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giovedì 21 luglio 2016
mercoledì 20 luglio 2016
Il Drago, La Vergin e la Croce
Ad Antiochia di Pisidia, nell’odierna Turchia, santa Marina o Margherita, che si ritiene abbia consacrato il suo corpo a Cristo nella verginità e nel martirio.
lunedì 18 luglio 2016
In viaggio ...
Santa Sposa, Madre, Martire: Sinforosa
A Roma al nono miglio della via Tiburtina, commemorazione dei santi Sinforosa e sette compagni, Crescente, Giuliano, Nemesio, Primitivo, Giustino, Stacteo ed Eugenio, martiri, che subirono il martirio con diversi generi di tortura, divenendo fratelli in Cristo.
sabato 16 luglio 2016
San Vitaliano, prega per noi!
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| S. Vitaliano Vescovo patrono di Catanzaro |
«è necessario essere illuminati dal Vangelo in modo che attraverso l’ascolto e il dialogo si verifichi l’apertura di uno spazio peculiare di interazione tra l’angelo della Chiesa che presiede alla cattolicità nell’amore e tutti i battezzati della Chiesa particolare di Catanzaro-Squillace, radunata in un luogo sacro che custodisce le preziose e venerate reliquie di san Vitaliano, patrono della città di Catanzaro, nonché dei santi Fortunato ed Ireneo, patroni, tradizionalmente, dell’antica città bizantina».
Mons. Bertolone
Leggi anche 16 luglio 2014 e 13 luglio 2012
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| S. Agazio Martire patrono di Squillace |
venerdì 8 luglio 2016
giovedì 7 luglio 2016
San Gennaro, Napoli? No, Livraga!
San Gennaro, Napoli? No, Livraga!
Il nome Gennaro deriva dal latino
Ianuarius, che significa "gennaio", mese che a sua
volta trae il suo nome dal dio Giano; il significato di Gennaro viene quindi
interpretato talvolta con "nato a
gennaio", "di gennaio", o "dedicato a Giano".
L'onomastico è il 19 settembre in
onore di san Gennaro, protovescovo di Benevento e martire a Pozzuoli sotto
Diocleziano, da dove le reliquie e il sangue furono traslate a Napoli, e dopo diverse spostamenti furono collocate, nel 1646, furono definitivamente deposte nella Cappella del Tesoro presso la Cattedrale.
Ma esistono altri con questo
nome:
17 gennaio, san Gennaro Sanchez
Delgadillo, sacerdote e martire in Messico
2 marzo, santa Gennara, martire a
Porto Romano con i santi Eraclio, Paolo e Secondilla
30 giugno, beato Gennaro Maria
Sarnelli, sacerdote della Congregazione del Santissimo Redentore, apostolo tra
i bisognosi.
10 luglio, san Gennaro, uno dei
Santi Sette Fratelli, martiri a Roma sotto Marco Aurelio insieme alla madre
Felicita
10 luglio, san Gennaro, martire
con san Marino in Africa.
17 luglio, santa Gennara, martire
a Cartagine con altri compagni.
6 agosto, san Gennaro, diacono e
martire, con papa Sisto e altri compagni a Roma
19 settembre, beato Gennaro della
Valtellina, eremita del Terzo Ordine Regolare di San Francesco
13 ottobre, san Gennaro, martire
con Fausto e Marziale a Cordova
25 ottobre, san Gianuario, diacono
e martire a Porto Torres
26 agosto, san Gianuario, vescovo
di Cartagine e martire
San Gennaro venerato a Livraga
La prima domenica di settembre
tutta la comunità ricorda San Gennaro, patrono di Livraga. Nella mattinata si
svolge nella chiesa parrocchiale una messa solenne in presenza
dell’Amministrazione Comunale e, dopo la funzione, i fedeli si raccolgono in
processione portando lungo le vie del paese l’urna di vetro nella quale
giacciono le spoglie del santo. Il Corpo Bandistico Vittadini accompagna la
processione nel lungo percorso attraverso le vie del centro. Nel pomeriggio si
svolge la Coppa Livraga, importante gara ciclistica. Durante la settimana vi è
sempre la presenza del Luna Park per i più giovani, mentre in ore serali in
piazza Madre Cabrini, antistante il Municipio, si svolgono diverse attività di
intrattenimento con musica dal vivo, balli, servizio ristorazione e altro
ancora.
Come giunse il sacro deposito?
