Gian Francesco Carreri, della nobilissima famiglia Carreri, nacque a Mantova nel 1420. Suo padre, Francesco, era notaio di Gian Francesco Gonzaga e proprio in suo onore venne battezzato. Nel 1440 indossò l’abito Domenicano e cambiò il suo nome di battesimo in Matteo. La sua predicazione attraversò il centro-nord Italia, ma raggiunse il culmine della sua vita spirituale proprio a Vigevano dove ancora in vita gli furono attribuite miracolose conversioni e guarigioni. Visse e predicò nel Convento di San Pietro Martire, dove morì il 5 ottobre 1470, non prima di aver provato la Passione di Cristo: il Crocifisso gli apparve e gli trapassò il cuore. Il suo corpo è venerato nella chiesa di San Pietro Martire. Nel 1482 Papa Sisto IV permise la celebrazione della memoria liturgica ai vigevanesi e nel 1518 fu proclamato compatrono (protettore).
Tutti i dati e le immagini su questo blog sono [© Copyright 2026 - Ed. D.M.G.]. Dove non sono c'è la fonte, un errore, reclama la dicitura di proprietà. Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001
venerdì 10 aprile 2015
giovedì 9 aprile 2015
Il Santo di Palmoli, Valentino martire romano
Si legge nel sito iltrigno.net:
Tra i Santi della Chiesa, il 14 febbraio è celebrata la festa di San Valentino, il santo dei fidanzati. Secondo la tradizione popolare, ogni volta che incontrava due giovani, San Valentino li incoraggiava a sposarsi, ritenendo questa l'unica soluzione per combattere il peccato.
«Di San Valentino nel mondo ce ne sono vari: a volte si tratta di qualche corpo di martire cui è dato il nome di Valentino; altre, di S.Valentino che non hanno a che fare col nostro». Così scrive P. Beniamino Maurizio S.F. nel volume Palmoli mia (Storia di Palmoli) pubblicato nel dicembre 1999, dall'Editrice Il Nuovo di Vasto. "Chiese e reliquie di S. Valentino - soggiunge P. Beniamino Maurizio - sono disseminate per il mondo e oggi, sotto la spinta consumistica, tutti tendono a festeggiarlo il 14 febbraio. Il S. Valentino, protettore di Palmoli, è S. Valentino prete e martire romano, la cui festa ricade il 14 febbraio. Una certa critica, oggi, tenderebbe a identificarlo con quello di Terni, vescovo e martire (ci mancherebbe!!); ma la cosa è molto discutibile e - credo - poco attendibile (già non è attendibile la prima identificazione!). Se la città eterna dei sette colli ebbe la fortuna d'avergli dato i natali e d'essere stato teatro delle sue meraviglie, non meno fortunata è Palmoli che possiede la maggior parte del prezioso tesoro della sua salma e gli ha eretto una magnifica tomba, ricchissima, adorna di fini marmi e lo ha eletto a suo comprotettore veneratissimo.
Ma purtroppo per Palmoli, molte altre città possiedono lo stesso prezione tesoro. Cito tre esempi: Cavour (TO), Monselice (PD) e Belvedere (CS).
![]() |
San Valentino di Cavour fonte: cavour.info |
Per cui: sono quattro omonimi o sono quattro falsi?
Sarei per quattro omonimi del presunto San Valentino prete martire di Roma.
Ma continuiamo a leggere ...
