mercoledì 25 settembre 2013

Mercoledì della XXV settimana del Tempo Ordinario (Anno dispari)

memoria di Sant'Anàtalo e tutti i santi vescovi milanesi


 
"Mio Dio, sono confuso, ho vergogna di alzare la faccia verso di te, mio Dio, poiché le nostre iniquità si sono moltiplicate fin sopra la nostra testa; la nostra colpa è grande fino al cielo".
Il grido di Esdra, è il grido un popolo prostrato a causa della sua infedeltà.

Un popolo schiavo, ma libero interiormente: la sua libertà è data dalla certezza della fedeltà di Dio che non lo abbandona.

Anche, noi sua Chiesa, viviamo la prostrazione. La nostra storia è fatta di cadute e di ascese. E' una Via Crucis: perché chi vuole essere discepolo, deve prendere la sua croce ogni giorno e seguire Gesù.

Gesù è consapevole di questa fragilità, invia i suoi discepoli, esortandoli a non preoccuparsi di prendere con se "nulla per il viaggio", perché appaia che non è opera umana, ma opera divina. Per di più gli chiede di essere liberi: abbandonati all'opera del Regno, ma liberi da ogni risultato. "Quanto a coloro che non vi accolgono, uscite dalla loro città e scuotete la polvere dai vostri piedi come testimonianza contro di loro".

Certo i discepoli sono chiamati ad annunciare "ovunque annunciando la buona notizia e operando guarigioni", ma poi il risultato del Regno è di Dio. Ognuno deve dare ragione alla sua conversione, della sua fedeltà a Dio stesso, ma non spetta a nessun discepolo raccogliere i frutti dell'annuncio: alla Chiesa spessa accompagnare all'incontro, dare gli strumenti.

Da quel lontano giorno i cui i discepoli "uscirono e giravano di villaggio in villaggio" ha portato che l'eco della buona notizia risuonasse anche nelle nostre terre.

Oggi, celebriamo l'opera dei Santi Vescovi milanesi, che avendo ricevuto l'annuncio ad opera degli Apostoli, hanno poi trasmesso la fede a questa terra lombarda, ed in particolare hanno fondato la nostra Chiesa Ambrosiana.

Una Chiesa, per certi versi prostrata, come ci ricorda Esdra, ma non abbandonata. Una Chiesa che sento la fatica del tempo in cui siamo, ma che spera nella fedeltà di Dio, che gli ha sembra mandato pastori santi in ogni tempo.
 



In questo giorno, dedicato fin da epoca antica alla memoria di sant’Anàtalo (metà II sec.), che è il primo nome a comparire nella lista dei vescovi di Milano, la Chiesa ambrosiana raccoglie la memoria ed esprime in una sola celebrazione la venerazione per i trentadue santi pastori (scelti tra i primi quarantaquattro) che l’hanno nutrita e guidata nei primi secoli della sua storia, dalle origini fino al vescovo Natale (metà VIII sec.), sepolto nella chiesa di S. Giorgio in palazzo che egli stesso aveva edificato.

Tra essi, solo quattro: Eustorgio, Dionigi, Ambrogio, Simpliciano, sono venerati separatamente. La comunità ecclesiale ambrosiana esprime così la sua gratitudine al Signore Gesù per la speciale provvidenza di cui è stata oggetto nei suoi inizi, certa di essere aiutata, attraverso i secoli, dall’intercessione presso Dio dei suoi primi vescovi. Secondo la tradizione fu compagno di evangelizzazione di san Barnaba, e da lui venne costituito vescovo di Milano e di Brescia. Suoi successori immediati, sono: Caio, Castriziano, Calimero, Mona, Mirocle, Materno e Protaso.
 



All'intercessione affidiamo il cammino della nostra Chiesa, perché in essa noi, ciascuno nella sua vocazione, possiamo essere segno di Dio nella storia.

