sabato 20 ottobre 2012

Il santo missionario dei briganti

di Giulio Andreotti




(... ) Il santo nasce nel 1786 in Roma (e senza fare del campanilismo non dispiace il sottolinearlo) in un momento storico particolarmente movimentato, con la Santa Sede alle prese con le conseguenze tumultuose della sanguinosa Rivoluzione francese. Giovanetto, frequenta la Chiesa del Gesù attigua alla sua abitazione di Palazzo Altieri. Lo attrae in modo particolare il santo missionario Francesco Saverio e si sente per un momento portato verso la Compagnia. Ma non era questo il disegno della Provvidenza. La sua vocazione era per il sacerdozio secolare, ma non davvero in una visione statica.
Nel vocabolario dialettale romano – ormai in disuso – vi era un’espressione per indicare una persona dalla vita calma e privilegiata: “Sta come un canonico” (alcune volte si diceva anche: “Sta come un papa”).

Nel primo decennio dell’Ottocento correvano tempi di certo non agevoli né per il Papa né per i canonici. Così il novello canonico di San Marco, don Gaspare, si trova dinanzi al bivio drammatico della imposizione al clero del giuramento di fedeltà all’imperatore contro le direttive papali. Alcuni si piegavano ma il canonico del Bufalo no. È lapidaria la sua risposta, pur sapendo che questo voleva dire l’esilio: «Non debbo, non posso, non voglio». Di qui il suo allontanamento coatto da Roma con una prima destinazione a Imola, poi a Bologna, indi per sette mesi nel carcere di San Giovanni a Monte e più tardi a Lugo. Lo raggiunge, nel primo anno di allontanamento, la notizia della morte della madre. Soffre ma non deflette e afferma una sua superiorità. In una sua lettera dice: «Scrivo queste poche righe per non incomodare chi presiede alla revisione». Il cerchio si stringe ulteriormente. Chi non giura non può restare nello Stato del papa. Così don Gaspare, via Firenze, raggiunge altri esiliati in Corsica.
Ha modo in questi lunghi anni di conoscere meglio i confratelli nel sacerdozio e di impostare un modello di aggiornamento del clero che si concretizzerà, al ritorno a Roma, nella creazione della Congregazione dei Missionari del Preziosissimo Sangue. Rinuncia al canonicato e si dedica con profondità a quest’opera di rinnovamento sacerdotale e di apostolato popolare. I nuclei di sacerdoti e di collaboratori si irradieranno prodigiosamente. Il primo verrà collocato nel piccolo comune umbro di Giano nel 1815.
Crocefisso in mano, i missionari del Preziosissimo Sangue faranno nei singoli centri giornate di meditazione, di dialoghi, di confessioni. Segue, quattro anni più tardi, la casa di Pieve Torina, presso Camerino. Nel 1821 è la volta di Albano, che sarà un punto cardine per la Congregazione. Di qui si irradiano in Romagna, ma specialmente nella difficile area ciociara allora denominata di Marittima e Campagna, infestata dai briganti.

Più di un secolo dopo, lavorando in modo capillare per il mio compito politico in tutti i comuni del basso Lazio, ho trovato in molte tradizioni locali tracce di questi risvegli organizzati di vita religiosa: da Terracina a Sonnino, da Sermoneta a quella Vallecorsa legata alla santa De Mattias. Anche nella cittadina dei miei genitori, Segni, mi mostrarono documenti di archivio con proteste perché i gonfalonieri avevano tagliato il piccolo tributo necessario per organizzare una nuova missione. Qui il discorso dovrebbe andare al disagio della coesistenza tra poteri religiosi e poteri di rappresentanti per così dire terreni dei papi. Ci sarebbe voluto molto tempo e molta acqua doveva scorrere sotto i ponti del Tevere prima di poter sentire (come sentimmo dal cardinale Montini) che il potere temporale era un peso da cui finalmente la Chiesa venne liberata.Per il momento la diarchia dei vescovi e dei legati pontifici continuava non senza incomprensioni e disagi.
Non mancarono critiche e anche calunnie (ma quale fondatore non ha avuto questo tipo di sofferenze?).

