domenica 17 giugno 2012

XI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO B)





“Ci sforziamo di essere a lui graditi” (2 Cor 5)

Mi domando: cosa vuol dire essere graditi al Signore?
La nostra vita è un cammino: elevare la nostra umanità alla divinità, conformarla al mistero trinitario in forza di Cristo che si fa cibo per il nostro cammino, ma come io posso riscrivere in me tutto ciò?

Scrive il Dottore della Chiesa, Teresa di Lisieux:

“Voi lo sapete, madre mia, che ho sempre desiderato essere una santa; ma ahimé! Ho sempre constatato, nel paragonarmi ai santi, che vi è tra loro e me la stessa differenza che esiste tra una montagna la cui vetta si perde nei cieli e il granello di sabbia calpestato dai piedi dei passanti.
Invece di scoraggiarmi, mi sono detta: Il buon Dio non saprebbe ispirare desideri irrealizzabili; posso quindi, malgrado la mia piccolezza, aspirare alla santità. Diventare più grande è impossibile; devo sopportarmi quale sono con tutte le mie imperfezioni. Ma voglio trovare il modo di salire al cielo attraverso una piccola via diritta, corta, una piccola via nuova. Noi siamo in un secolo di invenzioni; ora non è più il caso di salire i gradini di una scala; nelle case dei ricchi un ascensore li sostituisce con vantaggio. Io vorrei trovare l'ascensore per elevarmi fino a Gesù, poiché sono troppo piccola per salire la dura scala della perfezione.
Allora ho cercato nei libri santi l'indicazione dell'ascensore, oggetto del mio desiderio; e ho letto queste parole uscite dalla bocca della saggezza eterna: "Chi è inesperto, corra qui!" (Pr 9,4). Allora sono venuta, capendo che avevo trovato ciò che cercavo. E volendo sapere, o mio Dio, che cosa farete agli inesperti che risponderanno alla vostra chiamata, ho continuato le mie ricerche, ed ecco che ho trovato: "Come una madre consola un figlio, così io vi consolerò; vi porterò in braccio e vi accarezzerò sulle ginocchia" (Is 66,13).
Ah! Mai parole più tenere, più melodiose sono venute a far gioire la mia anima; sono le vostre braccia, o Gesù, l'ascensore che deve portarmi fino al cielo. Io non ho bisogno di diventare più grande; al contrario, bisogna che io resti piccola, che lo diventi sempre di più.
O mio Dio, voi avete superato la mia attesa! Voglio cantare la vostra misericordia”.

Anche noi come Teresina cerchiamo nei “libri santi”.
Nella II lettura, Paolo ai Corinzi, ci esorta alla fiducia perché noi portiamo la zavorra del corpo o meglio il corpo è segno della nostra fragilità umana che con fatica si sforza a elevarsi alla divinità.

Ecco allora l’immagine dell’esilio del corpo: abbandonare la carnalità, come strada che allontana dal divino, per “abitare presso il Signore”.

Tutto questo ci sembra impossibile, ma la I lettura (Ezechiele) e il Vangelo, ci danno la speranza.

Ezechiele ci esorta nel confidare nel Signore, egli parla e compie la trasformazione, perché egli è dalla nostra parte: egli tifa per noi!
Come direbbe Teresina: “Il buon Dio non saprebbe ispirare desideri irrealizzabili”
Egli infatti innalza l’albero basso: cioè, Egli è consapevole della nostra bassezza (però in questa bassezza, l’umanità, Egli si è fatto visibile) per elevarci alla sua altezza. Egli attende e pazienta, se con umiltà camminiamo verso di Lui.
Facciamoci “coltivare” dal Signore così come il profeta ci racconta.

Passiamo ora al Vangelo:
«Così è il regno di Dio: come un uomo che getta il seme sul terreno; dorma o vegli, di notte o di giorno, il seme germoglia e cresce. Come, egli stesso non lo sa. Il terreno produce spontaneamente prima lo stelo, poi la spiga, poi il chicco pieno nella spiga; e quando il frutto è maturo, subito egli manda la falce, perché è arrivata la mietitura».

C’è un seme buono che cresce in noi!
È il seme della vita che il Cristo ha piantato in forza della sua Pasqua: un seme se pur piccolo “come un granello di senape” ma seme di speranza.