Concludo con le parole del nostro Cardinale Arcivescovo:


"Il Figlio dell’uomo semina il seme buono nel campo che è il mondo. Questo significa che tutto dell’uomo e tutti gli uomini sono interlocutori di Gesù. Come comunicare che la fede è un dono alla portata di tutti? Come mostrare allora che non vi è opposizione tra fede e ragione, le due ali dell’umana, inesausta ricerca? Come superare la diffidenza, in molti diffusa, verso la fede e la Chiesa? A questi interrogativi papa Francesco ha dato una risposta semplice e diretta: «La fede nasce nell’incontro con il Dio vivente, che ci chiama e ci svela il suo amore, un amore che ci precede e su cui possiamo poggiare per essere saldi e costruire la vita. Trasformati da questo amore riceviamo occhi nuovi... La fede... appare come luce per la strada, luce che orienta il nostro cammino nel tempo» (Lumen fidei 4).
Noi non siamo uomini e donne isolati gli uni dagli altri, ma viviamo, fin dall’istante del nostro concepimento, in relazione. Ebbene, Dio ha voluto entrare nella storia come uno di noi e cambiare la vita degli uomini attraverso una trama di relazioni nata dall’incontro con Lui". Amen.

Triduo ai Santi Martiri Cosma e Damiano (III)

Terzo Giorno



Invochiamo il dono della carità: "Non si tratta infatti di mettere in difficoltà voi per sollevare gli altri, ma che vi sia uguaglianza.  Per il momento la vostra abbondanza supplisca alla loro indigenza, perché anche la loro abbondanza supplisca alla vostra indigenza, e vi sia uguaglianza, come sta scritto:  Colui che raccolse molto non abbondò e colui che raccolse poco non ebbe di meno". (cfr. 2 Cor 8)
 
La memoria della vostra gratuità nel compiere l'arte medica, o gloriosi Martiri Cosma e Damiano, ci guidi a comprendere la necessità di costruire un mondo giusto dove a ciascuno sia dato il suo: anche in questo si rende visibile l'avvento del Regno di Dio.
 
Santi Martiri Cosma e Damiano, pregate per noi!


 

martedì 24 settembre 2013

Triduo ai Santi Martiri Cosma e Damiano (II)

Secondo Giorno



Invochiamo il dono della fedeltà: "Pensate attentamente a colui che ha sopportato contro di sé una così grande ostilità dei peccatori, perché non vi stanchiate perdendovi d’animo. Non avete ancora resistito fino al sangue nella lotta contro il peccato".
(cfr. Eb 12)
 
La memoria della vostro martirio, o gloriosi Martiri Cosma e Damiano, ci guidi a comprendere la necessità della fedeltà personale nella lotta contro il peccato e contro ogni male, segno dell'avvento del Regno di Dio.
 
Santi Martiri Cosma e Damiano, pregate per noi!




lunedì 23 settembre 2013

Triduo ai Santi Martiri Cosma e Damiano (I)

Primo Giorno



 
Invochiamo il dono della santità: "Non trascurare il dono che è in te … Vigila su te stesso e sul tuo insegnamento e sii perseverante: così facendo, salverai te stesso e quelli che ti ascoltano". (cfr. 1 Tm 4)
 
La memoria della vostra santità, o gloriosi Martiri Cosma e Damiano, ci guidi a comprendere la necessità della santificazione personale come strumento per l'avvento del Regno di Dio.
 
Santi Martiri Cosma e Damiano, pregate per noi!




venerdì 20 settembre 2013

Venerdì della XXIV settimana del Tempo Ordinario (Anno dispari)

memoria dei Santi Martiri Coreani

 

 
La prima lettura questa mattina ci mette in guardia.

C’è una modalità pericolosa di insegnare il messaggio di Cristo: è la modalità dell’utilizzo subdolo per il proprio tornaconto.

Tutto questo è deleterio per la fede, ma è anche fonte di "divisione", il nemico invidioso, il diavolo lavora dietro questa cattiva e subdola testimonianza. Perché l’orgoglio è la virtù dell’angelo ribelle!

Paolo esorta Timoteo ad essere "uomo di Dio". Quali sono le caratteristiche dell’uomo di Dio?

Scrive l’Apostolo: "tendi invece alla giustizia, alla pietà, alla fede, alla carità, alla pazienza, alla mitezza. Combatti la buona battaglia della fede, cerca di raggiungere la vita eterna alla quale sei stato chiamato e per la quale hai fatto la tua bella professione di fede davanti a molti testimoni".

