giovedì 28 luglio 2016

Pecorella smarrita!






“... io sono la tua centesima pecorella smarrita, che per .. Anni andava sperduta e vagabonda per rovi e pianure, pascendomi di amarissime erbe velenose e amare come il fiele. Ora, dolce e pietoso Signore, con tutto il cuore desidero tornare da Te, fonte di vera pace; accoglimi e riportami sulle tue pietose spalle, o fedele e buon pastore, che hai offerto la tua vita per le tue pecore. Riconducimi o mio buon Gesù all’ovile della tua infinita misericordia e pietà, e non nascondermi il tuo volto”.
 
Santa Camilla Battista da Varano

giovedì 21 luglio 2016

mercoledì 20 luglio 2016

Il Drago, La Vergin e la Croce





 
Ad Antiochia di Pisidia, nell’odierna Turchia, santa Marina o Margherita, che si ritiene abbia consacrato il suo corpo a Cristo nella verginità e nel martirio.

lunedì 18 luglio 2016

In viaggio ...


meraviglie del nord-est!


discesa ... prima era salita! :)

Vicenza (Monte Berico)
Udine ... prima tappa in Friuli!


Santa Sposa, Madre, Martire: Sinforosa






A Roma al nono miglio della via Tiburtina, commemorazione dei santi Sinforosa e sette compagni, Crescente, Giuliano, Nemesio, Primitivo, Giustino, Stacteo ed Eugenio, martiri, che subirono il martirio con diversi generi di tortura, divenendo fratelli in Cristo.

sabato 16 luglio 2016

San Vitaliano, prega per noi!



S. Vitaliano Vescovo
patrono di Catanzaro
 
«è necessario essere illuminati dal Vangelo in modo che attraverso l’ascolto e il dialogo si verifichi l’apertura di uno spazio peculiare di interazione tra l’angelo della Chiesa che presiede alla cattolicità nell’amore e tutti i battezzati della Chiesa particolare di Catanzaro-Squillace, radunata in un luogo sacro che custodisce le preziose e venerate reliquie di san Vitaliano, patrono della città di Catanzaro, nonché dei santi Fortunato ed Ireneo, patroni, tradizionalmente, dell’antica città bizantina».
 
Mons. Bertolone

Leggi anche 16 luglio 2014 e 13 luglio 2012


S. Agazio Martire
patrono di Squillace

giovedì 7 luglio 2016

San Gennaro, Napoli? No, Livraga!






San Gennaro, Napoli? No, Livraga!

Il nome Gennaro deriva dal latino Ianuarius, che significa "gennaio", mese che a sua volta trae il suo nome dal dio Giano; il significato di Gennaro viene quindi interpretato talvolta con "nato a gennaio", "di gennaio", o "dedicato a Giano".

L'onomastico è il 19 settembre in onore di san Gennaro, protovescovo di Benevento e martire a Pozzuoli sotto Diocleziano, da dove le reliquie e il sangue furono traslate a Napoli, e dopo diverse spostamenti furono collocate, nel 1646, furono definitivamente deposte nella Cappella del Tesoro presso la Cattedrale.

Ma esistono altri con questo nome:

17 gennaio, san Gennaro Sanchez Delgadillo, sacerdote e martire in Messico

2 marzo, santa Gennara, martire a Porto Romano con i santi Eraclio, Paolo e Secondilla

30 giugno, beato Gennaro Maria Sarnelli, sacerdote della Congregazione del Santissimo Redentore, apostolo tra i bisognosi.

10 luglio, san Gennaro, uno dei Santi Sette Fratelli, martiri a Roma sotto Marco Aurelio insieme alla madre Felicita

10 luglio, san Gennaro, martire con san Marino in Africa.

17 luglio, santa Gennara, martire a Cartagine con altri compagni.

6 agosto, san Gennaro, diacono e martire, con papa Sisto e altri compagni a Roma

19 settembre, beato Gennaro della Valtellina, eremita del Terzo Ordine Regolare di San Francesco

13 ottobre, san Gennaro, martire con Fausto e Marziale a Cordova

25 ottobre, san Gianuario, diacono e martire a Porto Torres

26 agosto, san Gianuario, vescovo di Cartagine e martire

 

San Gennaro venerato a Livraga

La prima domenica di settembre tutta la comunità ricorda San Gennaro, patrono di Livraga. Nella mattinata si svolge nella chiesa parrocchiale una messa solenne in presenza dell’Amministrazione Comunale e, dopo la funzione, i fedeli si raccolgono in processione portando lungo le vie del paese l’urna di vetro nella quale giacciono le spoglie del santo. Il Corpo Bandistico Vittadini accompagna la processione nel lungo percorso attraverso le vie del centro. Nel pomeriggio si svolge la Coppa Livraga, importante gara ciclistica. Durante la settimana vi è sempre la presenza del Luna Park per i più giovani, mentre in ore serali in piazza Madre Cabrini, antistante il Municipio, si svolgono diverse attività di intrattenimento con musica dal vivo, balli, servizio ristorazione e altro ancora.

