sabato 30 giugno 2012

Nuovi esempi di vera fede

per L'ANNO DELLA FEDE


Dopo il decreti del 10 maggio e la prossima proclamazione di due nuovi Dottori della Chiesa, il 28 giugno il S. Padre riapre lo scrigno della santità della Chiesa perchè possa essere segno nel mondo.




Il gruppo dei martiri spagnoli verrà beatificato il 27 ottobre p.v.





venerdì 29 giugno 2012

Santi Apostoli Pietro e Paolo ... (II)






Il Tullianum (o carcere Mamertino), è posto sul Clivio Argentario al di sotto della chiesa di San Giuseppe dei Falegnami, può essere considerata la più vecchia, e per molto tempo anche la sola, casa di detenzione di Roma e, secondo Livio, fu fatta realizzare da re Anco Marzio.
La parte frontale, che è possibile osservare ancora oggi, risalirebbe all’avvio dell’Età Imperiale come sembra confermare anche l’incisione che riporta i nomi dei consoli M. Cocceio Nerva e C. Vibio Rufino: la data della sua realizzazione non è precisa ma può essere fissata negli anni tra il 39 e il 42 d.C.
Questa parete avvolge una facciata ancora più antica, realizzata con mattoni in tufo della Grotta Oscura. Si può giungere all’interno passando attraverso un ingresso, aperto recentemente, che permette di avviarci verso una sala a forma trapezoidale, realizzata anch’essa con mattoni di tufo provenienti, questa volta, da Monteverde e dall’Aniene, e databile approssimativamente verso la seconda metà del II secolo a.C.
Originariamente l’ingresso era caratterizzato da una piccola porta, ora sostituita da un muro, posta ad un livello maggiore rispetto alla pavimentazione odierna che sorgeva nella parete di destra. Oltrepassando questa piccola porta si poteva accedere agli altri vani del carcere, conosciuti con la denominazione di Lautumiae in quanto erano ottenuti scavando vecchie cave di tufo.
Sulla superficie del pavimento si può notare un’apertura circolare che in origine rappresentava l’unica via d’accesso verso l’area sottostante, a cui oggi si può giungere percorrendo una moderna scalinata. Quest’area era chiamata Tullianum ed era quella più nascosta della prigione e la più temuta dai prigionieri: al suo interno, infatti, erano scaraventati i prigionieri di stato che poi venivano uccisi per strangolamento. Tra i prigionieri ai quali fu destinata questa triste sorte è possibile ricordare: Seiano e i suoi figli nel 31 d.C.; il capo dei Galli, Vercingetorice, durante il 49 a.C.; i Catilinari, nel corso del 60 a.C.; il sovrano della Numidia, Giutura, durante il 104 a.C.; i partigiani di Gaio Gracco, nel corso del 123 a.C.
Secondo quanto narrato da un’antica tradizione qui vi furono imprigionati anche i Santi Apostoli Pietro e Paolo: in particolare sembra che San Pietro, durante la discesa nel Tullianum insieme a San Paolo, cadde battendo la testa contro un muro e lasciandovi la sua impronta. Una volta rinchiusi al buio in questa stanza gli apostoli riuscirono a far scorrere per miracolo una polla d’acqua (la locuzione polla d’acqua deriva dal latino tullus, da cui viene ripreso il nome Tullianum). Gli apostoli, inoltre, riuscirono a convertire al cristianesimo Processo e Martiniano, i loro carcerieri, e una volta fatto ciò, lasciarono il carcere.
Il Carcere Mamertino è divenuto luogo di culto nel 314 d.C. quando il Papa Silvestro lo dedicò a S. Pietro in Carcere.
Nel recente restauro sono in parte emersi ex novo gli affreschi, in parte riletti anche se conosciuti per tradizione, rafforzano la costanza del culto per S. Pietro e un’iconografia riconducibile alla sua Vicarietà di Cristo, fra cui quello che rappresenta Gesù che pone le sue mani sulle spalle di Pietro, che lo guarda intensamente e sorride.
È essa stessa una esperienza incredibile di rafforzamento di fede e di riconoscibilità della continuità fondamentale del luogo, della tradizione e del transito fra l’esperienza civile romana e quella religiosa cristiana, e non solo.
Dopo la Basilica di S. Pietro, cuore del culto petrino, il Carcere è un importante luogo della Roma petrina.