Vivere "la bella professione di fede": il cristiano deve essere un uomo dalla vita bella, non perché fotomodello o palestrato, ma perché bello come è bella l’umanità di Gesù.

Il vangelo, poi ci presenta, un gruppo di donne rinate alla grazia dopo l’incontro con Gesù:

"Maria, chiamata Maddalena, dalla quale erano usciti sette demòni; Giovanna, moglie di Cuza, amministratore di Erode; Susanna e molte altre, che li servivano con i loro beni".
Se ricordate la pagina evangelica di ieri, la peccatrice, capite come mai la tradizione ha preso un abbaglio unendo la peccatrice alla "Maddalena, dalla quale erano usciti sette demòni".

Costoro erano nobil donne ebree che convertite poi sostenevano la vita della comunità dei discepoli intorno a Gesù.

Due suggerimenti in questa mattina: vivere la fede in limpidezza di vita senza manipolare il contenuto evangelico in modo errato, per cui bisogna istruirsi nella fede senza nutrirsi di dicerie, andando alla fonti reali (Catechismo, Bibbia e Magistero); secondo vivere la fede nella Chiesa, partecipando alla sua vita e ai suoi bisogni.

Chiediamo l’intercessione dei Santi Coreani, "centotrè martiri, che testimoniarono coraggiosamente la fede cristiana, introdotta la prima volta con fervore in questo regno da alcuni laici e poi alimentata e consolidata dalla predicazione dei missionari e dalla celebrazione dei sacramenti. Tutti questi atleti di Cristo, di cui tre vescovi, otto sacerdoti e tutti gli altri laici, tra i quali alcuni coniugati altri no, vecchi, giovani e fanciulli, sottoposti al supplizio, consacrarono con il loro prezioso sangue gli inizi della Chiesa in Corea". Amen.

giovedì 19 settembre 2013

Giovedì della XXIV settimana del Tempo Ordinario (Anno dispari)


San Roberto Bellarmino

San Gennaro vescovo martire



Leggendo la I lettura ci sentiamo richiamati ad una gara: essere santi. Una santa gara!

"Non trascurare il dono che è in te … Vigila su te stesso e sul tuo insegnamento e sii perseverante: così facendo, salverai te stesso e quelli che ti ascoltano".
La santità personale è dono per la Chiesa, è dono per l’umanità: salvi te stesso e "quelli che ti ascoltano", non tanto per le tue parole, ma è la tua vita che parla!
La vita dei santi è sempre uno sprono verso la santità.
Oggi ricordiamo due santi vescovi: Roberto Bellarmino, cardinale arcivescovo di Capua, e Gennaro, vescovo di Benevento e martire.
Due fiori della grande famiglia di santi che la penisola italica ha generato.
Roberto Bellarmino è nato in Toscana, nel 1542. Gesuita come il Santo Padre Francesco. Molte cose si posso dire di lui. Vive in epoca particolare ed articolata della storia della Chiesa.
Due particolari volevo ricordare: ebbe la consolazione di guidare negli ultimi anni della sua vita San Luigi Gonzaga, che morì appena 23enne al Collegio Romano nel 1591 dopo aver contratto un male per salvare un uomo affetto da peste ed abbandonato per strada. Di lui negli anni successivi Bellarmino stesso promosse il processo di beatificazione. In questo periodo egli fece parte della commissione finale per la revisione del testo della Vulgata: ciò il testo della Sacra Bibbia in uso nel secolo XVI. Morì a Roma il 17 settembre 1621.
Un suo pensiero, tratto dai suoi scritti, egli è Dottore della Chiesa, cioè saggio maestro nella fede, pensiero che ben riprende la prima lettura:
"Se hai saggezza, comprendi che sei creato per la gloria di Dio e per la tua eterna salvezza. Questo è il tuo fine, questo il centro della tua anima, questo il tesoro del tuo cuore. Perciò stima vero bene per te ciò che ti conduce al tuo fine, vero male ciò che te lo fa mancare. Avvenimenti prosperi o avversi, ricchezze e povertà, salute e malattia, onori e oltraggi, vita e morte, il sapiente non deve né cercarli, né fuggirli per se stesso. Ma sono buoni e desiderabili solo se contribuiscono alla gloria di Dio e alla tua felicità eterna, sono cattivi e da fuggire se la ostacolano"
(De ascensione mentis in Deum, grad. 1).
 