 

Come giunse il sacro deposito?

Nel 1672, padre Stefano Rossi della Compagnia di Gesù, fece "levare" dal cimitero di Santa Priscilla in Roma il corpo e ne fece dono alla comunità di Livraga.

A Livagra, nella piazza principale si trova la neoclassica chiesa parrocchiale dedicata a San Martino, che conserva il corpo di San Gennaro Martire.

 

Chi è San Gennaro venerato a Livraga?

La tradizione locale racconta: San Gennaro era un giovane diacono alle dipendenze del Papa S. Sisto, che fu martirizzato nel 258 d.C. perché sorpreso a celebrare i divini misteri in un cimitero sull'Appia Antica. Secondo le disposizioni dell'editto Valeriano, fu arrestato e condannato alla decapitazione. Inizialmente fu sepolto con altri martiri nel cimitero di Pretestato, finché nel Settembre 1672 giunse nella chiesa parrocchiale di Livraga.

 

Pretestato o Priscilla?

Questa semplice confusione di catacombe, non è un semplice confusione circa l’identità di questo Martire. Certamente non è il diacono di papa Sisto, perché risulta sepolto altrove secondo il testo Giovanni Sicari e la Bibliotheca Sanctorum.

 


Detto questo, il Martire Gennaro di Livraga è un martire delle catacombe o “corpo santo”, cioè?

Con il termine di “corpo santo” si identificano quelle reliquie ossee che, proveniente dalle catacombe romane e non solo, furono traslate nell’Urbe e nell’Orbe, in un periodo comprese tra la fine del XVI secolo e la seconda metà del XIX secolo.

Perché “corpo santo” e non “santo corpo”? La differente posizione dell’attributo (santo) rispetto all’oggetto (corpo) determina una differenza sostanziale: possiamo definirla una certezza d’identità del soggetto. Il “corpo santo” è un oggetto in quanto tale, un corpo di un defunto nelle catacombe, che solo in un secondo tempo ha una valenza sacrale.

 

Ma come riconoscere un “corpo santo” nelle catacombe? Tutte le sepolture erano di “martiri”?

È un discorso molto grande che lasciamo ad altri studi, qui vogliamo solo rifarci a Marcantonio Boldetti (famoso custode pontificio e incaricato per l’estrazione dei corpi dalle catacombe), il quale dava per certe le spoglie scoperte attribuendole ad un martire dei primi tre secoli. La simbologia che definiva la sepoltura di un martire era: la palma, il XP, la scritta B.M. (“Beato Martire”), e poi nel suo interno un balsamario con “il sangue”. Spesso la lapide riportava il nome del “martire”, in caso contrario dopo l’estrazione veniva attributo un nome e i criteri di rinomina dei “corpi santi” è molto vario (ad esempio il nome del …. vescovo diocesano o pontefice in carica; titolare della Chiesa che accoglie il corpo; della catacomba da cui è estratto; eccetera).

Ciò che importa, oggi come oggi, è la valenza simbolica del “corpo santo”: un cristiano della Chiesa dei primi secoli (spesso dell’Urbe e quindi la comunione con la Santa Sede), un testimone verace del Vangelo, fino al dono della propria vita con il martirio.

Infine, il culto delle reliquie, derivante dalle onoranze per i defunti, è oggi raccomandato ma non imposto dalla Chiesa. Il Concilio di Trento nella sua venticinquesima sessione lo emendò dagli eccessi e il Concilio Vaticano II così si espresse: "La Chiesa, secondo la sua tradizione, venera i Santi, le loro reliquie autentiche e le loro immagini".

 

La Chiesa venera le reliquie di San Gennaro come reliquie di un martire cristiano.

