mercoledì 16 settembre 2015

domenica 6 settembre 2015

La statua di San Vladimir, simbolo della restaurazione spirituale della Russia





La statua di San Vladimir: simbolo della restaurazione spirituale della Russia

Di Federico Cenci

Roma, (ZENIT.org)

Risale al maggio scorso la firma del presidente dell’Ucraina, Petro Poroshenko, su una legge approvata dal Parlamento che mette al bando i “simboli della propaganda” comunisti e nazisti. Quale effetto della norma, a Kiev e non solo si sta assistendo a una furia iconoclasta che non risparmia nemmeno un orpello che richiami al passato sovietico: targhe e intitolazione di vie a eroi comunisti sostituite, monumenti smantellati e stelle rosse sradicate con lo scalpello. L’anticamera di questa legge fu l’abbattimento, un anno fa, durante i tumulti iniziati a piazza Maidan, di una serie di enormi statue e busti di Lenin disseminati in tutto il Paese.

E mentre in Ucraina ci si preoccupa di demolire i monumenti, in Russia si lavora per edificarli. Al fine di commemorare i 1.000 anni dalla morte di San Vladimir, patrono della Russia, la Chiesa ortodossa russa e il ministro della Cultura, Vladimir Medinsky, hanno sostenuto il progetto di costruzione, sulla cima di una collina di Mosca, di una statua alta 25 metri del Santo, considerato patrono della nazione.

Sovrano della Rus’ (un regno che andava da Novograd, al Volga, al Danubio), San Vladimir, un secolo dopo gli evangelizzatori dei popoli slavi Santi Cirillo e Metodio, scelse di abbracciare il cristianesimo elevandolo a fondamento di civiltà del popolo russo. All’anno 980, ossia 74 anni prima dello Scisma d’Oriente, e a un episodio dalla forte carica simbolica viene fatta risalire la definitiva cristianizzazione della Rus’: dopo esser stato battezzato lui stesso a Cherson (l’attuale Sebastopoli, in Ucraina), San Vladimir impose alla sua famiglia e alla popolazione di Kiev il battesimo nelle acque del Dnipro.

Episodio che suscitò nel sovrano una conversione sincera, tale da trasformare in mite e caritatevole un animo un tempo caratterizzato da dissolutezza e barbarie. L’appellativo di “santo” gli fu attribuito a gran voce subito dopo la morte, motivato da uno stile di vita sobrio e da un modo di governare cristianamente inteso.

Celebrato come santo sia dai cattolici sia dagli ortodossi, la sua memoria liturgica cade per entrambe le Chiese il 15 luglio. È in quella data che il presidente Vladimir Putin ha organizzato un galà al Cremlino con 400 ospiti, per onorare l’apporto storico e spirituale che il sovrano venerato come santo diede alla nazione. “È difficile sopravvalutare il ruolo svolto da Vladimir nella storia del Paese, il battesimo della Russia fu una svolta chiave”, ha osservato Putin.

Il patriarca di Mosca Kirill, nel corso della cerimonia svoltasi nella Cattedrale di Cristo Salvatore, ha lodato San Vladimir e ha sollecitato a render concreta la sua eredità, che consiste nel “salvare l’umanità dall’idolatria, dall’egoismo e dal consumismo dei nostri tempi”.

Entro novembre, la statua di San Vladimir dovrebbe stagliarsi sulla città di Mosca in tutta la sua maestosità, mentre in Ucraina le statue vengono distrutte. Il principio animatore ha tuttavia una radice comune, ossia il desiderio di affrancarsi da un passato recente che evidentemente lede la memoria e avvilisce lo spirito dei popoli russo e ucraino.

Anni di ateismo di Stato in Unione sovietica hanno discriminato e represso le Chiese cristiane mediante campagne antireligiose, spesso assai violente. La tradizione cristiana del popolo russo ha però continuato a vivere sottotraccia, saldamente aggrappata alla fede. Nel 1990, il sommovimento che ha causato la caduta del regime ha fatto riemergere quell’elemento spirituale che covava sotto le macerie di un’ideologia totalitaria e materialista.