I maldicenti trovano purtroppo credito anche là dove non dovrebbero. Così in uno scambio di lettere tra personaggi di Curia si registra l’accusa ai sacerdoti della Congregazione di non osservare l’astinenza del venerdì, peggio, di aver contatto con i briganti. Fu facile a don Gaspare smentire il primo addebito e spiegare che senza contattarli sarebbe stato difficile adempiere al mandato di far tornare questi malfattori sulla strada giusta.
Circa i briganti stessi, in una lettera del novembre 1823 il santo scrive: «Tre grazie poi io le richiedo con la presente. La prima d’interporre i suoi buoni offici presso Nostro Signore per la remissione dei pochi briganti rimasti, mentre si accerti, e ne sia lode a Dio, che dallo stabilimento delle case di missione la Provincia presenta una notabile mutazione». In un foglio del 1824, dice: «Sul brigantaggio, posto che non si è creduto dare un qualche benigno ordine nel principio del pontificato presente: 1. Si riassuma il sistema del ricovero nelle chiese ed asilo ecclesiastico, dicendo, per esempio: questo giova anche per chi ramingo si trovasse, e così per indirectum s’influirebbe a minorare o togliere gli stessi briganti; 2. Si mettano le selve, dette sacre, parimenti di asilo. L’ottimo altrimenti è contrario al bene; 3. Non si dia per massima ascolto ai memoriali ciechi. Taccio altre cose, perché a me basta predicare e confessare».
D’altra parte forse proprio il rigore di vita delle case della Congregazione creava comparazione disagevole per un certo modo comodo che dominava in giro.
Ma proprio a Frosinone si svolse un difficile e lungo episodio di incomprensione, con intreccio d’interessi di proprietari immobiliari e l’esclusivismo di una comunità claustrale.
Il richiamo al rigore che i missionari facevano e il successo nell’indurre a bruciare libri cattivi, a consegnare armi proibite, a far pubbliche penitenze disturbava le abitudini di ordinaria amministrazione di certo clero che in alcuni centri era molto più numeroso del necessario e talvolta pigro e senza iniziative.

La Regina del Preziosissimo Sangue, l’immagine che san Gaspare portava nelle missioni
La Regina del Preziosissimo Sangue, l’immagine che san Gaspare portava nelle missioni
Leggo alcuni passi negli atti del processo canonico: «Fu per il Servo di Dio cosa sempre dolorosa il vilipendio del clero, però non poteva dissimulare i bisogni grandi della Chiesa. Più volte deplorava lo stato misero in cui ci troviamo e parlava della necessità di una riforma, che doveva avere principio dal sacro. “Preghiamo” diceva, “e preghiamo assai per la riforma dei tempi”».
Con grande umiltà, ma con non minore fermezza scriveva: «Sarebbe un atto assai pio fare conoscere a Sua Santità che tolga ogni idea di commissione speciale... né ciò lede la stima di chi che sia... Così anche far rilevare che non è giusto che gli ecclesiastici siano sindacati dai ministri di polizia... Tali ingerenze toccano ai vescovi». Il 20 di giugno 1825 scrive così: «Un’anima grande... mi fa dire dal suo direttore che dicasi al Santo Padre che se non si principia la riforma e principiando dal sacro, noi siam vicini a nuovi flagelli. Io ho in pronto alcuni fogli intitolati: Claustrali, Clero, Nobili... Oltre le altre memorie rimesse in altre occasioni».
E più avanti: «Il Romano Pontefice dirami un’enciclica ai vescovi acciò riassumano il nervo dell’ecclesiastica disciplina ed insistano sulle leggi sinodali da modificarsi se occorra. In questa enciclica si parli del rimedio necessario alle oscenità di pittura, rami ed altro di simile oggetto. Inoltre, si raccomandi loro la vigilanza sul vestiario delle donne e sui punti insomma i più interessanti della riforma».
«Altra enciclica rendesi necessaria a tutti i principi facendo ad essi amorosamente conoscere come, decaduta la pietà, l’educazione, la dipendenza dalla Chiesa, a repentaglio sono stati i loro troni».
«In punto prelati, oimè! che vedesi oggidì, parlando in genere. Accomunarsi a conversazioni di brio, a danze, a veglie... e come ciò? E come conciliabile con la riserva ecclesiastica e con l’adempimento dei sacri canoni? E con che cuore potransi ritogliere nei secolari tante cose, causa di effeminatezza e cose simili, se portano ad esempio il prelato, il costituito in dignità, e talvolta finanche si è stampato nei fogli pubblici il dettaglio di certi divertimenti e nominati in essi i soggetti intervenuti con vilipendio vero della dignità a cui non sono proporzionati? Le Delegazioni, in specie, sono queste da affidarsi alle persone le più mature».
«Il clero, oimè! qual bisogno è in esso e di scienza e di santità! E quanto interessa reggere le nostre Case di Missioni e Spirituali Esercizi a scuotere dall’inerzia, ad accreditare gli ecclesiastici presso i popoli, a distaccarli dall’amore dei parenti, dalla roba e dalla oziosità. Tolti i parroci ed i canonici, gli altri del clero nei convitti, tanto celebri nei primi tempi della Chiesa, e dai quali ogni bene si dirama alle rispettive diocesi; ed oh quanti operai si invierebbero anche alle missioni estere di Propaganda! Ma a questo gran bene, che è la pupilla degli occhi di Dio, conviene unire il convitto dei giovani che, sortiti dai seminari, han bisogno formarsi alle parrocchie, ai ministeri, alla coltura della vigna di Gesù Cristo».