“Le reliquie (dei santi) ci indirizzano a Dio stesso: è Lui infatti che con la forza della sua grazia, concede, ad esseri fragili, il coraggio di testimoniarlo davanti al mondo. Invitandoci a venerare i resti mortali dei santi e dei martiri, la Chiesa non dimentica che in definitiva si tratta di povere ossa umane che appartengono a persone visitate dalla potenza viva di Dio. Le reliquie sono tracce di questa presenza invisibile ma reale che illumina le tenebre del mondo, manifestando il regno dei cieli che è dentro di noi. Esse gridano con noi e per noi: “Maranathà!”, “Vieni Signore Gesù”. (Benedetto XVI).

 

Fonti e bibliografia

G.D.M., Archivio iconografico e agiografico 1977 - 2016

Sito web ospitiweb.indire.it

Sito web comune.livraga.lo.it

Sito web it.wikipedia.org

martedì 21 giugno 2016

Decreti: 115 Beati e 7 Venerabili

 


BEATI
- il martirio dei Servi di Dio Giuseppe Álvarez-Benavides y de la Torre, Decano del Capitolo della Cattedrale di Almería, e 114 Compagni, uccisi in odio alla Fede tra il 1936 e il 1938;

VENERABILI
- le virtù eroiche del Servo di Dio Antonio Cirillo Stojan, Arcivescovo di Olomouc; nato il 22 maggio 1851 e morto il 29 settembre 1923;

- le virtù eroiche del Servo di Dio Vincenzo Garrido Pastor, Sacerdote diocesano e Fondatore dell’Istituto Secolare delle Operaie della Croce; nato il 12 novembre 1896 e morto il 16 aprile 1975;

- le virtù eroiche del Servo di Dio Paolo Maria Guzmán Figueroa (al secolo: Giuseppe Bardomiano di Gesù), Sacerdote professo dei Missionari dello Spirito Santo e Fondatore delle Missionarie Eucaristiche della Santissima Trinità; nato il 25 settembre 1897 e morto il 17 febbraio 1967;

- le virtù eroiche del Servo di Dio Luigi Lo Verde (al secolo: Filippo), Chierico professo dell’Ordine dei Frati Minori Conventuali; nato il 20 dicembre 1910 e morto il 12 febbraio 1932;

- le virtù eroiche del Servo di Dio Bernardo dell’Annunziazione (al secolo: Bernardo de Vasconcelos), Chierico professo dell’Ordine di San Benedetto; nato il 7 luglio 1902 e morto il 4 luglio 1932;

- le virtù eroiche della Serva di Dio Maria Elisa Oliver Molina, Fondatrice della Congregazione delle Suore delle Vergine Maria di Monte Carmelo; nata il 9 luglio 1869 e morta il 17 dicembre 1931;

- le virtù eroiche della Serva di Dio Maria di Gesù dell’Amore Misericordioso (al secolo: Maria di Gesù Guízar Barragán), Fondatrice delle Ancelle Guadalupane di Cristo Sacerdote; nata l’11 novembre 1899 e morta il 6 gennaio 1973.

lunedì 20 giugno 2016

Santi... il prossimo 16 ottobre 2016!





- Giuseppe (José) Sánchez del Río, ragazzo della Diocesi di Zamora (Messico), martire;

- Gabriele del Rosario “El Cura” Brochero, sacerdote dell’Arcidiocesi di Cordoba (Argentina);

- Salomone Leclercq (al secolo: Guglielmo Nicola Ludovico), dei Fratelli delle Scuole Cristiane, martire;

- Emmanuele (Manuel) González García, vescovo di Palencia, fondatore dell’Unione Eucaristica Riparatrice e della Congregazione delle Suore Missionarie Eucaristiche di Nazareth;

- Lodovico Pavoni, sacerdote, fondatore della Congregazione dei Figli di Maria Immacolata;

- Alfonso Maria Fusco, sacerdote, fondatore della Congregazione delle Suore di San Giovanni Battista;

- Elisabetta della Santissima Trinità (al secolo: Elisabetta Catez), monaca professa dell’Ordine dei Carmelitani Scalzi.

