lunedì 6 settembre 2021

il frate dei Fioretti nella Marca di Ancona

 


San Liberato da Loro Piceno (Loro Piceno, 1189-1190 – Sarnano, 1231-1234 circa), francescano vissuto nel XIII secolo e probabilmente entrato nell'Ordine in seguito alla predicazione di Francesco nelle Marche della quale parlano anche i Fioretti.

CAPITOLO XLVII da: Le Fonti Francescane. I FIORETTI DI SAN FRANCESCO. Riveduti su un nuovo Codice da P. B. BUGHETTI Quaracchi Collegio San Bonaventura, 1926; Note di FELICIANO OLGIATI.

Di quello santo frate a cui la Madre di Cristo apparve, quando era infermo, ed arrecogli tre bossoli di lattovaro. 1887 Nel soprannominato luogo di Soffiano fu anticamente un frate Minore di sì grande santità e grazia, che tutto parea divino e spesse volte era ratto in Dio. Istando alcuna volta questo frate tutto assorto in Dio ed elevato, però ch' avea notabilmente la grazia della contemplazione, veniano a lui uccelli di diverse maniere e dimesticamente si posavano sopra le sue spalle e sopra il capo e in sulle braccia e in sulle mani, e cantavano maravigliosamente. Era costui molto solitario e rade volte parlava, ma quando era domandato di cosa veruna, rispondea sì graziosamente e sì saviamente che parea piuttosto agnolo che uomo, ed era di grandissima orazione e contemplazione, e li frati l' aveano in grande reverenza .

San Liberato da Loro Piceno
reliquie
Eremo San Liberato


Compiendo questo frate il corso della sua virtuosa vita, secondo la divina disposizione infermò a morte, intanto che nessuna cosa potea prendere, e con questo non volea ricevere medicina nessuna carnale, ma tutta la sua confidenza era nel medico celestiale Gesù Cristo benedetto e nella sua benedetta Madre; dalla quale egli meritò per divina clemenza d' essere misericordiosamente visitato e medicato. Onde standos' egli una volta in sul letto disponendosi alla morte con tutto il cuore e con tutta la divozione, gli apparve la gloriosa vergine Maria madre di Cristo, con grandissima moltitudine d' agnoli e di sante vergini, con maraviglioso splendore, e appressossi al letto suo. Ond' egli ragguardandola prese grandissimo conforto e allegrezza, quanto all' anima e quanto al corpo, e cominciolla a pregare umilmente ched ella prieghi il suo diletto Figliuolo che per li suoi meriti il tragga della prigione della misera carne. E perseverando in questo priego con molte lagrime, la vergine Maria gli rispuose chiamandolo per nome: « Non dubitare, figliuolo, imperò ch' egli è esaudito il tuo priego, e io sono venuta per confortarti un poco, innanzi che tu ti parta di questa vita». Erano allato alla vergine Maria tre sante vergini, le quali portavano in mano tre bossoli di lattovaro di smisurato odore e suavità. Allora la Vergine gloriosa prese e aperse uno di quelli bossoli, e tutta la casa fu ripiena d' odore; e prendendo con uno cucchiaio di quello lattovaro, il diede allo infermo, il quale sì tosto come l'ebbe assaggiato, lo infermo sentì tanto conforto e tanta dolcezza, che l' anima sua non parea che potesse stare nel corpo; ond' egli incominciò a dire: « Non più, o santissima Madre vergine benedetta, o medica benedetta e salvatrice della umana generazione; non più, ch' io non posso sostenere tanta suavità ». Ma la piatosa e benigna Madre pure porgendo ispesso di quello lattovaro allo infermo e facendogliene prendere, votò tutto il bossolo. Poi, votato il primo bossolo, la Vergine beata prende il secondo e mettevi dentro il cucchiaio per dargliene, di che costui dolcemente si rammarica dicendo: « O beatissima Madre di Dio, o se l' anima mia è quasi tutta liquefatta per l' odore e suavità del primo lattovaro, come potrò io sostenere il secondo? Io ti priego, benedetta sopra tutti li santi e sopra tutti gli agnoli, che tu non me ne vogli più dare ». Risponde la gloriosa donna: « Assaggia, figliuolo, pure un poco di questo secondo bossolo ». E dandogliene un poco dissegli: « Oggimai, figliuolo, tu ne hai tanto che ti può bastare. Confortati, figliuolo che tosto verrò per te e menerotti al reame del mio Figliuolo, il quale tu hai sempre desiderato e cercato ». E detto questo, accomiatandosi da lui si partì, ed egli rimase sì consolato e confortato per la dolcezza di questo confetto, che per più dl sopravvivette sazio e forte sanza cibo nessuno corporale. E dopo alquanti dì, allegramente parlando co' frati, con grande letizia e giubilo passò di questa misera vita. A laude di Gesù Cristo e del poverello Francesco. Amen.