La scuola di economia domestica presso la missione di Manyoni in Tanzania
La scuola di economia domestica presso la missione di Manyoni in Tanzania
«La riforma non presenta tuttora i suoi veri principi. Orabimus igitur coram Domino, a quo omne bonum... Tutte le carte che io scrissi in varie epoche, le avrà sicuramente date al Santo Padre. Io temo di qualche gran castigo, perché fin qui le basi della riforma non si vedono. Oremus ergo provoluti coram Domino... Sa perché ho detto che la riforma non è principiata? Perché questa deve principiare dal sacro... Si fa, ma non con quella imponenza di principi, di encicliche... Diciamo il di più nelle Piaghe del Signore. I nostri peccati ritardano le grazie, i lumi, le misericordie».


Leggo un altro passo sempre negli atti del processo canonico: «Dico che tutto il quadro delle cose, mentre a tanti sembra in regola, in punto sacro non può essere più lacrimevole. A me non compete fare altro che pregare, tacere e patire. Per esempio, l’episcopio di Pontecorvo è a uso di affari politici ed il Vescovo non ha ove andare. E si sta nello Stato Pontificio. Quanti altri luoghi pii ridotti a tale metodo di unire e regolari e militari. Si è dato mai un assesto a punti di tale relazione, tacendo di altri? E Dio non è pago di noi».
Certamente è impossibile interpretare con fedeltà questi richiami e questi commenti accorati se non li si inquadra nelle tormentate vicende del papato in quegli anni, fatte di prevaricazioni civili, di umiliazioni, di tentativi di conciliazione spesso disattesi, di impossibilità perfino di una ordinaria amministrazione della Chiesa e dello Stato.
Lungo la relativamente breve vita di san Gaspare (1786-1837) si susseguirono ben cinque papi: Pio VI, Pio VII, Leone XII, Pio VIII e Gregorio XVI; la storia di tutti e cinque fu quasi sempre drammatica e spesso avvilente.

Santa messa presso la parrocchia di Chibumagwa in Tanzania
Santa messa presso la parrocchia di Chibumagwa in Tanzania
Le lamentele perché con le loro missioni don Gaspare e i suoi sacerdoti disturbavano i superiori arrecavano al santo amarezza, ma non lo distoglievano da una precisa vocazione riformatrice. Del resto l’arcivescovo di Camerino, che era andato a visitare il papa Leone XII infermo, alla presenza anche di altri vescovi raccolse questo suo giudizio: «Il canonico del Bufalo è un angelo, un santo e un dotto». (...)


FONTE: 30Giorni
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La memoria liturgica è il 21 ottobre.