La nostra vita cristiana, la nostra fatica di essere di Cristo, l’avvento del Regno di Dio sono dentro questa piccola speranza ma che “cresce e diventa più grande”.
Sii perché dice il profeta Ezechiele “Io, il Signore, ho parlato e lo farò”. Assecondiamo la sua parola e tutto si compirà… perché alla fine diremo: grazie Signore “è arrivata la mietitura”!

Concludo con un pensiero del Santo di Padova:
“Bassa è la porta del Cielo: chi vuole entrarvi è necessario che si abbassi”. (Sant'Antonio)

Rimaniamo bambini in Dio, per essere uomini maturi secondo il Cuore di Cristo per essere segni del Regno di Dio!

giovedì 14 giugno 2012

San Panfilo sacerdote e martire






Martirologio Romano, 16 febbraio: A Cesarea in Palestina, santi martiri Elia, Geremia, Isaia, Samuele e Daniele: cristiani di Egitto, per essersi spontaneamente presi cura dei confessori della fede condannati alle miniere in Cilicia, furono arrestati e dal governatore Firmiliano, sotto l’imperatore Galerio Massimiano, crudelmente torturati e infine trafitti con la spada. Dopo di loro ricevettero la corona del martirio anche Panfilo sacerdote, Valente diacono di Gerusalemme, e Paolo, originario della città di Iamnia, che già avevano trascorso due anni in carcere, e anche Porfirio, domestico di Panfilo, Seleuco di Cappadocia, di grado avanzato nell’esercito, Teodúlo, anziano servitore del governatore Firmiliano, e infine Giuliano di Cappadocia, che, tornato proprio in quel momento da un viaggio, dopo aver baciato i corpi dei martiri, si rivelò come cristiano e per ordine del governatore fu bruciato a fuoco lento.

mercoledì 13 giugno 2012

Santa Felicola Martire e i "santi" del 13 giugno





Felicola, santa, martire di Roma, la passio di Nereo e Achilleo la vuole sorella di latte di S. Petronilla. Sepolta al VII miglio della via Ardeatina, nel 1112 venne scoperta dal presbitero Benedetto e traslata a S. Lorenzo in Lucina. Il suo corpo qui ritrovato nel 1605 è conservato presso l’altare maggiore. Il primo rinvenimento dei resti avvenne, secondo la lapide del 1112, insieme alle spoglie del martire Gordiano.

[ Tratto dall'opera «Reliquie Insigni e "Corpi Santi" a Roma» di Giovanni Sicari ] 
Antico Martirologio Romano, 13 giugno - A Roma, sulla via Ardeatina, il natale di santa Felicola, Vergine e Martire. Non volendo maritarsi a Flacco, ne sacrificare agli idoli, fu data in mano ad un Giudice, il quale, perseverando essa nella confessione di Cristo, dopo tenebroso carcere e lunga fame, tanto tempo la fece tormentare nell'eculeo, finchè essa non rese lo spirito, e così finalmente la fece deporre e gettare in una cloaca. Il suo corpo, estratto da san Nicomede Prete, fu sepolto sulla medesima via.

Martirologio Romano, 13 giugno: A Roma al settimo miglio della via Ardeatina, santa Felícola, martire.

Oltre a questa martire di Roma, la Chiesa ricorda in data 13 giugno:

    1. Beata Marianna Biernacka martire del XX secolo
    2. Beato Achilleo (Sant'Achilla) vescovo di Alessandria
    3. Beato Alfonso Gomez de Encinas sacerdote mercenario e martire
    4. Beato Gerardo di Clairvaux monaco
    5. San Ceteo (Peregrinus) vescovo di Amiterno
    6. San Fandila di Cordova martire
    7. San Massimo martire romano venerato a Cravagliana
    8. San Ramberto (o Ragneberto) martire
    9. San Salmodio (o Psalmodio) eremita
    10. San Smbat il Confessore generale armeno
    11. San Trifilio vescovo di Leucosia (Nicosia)
    12. Sant'Antonio di Padova sacerdote OFM e dottore della Chiesa
    13. Sant'Aventino eremita
    14. Sant'Eulogio vescovo di Alessandria
    15. Santi Agostino Phan Viet Huy e Nicolao Bui Viet The martiri

martedì 12 giugno 2012

Santi Quirino e sua figlia Balbina, vergine, martiri



Antico Martirologio Romano, 31 marzo - A Roma santa Balbina Vergine, figlia del beato Quirino Martire, la quale, battezzata dal Papa sant'Alessandro, nella sua santa verginità si scelse Cristo per sposo, e, dopo aver superato il corso di questo mondo, fu seppellita sulla via Appia, accanto a suo padre.