È così che in quello che nel ‘900 fu il più grande laboratorio ateo della storia, si assiste oggi a una dirompente rinascita spirituale. A fronte dell’incedere della secolarizzazione in Occidente, l’88% dei russi dichiara di credere in Dio. Ma la rinascita della fede è una causa perorata anche dal Governo, ne sono prova le leggi approvate dal Cremlino a tutela della vita e della famiglia naturale, nonché la scelta di rendere obbligatorio lo studio della religione nelle scuole. E ora, con la costruzione della statua di San Vladimir, il Cremlino ha voluto dare un visibile suggello all’opera di restaurazione del retaggio storico, culturale e spirituale russo.

sabato 5 settembre 2015

BEATE MARTIRI DI GERONA





Sono 1.571 i martiri spagnoli (+ 1936-1939) di cui la Chiesa ha riconosciuto il martirio.
Se il sangue dei martiri e seme di nuovi cristiani, questo ci da molta speranza.
 
Suor Fidelia, Suor Faconda e Suor Giuseppina sono state beatificate, oggi, nella Cattedrale di Gerona.

giovedì 3 settembre 2015

BEATI MARTIRI DI VIACELI

 
 
 
 
Trentotto monaci di Viaceli, nella provincia di Santander, in Spagna, furono espulsi dal loro monastero l'8 settembre 1936 da agenti della Federazione degli anarchici iberici.
 
Imprigionati, furono rimessi in libertà: alcuni si dispersero in case private, altri raggiunsero Bilbao dove la religione non era perseguitata in modo violento, altri si raggrupparono a Santander, formando tre piccole comunità che cercavano di mantenere nascostamente la vita monastica.
 
Probabilmente a causa di qualche delazione, il 1° dicembre un gruppo che comprendeva soltanto fratelli conversi fu arrestato. La polizia marxista voleva sapere da dove prendevano i mezzi di sussistenza. Avendo dichiarato che era il padre priore che si occupava della cosa, fornirono forse agli agenti rossi il pretesto per arrestare un secondo gruppo, che comprendeva il priore e altri monaci sacerdoti.
Pío Heredia, il priore, non volle assolutamente dichiarare il nome di chi forniva loro degli aiuti. Dopo penosi interrogatori e maltrattamenti durante il processo istruito nella notte del 2 dicembre per dare una parvenza di legalità alla condanna dei religiosi, ma in realtà in odio alla fede e per cercare di impadronirsi del loro denaro o per sapere l'indirizzo dei benefattori, avvenne l'esecuzione. 
 
Secondo la testimonianza di un oblato di quindici anni, che si trovava con i monaci e che fu poi rilasciato, i religiosi furono caricati su un autocarro in due gruppi separati, uno nella notte del 3 dicembre, l'altro nella notte successiva.
Non se ne seppe più nulla. Gettati in mare dalla scogliera a picco del faro di Santander o condotti in barca e sommersi nelle acque profonde della baia oppure, come risulterebbe da una testimonianza indiretta, fucilati vicino al cimitero della città? La prima ipotesi sembra la più probabile.
Il 29 dicembre un converso a voti temporanei, Leandro Gómez Gil (1915-1936), fu scoperto dai miliziani in una casa privata: apparteneva al gruppo di monaci studenti e fratelli conversi che si era prudentemente dissolto dopo la scomparsa del padre Pío e dei suoi compagni. Gli altri si rifugiarono a Bilbao, ma Leandro non osò farlo, dato che rientrava nella categoria per la quale era giunto l'ordine di mobilitazione. La polizia rossa lo maltrattò in modo orribile, fino a farlo tanto sanguinare dalla bocca, dal naso e dalle orecchie che un lenzuolo ne fu inzuppato. Il giorno successivo fu cacciato a forza in un'auto e scomparve per sempre. Anche lui fu forse annegato o fucilato. Si seppe in seguito chi lo aveva assassinato in odio alla fede e alla Chiesa: gli uccisori furono perdonati.
 
