Sesto giorno a
Catania. Oggi rivisita ai luoghi di S. Agata, e visita al bel museo diocesano.
Poi escursione sulla costa fino a Brucoli (SR).
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sabato 8 ottobre 2016
venerdì 7 ottobre 2016
Pellegrinaggio in Sicilia Orientale
Quinto giorno a
Catania, oggi visita a Mili San Pietro, Taormina e Trecastagni.
Giornata spettacolare per bellezza e sentimenti.
Giornata spettacolare per bellezza e sentimenti.
Mili S. Pietro, borgo
devoto a San Sostene, pittoresco e devoto il santuario da cui si vede la valle
del Mili, lo stretto e la Calabria.
Taormina è un gioiello!
Hanno fatto forza sulla bellezza, e questo ripaga. Chiese, vie, panorami tutto
una bellezza, con ordine e civiltà.
Infine Trecastagni con
il bel santuario ai Santi Martiri di Lentini, in pietra lavica, alle pendici
dell'Etna.
giovedì 6 ottobre 2016
Pellegrinaggio in Sicilia Orientale
Quarto giorno a Catania, oggi vista a Messina. Città portuale, con collegamenti al continente... ma non così SPORCA come Catania. Molto traffico, ma a confronto a Milano e l'hinterland, è calma.
Qui, come a Siracusa, si usa il casco.... Catania emancipati!
Il top di Messina è
stato per me S. Annibale e S. Eustochia, poi mi sono rilassato per quasi 2 ore
in duomo, come meditazione e preghiera.
Questa mattina presa
autostrada CT-ME e l'inciviltà di CT è stata come una colata di lava
incandescente! Ma lo sapete che ci sono i casellanti abusivi al casello che
stando a piedi in piena tangenziale, prendendo il biglietto per te e ti
chiedono la mancia... fortuna loro che non gli ho schiacciati con l'auto, avrei
chiesto anche i danni.
Questa pratica è conosciuta anche a Messina, me lo raccontava il custode al Santuario di S. Eustochia!
Cataniiiaaaaa un pò di
civiltà!Questa pratica è conosciuta anche a Messina, me lo raccontava il custode al Santuario di S. Eustochia!
mercoledì 5 ottobre 2016
Pellegrinaggio in Sicilia Orientale
Terzo giorno a
Catania, oggi visita alla bella città di Santa Lucia. Febbre 37++4 e tanto mal
di schiena
:( La città è bella, anche nella
periferia, difatti la Madonna della Lacrime non è in centro, ma è un ben
tenuto... quindi Catania emancipati! Ho visto 2 catacombe.... che splendore!
Anche il Duomo, se pur a pagamento, come a Milano, vale 2 euro di ingresso...
Finalmente oggi ho mangiato l'arancina o arancino :) dipende di che Sicilia sei. Vistta in
S. Lucia alla Badia la mostra di Mattia Preti :)
martedì 4 ottobre 2016
Pellegrinaggio in Sicilia Orientale
Secondo giorno a
Catania, la febbre è scesa, 37+3, oggi ho venerato S. Agata, e pomeriggio di
riposo, perchè la mattinata è stata vissuta con 38+6 di febbre. Rotta la
macchina fotografica, x cui basta foto.
lunedì 3 ottobre 2016
Pellegrinaggio in Sicilia Orientale
Primo giorno a Catania
con febbre 38++ tutto bello, ma sud disordinato, ma lo so già, visita guidata
con un sant'uomo di Lentini nei luoghi dei SS. Martiri. Poi messa alla Chiesa
Madre. Albergo a Catania bello, zona terribile, eppure è 1 km da S. Agata... Quanto
disordine :(
Se fossi in periferia
di Cologno Monzese o a Bresso zona parco nord, ma ad 1 km dal Duomo .. non posso accettare il disordine e lo sporco.