La grande tavola della Pinacoteca civica di Sarnano (MC) con il Santo che intercede presso la Madonna è attribuita da Federico Zeri a Francesco da Tolentino; altre attribuzioni registrate sono quelle a Niccolò di Liberatore detto l'Alunno e a Marchisiano di Giorgio da Tolentino.


domenica 5 settembre 2021

S. Maria di Loreto a Pacentro (AQ)

 


Domenica 5 settembre 2021 a Pacentro (AQ), in occasione dei festeggiamenti in onore della Madonna di Loreto, si rinnova la secolare tradizione “Corsa degli Zingari”, poichè scalzi. Una suggestiva manifestazione giunta alla 569esima edizione, anima ogni anno le strade del piccolo borgo. Gli zingari, termine dialettale pacentrano indicante delle persone rigorosamente a piedi nudi, si gettano a capofitto dalla “Pietra Spaccata” sui ripidi sentieri del Colle Ardinghi e, dopo aver attraversato il fiume Vella, affrontano la faticosa salita per giungere in pieno centro storico nella Chiesa della Madonna di Loreto, traguardo della Corsa, riportando non poche ferite ai piedi. La corsa si conclude con le medicazioni nei pressi dell’altare, e la proclamazione del vincitore, che riceve oltre una somma di denaro, il simbolico Palio, una stoffa che veniva utilizzata tempo fa per cucire il “vestito buono”. La Corsa degli Zingari prevede un numero massimo di 30 partecipanti uomini. Al momento delle iscrizioni, avranno la precedenza i residenti, i familiari di compaesani e, se non si dovesse raggiungere il numero prestabilito di partecipanti, saranno ammessi massimo 3 concorrenti provenienti da fuori. In ogni caso, i festeggiamenti per il vincitore devono rispettare la tradizionale usanza.


bellissima tradizione!

W AMELIA!!

sabato 4 settembre 2021

Teodoro, nuovo martire di Russia

 


Vladimir Alekseevich Smirnov nacque il 17 gennaio 1891 nel villaggio di Kozlovka, provincia di Saratov in una famiglia profondamente religiosa, poiché suo padre era un salmista. Nel 1911 si è laureato al Seminario Teologico di Saratov e nel 1916 all'Accademia Teologica di Kazan con il grado di candidato di Teologia.

Tra il 1916 e il 1918 ha impartito lezioni di storia e altre materie in vari istituti di istruzione secondaria della città di Volsk, poco dopo è servito in varie istituzioni di Saratov. Nel 1919 si è dovuto arruolare nell'Armata Rossa come istruttore del dipartimento scolastico e del dipartimento politico della divisione del Caucaso Nord, tornando nel 1921 a Saratov per occuparsi dell'istruzione prescolare della RUPDOV e ricevere l'assetto sacerdotale il 4 di ottobre.

Nel mezzo della persecuzione sovietica ha avuto numerosi problemi con le autorità, nel 1924 condannato a un anno di lavori forzati e nel 1929 a tre anni di deportazione nella città di Narym. Poco dopo la sua liberazione esercitò come parroco nel villaggio di Nikolskoye, regione di Penza. Per il 1934 decise di abbracciare la vita monastica ed è stato tonsurato con il nome di Teodoro, trasferendosi nell'aprile 1935 nella città di Penza.

Il 23 settembre 1935 fu consacrato come vescovo, servendo nel Tempio di San Mitrofan di Voronezh di Penza (che in quel momento poteva essere considerato come la sua cattedrale) insieme al sacerdote e al futuro martire San Gabriele di Arkhangelsk, su vecchio amico fin dal seminario teologico e pastore della parrocchia di Tijonov. In mancanza di un'organizzazione diocesana strutturata ha dovuto distribuire il suo clero per rafforzare la fede ortodossa nella regione; l'obiettivo era quello di ottenere un sostegno per la riapertura delle chiese locali.