BEATA CANDIDA DA MILAZZO ... (III)






Santa Candida Martire Romana
venerata a Milazzo (ME)
Gent.mo Prof.,
dimenticavo se non si è ben capito: il mio problema non è  IDENTIFICARE l’individuo cui appartennero le spoglie, qui io mi attengo all'AUTENTICA della S. Madre Chiesa, la mia questione era dire che l'IDENTIFICAZIONE con la BEATA omonima alla Martire è ERRATA!  E dopo questo suo ultimo post si capisce che è frutto, non di manipolazione (grazie a Dio!), ma di spessa IGNORANZA degli storici locali del XX secolo e me lo permetta, anche del clero locale che glielo ha permesso ... ripeto legga il Beato Schuster in materia e capirà.

BEATA CANDIDA DA MILAZZO ... (II)







Gent.mo Regio18,
la sua animosità toglie lucidità al suo giudizio e la induce ad ulteriori fraintendimenti e contraddizioni: sarebbe forse in grado di IDENTIFICARE l’individuo cui appartennero le spoglie, definendone anche soltanto il sesso? Ed inoltre, dato che l’autentica, come lei stesso riconosce, di fatto ASSEGNA arbitrariamente un nome a dei resti di epoca imprecisabile, da essa si può ricavare soltanto un terminus post quem e nient’altro. Non ravviso quindi come possa essere scorretta o contraddittoria la mia affermazione. Le offro infine la soluzione al dilemma che la tormenta: la devozione popolare a San Francesco e alla sua Discepola, fortemente radicata e caratterizzata a Milazzo, si “impossessò” dell’ “anonimo” corpo della presunta Martire e lo ascrisse alla Beata, con il beneplacito di tutti gli storici locali del XX secolo, tratti in inganno dalla forza della tradizione. Nessun raggiro, ma solo un eccesso di devozione che deve essere "rieducata".


Gent.mo,
lei prende un abbaglio chiamandolo anonimo corpo quello della Martire Candida. Sono certo che lei è a conoscenza per problema archeologico odierno circa i “corpi santi” o martiri delle catacombe.

Due le soluzioni: distruzione o segno. Segno della fede apostolica custodita dalla testimonianza dei Martiri così come ce li ha consegnati la S. Madre Chiesa di cui l’AUTENTICA è documento incontrovertibile. Il porre il nome non è arbitrario, deve leggersi il tomo di 800 pagine del Boldetti, erudito tecnico in materia.

La mia animosità, come lei la definisce, e segno di una passione per la verità. Tanto più dopo aver letto le sue ultime: “si “impossessò” dell’ “anonimo” corpo della presunta Martire” … tutto questo è scandaloso e delinea un’ignoranza in materia degli storici locali del XX secolo. Legga gli scritti del Beato Schuster in materia e vedrà come egli non cade in questo caos causato dagli storici… anche lui storico del XX secolo! Il corpo non era anonimo, aveva un nome, CANDIDA, ed una AUTENTICA, e si capisce bene il loro ingannarsi: non sapendo rileggere i segni tecnici dei martiri delle catacombe. Questa si chiama beata ignoranza, non ha altri nomi, senza nessuna animosità o altro.

Infine, io non voglio identificare chi è e cosa fece la MARTIRE CANDIDA, ma tutta la nostra questione era solo dire che il corpo della MARTIRE CANDIDA, così come c’è stato consegnato dall’autorità ecclesiastica, NON è la BEATA CANDIDA.
Il resto credo sia un altro percorso che va oltre lo scandalo causato dagli storici locali del XX secolo.

