SANTA LIBERATA era figlia di
Lucio Catelio Severo già console di Roma e governatore del nord-est della
penisola Iberica nell'anno 122. La madre Calsia partorì nove gemelle. Piena di
pudore nel vedere un parto così numeroso, decise di annegarle nel mare, dando
incarico di ciò alla levatrice che, in quanto cristiana non obbedì. Le battezzò
con i nomi di Ginevra, Vittoria, Eufemia, Germana, Marina, Marciana, Basilisa,
Quiteria e Liberata. Più tardi, dopo numerose peripezie, morirono tutte martiri
sotto la persecuzione dell'imperatore Adriano. Fu don Giovanni Sanmillàn,
vescovo di Tuy che diffuse il culto delle nove sante a partire dell'anno 1564.
Il vescovo don Ildefonso Galaz Torrero, nel 1688 emanò un editto col quale
ordinava la celebrazione della festa delle nove sorelle. Il corpo di santa
Liberata si conserva nella cattedrale di Siguenza (Spagna). Santa Liberata è venerata
come colei che ha il potere di togliere i tristi pensieri; da ciò si deve
dedurre che la sua protezione si estende a tutti i mali che si desiderano
evitare, soprattutto infermità e afflizioni. Contemporaneamente è colei che ci
procura il bene della pace e della serenità. Patrona delle partorienti e dei
bambini. È venerata l’11 gennaio, insieme all’omonima vergine di Pavia, che non
è la sorella di Faustina di Como o Piacenza, venerate il 19 gennaio.
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venerdì 10 gennaio 2020
lunedì 6 gennaio 2020
I Magi sono prefigurazione delle genti ...
…
penso che abbiate sentito parlare del ministero della grazia di Dio, a me
affidato … che le genti sono chiamate, in Cristo Gesù, a condividere la stessa
eredità, a formare lo stesso corpo e ad essere partecipi della stessa promessa
per mezzo del Vangelo.
Ritorno al tema del mandato, il
tema missionario di domenica, ieri.
Dopo il Battista, c’è Paolo di
Tarso.
I Magi sono prefigurazione delle
genti, che scorgono nelle tenebre la grande luce: Cammineranno le genti alla tua luce.
Paolo di Tarso è consapevole di
questo essere mandato da Dio, in Cristo Gesù, ad essere voce per chiamare le
genti, che significa, tutti gli altri che non sono ebrei, a condividere la
stessa eredità (la promessa di Dio fatta ad Abramo!), ad essere un unico
corpo-popolo e vivere la promessa del Vangelo: in virtù dell’amore di Dio, in
Gesù, la vita eterna.
Paolo ha speso tutta la sua vita a “chiamare”
le genti!
La vocazione di Paolo fu
primariamente questa!
A me, a te, a ciascuno di noi, che ruolo
è affidato in quest’opera, di fare di
Gesù il cuore del mondo?
Noi, ciascuno a suo modo, secondo
le sue capacità e le sue qualità, quanto ci spendiamo e come ci spendiamo
perché questo accada?
Voglio scendere nel concreto.
Quanto tempo perdo a creare unità,
fraternità, comunione, ponti e quanto tempo investo per fomentare divisioni,
chiusure, frammentazione, muri?
Questo è un esempio.
Ma poi altri potrebbero esserlo,
sminuzzando, il progetto affidato a Paolo, ma nello stesso tempo a ciascuno di
noi, dentro una quotidianità fatta di relazioni e di prossimità.
Ma anche, chi per colpa mia, ha
perso la sua amicizia con Gesù? Come rimediare a questo?
Al
vedere la stella, provarono una gioia grandissima.
Come ai Magi, Signore, donaci la
gioia di essere salvati, perché la nostra vita sia contagiosa, susciti
l’irresistibile desiderio di vivere la
stessa eredità, a formare lo stesso corpo e ad essere partecipi della stessa
promessa per mezzo del Vangelo. Amen.
domenica 5 gennaio 2020
CONDIVIDO CIÒ CHE VIVO!
Venne un uomo
mandato da Dio: il suo nome era Giovanni.
Egli venne come
testimone per dare testimonianza alla luce,
perché tutti
credessero per mezzo di lui.
Se i primi versetti del prologo di
Giovanni afferma l’eternità del Verbo di Dio, Gesù, definendolo luce e vita; questi
secondi raccontano in poche righe il ruolo di Giovanni, che è uomo, non eterno,
non Dio, non luce, ma strumento per l’incontro tra il Verbo di Dio e l’umanità.
In primis con la sua gente, ma i suoi non
lo hanno accolto, in un secondo momento con tutti: A quanti però lo hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio
… da Dio sono stati generati.
Cosa vuol dire: sentirsi mandato da
Dio?
