domenica 14 agosto 2016

800 volte SÌ!





1480 - 14 Agosto - 2016
SS. Martiri di Otranto.
800 volte SÌ!
 
Fratelli, anche noi, circondati da tale moltitudine di testimoni, avendo deposto tutto ciò che è di peso e il peccato che ci assedia, corriamo con perseveranza nella corsa che ci sta davanti, tenendo fisso lo sguardo su Gesù, colui che dà origine alla fede e la porta a compimento. ...
Egli, di fronte alla gioia che gli era posta dinanzi, si sottopose alla croce, disprezzando il disonore, e siede alla destra del trono di Dio.
Pensate attentamente a colui che ha sopportato contro di sé una così grande ostilità dei peccatori, perché non vi stanchiate perdendovi d’animo. Non avete ancora resistito fino al sangue nella lotta contro il peccato.
(Eb 12)

sabato 13 agosto 2016

San Papino o Pappiano o Papia, martire (II)





Caro Padre che NON è vero che "Viene commemorato a Milazzo anche il 28 giugno, festività espunta nella nuova edizione del Martirologio Romano (2004)", perché il 28 giugno del nuovo MR non riporta San Papino (sic!), a me che glielo inserito tu a mano e poi il 2004 è l'edizione italiana, il nuovo MR nella edizione typica in latino è del 2001 e anche lì non c'è san Papino (sic!), l'ultima edizione del MR che lo riporta è quella latina del 1960, rieditata nel 1998.

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Oh! Se tu sapessi cos'è pregare! (G. Goggi)





SERVO DI DIO GASPARE GOGGI  sacerdote orionino (1877 – 1908)

Nacque a Pozzolo Formigaro (Alessandria), il 6 Gennaio 1877 da pii e agiati agricoltori. Fu educato, sin dalla tenera età, alla preghiera, alla purezza, all'amore di Dio e del prossimo, della Chiesa e del Papa; sentì giovanissimo la chiamata alla vita di perfezione. In particolare avvertì la spinta interiore ad unirsi all'allora Chierico Luigi Orione, il quale compiva in Tortona i primi passi del suo mirabile apostolato. Attuò scrupolosamente il programma fissatogli da Don Orione: "prima professore, poi sacerdote". Compì gli studi liceali in Genova e quelli universitari in Torino, professando coraggiosamente, in quei difficili ambienti, la propria fede, stringendo a sé una bella schiera di studenti decisi, come lui, a bandire ogni rispetto umano e imponendosi all'ammirazione anche degli avversari. Si laureò a pieni voti in lettere e filosofia. In quegli anni si prodigò in un piccolo istituto aperto da Don Orione in Torino, per avviare al lavoro ragazzi poveri e abbandonati. L'8 dicembre 1901 riceveva in Tortona, a 24 anni, l'abito clericale; il 6 settembre 1903 veniva ordinato sacerdote, emettendo lo stesso giorno, nelle mani di Don Orione, la prima Professione religiosa nella Piccola Opera della Divina Provvidenza, approvata da pochi mesi. Fedelissimo a Don Orione, gli furono affidati incarichi difficili e delicati: a Tortona, Sanremo, Torino. Trasferito a Roma, nel 1904, fu Rettore della Chiesa di Sant'Anna dei Palafrenieri al Vaticano; si dimostrò sacerdote pio, colto, di grande tatto, circondato ovunque di venerazione e affetto. Strinse numerose amicizie sia tra la gente semplice come con personaggi noti: il Prof. L. Costantini, il poeta G. Salvadori, Card. Carlo Perosi, Padre Semeria, il beato Luigi Guanella, i servi di Dio Aristide Leonori e Madre Michel. Nel 1907 fu convisitatore dei seminari della Sicilia, con il Card. Carlo Perosi. Poco dopo, San Pio X lo preconizzò ad una sede episcopale. Ma già il Signore lo stimava maturo per il cielo. Un rapido e progressivo indebolimento psico-fisico fermò il suo apostolato. Fu accompagnato da Don Orione stesso all'ospedale psichiatrico di Alessandria, dove morì improvvisamente, dopo 6 giorni, il 4 agosto 1908. Aveva 31 anni. Le sue spoglie mortali riposano nel Santuario della Madonna della Guardia, a Tortona (AL). Don Orione disse di lui: "Il nostro Don Gaspare Goggi, primo Figlio della Divina Provvidenza, era mente eletta, tempra di santo tanto pio quanto dotto che morì in concetto di santità... morto consumato da troppe fatiche. Vero servo di Dio, amò molto la Madonna, il Papa".

venerdì 12 agosto 2016

Film e un nuovo libro su Rolando Rivi!






