venerdì 15 febbraio 2013

Giorgia, la Santa di Clermont






Quante volte è successo di dire che per chi si chiama Giorgia non c’è la santa. Eppure il Martirologio Romano - nella sua ultima edizione in italiano del 2004 - in data 15 febbraio ricorda:
“A Clermont-Ferrand in Aquitania, in Francia, santa Giorgia, vergine”.

Quindi esiste Santa Giorgia, una vergine francese del VI secolo: elogiata per il suo amore al Signore, le sue penitenze e la sua preghiera da San Gregorio di Tours.
Alla sua morte il corpo di S. Giorgia fu deposto nella chiesa di S. Cassiano a Clermont.

Un laboratorio russo di scrittura delle icone, su commissione, ha elaborato l’iconografia di S. Giorgia che si può ammirare sul sito web iconedimisura.it

Così ora la frazione di Scido, S. Giorgia, può avere la sua patrona.




O Dio, nostra salvezza,
accogli le preghiere di questa tua famiglia
che si rallegra nel ricordo di santa Giorgia,
e fa’ che profondamente
rinnovata nello spirito
si consacri per sempre al tuo servizio.

(Messale – Comune dei Santi)



giovedì 14 febbraio 2013

Vescovo di Terni e martire, fu artefice di centinaia di miracoli e conversioni

di Pietro Barbini




Si festeggia oggi San Valentino, festa dedicata “agli innamorati”. Cioccolatini, rose, gioielli e i più impensabili gadget: oggigiorno la commemorazione del santo patrono dei fidanzati si è trasformata nella sagra del consumismo, del materialismo e dell’eros sfrenato, commercializzata a tal punto da dimenticare il perché di questa festa, chi fu veramente San Valentino e cosa hanno a che fare con lui gli innamorati.
Questa tradizione, inizialmente, venne diffusa dai monaci dell’ordine di San Benedetto, che furono i primi custodi della Basilica dedicata al Santo, al cui interno era deposta la salma, e istituita da papa Gelasio I nel 496, con l’intento di sostituire l’antica festa pagana dei Lupercalia, festeggiata lo stesso giorno dai romani in onore del dio Fauno, che era il protettore del bestiame, e al contempo diffondere il messaggio d’amore cristiano attraverso l’operato di San Valentino.
Ma chi fu veramente San Valentino? Nato da una famiglia nobile, fu consacrato vescovo di Terni alla sola età di 21 anni da San Feliciano di Foligno, e nel 270 fu chiamato a Roma, su invito del filosofo e oratore greco e latino Cratone, dove predicò il Vangelo convertendo molti pagani, grazie anche alla sua eloquente oratoria. Si dice che quando parlava “tutti pendessero dalle sue labbra che sapevano aprire il cuore anche ai pagani più incalliti nei vizi”. Fu molto amato e rispettato dal popolo, dato la sua particolare attenzione verso i bambini, i malati e i giovani, i quali spesso andavano a chiedergli consigli. Morì decapitato all’età di 97 anni , nell’anno 273, dopo esser stato flagellato fuori le mura di Roma, lungo la via Flaminia, a causa delle persecuzioni contro i cristiani sotto l’imperatore Aureliano.
A tutt’oggi sono pochi i documenti che raccontano la vita del Santo martire: il più antico documento risale al secolo VIII e racconta alcuni particolari del martirio, la tortura, la decapitazione e la sepoltura ad opera dei discepoli Proculo, Efebo e Apollonio, anch’essi decapitati per aver raccolto il corpo del Santo; gli stessi discepoli ci raccontano del miracolo che scatenò l’immediata conversione di moltissime anime, loro compresi, ossia, la guarigione di Chermone, il figlio di Cratone, afflitto da una paralisi.
Dopo tale miracolo, lo stesso Cratone, nato da famiglia pagana, si convertì al cristianesimo facendosi battezzare assieme alla moglie e a tutta la famiglia, e al contempo, si convertirono anche i suoi allievi: Ateniesi, Procolo, Efebo, Apollonio e Abondio, figlio di Annio Placido, che era Prefetto di Roma; fu proprio Abondio a raccogliere i corpi martoriati di Efebo, Procolo e Apollonio, che seppellì accanto a San Valentino. Anche Cratone, assieme a tutta la famiglia, venne condannato a morte con l’accusa di seguire Valentino; unico superstite fu il figlio Chermone (si dice che fu lui ad edificare la prima Basilica dedicata al Santo Patrono di Terni).
Si narrano di molti miracoli compiuti dal Santo, come molti sono anche i racconti popolari tramandati nei secoli, ad esempio, quello secondo cui ridiede la vista alla figlia cieca del suo carceriere Asterius (quando fu catturato e messo in carcere per la prima volta su ordine dell’imperatore Claudio II il Gotico).
Un’altro importante miracolo risale al 225 d.C. ed è la guarigione di uno schiavo in punto di morte (dopo tale miracolo il fratello, Fonteyo Triburzio, prese servizio presso la casa di Cratone a Roma). Malati di ogni genere si recavano regolarmente presso la sua abitazione chiedendo preghiere di guarigione (guarigioni che spesso avvenivano); si racconta che tutti entrassero sofferenti in casa sua ed uscissero confortati e rafforzati nello spirito. Quello che il Santo faceva, infatti, era invitare le persone a rendere lode e grazie a Dio, insistendo sulla fede, l’unico mezzo grazie al quale, diceva, è possibile guarire.
La sua associazione agli innamorati, poi, fa riferimento proprio al suo lungo ministero. Nel corso della sua vita, infatti, il santo rivolse un’attenzione particolare verso i giovani e le famiglie, che accoglieva all’interno del suo bellissimo giardino fiorito, dando a tutti consigli e sostegno. Valentino ripeteva in continuazione “Dio ci ama e noi dobbiamo restituirgli questo amore, amando il prossimo come lui ci ha amato”. Era solito donare una rosa ai giovani fidanzati che si recavano da lui chiedendo una benedizione. Le famiglie che erano in difficoltà economica, o che non riuscivano ad avere figli, li invitava a guardare alla Sacra Famiglia di Nazaret, ad avere fiducia nella divina provvidenza, insistendo nel rivolgere lo sguardo alla figura della Vergine Maria, incoraggiandoli, benedicendoli e pregando con loro, assicurando sempre le sue preghiere.
Ecco perché San Valentino viene associato agli innamorati: nel suo lungo cammino di vita ebbe molto a cuore i giovani fidanzati e le famiglie. Tra i racconti più citati c’è quello secondo cui il santo passeggiando per la strada vide due fidanzati litigare e, avvicinatosi, porse ai due una rosa invitandoli a tenerla unita nelle loro mani e poco dopo i due si riappacificarono giurandosi eterno amore; una seconda versione, invece, narra che Valentino, già vescovo di Terni, fece volare attorno ai due fidanzati litigiosi numerose coppie di piccioni che si scambiavano effusioni d’affetto, così da ispirare pace e amore nei due.
Un altro famoso racconto riporta che Valentino unì in matrimonio Cristiana Serapia con il centurione romano Sabino, un amore ostacolato dal padre di lei, in quanto il centurione era pagano. Quando la giovane si ammalò gravemente, il centurione, al capezzale di morte, fece chiamare Valentino chiedendogli, in accordo con Serapia, di far in modo di non essere mai più separati, cosicché in quel giorno il vescovo battezzò il centurione pagano, unì i due giovani in matrimonio e subito dopo morirono entrambi. San Valentino, in questo giorno, è celebrato dalla Chiesa Cattolica, Ortodossa e Anglicana.

