giovedì 21 gennaio 2016

Sant'Agnese, prega per noi!



 

È il giorno natalizio per il cielo di una vergine: seguiamone l'integrità. E' il giorno natalizio di una martire: offriamo come lei il nostro sacrificio. E' il giorno natalizio di sant'Agnese!

(S. Ambrogio)

Si racconta che i santi genitori (di Agnese) tempo fa riferirono come, quando la tromba emise i suoi lugubri suoni, subito ella, fanciulla com'era, si staccò dal seno della nutrice, e, sprezzando le minacce e la rabbia del crudele tiranno, offrì spontaneamente alle fiamme il suo nobile corpo: con deboli forze seppe vincere un'immane paura; e sulle nude membra lasciò cadere la chioma disciolta, perché volto mortale non vedesse il tempio del Signore.

 O alma (Agnese), degna ch'io ti veneri, santo decoro del pudore, ti prego, o inclita Martire, sii propizia alle preci di Damaso!

(San Damaso)

Chi ci separerà dunque dall'amore di Cristo? Forse la tribolazione, l'angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada? Proprio come sta scritto: Per causa tua siamo messi a morte tutto il giorno, siamo trattati come pecore da macello.

 Ma in tutte queste cose noi siamo più che vincitori per virtù di colui che ci ha amati.

(San Paolo)

La testimonianza dei Padri della Chiesa e dell’Apostolo Paolo ci descrivono Agnese, una giovane ragazza, ma una cristiana matura e decisa.

Chi è Agnese?

  • l'origine del nome: Agnese deriva dal greco (agnox) e significa sacra, pura, casta;
  • la condizione sociale: era un nome in uso presso le famiglie di liberti, stato nel quale si dovevano trovare i genitori di Agnese;
  • il martirio, derivante dalla tenace volontà di testimoniare la propria fede cristiana;
  • la morte, avvenuta all'età di 12 o 13 anni;
  • il giorno del martirio: 21 gennaio;
  • il luogo di sepoltura: sulla via Nomentana, sul luogo dell'attuale basilica a lei dedicata.

Come è raffigurata Agnese?

  • Viene generalmente rappresentata come una giovane donna, con un agnello ai suoi piedi o in braccio, e con la palma del martirio.
  • L’agnello deriva dall’assonanza col suo nome, che significa "pura", "casta". Nel giorno della sua festa vengono benedetti in S. Agnese due agnelli, la cui lana viene usata dalle monache del monastero di S. Cecilia per tessere il pallio che il Papa porta in ogni celebrazione e che il giorno il 29 giugno dona agli arcivescovi metropoliti, come segno di comunione con il Vicario di Cristo, e successore di Pietro, il Papa.
  • La palma è l’attributo tipico dei martiri. Simboleggia la vittoria sulla morte che il martire si è guadagnato, imitando Cristo con l’estremo sacrificio. Il ramo di palma era infatti il premio che si riceveva in segno di vittoria, sia presso i Greci che i Romani, simbolo del Paradiso, dove abita i giusti.
  • il corpo coperto dalle lunghe chiome, utilizzate per coprirsi le nudità quando venne costretta all’esposizione in un postribolo;
  • le fiamme del rogo (o i resti della combustione), tra le quali venne gettata, rimanendo però incolume;
  • la spada, con cui viene sgozzata o, in alcuni casi, decapitata.

Sant’Agnese ha scoperto che Gesù è il suo tesoro e la sua perla preziosa.

Chiediamo alla Martire Agnese di pregare per noi cristiani del XXI secolo perché custodendo la memoria del suo sacrificio, viviamo ogni giorno nella memoria della Pasqua, così da trovare in Gesù il senso alla nostra vita quotidiana ed eterna. Amen.

mercoledì 20 gennaio 2016

San Sebastiano Martire - Mercoledì della II settimana del Tempo Ordinario (Anno pari)





Io vengo a te nel nome del Signore degli eserciti, Dio delle schiere d’Israele, che tu hai sfidato. In questo stesso giorno, il Signore ti farà cadere nelle mie mani. (1 Sam 17)

Il testimone cristiano è presenza del Signore, è manifestazione della Sua forza, rimandano alla Sua forza.

