sabato 3 settembre 2016

ALESSANDO MARTIRE ROMANO, il Santo del Casato dei D'Alessando (II)






2 settembre 2016


Che ci possa essere un culto comune per S. Alessandro tra Bergamo e Pescolanciano, va bene, ma il fatto che a Pescolanciano ci siano delle ossa del martire di Bergamo, la cosa è certamente non vera.

Di questa questione me ne sono occupato tante volte, parlando anche con il Duca Ettore D'Alessandro, e spiegandogli

1) l'autentica delle reliquie il loro possesso (datami in copia via mail, un trascritto del loro trisavolo, mal scritto, ma conforme alle autentiche dell’epoca) non specifica che è quello di BG, e siccome questi documenti non lasciavano spazio a supposizioni o ad interpretazioni, non si può suppore o inventare altro se non è scritto.

2) l'autentica parla di vaso di sangue, specifico riferimento dei martiri estratti dalle catacombe dal XVI secolo in poi, che accompagnavano le reliquie. Le reliquie del Martire di BG non hanno il vaso di sangue come tutti Martiri antichi (Agnese, Lucia, Agata, ecc...), perché la loro sepoltura era certa e conosciuta.

Mi chiedo: lei ha visto il documento?

Solo queste due semplice note, ma ho altri appunti.

Legga ad esempio http://regio18.blogspot.it/2012/08/alessando-martire-romano-il-santo-del.html in cui la data della festa era il 27 marzo e poi spostata al 26 agosto diventando il Martire di Bergamo, perché? Un casato di guerrieri, voleva un famoso milite come patrono? Oppure: http://regio18.blogspot.it/2014/09/alessando-martire-romano-il-santo-del.html

Qui altre note che dicono che quel corpo (alcune ossa e il vaso di sangue) non sono del Martire di Bergamo.

Per cui Pescolanciano vuole a tutti i costi identificare quelle ossa con quelle del martire bergamasco, ma in realtà rifiuta la verità che custodisce due culti: il Martire di Bergamo raffigurato nella statua e nel dipinto, e un Martire di Roma, estratto dalla catacombe di nome Alessandro. È poi da capire se fu chiamato con quel nome per il nome del Casato o perché si chiamava così il Casato e fu donato un martire nominato Alessandro, prassi diffusa in questo tempo, per questo tipo di reliquie.

Cmq leggero il libretto e vedrò come lei la questione.

Saluti

Caro ..., la documentazione disponibile presso il vostro archivio storico conferma, inequivocabilmente, che il culto attribuito dagli avi del Casato d'Alessandro a Sant'Alessandro è relativo al Martire di Bergamo, giustiziato sotto Diocleziano e Massimiano. Inoltre, la stessa iconografia (statua e dipinti) corrisponde perfettamente a tutti gli elementi storici documentati nelle antiche "passiones". Non esistono altri "S. Alessandro" che possono a tutt'oggi disporre di una così ampia documentazione, anche critica. Poi resta una riflessione di fondo: a chi, se non al Cavaliere Alessandro, Primipilo della Legione Tebea, Martire della fede, Eletto come punto di riferimento dagli stessi Longobardi, i Templari d'Alessandro potevano attribuire un culto? Sant'Alessandro Martire e Patrono di Bergamo ha sempre storicamente rappresentato i più alti e nobili ideali cavallereschi. E questa è storia. (Roberto Alborghetti)

 


Buon giorno, lei afferma: "la documentazione disponibile presso il vostro archivio storico conferma, inequivocabilmente", ma lei ha visto il rescritto del trisavolo D'Alessandro? Lì è chiaro che quelle ossa non sono del martire di Bergamo, e si tratta di ossa di un corpo santo o martire delle catacombe, come ben definito dal vaso di sangue citato dal suddetto. Le reliquie dei Martiri antichi, di cui fa parte il martire di Bergamo, come lo sono Agata di Catania, Agnese di Roma, ecc.... non avevano bisogno di essere accompagnati dal vaso di sangue per essere definiti dei Martiri. Se però vogliamo sorvolare questa evidenza, per presa di posizione, bravi, è una analisi scientifica. La statua e il quadro non attestano l'autenticità delle reliquie, è poco serio usarle come testimonianza a tal proposito avevo già mostrato al D'Alessandro che quadri simili sono usati per altri Martiri, per cui non è possibile tener conto di questo come prova. Che i D'Alessandro venerarono ad un certo punto il Martire di Bergamo è vero, ma non fin da principio, se no come attestato dai D'Alessandro, la festa non sarebbe stata il 27 marzo (S. Alessandro soldato martire di Roma, secondo il MR). Per cui il legame tra Pescolanciano e Bergamo è il culto del santo, ma le reliquie sono di un omonimo. Tutto qui, il resto è scritto molto ben puntuale sopra. Saluti

 

 
3 settembre 2016

 

Gent.mo Roberto Alborghetti,

certo sulle sue affermazioni formali e barocche nulla da dire, ma il fatto che in questa sua erudita conclusione non abbia risposto alle mie due lettere è perché non ha elementi per dire che la mia lettura è errata.