San Berillo di Catania





Il Santino più famoso di San Berillo fu stampato nel 2002, in occasione del XXV anniversario "passato all'ombra di così immensa schiera di testimoni".
All'epoca era l'unico santino del "protovescovo" di Catania, sono però passati ben 14 anni da allora, e qualcosa è stato stampato.
La vita di San Berillo è tratta da un bell'articolo scritto su cattedralecatania.it. Certo smonta un po' la storicità del Santo, ma è fatto molto bene.
Buona lettura!
* * *

L’Annuario diocesano 2010, nell’affermare che il cristianesimo a Catania si è diffuso rapidamente e che sotto le persecuzioni di Decio e di Diocleziano, nel sec. III, ha versato il suo sangue, per la fede, la vergine Agata e agli inizi del sec. IV ne ha seguito l’esempio il diacono Euplo, precisa che “recenti studi critici dichiarano priva di ogni valido fondamento la tradizione locale che dice primo vescovo di Catania S. Berillo di Antiochia (di Siria), ordinato da S. Pietro e venuto in questa città etnea nel 42”, mentre la diocesi è storicamente documentata a cominciare dal sec. V. L’edizione del 2000, in occasione del Grande Giubileo, riportava che, nonostante per la sede episcopale catanese, come per le altre dell’isola, non si hanno notizie certe se non tra gli inizi del 4° secolo e le soglie del 6°, la tradizione, tuttavia, consolidatasi in seguito alla conquista bizantina, ha ritenuto come primo vescovo Berillo inviato dall’apostolo Pietro ad evangelizzare Catania, nel 42.

 Si deve tener presente quanto afferma lo storico della Chiesa mons. Gaetano Zito, preside dello Studio Teologico interdiocesano di Catania, autore dell’opera “Storia delle Chiese di Sicilia” (LEV, 2009). “La fondazione delle diocesi e l’istituzione della gerarchia ecclesiastica in Sicilia”, scrive a pag. 29, “per secoli sono state datate alla prima metà del primo secolo dell’era cristiana e attribuite a una precisa decisione dell’apostolo Pietro che avrebbe ‘ordinato’ alcuni suoi discepoli per inviarli appositamente ad evangelizzare l’isola: Berillo a Catania, Marciano a Siracusa, Pancrazio a Taormina”. “A favore di tale attribuzione”, prosegue il professore, “può supporsi che abbia influito l’affermazione di papa Innocenzo I (401-417)…: anche in Sicilia nessuno ha fondato Chiese se non coloro che l’apostolo Pietro o i suoi successori hanno costituito vescovi. Da tempo ormai la storiografia ha ampiamente dimostrato inconsistente tale ipotesi ed ha acquisito la certezza che, allo stato delle fonti, la struttura ecclesiastica della Sicilia, con vescovi e sedi episcopali ad oggi storicamente certi, va data ad un periodo successivo all’età apostolica”. “La tradizione retrodata fino al 42 … poggia su un apparato documentario risalente al VII-IX secolo, nel periodo cioè della piena bizantinizzazione dell’isola. Tale tradizione ha supporti assai dubbi e appartiene ad un preciso genere letterario, elaborato per attribuirsi l’apostolicità della sede episcopale nel confronto con le Chiese bizantine, per determinare la supremazia della propria sede sulle altre dell’isola e per sostenere che la loro fondazione precedeva anche quella della comunità cristiana di Roma”.

“Né è possibile ricavare dati certi dalla scarna notizia di Luca sulla sosta dell’apostolo Paolo a Siracusa (Atti 28,12) nel suo viaggio verso Roma, nel 59”, aggiunge lo storico, “Nei tre giorni di sosta vi avrà certamente predicato Gesù Cristo. L’episodio, però, non è prova della diffusione del cristianesimo. Non riconsegna la certezza di una locale comunità cristiana, sia all’arrivo di Paolo che dopo la sua partenza, al contrario di quanto il testo degli Atti degli apostoli annota per Pozzuoli, dove ‘trovammo alcuni fratelli’ (28,12). Indicazione che sarebbe stata annotata anche per Siracusa se la predicazione di Marciano, per incarico di Pietro, vi fosse effettivamente accaduta prima, come ritiene la tradizione”. Lo studioso, a proposito della diocesi di Catania, a pag. 357, conferma quanto già affermato: “La tradizione ha identificato il primo vescovo con un certo Berillo, del quale si afferma che nel 42 sia stato ordinato vescovo ad Antiochia da Pietro e da questi appositamente inviato ad evangelizzare Catania. Di lui si fa menzione come protovescovo catanese nella vita di Leone il Taumaturgo dell’VIII secolo, nella Vita di Pancrazio di Taormina, in due testi liturgici del IX secolo (Canoni attribuiti a Teofane Siciliano e a Giuseppe Innografo) che lo esaltavano come primo vescovo petrino. E’ ormai acquisito che la datazione di Berillo non è sostenibile: sia per la cronologia più accreditata della vita di S. Pietro, sia per le difficoltà interne alla comunità apostolica in merito all’apertura ai pagani. La tradizione su Berillo, di conseguenza, è priva di certezza e si presenta come una ricostruzione agiografica redatta nella Catania di fine sec. VIII e inizio sec. IX, quando ormai la città era pienamente soggetta al patriarcato di Costantinopoli e mirava accreditare, presso le Chiese d’Oriente, la fondazione apostolica della sua Chiesa per ottenere l’elevazione a sede arcivescovile e metropolitana. Tuttavia, alla luce di quanto accaduto per Marciano di Siracusa, storicamente attestato ma non come vescovo ordinato anche lui da Pietro ad Antiochia bensì in un tempo successivo a quello sancito dalla tradizione, e cioè almeno tra il sec. III e il sec. IV, potrebbe non escludersi del tutto la storicità di Berillo, collocandolo però nello stesso periodo di Marciano”.