I santi non sono eroi, ma sono dei peccatori che seguono Gesù sulla strada dell’umiltà e della croce e così si lasciano santificare da Lui, perché nessuno santifica se stesso.

 (Papa Francesco)

Davide e Sebastiano sono così due eroi “cristiani”, di cui non risplende la loro eroicità come vanagloria, ma come manifestazione della potenza di Dio.

Davide e Sebastiano secondo un rilettura non cristiana sono due eroi omosessuali.

Davide per la sua amicizia con Gionata, così come si legge in 2 Sam 1,16: Una grande pena ho per te, fratello mio, Giònata! Tu mi eri molto caro; la tua amicizia era per me preziosa, più che amore di donna.

Una allegoria che nulla dice di omosessuale, ma che una certa rilettura gay della Bibbia, ho voluto trovare.

Così anche per Sebastiano. Ma in questo caso non è un passo biblico, ma solo una rilettura artistica del martirio di Sebastiano. La rappresentazione tradizionale di giovane, bello e forte, alcune volte quasi efebo e sognante, piuttosto che di un giovane dolorante e vicino alla morte, ha scatenato le visioni di ideale omosessuale. Ma è solo una rilettura di parte.

Questo discorso ci porta ad un problema odierno: le unioni gay. La legge Cirinnà è un grande problema per noi cristiani.

La senatrice in una recente intervista ha affermato: “non c'è alcuna equiparazione con il matrimonio".

Noi chiediamo al Signore che i cattolici in politica sia eroi cristiani come Davide e come Sebastiano che portino avanti, nella potenza del Signore, il desiderio di bene che Dio ha per l’uomo, il rispetto della persona, che la scelta civile non sia esaltazione di un dittatura liberalista e di conformazione con chi vuole andare contro la legge naturale e cristiana.

Ma torniamo alla liturgia.

Benedetto il Signore, mia roccia

che addestra le mie mani alla guerra,

le mie dita alla battaglia.

Prega il salmista..

San Sebastiano, martire,

nobile atleta di Cristo,

dalla tua stessa terra

a te si levi il cantico.

Prega l’inno ambrosiano.

Siamo invitati a compiere la nostra battaglia, la nostra corsa – direbbe San Paolo - Ed ecco, dunque, costretto dallo Spirito, io vado a Gerusalemme, senza sapere ciò che là mi accadrà. So soltanto che lo Spirito Santo, di città in città, mi attesta che mi attendono catene e tribolazioni. Non ritengo in nessun modo preziosa la mia vita, purché conduca a termine la mia corsa e il servizio che mi fu affidato dal Signore Gesù, di dare testimonianza al vangelo della grazia di Dio.

Sebastiano, figlio di questa terra, martire romano, interceda per noi, perché possiamo anche noi come atleti di Cristo, compiere la testimonianza al vangelo. Amen.

giovedì 14 gennaio 2016

Cristo o Hitler? Un libro, un uomo, un santo






Volete leggere un bel libro:

Cesare G. Zucconi, CRISTO o HITLER, vita del beato Franz Jägerstätter

ecco due belle pagine!

Si veda anche l'ARTICOLO del 27 gennaio 2015

lunedì 4 gennaio 2016

Era l'ora decima!





““Erano circa le quattro del pomeriggio”; l’ora decima secondo il computo romano.

Ma che era capitato di così importante nella vita di Giovanni, l’autore del quarto

Vangelo, da fissare nella memoria l’ora esatta? E’ il ricordo del suo primo incontro

con Gesù presso il fiume Giordano. Era impossibile, anche a distanza di molti anni,

dimenticare quel giorno; quel luogo; quelle circostanze.