 
 
Il secondo santo di oggi, è Gennaro, forse nato in Calabria, poi fu eletto vescovo di Benevento, dove svolse il suo apostolato, amato dalla comunità cristiana e rispettato anche dai pagani.
 
 
 
Il suo martirio avvenne a causa del suo ardore pastorale. Recatosi a Pozzuoli, con due compagni di viaggio, Festo e Desiderio, per confortare i cristiani ivi incarcerati a cause delle persecuzioni, tra cui il diacono Sossio: scoperto dal prefetto romano, che si infastidì dalla sua presenza, fu arrestato. Questo fatto fece protestare il diacono Procolo e due fedeli di Pozzuoli: Eutiche ed Acuzio. Anche loro furono arrestati e tutti preparati per essere sbranati dagli orsi nell’anfiteatro di Pozzuoli. Ma siccome il popolo, anche pagano, li aveva in simpatia, e poteva sollevarsi contro il prefetto, decise di farli decapitare in segreto 19 settembre del 305.
Questa è una bella pagina di storia della Chiesa, una comunità fedele e fervente: fossimo anche noi così!
Il culto napoletano a San Gennaro ebbe inizio nel 472 quando fu invocato in occasione di una violenta eruzione del Vesuvio.
Come la donna peccatrice, ed per l’intercessione dei Santi Roberto e Gennaro, possa anche a noi il Signore rivolgere questa esortazione: «La tua fede ti ha salvata; va’ in pace!». Signore aumenta la nostra fede!


Liquefazione del Sangue di San Gennaro
19 settembre 2013 - ore 9.40
 

giovedì 5 settembre 2013

Giovedì della XXII settimana del Tempo Ordinario (Anno dispari)

memoria liturgica della Beata Teresa di Calcutta



Primo pensiero
"dal giorno in cui ne fummo informati, non cessiamo di pregare per voi e di chiedere che abbiate piena conoscenza della sua volontà"
Pregare, intercedere per gli altri, è chiedere a Dio, per la forza dello Spirito Santo, di aver la capacità di vivere la sua volontà.

 
Secondo pensiero
"«Non temere; d’ora in poi sarai pescatore di uomini». E, tirate le barche a terra, lasciarono tutto e lo seguirono".
 
Così Pietro ebbe la sua chiamata, la sua vocazione al seguito di Gesù.

Però noi sappiamo che dopo questa chiamata, Pietro, ne ebbe una seconda dopo la Resurrezione: nel famoso dialogo del "mi ami tu".

Anche la Beata Teresa di Calcutta, ebbe due chiamate al seguito di Gesù.

A 18 anni decise di entrare nella Congregazione delle Suore Missionarie di Nostra Signora di Loreto. Nel 1928 fu in Irlanda, nel 1929 in India. Nel 1931 la giovane Agnes emette i primi voti prendendo il nuovo nome di suor Mary Teresa del Bambin Gesù (scelto per la sua devozione alla santa di Lisieux), e per circa vent’anni insegna storia e geografia alle ragazze di buona famiglia nel collegio delle suore di Loreto a Entally, zona orientale di Calcutta.

Ma il 10 settembre 1946, mentre era in treno diretta a Darjeeling per gli esercizi spirituali, avvertì la "seconda chiamata": lei doveva lasciare il convento per i più poveri dei poveri. Lasciò le suore di Loreto il 16 agosto 1948. Fonda così le Missionarie della Carità, che nel 1950 ottengono il riconoscimento da parte della Chiesa.

Tutto l’opera di Madre Teresa è scritta nel grido di Gesù sulla Croce: "Ho sete". Dissetarsi dell’Amore di Dio per essere capaci di dissetare l’umanità malata d’amore.

Signore, dona anche a noi questa desiderio e traccia per noi la chiamata per essere segni del tuo Amore.

Beato Giuseppe Puglisi, prega per noi!






1993 - 2013
XX anniversario del martirio del beato Giuseppe Puglisi, la cui memoria liturgica è il 21 ottobre.
 