Giuseppe Murabito, postulatore generale dei Missionari oblati di Maria Immacolata, alla voce “Berillo” della Bibliotheca Sanctorum risalente agli inizi degli anni Sessanta del Novecento, scrive che “secondo il Martirologio Romano, che lo commemora il 21 marzo, e i sinassari greci, Berillo, originario di Antiochia, sarebbe stato ordinato vescovo da S. Pietro e mandato a governare la Chiesa di Catania”. “Ma”, continua l’agiografo, “queste notizie hanno come fonte la ‘Vita e martirio di s. Pancrazio vescovo di Taormina’, composta tra il sec. VIII e il IX (dopo il 776, prima dell’826), che il Lanzoni definisce un ‘romanzo agiografico’ prolisso e bizzarro; ma prima di esso non si ha alcuna menzione di Berillo”. “E’ significativo”, aggiunge, “che s. Gregorio, in tante lettere scritte ai vescovi siciliani, non abbia mai fatto cenno all’origine apostolica … Mentre, pertanto, è da escludersi che Berillo sia vissuto nell’età apostolica, egli potrebbe essere stato vescovo, forse anche il primo, di Catania, alla fine del III secolo o al principio del IV”. Anche le ultime edizioni dell’Annuario Pontificio collocano la fondazione della diocesi Catanensis al sec. I., come Palermo, mentre Siracusa al II e Messina al V. La rubrica del 4 maggio relativa alle Messe proprie delle diocesi di Sicilia (1981), confermata dalla Liturgia delle Ore del Proprio delle Chiese di Sicilia (2004), a proposito della memoria obbligatoria a Catania di S. Berillo, così recita: “Catania onora in s. Berillo il suo primo vescovo. Ciò trova conferma in un panegirico del sec. VIII in onore di s. Leone vescovo di Catania, nel quale l’anonimo autore esalta quel santo come persona degna di sedere sulla cattedra del vescovo Berillo”.

La prof. Maria Stelladoro, perfezionata in Studi Patristici e Tardo Antichi presso l’Università Lateranense, nel saggio “Studi sull’Oriente Cristiano” (Accademia Angelica-Costantiniana di Lettere Arti e Scienze, 5/1, Roma 2001) è del parere dell’origine apostolica pietrina del cristianesimo ellenofono della Sicilia orientale prima ancora che paolina e ritiene attendibili la leggenda di Berillo, che accompagnò S. Pietro “nel suo viaggio in Occidente assieme ad altri vescovi inviati poi ad evangelizzare la Sicilia e l’Italia”, e i legami delle chiese dell’Italia meridionale con Costantinopoli anziché con Roma, come suffragherebbe l’ipotesi di una rotta per mare che da Antiochia avrebbe condotto Pietro a Roma attraverso la Sicilia.