Capita così per ogni incontro importante e decisivo”. (don Alfonso)

Un momento decisivo della vita non si dimentica mai.

Le nozze, la nascita di un figlio, un lutto, …. La prima Comunione, il primo incontro consapevole con il Signore che segna la sequela consapevole e vera.

Ecco l’ora decima.

Ma quell’ora è il punto della memoria, dove ritornare quando la vita azzanna con le sue fauci la nostra esistenza. Ed allora il ritorno all’ora decima serve a risaldare il passo, a ridirsi chi sono, a chi appartengo, e chi ho incontrato.

Il Signore ci dia dei maestri supplente che ci accompagnino nella vita per incontrare Lui, il rabbi, il maestro titolare.

La santità nella Chiesa ha questo ruolo: guardare con i i maestri supplente - i Santi - al vero Maestro, Gesù, e con Lui giungere all’uomo perfetto.

E i suoi due discepoli, sentendolo parlare così, seguirono Gesù.

Amen.

sabato 2 gennaio 2016

San Basilio, prega per noi!





"Allora nono solo io mi sentivo preso da venerazione verso il grande Basilio per la serietà dei suoi costumi e per la maturità e saggezza dei suoi discorsi, ma inducevo a fare altrettanto anche ad altri che ancora non lo conoscevano. .... E mentre altri ricevono i loro titoli dai genitori, o se li procurano essi stessi dalle attività e imprese della loro vita, per noi invece era grande realtà e grande onore essere e chiamarci cristiani".

(San Gregorio Nazianzeno, vescovo)

venerdì 1 gennaio 2016

A.D. 2016



Santuario della Divina Maternità di Maria
Concesa di Trezzo d'Adda


"Dio abbia pietà di noi e ci benedica,
su di noi faccia splendere il suo volto" (Sal. 66)
AUGURI a TUTTI VOI!
 
Giubileo Straordinario della Misericordia
 
VII centenario del martirio
del Beato Raimondo Lullo
 
VI centenario della nascita
di San Francesco da Paola
 
IV centenario della morte
del Servo di Dio Matteo da Agnone
IV centenario del martirio
dei Gesuiti di Santa Catalina de Tepehuanes
IV centenario della morte
del Servo di Dio Francesco Tito Yupanqui
 
III centenario del martirio
del Beato Samuele Marzorati e soci

domenica 27 dicembre 2015

Stefania, Liberata e Mater Matuta


donna che allatta
Presepe Armo

La leggenda di Stefania, la vergine che divenne madre di Santo Stefano, la mamma che allatta nel presepe popolare napoletano.
 
Si narra di una donna vergine, chiamata Stefania, che, quando nacque il Redentore, si incamminò verso la grotta per adorarlo, ma ne fu impedita dagli angeli che vietavano alle donne non sposate di visitare la Madonna che aveva da poco partorito. Allora Stefania prese una pietra, l'avvolse nelle fasce fingendosi madre e, ingannando gli angeli, riuscì a entrare nella grotta il giorno successivo.

Ma quando fu alla presenza di Maria, si compì un miracoloso prodigio: la pietra starnutì e divenne un bambino, Santo Stefano, il cui natalizio si festeggia appunto il 26 dicembre.

 Si tratta chiaramente di una leggenda popolare: non è nemmeno citata negli apocrifi. Quello della “donna-che-allatta” è un personaggio tipico dei presepi napoletani, e la tradizione popolare le ha attribuito questa storia: Stefania è una donna sterile (o una vergine non sposata) che usa uno stratagemma per raggiungere la grotta in cui non veniva fatta entrare. Ed alla fine, per miracolo… diventa inaspettatamente madre.
La tradizione popolare l’ha battezzata Stefania, per sottolineare il fatto che la ragazza riesce ad arrivare da Gesù Bambino con un giorno di ritardo rispetto agli altri pastori di Betlemme: lo incontra nel giorno che noi definiamo “di Santo Stefano”, per l’appunto. Una variante del racconto non dà nome alla madre ma assicura che il bambino nato miracolosamente, una volta cresciuto, si riunì felice agli apostoli di Cristo: e divenne il primo martire. Santo Stefano, per l’appunto.