mercoledì 13 febbraio 2013

Mercoledì delle Ceneri 2013





“Sono ben consapevole che questo ministero, per la sua essenza spirituale, deve essere compiuto non solo con le opere e con le parole, ma non meno soffrendo e pregando.
Tuttavia, nel mondo di oggi, soggetto a rapidi mutamenti e agitato da questioni di grande rilevanza per la vita della fede, per governare la barca di san Pietro e annunciare il Vangelo, è necessario anche il vigore sia del corpo, sia dell’animo, vigore che, negli ultimi mesi, in me è diminuito in modo tale da dover riconoscere la mia incapacità di amministrare bene il ministero a me affidato.
Per questo, ben consapevole della gravità di questo atto, con piena libertà, dichiaro di rinunciare al ministero di Vescovo di Roma, Successore di San Pietro …” (Benedetto XVI)

La dichiarazione del S. Padre ci ha sorpresi, ma in realtà i dovrebbe interrogare. C’è un bene “di grande rilevanza” che apre a nuove possibilità in libertà di cuore: è quello che soggiace alla liturgia odierna: “Ritornate a me con tutto il cuore … Laceratevi il cuore”. Il Signore all’inizio di questa Quaresima ha voluto farsi presente, e come Lui fa sempre, è sempre oltre la misura a noi pensabile.