Questo lembo di terra del forte e gentile Abruzzo, prima ancora che si fosse ornato del Sacro Deposito, ne aveva già una sacra reliquia miracolosa, il Santo Braccio (altro martire, dubito che sia dello stesso corpo!), concessa dal Rev.mo Don Andrea Valentini, con autentica del 13 dicembre 1704 dell'Eccell.mo Cardinal di Stato Duina, alla Chiesa Matrice dal titolo di Santa Maria delle Grazie, da qualche anno prima eretta in ricettizia innumerata. La traslazione della Sacra gloriosa salma dell'invitto prete e martire, S. Valentino avvenne nel 22 dicembre 1824 (ecco la prova delle date di autentica troppo distanti!), quando se n'era precedentemente ottenuta la concessione, con rescritto dell'Eccell.mo Cardinal Giuseppe Perugini, Prefetto dei Sacrari Apostolici, addì 18 novembre dello stesso 1824. Mentre un comitato di eletti cittadini palmolesi si era portato in Roma a rilevarne le Sacre Spoglie per trasportarle al paese via Molise, l'intera popolazione di Palmoli, non sapendo trattenersi più a lungo ad attendere, festante era andata ad incontrarle processionalmente nella limitrofa Trivento. Ora Palmoli, ricca ed orgogliosamente altera del Sacro Deposito, parecchie volte all'anno celebra la festa del glorioso Comprotettore, solennizzandone ora la nascita ai 14 febbraio; ora la fortunata traslazione del Corpo Santo, al 22 dicembre; ora la donazione del Santo Braccio, il Martedì di Pentecoste; ora, infine la commemorazione dei miracoli da lui operati e, nel 1837, dal 2 al 5 settembre; e nel 1865, dal 18 al 22 maggio ed infine nel 1916, per i quali ultimi si attende fiduciosi il competente giudizio della Superiore Autorità Ecclesiastica per la maggiore pubblicazione; a maggior diffusione della venerazione del Santo, ed a gloria della SS. Religione di Cristo, che può gloriarsi d'aver nutrito un figlio, il quale, opponendo il forte petto all'impeto dei suoi nemici, suggellò col sangue la sua fede per ingemmarle il serto di sempre nuovo fulgore e per fortificare ed ampliare il celeste suo regno".
Quindi un vero martire di Cristo, visto i segni miracolosi, ma non è il S. Valentino prete e martire, che poi per motivi di storicità è epurato dall'odierno Martirologio Romano. Tanto che si pensa che il Valentino presbitero romano, sia il Valentino di Terni, un romano che divenne vescovo ternano.
Continuiamo la lettura ...
Non si hanno notizie precise sul santo vissuto nel 270 d.C. sotto l'imperatore Claudio II, detto il "Gotico". Ed è proprio l'imperatore Claudio II a farlo imprigionare a causa delle guarigioni compiute dal Santo e per il rifiuto opposto all'ordine di convertirsi al paganesimo.
Fu così che "l'amico dei fidanzati" venne decapitato. Ma prima di morire Valentino volle compiere un miracolo, rivolgendo gli occhi al cielo, ridonando la vista ad una bellissima fanciulla cieca, figlia di Asterius, che era il comandante delle Carceri.
Dopo l'editto di Costantino del 313 che concedeva ai cristiani la libertà di culto, la Chiesa volle sostituire la festa pagana della divinità romana Lupercus, che simboleggiava la dissolutezza e la libertà dei costumi, con il culto di S.Valentino, esempio di fede e di onore spirituale che si perfeziona nell'unione coniugale. A cominciare dal IV secolo si diffuse la festa di San Valentino protettore degli innamorati, ma anche festa dell'amore.
Fu così che "l'amico dei fidanzati" venne decapitato. Ma prima di morire Valentino volle compiere un miracolo, rivolgendo gli occhi al cielo, ridonando la vista ad una bellissima fanciulla cieca, figlia di Asterius, che era il comandante delle Carceri.
Dopo l'editto di Costantino del 313 che concedeva ai cristiani la libertà di culto, la Chiesa volle sostituire la festa pagana della divinità romana Lupercus, che simboleggiava la dissolutezza e la libertà dei costumi, con il culto di S.Valentino, esempio di fede e di onore spirituale che si perfeziona nell'unione coniugale. A cominciare dal IV secolo si diffuse la festa di San Valentino protettore degli innamorati, ma anche festa dell'amore.
Concludo il Santo di Palmoli, è semplicemente un omonimo al S. Valentino presbitero e martire di Roma, se poi è veramente vissuto. Certo un omonimo lo è comunque!