"Implorò. Cercò di intrufolarsi. Supplicò fino alle lacrime. Prese addirittura a gomitate nella pancia un gruppo di vecchiette che stazionava davanti alla grotta, cercando di sgattaiolare in mezzo a loro: ma gli altri erano irremovibili. Le ripeterono fino alla nausea che no, lei non poteva entrare. Era la decima volta che provava a entrare nella grotta; ed era la decima volta che veniva respinta indietro. A quanto pare, c’era un gruppo di vecchiette che stazionava davanti alla stalla per prendersi cura della madre col bambino: e ogni qualvolta che lei provava a avvicinarsi, le vecchiacce la rispedivano a casa.
Prese un sasso.
Tornò a casa sua e, strada facendo, prese un sasso: uno di quelli grossi; un piccolo macigno. Poi ne prese un altro, e un altro ancora; e tornata a casa, li infilò in un sacchettone.
Chiuse il sacchetto con uno spago, e provò a sollevarlo. Sentì i muscoli delle braccia che invocavano pietà – pesava tantissimo – ma il fagottino aveva proprio le dimensioni giuste: era grosso come un neonato, ad occhio e croce. Avrebbe potuto spacciare il fagottino per un figlio: nessuno avrebbe voluto controllare se c’era davvero un bimbo sotto al fazzoletto.
Nel bel mezzo di una tempesta di vento, la gente che era alla grotta si vide arrivare questa donna velata che cullava dolcemente un cosetto infagottato… e si limitò a sorridere, e a farle largo. E Stefania riuscì a entrare nella grotta, e sentì gli occhi che le si riempiano di lacrime: vide il Bambino che dormiva nella paglia, contemplò l’Onnipotente che si era fatto lattante, e sentì un groppo di commozione salirle in gola.
Il Bambinello si rigirò nel sonno.
La ragazza vestita di blu (la Madonna) lanciò un’occhiata a Stefania e al suo macigno.
Il sasso di Stefania continuò giustamente a non fare niente, a parte il diventare sempre più pesante nelle braccia di lei, ormai stanche e intorpidite.
“È un maschio o una femmina?”, domandò la ragazzina, quietamente.
“…io temo proprio di dover andare”, annunciò Stefania tutto d’un fiato, orripilata dalla piega che stava prendendo la conversazione. Stefania sussultò.
Il sasso le tirò un calcetto.
Comprensibilmente, Stefania piantò un urlo.
La ragazza vestita di azzurro contemplò la scena con uno sguardo educatamente perplesso.
Il sasso si mise a piangere. Mentre sentiva il cuore batterle furiosamente, Stefania pensò che doveva essere impazzita: non c’era altra spiegazione. Il macigno strillò con crescente irritazione e agitò gambe e braccia, col risultato di liberarsi dal fazzoletto azzurro che lo ricopriva. E quando Stefania abbassò lo sguardo, realizzò con misto di shock e di terrore incredulo che, fra le sue braccia, si agitava senza ombra di dubbio un bel bambino."
 
Per leggere il racconto completo (QUI)
 
Questo discorso ci riporta alla questione di Santa Liberata con i due bambini e - forse - ad una svolta iconografica che sostiene la definitiva tesi dell'iconografia pagata divenuta cristiana.
 
Stefania è la Mater Mutata del presepe napoletano?
 
Mater Mutata
Museo di Capua
 
La Mater Mutata non è identica a Santa Liberata con i due bambini?


 

martedì 15 dicembre 2015

Il rito straordinario non è la soluzione ... è solo un rifugio che non capisco!