Nel suo libro Gesù di Nazaret, Papa Benedetto XVI, parlando dei diversi modi in cui Gesù viene nella storia degli uomini, prima della venuta definitiva, scrive:
“Esistono anche modi epocali di tale venuta. Francesco e Domenico… Teresa d’Avila, Giovanni della Croce, Ignazio di Loyola, Francesco Saverio portano con sé nuove irruzioni del Signore nella storia confusa del loro secolo che andava alla deriva allontanandosi da lui… E perché non chiedere a Lui di donarci anche oggi testimoni nuovi della sua presenza nei quali Egli stesso si avvicini a noi?”.

In questo Mercoledì delle Ceneri siamo chiamati a lasciarci lacerare il cuore perché il Signore possa abitare nella nostra vita, nella nostra storia, nella nostra società e nella Chiesa stessa come Egli vuole!
“Egli dice infatti: «Al momento favorevole ti ho esaudito e nel giorno della salvezza ti ho soccorso». Ecco ora il momento favorevole, ecco ora il giorno della salvezza!”. Ecco …. l’ora! La Quaresima è l’ora del discepolo.

Anche la Quaresima inizia sempre con questo monito, quest’anno l’ammonizione paolina ha una novità: il Signore ci chiede un sussulto di libertà, una libertà individuale che lasci libero spazio alla Sua libera azione.

Pensando a Benedetto XVI, come risuona diverso il richiamo odierno di S. Paolo: Vi supplichiamo in nome di Cristo: lasciatevi riconciliare con Dio”
Quale riconciliazione il Signore pretende da noi?
Quale passo nella fede dobbiamo fare per essere riconciliati, cioè incamminati, veramente nel suo progetto?
Non basta compiere gesti religiosi, bisogna essere riconciliati a Dio: essere suoi con tutto il cuore.
“Ritornate a me con tutto il cuore … Laceratevi il cuore”.

Il Vangelo di Matteo ci propone di cercare la giustizia di Dio, attraverso l’elemosina, la preghiera e il digiuno.
Tre esercizi di ascesi non fini a se, ma in riferimento alla ricerca della giustizia.
Nota sant’Agostino: se “la giustizia è la virtù che distribuisce a ciascuno il suo... non è giustizia dell’uomo quella che sottrae l’uomo al vero Dio” (De civitate Dei, XIX, 21).
La prima giustizia che devo praticare è quindi quella verso me stesso: tornare al vero volto di Dio.
Gesù è la vera giustizia di Dio.
Scrive Benedetto XVI: “Si capisce allora come la fede sia tutt’altro che un fatto naturale, comodo, ovvio: occorre umiltà per accettare di aver bisogno che un Altro mi liberi del “mio”, per darmi gratuitamente il “suo”. Ciò avviene particolarmente nei sacramenti della Penitenza e dell’Eucaristia. Grazie all’azione di Cristo, noi possiamo entrare nella giustizia “più grande”, che è quella dell’amore (cfr Rm 13,8-10), la giustizia di chi si sente in ogni caso sempre più debitore che creditore, perché ha ricevuto più di quanto si possa aspettare. Proprio forte di questa esperienza, il cristiano è spinto a contribuire a formare società giuste, dove tutti ricevono il necessario per vivere secondo la propria dignità di uomini e dove la giustizia è vivificata dall’amore”.

Attraverso l’elemosina, la preghiera e il digiuno il Signore ci renda umili e liberi di cuore per accogliere la sua Giustizia,.
Amen.

martedì 12 febbraio 2013

Gioisci, Chiesa!



Chiesa Idruntina, gioisci!
Chiesa Italiana, gioisci!
Chiesa Cattolica, gioisci!
il 12 maggio ci saranno
800 nuovi figli santi,
perché martiri!

venerdì 8 febbraio 2013

San Girolamo Miani (Emiliani)

Venerdì della IV Sett. Tempo Ordinario (Anno dispari)