Martirologio Romano, 31 marzo - A Roma, commemorazione di santa Balbina, la cui basilica fondata sull’Aventino reca il suo venerando nome.


San Martino diacono e abate di Vertou





Martirologio Romano, 24 ottobre: Nel monastero di Vertou nel territorio di Retz in Francia, san Martino, diacono e abate, che san Felice vescovo di Nantes mandò a convertire i pagani di questa regione.

San Perpetuo Vescovo di Tours



S. Perpetuo Vescovo
venerato a Solero (AL)


Martirologio Romano, 30 dicembre: A Tours nella Gallia lugdunense, ora in Francia, san Perpetuo, vescovo, che edificò la basilica di San Martino e molte altre in onore di santi e ristabilì nella sua Chiesa l’uso dei digiuni e delle veglie.


Perché San Perpetuo è legato a Solero?

In un decreto del 774 emanato a Pavia nel giorno della vittoria sui Longobardi, Carlo Magno concede parte del territorio di Solero ai canonici di San Martino di Tours. I religiosi francesi si trovavano a Pavia perché lì possedevano una prebenda. Essi trasferiscono alcuni religiosi a Solero e ivi iniziano a costruire una chiesetta dedicata a San Martino (da qui l'omonima via in centro paese), un loro monastero (dove avrebbe poi iniziato gli studi San Bruno) e un ospedaletto intitolato a San Perpetuo.
La popolazione dai dintorni comincia a raccogliersi intorno a questo centro spirituale e caritativo, aumentando i residenti. Il Vescovo di Asti, Pietro II, dipendente dal Vescovo di Pavia, affida ai religiosi di San Martino la cura d'anime di Solero nell'887; così la chiesa di San Martino diventa Parrocchia di Santa Maria e di San Martino fino al 1000.
Nel IX secolo la vita a Tours si fa difficile a causa dell'invasione dei Normanni, che attaccano anche le chiesa. I canonici, che avevano già salvato altre volte le reliquie dei loro santi, decidono allora, per motivi di sicurezza, di portare quelle di San Perpetuo nel lontano possedimento italiano. Lo storico solerino Ruggero Abannio (1818-1891), sostiene che nel 1642 il corpo fu profanato dai soldati franco sabaudi, fu disfatto, ma salvato. Nel 1768 viene costruito il reliquiario di ebano e argento, di forma trapezioidale, per contenere le ossa di San Perpetuo, tuttora conservato sotto l'altare maggiore della parrocchiale di Solero.
Nel 1886 giungono a Solero due canonici di Tours per riportare in patria due ossa del loro santo Vescovo e probabilmente in questa occasione, per il legame tra Solero e San Perpetuo di Tours, al parroco di Solero è stato concesso il titolo di canonico onorario di S. Martino di Tours.
La popolazione solerina venera quindi dall'antichità il Vescovo francese come titolare della Parrocchia, considerato taumaturgo e portato in processione per ottenere i benefici del cielo, in particolare il dono della pioggia, che non ha mai mancato di donare.


TRIDUO A S. ANTONIO - TERZO GIORNO




LITANIE A SANT'ANTONIO DA PADOVA

Signore, pietà Signore, pietà
Cristo, pietà Cristo pietà
Signore, pietà Signore pietà
Cristo, ascoltaci Cristo ascoltaci
Cristo, esaudiscici Cristo esaudiscici
Padre celeste, Dio abbi pietà di noi
Figlio redentore del mondo,Dio abbi pietà di noi
Spirito Santo, Dio abbi pietà di noi
Santa Trinità, unico Dio abbi pietà di noi

Santa Maria prega per noi
S. Madre di Dio prega per noi
Santa Vergine delle vergini prega per noi