La passione di questi monaci fu preceduta da quella di due confratelli che erano rimasti al monastero. Infatti il giorno dell'espulsione i banditi marxisti avevano trattenuto con loro due sacerdoti, il segretario padre Eugenio García Pampliega (1902-1936) e il padre Vincenzo Pastor Garrido (1905-1936), probabilmente nella speranza di poter mettere le mani sul denaro dell'abbazia, che ritenevano ricca. Le loro investigazioni non dettero però alcun risultato.
 
Il 21 settembre gli anarchici offrirono ai due padri di accompagnarli in macchina a Santander, ritardando la partenza fino a notte inoltrata, ma a una ventina di chilometri dal monastero li uccisero a colpi di pistola, abbandonandone i cadaveri sul ciglio della strada. Ritrovati il giorno seguente, la gente del posto li seppellì nel cimitero di Rumoroso. Soltanto nel 1940, dopo essersi accertati di tutte le voci che correvano, i monaci di Viaceli esumarono le due spoglie (sepolte senza cassa, uno sopra l'altro) e le trasportarono al monastero, seppellendole nel chiostro della lettura dietro il seggio abbaziale.
 
Ecco l'elenco dei martiri del 3 e 4 dicembre:
 
1. Pío Heredia Zubía (1875-1936), priore, sacerdote
2. Giovanni Battista Ferrís Llopis
(1905-1936), sacerdote  
3. Amedeo García Rodríguez
(1905-1936), sacerdote  
4. Ezechiele Alvaro de la Fuente
(1917-1936), converso a voti temporanei
5. Antonio Delgado Gonzáles
(1915-1936), oblato di coro 

6. Marcellino Martín Rubio
(1913-1936), novizio di coro  
7. Valeriano Rodríguez García
(1906-1936), sacerdote  
8. Eustachio García Chicote
(1891-1936), sottomaestro dei conversi  
9. Angelo de la Vega Gonzáles
(1868-1936), converso  
10. Alvaro González López
(1915-1936), professo corista a voti temporanei
11. Eulogio Alvarez López
(1916-1936), converso a voti temporanei 

12. Benvenuto Mata Ubierna
(1908-1936), novizio converso 
 
Di tutti questi martiri è stata introdotta la causa di beatificazione. Il processo diocesano è stato aperto nel 1996, a sessant' anni dal martirio.
 
Sono stati beatificata, oggi, nella Cattedrale di Santander. La celebrazione è stata presieduta dal Cardinale Amato.
       
(Coll. O.C.R. 1937, p. 17 ss. / Coll. 1939, pp. 85-91 / Coll. 1945, p. 220 / D.P.Moreno Pascual, Como incienso en tu presencia, Viaceli 1996 / Cistercium, 1987, pp. 214-216 / Cistercium, 1996, pp. 413-416)
 

mercoledì 2 settembre 2015

Che stupore!





"Erano stupiti del suo insegnamento perché la sua parola aveva autorità".  (Lc 4)

Oggi è arrivato il libro che ho comprato in una libreria sul web.

Il libro è bellissimo per il contenuto: i santi Martiri nuovi e antichi, la santità giovane e i Martiri delle Catacombe.

Poi è bello nella grafica, nelle foto, nella carta, ma lo stupore è che l'argomento non ti estraneo, quasi ti è famigliare... leggi la bibliografia e cosa scopri?

Che l'autore ti ringrazia come fonte di materiale... che stupore!
Grazie!

lunedì 31 agosto 2015

Santi del giorno ...