Nel 1672, padre Stefano Rossi
della Compagnia di Gesù, fece "levare" dal cimitero di Santa Priscilla in Roma il
corpo e ne fece dono alla comunità di Livraga.
A Livagra, nella piazza
principale si trova la neoclassica chiesa parrocchiale dedicata a San Martino,
che conserva il corpo di San Gennaro Martire.
Chi è San Gennaro venerato a Livraga?
La tradizione locale racconta: San
Gennaro era un giovane diacono alle dipendenze del Papa S. Sisto, che fu
martirizzato nel 258 d.C. perché sorpreso a celebrare i divini misteri in un
cimitero sull'Appia Antica. Secondo le disposizioni dell'editto Valeriano, fu
arrestato e condannato alla decapitazione. Inizialmente fu sepolto con altri
martiri nel cimitero di Pretestato, finché nel Settembre 1672 giunse nella
chiesa parrocchiale di Livraga.
Pretestato o Priscilla?
Questa semplice confusione di
catacombe, non è un semplice confusione circa l’identità di questo Martire.
Certamente non è il diacono di papa Sisto, perché risulta sepolto altrove secondo
il testo Giovanni Sicari e la Bibliotheca
Sanctorum.
Detto questo, il Martire Gennaro di Livraga è un martire delle
catacombe o “corpo santo”, cioè?
Con il termine di “corpo santo”
si identificano quelle reliquie ossee che, proveniente dalle catacombe romane e
non solo, furono traslate nell’Urbe e nell’Orbe, in un periodo comprese tra la
fine del XVI secolo e la seconda metà del XIX secolo.
Perché “corpo santo” e non “santo
corpo”? La differente posizione dell’attributo (santo) rispetto all’oggetto
(corpo) determina una differenza sostanziale: possiamo definirla una certezza
d’identità del soggetto. Il “corpo santo” è un oggetto in quanto tale, un corpo
di un defunto nelle catacombe, che solo in un secondo tempo ha una valenza
sacrale.
Ma come riconoscere un “corpo santo” nelle catacombe? Tutte le
sepolture erano di “martiri”?
È un discorso molto grande che
lasciamo ad altri studi, qui vogliamo solo rifarci a Marcantonio Boldetti
(famoso custode pontificio e incaricato per l’estrazione dei corpi dalle
catacombe), il quale dava per certe le spoglie scoperte attribuendole ad un
martire dei primi tre secoli. La simbologia che definiva la sepoltura di un
martire era: la palma, il XP, la scritta B.M. (“Beato Martire”), e poi nel suo
interno un balsamario con “il sangue”. Spesso la lapide riportava il nome del
“martire”, in caso contrario dopo l’estrazione veniva attributo un nome e i
criteri di rinomina dei “corpi santi” è molto vario (ad esempio il nome del ….
vescovo diocesano o pontefice in carica; titolare della Chiesa che accoglie il
corpo; della catacomba da cui è estratto; eccetera).
Ciò che importa, oggi come oggi,
è la valenza simbolica del “corpo santo”: un cristiano della Chiesa dei primi
secoli (spesso dell’Urbe e quindi la comunione con la Santa Sede), un testimone
verace del Vangelo, fino al dono della propria vita con il martirio.
Infine, il culto delle reliquie,
derivante dalle onoranze per i defunti, è oggi raccomandato ma non imposto
dalla Chiesa. Il Concilio di Trento nella sua venticinquesima sessione lo
emendò dagli eccessi e il Concilio Vaticano II così si espresse: "La
Chiesa, secondo la sua tradizione, venera i Santi, le loro reliquie autentiche
e le loro immagini".
La Chiesa venera le reliquie di San Gennaro come reliquie di
un martire cristiano.
“Le reliquie (dei santi) ci indirizzano a Dio stesso: è Lui infatti che
con la forza della sua grazia, concede, ad esseri fragili, il coraggio di
testimoniarlo davanti al mondo. Invitandoci a venerare i resti mortali dei
santi e dei martiri, la Chiesa non dimentica che in definitiva si tratta di
povere ossa umane che appartengono a persone visitate dalla potenza viva di
Dio. Le reliquie sono tracce di questa presenza invisibile ma reale che
illumina le tenebre del mondo, manifestando il regno dei cieli che è dentro di
noi. Esse gridano con noi e per noi: “Maranathà!”, “Vieni Signore Gesù”. (Benedetto
XVI).