Sant'Antonio: martire di desiderio prega per noi
Sant'Antonio: sublime per contemplazione prega per noi
Sant'Antonio: esempio di semplicità prega per noi
Sant'Antonio: esempio di castità prega per noi
Sant'Antonio: esempio di mitezza prega per noi
Sant'Antonio: ricco di prudenza prega per noi
Sant'Antonio: ricco di temperanza prega per noi
Sant'Antonio: ricco di fortezza prega per noi
Sant'Antonio: fervido nella carità prega per noi
Sant'Antonio: generoso nell'amore prega per noi
Sant'Antonio: amante della pace prega per noi
Sant'Antonio: nemico dei vizi prega per noi
Sant'Antonio: disprezzatore della vanità prega per noi
Sant'Antonio: modello di ogni virtù prega per noi
Sant'Antonio: gemma dei confessori prega per noi
Sant'Antonio: predicatore insigne del Vangelo prega per noi
Sant'Antonio: predicatore della grazia prega per noi
Sant'Antonio: apostolo di ogni virtù prega per noi
Sant'Antonio: dottore evangelico prega per noi
Sant'Antonio: dottore della verità prega per noi
Sant'Antonio: arca del testamento prega per noi
Sant'Antonio: vincitore del demonio prega per noi
Sant'Antonio: mirabile operatore di miracoli prega per noi
Sant'Antonio: protettore delle cose perdute prega per noi
Sant'Antonio: potente contro la lebbra prega per noi
Sant'Antonio: potente contro ogni infermità prega per noi
Sant'Antonio: potente contro la morte prega per noi
Sant'Antonio:  consolatore degli afflitti prega per noi
Sant'Antonio: emulo del Padre S. Francesco prega per noi
Sant'Antonio: immagine di Gesù Cristo prega per noi
Sant'Antonio: gloria del Portogallo prega per noi
Sant'Antonio: letizia dell'Italia prega per noi
Sant'Antonio: onore della Chiesa prega per noi

Agnello di Dio, che togli i peccati del mondo,
perdonaci, o Signore
Agnello di Dio, che togli i peccati del mondo,
esaudiscici, o Signore
Agnello dì Dio, che togli i peccati del mondo,
abbi pietà di noi

Preghiamo
Dio onnipotente ed eterno, che in sant'Antonio di Padova hai dato al tuo popolo un insigne predicatore del Vangelo e un patrono dei poveri e dei sofferenti, concedi a noi, per sua intercessione, di seguire i suoi insegnamenti di vita cristiana e di sperimentare, nella prova, il soccorso della tua misericordia. Per Cristo nostro Signore. Amen.





lunedì 11 giugno 2012

TRIDUO A S. ANTONIO - SECONDO GIORNO






BREVE TREDICINA A SANT'ANTONIO
Si tratta di una delle devozioni caratteristiche al Santo di Padova alla cui festa ci si prepara per ben tredici giorni (invece dei soliti nove giorni della novena). La devozione ha origine dalla convinzione popolare che il Santo conceda ogni giorno ai suoi devoti ben tredici grazie e anche dal fatto che la sua festa ricorre proprio il 13 del mese; così per suo merito il tredici è diventato un numero che porta fortuna.

1. O glorioso sant'Antonio, che hai avuto da Dio il potere di risuscitare i morti, risveglia l'anima mia dalla tiepidezza e ottienimi una vita fervorosa e santa. 
Gloria al Padre...
2. O sapiente sant'Antonio, che con la tua dottrina sei stato luce per la santa Chiesa e per il mondo, illumina l'anima mia aprendola alla divina verità. 
Gloria al Padre...
3. O pietoso Santo, sempre pronto a soccorrere i tuoi devoti, soccorri anche l'anima mia nelle attuali necessità. 
Gloria al Padre...
4. O generoso Santo, che accogliendo la divina ispirazione, hai consacrato la tua vita al servizio di Dio, fa' che io ascolti docilità la voce del Signore.
Gloria al Padre...
5. O sant'Antonio, vero giglio di purità, non permettere che la mia anima resti macchiata dal peccato, e fa' che viva nell'innocenza della vita.
Gloria al Padre...
6. O caro Santo, per la cui intercessione tanti infermi ritrovano la salute, aiuta la mia anima a guarire dalla colpa e dalle inclinazioni cattive. 
Gloria al Padre...
7. O S. Antonio, che ti sei prodigato per salvare i fratelli, guidami nel mare della vita e dammi il tuo aiuto perché possa giungere al porto della salvezza eterna.
Gloria al Padre...
8. O compassionevole S. Antonio, che durante la vita hai liberato tanti condannati, ottienimi la grazia di essere sciolto dai legami del peccato per non essere riprovato da Dio nell'eternità. Gloria al Padre...
9. O santo Taumaturgo, che hai avuto il dono di ricongiungere ai corpi le membra recise, non permettere che io mi separi mai dall'amore di Dio e dall'unità della Chiesa.
Gloria al Padre..
 10. O soccorritore dei poveri, che ascolti quanti ricorrono a te, accogli la mia supplica e presentala a Dio affinché egli mi doni il suo aiuto.
Gloria al Padre...
11. O carissimo Santo, che ascolti tutti quelli che ricorrono a te, accogli con bontà anche la mia preghiera, e presentala a Dio affinché io sia esaudito. 
Gloria al Padre...
12. O sant' Antonio, che sei stato apostolo instancabile della parola di Dio, fa' che io possa dare testimonianza della mia fede con la parola e con l'esempio. 
Gloria al Padre...
13. O amatissimo sant'Antonio, che a Padova hai la tua tomba benedetta, guarda alle mie necessità; parli a Dio per me la tua lingua miracolosa affinché io possa essere consolato ed esaudito. 
Gloria al Padre...