Ergo a Pescolanciano il culto del Martire Alessandro delle catacombe (Beati Martyris Christi Alexandri cum vasculo euis sangunis, come riporta l’autentica) si è poi trasformato in quello del tebeo Alessandro.

Per cui ci sono due santi, sovrapposti, di cui uno ha perso identità, anzi ignorando i pochi elementi storici, si è voluto cancellarlo, facendo diventare la presenza di questo una assenza a favore del culto del martire tebeo.

saluti

lunedì 29 agosto 2016

Verità per Giulio Regeni!


 


Ciao, Giulio!

Fammi giustizia, Signore:
nell'integrità ho camminato,
confido nel Signore, non potrò vacillare.
(Sal 26,1)

mercoledì 24 agosto 2016

A te, Maria, ricorriamo!




Quando la natura vive la sua libertà,
noi ci sentiamo in balia del nulla,
a Te, Madre, ci affidiamo!

Donaci
sapienza,
calma,
e consolaci.

Tutto è compiuto,
fa ora, che la gratuità e la solidarietà,
mostri il volto di Cristo,
e consolaci.

Amen.

mercoledì 17 agosto 2016

Mi viene da ridere!



 
Mi viene da ridere pensare che si possa ingenuamente credere che un Martire, possa, in tempo di persecuzione, essere ucciso tra le Alpi ed essere sepolto sulle rive del Tevere.

Il Martire Fortunato venerato a Casei Gerola il 16 ottobre e la III domenica di ottobre è un martire dei primi secoli del cristianesimo romano, di cui non si sa nulla. Non è certamente un martire nella valle di Agaunum, in quanto sarebbe insensato pensare che la sepoltura sia potuta avvenire a decine di chilometri di distanza dalla valle svizzera alla catacombe romana della via Appia. È venerato come soldato, cioè come milite di Cristo, da qui l’idea fantasiosa di farlo un compagno di San Maurizio e della legione tebea.



Di certo sappiamo che morì martire a Roma, in un secolo tra la grande persecuzione di Nerone e la pace di Costantino, per cui sepolto in una catacomba romana. Nelle catacombe romane di San Callisto, riposò, fino al 1746, quando il cardinale Guadagni, vicario di Papa Benedetto XIV per la città di Roma, ne ordinò la traslazione e l’esposizione nella Collegiata romana di Santa Maria in Via Lata. Da Santa Maria in Via Lata le reliquie di San Fortunato giunsero a Casei nel 1765, come dono della Santa Sede al Prevosto dell’Insigne Collegiata, ai canonici e alla comunità casellese, tramite il vescovo di Tortona Mons. Giuseppe Ludovico de Anduxar. Non deve meravigliare questo gesto, se si considera che la Parrocchia di Casei, fino al Prevosto don Bianchi agli inizi del 1900, fu di “collazione papale”, cioè il suo parroco era nominato direttamente da Roma con bolla papale e per potervi essere designato un sacerdote doveva esibire un titolo accademico in teologia conseguito presso una facoltà romana, come attesta un documento dell’archivio parrocchiale, datato 1806. All’epoca della traslazione a Casei di San Fortunato risale la preziosa urna che custodisce le reliquie e in quell’occasione le ossa del capo frantumate (indizio del martirio avvenuto a colpi di clava, come si usava fare presso l’esercito romano in occasione delle decimazioni, o nelle lotte nel circo o perché mal conservate e mal estratte... non è certo un punto a favore della pia bugia che fosse della legione tebea, che fu sterminata per decimazione!) vennero inserite nella sagoma in gesso del teschio, poi rivestito con l’elmo.
 
Si legga la fantasiosa e folle biografia in QUI con buona pace del suo autore Don M.C.

domenica 14 agosto 2016

800 volte SÌ!





1480 - 14 Agosto - 2016
SS. Martiri di Otranto.
800 volte SÌ!
 
Fratelli, anche noi, circondati da tale moltitudine di testimoni, avendo deposto tutto ciò che è di peso e il peccato che ci assedia, corriamo con perseveranza nella corsa che ci sta davanti, tenendo fisso lo sguardo su Gesù, colui che dà origine alla fede e la porta a compimento. ...
Egli, di fronte alla gioia che gli era posta dinanzi, si sottopose alla croce, disprezzando il disonore, e siede alla destra del trono di Dio.
Pensate attentamente a colui che ha sopportato contro di sé una così grande ostilità dei peccatori, perché non vi stanchiate perdendovi d’animo. Non avete ancora resistito fino al sangue nella lotta contro il peccato.
(Eb 12)