La prima lettura ci presenta l'ideale cristiano: vivere nella carità, castità, povertà, obbedienza. Ideale cristiano e non solo per chi è chiamato a vivere nella vita religiosa. La vita religiosa radicalizza questi impegni; però Cristo chiama tutti a realizzarli.
La carità. "Perseverate nell'amore fraterno. Ricordatevi dei carcerati, come se foste loro compagni di carcere, e di quelli che soffrono, essendo anche voi in un corpo mortale".
Una carità che è espressione dell'amore divino ricevuto e comunicato, un amore generoso, partecipe, costante.
La castità. L'autore ne parla a gente sposata: "il matrimonio sia rispettato da tutti e il talamo sia senza macchia. I fornicatori e gli adulteri saranno giudicati da Dio".
A questo fa eco la vicenda raccontata nel Vangelo, la denuncia del Battista «Non ti è lecito tenere con te la moglie di tuo fratello», che gli causerà il martirio.
E la castità dei religiosi è segno, aiuto, forza per gli altri.
La povertà. "La vostra condotta sia senza avarizia; accontentatevi di quello che avete...". Uno spirito di povertà che esprime la nostra fiducia in Dio: "Così possiamo dire con fiducia: "Il Signore è il mio aiuto, non temerò".
Infine l'obbedienza. "Ricordatevi dei vostri capi...".

La Parola di Dio di questo venerdì della IV settimana del tempo per annum, ben inquadra la figura del veneziano Girolamo Miani o Emiliani.




San Girolamo Emiliani, di nobile famiglia, nacque a Venezia nel 1486; da giovane servì la Repubblica Veneta come soldato. Gli venne affidata la castellania di Quero. Qui, nell’agosto del 1511, fu sconfitto e venne imprigionato. Questo evento segnò l’inizio della sua conversione. Invocò la Madonna che il 27 settembre 1511 lo liberò miracolosamente. Abbraccio così con coraggio l'ideale cristiano. Girolamo incominciò così il cammino di santità che lo portò a seguire l’esempio di Cristo, soccorrendo gli orfani, i malati, i poveri; portava nel cuore il profondo desiderio di riformare la Chiesa, partendo dalla conversione personale. Morì di peste a Somasca l’8 febbraio 1537.

Concludo con le parole di Papa Benedetto XVI in occasione del giubileo somasco del 2011\2012:
“Come sciolse il vincolo delle catene che tenevano prigioniero san Girolamo, Ella voglia,(la Madre di Dio ndr) con la sua materna bontà, continuare a liberare gli uomini dai lacci del peccato e dalla prigionia di una vita priva dell’amore per Dio e per i fratelli, offrendo le chiavi che aprono il cuore di Dio a noi e il cuore nostro a Dio”.

Il matrimonio gay ...

non ha nulla a che vedere con l'eguaglianza!




“La Chiesa Cattolica continua a sostenere il matrimonio così come concepito dalla società per secoli, come il significativo ed unico impegno per la vita di un uomo e di una donna per il reciproco benessere ed aperto alla procreazione e all’educazione dei figli …nonostante i proclami dei sostenitori della nuova norma che l’argomento centrale è quello dell’uguaglianza, il progetto di legge punta a ridefinire il matrimonio e avrà notevoli conseguenze per la società. …È diventato chiaro durante il dibattito di oggi (martedì, ndr) alla Camera dei Comuni che il governo non ha riflettuto su numerose questioni sollevate da vari parlamentari - ha ammonito l’arcivescovo -. Sarà estremamente importante che molte delle preoccupazioni che noi ed altri abbiamo espresso siano pienamente ed attentamente considerate durante le prossime discussioni in Parlamento”.

(Peter Smith, arcivescovo di Southwark)

Secondo il Catholic Herald, il vescovo di Portsmouth, Philip Egan, ha parlato delle conseguenze di larga portata della normativa.
“Così come la Chiesa è stata costretta ad abbandonare i suoi servizi adottivi, allo stesso modo anche i Cattolici che lavorano nel settore sanitario e nei servizi sociali si ritroveranno sotto intollerabili pressioni morali - ha dichiarato il vescovo -. Queste pressioni saranno anche verosimilmente percepite nelle scuole cattoliche, da parte di insegnanti, personale e genitori”.

In Gran Bretagna le agenzie di adozione cattoliche hanno chiuso i battenti nel 2008, quando la legge è stata cambiata, obbligandole ad affidare i bambini alle coppie dello stesso sesso.

FONTE: www.zenit.org

mercoledì 6 febbraio 2013

"Fino al sangue" (Eb 12,4)



Dalla «Storia del martirio dei santi Paolo Miki e compagni» scritta da un autore contemporaneo.