È la consapevolezza che tutto parte
da Dio. C’è un inizio che è di Dio, l’uomo è reso partecipe di questa
iniziativa, partecipa a suo modo: secondo le sue capacità e le sue qualità.
Riprendo un frammento del messaggio
del papa per il mese missionario straordinario 2019: Battezzati e inviati: la Chiesa di Cristo in missione nel
mondo. … (riscoprire) il senso missionario della
nostra adesione di fede a Gesù Cristo, fede gratuitamente ricevuta come dono
nel Battesimo. La nostra appartenenza filiale a Dio non è mai un atto
individuale ma sempre ecclesiale: dalla comunione con Dio, Padre e Figlio e Spirito
Santo, nasce una vita nuova insieme a tanti altri fratelli e sorelle. E questa
vita divina non è un prodotto da vendere – noi non facciamo proselitismo – ma
una ricchezza da donare, da comunicare, da annunciare: ecco il senso della
missione. Gratuitamente abbiamo ricevuto questo dono e gratuitamente lo
condividiamo (cfr Mt 10,8), senza escludere nessuno. Dio vuole
che tutti gli uomini siano salvi arrivando alla conoscenza della verità e
all’esperienza della sua misericordia grazie alla Chiesa, sacramento universale
della salvezza (cfr 1
Tm 2,4; 3,15; Conc. Ecum.
Vat. II, Cost. dogm. Lumen
gentium, 48).
Ciascuno
di noi, in forza del battesimo ricevuto, è inviato a far conoscere il vero
volto di Dio, perché ogni uomo sia salvato. La via è quella della condivisione:
condivido ciò che vivo. Lo Spirito ci aiuti a raccontare, al di là della nostra
debolezza e fragilità, la necessità di essere di Cristo. Non solo però a parole
ma con la vita.
San
Giovanni Battista, lui che non era lui la
luce, ma doveva dare testimonianza alla luce, preghi per noi!
mercoledì 1 gennaio 2020
Buon anno!
Buon anno! si dice in questi
giorni, e questo saluto-augurio sarà usato per tutto il mese di gennaio quando
si incontra una persona, per la prima volta, nel nuovo anno.
Buon anno. Buono.
Chi è buono o cosa è buono secondo
la Bibbia?
Il frutto del giardino è buono.
Allora
la donna vide che l'albero era buono da mangiare, gradevole agli occhi (Gen
3,6)
L’angelo che accompagna nel suo
viaggio Tobia è buono.
Un
angelo buono infatti lo accompagnerà, il suo viaggio andrà bene e tornerà sano
e salvo (Tb 5,22)
Ma poi ricorre qua e là l’immagine
l’uomo buono, che porta notizie
buone; altrove l’immagine dell’albero
buono che produce frutti buoni.
Poi c’è il terreno buono che è colui che ascolta la Parola e la comprende; dà
frutto … e produce il cento, il sessanta, il trenta (Mt 13,23); il seme buono che sono i figli del Regno (Mt
13,38).
C’è poi la domanda di un tale: «Maestro, che cosa devo fare di
buono per avere la vita eterna?». (Mt 19,16), è l’idea che la bontà è il mio sforzo per ereditare la vita eterna,
tanto che noi diciamo: sii buono, che vai in Paradiso! Frase contraddetta, in
parte, da Gesù: quando al ladrone gli dona il paradiso.
Quindi la bontà, essere buoni non è
sufficiente o non solo la strada per ereditare il Paradiso.
Possiamo citare altri passi
biblici. Ma la bontà, essere buono, è una caratteristica di Dio. Sia l’A.T. che
il N.T. afferma tutto questo. Solo due citazioni:
…tu,
nostro Dio, sei buono e veritiero, sei paziente e tutto governi secondo
misericordia. (Sap 15,1)
Gesù
gli disse: «Perché mi chiami buono? Nessuno è buono, se non Dio solo. (Mc
10,18)
Quindi essere buono significa
assomigliare a Dio, liberare la scintilla divina che è già in noi come dono del
Creatore, che rischia di essere soffocata dell’istinto al male, dono dei
progenitori.
Augurare buon anno allora può
significare augurare un anno che sia nella bontà di Dio, che corrisponda a
questa bontà gratuita.
San Giovanni XXIII ci ha lasciato
un “decalogo della bontà”. Scrive:
1.
Essere buono è dimenticare sé stessi per pensare agli altri.
2.
Essere buono è perdonare pensando che la miseria umana è più grande della
cattiveria.
3.
Essere buono è avere pietà della debolezza altrui pensando che noi non siamo
diversi dagli altri e, nelle loro condizioni, forse saremmo stati peggiori.
4.
Essere buono è chiudere gli occhi davanti all’ingratitudine.
5.