Fonti e bibliografia
G.D.M., Archivio iconografico e agiografico
1977 - 2016
Sito web ospitiweb.indire.it
Sito web comune.livraga.lo.it
Sito web it.wikipedia.org
martedì 21 giugno 2016
Decreti: 115 Beati e 7 Venerabili
BEATI
- il martirio dei Servi di Dio Giuseppe Álvarez-Benavides y de la Torre, Decano del Capitolo della
Cattedrale di Almería, e 114 Compagni, uccisi in odio alla Fede tra il 1936 e
il 1938;
VENERABILI
- le virtù eroiche del Servo di Dio Antonio Cirillo Stojan, Arcivescovo di Olomouc; nato il 22 maggio
1851 e morto il 29 settembre 1923;
- le virtù eroiche del Servo di Dio Vincenzo Garrido Pastor, Sacerdote diocesano e Fondatore
dell’Istituto Secolare delle Operaie della Croce; nato il 12 novembre 1896 e
morto il 16 aprile 1975;
- le virtù eroiche del Servo di Dio Paolo Maria Guzmán Figueroa (al secolo: Giuseppe Bardomiano di
Gesù), Sacerdote professo dei Missionari dello Spirito Santo e Fondatore delle
Missionarie Eucaristiche della Santissima Trinità; nato il 25 settembre 1897 e
morto il 17 febbraio 1967;
- le virtù eroiche del Servo di Dio Luigi Lo Verde (al secolo: Filippo), Chierico professo dell’Ordine
dei Frati Minori Conventuali; nato il 20 dicembre 1910 e morto il 12 febbraio
1932;
- le virtù eroiche del Servo di Dio Bernardo dell’Annunziazione (al secolo: Bernardo de Vasconcelos),
Chierico professo dell’Ordine di San Benedetto; nato il 7 luglio 1902 e morto
il 4 luglio 1932;
- le virtù eroiche della Serva di Dio Maria Elisa Oliver Molina, Fondatrice della Congregazione delle
Suore delle Vergine Maria di Monte Carmelo; nata il 9 luglio 1869 e morta il 17
dicembre 1931;
- le virtù eroiche della Serva di Dio Maria di Gesù dell’Amore Misericordioso
(al secolo: Maria di Gesù Guízar Barragán), Fondatrice delle Ancelle
Guadalupane di Cristo Sacerdote; nata l’11 novembre 1899 e morta il 6 gennaio
1973.
lunedì 20 giugno 2016
Santi... il prossimo 16 ottobre 2016!
- Giuseppe (José) Sánchez del Río, ragazzo della Diocesi di Zamora (Messico),
martire;
- Gabriele del Rosario “El
Cura” Brochero, sacerdote dell’Arcidiocesi di Cordoba (Argentina);
- Salomone Leclercq
(al secolo: Guglielmo Nicola Ludovico), dei Fratelli delle Scuole Cristiane,
martire;
- Emmanuele (Manuel) González
García, vescovo di Palencia, fondatore dell’Unione Eucaristica Riparatrice
e della Congregazione delle Suore Missionarie Eucaristiche di Nazareth;
- Lodovico Pavoni,
sacerdote, fondatore della Congregazione dei Figli di Maria Immacolata;
- Alfonso Maria Fusco,
sacerdote, fondatore della Congregazione delle Suore di San Giovanni Battista;
- Elisabetta della
Santissima Trinità (al secolo: Elisabetta Catez), monaca professa
dell’Ordine dei Carmelitani Scalzi.
San Berillo di Catania
Il Santino più famoso di San Berillo fu stampato nel 2002, in occasione del XXV anniversario "passato all'ombra di così immensa schiera di testimoni".
All'epoca era l'unico santino del "protovescovo" di Catania, sono però passati ben 14 anni da allora, e qualcosa è stato stampato.
La vita di San Berillo è tratta da un bell'articolo scritto su cattedralecatania.it. Certo smonta un po' la storicità del Santo, ma è fatto molto bene.
Buona lettura!
* * *
L’Annuario diocesano 2010,
nell’affermare che il cristianesimo a Catania si è diffuso rapidamente e che
sotto le persecuzioni di Decio e di Diocleziano, nel sec. III, ha versato il
suo sangue, per la fede, la vergine Agata e agli inizi del sec. IV ne ha
seguito l’esempio il diacono Euplo, precisa che “recenti studi critici
dichiarano priva di ogni valido fondamento la tradizione locale che dice primo
vescovo di Catania S. Berillo di Antiochia (di Siria), ordinato da S. Pietro e
venuto in questa città etnea nel 42”, mentre la diocesi è storicamente
documentata a cominciare dal sec. V. L’edizione del 2000, in occasione del
Grande Giubileo, riportava che, nonostante per la sede episcopale catanese,
come per le altre dell’isola, non si hanno notizie certe se non tra gli inizi
del 4° secolo e le soglie del 6°, la tradizione, tuttavia, consolidatasi in
seguito alla conquista bizantina, ha ritenuto come primo vescovo Berillo
inviato dall’apostolo Pietro ad evangelizzare Catania, nel 42.