Vedi anche pagina in spagnolo


venerdì 19 ottobre 2012

I fratelli Danei





Venerabile Giovanni Battista di San Michele Arcangelo, al secolo Giovanni Battista Danei (Ovada, 4 aprile 1695; † Ritiro di Sant'Angelo in Vetralla (VT), 30 agosto 1765), sacerdote, fratello di San Paolo della Croce.




Martirologio Romano, 19 ottobre: San Paolo della Croce, sacerdote, che fin dalla giovinezza rifulse per spirito di penitenza e zelo e, mosso da singolare carità verso Cristo crocifisso contemplato nel volto dei poveri e dei malati, istituì la Congregazione dei Chierici regolari della Croce e della Passione di Nostro Signore Gesù Cristo. Il suo anniversario di morte, avvenuta a Roma, ricorre il giorno precedente a questo.

giovedì 18 ottobre 2012

Giovanni Paolo I, beato nel 2013?




Ieri, 17 ottobre, il cardinale Angelo Amato ha ricevuto il primo dei quattro documenti che contribuiranno a preparare la Positio sulle virtù eroiche del Servo di Dio Giovanni Paolo I

È stato consegnato ieri, 17 ottobre, alla Congregazione delle Cause dei Santi, nelle mani del suo Prefetto, il Cardinale Angelo Amato, il Summarium testium, ossia il primo dei quattro documenti che contribuiranno a preparare la Positio sulle virtù eroiche del Servo di Dio Giovanni Paolo I.

Il Cardinale Amato ha spiegato che la documentazione consegnata oggi dovrà essere «accompagnata e completata da altri dossier che ancora mancano. Tra questi la Informatio super virtutibus, che – ha spiegato – è la parte più significativa della documentazione, perché riguarda la prova dell’eroicità delle virtù teologali (fede, speranza e carità) e delle virtù cardinali (prudenza, giustizia, fortezza e temperanza) con le altre virtù annesse, come umiltà, povertà, obbedienza, castità… Questa parte – ha ribadito il porporato – è la parte più rilevante, perché offre la chiave di lettura dell’intero dossier: è la disquisitio sulla santità del Servo di Dio».

Sui tempi della conclusione del processo, il Cardinale Amato ha specificato che si tratta di un processo lungo e complesso. «È vero – ha chiarito –, si tratta di una procedura canonica raffinata, perché la beatificazione e la canonizzazione di una persona richiedono un accertamento serio delle virtù cristiane. Non si va per sentito dire, ma per oggettiva documentazione».
Su quando avverrà la beatificazione, Amato ha risposto: «Il tempo che va fino alla beatificazione, è un tempo benedetto. Non è un tempo vuoto, ma pieno: deve essere riempito dalla conoscenza del Servo di Dio, dall’ammirazione delle sue virtù, dalla contemplazione della vita e soprattutto dall’imitazione della sua santità. Inoltre – ha aggiunto – è un tempo di supplica e di preghiera al Servo di Dio, per ottenere l’intercessione con grazie e con miracoli. Si tratta – ha concluso – di un tempo benedetto, che aiuterà tutti noi a pensare alla nostra personale santificazione».

Amato ha infine ringraziato il postulatore della causa, il vescovo Enrico dal Covolo per il suo «contagioso entusiasmo», che – ha auspicato – «porterà a buon termine e al più presto possibile» quella che ha definito una vera e propria «impresa gigantesca». Anche dal Covolo ha ringraziato Amato e la Congregazione da lui presieduta per la sollecitudine con cui egli guarda alla causa e per lo slancio pastorale profuso.

«Le cause – ha sottolineato il Rettore della Pontificia Università Lateranense – non sono momenti burocratici, ma occasioni vive di promozione della santità». È ha ricordato la concomitanza provvidenziale di questo giorno di consegna (il 17 ottobre ricorre anche il centenario della nascita di Albino Luciani) con il Sinodo dei vescovi in corso di svolgimento.