Essere buono è dare anche quando non si riceve, sorridendo a chi non comprende
o non apprezza la nostra generosità.
6.
Essere buono è sacrificarsi, aggiungendo al peso delle nostre pene di ogni
giorno quello delle pene altrui.
7.
Essere buono è tener ben stretto il proprio cuore per riuscire a soffocare le
sofferenze e sorridere costantemente.
8.
Essere buono è accettare il fatto poco simpatico che più doneremo più ci sarà
domandato.
9.
Essere buono è acconsentire a non avere più nulla riservato a sé stessi, tranne
la gioia della coscienza pura.
10.
Essere buono è riconoscere con semplicità che davvero buono è solo Dio.
Maria,
da parte sua, custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore.
A Maria, Madre di Dio e nostra, Madre
del Buon Cuore, come viene venerata in alcune località del maceratese e dell’anconetano,
affidiamo questo anno che ci è donato.
Buon 2020!
Un anno buono perché abitato dal Signore. Auguri!
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Circoncisione di
Gesù, Beato Angelico, affresco di San Marco a Firenze
|
«Quando furono compiuti gli otto
giorni prescritti per
la circoncisione,
gli fu messo nome Gesù».
(Lc 2,21)
O Gesù, Figlio di Dio fatto uomo, il primo Sangue che
hai versato per la nostra salvezza ci riveli il valore della vita e il dovere
di affrontarla con fede e coraggio, nella luce del Tuo nome e nella gioia della
grazia.
La
solennità della S. Madre di Dio, festa sorta a ricordo del concilio di Efeso
del 431 d.C., ci propone il Vangelo dei pastori, nel suo finale.
Quell'andare
senza indugio dei pastori, ci richiama!
Seguire
senza indugio il Signore, che i pastori avevano
udito e visto.
È
gioia dell’incontro provato dai pastori che ci viene proposto all'inizio
dell’anno. I pastori non hanno visto una allucinazione di massa, angeli in
Cielo che cantavano e proclamavano la nascita di un dio, ma trovarono Maria e Giuseppe e il bambino,
adagiato nella mangiatoia, come la visione gli aveva annunciato.
Dopo
la gioia, c’è lo stupore di Maria, che non comprende tutto, ma custodisce nel
cuore, per comprendere nei tempi di Dio.
Ma
la gioia e lo stupore, che è anche dei pastori, diventa racconto. La fede non è
e non può diventare individualismo, ma relazione! Appunto… racconto.
Infine.
Compiuti gli otto giorni, Gesù è sottoposto ai gesti della legge mosaica:
circoncisione e imposizione del nome.
La
circoncisione del bambino Gesù è un gesto che all'inizio dell’anno prefigura la
salvezza, dopo il primo sangue di Gesù versato nella circoncisione, ci sarà
quello copiosamente versato nella Passione e Morte.
Il
nuovo anno così inizia già salvato. Viverlo da salvati è quello che conta.
Corrispondere alla salvezza sarà la nostra fatica, il nostro seguire il
Salvatore senza indugio.
Senza
indugio, con gioia, pieni di stupore, serbando ogni cosa nel cuore, per
comprenderla a tempo debito, corrispondendo alla salvezza, è il desiderio che
segna l’inizio del nuovo anno.
Sia
questa la nostra pace, sia questo quello che chiediamo alla Madre di Dio per
questo 2020. Un anno buono perché abitato dal Signore. Auguri!
giovedì 26 dicembre 2019
Santo Stefano, preghi per la nostra perseveranza!
La
testimonianza di Stefano avviene liturgicamente dopo il Natale, nella realtà
molti decenni dopo.
Cosa
ci racconta la Parola di Dio su Stefano e per noi oggi?
1. non riuscivano a resistere alla sapienza e
allo Spirito con cui egli parlava … gli
piombarono addosso, lo catturarono e lo condussero davanti al Sinedrio
Quando
non riesce a vivere un vero confronto si arriva sempre alle mani, anzi si
arriva ad annientare l’interlocutore, a farlo fuori, perché la Verità, se è
tale, non può tacere.
Nel
nostro oggi questo metodo è molto in uso, basta vedere i comportamenti in Tv o
sui social, o tra le persone, tanto che spesso per non entrare in questo
vortice si tace.
Come
essere per la Verità ed evitare tutto questo?
2. non preoccupatevi di come o di che cosa
direte, perché vi sarà dato in quell'ora ciò che dovrete dire: infatti non
siete voi a parlare, ma è lo Spirito del Padre vostro che parla in voi.
C’è
una parte che tocca a ciascuno, e una parte che tocca al Signore. Confidiamo in
questo! È vero che nel confronto si esce con amarezza, se non si è concluso per
la verità, ma la Verità si fa strada oltre noi… basta vedere la vicenda di
Stefano.