Nel segnalare che in Cattedrale si trovano diverse memorie iconografiche di s. Berillo, sia nel presbiterio maggiore, che in un altare laterale e nelle due facciate della basilica, oltre che in altre chiese della città (in quella monastica S. Giuliano ai Crociferi e nella parrocchiale eponima), si accenna alla secolare tradizione del culto di s. Berillo, il cui nome originario si riteneva fosse Cirillo o Nerillo. Il martirologio dell’imperatore Basilio II (948-988) ne compendia la vita il 21 marzo, in cui ancora è ricordato dai calendari liturgici greco-bizantini, cattolici e ortodossi. La vita di S. Berillo, ricordano i sacerdoti Giuseppe Consoli e Gaetano Amadio in “Santi ed eroi della carità in Catania” (1950), si trova anche nell’inno composto dal santo siracusano Giuseppe Innografo nella prima metà del sec. IX, dove si riferisce che il protoepiscopo avrebbe tramutato una sorgente di acqua amara in dolce e potabile. S. Berillo sarebbe morto, forse anche martire, a tarda età e non si sa dove fu seppellito, anche se le sue reliquie sarebbero state venerate degnamente. La cappella di S. Berillo che alla fine del Cinquecento esisteva alle spalle del tempio primaziale S. Agata la Vetere presso l’oratorio S. Pietro –oggi santuario di S. Agata al carcere- distrutta dal terremoto del 1693, venne ricostruita nel 1795, fuori le mura di levante.

sabato 18 giugno 2016

Madonna della Cella e dintorni vercellesi





Le fonti documentarie attestano la presenza della Cella di Meoglio tra i possedimenti del Monastero di Lucedio. Secondo la tradizione nel 1001 San Bononio vi operò un miracolo. Con il termine "Cella" si indicava una piccola casa retta da un monaco sacerdote coadiuvato da frati conversi e coloni per la coltivazione dei campi.


Il santuario sorge sulle preesistenze dell'antico abitato di Meoglio, e alla chiesa della Cella si giunge mediante una strada di campagna che attraversa una zona boschiva, raggiungendo il grande prato che accoglie al centro la chiesa e il sagrato, affiancati dalle rovine dell'antico complesso monastico: da qui si diparte il percorso della Via Crucis. L'edificio è a navata unica ed è ha come tutte le chiese antiche l’abside ad este l’ingresso da ovest preceduto da un portico non voltato con tetto a padiglione. La chiesa è costituita da struttura muraria in pietra, fatta esclusione per il campanile in laterizio a vista. Gli interni sono decorati a motivi vegetali e simboli cristologici. Si venera un affresco seicentesco posto sull'altare maggiore raffigurante la Vergine Maria in Cielo Assunta con alcuni Santi, tra cui San Pietro e un Santo Vescovo o Abate (S. Bononio?), e benefattore.
Chi era S. Bononio?
Nasce a Bologna nella seconda metà del X secolo. Trascorre la giovinezza nella sua città e successivamente parte per l'oriente; decide di stabilirsi a Il Cairo per fare l'eremita. Qui Bononio si dedica a opere di carità a sostegno delle popolazione, con cui costruisce anche alcune chiese. Contribuisce alla liberazione del vescovo di Vercelli, Pietro, fatto prigioniero dagli arabi dopo la sconfitta subita da Ottone II a Stilo. Ritornato in patria il vescovo in segno di riconoscenza nomina Bononio - che nel frattempo si ritira sul Sinai - abate del monastero di Lucedio. Il santo risponde alla chiamata del vescovo e accetta il nuovo incarico. A Bononio si attribuiscono alcuni miracoli compiuti a Bologna, la sua città natale, dove fa tappa durante il viaggio verso Lucedio. Si ferma anche in Toscana, nel monastero di San Michele di Marturi nel territorio di Poggibonsi. A Lucedio, forte della sua profonda spiritualità, il santo ripristina la disciplina dei religiosi e si adopera per aiutare la popolazione locale. Bononio muore il 30 agosto del 1026; le sue reliquie si trovano nella chiesa di Fontanetto Po, in provincia di Vercelli. È canonizzato da papa Giovanni XIX.
Un piccolo viaggio-pellegrinaggio tra fede e arte potrebbe essere:
Santhià (VC), con la bella chiesa di S. Agata, dove fu battezzato S. Ignazio di Santhià
Tronzano Vercellese (VC), nella cui chiesa parrocchiale è custodita la memoria e le reliquie del beato Giacomo Abbondo, parroco, beatificato l’11 giugno 2016 a Vercelli.
Fontanetto Po (VC), nella cui parrocchiale è custodita la memoria e le reliquie dell’abate San Bononio di Lucedio.
Borgo d'Ale (VC), nel cui comune è il Santuario della Madonna della Cella.
Ed ecco, gli si presentò un angelo del Signore e una luce sfolgorò nella cella. Egli toccò il fianco di Pietro, lo destò e disse: «Àlzati, in fretta!». E le catene gli caddero dalle mani. (At 12,7)

tra le FONTI