«Sono convinto – ha detto il presule – che Giovanni Paolo I possa essere un modello di Nuova Evangelizzazione per la trasmissione della fede, proprio per la sua straordinaria capacità di comunicazione con i fedeli. Per questo sono contento che la sua figura sia stata presentata oggi all’assemblea sinodale». Infine il vescovo ha condiviso il perché della beatitudine o santificazione di Giovanni Paolo I: «Perché – ha spiegato – egli è un modello di buon pastore che dà la vita per il suo gregge».

FONTE: ZENIT.org

«Solo Luca è con me»





Luca viene onorato da Paolo come «collaboratore» (Fm 24) e «caro medico» (Col 4,14). Siro di origine, secondo Eusebio e Girolamo, di origine pagana, accompagna l'Apostolo nei suoi viaggi missionari e soprattutto durante l'arresto e la prima prigionia romana. Da Origene in poi, gli scrittori ecclesiastici — fra i quali san Girolamo — e gli studiosi di epoca più recente pensano che sia da identificare con il «fratello» di cui parla Paolo in 2 Cor 8,18, il quale «ha lode in tutte le Chiese a motivo del vangelo» e che è stato «designato dalle Chiese come nostro compagno». In qualsiasi caso questo ruolo fu da lui svolto perseverando nella travagliata vita apostolica di Paolo. In 2 Tm 4,11 si legge quella viva esclamazione dell'Apostolo, che si sente abbandonato da tutti: «solo Luca è con me».

testo: FONTE 
Immagine da Chiesa Cattolica

mercoledì 17 ottobre 2012

Santa Maria di Betania




"Nella Bibliotheca Sanctorum cosa è scritto su S. Maria di Betania, sorella di Lazzaro?
Grazie".

Un po’ complicato. Sintetizzo.
TRE donne come Maria Maddalena (voce della Bibliotheca Sanctorum):

a)   Peccatrice anonima (Lc 7, 36-50)
b)   Maria di Betania, sorella di Marta (Lc 10, 38-42), unzione di Betania (Gv 12, 1 -8)
c)   Maria Maddalena, “liberata da sette demoni” (Lc 8, 2), la prima che vide il Risorto (Gv 20, 1- 10)

Tre donne?

Padri greci: tre donne.
San Gregorio Magno: 1 donna. Una prima controversia in solo tre autori latini, tra cui S. Bernardo. Successiva controversia nel XVI secolo. Nuova critica storica dall’esegetica biblica contemporanea: forse tre donne.

In conclusione: due donne, se bisogna identificare la (a) con una delle altre è certamente la (b) - by Victor Saxer

"Sono frumento di Dio ..."





“Scrivo a tutte le chiese, e a tutti annunzio che morrò volentieri per Dio, se voi non me lo impedirete. Vi scongiuro, non dimostratemi una benevolenza inopportuna. Lasciate che io sia pasto delle belve, per mezzo delle quali mi sia dato di raggiungere Dio. Sono frumento di Dio e sarò macinato dai denti delle fiere per divenire pane puro di Cristo. Supplicate Cristo per me, perché per opera di queste belve io divenga ostia per il Signore.
A nulla mi gioveranno i godimenti del mondo né i regni di questa terra. E' meglio per me morire per Gesù Cristo che estendere il mio impero fino ai confini della terra. Io cerco colui che è morto per noi, voglio colui che per noi è risorto. E' vicino il momento della mia nascita.
Abbiate compassione di me, fratelli. Non impeditemi di vivere, non vogliate che io muoia. Non abbandonate al mondo e alle seduzioni della materia chi vuol essere di Dio. Lasciate che io raggiunga la pura luce; giunto là, sarò veramente un uomo. Lasciate che io imiti la passione del mio Dio. Se qualcuno lo ha in sé, comprenda quello che io voglio e mi compatisca, pensando all'angoscia che mi opprime.
Il principe di questo mondo vuole portarmi via e soffocare la mia aspirazione verso Dio. Nessuno di voi gli dia mano; state piuttosto dalla mia parte, cioè da quella di Dio. Non siate di quelli che professano Gesù Cristo e ancora amano il mondo. Non trovino posto in voi sentimenti meno buoni. Anche se vi supplicassi, quando sarà tra voi, non datemi ascolto: credete piuttosto a quanto vi scrivo ora nel pieno possesso della mia vita. Vi scrivo che desidero morire.
Ogni mio desiderio terreno è crocifisso e non c'è più in me nessun'aspirazione per le realtà materiali, ma un'acqua viva mormora dentro di me e mi dice: «Vieni al Padre». Non mi diletto più di un cibo corruttibile, né dei piaceri di questa vita. Voglio il pane di Dio, che è la carne di Gesù Cristo, della stirpe di David; voglio per bevanda il suo sangue che è la carità incorruttibile.
Non voglio più vivere la vita di quaggiù. E il mio desiderio si realizzerà, se voi lo vorrete. Vogliatelo, vi prego, per trovare anche voi benevolenza. Ve lo domando con poche parole: credetemi. Gesù Cristo vi farà comprendere che dico il vero: egli è la bocca verace per mezzo della quale il Padre ha parlato in verità. Chiedete per me che io possa raggiungerlo. Non vi scrivo secondo la carne, ma secondo il pensiero di Dio. Se subirò il martirio, ciò significherà che mi avete voluto bene. Se sarò rimesso in libertà, sarà segno che mi avete odiato”.