3. E i testimoni deposero i loro mantelli
ai piedi di un giovane, chiamato Saulo. E lapidavano Stefano, che pregava….
La
vicenda di Stefano è strettamente legata a quella di Paolo\Saulo. Sono legati
da una preghiera: Stefano conformato in tutto a Gesù, prega per i suoi
carnefici. È lo stesso che accade per Alessandro Serenelli e Maria Goretti. La
preghiera del giusto è sorgente di salvezza.
Si
muore sempre, per come si ha vissuto. Il resto è Grazia!
4. Sarete odiati da tutti a causa del mio
nome. Ma chi avrà perseverato fino alla fine sarà salvato.
Non
confondiamo l’odio che nasce per la non sintonia, o per l’appartenenza politica, o per
questioni umane con l’odio perché si è di Cristo.
Metti
in conto che se sei di Cristo, se sei per la Verità, sei odiato.
La
perseveranza è la strada per accogliere la salvezza, per non perdere la bussola
del cammino.
Afferma
il Santo Padre:
La vita cristiana non è un carnevale, non
è festa e gioia continua; la vita cristiana ha dei momenti bellissimi e dei
momenti brutti, dei momenti di tepore, di distacco, come ho detto, dove tutto
non ha senso … il momento della desolazione. E in questo momento, sia per le
persecuzioni interne sia per lo stato interiore dell’anima, l’autore della
Lettera agli Ebrei dice: “Avete solo bisogno di perseveranza”. Sì. Ma
perseveranza, perché? “Perché fatta la volontà di Dio, otteniate ciò che vi è
stato promesso”. Perseveranza per arrivare alla promessa.
Anche oggi, tanti, tanti uomini e donne
che stanno soffrendo per la fede ma ricordano il primo incontro con Gesù, hanno
speranza e vanno avanti. Questo è un consiglio che dà l’autore della Lettera
agli Ebrei per i momenti anche di persecuzione, quando i cristiani sono
perseguitati, attaccati: “Abbiate perseveranza”.
E anche “quando il diavolo ci attacca con
le tentazioni”, conclude, “con le nostre miserie”, bisogna “sempre guardare il
Signore”, avere “la perseveranza della Croce ricordando i primi momenti belli
dell’amore, dell’incontro con il Signore e la speranza che ci spetta”.
Santo
Stefano, preghi per la nostra perseveranza! Amen.
mercoledì 25 dicembre 2019
A Natale puoi!
A
Natale puoi!
Recita una famosa pubblicità,
mentre un ragazzo in tutti modi cerca di conquistare l’attenzione di un uomo
che vorrebbe fare incontrare con la sua mamma.
È il desiderio di amare e farsi
amare. Che non è solo una esigenza natalizia!
Il Natale è la festa cristiana dove
questo desiderio si fa carne. In Gesù, l’eterno Dio, creatore e liberatore, si
rende figlio, bambino, per renderci nuovamente figli, per liberarci da quella malata
libertà che ci ha resi schiavi. Solo amando siamo liberi, liberati e
liberatori.
Gesù è venuto a ridarci tutto
questo!
La Parola di Dio questa festività
ci racconta molte cose, uno stile.
-
Genealogia di Gesù Cristo figlio di Davide, figlio di Abramo.
Siamo tutti della stessa stirpe,
siamo tutti dello stesso popolo: quello umano, e nutrendoci del sangue di Cristo,
in noi scorre stesso sangue.
Se a Natale puoi, vorrei una Chiesa
che da questo Natale, bandisca dal suo linguaggio ogni parola che separa, che
divide, che sottomette, che discrimina l’uomo per qualunque motivo. Per come è
la sua accento, per come mangia, per come vive la sua affettività, per come è
il colore della sua pelle, come Giuseppe, che era uomo giusto, lasciamo a Dio di giudicare il cuore di ogni
persona, a noi invece spetta portare nel modo la giustizia di Dio e compiere " il disegno del Padre, fare di Cristo
il cuore del mondo" (Ant. Liturgia delle Ore).
-
A quanti però lo hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio.
Accogliere il Natale, con il mistero
di vita, significa diventare figli di Dio,
cioè pian piano assumere quei lineamenti di umanità che Gesù, il figlio di
Dio, ci ha insegnato. Avere i suoi sentimenti, la sua umanità.
Se a Natale puoi, vorrei una Chiesa
che da questo Natale, bandisca dal suo linguaggio e dal suo stile ogni
disumanità. Cari cristiani, noi siamo la Chiesa dell’ormai vicino 2020, che non
è la chiesa marziana, come certi film del passato, sognavano, ma una chiesa
umana e umanizzante. Mettiamo al bando ogni atteggiamento e linguaggio che ci
rende cattivi testimoni sia dentro la comunità credente e sia con la comunità
umana, di cui facciamo parte.