Un articolo interessante, ma credo che le questioni (alcuni questioni) qui descritte, non giustifichino la messa in rito straordinario. Anch'io dico che si è perso il senso del sacro e del mistero, lo vedo in molte parrocchie, ma non è con la messa in latino che si ridà il sacro e il mistero... non il mistero del non capire in latino o di fare la messa in altro modo da quella ora celebrata (parlo della mia è secondo la Chiesa Cattolica, ho visto poi celebrazioni discutibili!) che ridà sacralità e mistero. Altra citazione: "La chiesa è la casa di Dio e Lui solo deve parlare. Non di noi, delle nostre attività: la gente deve vedere che in chiesa si entra per dare gloria a Dio e a Dio solo» Ce l’ha, don Andrea, con le bacheche disordinate, le candele elettriche, i volantini e gli avvisi sparsi ovunque, con il Tabernacolo messo in disparte.." .... cose che dico sempre anch'io, ma che centra la messa in rito straordinario, quando ad esempio il 90 % dei ragazzi confessati della parrocchia vicina non vanno a Messa alla domenica: questo è il problema, non la svolta liturgica del rito straordinario!!
 

venerdì 11 dicembre 2015

I Martiri di Chimbote ...





Decreto della Santa Sede, che riconosce

il martirio dei Servi di Dio Michele Tomaszek e Sbigneo Strzałkowski, Sacerdoti professi dell'Ordine dei Frati Minori Conventuali, nonché Alessandro Dordi, Sacerdote diocesano; uccisi, in odio alla Fede, il 9 e il 25 agosto 1991, a Pariacoto e in località Rinconada, nei pressi di Santa (Perú).
 
 
 
 
 
 
 
Don Dordi, lombardo di Gromo San Marino in Valseriana (BG), con i padri Michele e Sbisgneo, polacchi, sono stati beatificati il 5 dicembre 2015.
 
 
 
 
 
 
 
 

martedì 1 dicembre 2015

Il cristiano ... un artigiano!






“Gli operatori di evangelizzazione devono dunque essere prima di tutto artigiani del perdono, specialisti della riconciliazione, esperti della misericordia.  … perché noi, cristiani, siamo chiamati ad essere nel mondo gli artigiani di una pace fondata sulla giustizia”

Egli è risorto dai morti; da allora le prove e le sofferenze che viviamo sono sempre occasioni che aprono a un futuro nuovo se noi accettiamo di legarci alla sua Persona. Cristiani del Centrafrica, ciascuno di voi è chiamato ad essere, con la perseveranza della sua fede e col suo impegno missionario, artigiano del rinnovamento umano e spirituale del vostro Paese. Sottolineo, artigiano del rinnovamento umano e spirituale.

La Vergine Maria, che dopo aver condiviso le sofferenze della passione condivide ora la gioia perfetta con il suo Figlio, vi protegga e vi incoraggi in questo cammino di speranza. Amen.  (Papa Francesco)

lunedì 30 novembre 2015

Santi Martiri del Messico (+ XX secolo)

 
 
 
 