Il 18 ottobre 1936 è stato arrestato dalla NKVD insieme ad altre cinque persone e accusato di aver organizzato elementi controrivoluzionari volti a rovesciare il regime sovietico e a creare una dittatura fascista nel paese. Il vescovo Teodoro ha assolutamente negato le accuse. Il 5 febbraio 1937 fu licenziato dall'amministrazione della diocesi e costretto a ritirarsi, venendo condannato a morte il 7 agosto in compagnia dei sacerdoti Gabriel de Arkhangelsk, Vasily Smirnov, Irinarkh Umov e Andrej Golubev .

Sarebbe stato fucilato il 4 settembre 1937, aveva 46 anni. Non è noto dove si trovano le sue reliquie come quelle degli altri martiri giustiziati con lui.

Nell'agosto del 2000 il Santo Sinodo della Chiesa Ortodossa Russa presieduto da S.S. Alexis II ha incluso il Vescovo Teodoro e i sacerdoti Gabriel Ivanovich di Arkhangelsk e Vasily Sergeyevich Smirnov nella lista dei Nuovi Martiri di Russia.

giovedì 2 settembre 2021

Quando la Libertà ... non libera!

 


Festeggiamo oggi i Beati 191 Martiri dei Carmini (1792), martiri della rivoluzione francese:

3 vescovi

127 sacerdoti secoli

56 religiosi

5 laici

Arrestati come nemici della Patria e ribelli alla Costituzione civile del clero, assassinati in odio della loro fede.







mercoledì 1 settembre 2021

Chiara di Assisi o Jacopa (Giacomina) de Settesoli?

 



Questa iconografia di “santa Chiara” è famosa!

Eppure questo santino fatto in casa, si vede bene la modifica dello stesso, la definisce la beata Giacomina!

La stessa enciclopedia dei Santi (edizione Città Nuova) afferma che erroneamente questa è detta S. Chiara, ma i “sette soli” nella aureola è la prova che si tratta della pia discepola di San Francesca, fra Jacopa, Giacomina de Settesoli, sepolta presso il poverello in Assisi.

Grande errore rimane il fatto sotto l'iconografia c'è la basilica di Santa Chiara ... che confusione!

domenica 29 agosto 2021

Amici, parenti ... chi sono?

 



Giunsero sua madre e i suoi fratelli e, stando fuori, mandarono a chiamarlo. 32Attorno a lui era seduta una folla, e gli dissero: «Ecco, tua madre, i tuoi fratelli e le tue sorelle stanno fuori e ti cercano». 33Ma egli rispose loro: «Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?». 34Girando lo sguardo su quelli che erano seduti attorno a lui, disse: «Ecco mia madre e i miei fratelli! 35Perché chi fa la volontà di Dio, costui per me è fratello, sorella e madre». (Mc 3)


Un uomo uccide un vitello e dice a sua figlia: -" Figlia mia, vai a farlo sapere ai nostri amici e parenti. Invitali a venire a pranzo da noi."

La ragazza intelligente, è uscita di casa, e percorrendo per le strade dove abitavano amici e parenti e ha proclamato ad alta voce: -" Aiutateci gente, la nostra casa sta bruciando e siamo in pericolo!"

Molto presto, alcune persone hanno risposto alla chiamata e si sono riunite a casa della ragazza, e molte altre si sono comportate come se non avessero ascoltato. Chi ha risposto alla richiesta di aiuto ha mangiato e bevuto quanto gli è piaciuto.

Dopo che il pranzo era terminato, e la gente se era andata, il padre sorpreso chiese alla figlia:

-" Oh figlia mia, ma che gente hai invitato per pranzo? Non li avevo nemmeno visti una volta. Perché non hai invitato i nostri amici e parenti?"

La ragazza rispose:

-" Padre, ho chiamato aiuto e questi ci hanno risposto. Penso che questi siano i nostri amici e parenti, non quelli che vengono a pranzo e cena."