Ricordiamoci cosa dice la liturgia
offertoriale: “L’acqua unita al vino sia
segno della nostra unione con la vita divina di colui che ha voluto assumere la
nostra natura umana”.
-
I pastori se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che
avevano udito e visto.
In ogni Natale incontriamo i
pastori, che all'inizio vegliano con il gregge, poi li vediamo andare senza
indugio a vedere il Bambino adagiato
nella mangiatoria, ed infine li scopriamo annunciatori di un annunzio
ricevuto.
Cari cristiani, anche noi in
avvento proviamo a vegliare nell'attesa, poi veniamo alla Messa del Natale del
Signore, e poi?
Se a Natale puoi, vorrei una Chiesa
che da questo Natale, viva dello stupore dell’incontro con il Signore, quello
dei pastori; che spenga la Tv quando questa approfondisce le miserie umane o le
banalità dell’odierno vivere. Una Chiesa, noi, cari cristiani, che stupita dall'incontro non ricordi il freddo della veglia con il gregge, ma che ricordi la semplicità
e la gloria che ha visto e ha ascoltato nella Notte Santa, come i pastori che glorificando e lodando Dio per tutto quello
che avevano udito e visto. Uno stupore che sia contagioso: Tutti quelli che udivano si stupirono delle
cose dette loro dai pastori.
-
In quei giorni un decreto di Cesare Augusto ordinò che si facesse il censimento
di tutta la terra.
Mi piace questa annotazione
storica. La nascita di Gesù è un fatto storico, ed accade dentro un preciso
tempo.
Se a Natale puoi, vorrei una Chiesa
che da questo Natale, sappia accogliere i tempi di Dio, sappia accogliere la
fantasia dello Spirito che la rende viva, sappia dare ragione ai semplici e ai
dotti, perché come ci ricorda l’Apostolo Pietro: adorate il Signore, Cristo, nei vostri cuori, pronti sempre a
rispondere a chiunque vi domandi ragione della speranza che è in voi. Tuttavia
questo sia fatto con dolcezza e rispetto.
Ecco il nostro augurio vicendevole:
«Gloria
a Dio nel più alto dei cieli e sulla terra pace agli uomini, che egli ama». Amen.
martedì 24 dicembre 2019
È Natale, ma è già Pasqua!
S. Natale 2019
È
un’opera di Georges de La Tour, pittore
del Seicento, che richiama il Caravaggio, per i suoi chiaro e scuri, luce e
tenebre. Molte opere del pittore francese hanno tra i simboli un lume o una
candela o una lanterna.
Nei nostri
presepi spesso c’è il pastore con la lanterna o anche S. Giuseppe.
L’opera
in questione, Adorazione dei pastori,
è del 1644, ed è conservata al Museo del Louvre.
La scena
si apre a semicerchio intorno alla
culla del Bambino Gesù. Immaginatela. E
il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi.
Due donne
e tre uomini. Alternati: 1 donna, due uomini, 1 donna, 1 uomo.
Sono
illuminati dalla luce che sii
irradia dal quel centro: Questo per voi
il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, adagiato in una mangiatoia».
Il Divino Infante è adagiato sulla paglia:
avvolto in strette fasce, una candida cuffia sul capo, dorme placido e serio, come
solo i neonati sanno fare.
A tratti,
quasi sembra giacere nel dolce sonno della morte, quasi a prefigurare quei tre
giorni nel sepolcro. È poi è fasciato, non con le braccia fuori, come ma era
usanza e costume in occidente, fino alla metà del ‘900, di rivestire gli
infanti, ma è fasciato come un defunto secondo l’usanza e il costume orientale,
e ricorda molto le immagini di Lazzaro che esce dal sepolcro, solo manca un
dettaglio: il sudario, perché qui è nella mangiatoia e non nel sepolcro.
A
sostegno di questa scena, è Natale o è
già Pasqua, un piccolo agnello:
ed è lui che si avvicina più di tutti al volto del Bambinello. Immagine di
infinita tenerezza, ma allo stesso tempo segno che prefigura il sacrificio
pasquale, a cui del resto anche le bende,
e il sonno stesso di Gesù,
direttamente alludono.
Ecco, vi annuncio una grande gioia, che
sarà di tutto il popolo: oggi, nella città di Davide, è nato per voi un
Salvatore, che è Cristo Signore.
Una gioia
che traspare in alcuni dei cinque
personaggi raccolti a semicerchio attorno a Divin Salvatore.