CRISTIADA - TRAMA
Cristiada (noto anche come For Greater Glory) è un film storico diretto da Dean Wright, scritto da Michael James Love e basato sulla Guerra Cristera (o Cristiada, da cui il titolo) (1926 - 1929). Il film è stato distribuito nelle sale italiane dal 15 ottobre 2014. Distruito in Italia, con coraggio e lungimiranza culturale, da Dominus Production.
Il film è aperto dai titoli che descrivono gli articoli anticlericali presenti nella Costituzione del Messico del 1917. Quando il neoeletto presidente messicano, Plutarco Elías Calles (Rubén Blades), avvia una violenta e implacabile repressione contro la fede cattolica, nel paese scoppia una guerra civile (indicata successivamente come guerra Cristera). Le chiese sono date alle fiamme, si verificano omicidi di preti e contadini, i cui corpi vengono poi appesi ai pali del telegrafo quale monito.
La storia si sposta allora su Padre Christopher (Peter O'Toole), prete cattolico spietatamente ucciso dai Federales. Il tredicenne José Luis Sanchez (Mauricio Kuri), testimone del delitto, si unisce ai ribelli, i Cristeros, guidati dal generale in pensione Enrique Gorostieta Velarde (Andy Garcia), ateo, che prende il ragazzo come suo protetto. Catturato durante uno scontro con i Federales, José è sottoposto a tortura. Il ragazzo, però, non rinuncia alla sua fede e per questo è messo a morte. L'anno seguente anche il generale Gorostieta muore in battaglia, nello stato di Jalisco.
Nel 1929, accordi tra le due fazioni pongono fine ai combattimenti e viene ristabilita la libertà religiosa. Papa Benedetto XVI ha beatificato José nel 2005, con altri dodici martiri tra i Cristeros.