Chi ti ignora nelle sventure e nei momenti difficili, chiunque sia, non merita di essere parte dei tuoi momenti di gioia.

Ma anche chi con te non condivide la tua gioia, difficilmente condividerà il tuo dolore.

Un amico vuol bene sempre, è nato per essere un fratello nella sventura. (Pro 17,17)

Le ricchezze moltiplicano gli amici, ma il povero è abbandonato dall'amico che ha. (Pro 19,4)

sabato 28 agosto 2021

Un giorno a Catanzaro

 




Chiesa di San Giovanni

Santa Liberata V. M.

beatificata il 3 ottobre 2021

Chiesa del Monte dei Morti
luogo della sepoltura della Beata Nuccia

Chiesa di S. Anna
luogo del battesimo della beata Candida dell'Eucarestia



San Vitaliano 2021
patrono di Catanzaro
un bellissimo gesto per la città!



venerdì 27 agosto 2021

Margherita (Marina) nuova martire di Russia

 


Margarita (Maria Mikhailovna) Gunaronulo fu badessa del convento del Profeta Elíasa di Menzelinsk.

Nata tra il 1865 e il 1866 a Kiev, Ucraina (allora parte dell'impero russo) proviene da una famiglia greca insediata in città. Fin da giovane si è distinta per il suo desiderio di farsi monaca, come racconta nelle sue memorie il Principe Zhevakhov descrive:

′′ Ho visto nella persona di Maria Mikhailovna l'incarnazione della fede ardente e un amore ardente per Dio ′′

Il suo confessore fu l'Arcipreste Alexander Korsakovskij che capì la sua brama di vivere la vita monastica e fu tonsurata con il nome di Margarita (Marina) in onore della famosa martire di Antiochia.

Con decreto del Santo Sinodo il 18 gennaio 1917 (poco prima dell'inizio della Rivoluzione Russa) è stata nominata rettrice del monastero delle donne del Profeta Elia della Provincia di Ufa e successivamente Badessa.

Nel mezzo del clima di instabilità politica Madre Margarita si è trasferita a Menzelinsk nell'inverno dello stesso anno dove si è fatta carico di 50 suore e 248 novizie. Intelligente e ben educata la Badessa rifulse per la sua vita ascetica e per lo spirito di pietà con cui viveva. Dopo che il Ministero dell'Istruzione ha secolarizzato le scuole, Madre Margarita Gunaronulo è riuscita a proteggere la Scuola del Monastero.

Con lo scoppio della guerra civile russa e la ribellione cecoslovacca nel maggio 1918 la provincia di Ufa è stata una zona di intensi combattimenti tra i nuovi eserciti bianchi e rossi. La città di Menzelinsk è passata dalla parte dei bianchi e la badessa pensava di unirsi ai bianchi per fuggire dal giogo bolscevico, tuttavia nel porto (secondo la suora Alevtina) ha avuto una visione di San Nicola rimproverandole: ′′ Perché fuggi dalla tua corona?"

Incoraggiata da questa visione ha deciso di rimanere in città.

Il 10 agosto 1918 i rossi abbandonarono Menzelinsk e la popolazione locale creò un distaccamento di volontari per contattare l'esercito bianco.

La controffensiva rossa è stata lanciata il 21 agosto e dopo molte ore di combattimento hanno preso la città e hanno massacrato anche da 150 a 200 persone, tra le vittime c'era Madre Margarita Gunaronulo. Secondo un testimone, il movente dell'omicidio è stato il tentativo delle monache di proteggere gli ufficiali bianchi rifugiati nel monastero, che hanno anche ucciso a fucilate nel cortile del recinto. Secondo un altro racconto è stata uccisa dal rifiuto di aprire la chiesa a un reggimento di bolscevichi ubriachi per procedere alla sua profanazione. La notte prima del suo martirio passò la Badessa in preghiera e dopo la Santa Liturgia scendendo dal pulpito la uccisero a colpi di pistola. Le sue ultime parole sono state: - Gloria a te, o Dio!

Fu sepolta vicino all'altare della chiesa dell'Ascensione dove fu uccisa.

Il 26 ottobre 1999 fu canonizzata come una santa a livello locale della Diocesi di Ufa e nel 2000 fu aggiunta alla lista dei Nuovi Martiri di Russia.