Si deve tener presente quanto afferma lo
storico della Chiesa mons. Gaetano Zito, preside dello Studio Teologico
interdiocesano di Catania, autore dell’opera “Storia delle Chiese di Sicilia”
(LEV, 2009). “La fondazione delle diocesi e l’istituzione della gerarchia
ecclesiastica in Sicilia”, scrive a pag. 29, “per secoli sono state datate alla
prima metà del primo secolo dell’era cristiana e attribuite a una precisa
decisione dell’apostolo Pietro che avrebbe ‘ordinato’ alcuni suoi discepoli per
inviarli appositamente ad evangelizzare l’isola: Berillo a Catania, Marciano a
Siracusa, Pancrazio a Taormina”. “A favore di tale attribuzione”, prosegue il
professore, “può supporsi che abbia influito l’affermazione di papa Innocenzo I
(401-417)…: anche in Sicilia nessuno ha fondato Chiese se non coloro che
l’apostolo Pietro o i suoi successori hanno costituito vescovi. Da tempo ormai
la storiografia ha ampiamente dimostrato inconsistente tale ipotesi ed ha
acquisito la certezza che, allo stato delle fonti, la struttura ecclesiastica
della Sicilia, con vescovi e sedi episcopali ad oggi storicamente certi, va
data ad un periodo successivo all’età apostolica”. “La tradizione retrodata
fino al 42 … poggia su un apparato documentario risalente al VII-IX secolo, nel
periodo cioè della piena bizantinizzazione dell’isola. Tale tradizione ha
supporti assai dubbi e appartiene ad un preciso genere letterario, elaborato
per attribuirsi l’apostolicità della sede episcopale nel confronto con le
Chiese bizantine, per determinare la supremazia della propria sede sulle altre
dell’isola e per sostenere che la loro fondazione precedeva anche quella della
comunità cristiana di Roma”.
“Né è possibile ricavare dati
certi dalla scarna notizia di Luca sulla sosta dell’apostolo Paolo a Siracusa
(Atti 28,12) nel suo viaggio verso Roma, nel 59”, aggiunge lo storico, “Nei tre
giorni di sosta vi avrà certamente predicato Gesù Cristo. L’episodio, però, non
è prova della diffusione del cristianesimo. Non riconsegna la certezza di una
locale comunità cristiana, sia all’arrivo di Paolo che dopo la sua partenza, al
contrario di quanto il testo degli Atti degli apostoli annota per Pozzuoli,
dove ‘trovammo alcuni fratelli’ (28,12). Indicazione che sarebbe stata annotata
anche per Siracusa se la predicazione di Marciano, per incarico di Pietro, vi
fosse effettivamente accaduta prima, come ritiene la tradizione”. Lo studioso,
a proposito della diocesi di Catania, a pag. 357, conferma quanto già
affermato: “La tradizione ha identificato il primo vescovo con un certo
Berillo, del quale si afferma che nel 42 sia stato ordinato vescovo ad
Antiochia da Pietro e da questi appositamente inviato ad evangelizzare Catania.
Di lui si fa menzione come protovescovo catanese nella vita di Leone il
Taumaturgo dell’VIII secolo, nella Vita di Pancrazio di Taormina, in due testi
liturgici del IX secolo (Canoni attribuiti a Teofane Siciliano e a Giuseppe
Innografo) che lo esaltavano come primo vescovo petrino. E’ ormai acquisito che
la datazione di Berillo non è sostenibile: sia per la cronologia più accreditata
della vita di S. Pietro, sia per le difficoltà interne alla comunità apostolica
in merito all’apertura ai pagani. La tradizione su Berillo, di conseguenza, è
priva di certezza e si presenta come una ricostruzione agiografica redatta
nella Catania di fine sec. VIII e inizio sec. IX, quando ormai la città era
pienamente soggetta al patriarcato di Costantinopoli e mirava accreditare,
presso le Chiese d’Oriente, la fondazione apostolica della sua Chiesa per
ottenere l’elevazione a sede arcivescovile e metropolitana. Tuttavia, alla luce
di quanto accaduto per Marciano di Siracusa, storicamente attestato ma non come
vescovo ordinato anche lui da Pietro ad Antiochia bensì in un tempo successivo
a quello sancito dalla tradizione, e cioè almeno tra il sec. III e il sec. IV,
potrebbe non escludersi del tutto la storicità di Berillo, collocandolo però
nello stesso periodo di Marciano”.