IL MARTIRE VINCENZO DI ROMA, il “Santo” di Acate - (2)
Si legge in italreport.it
avendo italareport modificato il link riporto quello nuovo
Salvatore Cultraro, Acate (Rg), 19 gennaio 2015.- Il calendario liturgico ricorda il martirio di San Vincenzo, protettore di Acate, il 22 gennaio ma, come è ben noto, nella cittadina iblea il Santo Martire viene onorato e festeggiato la terza domenica dopo la Pasqua. Una scelta non certo arbitraria e casuale ma, che al contrario, si rifà ad una serie di motivazioni valide, anche se non matematicamente certe. Come riferisce don Rosario Di Martino nel suo volume, “Biscari e il suo Martire che sorride”, una delle motivazioni che giustificherebbero la scelta della terza domenica dopo Pasqua per i festeggiamenti, potrebbe essere suffragata dal fatto che il Corpo del Santo Martire sia arrivato a Biscari proprio in concomitanza della terza domenica dopo Pasqua del 1701 o 1702. Le prime notizie storiche, documentate, sulla prima festa solenne in onore del Santo si hanno a partire dal 1722, data della fine dei lavori di ricostruzione, a causa degli ingenti danni riportati dal terremoto del 1693, dell’antica chiesa di San Giuseppe, annessa al Castello e riaperta al culto proprio nel 1722, con il cambio di denominazione in chiesa di San Vincenzo, come si legge nel cartiglio marmoreo posto all’ingresso della sagrestia, per la presenza, sull’altare maggiore, del Corpo del Santo. Ma l’ipotesi più accreditata sarebbe un’altra. Sempre come ci riferisce don Rosario nella sua opera citata, nel calendario liturgico di alcuni Santi si celebrano due ricorrenze: la morte e la traslazione delle loro reliquie. E tra essi c’è anche San Vincenzo, Diacono di Saragozza, il quale si festeggia nel giorno del suo martirio, il 22 gennaio e nel giorno della sua traslazione da Costantinopoli, il 27 aprile. Ed infatti, già a partire dalla prima festa solenne in suo onore, quella del 1722, non si scelse la giornata del 22 gennaio, forse a causa del rigido periodo invernale, ma quella della sua traslazione, anticipata al 26 per non farla coincidere con la Pasqua, tradizione, questa, protrattasi nei secoli e giunta fino ai nostri giorni. I nostri avi, quindi, avrebbero preferito dare più risalto alla data della traslazione (giustamente, per non creare confusione con il diacono di Saragozza! Nulla a che vedere con la traslazione del Santo Diacono) del corpo del Martire, da Costantinopoli, città della Turchia. Una nazione, questa, che ci riporta alla memoria la nota leggenda sulla vita del Santo Martire, tramandata, per secoli, da padre in figlio. Secondo questa leggenda (come quella di Santa Fortunata di Baucina, una invenzione!), infatti, Vincenzo sarebbe stato un principe figlio unico di un re turco, educato al cristianesimo dalla madre, convertitasi all’insaputa dell’emiro suo marito. Vincenzo, quindi, avrebbe deciso di partecipare alla Prima Crociata, combattendo contro i suoi connazionali e lo stesso padre. Indubbiamente un’onta per il padre il quale, dopo averlo invano richiamato a riabbracciare la fede islamica, ne avrebbe ordinato la morte. Vincenzo colto di sorpresa mentre riposava sotto una palma, sarebbe stato, pertanto, ucciso dallo stesso padre con un colpo di scimitarra alla guancia destra. Questa la leggenda, sfatata però dalle ricerche storiche portate avanti da anni con successo, e suffragate da validissimi riscontri scientifici (ahahha ... le leggende non si sfatano con la scienza, basta il buon senso!), dal reverendissimo parroco, don Rosario Di Martino. Ricerche che hanno finalmente fatto luce sulla figura del Santo Martire, da secoli avvolta da un alone di mistero. Oggi, grazie a questi studi, sappiamo, con certezza quasi matematica che il corpo custodito nell’artistica urna di cristallo di Boemia ed esposto alla venerazione dei fedeli sull’altare maggiore dell’omonima chiesa, apparterrebbe a Vincenzo, giovane diacono spagnolo (certo, ma uno dei tanti, come già scritto nel BLOG, con puntuale dovizia... perché quello di Acate deve essere il vero e non quello di altri luoghi!), martirizzato durante le persecuzioni contro i cristiani, ordinate da Diocleziano nel 300 d.C. .... Successivamente, per salvaguardarlo dalle profanazioni dei Mori, il suo corpo sarebbe stato portato a Costantinopoli. E proprio dalla presenza delle reliquie del Santo Martire a Costantinopoli e per la loro misteriosa (ahahha!) traslazione a Roma (dicono così anche a Fara Novarese per San Damiano martire!!) presso le catacombe vaticane (???? al massimo romane), potrebbe essere nata la leggenda che lo voleva figlio di un emiro turco, generando, come ipotizza don Rosario nell’opera citata, “una certa confusione che ha storpiato il modo di chiamare il corpo del Santo: Santo Crociato invece di Santo del Crociato”. Rifacendosi, infatti, a numerosi storici, don Rosario ha rilevato che alcuni antenati dei Principi di Biscari, oltre ad avere avuto radici storiche a Saragozza e quindi devoti al Diacono Vincenzo, avrebbero preso parte a più di una Crociata.