Martedì 23 agosto 2016, al Meeting di Rimini, verrà proiettato per la prima volta il film documentario “Dio sceglie i piccoli”, opera del regista milanese Riccardo Denaro, che racconta la vita, la testimonianza di fede e il martirio del seminarista Rolando Rivi. L’appuntamento è alle ore 18,00, al Teatro del Villaggio Ragazzi, Padiglione C3, Nuova Fiera di Rimini (ingresso libero e gratuito). Saranno presenti il regista e il cugino del Beato Rolando, Sergio Rivi. Insieme al film verrà presentato il nuovo libro “Dio sceglie i piccoli”, che accompagna il film in DVD, scritto a quattro mani dal giornalista Emilio Bonicelli e dal Vescovo di Reggio Emilia, Massimo Camisasca.

Lunedì 22 agosto, alle ore 14, nella saletta incontri della libreria Jaca Book, al Meeting di Rimini, il regista Riccardo Denaro e Angelo Porro, Casa Memores Domini di San Valentino, incontreranno i lettori per parlare del libro e del film. 

Comitato Amici di Rolando Rivi
 
 
Sono affascinato dai Martiri del XX secolo, e Rolando Rivi è uno di questi.
Quella sua affermazione, "Io sono di Gesù", è sconvolgente, e mi chiedo se anche ciascuno di noi è capace di affermarla allo stesso modo, non per il martirio, ma per le scelte di vita di tutti i giorni.
 
La cosa invece che mi sconvolge è vedere come il piccolo Rolando sia oramai un "santo" e membro del Movimento di CL.
Perché?
Perché in quella frase - e nella talare - vedono un fondamentalismo, come spesso sono quelli di CL? Oppure è una questione più politica, Rolando è stato ucciso dai comunisti?
 
Certo che questi due pensieri sviliscono la figura del Martire Rolando, ma posso spiegare perché CL si sia accaparrato del Beato, tanto che hanno creato una Casa Memores Domini di San Valentino... mah!
 
Quindi ora CL ha due santi: Riccardi Pampuri e Rolandi Rivi. Il primo lasciato in eredità dal fondatore, e il secondo perché... boh!
 
Si, perché prima oltre San Pampuri (come lo chiamano!), non esisteva nessun altro santo... forse un po' i Santi Martin, Zelia e Luigi, dimenticavo!
 
Certo Rolando Rivi rimane un esempio sconcertante, se pur una presenza ingombrante, perché segno di quella questione storica romagnola ed emiliana, che dal dopo guerra non si è ancora riconciliata, che ha ancora altri testimoni e martiri.
 
martiri dei Nazisti ...

 
Una guerra civile, tra il mondo laico comunista e il mondo credente cattolico. Una della questioni storiche dell'Italia del dopo guerra che ancora scottano.
 
Chissà cosa pensano i Martiri, come Rolando, di ciò che accade nella nostra Italia, oramai simpatizzante cattolica?
Dove in nome di una dittatura della libertà personale (anche sostenuta da un certo pensiero cattolico, vedi CL!), tutto è giustificato e possibile?
Tutto è buono, se non fa male a nessuno.... ma in realtà corrode il futuro nei valori cattolici, per i quali i Martiri hanno donato la vita.
 