Eretta
come una scultura, la prima donna, difronte all’uomo solo che chiude il
semicerchio, eppure morbida e tenera proprio come una madre, Maria è raffigurata sulla sinistra, le
mani giunte in adorazione di quel suo Figlio divino, lo sguardo grave e pensoso
di chi medita nella quiete del proprio cuore il compiersi del prodigio
annunciato.
Maria che
diede alla luce il suo figlio
primogenito, lo avvolse in fasce e lo pose in una mangiatoia.
È
adorante. Quel Bimbo pare un’Ostia
bianca e luminosa, come quelle che si vedono nelle nostre chiese esposte
nei luminosissimi ostensori a raggera. Ma è
Natale o è già Pasqua?
Accanto a lei vi è un giovane pastore, umile eppure dallo
sguardo fiero, con quei baffetti alla moschettiera e il colletto della camicia
vezzosamente ricamato, la mano chiusa sul bastone.
Ecco,
vi annuncio una grande gioia!
Sorride invece il personaggio alla sua destra, ed una è delle poche figure in
tutta la pittura di La Tour, in verità, a regalarci un simile sorriso. L’uomo
stringe lieto fra le dita un flauto, quasi fosse pronto anch’egli ad unirsi,
con semplicità, agli angelici cori e alla musica celestiale di questa notte
santa.
E
subito apparve con l’angelo una moltitudine dell’esercito celeste, che lodava
Dio e diceva: «Gloria a Dio nel più alto dei cieli e sulla terra pace agli uomini,
che egli ama».
Ma il pastore gioioso, coll’altra mano,
invece, sale alla tesa del cappello, come per un saluto, e ci ricorda quei
personaggi dei nostri presepi di casa, che hanno il pastorello genuflesso e che
come il pastorello gioioso di La Tour, compie un saluto gioviale e riverente
insieme, a questo Re dei Re che ha scelto una stalla per venire al mondo: ma
anche soltanto come un benvenuto a una nuova vita.
Vicino a lui una seconda donna, con in testa una specie di turbante. Un’annotazione
di vita contadina, ma che ai nostri occhi diventa quasi un elemento esotico. La
scodella scotta, e lo capisce da quelli mani che sorreggono, rimanendo
sollevate, e non afferrano la stessa. E poi la delicatezza con cui le sue mani
recano l’offerta di una pentola di coccio coperta da un piatto, a contenere
forse un po’ di latte per l’infante o un po’ di cibo caldo per confortare i
suoi genitori in quella notte, diventa già come il gesto stesso dei Magi che
presto giungeranno da Oriente con i loro doni, così simbolici e preziosi: oro,
incenso e mirra.
Infine, a chiudere il semicerchio, un uomo
di spalle, la barba candida e soffice: il buon Giuseppe. Lo sguardo fisso su quel neonato di cui è padre putativo,
stupito per ciò che sta accadendo, ma sinceramente lieto, intimamente felice,
come rivela quella scintilla nei suoi occhi che non è solo il riverbero della
candela della quale con la mano copre in parte la fiamma, quasi con una sorta
di premuroso pudore.
Come se dicesse, Giuseppe: non guardate
voi spettatori questo piccolo lume, non confondete lucciole per lanterne, il
lume per il Sole, ma volgete piuttosto il vostro sguardo a quella grande luce
che è sorta a rischiarare il mondo.
Veniva
nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo.
Si tratta di cinque figure dai volti così vivi, così realistici, da sembrare dei
veri e propri ritratti, probabilmente di compaesani, e forse di amici, del
pittore. Ognuno di essi è come rapito da quello spettacolo che gli si svela
dinnanzi, che è al tempo stesso ordinario e straordinario, di questa creatura
nata da qualche ora, che giace sotto i loro occhi senza nessuna enfasi, e che
rinnova lo stupore per il miracolo della vita.
Sì, tutto in questo dipinto è essenziale. Non ci sono angeli, non ci
sono stelle e neppure il bue e l’asino della tradizione.
Sono in semicerchio, ai lati Maria e Giuseppe, uno spettacolo per il mondo,
non solo per loro, non solo per pochi.
Fermati, e contempla questo avvenimento che il Signore ci ha
fatto conoscere.
In un semicerchio, perché spalancato,
senza barriere. Diceva don Primo
Mazzolari nell’omelia di Natale del 1931: «Non ascoltate chi vuole dimostrarvi che le barriere sono necessarie e
che senza una guerra non si rimette a posto nulla. Guardate il Presepio o il
Calvario e troverete la risposta all’incosciente menzogna. E con la risposta,
una grande speranza, perché è dal Presepio e dal Calvario che incomincia la
Redenzione».