Solo piazza Duomo e via Etnea è ok, ma gira una via dietro.... e vedi. Due
donne che mi hanno accompagnato (catanesi) si sono giustificate per il degrado
... dando la colpa al sindaco. Poi qui nessuno usa il casco in moto, diciamo
che Catania è bella, ok... ma ha bisogno di educazione civica, che non
significa poi cordialità o ospitalità tipica del sud. Il centro di Napoli,
visto 2 anni fa non era così... ed è Napoli.
giovedì 29 settembre 2016
Martire per Cristo ad opera dell'Islam
San Procopio fu
l'ultimo Vescovo dell'allora famoso ed importante centro siciliano, come il suo
protovescovo San Pancrazio, San Procopio fu martirizzato. Allora la Sicilia fu
oggetto di conquista degli eserciti islamici e Taormina capitolò a seguito del feroce
assedio operato dalle truppe berbere e per tale centro fù la fine in quanto
l'esercito berbero razziò e distrusse tutto ciò che fu possibile razziare e
distruggere, oltre ad averucciso centinaia di cristiani che non vollero
convertirsi all'Islam. Taormina, come del resto altri centri siciliani come
Siracusa, Tindari, Lipari, Triocala, Lilibeo... non ritornarono mai più al loro
antico splendore. San Procopio fu martirizzato ad opera del sanguinario Hibraìm
che con le sue mani gli strappò il cuore dal petto, era l'1 agosto 903.
* * *
Per
le preghiere di San Procopio, Signore Gesù Cristo, Dio nostro, abbi
misericordia di noi. Amen!
martedì 27 settembre 2016
Alessandro di Melfi non è Alessandro di Bergamo
Lo stesso sito della Cattedrale di Melfi contiene notizie false. Pur troppo il web riporta dati fasulli, ma i documenti di Melfi sono ben chiari.
Nel 1626 arrivarono per volere del vescovo Scaglia ben 35 reliquie di santi. Tra i quali quelle di S. Alessandro, estratto dalla catacomba di S. Callisto, con anche quattro teschi appartenenti a quattro Martiri estratti dalla stessa catacomba: Amanzio, Leureato, Gaudenzia e Costanza.
S. Alessandro, proveniente da Roma, è stato identificato con il martire venerato il 9 febbraio, e in questa data venerato, oltre che il 22 maggio, a ricordo della traslazione.
domenica 18 settembre 2016
Vittore di Milano non è Vittore di Marsiglia
Gent.mo
Direttore, Sig. Oscar Serra,
ho
letto anche il volumetto su San Vittore Martire. Tralascio i soliti elogi alla
Collana Blu.
Vorrei
puntualizzare alcune cose.
p.
7 - iconografia, molto generica, è veramente San Vittore di Milano?
p.
10 - iconografia s. Vittorio, molto generica, è veramente San Vittore di
Milano?
pp.
22 – 25 perché un riferimento a Marsiglia, come luogo del processo? Vittore
Mauro o il Moro o di Milano, martire ambrosiano, non è il Vittore o Vittorio di
Marsiglia. Lo stesso Martirologio Romana separa le due figure.
Martirologio
Romano, 8 maggio: A Milano,
commemorazione di san Vittore, martire, che, di origine mora, mentre era
soldato nell’esercito imperiale, all’imposizione da parte di Massimiano di
sacrificare agli idoli depose le armi e, condotto a Lodi, morì decapitato con
la spada.
Martirologio
Romano, 21 luglio: A Marsiglia nella
Provenza in Francia, san Vittore, martire.
Perché
questa confusione?
p.
41 – il riferimento a San Vittore del Lazio, qui è venerato un S. Vittore con
vaso di sangue, per cui c’è una confusione tra le reliquie venerate e
custodite, con un Vittore storico, quello di Milano. Lo stesso web riporta
questo dettaglio e anche il volume de “I Santi Patroni del Lazio” edito nel
2008 dalla Società di Storia Patria.
p.
42 – il riferimento a San Vittore di Cingoli (MC), mi crea un dubbio, perché nelle
Marche è molto venerato San Vittore martire con Santa Corona, che non è quello
di Milano.
Infine
p. 44 il riferimento al culto di San Vittore a Vallerano, è San Vittore martire con S. Corona,
santi venerati nel viterbese. Lo stesso web riporta questo dettaglio e anche il
volume de “I Santi Patroni del Lazio” edito nel 2008 dalla Società di Storia
Patria.