Prega per noi, Sant'Antonio di Padova
E saremo fatti degni delle promesse di Cristo.

Preghiamo
Dio onnipotente ed eterno, che in sant'Antonio di Padova hai dato al tuo popolo un insigne predicatore del Vangelo e un patrono dei poveri e dei sofferenti, concedi a noi, per sua intercessione, di seguire i suoi insegnamenti di vita cristiana e di sperimentare, nella prova, il soccorso della tua misericordia. Per Cristo nostro Signore. Amen.

domenica 10 giugno 2012

i Cuccioli di Eufemia - sesto giorno!



i cuccioli di Eufemia

TRIDUO A S. ANTONIO - PRIMO GIORNO




INVOCAZIONE A SANT' ANTONIO
(San Bonaventura)

Ricordati, o caro sant'Antonio, che tu hai sempre aiutato
e consolato chiunque è ricorso a te nelle sue necessità.
Animato da grande confidenza e dalla certezza di non pregare invano,
anch'io ricorro a te, che sei così ricco di meriti davanti al Signore.
Non rifiutare la mia preghiera, ma fa' che essa giunga,
con la tua intercessione, al trono di Dio.
Vieni in mio soccorso nella presente angustia e necessità,
e ottienimi la grazia che ardentemente imploro,
se è per il bene dell'anima mia...
Benedici il mio lavoro e la mia famiglia:
tieni lontane da essa le malattie e i pericoli dell'anima e dei corpo.
Fa' che nell'ora del dolore e della prova
io possa rimanere forte nella fede e nell'amore di Dio.
Amen.

I SANTI E L’EUCARISTIA - QUARTA PARTE





Ogni campanile - diceva - ci richiama a una Chiesa, nella quale c’è un Tabernacolo, si celebra la Messa, sta Gesù. (San Luigi Guanella)

Le Messe sono perpetuamente celebrate su l’uno o l’altro punto del globo; io mi unisco a tutte queste Messe, soprattutto durante le notti che trascorro talvolta senza prendere sonno.
(Santa Bernardetta)

Tutti i passi che uno fa per recarsi ad ascoltare la Santa Messa sono da un Angelo numerati, e sarà concesso da Dio un sommo premio in questa vita e nell’eternità. (Sant’Agostino d’Ippona)

Se la gente conoscesse il valore dell'Eucaristia, l'accesso alle chiese dovrebbe essere regolato dalla forza pubblica. (Santa Teresa di Lisieux)
 
 

SANTISSIMO CORPO E SANGUE DI CRISTO






Domenica scorsa ci siamo lasciati dicendo:
Che senso avrebbe, in definitiva, sapere chi è Dio se poi non elevo la mia umanità alla sua divinità?
Afferma l’apostolo Giovanni:

“Amiamoci gli uni gli altri, perché l'amore è da Dio: chiunque ama è generato da Dio e conosce Dio”
Così che Lui, il Figlio, rivelatore della SS. Trinità, rimanere con noi “fino alla fine del mondo”.
Questa domenica celebriamo il SS. Sacramento, colui che è con “fino alla fine”. Nell’Eucaristia troviamo l’intima unione con Dio, Unità e Trinità, e nello stesso tempo incontriamo i fratelli e le sorelle, intimamente uniti a Gesù Cristo, che per ciascuno di noi ha dato la vita.



La solennità odierna affonda le sue radici nel XIII secolo. A Liegi: attraversa l’esperienza mistica della beata Giuliana, priora nel Monastero di Monte Cornelio. Fu inizialmente approvata la festa dal vescovo del luogo nel 1246 e venne fissata la data del giovedì dopo l'ottava della Trinità. Ci fu poi un miracolo eucaristico a Bolsena nel 1263. Venuto a conoscenza dell'accaduto Papa Urbano IV (cioè Giacomo Pantaleone, arcidiacono di Liegi e confidente della beata Giuliana) istituì ufficialmente la festa del Corpus Domini estendendola dalla circoscrizione di Liegi a tutta la cristianità.