In semicerchio, come un orecchio in ascolto, attendendo
all’annuncio degli angeli. Ecco cosa scrive papa Benedetto XVI nella sua omelia
nella Notte Santa del 2005: Il Vangelo [dell’annuncio ai pastori di
Betlemme.], mette in luce una caratteristica che poi, nelle parole di Gesù, avrà un
ruolo importante: erano persone
vigilanti. Questo vale dapprima nel senso esteriore: di notte vegliavano
vicino alle loro pecore. Ma vale anche in un senso più profondo: erano disponibili per la parola di Dio,
per l’Annuncio dell’angelo. La loro vita non era chiusa in sé stessa; il loro cuore era aperto. In qualche
modo, nel più profondo, erano in attesa di qualcosa, in attesa finalmente di
Dio. La loro vigilanza era disponibilità, disponibilità ad ascoltare,
disponibilità ad incamminarsi; era attesa della luce che indicasse loro la via.
È questo che a Dio interessa. Egli ama tutti perché tutti sono creature sue. …
Chiediamogli di far sì che non trovi chiuso il nostro cuore. Facciamo in modo
di essere in grado di diventare portatori attivi della sua pace, proprio nel
nostro tempo».
È Natale, ma è già Pasqua!
domenica 22 dicembre 2019
Giuseppe suo sposo...
L’ultima
domenica di avvento ci propone nell'attesa e nel preparare il Natale, Giuseppe
di Nazareth.
Poche
cose definiscono questo personaggio del Vangelo.
Il
luogo di abitazione, Nazareth; il luogo d’origine, Betlemme; il nome di suo
padre, Giacobbe generò Giuseppe; la
sua parentela, della casa di Davide;
la sua paternità adottiva, Gesù era
figlio, come si riteneva, di Giuseppe o in altro passo viene detto: Gesù, il figlio di Giuseppe, di Nazareth;
il lavoro praticato, falegname o carpentiere; la situazione affettiva, sposo di Maria.
Il
Vangelo odierno però lo definisce anche
era uomo giusto.
Altri
personaggi spiccano per essere giusti nella Bibbia, sempre di nome Giuseppe,
l’egiziano e di Arimatea.
Cosa
vuole dire essere giusto secondo la Bibbia.
Gesù
è il giusto.
Possiamo
dire che lo sposo di Maria, lascia a Dio di giudicare il cuore della sua
promessa sposa, egli vuole così bene a Maria che scoprendo che è gravida, prima che andassero a vivere insieme,
non si appella alla giustizia degli uomini, alla legge mosaica, ma lascia che
Maria viva il suo destino, la sua libertà (così Giuseppe pensa!), e compie
qualcosa di sconvolgente, di sorprendente, per proteggerla (è questa la forza
del vero amore che non possiede, ma libera!), pensò di ripudiarla in segreto.
Quale
festa nel cuore avrà avuto Giuseppe nel compiere questo gesto. Avere la festa
nel cuore significa dare giusto valore ad ogni cosa, ad ogni fatto, ad ogni
persona.
Signore
aiutaci ad essere giusti, a rimandare a te i conti, le conclusioni, così che la
domenica sia veramente la festa che misura i nostri giorni. Amen.
mercoledì 4 dicembre 2019
1990 - 2019: S. Barbara, prega per noi!
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| Parrocchia di S. Barbara V. M. Davoli (CZ) |
PREGHIERA A SANTA BARBARA
(Patrona della città e della diocesi di Rieti)
che hai sperimentato l’amore di Dio
e hai visto sempre la luce
dove il buio sembrava prevalere;
che hai saputo vedere il bene
quando il male sembrava trionfare,
intercedi con benevolenza a nostro favore.
Fa’ che la nostra Chiesa (di Rieti),
che ti venera quale patrona,
sia animata dalla tua stessa fede,
spinta dallo stesso tuo amore,
incoraggiata dalla stessa tua speranza.
Ascolta il grido di aiuto
che sale da tante famiglie
dilaniate dalle divisioni e dai conflitti,
dalla mancanza di lavoro e di serenità,
dalle malattie e dall’indifferenza.
Soprattutto ti chiediamo
di coltivare sempre la fede,
di ascoltare sempre la Parola di Gesù,
di accostarci con frequenza ai sacramenti,
di essere pronti a offrire noi stessi
per la causa del Vangelo, come facesti tu,
con libertà e generosità.
Amen.
+ Delio Lucarelli
Vescovo di Rieti
lunedì 2 dicembre 2019
Voi siete corpo di Cristo (1 Cor 12,27)
Nel coemeterium di san
Callisto a Roma, sulla via Appia nell’Arenario, presso la cripta dei papi, una
grande lapide fatta apporre da san Damaso ricorda ai pellegrini i martiri più
insigni che ivi riposavano. Tra di essi menziona “i Santi Confessori inviati
dalla Grecia”: Hic confessores sancti quos Graecia misit, ricordati
nel Martirologio Romano il 2 dicembre: a Roma i santi Martiri Eusebio
prete, Marcello Diacono, Ippolito, Massimo, Adria, Paolina, Neone, Maria,
Martana ed Aurelia, i quali tutti compirono il martirio
nella persecuzione di Valeriano, sotto il giudice Secondiano.