 
 
per approfondire... gliscritti.it
 

giovedì 11 agosto 2016

“Lo restituì a sua madre”





“Lo restituì a sua madre”. La madre ritrova il figlio. Ricevendolo dalle mani di Gesù essa diventa madre per la seconda volta, ma il figlio che ora le è restituito non è da lei che ha ricevuto la vita. Madre e figlio ricevono così la rispettiva identità grazie alla parola potente di Gesù e al suo gesto amorevole. Così, specialmente nel Giubileo, la madre Chiesa riceve i suoi figli riconoscendo in loro la vita donata dalla grazia di Dio. E’ in forza di tale grazia, la grazia del Battesimo, che la Chiesa diventa madre e che ciascuno di noi diventa suo figlio.
(Papa Francesco)

martedì 9 agosto 2016

Edith e Franz, ascoltatori di Dio





Di noi tutti abbi misericordia:
donaci di aver parte alla vita eterna,
insieme con la beata Maria, Vergine e Madre di Dio,
con gli apostoli e tutti i santi,
che in ogni tempo ti furono graditi:
e in Gesù Cristo tuo Figlio canteremo la tua gloria.



Beato Franz Jägerstätter

  

Così la Preghiera Eucaristica II ci fa pregare.

Oggi 9 agosto la Chiesa celebra due suoi figli legati dallo stesso destino: il martirio.

Un uomo, sposato, padre e contadino, Franz Jägerstätter; e una vergine carmelitana, filosofa, Teresa Benedetta della Croce, Edith Stein.

Lui appartenete alla stirpe ariana, lei alla stirpe ebraica.

Tutte e due immolati in Cristo per il trionfo del suo Regno.

Lei uccisa nella camera a gas a Birkenau, lui decapitato a Berlino.

Lui sepolto, lei cremata e poi dispersa.

Due figli della Germania, due credenti con due percorsi diversi (perché Gesù ha molta fantasia!), due credenti del XX secolo nell’orrore della II Guerra Mondiale.

Due figli della Chiesa, graditi a Dio, da essere per noi stupore e meraviglia: ecco cosa vuol dire credere!

Santa Edith Stein (Teresa Benedetta della Croce)
chiesa di Santa Caterina d'Alessandria, Padova
(Opera Giustina Toni)


Teresa Benedetta nel suo percorso di ricerca, un giorno entro in una chiesa cattolica esclamo: Qui c'è Qualcuno!.

La presenza eucaristica di Gesù parlava a Edith, così come parlava a Franz.

Non invidiamo forse i tre magi, che hanno potuto prendere nelle loro braccia Gesù bambino? … molti penseranno certamente che se potessimo vedere Gesù nell’ostia consacrata come lo hanno visto i magi a Betlemme sarebbe tutta un’altra cosa. Ma Cristo stesso ha detto: Beati quelli che, pur non avendo visto, crederanno. Perciò riceviamo senza dubbio una ben maggior grazia facendo la comunione, pur non vedendo Cristo nella santa ostia, piuttosto che se lo potessimo vedere. … questo è davvero il più grande e più bel lascito che ci ha fatto Gesù nell’ultima cena.

Possa il Signore farci ascoltare il mistero della Sua presenza e darci una vita obbediente alla sua volontà… per essere a Lui graditi.

Amen

domenica 7 agosto 2016

Io sono un peccatore!




Dalle "Lettere" di san Gaetano, sacerdote
Io sono un peccatore e di me faccio poco conto, ma ricorro ai santi servi del Signore, perché preghino per te Cristo benedetto e la sua Madre. Non dimenticare che tutti i santi non possono renderti cara a Cristo quanto lo puoi tu. E' impresa tua, e se vuoi che Cristo ti ami e ti aiuti, tu ama lui e volgi la tua volontà a piacergli sempre e non dubitare che, se anche ti abbandonassero tutti i santi e tutte le creature, egli ti aiuterà sempre nelle tue necessità. Sii certa che noi siamo sulla terra pellegrini e viaggiatori: la nostra patria è il cielo. Chi si insuperbisce, va fuori strada e corre alla morte. Mentre viviamo quaggiù, dobbiamo acquistarci la vita eterna, e tuttavia da soli non possiamo, perché l'abbiamo perduta per i nostri peccati, ma Gesù Cristo ce l'ha recuperata. Perciò bisogna che lo ringraziamo in ogni circostanza, lo amiamo, gli obbediamo e facciamo tutto quello che ci è possibile per rimanere con lui. Egli si è dato per noi come nostro cibo. Infelice chi ignora un dono così grande. Ci è dato di possedere Cristo, Figlio della Vergine Maria. Lo rifiuteremo? Guai a colui che non si cura di riceverlo. 
 