In seguito la popolarità della solennità crebbe grazie al Concilio di Trento, si diffusero le processioni eucaristiche e il culto del Santissimo Sacramento al di fuori della Messa.
La festa del Corpus Domini è inseparabile dal Giovedì Santo, dalla Messa in Coena Domini, nella quale si celebra solennemente l’istituzione dell’Eucaristia. Mentre nella sera del Giovedì Santo si rivive il mistero di Cristo che si offre a noi nel pane spezzato e nel vino versato, oggi, nella ricorrenza del Corpus Domini, questo stesso mistero viene proposto all’adorazione e alla meditazione del Popolo di Dio, e il Santissimo Sacramento viene portato in processione per le vie delle città e dei villaggi, per manifestare che Cristo risorto cammina in mezzo a noi e ci guida verso il Regno dei cieli. Quello che Gesù ci ha donato nell’intimità del Cenacolo, oggi lo manifestiamo apertamente, perché l’amore di Cristo non è riservato ad alcuni, ma è destinato a tutti.
Infatti il Vangelo odierno ci richiama in questo senso: “E disse loro: «Questo è il mio sangue dell’alleanza, che è versato per molti” (Mc 14)
Se nella Solennità del Giovedì Santo la Chiesa guarda all'Istituzione dell'Eucaristia, scrutando il mistero di Cristo che ci amò sino alla fine donando se stesso in cibo e sigillando il nuovo Patto nel suo Sangue, nel giorno del Corpus Domini (definito dopo il Concilio Vaticano II, con la riforma liturgia: solennità del Santissimo Corpo e Sangue di Cristo) l'attenzione si sposta sull'intima relazione esistente fra Eucaristia e Chiesa, fra il Corpo del Signore e il suo Corpo Mistico.
Sant’Agostino ci aiuta a comprendere la dinamica della comunione eucaristica quando fa riferimento ad una sorta di visione che ebbe, nella quale Gesù gli disse:
“Io sono il cibo dei forti. Cresci e mi avrai. Tu non trasformerai me in te, come il cibo del corpo, ma sarai tu ad essere trasformato in me” (Conf. VII, 10, 18).



La I lettura (Esodo, ripresa diversamente nella Lettera agli Ebrei – II Lettura – e nel Vangelo) ci richiamo all’evento della Pasqua antica o mosaica o ebraica.
In essa il sangue animale veniva usato come “sangue dell’alleanza” con il quale aspergeva il popolo per la sua purificazione rituale. Segno del patto di alleanza tra Dio e il suo popolo.
Questo gesto mosaico rimane comunque un segno umano.
Il sangue di Cristo, invece, non è segno, ma è la sorgente dell’alleanza nuova ed eterna. Che è versato non per un solo popolo ma per tutti i popoli.
Il Corpo e Sangue di Cristo sono allora il mezzo attraverso il quale noi siamo uniti intimamente alla SS. Trinità attraverso Cristo. Siamo così Comunione dopo Comunione trasformati affinché, come dice la II lettura: “serviamo al Dio vivente”.
Così l’Eucaristia, mentre ci unisce a Cristo, ci apre anche agli altri, ci rende membra gli uni degli altri: non siamo più divisi, ma una cosa sola in Lui.




La comunione eucaristica mi unisce alla persona che ho accanto, e con la quale forse non ho nemmeno un buon rapporto, ma anche ai fratelli lontani, in ogni parte del mondo.
Da qui, dall’Eucaristia, deriva dunque il senso profondo della presenza sociale della Chiesa, come testimoniano i grandi Santi sociali, che sono stati sempre grandi anime eucaristiche.
Pensiamo a Don Bosco, al Santo Cottolengo, ... molti santi dell’Ottocento, epoca della santità sociale, erano dei mistici dell’Eucarestia.
Chi riconosce Gesù nell’Ostia santa, lo riconosce nel fratello che soffre, che ha fame e ha sete, che è forestiero, ignudo, malato, carcerato; ed è attento ad ogni persona, si impegna, in modo concreto, per tutti coloro che sono in necessità. Dal dono di amore di Cristo proviene pertanto la nostra speciale responsabilità di cristiani nella costruzione di una società solidale, giusta, fraterna.


Gesù Eucaristia, il Risorto, ha detto: “Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo” (Mt 28,20). Grazie, Signore Gesù! Grazie per la tua fedeltà, che sostiene la nostra speranza. Amen.