"In realtà, però, è lui che ha vinto, con Cristo Risorto"
(papa Francesco)
 
 


mercoledì 4 settembre 2013

Santa Rosalia e Beata Rosa da Viterbo, pregate per noi!





Martirologio Romano, 4 settembre: A Palermo, santa Rosalia, vergine, che si tramanda abbia condotto vita solitaria sul monte Pellegrino.
 
 


Martirologio Romano, 6 marzo: A Viterbo, beata Rosa, vergine, del Terz’Ordine di San Francesco, che fu assidua nelle opere di carità e a soli diciotto anni concluse anzitempo la sua breve esistenza.
 
A Viterbo, di cui è patrona della città e compatrona della diocesi, è ricordata il 4 settembre, giorno della traslazione.

domenica 1 settembre 2013

XXII Domenica del Tempo Ordinario (Anno C)



 
 
"vi siete avvicinati … a Gesù"
 
 
Abbiamo letto nella II lettura. È questo il desiderio di ciascuno di noi!

Noi ci avviciniamo a Gesù nella Santa Eucaristia e nel nostro prossimo in cui riconosciamo il Signore.

Però alcune volte questa vicinanza è solo formale, se pur reale. Non è un incontro.

Qual è la strada per essere non solo vicini, ma essere un tutt’uno con Gesù?

L’umiltà: come norma e non di galateo.
 
Nella prima lettura presa dal libro del Siracide, abbiamo appreso: La mitezza porta all'essere amato (v. 17), l’umiltà apre l'uomo ai doni di Dio (v. 18), lo colloca di fronte a Dio, di fronte alla grandezza della Sua potenza (v. 20) perché lo destina al posto che gli compete e ne fa un testimone di Dio e della Sua grazia.


Passando al Vangelo di Luca, osserviamo innanzitutto che è un fatto capitato a Gesù. Arrivato a casa di un capo dei farisei che l’aveva invitato, il Messia osserva che gli ospiti fanno ressa per assicurarsi i primi posti. Sono persone convinte di avere diritto al posto d'onore. Allora il Redentore racconta una parabola, con la quale non intende ricordare una semplice regola di galateo, ma vuole offrire una regola religiosa – una norma - sul come comportarsi con Dio e, di conseguenza, con gli uomini.

Ci sono due brani nel Nuovo Testamento che possono illuminare questa parabola:

Il primo è la lettera di San Paolo ai Filippesi 2,3-11 in cui la frase centrale è l'invito ad "avere gli stessi sentimenti di Cristo Gesù... il quale... umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e a una morte di croce... Per questo Dio lo esaltò...".

L’umiltà in Gesù è il senso della sua incarnazione. Vivere l’umiltà significa allora significa vivere i sentimenti di Gesù. Non diciamo noi: quello lì è senza sentimento!

Umiltà è sentire come Gesù.

Il secondo brano è il Magnificat (Lc. 1,46-55 ): "Dio ha guardato l’umiltà della sua serva..."; che significa letteralmente Dio ha guardato in giù! Gli ultimi due termini (umiltà e serva) indicano chiaramente che la straordinaria e unica missione affidata da Dio a Maria ha avuto l'origine nella sua stessa umiltà vissuta con semplicità e gioia, aperta e disponibile alla volontà di Dio. L’umiltà di Maria è allora la dimensione di umana di una donna che era sulla stessa onda, sullo stesso "sentire" di Dio.

 
"vi siete avvicinati … a Gesù"
 
 
Abbiamo letto nella II lettura. È questo il desiderio di ciascuno di noi! Qual è la strada?

L’umiltà L’umiltà è vivere il gusto di Dio
Scrive Romano Guardini:

"Umiltà cristiana .. implica prima di tutto che l'uomo ammetta di essere creatura. Non signore, ma creatura. Che ammetta di essere peccatore. Non un uomo nobile, un'anima bella, uno spirito eletto, ma un Peccatore... Non basta ancora, ma creatura di questo umile Iddio, e peccatore davanti a lui. Qui sta tutto".

Quindi non si può andare dal confessore e dire, mi benedica, perché io non ho peccati! La confessione non è una benedizione, ma è un "risintonizzare l’onda del sentire", sui sentimenti di Gesù.