San Gaetano nacque nel 1480 a Vicenza, da famiglia illustre e pia. Ad esempio di Gesù adolescente, Gaetano mentre cresceva nello spirito, faceva pure gran profitto nello studio. Studiò prima diritto a Padova, poi, da chierico, fu chiamato a Roma da Papa Giulio II che lo volle al suo servizio come segretario particolare prima e pronotario apostolico poi. A contatto con la Curia Romana concepì propositi di riforma del costume e, con Pietro Carafa (poi Papa Paolo IV), introdusse in Roma la Compagnia del Divino Amore.
Nel 1524, sempre con la collaborazione del Carafa, fondò una Congregazione di chierici regolari, la prima del genere, che si disse dei Teatini, dal nome latino di Chieti, Teate, di cui il Carafa era Vescovo: il suo Istituto tendeva alla carità spirituale e corporale e fu principio della grandiosa riforma cattolica del XVI secolo.



 San Gaetano creò numerose case a Napoli e Venezia, incrementando ogni possibile opera di beneficenza, avvicinandosi alle piaghe materiali e morali dei sofferenti, dedicandosi assiduamente all’apostolato tra i poveri e i diseredati; per sollevarne la miseria, istituì i Monti di pietà, aprì ospizi per i vecchi e fondò ospedali. San Gaetano morì a Napoli nel 1547 e fu canonizzato da Clemente X nel 1671.
 
 
Primo giorno della Novena a San Rocco, santo della Misericordia
 
O grande san Rocco, tu che partisti in cammino senza pensare al domani, insegnaci a donare tutto a Gesù, senza riserve, senza ripensamenti, con amore.
Gloria...
 
O grande san Rocco, medico dei poveri, degli esclusi, intercedi per noi in que­sti tempi segnati da un flagello tale e quale la peste che tu hai combattuto. Ispira i ricer­catori, sostieni i malati, liberaci dal male.
 Gloria...
 
O grande san Rocco, tu, andato in Cielo in solitudine, veglia sui nostri fratelli colpiti dal male che sono prossimi a morire, incita i cristiani ad accompagnarli, i santi ad amarli e ad aiutarli durante il passaggio.
 Gloria...
 
PREGHIAMO
O Dio Santo, Padre, Figlio e Spirito Santo, per l’intercessione di Rocco, nostro amico, liberaci da tutte le malattie contagiose e da tutti i peccati.
 

sabato 6 agosto 2016

Risen, Risorto!




In film interessante. Tra Vangelo e fantavangelo. Certo che: chi incontra Gesù non è più lo stesso!





Esce nelle sale il 17 marzo (2016) "Il risorto", l'epica storia della Resurrezione e delle settimane che la seguirono, attraverso gli occhi dell'incredulo Clavius (Fiennes), un tribuno militare di alto rango. Qui di seguito la recensione e il trailer in esclusiva per Avvenire.
Un uomo vaga stanco e assetato nel deserto della Galilea. Con sé non ha che mantello e bisaccia. Finalmente incontra una casa. Entra e trova da bere e da mangiare. Chi lo ospita fa presto a capire di non avere davanti un semplice viandante: ai piedi ha calzari da militare e al dito porta un anello che lo identifica come funzionario romano. Chi sei? da dove vieni? sono domande spontanee.

La risposta del viandante, in un flashback, proietta lo spettatore di Risorto ( Risen il titolo origina-le), nel mezzo di una battaglia fra una legione romana comandata da quello stesso viandante, il tribuno Clavio, e una roccaforte di zeloti che proteggono Barabba appena liberato in cambio di Gesù. Clavio manovra la sua macchina da guerra alla perfezione: conquista e uccide senza pietà.

