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mercoledì 17 marzo 2021
martedì 16 marzo 2021
Sant'Alessandro di Brescia ... una leggenda?
È
una leggenda locale, certamente nata sulla diatriba del culto di Sant’Alessandro,
che ha fatto nascere un omonimo, che guarda un po' si celebra lo stesso giorno
del patrono di Bergamo.
Il
Martirologio non riporta la notizia, sia prima che dopo il Concilio Vaticano II.
Questa dimostra che la notizia non è storicamente plausibile e senza riscontri
ampi, se non qualche versione leggendaria locale.
Però
l’opera de il Moro (1791) custodita nella chiesa bresciana di Sant’Alessandro
ha alcuni elementi iconografici che definiscono un altro Santo.
Il Santo rappresentato dal Moro però
non sarebbe il Sant’Alessandro di Bergamo, ma un omonimo bresciano, vissuto al
tempo di Nerone. Per questo il martire viene rappresentato con mani e piedi
forati, cosa che non si riscontra nella Passio di Alessandro della Legione
Tebea, non è nemmeno raffigurato in armatura e non ci sono riferimenti alla
legione romana alla quale apparteneva. L’unica cosa che li accomunerebbe è la
decapitazione che entrambi subirono.
Non ci sono comunque notizie chiare
su un Sant’Alessandro di origini bresciane, né che i padri Serviti abbiano
richiesto al Moro la rappresentazione della storia di un Alessandro diverso da
colui il quale era stato venerato fino a quel momento.
(FONTE)
lunedì 15 marzo 2021
domenica 14 marzo 2021
U come Urio da Padova
Si racconta che Sant’Urio era un prete custode della basilica dei santi Dodici Apostoli a Costantinopoli, che, aiutato da Grusillo, avrebbe sottratto di nascosto i corpi di San Luca e quello di San Mattia senza testa, per impedire la profanazione di tali reliquie.
Infatti, con il governo di
Costantino V (741-775) tali reliquie prima di essere disperse e o distrutte
furono nascoste da Urio, che s’imbarcò con il prezioso tesoro, alla volta
dell’Occidente per approdare in veneto. Sant’Urio depose i corpi santi e
un’immagine della Madonna nella basilica si Santa Giustina di Padova.
Il nome di Urio compare per la
prima volta in un’epigrafe, composta da Albertino Mussato per il fratello
Gualpertino nominato abate di Santa Giustina da Bonifacio VIII. Tale abate
aveva costruito una cappella inaugurata alla presenza di numerosi vescovi dove
venne riposto il corpo di san Luca.
Le ulteriori testimonianze su
Sant’Urio si trovano in alcuni sermoni e in alcune cronache sulla traslazione
del corpo di San Luca e in alcune scene degli affreschi del 1436 nella cappella
di San Luca.
Sant’Urio venne sepolto a Santa
Giustina dove aveva trascorso il resto della sua vita.
Il suo corpo sepolto insieme ad
altri corpi di santi, dopo la sua primitiva tomba del 1502, venne traslato nella
nuova basilica e deposto nell’arca del XV secolo nella quale erano stati
deposti i resti di San Mattia. Tale traslazione avvenne il giorno 14 marzo
1562.
Nel 1682 venne collocata sulla
sua tomba un’iscrizione latina che ne celebrava la sua santità.
Sant’Urio dai padovani fu sempre
ritenuto santo per la sua opera di pietà compiuta dei confronti dei due corpi
degli Apostoli.
Non risulta il suo iscritto nel Martirologio e nella Basilica di Santa Giustina il santo viene ricordato nel giorno della sua traslazione il 14 marzo. (FONTE)
sabato 13 marzo 2021
San Calcedonio martire romano, prega per noi!
San Calcedonio è un corpo santo o martire delle catacombe di nome proprio, del quale
non si sa nulla tranne il nome e che il suo culto ebbe inizio dalla traslazione
delle reliquie ad opera della Compagnia di Gesù nella loro casa di esercizi in
Malta.
Le reliquie giunsero nel convento della Madonna di Manresa a Malta come dono di S. S. Benedetto XIV nel 1753 e del provenivano dal Catacombe di Pretestato, rinvenuti assieme ad un'ampolla che recava la scritta Calcedonius in pace.
La
diffusione del culto avvenne ad opera dei gesuiti della provincia siciliana
dell'Ordine, sotto la spinta di alcuni miracoli che venivano attribuiti al martire.
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Chiesa del Gesù di Casa Professa Palermo |
Nel
1754 una parte delle reliquie furono trasferite nella cappella di San
Calcedonio nella chiesa di San Francesco Saverio in Palermo, dove ancora sono
custodite. Sempre a Palermo, nella Chiesa del Gesù di Casa Professa ci sono segni del culto del Martire.
Il culto è anche presente a Roma nella Chiesa di Santa Maria della Vittoria; in Puglia ad opera dei Baroni di Binetto e Melendugno; a Vico del Gargano, nella chiesa di San Marco, con un simulacro ligneo di Giuseppe Verzella; e a Messina e Catania dove a San Calcedonio sono stati dedicati degli altari. San Calcedonio è invocato per ottenere nel parto un felice esito.
Anche a Waldsassen in Baviera, presso l'abbazia cistercense, è custodito un secondo corpo santo o martire delle catacombe di nome Calcedonio.



