 
MARTIRI TRA I CRISTEROS
Nel corso del Novecento, dolorosamente percorso da immani tragedie conseguenza soprattutto del clima ideologico segnato dall'odio anticristiano, si è verificato anche un episodio ancor oggi poco conosciuto di martirio. Si trattò di una tremenda persecuzione, che si trascinò poi ancora per moltissimo tempo dopo il triennio cruento (1926-1929), lasciando effetti duraturi sulla struttura politica e sociale del Messico, determinando in maniera irreversibile il destino forse anche dell'intero sub-continente latino-americano. Fu un conflitto scatenato contro una società contadina, tradizionale, cattolica, un'aggressione perpetrata da uno Stato autoritario uscito da un processo rivoluzionario. Sarà papa Giovanni Paolo II (1978-2005) ad elevare agli onori degli altari alcuni martiri della persecuzione messicana: sacerdoti e laici, militanti delle organizzazioni cattoliche, tra cui san Manuel Morales, presidente della Lega Nazionale per la difesa della libertà religiosa. Uomini e donne che testimoniarono con coraggio la loro fede contro un governo che nella propria Costituzione affermava, tra l'altro, che «L'esistenza di qualsiasi ordine e congregazione religiosa resta proibito» (art. 5); «ogni culto è proibito fuori delle chiese, e nelle chiese il culto sarà sempre sottomesso all'ispezione dell'autorità civile» (art. 24); «le chiese sono proprietà dello Stato. Tutte le associazioni religiose sono incapaci di acquistare, possedere o amministrare beni immobili».
L'epopea della Cristiada annovera come suoi protomartiri Joaquim Silva e Manuel Melgarejo, il primo di 27 anni, il secondo di soli 17, entrambi militanti della Gioventù cattolica. Dopo il provvedimento della sospensione del culto pubblico voluto dai vescovi messicani per protestare contro le misure del governo, Silva aveva cominciato, insieme all'amico, a percorrere il paese e a tenere conferenze nelle quali, grazie ad una solida cultura, una fede appassionata e una concezione della vita come milizia, sapeva accendere gli animi dell'uditorio e spronarlo alla lotta. Domenica 12 settembre 1925, mentre si dirigevano in treno a Zamora per tenervi uno di questi incontri, vennero arrestati e condannati a morte senza nemmeno un processo. Inutilmente Silva chiese che almeno l'amico minorenne fosse risparmiato. Entrambi furono condotti al muro, dove i soldati non riuscirono a strappare dalle loro mani le corone del Rosario. Di fronte al plotone d'esecuzione Joaquim Silva tenne un discorso talmente toccante per sentimenti religiosi e patriottici, che gli stessi soldati ne furono commossi. Uno di essi si rifiutò di prender parte all'esecuzione, così che venne a sua volta arrestato e passato per le armi il giorno seguente. Joaquim disse con fermezza al comandante: «Non siamo dei criminali, né abbiamo paura della morte. lo stesso vi darò il segnale di sparare, quando griderò viva Cristo Re, viva la Vergine di Guadalupe». Così avvenne: al grido di battaglia e di vittoria lanciato dai due giovani partì la scarica di fucileria che li abbatté.
I corpi dei due eroi furono esposti più tardi nel cimitero: stringevano ancora tra le mani i rosari, e furono rivestiti di bianche vesti, dopo che i loro abiti insanguinati erano stati divisi in frammenti, come reliquie, tra i fedeli del paese. Tra i martiri si poterono annoverare anche amministratori pubblici, come Luis Navarro Origel, il sindaco terziario francescano della città di Peniamo, fondatore nella sua regione dell'Ordine dei Cavalieri di Colombo, di società di mutuo soccorso, casse rurali, sezioni della Gioventù Cattolica, circoli culturali, scuole di catechismo, propagatore instancabile dell'adorazione eucaristica notturna. Dopo quattro anni di amministrazione corretta e vantaggiosa per la popolazione, venne destituito di forza dal governo, prima di essere assassinato. Un'altra figura commovente della persecuzione fu Tomàs de la Mora, di Colima, un ragazzo di soli sedici anni, uno dei più attivi membri del locale Circolo Cattolico, che svolgeva l'attività di catechista tra i bambini più poveri. Il 15 agosto 1927 fu arrestato per il semplice motivo che portava uno scapolare, ossia un pezzo di stoffa con una immagine sacra, simbolo di una confraternita religiosa. Il comandante della caserma gli domandò se avesse rapporti con "i fanatici", ovvero preti, frati, cattolici e briganti. «Non fanatici – rispose il ragazzo – ma liberatori della Chiesa e della Patria dai tiranni». Tomàs fu allora frustato, affinché fornisse informazioni sui ribelli, ma fu tutto inutile. Il comandante ordinò allora che venisse impiccato all'Albero della libertà che era stato eretto, cupo retaggio della Rivoluzione Francese, nella piazza principale della città.
Un esempio di eroismo femminile è quello di Eleonora Garduno, arrestata per complicità coi ribelli. Interrogata dal generale Ortiz, uno dei principali collaboratori di Calles, che aveva per motto "Il mio dio è il diavolo", la cui figura portava tatuata sul petto, ricevette dal militare l'offerta della scarcerazione, in cambio di una docile collaborazione. La ragazza rispose: «Lei mi chiede una cosa impossibile: io continuerò a lavorare finché questo governo cadrà». Anche lei finì davanti al plotone d'esecuzione.
Quando portarono alla moglie dell'avvocato Gonzales, una delle guide dell'insurrezione, il cadavere straziato del marito, la donna chiamò vicino i figli e disse: «Guardatelo, è vostro padre. È un martire della Fede. Promettetegli che anche voi sarete degni figli e continuerete un giorno la sua opera».
Accanto a questi uomini, donne e ragazzi, occorre ricordare il tanto sangue sacerdotale versato. Furono centinaia i sacerdoti uccisi: poveri parroci di villaggio, giovani strappati dal seminario (con l'intenzione di "liberarli"!) monaci uccisi nei loro conventi. Fra di essi il più celebre è senz'altro il beato padre Miguel Augustin Pro, gesuita, di Guadalupe, assassinato a soli trentasette anni nel 1927, riconosciuto come martire dalla Chiesa il 25 settembre 1988.
Ma non solo lui. Il beato padre Elia Nieves, agostiniano: nonostante il divieto, continuò a esercitare il suo ministero, recandosi ovunque era necessario confortare, aiutare, amministrare i sacramenti. La polizia, venuta a conoscenza dei fatti, lo fece pedinare e arrestare mentre, in una soffitta, celebrava la Messa. Condannato a morte, venne condotto sul luogo dell'esecuzione. Dopo essersi inginocchiato a pregare, si rivolse ai soldati del plotone di esecuzione: «In ginocchio, figli miei. Prima di morire voglio darvi la mia benedizione». I soldati obbedirono e si inchinarono riverenti al gesto del sacerdote. Mentre padre Nieves tracciava il segno di croce, l'ufficiale che comandava il picchetto, infuriato, gli sparò al petto, uccidendolo mentre ancora benediva.
A volte gli aguzzini si divertivano a infierire sui sacerdoti senza ucciderli; venivano loro tagliate le braccia per impedire che in futuro potessero celebrare la Messa. Don Pablo Garcia subì una sorte atroce: parroco zelante, anch'egli sfidava le leggi e ogni pericolo. Volle celebrare con grande solennità la festa nazionale di Nostra Signora di Guadalupe e il 12 dicembre raccolse il suo popolo in un luogo solitario sulla montagna di S. Juan de los Lagos. Scoperto, arrestato, venne orribilmente torturato per giorni. «La morte, ma mai tradire» ripeteva il sacerdote, finché fu finito a colpi di pistola. San David Uribe, annoverato nel gruppo di martiri canonizzati da papa Giovanni Paolo II, fu strappato al suo gregge, dopo essere stato rinchiuso in un campo di concentramento. Riuscì tuttavia ad evadere e tornò alla sua parrocchia di Iguala, continuando ad esercitare, in forma clandestina, il suo ministero. Finì per essere nuovamente arrestato. Il generale governativo Castrejon propose ai parrocchiani di riscattare il sacerdote consegnando tremila pesos. Furono raccolti immediatamente, a costo anche di enormi sacrifici, ma il parroco non fu rilasciato: si pretendeva da lui un pubblico atto di apostasia e di adesione alla scismatica chiesa patriottica. Pabre Uribe rifiutò decisamente e fu allora sottoposto a lunghe torture, tra le quali il supplizio della graticola. La Domenica delle Palme del 1927 spirò dopo i terribili tormenti subiti.
Le sue ultime parole furono: «la morte piuttosto che rinnegare il Vicario di Cristo, lo amo il Papa! Viva il Papa!». Il suo corpo, gettato per strada, venne raccolto e gli fu data sepoltura con grandi onori.
Padre Christopher (San Cristobal Magallanes Jara, Sacerdote, 25 maggio) è stato canonizzato il 21 maggio 2000, mentre Josè del Rio (Beato José Sanchez Del Rio, Laico, 10 febbraio) è stato beatificato nel 2005.