Quando torna a Gerusalemme viene convocato da Pilato che ha ordinato la crocifissione di Gesù e ha tre problemi: placare la folla, che nei pressi delle tre croci subito fuori città comincia ad agitarsi per quell’agonia che ha del misterioso; placare il Sinedrio preoccupato che il corpo di Gesù venga fatto sparire dai seguaci per dire che è risorto; prevenire possibili rivolte contro Roma in nome di un fantomatico Re dei Giudei. Clavio irrompe sulla scena della crocifissione, resa con efficace realismo.

Per far tacere la folla e le donne in pianto in un clima che palesemente turba anche lui, decide di interrompere lo spettacolo. Fa spezzare le gambe ai due ladroni e sceglie, per rispetto, di far trafiggere Gesù. Poi affida il corpo a Giuseppe d’Arimatea presenziando alla sepoltura. Aiuta a rotolare la pietra. Fa mettere i sigilli e pone due soldati di guardia. La mattina del terzo giorno, però, il sepolcro viene trovato vuoto. Pilato è infuriato e ordina di ritrovare il corpo. Da qui parte l’inchiesta del tribuno Clavio, cuore del film, con perquisizioni, interrogatori, informatori prezzolati, retate, irruzioni nelle case, inseguimenti e persino refertazioni da polizia scientifica: il telo che ha avvolto Gesù, trovato nel sepolcro con la sua immagine impresa; le funi strappate che bloccavano la pietra; i sigilli fusi... Clavio è intelligente, ambizioso, esperto, usa con sapienza forza e psicologia. Tutti elementi che riportano alla più pura e incalzante fiction poliziesca di matrice americana.
Eppure risultano evidenti le tante, forse le troppe, citazioni dell’italianissimo film di Damiano Damiani L’inchiesta, in cui l’imperatore Tiberio manda a Gerusalemme un suo emissario per far luce sulla scomparsa del corpo di Gesù. Per certi aspetti Risorto ne è un vero e proprio remake, senza che però il regista Kevin Reynolds ( Robin Hood con Kevin Costner), il produttore Mickey Liddell e lo sceneggiatore Paul Aiello ritengano opportuno di ricordarlo. Presi, piuttosto, dalla necessità di sottolineare che si tratta di un film che ha lo scopo di raccontare l’impatto della resurrezione su uno scettico legionario, non per dire «in che cosa si deve credere», ma per fare in modo che «il pubblico torni indietro nel tempo e si chieda: 'Se fossi un ambizioso ufficiale romano potrei davvero ricredermi?'».

In ogni caso fin qui Joseph Fiennes ( Shakespeare in love) nel ruolo di Clavio è efficace, così come Peter Firth ( Caccia a Ottobre Rosso) nel suo Pilato totalmente accecato dal dovere di servizio a Cesare, e Tom Felton (Draco Malfoy in Harry Potter) che interpreta Lucio, aiutante di Clavio. Le ambientazioni sono state reperite fra Malta e Almeria, in Spagna, e spagnola è anche Maria Botto che, interrogata nei panni di Maria Maddalena, spalanca il cuore del Tribuno ai primi dubbi. Da questo momento in poi qualcosa cambia, nell’incedere del film. Con un colpo di scena, Clavio si trova davanti a quel Gesù che aveva visto morto sulla croce.

Ne è così sconvolto che l’indagine da ufficiale diventa personale e se nel noir dell’inchiesta il film si muoveva a suo agio, nella luminosità della Resurrezione sembra perdere qualche colpo, pur giungendo al cuore di tanto in tanto. Gesù ha i tratti di Cliff Curtis ( Rapa Nui), che non sempre calibra gesti ed espressioni, più simile (anche nei vestiti) all’icona di san Francesco giullare di Dio, che a quella del Risorto, così come il resto degli apostoli, che alla sua presenza sembrano rapiti da una troppo ingenua gioiosità in stile 'peace and love'. Deludono un poco anche i racconti di alcuni passaggi evangelici, come quello della pesca miracolosa con Gesù che attende sulla spiaggia, ai quali Reynolds non riesce a dare la necessaria impronta di misterico stupore.