 
Piantate le croci, fu meraviglioso vedere in tutti quella fortezza alla quale li esortava sia Padre Pasio, sia Padre Rodriguez. Il Padre commissario si mantenne sempre in piedi, quasi senza muoversi, con gli occhi rivolti al cielo. Fratel Martino cantava alcuni salmi per ringraziare la bontà divina, aggiungendo il versetto: «Mi affido alle tue mani» (Sal 30, 6). Anche Fratel Francesco Blanco rendeva grazie a Dio ad alta voce. Fratel Gonsalvo a voce altissima recitava il Padre nostro e l'Ave Maria.
Il nostro fratello Paolo Miki, vedendosi innalzato sul pulpito più onorifico che mai avesse avuto, per prima cosa dichiarò ai presenti di essere giapponese e di appartenere alla Compagnia di Gesù, di morire per aver annunziato il Vangelo e di ringraziare Dio per un beneficio così prezioso. Quindi soggiunse: «Giunto a questo istante, penso che nessuno tra voi creda che voglia tacere la verità.
Dichiaro pertanto a voi che non c'è altra via di salvezza, se non quella seguita dai cristiani. Poiché questa mi insegna a perdonare ai nemici e a tutti quelli che mi hanno offeso, io volentieri perdono all'imperatore e a tutti i responsabili della mia morte, e li prego di volersi istruire intorno al battesimo cristiano».
Si rivolse quindi, ai compagni, giunti ormai all'estrema battaglia, e cominciò a dir loro parole di incoraggiamento.
Sui volti di tutti appariva una certa letizia, ma in Ludovico era particolare. A lui gridava un altro cristiano che presto sarebbe stato in paradiso, ed egli, con gesti pieni di gioia, delle dita e di tutto il corpo, attirò su di sé gli sguardi di tutti gli spettatori.
Antonio, che stava di fianco a Ludovico, con gli occhi fissi al cielo, dopo aver invocato il santissimo nome di Gesù e di Maria, intonò il salmo Laudate, pueri, Dominum, che aveva imparato a Nagasahi durante l'istruzione catechista; in essa infatti vengono insegnati ai fanciulli alcuni salmi a questo scopo.
Altri infine ripetevano: «Gesù! Maria!», con volto sereno. Alcuni esortavano anche i circostanti ad una degna vita cristiana; con questi e altri gesti simili dimostravano la loro prontezza di fronte alla morte.
Allora quattro carnefici cominciarono ad estrarre dal fodero le spade in uso presso i giapponesi. Alla loro orribile vista tutti i fedeli gridarono: «Gesù! Maria!» e, quel che è più, seguì un compassionevole lamento di più persone, che salì fino al cielo. I loro carnefici con un primo e un secondo colpo, in brevissimo tempo, li uccisero.

Fede e rivelazioni






La fede cristiana è risposta ed adesione a Dio che si è rivelato. Il Catechismo della Chiesa Cattolica dice: “l’economia cristiana, in quanto è Alleanza nuova e definitiva, non passerà mai e non c’è da aspettarsi alcuna nuova rivelazione pubblica prima della manifestazione gloriosa del Signore nostro Gesù Cristo”. La Rivelazione è compiuta. Lungo i secoli ci sono state delle rivelazioni chiamate “private”. Esse non appartengono al deposito della fede. Il loro ruolo non è quello di “migliorare” o di “completare” la Rivelazione definitiva di Cristo, ma di aiutare a  viverla in una determinata epoca storica. Considerato questo, nulla vieta di leggere opere di rivelazioni “private” come quelle di Maria Valtorta, di Anna Caterina Emmerich, di Brigida di Svezia (e di molti altri autori), se però a fondamento della vita cristiana abbia posto la roccia delle Parola di Dio, proposta ed annunciata dalla e nella Chiesa. Solo questa è àncora di salvezza. A tal proposito, ad esempio, sugli scritti di Maria Valtorta il 6 maggio 1992 il nostro arcivescovo emerito, Cardinal Dionigi Tettamanzi - allora segretario generale della CEI - scrisse una lettera all’editore, che già dal 1952, senza Imprimatur,
aveva edito gli scritti, dichiarando: “Proprio per il vero bene dei lettori e nello spirito di un autentico servizio alla fede della Chiesa, sono a chiederle che, in un’eventuale ristampa dei volumi (della Valtorta ndr). Si dica con chiarezza fin dalle prime pagine che le “visioni” e i “dettami” riferiti non possono essere ritenuti di origine soprannaturale, ma devono essere considerati semplicemente forme letterarie di cui si è servita l’autrice per narrare, a suo modo, la vita di Gesù”. Difatti gli scritti della Valtorta fino al 1966 erano inseriti nell’Indice dei libri proibiti della Chiesa. Tale Indice fu poi abrogato dal Venerabile Servo di Dio Paolo VI. Secondo, l’allora Cardinal Ratzinger, questo inserimento fu pastoralmente necessario per difendere “i fedeli più sprovveduti” (e quanti ancora ce ne sono oggi in materia di rivelazioni “private”!). La Chiesa è madre, e come tale è attenta che suoi figli non siano ingannati - o forviati - ma che siano nutriti alla sorgente della Verità rivelata, contenuta nel canone della Sacra Scrittura.