3° anniversario dalla morte del Cardinale Carlo Maria Martini

Beati Edmigio Primo Rodriguez, Amalio Zariquiegui Mendoza e Valerio Bernardo Herrero Martínez, religiosi lasalliani martiri in Spagna

Beato Andrea Dotti da Borgo Sansepolcro, religioso nell'Ordine dei Servi di Maria

Beato Pietro Tarres Claret, sacerdote


Santi Rufino Vescovo e Cesidio Presbitero Martiri

San Cesidio e compagni martiri a Trasacco

San Domenico del Val, martire

San Giuseppe d'Arimatea

San Nicodemo di Gerusalemme

San Paolino vescovo di Treviri

San Raimondo Nonnato, religioso mercedario

Sant'Aristide Marciano, apologeta
 



Sant'Aidano vescovo di Lindisfarne

Santi Centomila Martiri di Tbilisi
 
 
"O Cristo, pastore glorioso,
a te la potenza e l'onore
col Padre e lo Spirito Santo
nei secoli dei secoli".
 
 

domenica 30 agosto 2015

Anatoly Karol ....






Una notizia che mi molto commosso oggi.
Sentita al Tg della Rai1.


"... Anatoly Karol aveva 38 anni e sabato era con la sua bambina di un anno e mezzo a fare la spesa in un supermercato di Castello di Cisterna, in provincia di Napoli. All'improvviso due malviventi hanno fatto irruzione nel locale per una rapina. Anatoly ha cercato di sventarla, ma gli hanno sparato davanti alla figlia e poi hanno infierito su di lui con un'arma contundente. È morto quasi subito.
Anatoly era ucraino. Se fosse stato il contrario, se l'ucraino fosse stato il rapinatore, oggi su questo caso avremmo avuto molta più attenzione, raccolte di firme, cortei".
(Roberto Saviano)

giovedì 27 agosto 2015

Studiosi inventori ... (II)




 Egregio Signore, non ho il piacere di conoscerla e non è mio stile discutere a distanza.
Anzitutto non sono minimamente responsabile di quanto scritto sul web, a meno che non ci sia la mia firma. Molte notizie che vi si trovano sono state rimediate da pubblicazioni dell' 800 che intendevano fare la storia di San Menna.
 Le posso assicurare che sono stato uno dei primi (o il primo) a mettere in discussione San Sossio del Miseno, che secondo me non c' entrava niente con la lapide in questione. Come le ho detto ieri, si tratta di un genitivo singolare che forse ha aiutato anche lei a correggere l' interpretazione.
 Per quanto riguarda il San Bricio martire, c'è un particolare per me importante: nel Martirologio Romano, che è il testo ufficiale dei santi e dei martiri della storia della Chiesa, non esiste alcun San  Bricio martire. E allora come spiegare il fatto? Non a caso ho rimandato le sue ricerche alla monografia  pubblicata di recente su San Menna, dove esperti hanno cercato di dare interpretazioni che storicamente sono sostenibili.
Aggiungo che mi sono fatto promotore di esaminare il materiale osteologico col C14. Il risultato è stato che le reliquie di San Menna sono rapportabili ad un uomo vissuto nel sesto secolo, mentre quelle dell' ipotetico San Brizio sono del X secolo (quindi non autentiche). Ancora una volta rimando la sua attenzione alla pubblicazione indicata.
Con sensi di stima, accolga i miei saluti.
   
 

Carissimo,
però nella prima risposta mi sembrava di altro parere. Nella scrivere al web, hanno detto che lei era il responsabile.
 
Comunque San Bricio martire non può essere San Brizio di Tours. Che non esista nel MR non è un problema, la Chiesa venera tanti santi non iscritti nel MR.
 
Esempio? Miro di Canzo, Gerardo da Monza, Filomena di Mugnano, Colomba di Osoppo, Colomba di Pagliara, ecc...
 
Ma nel caso, come già scritto, queste sono ossa di due martiri (inizialmente nella foga ho letto socii come soci, più di 2, mentre sono solo 2, di cui 1 si chiama Bricio).
Per cui non mi ha aiutato a corregge l'interpretazione, che era giusta nel senso, ma solo una questione di ossa di 2 e non di più di 2. Certo scrive San Socio per San Sossio è un gravissimo errore, vista la struttura dell'epigrafe.
 