Denominati Martiri Greci,
furono in grande venerazione nell’antica Roma cristiana. Sulle loro tombe,
erano posti due elogi metrici, attribuiti a papa Damaso, nel secondo epitaffio è menzionata una passio che i
cristiani leggevano nel dies natalis dei santi; di essa
purtroppo ci resta solo la parte relativa al processo e al martirio, riportata
da Cesare Baronio nei suoi “Annales Ecclesiastici”, tratta, come egli stesso
annota, “da un antico manoscritto quasi distrutto per l’antichità,
salvato dall’usura del tempo e corretto per quanto possibile da parecchie
mende…”.
Nell’ottavo secolo, a causa delle
scorrerie dei Barbari, i corpi dei santi Ippolito e della sorella Paolina, del
marito di lei Adria e dei loro piccoli figli Maria e Neone, furono traslati
nell’Urbe presso la Chiesa di Sant’Agata dei Goti, dove sono ancora
oggi molto venerati.
Il beato Alfredo Ildefonso Schuster, cardinale arcivescovo di Milano, ottenuta
una porzione rilevante delle loro sacre spoglie, le destinava alla nuova chiesa
parrocchiale di Ronco Briantino il 5
aprile 1934 ed il 28 gennaio del 1939 alla chiesa parrocchiale di Mirabello di Cantù. Il beato Arcivescovo
portava la Sacre Reliquie solennemente, collocandole di persona, sotto l'altare
maggiore, e indicava le sacre reliquie come sorgente di grazie per tutta la
zona.
4Vi sono diversi carismi, ma uno solo è lo
Spirito; 5vi sono diversi ministeri, ma uno solo è il
Signore; 6vi sono diverse attività, ma uno solo è Dio, che opera
tutto in tutti. 7A ciascuno è data una manifestazione particolare dello
Spirito per il bene comune: 8a uno infatti, per mezzo dello Spirito, viene dato il
linguaggio di sapienza; a un altro invece, dallo stesso Spirito, il linguaggio
di conoscenza; 9a uno, nello stesso Spirito, la fede; a un altro,
nell'unico Spirito, il dono delle guarigioni; 10a uno il potere dei miracoli; a un altro il dono della
profezia; a un altro il dono di discernere gli spiriti; a un altro la varietà
delle lingue; a un altro l'interpretazione delle lingue. 11Ma tutte queste cose le opera l'unico e medesimo
Spirito, distribuendole a ciascuno come vuole.
12Come infatti il corpo è uno solo e ha molte membra, e
tutte le membra del corpo, pur essendo molte, sono un corpo solo, così anche il
Cristo. 13Infatti noi tutti siamo stati battezzati mediante un
solo Spirito in un solo corpo, Giudei o Greci, schiavi o liberi; e tutti siamo
stati dissetati da un solo Spirito.
14E infatti il
corpo non è formato da un membro solo, ma da molte membra. 15Se il piede dicesse: «Poiché non sono mano, non
appartengo al corpo, non per questo non farebbe parte del corpo. 16E se l'orecchio dicesse: «Poiché non sono occhio, non
appartengo al corpo, non per questo non farebbe parte del corpo. 17Se tutto il corpo fosse occhio, dove sarebbe l'udito?
Se tutto fosse udito, dove sarebbe l'odorato? 18Ora, invece, Dio ha disposto le membra del corpo in
modo distinto, come egli ha voluto. 19Se poi tutto
fosse un membro solo, dove sarebbe il corpo? 20Invece molte sono le membra, ma uno solo è il
corpo. 21Non può l'occhio dire alla mano: «Non ho bisogno di
te; oppure la testa ai piedi: «Non ho bisogno di voi. 22Anzi proprio le membra del corpo che sembrano più
deboli sono le più necessarie; 23e le parti
del corpo che riteniamo meno onorevoli le circondiamo di maggiore rispetto, e
quelle indecorose sono trattate con maggiore decenza, 24mentre quelle decenti non ne hanno bisogno. Ma Dio ha
disposto il corpo conferendo maggiore onore a ciò che non ne ha, 25perché nel corpo non vi sia divisione, ma anzi le
varie membra abbiano cura le une delle altre. 26Quindi se un membro soffre, tutte le membra soffrono
insieme; e se un membro è onorato, tutte le membra gioiscono con lui.
27Ora voi siete
corpo di Cristo e, ognuno secondo la propria parte, sue membra.
(1 Cor 12,
4-27)
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