FONTE: P. Aurelio Blasotti in Portavoce gennaio-febbraio 2013 (Maria Valtorta e le sue Rivelazioni)

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martedì 5 febbraio 2013

Festa di S. Agata 2013





Quest’anno l’immagine per la festa rappresenta tre testimoni di santità legati alla donna. Partendo da sinistra.

S. Agata V. M.
Patrona delle donne secondo la tradizione della Chiesa Ambrosiana

Martirologio Romano, 5 febbraio: Memoria di sant’Agata, vergine e martire, che a Catania, ancora fanciulla, nell’imperversare della persecuzione conservò nel martirio illibato il corpo e integra la fede, offrendo la sua testimonianza per Cristo Signore.

S. Liberata V.M.
Patrona delle donne durante il parto, per ottenere dal Signore la grazie di un figlio e dei bambini, secondo la tradizione della Chiesa nel savonese.

Secondo la tradizione più accreditata e gli studi più recenti Santa Liberata è una martire cristiana, nata, vissuta e morta al tempo dell’impero romano nella Francia meridionale, in Aquitania, nella regione compresa fra la catena dei Pirenei e il basso corso dei fiumi Lot, Garonna e Dordogna.
Figlia di un notabile romano pagano, fu iniziata alla religione cristiana dalla nutrice, e all’età di 14 anni circa, scoperta, e per non rinnegare la propria fede, venne uccisa sulle sponde del fiume Lot dai soldati romani inviati da suo padre.
In ottemperanza alle disposizioni di Papa Felice I, con il suo corpo venne consacrata la Chiesa di Saint Martin de Montmart, posta nei pressi del presunto luogo del suo martirio.
All’epoca di Carlo Magno i resti della Santa furono trasferiti in una nuova chiesa a lei dedicata, intorno alla quale sorse la cittadina di Sainte Livrade sur Lot.
Agli inizi del XII secolo, i monaci benedettini cluniacensi, guidati da don Bernardo da Agèn, potarono metà dei resti della Santa al di là dei Pirenei, nel cuore della Spagna, per contribuire alla ricostruzione della diocesi della città di Sigüenza. Nella cattedrale della città, di cui Santa Liberata fu patrona per otto secoli, fu costruito nel XVI secolo un sontuoso altare a lei dedicato in stile rinascimentale plateresco, che contiene un’arca di pietra con l’urna delle reliquie e un dipinto manieristico-raffaellesco della Santa con la palma del martirio.

S. Antonio da Padova
Patrono delle donne che cercano marito, secondo la tradizione delle Chiesa in Portogallo.

Martirologio Romano, 13 giugno: Memoria di sant’Antonio, sacerdote e dottore della Chiesa, che, nato in Portogallo, già canonico regolare, entrò nell’Ordine dei Minori da poco fondato, per attendere alla diffusione della fede tra le popolazioni dell’Africa, ma esercitò con molto frutto il ministero della predicazione in Italia e in Francia, attirando molti alla vera dottrina; scrisse sermoni imbevuti di dottrina e di finezza di stile e su mandato di san Francesco insegnò la teologia ai suoi confratelli, finché a Padova fece ritorno al Signore.

Il dipinto, conservato nella Chiesa di S. Libera a Calice Ligure (SV), è del 1661 è raccoglie tutte queste tradizioni in un’unica raffigurazione. Al centro è collocata S. Liberata V. M., detta nel savonese S. Libera, perché è la pala d’altare della chiesetta dedicata a Nostra Signora della Rocca conosciuta più comunemente come Santa Libera.

venerdì 1 febbraio 2013

Venerdì della III settimana del Tempo Ordinario (Anno dispari)

Beato Andrea Carlo Ferrari




“A che cosa possiamo paragonare il regno di Dio ..?” (Mc 4)

Gesù nel suo narrare la buona novella cerca sempre delle immagini per fissare nella mente dei suoi uditori l’insegnamento che vuole annunciare.
In questa lezione l’immagine è il “granello di senape … più piccolo di tutti i semi che sono sul terreno”.
Ma poi nel raccontare come il piccolo dei semi cresce egli ricorda ai suoi uditori che “cresce e diventa più grande”.