Infatti se si vuole dopo aver accettato il primo motivo, già definito dall’articolo, fare un’indagine sul corpo della MARTIRE CANDIDA, ben venga. Ma partiamo già dal presupposto che della Martire non si può dire nulla se non quello che dice l’AUTENTICA, tutt’al più si può confermare che è un individuo di sesso femminile o si potrebbe dire (senza scandalo dei semplici!) che siano ossa di più individui o di un individuo maschile. Ma questo non sarebbe una novità in materia di “corpi santi” o martiri delle catacombe. Ma qui apriamo un nuovo capitolo …

Santi Apostoli Pietro e Paolo



Santi Pietro e Paolo in carcere


O gloriosi Principi degli Apostoli, San Pietro e San Paolo, vi preghiamo con tutto il fervore del nostro cuore, che ci otteniate dal Santo Divino Spirito una fede viva, una ferma speranza ed una perfetta carità verso Dio e verso il prossimo.







Vi raccomandiamo la Santa Chiesa, il Sommo Pontefice, la conversione degli infedeli, acciò presto si faccia un solo ovile sotto un solo Pastore .
Amen.

(Preghiera tratta da - ORATE ET PSALLITE - Ed . Ancora Pag. 238)

martedì 26 giugno 2012

BEATA CANDIDA DA MILAZZO ...





“Se la logica non fa difetto, dato che l’articolo commentato è a firma di Tricamo e che in esso si fa riferimento ad uno studio di D. Grenci, non resta da definire altro che la paternità del testo citato (e vilipeso) che appare sul sito “Santi e Beati”, tratto da un articolo da me pubblicato su un mensile locale nel 2006 e quindi “liberamente” copiato, alterato, reso anonimo e diffuso indecorosamente … Ai fraintendimenti derivanti dalla corruzione del testo suddetto si deve, presumo, l’animosità di chi grida allo scandalo, senza neanche sapere di cosa parla… Per sintetizzare: di Candida discepola di San Francesco, sepolta nella cripta del Santuario, non resta altro che la consolidata tradizione che ho raccolto e “codificato”. Le presunte reliquie non sono invece identificabili in alcun modo: occorrerebbe uno studio di un anatomopatologo per definire, ad esempio, il sesso, le caratteristiche etniche, l’epoca e le modalità della morte dell’individuo a cui appartennero le spoglie…”  da oggimilazo.it

Gent.mo Prof. S. Italiano,
il fatto che santibeati.it citi un articolo (modificato o reinterpretato) di cui lei dice di essere il “padre”, ci crediamo.

Purtroppo ed è strano che il suddetto sito non offre la fonte. In realtà però questa versione dei fatti sulla Beata Candida e sul suo presunto corpo è ripreso da altre parti sul web.

C’è un articolo, citato con un link nei miei precedenti post, dove si è arrivato ad interpretare il simulacro della Martire Candida rileggendolo alla luce della vita della beata Candida … che mi lasciò senza parole!

Lo scandalo c’è .. a mio parere per il fatto che si è venerato il corpo di una Martire per il corpo della Beata con tanta superficialità ed ignoranza in materia! Di chi la colpa … io non lo so, ed non voglio essere giudice di nessuno!

Le presunte reliquie non sono invece identificabili in alcun modo”: afferma lei!
Diciamo che la sua affermazione è scorretta.

L’urna della Martire Candida è ben identificata dall’autentica citata, di cui lei aveva affermato (ed ora si contraddice) abbiamo il documento; se poi vogliamo usare i criteri della critica moderna sul culto dei “corpi santi” o martiri delle catacombe allora è un’altra questione ed bisognerebbe fare, come lei afferma, “uno studio di un anatomopatologo per definire, ad esempio, il sesso, le caratteristiche etniche, l’epoca e le modalità della morte dell’individuo a cui appartennero le spoglie…” Ma ripeto è un altro percorso va oltre la questione Beata Candida e Martire Candida.

La stessa cosa ad esempio è stata fatta dal parroco di Acate per dimostrare che il loro corpo delle catacombe romane di nome Vincenzo era il martire Vincenzo di Saragozza: trasformando uno studio scientifico in una pagliacciata che doveva solo affermare la tesa già assodata. Contento lui… contenti tutti!

“Per sintetizzare: di Candida discepola di San Francesco, sepolta nella cripta del Santuario, non resta altro che la consolidata tradizione” della comunità cristiana di Milazzo, un po’ ingannata dall’urna della Martire Candida spacciata per decenni (? secoli? boh!) come la Beata Candida.