(S. Ignazio vescovo d’Antiochia, martire)


Immagine da Chiesa Cattolica

martedì 16 ottobre 2012

16 ottobre 1890



S. Reliquai insigne della Santa
conservata a Corinaldo (AN)


Nasceva nel bellissimo borgo medievale di Corinaldo (AN)


Camera dove è nata la Santa


SANTA MARIA (TERESA) GORETTI
il Giglio di Corinaldo


Marietta, prega per noi!

lunedì 15 ottobre 2012

Un pensiero ...





“Solo due cose ci chiede il Signore: l'amore di Dio e l'amore del prossimo. Qui devono convergere i nostri sforzi. Osservando nel modo migliore questi due precetti, noi compiamo la sua volontà: saremo così uniti con Lui.
A mio parere, il segno più certo per conoscere se adempiamo questi, due precetti, si ha quando noi osserviamo pienamente l'amore del prossimo; perché se amiamo Dio non possiamo saperlo - anche se ci sono degli indizi sicuri per conoscere che lo amiamo -, ma possiamo sapere se amiamo il prossimo. Quando costate di essere diventate più capaci nell'amore del prossimo, lo sarete diventate certamente anche nell'amore di Dio. Tanto grande è infatti l'amore che Dio ha per noi, che, in cambio dell'amore che abbiamo per il prossimo, farà crescere in mille modi quello che abbiamo per Lui: di questo non posso dubitare. Ecco dunque perché è di così grande importanza considerare attentamente quanto noi amiamo il prossimo: se questo amore è perfetto, non ci resta altro da fare. Io credo che la nostra natura è così cattiva che, se il nostro amore per il prossimo non si radica nello stesso amore di Dio, non arriverà mai ad essere perfetto”.
(Santa Teresa d’Avila)


Immagine da Chiesa Cattolica

domenica 14 ottobre 2012

XXVIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO B)




«Impossibile agli uomini, ma non a Dio! Perché tutto è possibile a Dio».

Alla luce dello stesso Vangelo e delle altre letture possiamo affermare che Gesù è colui che rende possibile l’impossibile dell’uomo nel possibile di Dio.

Ma il possibile viene da Dio, solo a Lui tutto è possibile?
Gesù chi è?
“Maestro buono…” ma solo Dio è buono, dirà Gesù!
Hai forse scoperto la mia identità?
Certo noi sappiamo che Gesù ha detto: “Chi ha visto me ha visto il Padre”, cioè Dio!
Interessante è osservare in questo Vangelo che Gesù:
“Gesù fissò lo sguardo su di lui …”
“Gesù, volgendo lo sguardo attorno, disse …”
“Gesù, guardandoli in faccia, disse..”

Sembra quasi che non solo guarda, ma si pone nell’atteggiamento di essere guardato.
Guardami e vedrai il possibile di Dio che si realizza, perché chi ha visto me ha visto il Padre, Dio, a cui tutto è possibile.
Gesù è Colui che bisogna seguire, che va guardato come modello per realizzare il possibile di Dio.
Gesù è il buon maestro, che non si impone, ma che si propone come via da seguire, verità da vivere, come vita da amare.