Giuseppe Murabito, postulatore
generale dei Missionari oblati di Maria Immacolata, alla voce “Berillo” della
Bibliotheca Sanctorum risalente agli inizi degli anni Sessanta del Novecento,
scrive che “secondo il Martirologio Romano, che lo commemora il 21 marzo, e i
sinassari greci, Berillo, originario di Antiochia, sarebbe stato ordinato
vescovo da S. Pietro e mandato a governare la Chiesa di Catania”. “Ma”,
continua l’agiografo, “queste notizie hanno come fonte la ‘Vita e martirio di
s. Pancrazio vescovo di Taormina’, composta tra il sec. VIII e il IX (dopo il
776, prima dell’826), che il Lanzoni definisce un ‘romanzo agiografico’
prolisso e bizzarro; ma prima di esso non si ha alcuna menzione di Berillo”.
“E’ significativo”, aggiunge, “che s. Gregorio, in tante lettere scritte ai
vescovi siciliani, non abbia mai fatto cenno all’origine apostolica … Mentre,
pertanto, è da escludersi che Berillo sia vissuto nell’età apostolica, egli
potrebbe essere stato vescovo, forse anche il primo, di Catania, alla fine del
III secolo o al principio del IV”. Anche le ultime edizioni dell’Annuario
Pontificio collocano la fondazione della diocesi Catanensis al sec. I., come
Palermo, mentre Siracusa al II e Messina al V. La rubrica del 4 maggio relativa
alle Messe proprie delle diocesi di Sicilia (1981), confermata dalla Liturgia
delle Ore del Proprio delle Chiese di Sicilia (2004), a proposito della memoria
obbligatoria a Catania di S. Berillo, così recita: “Catania onora in s. Berillo
il suo primo vescovo. Ciò trova conferma in un panegirico del sec. VIII in
onore di s. Leone vescovo di Catania, nel quale l’anonimo autore esalta quel
santo come persona degna di sedere sulla cattedra del vescovo Berillo”.
La prof. Maria Stelladoro,
perfezionata in Studi Patristici e Tardo Antichi presso l’Università
Lateranense, nel saggio “Studi sull’Oriente Cristiano” (Accademia
Angelica-Costantiniana di Lettere Arti e Scienze, 5/1, Roma 2001) è del parere
dell’origine apostolica pietrina del cristianesimo ellenofono della Sicilia
orientale prima ancora che paolina e ritiene attendibili la leggenda di
Berillo, che accompagnò S. Pietro “nel suo viaggio in Occidente assieme ad
altri vescovi inviati poi ad evangelizzare la Sicilia e l’Italia”, e i legami
delle chiese dell’Italia meridionale con Costantinopoli anziché con Roma, come
suffragherebbe l’ipotesi di una rotta per mare che da Antiochia avrebbe
condotto Pietro a Roma attraverso la Sicilia.
Nel segnalare che in Cattedrale si trovano diverse memorie
iconografiche di s. Berillo, sia nel presbiterio maggiore, che in un altare
laterale e nelle due facciate della basilica, oltre che in altre chiese della
città (in quella monastica S. Giuliano ai Crociferi e nella parrocchiale
eponima), si accenna alla secolare tradizione del culto di s. Berillo, il cui
nome originario si riteneva fosse Cirillo o Nerillo. Il martirologio
dell’imperatore Basilio II (948-988) ne compendia la vita il 21 marzo, in cui
ancora è ricordato dai calendari liturgici greco-bizantini, cattolici e
ortodossi. La vita di S. Berillo, ricordano i sacerdoti Giuseppe Consoli e
Gaetano Amadio in “Santi ed eroi della carità in Catania” (1950), si trova anche
nell’inno composto dal santo siracusano Giuseppe Innografo nella prima metà del
sec. IX, dove si riferisce che il protoepiscopo avrebbe tramutato una sorgente
di acqua amara in dolce e potabile. S. Berillo sarebbe morto, forse anche
martire, a tarda età e non si sa dove fu seppellito, anche se le sue reliquie
sarebbero state venerate degnamente. La cappella di S. Berillo che alla fine
del Cinquecento esisteva alle spalle del tempio primaziale S. Agata la Vetere
presso l’oratorio S. Pietro –oggi santuario di S. Agata al carcere- distrutta
dal terremoto del 1693, venne ricostruita nel 1795, fuori le mura di levante.