Un
cordiale saluto, in Cristo
sabato 17 settembre 2016
ALESSANDO MARTIRE ROMANO, il Santo del Casato dei D'Alessando (III)
Gent.mo Direttore, Sig. Oscar
Dopo la telefonata di quasi un’ora… Parto dal
presupposto: la Collana Blu della Velar è una stupenda edizione, sintetica e
puntuale, di biografie di modelli di santità.
Ogni tanto capita che qualche volumetto è poco storico
e scientifico come il caso del libretto su Santa Fortunata di Baucina, di cui
abbiamo parlato qualche anno fa, io, lei e l’autore.
Oggi è il caso del volumetto di Sant’Alessandro. Come sempre
di meravigliosa fattura grafica e iconografica, ma con un po’ di problemi, in
alcune sue parti, sui contenuti e sull’iconografia.
Non entro nel merito della biografia del santo
Martire, ma sui contorni iconografici e di culto fuori della “terra di Bergamo”, come dice lo stesso
sotto titolo.
Vado analizzando le pagine.
Pagina
12 e 21 – immagine di S. Alessandro venerato a Pescolanciano,
un omonimo, come poi spiegherò
Pagina
13, 21 e 42 – immagine di S. Alessandro venerato a
Melfi, un omonimo, come poi spiegherò
Pagine
18 –
immagine di San Vincenzo, riportata già come San Proiettizio a pagina 15
Pagina
22 -
immagine di S. Alessandro venerato a Ottobeuren (Germania), un omonimo, come
poi spiegherò
Pagina
65 –
Alcune reliquie del martire… sono
venerate a Pescolanciano. Una affermazione di sostanza, non è una
supposizione, ma è contradetta dallo stesso libretto perché riportando le
autentiche del 1788 e del 1850, il testo dice chiamante: "cum vasculo eius sangunis", se è quello che pare (CON IL
VASO DEL SUO SANGUE), ci troviamo difronte ad un tipico elemento di
identificazione delle reliquie dei martiri nelle catacombe romane, e se quelle
ossa vengono dalle catacombe romane, perché del Martire di Bergamo non c'è come
elemento identificativo il vaso di sangue, come per tutti gli antichi Martiri, non
vengono da Bergamo, inviate a Roma, ma vengono da una catacomba romana,
custoditi a Roma e poi donate ad un richiedente. Che solitamente era uan
persone nobile o del clero.
Strano però che volumetto
questo elemento così importante non lo considera, eppure questo elemento è
visibile nell’urna del Martire a Pescolanciano e anche in un antico santino. Perché
non viene considerato?
Il vaso di sangue è
elemento dell’archeologia della riscoperta delle catacombe, segno fondamentale
per l’identificazione i così detti corpi
santi o martiri delle catacombe, ma è anche un elemento molto discusso. Si veda
a tal proposito tutta la letteratura sul tema: Boldetti, Giovanni Battista de
Rossi e poi ripresa dal P. Ferrua nel 1944.
Questo ci fa dire due
parole circa l’iconografia. Se il culto parte da insigni reliquie e vaso di
sangue, che non sono certamente del Martire di Bergamo, anche l’iconografia è
spuria, potrà richiamare il martire bergamasco, ma non è però in realtà lui,
anche se poi statua e dipinto vengono venerati come lo fosse.
Tanto che nel volumetto
gli errori iconografici suddetti (Melfi e Ottobeuren) sono in quest’ottica. In particolare
su Ottobeuren è certo che il dipinto inserito illustra un decapitato, ma non è
il tebeo, è S. Alessandro figlio di S. Felicità romana, le cui reliquie
giunsero nella località da Roma su richiesta dei notabile del luogo
successivamente alla fondazione nel VIII secolo dell’abbazia. Ad oggi il culto
del giovane martire è molto vivo a Ottobeuren. Si può consultare semplicemente
il web e si troverà la pagina della Pfarrei
Ottobeuren, che narra e racconta di questo culto.
Per Melfi invece le
questione la riprendiamo successivamente.
Ma sulla questione santi
decapitati e di nome Alessandro un caso è anche a Sairano (PV) dove è certo che
il sacro corpo (ricomposto come militare) è giunto nel 1817 da Roma,
precisamente dalla catacomba di Callisto. Non è certamente il martire di
Bergamo. Però è un decapitato.