Ma come vederlo Gesù?
Gesù è “La parola di Dio viva, efficace e più tagliente di ogni spada a doppio taglio” (che) “penetra fino al punto di divisione dell’anima e dello spirito, fino alle giunture e alle midolla, e discerne i sentimenti e i pensieri del cuore”: Gesù chiede di entrare nella vita fino alla sua essenza, nel più profondo del nostro essere.

È la Parola di Dio che mostra a noi oggi il volto di Gesù, il modello da seguire, da imitare: la Parola se accolta scava dentro di noi: come uno scalpello da scultore ripete in noi l’immagine di Cristo; come una goccia d’acqua sulla roccia della nostra umanità e la modella ad immagine di colui che è la pietra angolare su cui si deve fondare la nostra vita.

In questa prospettiva abbiamo la Sapienza e la ricompensa “già ora” e poi “la vita eterna nel tempo che verrà”.
Perche questa sapienza del vivere ci da una prospettiva di felicità ora e la felicità eterna “nel tempo che verrà”.

Dobbiamo guardare, seguire.
La nostra fede non una militanza, che prevede cosa da fare e da non fare, ma il fare e non il fare è dato dal seguire:
«Una cosa sola ti manca: … e vieni! Seguimi!».
Però bisogna abbandonare, affinché il passo sia libero e povero per il tuo regno.

E quali sono le ricchezze che l’uomo?
L’Io, i beni e gli affetti.

Nel seguire Gesù abbiamo la sapienza necessaria per dar il giusto valore ad ogni cosa e per camminare seguendo veramente il Signore.

Gesù è la Sapienza eterna incarnata: più preferibile a ogni bene materiale; amabile più della bellezza e della salute, perché in Lui viene donata ogni altra benedizione per vivere che è incalcolabile.

Gesù non chiede la povertà estrema, ma la sapienza nel vivere il rapporto con le cose secondo il Vangelo.
Infatti ci sono discepoli poveri e discepoli ricchi alla sequela di Cristo: pensiamo a San Francesco o i Beati coniugi Martin.

Gesù non chiede di non costruire relazioni umane, ma la sapienza di viverle secondo il Vangelo
Infatti ci sono discepoli celibi e discepoli coniugati alla sequela di Cristo: pensiamo ancora a San Francesco o i Beati coniugi Martin.

Gesù non chiedi di annientarci di fronte a Lui, ma la sapienza nel far diminuire il nostro Io affinché il suo Tu abbiamo spazio in noi. Infatti ci sono alla scuola di Cristo discepoli dotti, come S. Antonio da Padova, o semplici come S. Giuseppe da Copertino, che si auto definiva “fra Asino”.

In conclusione: per ereditare – cioè per essere della famiglia di Dio – bisogna guardare, seguire, il Maestro buono Gesù… buono perché a Lui il Padre ha svelato e ha chiesto di svelare la via che ci riconduce alla piena felicità “già ora, in questo tempo, insieme a persecuzioni, e la vita eterna nel tempo che verrà”.

«Maestro buono, che cosa devo fare per avere in eredità la vita eterna?». … Seguimi!»

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sabato 13 ottobre 2012

I due ambrosiani martiri a Praga

Beatificati il 13 ottobre 2011




Fra Gerolamo degli Arese nacque a Milano e, fattosi frate minore, venne ordinato diacono. Aveva circa 24 anni. Quel giorno, udendo il tumulto, si rifugiò nella cappella della Beata Vergine Maria dove, davanti alla statua della Madre di Dio, genuflettendosi e pregando, morì colpito alle spalle da una lunga spada. Così narra una antica cronaca: «Davanti all’altare della Madonna, levati gli occhi e le mani al cielo, pregando con grande fervore e raccomandando la sua anima all’eterno Padre, Fra Gerolamo dei Conti Arese di Milano con ammirabile fortezza, con l’indomabile ardore di un cuore giovanile, aspettava l’ora estrema».