Da qui in poi resta l’interpretazione di Fiennes e un paio di momenti in cui la fiction prende il sopravvento sul racconto evangelico, come nel dialogo fra Clavio e il Risorto nella notte stellata sulla scogliera: «Quando sei morto io c’ero. Ho partecipato». «Lo so... Di cosa hai paura, Clavio?». «Di scommettere la mia storia su tutto questo». E in effetti non si sa se Clavio ci scommetta fino in fondo. Ha lasciato tutto, ha seguito gli apostoli in Galilea, ma dopo l’Ascensione, nonostante l’invito di Pietro, non li segue a Gerusalemme, dove tornerebbe da disertore. Prosegue la sua strada nel deserto. 

E alla fine del flashback, fine del film, all’uomo che ha ascoltato il suo racconto e che, stupito, gli chiede: «Tu credi davvero a tutto questo?», lui risponde pensoso, prima di riprendere il suo cammino fra cielo e sabbia: «Credo che non sono più lo stesso». Un finale aperto. Clavio non ha più la spada e con sé porta solo mantello e bisaccia, ha appena annunciato il kerigma, ma resta un investigatore in ricerca, prototipo di quella dubbiosa umanità contemporanea che il film mira a coinvolgere. (Roberto I. Zanini in Avvenire.it)
 
 
Il film Risen racconta l'epica storia della Resurrezione e delle settimane che la seguirono, attraverso gli occhi dell'incredulo Clavius (Fiennes), un tribuno militare di alto rango. Clavius e il suo aiutante Lucius (Felton) vengono istruiti da Ponzio Pilato per assicurarsi che i seguaci radicali di Gesù non rubino il suo corpo e in seguito dichiarino la sua risurrezione. Quando il corpo scompare nei giorni successivi, Clavius parte in missione alla ricerca del corpo perduto, per smentire le voci del Messia risorto ed evitare una rivolta a Gerusalemme. (Repubblica.it)
 
La visita dell'imperatore Tiberio a Gerusalemme è alle porte e Ponzio Pilato ordina al tribuno militare Clavio di accertarsi che quel tale Yeshua che fa proseliti, spacciandosi per un re, sia messo a morte e che il suo cadavere sia sorvegliato per mettere a tacere le assurde voci di una sua possibile resurrezione. Ma il cadavere sparisce e Clavio avvia un'indagine che mette progressivamente in dubbio le sue certezze di scettico e si fa ad un certo punto ricerca di altro genere, interrogativo che gli cambia la vita.
L'idea di approcciare il mistero della resurrezione di Cristo come un'indagine poliziesca non è nuova, a metà degli anni Ottanta Damiano Damiani ci aveva costruito L'inchiesta, da un'idea (geniale, al solito) di Ennio Flaiano, e la letteratura sull'argomento che coniuga saggismo e narrativa non ha mai smesso di esistere. Le cose non cominciano però nel migliore dei modi quando il film di Kevin Reynolds si apre su un Joseph Fiennes bruciato dal sole e scortato da una musica dalle sonorità western, perché è subito chiaro che gli strumenti del cinema potrebbe venire qui impiegati in una maniera che serve più lo spettacolo che altro. E così è, sempre più, man mano che assistiamo alle magiche apparizioni e alla sparizioni di Gesù, quasi fossimo in un film di Méliès: un espediente che nuoce al film anche sul piano tematico, sostituendo il salto nel buio di Clavio con il deus ex machina dell'artificio tecnico. Se, infatti, nel film di Damiani, l'immagine corporea di Cristo non appariva mai, ribadendo con la sua assenza la permanenza di un mistero che dura a tutt'oggi, e permettendo che i lebbrosi scambiassero l'inquirente per Cristo stesso, il film di Reynolds gioca con carte più scoperte e modi ben più banali, riducendo lo scettico Clavio ad un ultimo fra gli ultimi e dunque ad una figura a suo modo cristologica, ma anche al beneficiario finale del tocco di incoraggiamento sulla spalla che il maori Cliff Curtis elargisce ai suoi ilari discepoli e della sua capacità di leggere nella mente.
Fino a dove l'inquisizione è faccenda storica e garbuglio politico, il film riscuote un certo tipo di interesse e, nonostante qualche scenografia troppo fasulla e qualche inutile bozzetto (il governatore Pilato che si lava le mani), ci accodiamo al cavallo di Clavio/Fiennes e lo seguiamo fino a che l'equilibrio tra la presenza del tribuno romano, frutto d'invenzione, e il racconto delle Scritture regge. La seconda parte, però, inaugura l'uso più strumentale e inverosimile della narrazione evangelica per raccontare la scelta di Clavio, mescolando generi e toni e perdendo in qualità e serietà. (Marianna Cappi in MyMovies.it)
 