Come già detto teorie raffazzonate! Un colabrodo di ipotesi che sfranano con la traslazione a Roma, per giunta in catacomba!
Luogo, la catacomba, o le catacombe, abbandonate e dimenticate fino alla fine del XVI secolo, che stando alle teorie acatesi, vengono usate per seppellire un bottino così importante per poi DIMENTICARLO ed essere ritrovato nel XVIII secolo ... ma mi faccia il piacere, direbbe Totò!
Torniamo al testo ...
Torniamo al testo ...
In modo particolare un tale, Perricone Castelli, presente in Terra Santa, quale Capitan Generale, nel 1188, durante la Terza Crociata. Il Perricone, conoscendo la devozione della propria famiglia nei confronti del Santo Diacono di Saragozza, è probabile che abbia trafugato le reliquie del Santo Martire per sottrarle alle scorrerie dei musulmani. Questo spiegherebbe il legame, anche se confuso, tra la leggenda e la realtà. Il corpo del Santo Martire, una volta recuperato dal crociato, sarebbe stato chiamato, il “Santo del Crociato”, denominazione, questa, che tramandata oralmente dalla tradizione popolare si sarebbe alterata in “Santo Crociato”.
Solite pie bugie! Uff ... Mi sembrano una logica di Testimone di Geova che trova la soluzione aggirando l'ostacolo!
![]() |
un esempio trovato sul web |
Propongo al lettore di guardare la somiglianza con altri ricomposizioni di corpi delle catacombe per far capire che se fosse stato il diacono di Saragozza non avrebbero certo ricomposto da soldato o crociato o come lo si vuole chiamare.
Questo, che è San Generoso Martire, venerato a Ortona dei Marsi, è molto somigliate come fattura artistica a quello di Acate.
Altri esempi
San Fulgenzio martire Chiesa della Maddalena Lisbona, Portogallo |
Infine san Benedetto martire venerato a Vallebona, simile a quello di Acate: sorride?
Come già scritto sul BLOG: "ma povero "corpo santo" per dover dire qualcosa, come se fosse non sufficiente essere un semplice martire di Cristo, ne inventano una nuova in ogni periodo".
Questa è l'ultima: datata gennaio 2015!
Cari sacerdoti,
è sempre buona cosa un po' di umiltà e chiamare ogni cosa con il suo nome, come hanno fatto a Milazzo con S. Candida!
Pace, Gesù è risorto!
Pace, Gesù è risorto!
mercoledì 8 aprile 2015
Mercoledì fra l'Ottava di Pasqua
1) fissando lo sguardo su di lui (At 3)
Dopo
il coraggio di Pietro nell’annunciare Gesù crocifisso e risorto, oggi il
coraggio si trasforma in opere del Regno di Dio.
L’evangelista
Luca non solo narra che i due Apostoli Pietro e Giovanni compiono i miracoli
come Gesù, segni dei Regno del Cieli, ma hanno lo stesso approccio umano di
Gesù.
La
Pasqua ci deve dare il coraggio dell’annunciare, ma nello stile di Gesù. Ci
deve dare l’umanità di Gesù.
Avere
l’umanità di Gesù significa essere nuovo creatura.
2) «Non possiedo né argento né oro,
ma quello che ho te lo do: nel nome di Gesù Cristo, il Nazareno, àlzati e
cammina!». Lo prese per la mano destra e lo sollevò. (At 5)
Ecco
la ricchezza del discepolo, possedere Gesù.
Ecco
che il monito del Signore sulla ricchezza si comprende. Se un discepolo ricco
nel possedere perde Gesù, perde la sua vera ricchezze. Ecco allora il monito di
Gesù: Cercate prima il regno di Dio e la
sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta. (Mt 6).
3) Ma i loro occhi erano impediti a
riconoscerlo. (Lc 24)
Nella
luce della Pasqua si può comprendere l’insegnamento di Gesù.