La Santa Martire Candida le cui reliquie sono venerate in Milazzo, si presume, da dopo il 1784 (data riportata sull’autentica!) sono quelle di una martire della catacomba di S. Ciriaca (stando all’autentica e qui al’autorità della Santa Sede), se poi si vuole (ma perché?) indagare sulle reliquie della Martire Candida si può compiere “uno studio di un anatomopatologo per definire, ad esempio, il sesso, le caratteristiche etniche, l’epoca e le modalità della morte dell’individuo a cui appartennero le spoglie”, ma questo, lo ripeto, va oltre il nostro problema, cioè la non identità di quelle reliquie con la Beata Candida.
E, mi ripeto infine, che la Beata Candida ebbe solo culto popolare a causa di quell’urna con il corpo della Martire Candida, se no rimaneva un ricordo come lo sono le altre beate milazzesi (Angelica, ecc..).




sabato 23 giugno 2012

Un pensiero ...






I santi non si fanno a pennello, ma a scalpello: sul Tabor si abbozzano, e sul Calvario si perfezionano.

(Beata Teresa Maria della Croce Manetti)



il Tabor


il Calvario

giovedì 21 giugno 2012

Un pensiero ...






Donandosi si riceve, dimenticando se stessi ci si ritrova.

San Francesco d'Assisi



mercoledì 20 giugno 2012

i cuccioli crescono ...


nati il 4 giugno 2012

San Papino o Pappiano o Papia, martire



San Papino, particolare della pala d'altare
della Chiesa del S. Martire in Milazzo (ME)


San Papino o Pappiano o Papia, martire III secolo (anno 290, circa)

Ricordato dai Sinassari bizantini al 28 giugno ed è riportato nella stessa data nel Martirologio Romano di Gregorio XIII (aggiornato e rivisto da Clemente X e Clemente XI, edito in italiano nel 1702). L’odierno Martirologio Romano (edito nel 2001) non menziona più il Martire Papio.



Alcuni agiografi lo vogliono armeno, altri di Segesta, ma è incerto se la città fosse quella siciliana o spagnola. La tradizione lo dice martirizzato in Sicilia nel 303, sotto l'Imperatore Diocleziano, nel luogo detto La Bruca (oggi Brucoli ) perché non volle sacrificare agli dei. Fu sospeso a un palo, battuto con le verghe e quindi decapitato. Era festeggiato il 17 giugno a Milazzo (ME) come antico Patrono: la data corrisponde al giorno della sua traslazione, come riportano gli Acta Sanctorum Junii: «Ditem autem ejusdem mensis XVII esse nove alicuijus translationis vel dedicationis apud Mylas celebrate».




Tracce di questo culto è una Chiesa a lui intitolata nel 1620, con una pala d’altare settecentesca con S. Papino, con la Vergine e altri Santi.



Secondo una tradizione locale viene detto “cavaliere”, termine inusuale per un martire del III secolo. Il termine è desunto dalla pala d’altare della Chiesa di San Papino che secondo l'agiografia spagnola del tempo, lo rappresenta nelle vesti di cavaliere, in difesa della città dalle incursioni dei pirati saraceni.





Il 27 settembre 2011, l'arcivescovo di Messina, Calogero La Piana, ha benedetto il nuovo simulacro in cartapesta di san Papino martire.

A Sant'Angelo di Brolo (ME) nella chiesa dei Santi Filippo e Giacomo è custodita una statuetta del Martire del secolo XVII.


* * *


O glorioso Martire San Papino, nostro amatissimo Patrono, noi consacriamo a Te le nostre famiglie e il nostro Paese. Allontana le insidie del maligno, proteggi i nostri figli e ottienici dal Signore l’unità, la concordia, la salute dello spirito e del corpo. Fa che non ci manchi mai il lavoro e il pane quotidiano.

O Signore, non guardare la nostra povera fede, ma per l’intercessione della Beata Vergine Maria, di Santo Stefano, di San Francesco di Paola, della beata Angelica Leonti e per i meriti di San Papino Martire, donaci tutte le grazie che noi devotamente Ti chiediamo. Amen.

