp. 1142
* Grenci Damiano Marco – Archivio privato iconografico e agiografico: 1977 – 2012
* Crocetti don Giuseppe – Preghiamo Santa Vittoria – Fermo 1990
* Crocetti & Settimi - Vittoria e Anatolia. Vergini romane, martiri in Sabina – Fermo 1973