Apri
gli occhi del nostro cuore alla comprensione del tuo amore! Amen.
domenica 5 aprile 2015
Geù il Nazereno è Risorto!
“Diceva S.
Agostino
che vale più una sola lacrima sparsa meditando sula Passione di Cristo,
che un pellegrinaggio sino a Gerusalemme ed
un anno a digiuno a pane ed acqua”.
(S. Alfonso Maria de' Liguori)
sabato 4 aprile 2015
Buona Pasqua!
“Voglio che la mia vita, il
mio carattere,
le mie azioni parlino per me e
dicano che sto seguendo Gesù
Cristo”
(Shahbaz Bhatti)
giovedì 2 aprile 2015
Santa Coralia di Tracia
La Tracia (in greco antico Θρᾴκη, Provincia Thracia in latino) è la regione che occupa l'estrema punta sudorientale della Penisola balcanica e comprende il nordest della Grecia, il sud della Bulgaria e la Turchia europea.
I suoi confini sono cambiati nel tempo: secondo i confini stabiliti in seguito alla Prima guerra mondiale, i monti Rodopi separano la Tracia greca da quella bulgara, e il fiume Evros (Maritza) separa la Tracia orientale (in Turchia) dalla Tracia occidentale (Grecia).
La Tracia fu evangelizzata dall'Apostolo Paolo. La martire Coralia è una martire della Tracia orientale, cioè turca.
Fa parte delle Sante Quaranta di Eraclea con Annone, diacono, vergini e vedove, martiri († Eraclea (Tracia), 312 ca.)
La tradizione orientale è solita raffigurare in un’unica grande icona. L'icona riportata è una novità iconografica.
La tradizione orientale è solita raffigurare in un’unica grande icona. L'icona riportata è una novità iconografica.
Martirologio Romano, 19 novembre: A Marmara Ereglisi in Tracia, nell’odierna Turchia, sante quaranta donne, vergini e vedove, martiri.
mercoledì 1 aprile 2015
La dittatura dei pruriti di libertà!
Non si può tacere!
Voi infatti, fratelli, siete stati chiamati a libertà. Che questa libertà non divenga però un pretesto per la carne; mediante l'amore siate invece a servizio gli uni degli altri. (Gal 5,13)
Unioni civili: MCL
pronto alle barricate
Secondo il presidente Carlo Costalli, il DDL Cirinnà è
"assolutamente peggiorativo" rispetto alle mediazioni proposte e si
pone in contrasto con i recenti pronunciamenti della Corte Costituzionale
Di Paolo Accomo
ROMA, 31 Marzo 2015 (Zenit.org) - Pronti alle barricate. È un no
senza mezzi termini quello pronunciato dal Movimento Cristiano Lavoratori dopo
aver letto il nuovo testo “unificato” sulle unioni civili a firma dalla
senatrice Cirinnà, approvato nei giorni scorsi dalla Commissione Giustizia del
Senato. Un provvedimento che vede la luce dopo una lunga serie di audizioni e
che avrebbe dovuto costituire un punto “alto” di mediazione. Invece…
Invece no, giusto Costalli?
Invece no, perché le audizioni non sono servite a nulla e il testo
è assolutamente peggiorativo, anzi, disperde il mandato di mediare, non tiene
conto delle posizioni di tutti e apre le porte dell’ordinamento giuridico
italiano a una esasperazione faziosa del modello di regolazione delle unioni
civili tra omosessuali, come ha ben rilevato il Forum delle famiglie.
Partiamo dall’inizio. Perché la mediazione
è fallita?
Perché su questo argomento, la logica di una parte del Pd è
quella, diciamo pure animalesca, di marcare il territorio, facendo piazza
pulita delle istanze che contrastino con l’autodeterminazione assoluta
dell’individuo. Nei fatti, non si ascolta e si impone un regime di uguaglianza
giuridica con il matrimonio, che è innaturale e socialmente devastante. Per
farla breve, la mediazione è fallita perché non si è cercata alcuna mediazione,
ma dopo anni e anni di dibattito sulle unioni civili si è tornati a propugnare
il matrimonio tra omosessuali. Quel testo propone di fatto la costruzione di un
modello simile a quello che la Costituzione riserva all’istituto matrimoniale,
in barba agli stessi pronunciamenti della Corte Costituzionale, che ha
confermato il nesso tra matrimonio ed eterosessualità.