sabato 18 giugno 2016
Madonna della Cella e dintorni vercellesi
Le fonti documentarie attestano la presenza della Cella di Meoglio tra i possedimenti del Monastero di Lucedio. Secondo la tradizione nel 1001 San Bononio vi operò un miracolo. Con il termine "Cella" si indicava una piccola casa retta da un monaco sacerdote coadiuvato da frati conversi e coloni per la coltivazione dei campi.
Il
santuario sorge sulle preesistenze dell'antico abitato di Meoglio, e alla
chiesa della Cella si giunge mediante una strada di campagna che attraversa una
zona boschiva, raggiungendo il grande prato che accoglie al centro la chiesa e
il sagrato, affiancati dalle rovine dell'antico complesso monastico: da qui si
diparte il percorso della Via Crucis. L'edificio è a navata unica ed è ha come
tutte le chiese antiche l’abside ad este l’ingresso da ovest preceduto da un portico
non voltato con tetto a padiglione. La chiesa è costituita da struttura muraria
in pietra, fatta esclusione per il campanile in laterizio a vista. Gli interni sono
decorati a motivi vegetali e simboli cristologici. Si venera un affresco seicentesco
posto sull'altare maggiore raffigurante la Vergine Maria in Cielo Assunta con
alcuni Santi, tra cui San Pietro e un Santo Vescovo o Abate (S. Bononio?), e
benefattore.
Chi era S. Bononio?
Nasce
a Bologna nella seconda metà del X secolo. Trascorre la giovinezza nella sua
città e successivamente parte per l'oriente; decide di stabilirsi a Il Cairo
per fare l'eremita. Qui Bononio si dedica a opere di carità a sostegno delle
popolazione, con cui costruisce anche alcune chiese. Contribuisce alla
liberazione del vescovo di Vercelli, Pietro, fatto prigioniero dagli arabi dopo
la sconfitta subita da Ottone II a Stilo. Ritornato in patria il vescovo in
segno di riconoscenza nomina Bononio - che nel frattempo si ritira sul Sinai -
abate del monastero di Lucedio. Il santo risponde alla chiamata del vescovo e
accetta il nuovo incarico. A Bononio si attribuiscono alcuni miracoli compiuti
a Bologna, la sua città natale, dove fa tappa durante il viaggio verso Lucedio.
Si ferma anche in Toscana, nel monastero di San Michele di Marturi nel
territorio di Poggibonsi. A Lucedio, forte della sua profonda spiritualità, il
santo ripristina la disciplina dei religiosi e si adopera per aiutare la
popolazione locale. Bononio muore il 30 agosto del 1026; le sue reliquie si trovano nella chiesa di Fontanetto Po, in
provincia di Vercelli. È canonizzato da papa Giovanni XIX.
Un
piccolo viaggio-pellegrinaggio tra fede e arte potrebbe essere:
Santhià (VC), con la bella chiesa di S. Agata, dove fu battezzato S. Ignazio di Santhià
Tronzano Vercellese (VC), nella cui chiesa parrocchiale è custodita la memoria
e le reliquie del beato Giacomo Abbondo,
parroco, beatificato l’11 giugno 2016 a Vercelli.
Fontanetto Po (VC), nella cui parrocchiale è custodita la memoria e le
reliquie dell’abate San Bononio di
Lucedio.
Borgo d'Ale (VC), nel cui comune è il Santuario della Madonna della
Cella.
Ed ecco, gli si presentò un angelo
del Signore e una luce sfolgorò nella cella. Egli toccò il fianco di Pietro, lo
destò e disse: «Àlzati, in fretta!». E le catene gli caddero dalle mani. (At 12,7)
giovedì 16 giugno 2016
Paolo o Antonio?
Leggendo la pagina mi è sorto un dubbio: ma l'immagine del Servo di Dio Paolo da Paternò non è quella di Servo di Dio Antonio da Fiumefreddo?
Così ho verificato ed ho scoperto che c'è un errore.
L'iconografia usata per Paolo Rendace da Paternò in realtà appartiene ad Antonio De Bello da Fiumefreddo.
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