Giudizi in Cineblog.it
 
Bilge Ebiri - New York Magazine / Vulture: presenta un approccio intrigante per un film sulla Bibbia.

Kate Taylor - Globe and Mail: Il film presenta un rigoglioso contesto storico e alcune scene d'azione soddisfacenti, ma il dialogo è spesso ridicolo. Voto: 1/4


Ignatiy Vishnevetsky - AV Club: Il film finisce per cadere di fronte ad uno scenario indistinguibile di pietra calcarea, prima dell'inevitabile flash in CGI. Voto: C +

Christian Holub - Entertainment Weekly: il più divertente delle solite storie bibliche. Voto: B-

Kyle Smith - New York Post: Un affare a basso quoziente intellettivo. Voto: 1.5 / 4
Colin Covert - Minneapolis Star Tribune: che bella sorpresa è stata guardare una storia biblica meno predicatoria, meno formale e più divertente. Voto: 3/4

Soren Anderson - Seattle Times: Joseph Fiennes è superbo, ritrae un uomo lentamente trasformato da eventi che scuotono le sue credenze sul mondo. Voto: 3.5 / 4

Francesco Alò - Il Messaggero: Si può realizzare un film di propaganda religiosa senza l’insopportabile protervia di Mel Gibson? Sì se alla regia chiami Kevin Reynolds (Spielberg lo definì “il nuovo Kubrick” quando gli produsse l’esordio Fandango) e come protagonista Joseph Fiennes, abile dopo Martin Lutero e Shakespeare a vestire i sandali impolverati del tribuno romano Clavio.

Maurizio Acerbi - il Giornale: (…) Rispetto al più riuscito L’inchiesta di Damiano Damiani, qui siamo dalle parti del fumettone religioso, banale e poco coinvolgente.

Alessandra Levantesi Kezich - La Stampa: (…) Reynolds, che è l’autore di Robin Hood e Waterworld, è un cineasta ben poco credibile quando tenta affondi spiritualistici. Così finisce che il film resta insoddisfacente sia sul fronte spettacolare che su quello drammatico.

Paolo D’Agostini - la Repubblica: (...) La “storia”, come sappiamo, è più che appassionante. E il film sollecita nostalgie per i polpettoni biblici degli anni 50 e 60 puntualmente sugli schermi a Pasqua.

giovedì 4 agosto 2016

Per le mie "vecchie" .... Gabry Ponte!





Se ne consiglia la visualizzazione al pubblico maggiorenne, nuoce ai minori e alle "pie donne"!



Se ne consiglia la visualizzazione al pubblico maggiorenne, nuoce ai minori e alle "pie donne"!

Per capire le due versione del Capitano Uncino ....






Un augurio per le mie "vecchie" di essere umani e non "pie donne"!


mercoledì 3 agosto 2016

Forse è più vero che tu mi accogli in te, Gesù!









Nel tuo silenzio accolgo il mistero
venuto a vivere dentro di me.
Sei tu che vieni, o forse è più vero
che tu mi accogli in te, Gesù.
 
Sorgente viva che nasce nel cuore
è questo dono che abita in me.
La tua presenza è un Fuoco d'amore
che avvolge l'anima mia, Gesù.
 
 
 
Ora il tuo Spirito in me dice: "Padre",
non sono io a parlare, sei tu.
Nell'infinito oceano di pace
tu vivi in me, io in te, Gesù.
(Gen Verde)
 
 

 

Cari genitori, educate all’amore per Gesù Eucaristia!