Anche il regno di Dio ha avuto inizio da piccole cose: “un bambino avvolto in fasce, adagiato in una mangiatoia”; da un manipoli di uomini che “erano infatti pescatori”.

Il regno di Dio è fatto di piccole cose, di piccoli gesti che poi diventano un grande albero, come il senape.

La santità che oggi celebriamo nasce in un piccolissimo paese, frazione di un comune della provincia di Parma, Lalatta. “Può venire qualcosa di buono” da un luogo dove., oggi. risiedono 37 persone?
Certo da un piccolo paese è uscito un grande uomo: Andrea Carlo Ferrari.
Ordinato sacerdote nel 1873 a Parma, svolse il ministero sacerdotale come parroco, poi come vicerettore del seminario, poi come insegnante e infine rettore del Seminario.
Durante il suo rettorato ebbe a che fare con altre due piccoli semi del regno di Dio: San Guido Maria Conforti e il Venerabile Giocondo Lorgna, due fondatori e santi sacerdoti.

Le doti umane e cristiane varcarono i confini del seminario, e il Beato Ferrari divenne dal 1890 vescovo: Guastalla, Como e infine Milano nel 1894 con la nomina a Cardinale.

A Milano fu preoccupato, sulla scia di San Carlo Borromeo, di "conservare la fede" attraverso la predicazione, ma soprattutto attraverso la catechesi. Grazie alle sue dote si arrivò alla stesura di un testo di catechesi che poi fu la base del Catechismo di San Pio X.
A lui si deve la scelta pastorale ambrosiana dell’istituzione in tutte le parrocchie di un Oratorio, maschile e femminile.
Come ogni “profeta” soffri a causa della Chiesa per e nella Chiesa per la sua intuizione ad una particolare attenzione ai problemi del laicato e del suo ruolo nella Chiesa. Questa sua sofferenza rimase come una alone per la Chiesa Ambrosiana e per il Cardinal Ferrari: si sciolse solo con il nuovo clima del Concilio Vaticano II dove emerse quanto il Beato Ferrari avesse anticipato i temi della riforma della Chiesa. Il pieno riconoscimento lo si ebbe quando fu proclamato beato da papa Giovanni Paolo II il 10 maggio 1987.

Il beato Andrea Carlo Ferrari spiccò il volo da ammalato incurabile, con un tumore alla gola, il 2 febbraio 1921.




Nonostante la pioggia, i funerali del pastore defunto riuscirono un trionfo per l'incredibile concorso di vescovi, di sacerdoti e di fedeli. Il governo italiano lo commemorò alla Camera e permise che fosse sepolto in Duomo. Don Angelo Roncalli (oggi, beato Giovanni XXIII), che ebbe frequenti contatti con lui, lo considerò sempre "un autentico santo", e quando diventò papa non si stancava di ripetere: "Se Pio X aveva una statura di santità di un metro, il Card. Ferrari l'aveva di quattro".

La sua vita fu come un seme che “se caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto”.
Noi celebriamo ancora questo frutto, non solo la sua santità, infatti molta della nostra identità diocesana è frutto della sua intuizione pastorale e profetica.

Concludo con un pensiero del beato:
“Nella stretta del dolore e dell'afflizione, nella tristezza dell'animo tribolato, il prostrarci con fede e con amore dinanzi all'Ostia Santa vuol dir essere ristorati e fortificati nel cammino, spesso difficile, della vita. Vorrei che non ci fosse chiesa alcuna in cui, nel pomeriggio verso sera, non accorresse un buon numero di persone a visitare Gesù Sacramentato”.
Amen.

giovedì 31 gennaio 2013

Giovedì della III settimana del Tempo Ordinario (Anno dispari)

San Giovanni Bosco






"Il demonio ha paura delle persone allegre" (San Giovanni Bosco)

Cosa significa?
Allegro non vuol dire brillo perché ubriaco, come fanno oramai molti al venerdì-sabato sera!
L'allegrezza cristiana è un dono interiore di Dio, derivato dalla buona coscienza.
La persona allegra è la persona luminosa: perché ascolta la Parola di Dio e la mette in pratica.
La persona triste è al contrario la persona non obbediente alla Parola di Dio, ma anche la persona che non vive affidata alla volontà del Signore.
La persona felice è la persona che misura tutto secondo la misura di Dio.
Qual è la misura del Signore?
Dice San Paolo:
“Per questo io piego le ginocchia davanti al Padre, dal quale ha origine ogni discendenza in cielo e sulla terra, 16perché vi conceda, secondo la ricchezza della sua gloria, di essere potentemente rafforzati nell'uomo interiore mediante il suo Spirito. Che il Cristo abiti per mezzo della fede nei vostri cuori, e così, radicati e fondati nella carità, siate in grado di comprendere con tutti i santi quale sia l'ampiezza, la lunghezza, l'altezza e la profondità, e di conoscere l'amore di Cristo che supera ogni conoscenza, perché siate ricolmi di tutta la pienezza di Dio”. (Ef 3)

La persona che vive così è allegra interiormente, e il demonio ha paura, perché non sa da che parte prenderla!