 
MESSICANI MARTIRI NEL CALENDARIO LITURGICO
I martiri messicani non sono solo gloria della Chiesa messicana, ma soprattutto della Chiesa universale, perché hanno seguito le orme di Gesù morto in croce. Questi santi e beati, sono prima di tutto sacerdoti, e sono stati uccisi a causa dell'esercizio del loro ministero, coscienti delle circostanze persecutorie contro la Chiesa del Messico. Ci sono anche tre giovani entusiasti e profondamente impegnati nel lavoro pastorale del loro parroco, che hanno accompagnato nell'esercizio del ministero della Parola durante la loro vita, e nel sacrificio supremo della morte.
Non sono stati alcuni soltanto i difensori della Chiesa e della libertà, ma tutta la Nazione Messicana ha reso la testimonianza eloquente e silenziosa del suo sangue sparso per Cristo Re. La Chiesa e il mondo ha bisogno di santità, santità in tutti gli stati di vita e cioè i giovani, gli sposati, i religiosi ed i sacerdoti.
Chiediamo al Signore per l'intercessione e l'esempio di questi martiri che ci aiuti ad affrontare con più gioia e fortezza le difficoltà della nostra vita, essendo ogni giorno più convinti che possiamo essere santi, che oggi ci sono dei santi.
La Chiesa di Milano ricorda i Santi Martiri del Messico il 21 maggio.
 
FONTI:
Sito web dominusproduction.com
Sito web it.wikipedia.org
Sito web filmgarantiti.it