Pagina
66 –
qui si riprende la questione delle autentiche, usate per affermare quello che
non dicono, come già spiegato in riferimento a pagina 65. Poi si allude alla
spostamento ipotetico (aggiungo segreto! come se un santo così importante, traslato
anche solo in parte, non lascerebbe traccia; però noi sappia dall’autentica del
vaso di sangue - di cui abbiamo già parlato - per cui tutto queste supposizioni
sono pura fantasia).
La cosa più curiosa è la
separazione tra catacombe romane e Roma, come se i due elementi fossero agli
antipodi (polo nord e polo sud), ma in realtà le catacombe romane sono a Roma,
no? Questo per affermare che le reliquie di Pescolanciano non sono di un
martire catacombale: ma noi sappiamo cos’è il vaso di sangue presente nel testo
dell’autentica e citato come fonte autorevole dallo stesso volumetto, ma non
considerato (sic!).
Pagina
67 e 68 – Ecco la questione Melfi. La nota sulle mura: Melfi
come Bergamo, come se altre città non hanno mura.
Poi la data 1626, inizio
del culto di S. Alessandro a Melfi. Nel 1626, grazie alle insistenze presso
Roma di mons. Diodato Scaglia, arrivarono alla Cattedrale 25 reliquie di santi
martiri, che, collocati in reliquiari, furono custodite nelle tre bacheche
divise a scomparti. Il 1626 è una data significativa, perché siamo nel periodo (XV
– XIX secolo) di traslazione delle ossa dei martiri dalle catacombe. A Melfi però
S. Alessandro è venerato il 9 febbraio e non il 26 agosto, perché? Il volumetto
afferma che è una consuetudine locale. Ma è vero?
Il Martirologio Romano
venera il 9 febbraio un martire di Roma di nome Alessandro. Quindi la data dice
molto. Le reliquie di Melfi, giunte da Roma, sono venerate, identificandole, se
pur empiricamente, con quelle del Martire del 9 febbraio.
La data è un elemento
presente anche a Pescolanciano, come attestano i documenti, e il Martire è
venerava dapprima il 27 febbraio. Si legge infatti
“nella
descrizione delle ultime volontà di Don Fabio (D’Alessando) sul punto di morte,
… in ogni giornata delli 27 di Febbraio si debba solennizzare la festa di d.
Glorioso Martire, cominciando dal primo Vespero, con tutte le giornate
seguenti, con farvisi celebrare in detta giornata delli 27 di Febraro tutto
quel maggior numero di messe, che si potrà havere da sacerdoti delle terre, e
luochi convicini. Ordinando di più che detto mio erede è chiamato ogni giorno a
far celebrare una messa in detta cappella del cortile, ordinando ancora a detto
mio erede procurare con tutta la diligenza la continuazione e prorogazione
dell'Indulto Apostolico di poter far celebrare in ditta cappella la d. messa
quotidiana, anche nelli giorni più solenni, conforme io l'ho ottenuto dalla
Gloriosa memoria di Papa Innocenzo decimo, durante la mia vita”. (famigliadalessandro.it)
Difatti di santi
Alessandro e Martiri del Martirologio Romano ce ne sono molti.
Da martirologio
antico risultano due distinti Alessandro Martire, già nel 1610, ad esempio:
27 febbraio: Martire a Roma con Abbondio,
Antigono e Fortunato
26 agosto: Martire a Bergamo della legione
tebea
Queste date
sono poi anche confermate dal Martirologio dal 1710 e dall’ultimo del 1956,
prima della nova e contemporanea edizione, aggiornata ed epurata, degli anni
2000.
Questo
dimostra che Don Fabio, cosciente che le reliquie erano di un martire romano,
definì (comunque arbitrariamente) che erano quelle del Martire del 27 febbraio.
Questa prassi era molta diffusa intorno a questo tipo di reliquie, di cui non
si sapeva mai nulla, ed allora si cercava, quasi sempre, di dargli un volto e
una storia di un omonimo del Martirologio Romano
Sarebbe poi
interessante capire se le ossa era già di un martire di nome Alessandro oppure il
nome fu imposto successivamente, prassi diffusissima, perché fossero donate a
Don Fabio … D’Alessandro.