Leggendo anche il pdf mi sono reso conto che si è montato un castello in aria su questi due nomi. Per di più un libro da 40 euro e un convegno... certo il più verte su San Menna eremita. Mi piacerebbe compralo.
 
Ma tornando ai due nomi e alle loro ossa sono certamente reliquie estratte dalle catacombe, e quindi martiri sconosciuti, di cui si sa solo che sono martiri e che uno dei 2 si chiamava Bricio.
Non si può dire che siccome nel MR non si parla di San Bricio martire, allora il lapicista ha sbagliato perché non sapeva che il vescovo di Tours non era martire, quindi un errore è definirlo martire, ma è san Brizio di Tours (ma in realtà si traduce Bricio)!?!?!
Deduzione ridicola.
 
La grande questione è che esistono molto reliquie di santi martiri con nomi del MR, perché nomi imposti, ma poi in realtà sono reliquie delle catacombe, di cui si sa solo che sono martiri e nulla più.
 
Uno tra i tanti.
saluti

mercoledì 26 agosto 2015

Studiosi inventori....





In cui si sostiene la tesi che in un'urna vi sono le reliquie di San Brizio di Tours e di San Sossio di Miseno.

“Nell'urna furono deposte, separate dalle prime, anche altre reliquie, in particolare quelle di San Brizio, vescovo di Tours e di San Socio (o Sossio) martire del Miseno. Infatti sul rovescio della stessa lapide è scritto:

HIC REQUIESCUNT CORPORA SANCTORUM BRICII ET SOCII MARTIRUM”

Scrivendo avevo sostenuto che non sono i suddetti santi ma semplicemente delle ossa di martiri delle catacombe di cui il capo gruppo si chiama Brizio.

Risposta.

Mi è stata recapitata la sua osservazione circa l'epigrafe attestante le reliquie custodite nella chiesa di San Menna a Sant' Agata de' Goti. La sua interpretazione è rispettabile, storicamente plausibile, grammaticalmente non sostenibile, in quanto SOCII è un genitivo singolare (socium-socii). Siccome la lapide è correttamente scritta, è più probabile che il lapicida ignorasse che San Bricio, vescovo di Tour, non era stato un martire.

Per una completa esposizione può consultare "La chiesa di San Menna a Sant' Agata de' Goti - Atti del convegno di studi 19 giugno 2010", pp.31-4

(by xxx)

La risposta non si sbilancia, perché deve sostenere la tesi (errata), barricandosi solo dietro l’errore grammaticale (bazzecola rispetto al contenuto, ma certamente un errore!). Riformulo la questione.

 

La lapide dice:

HIC REQUIESCUNT CORPORA SANCTORUM BRICII ET SOCII MARTIRUM

La traduzione è:

QUI RIPOSANO I CORPI DEI SANTI BRICIO E SOCIO MARTIRI.

Bricio e non Brizio, perché in latino San Brizio si scrive Sancti Britii.

Idem per Socio, nel senso di compagno, e non nel senso di Sossio. Perché in latino il nome del martire di Miseno si scrive Sòsii.

Quindi non è che il lapicida ignorasse, ma conosceva bene la questione delle reliquie, ora mal interpretate.

Concludendo: le reliquie sono di due santi martiri Bricio e Socio.

Ogni altra interpretazione è errata!


CONTINUA...

martedì 25 agosto 2015

"Se li abbandono anch'io, non hanno più nessuno": beato Alessandro Dordi.








Oggi moriva in Perù don Alessandro Dordi (+ 1991), missionario bergamasco, sarà beatificato il prossimo 5 dicembre con Michał Tomaszek e Zbigniew Adam Strzałkowski.
 
 
 
 
 
 
 
 
 



 
 
"Il martirio per i cristiani
è il portare la testimonianza nella fede
fino alle estreme conseguenze
oppure la dedizione nella carità"