Ricevere la comunione il più spesso possibile e pregare con l’adorazione eucaristica è la via per educare all’amore per Gesù Eucaristia.
di Giovanna Pauciulo
2 agosto 2016                               
C’è un bellissimo canto eucaristico dei Gen Verde che dice: “Nel tuo silenzio accolgo il mistero venuto a vivere dentro di me. Sei tu che vieni, o forse è più vero che tu mi accogli in te, Gesù”.
Cari genitori, educare i nostri figli all’amore per l’Eucaristia significa vivere la nostra fede con questo stupore. Quello della Vergine Maria che a Nazaret dopo aver chiesto  all’angelo “come è possibile?”  pronunciò il suo sì e il Verbo prese dimora in Lei. Lo stesso miracolo accade ogni volta che riceviamo l’Eucaristia, ogni volta che ci accostiamo all’altare con la certezza che  siamo fatti da Dio, è in quel momento che riceviamo la vita, che siamo generati e salvati, è in quel momento che l’io scompare per ritrovarsi nell’io di Dio ed essere più simili a Lui.
La testimonianza del nostro amore per l’eucarestia e la fede con la quale ci accostiamo all’altare è la prima via educativa. È così che la nostra fede diventa testimonianza ed educazione. Accostiamoci di più all’Eucaristia sapendo che nulla è paragonabile al dono di ricevere il corpo di Cristo e unirci a Lui.
L’eucaristia partecipata  e ricevuta più spesso permette ai genitori/sposi di essere nel loro amarsi presenza eucaristica. Perché l’Eucaristia insegna agli sposi come si fa a dare per amore il corpo che è unico. C’è un bellissimo libro di Don Renzo Bonetti “Il corpo dato per amore”, dice l’autore “l’Eucaristia educa alla qualità dell’amore, perché insegna cosa significa dare tutto”.
Perché la sfida non è andare d’accordo, non è sopravvivere al matrimonio. Non è ricevere la medaglia della resistenza dopo 50 anni di vita coniugale. La sfida è dare tutto.
Cari genitori, questo fa vivere quotidianamente ai figli l’esperienza dell’amore che si fa dono, quello che poi ascolteranno al catechismo sarà un linguaggio a loro non solo conosciuto ma sperimentato perché visto nei loro genitori e da loro ricevuto. Saranno allenati a comprendere il mistero del Dio che si fa carne per amore e che il modo più grande di amare è dare la propria carne.
Santa Teresa del Gesù Bambino parla del suo amore per Gesù Eucaristia ricordando questo particolare: “Tutti i pomeriggi, andavo a fare una passeggiatina con il papà; facevamo insieme la visita al Santissimo Sacramento, visitando ogni giorno una chiesa nuova, così entrai per la prima volta nella cappella del Carmelo: il papà mi mostrò la grata del coro, dicendomi che dietro ci stavano le religiose. Ero ben lontana dal sospettare che nove anni dopo sarei stata tra loro!…”
Intanto l’amore di Teresa verso Gesù presente nell’Eucaristia andava crescendo sempre più. Ogni giorno si intratteneva a lungo davanti al santo Tabernacolo e parlava con Gesù come se Lo vedesse. E dopo la morte della madre e la sua miracolosa guarigione tutti i pensieri di Teresa si rivolsero al giorno ormai vicino della sua prima Comunione con Gesù. Un giorno che Teresa ricorda così «E come fu soave il primo bacio di Gesù all’anima mia! Fu un bacio d’amore. Sì, mi sentivo amata e dicevo a mia volta: Gesù, Vi amo e mi dono a Voi per sempre! Non fu un semplice incontro, fu una fusione: Gesù e Teresa non erano più due, Teresa era sparita come una goccia d’acqua che si perde nell’oceano. Di noi due restava solo Gesù, il mio Maestro, il mio Re!».
Teresa ha vissuto così grazie all’educazione ricevuta in famiglia. I figli si nutrono della fede dei genitori, il quotidiano può diventare il luogo in cui far crescere i figli imparando a riconoscere il mistero di Dio presente nell’Eucaristia. È questa l’unica via per insegnare ai figli a cantare il loro personale canto di ringraziamento.