Nel
Martirologio Romano del 1702 c’è anche un S. Alessandro soldato il 27 marzo, altra
data in uso a Pescolanciano, per cui il cambio di data è indice di una ricerca
di identificazione tra quelle ossa e un Martire già venerato la cui memoria era
presente nel Martirologio Romano da secoli. Può anche darsi che il cambio di
data sia dovuto ad una questione climatica: cercare la stagione più favorevole
per vivere e far vivere una festa con tutti gli onori per Glorioso Martire. Ma se questa ipotesi fosse vera, perché non
celebralo già in estate? Quindi non è vera…
Una nota curiosa. Il
volumetto attinge dà una pagina web (famigliadalessandro.it), in cui ci sono delle
immagini di Sant’Alessandro di Bergamo, tra cui un busto di S. Alessandro
martire conservato nella sacrestia della Chiesa dell'Annunziata a Napoli, che non
è il Martire di Bergamo, ma è un martire di Larino, socio di San Primiano. Perché
dico questo? La fonte è molto confusa.
Quale conclusione?
Il bel volumetto - in una
sua parte – ha voluto essere una apologia al Martire di Pescolanciano, ma in
esso non trova sostegno, per quello che si legge, ma è palese una confusa
ricostruzione di una identità, che lo stesso volumetto dice e contraddice, pur
volevo fare il contrario.
Per salvare cavoli e
capre, potremmo dire che le sacre reliquie sono di un martire romano, da cui si
introdusse il culto per S. Alessandro a Pescolanciano, inizialmente venerato
come un martire di Roma, poi successivamente è diventato – ma non saprei dire con
ragionevolezza il come e il perché – il martire di Bergamo. Non essendolo
potremmo solo accettare una ipotesi diplomatica, che a Pescolanciano si venerano
due santi di nome Alessandro e Martiri: l’urna con il simulacro giacente che
custodisce le ossa e il vaso di sangue è S. Alessandro di Roma; mentre la
statua, il mezzo busto, e il dipinto, vogliamo accettare, per misericordia, che raffigurano S. Alessandro di Bergamo, anche se
avevo già detto sopra diversamente … ma concludiamo in carità … che tutto scusa, tutto crede, tutto spera, tutto
sopporta, come dice San Paolo, anche lui morto decapitato, che non sia
anche lui il Martire di Bergamo?
sabato 3 settembre 2016
ALESSANDO MARTIRE ROMANO, il Santo del Casato dei D'Alessando (II)
2 settembre 2016
Gent.mo ho letto
l'articolo http://www.bergamonews.it/evento/santalessandro-un-filo-rosso-che-lega-bergamo-a-pescolanciano/
e la cosa mi ha lasciato basito.
Che ci possa essere un
culto comune per S. Alessandro tra Bergamo e Pescolanciano, va bene, ma il
fatto che a Pescolanciano ci siano delle ossa del martire di Bergamo, la cosa è
certamente non vera.
Di questa questione me
ne sono occupato tante volte, parlando anche con il Duca Ettore D'Alessandro, e
spiegandogli
1) l'autentica delle
reliquie il loro possesso (datami in copia via mail, un trascritto del loro
trisavolo, mal scritto, ma conforme alle autentiche dell’epoca) non specifica
che è quello di BG, e siccome questi documenti non lasciavano spazio a
supposizioni o ad interpretazioni, non si può suppore o inventare altro se non
è scritto.
2) l'autentica parla
di vaso di sangue, specifico riferimento dei martiri estratti dalle catacombe
dal XVI secolo in poi, che accompagnavano le reliquie. Le reliquie del Martire
di BG non hanno il vaso di sangue come tutti Martiri antichi (Agnese, Lucia,
Agata, ecc...), perché la loro sepoltura era certa e conosciuta.
Mi chiedo: lei ha
visto il documento?
Solo queste due semplice
note, ma ho altri appunti.
Legga ad esempio http://regio18.blogspot.it/2012/08/alessando-martire-romano-il-santo-del.html
in cui la data della festa era il 27 marzo e poi spostata al 26 agosto
diventando il Martire di Bergamo, perché? Un casato di guerrieri, voleva un
famoso milite come patrono? Oppure: http://regio18.blogspot.it/2014/09/alessando-martire-romano-il-santo-del.html
Qui altre note che
dicono che quel corpo (alcune ossa e il vaso di sangue) non sono del Martire di
Bergamo.