Riguardo a fra Gaspare Daverio, il suo atto di Battesimo è conservato nell’Archivio della parrocchia di S. Vittore in Varese e così attesta: «27 aprile 1584. A dì 27 Don Giovanni Bosso suddetto ho battezzato un figlio di Gerolamo Daverio, et di Madonna Bianca sua moglie nato a dì suddetto nominato Gaspare. Il Compare il detto Gaspare Boveara, la Comare la detta Angila Bobia». Gaspare Daverio era nato a Bosto presso Varese il 27 aprile 1584. Divenuto frate, ricevette gli ordini minori il 6 marzo 1610 nella Cappella di S. Maria Maddalena in Monte Sion ovvero Strahov di Praga dall’abate dell’Ordine Premonstratense e vescovo suffraganeo di Praga Giovanni Lohelio; ricevette il suddiaconato nella chiesa della Beata Maria Vergine in Monte Sion il 5 giugno 1610 dallo stesso vescovo. Il 15 febbraio 1611 i feroci carnefici afferrarono il suddiacono Gaspare Daverio che si era riparato in campanile e lo fecero a pezzi gettandone a terra il corpo attraverso una finestra.

venerdì 12 ottobre 2012

Servo di Dio Giacomo Rem sacerdote gesuita





Giacomo Rem è nato nel giugno 1546 a Bregenz, Vorarlberg (Austria). Ebbe la sua formazione umanistica nella scuola superiore di Dillingen in Baviera e li diede anche inizio ai suoi studi teologici e successivamente, probabilmente attraverso l’occhio sapiente di San Pietro Canisio, fu aggregato all’Ordine dei Gesuiti.
Compì il noviziato a Roma assieme a San Stanislao Kostka. Ritornato in patria terminò gli studi teologici a Dillingen e nel 1573 fu ordinato sacerdote ad Augusta.

Successivamente divenne vicerettore del convitto di Dillingen, poi al collegio gesuitico di Monaco e finalmente al collegio Sant’Ignazio a Ingolstadt. Qui ebbe il compito di direttore spirituale dei chierici e preside dei membri delle congregazioni mariane, degli studenti delle scuole superiori, che formò alla vera devozione mariana, allo zelo religioso e allo spirito di Fede, specialmente per mezzo del cosiddetto: “Colloquium Marianum”.

Il servo di Dio Giacomo Rem operò con grande zelo e copiosi frutti per 33 anni ad Ingolstadt.




Profuse una profonda devozione mariana dinnanzi all'immagine de “La Madre tre volte ammirabile” - copia dell'immagine di Santa Maria Maggiore di Roma, dono di S. Francesco Borgia – e guidò la vita religiosa della gioventù studentesca, attraverso una profonda venerazione e imitazione della Beata Vergine, ad un alto grado di perfezione.

Ebbe molto a cuore il suffragio delle povere anime del Purgatorio: difatti il servo di Dio è spesso raffigurato nel pregare la Madre di Dio a suffragio delle anime purganti.





Il 6 aprile 1604, a Ingolstadt, Padre Giacomo Rem, ebbe una apparizione mariana nella cappella universitaria del collegio con la presenza di molti studenti, mentre tutti erano intenti ad una prova musicale del cantico Mater te admirabilis.

Giacomo Rem muore il 12 ottobre 1618. Nell’annuario del collegio di Ingolstadt si legge: “Quest'anno noi abbiamo regalato al Cielo un uomo, che secondo il pensiero universale fu un santo ... Fu un uomo di altissime virtù, e quella più grande fu di saperle tutte nascondere”.




Nel 1932 in occasione dell'apertura del processo per la beatificazione di P. GaicomoRem avvenne la ricognizione delle sue reliquie e la traslazione dalla primitiva sepoltura alla Cattedrale di Nostra Signora di Ingolstadt.

Il processo informativo si è concluso nel 1949. Il 21 giugno 1957 fu firmato il decreto sugli scritti, ma nel 2010 la diocesi di Eichstätt  ha aperto un supplemento al processo di canonizzazione, di cui si attende l’esito.