Scrive Romano Guardini:

"Dio non mi va a genio": ecco un accento della più profonda ribellione. Umiltà vuol dire spezzare questa pretesa satanica del proprio gusto"

L’umiltà è allora avere il gusto di Dio. non il mio gusto, ma il gusto di Dio.

Torniamo ancora a Gesù e Maria.

Gesù nell’orto degli ulivi, Maria a Nazaret: due scene in cui l’umiltà di entrambe appare. Gesù: non il mio gusto, ma il tuo. Maria: non capisco, ma avvenga secondo il tuo gusto!

Scrive Romano Guardini:

"Naturalmente, non bisogna confondere questo con debolezza che si lasci andare, o con astuzia che si faccia più piccola di quello che è; tanto meno con un istinto di auto-umiliazione di origine malsana".

Si capisce che un uomo può essere umile soltanto nella misura in cui vive la grandezza che egli è, e deve diventare, da Dio.
 
"vi siete avvicinati … a Gesù"

 
Abbiamo letto nella II lettura. È questo il desiderio di ciascuno di noi! Qual è la strada?

L’umiltà: «L’umiltà è la madre, la radice, la nutrice, il fondamento, il legame di tutte le altre virtù», dice S. Giovanni Crisostomo

L’umiltà è quindi concretezza. Se imparo a vivere il sentire e il gusto di Gesù, non sono più solo vicino a Gesù, non mi sto solo avvicinando, ma sono presenza di Gesù: Egli è in me ed in Lui.

Questo cambia, ci cambia, cambia tutto!
 
Concludo con S. Agostino:
 
«Se mi chiedete che cosa vi è di più essenziale nella religione e nella disciplina di Gesù Cristo, vi risponderò: La prima cosa è l’umiltà, la seconda, l’umiltà, e la terza, l’umiltà … (Epist. 118, 22). Là dov'è l'umiltà, là è anche la carità», e dov’è l’amore, lì c’è Gesù!
 
"Venti, sessanta, cento anni...la vita. A che serve se sbagliamo direzione? Ciò che importa è incontrare Cristo, vivere come Lui, annunciare il Suo Amore che salva. Portare speranza e non dimenticare che tutti, ciascuno al proprio posto, anche pagando di persona, siamo i costruttori di un mondo nuovo". (beato Pino Puglisi)
Gesù, umile e mite di cuore, rendi il mio cuore simile al tuo!
Amen.


 

sabato 31 agosto 2013

San Rosendo di Mondoñedo, prega per noi!

 
 
 
San Rosendo di Mondoñedo
(26 novembre 907, 1 marzo, 977) nobile galiziano.
Fu abate e fondatore di diversi monasteri, tra cui quello di Celanova, vescovo di Mondoñedo e figura politica di grande importanza nel X secolo in Galizia.

venerdì 30 agosto 2013

Venerabile Giovanni Battista Danei, prega per noi!