San Nicola da Tolentino a Brugherio







La diocesi di Milano custodisce innumerevoli tracce della santità cristiana. Tra queste, presso la Comunità Pastorale “Epifania di Gesù” in Brugherio, custodisce il Tempietto Civico di San Lucio in Moncucco.

Qui è, ed era, venerato il Santo Pontefice in un antico oratorio: a conferma di ciò, esiste una lapide, custodita in sacrestia, che reca la data 1633.

Ma l’odierno Tempio di S. Lucio è frutto di un’opera di mecenatismo del secolo XIX.

Infatti la chiesa di San Lucio in Moncucco, nacque nel XVI secolo come cappella dedicata a Sant’Antonio da Padova, annessa al convento di San Francesco in Lugano.

All’inizio dell’Ottocento a causa della soppressione napoleonica fu annoverato tra gli edifici da alienare. Fu messo all’asta. Un certo Natale Albertolli nel 1815 acquisto l’edifico e il terreno: tutto doveva essere abbattuto e qui doveva sorgere una palazzina neoclassica. Un certo Giocondo Albertolli, fratello di Natale, architetto e insegnante all’Accademia di Brera, era deciso di salvare almeno la chiesetta di sant’Antonio (da lui attribuita al Bramante). Bisognava ricostruirla altrove, rivendendola, così da salvare capre e cavoli: cioè gli interessi di famiglia e quella dell’arte.

Il conte Gianmario Andreani fu il mecenate. Fu intrapresa un’opera veramente singolare. La chiesa non venne demolita, ma smontata nei suoi ornamenti (cornici, leséne, cassettoni e le belle pietre di saltrio). Con 150 carri e lungo le vie d’acqua, il tutto giunse al porto Mattalino, tra Cologno e Gobba, poi ancora con i carri fino al parco di Villa Andreani. Iniziò il rimontaggio, che comportò alcune modifiche senza alterare la struttura cinquecentesca dell’interno, e fu completato nel 1832: la chiesa fu dedicata a San Lucio I Papa.

Tra le belle pietre di saltrio ci sono i medaglioni cinquecenteschi (ci sono presenti ben due date, che attestano l’epoca: 1520 e 1542), tra questi spicca sulla colonna cinque di sinistra (secondo la numerazione e lo studio di Laura Valli in Il viaggio di pietra) il medaglione con raffigurato il santo di Tolentino.

Secondo la Valli, il tondo potrebbe essere S. Bernardino da Siena, ma certamente è San Nicola da Tolentino perché l’abito non è francescano ma agostiniano (ha la cintola e non il cordone), e poi non ha sul petto il monogramma del Santo Nome ma il sole.

Questa iconografia è attestata ad esempio da una del Perugino ed una di Piero della Francesca.

San Nicola da Tolentino è raffigurato con l'abito nero degli Eremitani di Sant'Agostino, con una stella sopra di lui o un sole sul petto, e in mano un giglio o una croce con ghirlande di gigli. Talvolta, al posto di un giglio, tiene una sacca riempita di denaro o pane.

È raffigurato con un sole al centro della tonaca nera, per uno dei fatti della vita del santo: si narra che un astro lucente lo seguisse continuamente nei suoi spostamenti e illuminasse la sua figura.

Rimane solo un dubbio: perché raffigurare un santo agostiniano in un complesso francescano?




BIBLIOGRAFIA E SITI

* AA. VV. - Biblioteca Sanctorum (Enciclopedia dei Santi) – Voll. 1-12 e I-II appendice – Ed. Città Nuova
* C.E.I. - Martirologio Romano - Libreria Editrice Vaticana – 2007 - pp. 1142
* Grenci Damiano Marco – Archivio privato iconografico e agiografico: 1977 – 2012
* Grenci Damiano Marco - quaderno 77 - Il Santo di Moncucco: Lucio I papa – Ed. D.M.G. 2009
* Sito web di cartantica.it – in collaborazioni, don Damiano Grenci: Il Santo di Moncucco: Lucio I papa
* Sito web di sannicoladatolentino.it
* Valli Laura – Il viaggio di pietra – Ed. Città di Brugherio 1989