Per cui Pescolanciano
vuole a tutti i costi identificare quelle ossa con quelle del martire
bergamasco, ma in realtà rifiuta la verità che custodisce due culti: il Martire
di Bergamo raffigurato nella statua e nel dipinto, e un Martire di Roma,
estratto dalla catacombe di nome Alessandro. È poi da capire se fu chiamato con
quel nome per il nome del Casato o perché si chiamava così il Casato e fu
donato un martire nominato Alessandro, prassi diffusa in questo tempo, per
questo tipo di reliquie.
Cmq leggero il
libretto e vedrò come lei la questione.
Saluti
Caro ...,
la documentazione disponibile presso il vostro archivio storico conferma,
inequivocabilmente, che il culto attribuito dagli avi del Casato d'Alessandro a
Sant'Alessandro è relativo al Martire di Bergamo, giustiziato sotto Diocleziano
e Massimiano. Inoltre, la stessa iconografia (statua e dipinti) corrisponde
perfettamente a tutti gli elementi storici documentati nelle antiche
"passiones". Non esistono altri "S. Alessandro" che possono
a tutt'oggi disporre di una così ampia documentazione, anche critica. Poi resta
una riflessione di fondo: a chi, se non al Cavaliere Alessandro, Primipilo
della Legione Tebea, Martire della fede, Eletto come punto di riferimento dagli
stessi Longobardi, i Templari d'Alessandro potevano attribuire un culto?
Sant'Alessandro Martire e Patrono di Bergamo ha sempre storicamente
rappresentato i più alti e nobili ideali cavallereschi. E questa è storia. (Roberto
Alborghetti)
Buon giorno, lei afferma: "la
documentazione disponibile presso il vostro archivio storico conferma,
inequivocabilmente", ma lei ha visto il rescritto del trisavolo
D'Alessandro? Lì è chiaro che quelle ossa non sono del martire di Bergamo, e si
tratta di ossa di un corpo santo o martire delle catacombe, come ben definito
dal vaso di sangue citato dal suddetto. Le reliquie dei Martiri antichi, di cui
fa parte il martire di Bergamo, come lo sono Agata di Catania, Agnese di Roma,
ecc.... non avevano bisogno di essere accompagnati dal vaso di sangue per
essere definiti dei Martiri. Se però vogliamo sorvolare questa evidenza, per
presa di posizione, bravi, è una analisi scientifica. La statua e il quadro non
attestano l'autenticità delle reliquie, è poco serio usarle come testimonianza
a tal proposito avevo già mostrato al D'Alessandro che quadri simili sono usati
per altri Martiri, per cui non è possibile tener conto di questo come prova.
Che i D'Alessandro venerarono ad un certo punto il Martire di Bergamo è vero,
ma non fin da principio, se no come attestato dai D'Alessandro, la festa non
sarebbe stata il 27 marzo (S. Alessandro soldato martire di Roma, secondo il
MR). Per cui il legame tra Pescolanciano e Bergamo è il culto del santo, ma le
reliquie sono di un omonimo. Tutto qui, il resto è scritto molto ben puntuale
sopra. Saluti
3 settembre 2016
Gent.mo Roberto Alborghetti,
certo sulle sue affermazioni
formali e barocche nulla da dire, ma il fatto che in questa sua erudita
conclusione non abbia risposto alle mie due lettere è perché non ha elementi
per dire che la mia lettura è errata.
Ergo a Pescolanciano il culto del
Martire Alessandro delle catacombe (Beati
Martyris Christi Alexandri cum vasculo euis sangunis, come riporta l’autentica)
si è poi trasformato in quello del tebeo Alessandro.
Per cui ci sono due santi,
sovrapposti, di cui uno ha perso identità, anzi ignorando i pochi elementi
storici, si è voluto cancellarlo, facendo diventare la presenza di questo una
assenza a favore del culto del martire tebeo.
saluti
lunedì 29 agosto 2016
Verità per Giulio Regeni!
Ciao, Giulio!
Fammi giustizia, Signore:
nell'integrità ho camminato,
confido nel Signore, non potrò vacillare. (Sal 26,1)
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