Il DNA, l’ambiente familiare e lo Spirito Santo sono stati una buona combinazione per i due fratelli Paolo e Giovanni Battista Danei. Sono stati complementari nella costruzione dell’edificio della congregazione passionista. Voler stabilire poi chi dei due sia stato più importante in quest’opera è come cercare di stabilire se siano più importanti le fondamenta o le mura di un palazzo. Di certo Giovanni Battista visse all’ombra del fratello. Pare che nella sua umiltà abbia pregato il Signore di rimanere nel nascondimento sia in vita che dopo la sua morte e fu esaudito. La sua salma fu nascosta durante l’occupazione francese dello stato pontificio; il suo luogo rimase segreto e ancora oggi non si sa dove sia sepolto.
Nasce ad Ovada il 4 aprile 1695, un anno dopo Paolo, respira lo stesso clima familiare ed è con il fratello “un sol cuore e un’anima sola”; da giovane rischia di affogare insieme al fratello nel fiume Tanaro, ma viene salvato miracolosamente dalla Madonna. Sicuramente pregano insieme, fanno penitenza insieme, si consigliano e uniformano il loro stile di vita; sono inseparabili.
Quando Paolo parte per Roma da solo per andare dal Papa a chiedere l’approvazione dell’istituto, Giovanni Battista gli dice: “Va pure ma non potrai stare né avere pace senza di me” e sarà vero. Il 28 novembre 1721 veste l’abito da eremita come Paolo. I due fratelli si ritirano nel Romitorio di Santo Stefano a Castellazzo Bormida. Poi vanno nel romitorio dell’Annunziata sull’Argentario, dove rimangono per pochi mesi. Si spostano a Gaeta, Itri, Napoli, Foggia. Nel 1726 iniziano l’assistenza all’ospedale di S. Gallicano a Roma. Il 7 giugno 1727 sono ordinati sacerdoti nella basilica Vaticana dal Papa Benedetto XIII.
Nel febbraio 1728 lasciano l’ospedale e tornano sul Monte Argentario nel romitorio di Sant’Antonio. Sono privi di tutto, completamente affidati alla provvidenza di Dio, guidati dallo Spirito Santo. Sono due in uno.
Giovanni Battista dirige i lavori per la costruzione della prima casa religiosa della congregazione vicino al loro Romitorio. Cerca e scopre miracolosamente una sorgente d’acqua necessaria per il nuovo edificio; San Michele Arcangelo appare per proteggere la nuova costruzione da alcuni individui venuti di notte per distruggerla. È un pilastro della congregazione ma riesce a rimanere sempre nell’ombra.
È un uomo di preghiera, pieno di virtù, colto, soprattutto è profondo conoscitore e vero esperto della parola di Dio. La Bibbia è stata sempre suo nutrimento fin da giovane, l’oggetto quotidiano delle sue meditazioni. La conosceva così bene e ne citava i passi così adatti e con tale esattezza da far capire molto bene che ne aveva un possesso pieno e la sapeva in gran parte a memoria.
Era per tutti un consigliere prudente e sicuro. Lo stesso Paolo lo elegge a sua guida spirituale e lo ha come valido aiuto nei momenti più burrascosi della vita della congregazione e della fondazione delle monache Passioniste. Guidando Paolo si può dire che P. Giovanni Battista sia stato una vera guida anche per tutta la congregazione nascente, un vero confondatore. Alla sua morte Paolo dirà: “Sono restato orfano e solo, senza padre. Chi mi correggerà ora? Chi mi avviserà dei miei difetti?”.
La sua penitenza è ammirabile; ma quanto è austero e intransigente con se stesso, altrettanto è affabile e premuroso con gli altri, come una madre affettuosissima.
È un apostolo zelante, degno emulo del suo santo fratello, che accompagna nelle peregrinazioni apostoliche. Coraggioso e schietto, non conosce rispetto umano. A un cardinale, vestito in modo poco ecclesiastico, arriva a dire: “Mi sembra un maresciallo di campo!.
Ha il dono delle estasi e quello delle lacrime, che scendono abbondanti dai suoi occhi per la tenerezza davanti al Crocifisso e per la durezza dei cuori che non si aprono al suo amore. Nel 1744 viene nominato superire della nuova casa di Vetralla (VT); vi rimarrà per tutta la vita occupandosi dell’educazione dei giovani. Dal 1747 riveste ininterrottamente la carica di consultore generale. Come missionario apostolico percorre il Lazio, la Toscana, l’Umbria, parlando agli uomini del suo tempo con la parola ma soprattutto con l’esempio.
Nel luglio del 1765 si ammala di una malattia all’apparenza non grave, ma lui ha la sensazione che questa lo porterà a morte; anche Paolo durante la celebrazione della messa ha la rivelazione della morte imminente del fratello. Lo assiste con cura e amorevolezza. Il 27 agosto riceve il viatico; benedice il fondatore e la congregazione ed entra in agonia. Il venerdì 30 alle ore 22 Giovanni Battista muore circondato dalla comunità religiosa che canta la Salve Regina intonata dal fratello Paolo.
È in concetto di santità e tutti vogliono una reliquia. Dopo la morte si parla di grazie e di miracoli ottenuti per intercessione di Giovanni Battista al solo contatto con oggetti a lui appartenuti.
È dichiarato venerabile da Pio XII il 7 agosto 1940.