Quando ci hanno battezzato ci hanno unti con l’olio dei catecumeni: con esso il sacerdote ci ha dato la forza per essere “scivolosi” al male.
L’allegrezza cristiana è quell’ebbrezza dello Spirito che ci rende inafferrabile dal male.

Concludo con San Giovanni Bosco. Domenico Savio scrisse a Don Bosco un biglietto: "Mi aiuti a farmi santo". Il sacerdote gli rispose con i così detti “segreti della santità”: 1.Allegria 2.Impegno nei doveri di studio e di preghiera 3.Fare del bene
Amen.

domenica 27 gennaio 2013

SANTA FAMIGLIA

(Liturgia Ambrosiana - ANNO C)


Santa Famiglia di Gesù, di Maria e di Giuseppe
Parrocchia di San Carlo Borromeo a Brugherio (MB)


Tra tutte le frasi della Parola di Dio proclamata in questa liturgia eucaristica, mi colpisce profondamente questa tratta dalla lettera di San Paolo agli Efesini:
“perché tu sia felice” (Ef 5-6)

Mi sono domandato alla luce delle altre letture che cosa significa?!
Forse bisognerebbe rispondere alla domanda: cosa è la felicità alla luce Parola di Dio?
Leggendo la Bibbia ci si accorge che la felicità è invocata ed è la speranza per la vecchiaia e per la vita dei figli.
Ma la felicità nella Bibbia è anche associata all’obbedienza alla legge di Dio.
“Questi sono i comandi, le leggi e le norme che il Signore, vostro Dio, ha ordinato di insegnarvi … Ascolta, o Israele, e bada di metterli in pratica, perché tu sia felice e diventiate molto numerosi nella terra dove scorrono latte e miele, come il Signore, Dio dei tuoi padri, ti ha detto” (Dt 6).

Anche nella I lettura e nel Vangelo di questa liturgia emerge che la felicità di Israele e della Santa Famiglia è frutto dell’obbedienza alla santa legge di Dio.
Il popolo di Israele attraverso Mosè riceve i comandamenti “legge di vita e d’intelligenza”.
La Santa Famiglia attraverso Giuseppe riceve in sogno le indicazioni di Dio, che il giusto Giuseppe compie prontamente per la felicità della madre e del bambino.

Quindi… L’obbedienza alla legge di Dio, ai suoi insegnamenti ispirati, è cammino di felicità, è sorgente di felicità.

Anche l’obbedienza dei figli ai genitori è riletta come sorgente di felicità, come afferma la II lettura, ma per di più l’Apostolo Paolo afferma: “è giusto”.

Possiamo dire che la felicità è frutto dell’obbedienza alla legge divina e della ricerca della giustizia divina?

Un popolo così incamminato, una famiglia così impostata, è “luogo” in cui perdura la felicità come dono di Dio?

Può una famiglia vivere in questo progetto? Può una famiglia essere infelice perché non vive nell’obbedienza alla legge divina o perché in Dio non cerca la giustizia?
Sono domande profonde, per la cui risposta occorre un lunga osservazione del vissuto.
Perché una risposta a caldo rischia di cadere nello scontato oppure nel non corretto o nel superficiale.

Forse bisogna chiedersi come una famiglia cristiana – oggi - obbedisce alla legge divina in riferimento alla vita morale (sessuale, affettiva, economica, …), alla giustizia, alla carità, alla fraternità, e a tutte quelle sfumature del quotidiano in cui “bisogna obbedire a Dio invece che agli uomini” (At 5)

San Giuseppe tra Gesù e Maria
Parrocchia di San Bartolomeo e Santi Magi a Brugherio (MB)

Concludendo.
Alla luce della pagina evangelica, chiediamo al Signore che ogni famiglia, che si dice cristiana, sia capace di farsi accompagnare passo dopo passo dalla legge divina come ci insegna Giuseppe, lo sposo di Maria. Amen.