Politicamente parlando, che significato ha
questo passaggio?
Che ancora una volta il Pd china la testa di fronte ai poteri
forti di questo Paese.
Cosa c’entra l’economia?
Non è solo un discorso economico ma è anche un discorso economico:
per i potentati finanziari e produttivi – non solo italiani – è vantaggioso
interloquire con un mercato di individui e non di associazioni. La famiglia
tradizionale, con le sue esigenze scritte nel Dna e nella cultura di uomini e
donne, scolpite nella natura, rappresenta un consumatore rigido, che non puoi
governare con i soli meccanismi del marketing e al quale devi riconoscere una
soggettività e un ruolo contrattuale. Né più né meno di quello che si sta
facendo con il mercato del lavoro, dove il governo non ama confrontarsi con le
parti sociali ma procede a colpi di norme che dialogano con il singolo
lavoratore in base all’età, al profilo pensionistico, alle speranze di vita
media, alla formazione individuale, ecc. Spostandoci sul mercato, meglio dunque
confrontarsi con famiglie che in realtà sono solo la sommatoria di individui
che restano tali: due maschi o due femmine, ciascuno identico all’altro per
natura e bisogni, perché la scelta di convivere non intacca la loro natura né
il loro sesso, dal momento che, generalmente, questi soggetti non lo cambiano e
continuano ad essere uomini e donne, seppure con gusti omosessuali, che
vogliono vedere legittimati.
Quindi il punto non sono i tanto
sbandierati diritti alla reversibilità o all’assistenza del compagno malato?
Non faccio il processo alle intenzioni. Abbiamo accettato il
riconoscimento delle unioni civili con quei presupposti e non ci rimangiamo la
parola data, ma qui si tenta il blitz, si vuole imporre l’ideologia del gender,
un errore della mente umana, come ha detto papa Francesco, e noi siamo
radicalmente contrari in quanto si sta andando allo snaturamento dell’istituto
matrimoniale, con riflessi disastrosi sui figli e sulle adozioni. La cronaca
recente sugli uteri in affitto illumina uno scenario sempre più allarmante e il
tentativo in corso in Senato, con la copertura politica del Pd di Renzi, è
quello di equiparare le unioni gay al matrimonio, consentendo anche di accedere
a meccanismi di filiazione innaturale, legittimando il ricorso all’utero in
affitto.
Quale sarà adesso la posizione del MCL?
Con tutte le nostre forze, eserciteremo un’opposizione durissima a
questa forzatura operata da una lobby faziosa con una maggioranza fittizia e
improvvisata, in nome di una assoluta minoranza di cittadini. Qui si vogliono
scardinare i valori fondamentali della società. Denunceremo in tutte le
sedi questo tentativo e la debolezza del premier che asseconda questo disegno
martedì 31 marzo 2015
beato Taddeo Gerardi (Gerardus) vescovo e martire
beato Taddeo Gerardi (Gerardus) vescovo e martire
Il nome: Deriva dall'ebraico "Thaddai" che a seconda delle interpretazioni, viene ricollegato ad una parola che significa "cuore" oppure al significato "colui che loda"
Vita Terrena:
Attività e caratteristiche:
Legame con altri santi:
Devozioni Particolari:
Protezione:
Diffusione del culto:
Ricorrenza:
Letture:
Segni iconografici distintivi: pallio, mitria e pastorale all'orientale
beato Gioacchino da Siena
| |||||
|
Il nome: Deriva dall'ebraico "Jeho-iakin" e significa "Dio rende forti" Vita Terrena: circa 1258 - 1305 Attività e caratteristiche: nasce a Siena intorno al 1258. All'età di tredici anni viene accolto nell'Ordine dei Servi da san Filippo Benizi. Trascorse la sua vita nei conventi di Siena e di Arezzo, ove diede mirabili esempi di devozione alla Vergine, di umiltà e di carità. Amo tanto il prossimo fino a chiedere e ottenere di prendere su di sé la malattia di un epilettico, che non era riuscito a consolare con le sue parole. Legame con altri santi: san Filippo Benizi; beato Francesco da Siena; san Pellegrino Laziosi. Devozioni Particolari: il suo corpo si conserva nella Basilica di San Clemente ai Servi, a Siena. Si usa ancora portare i neonati all'altare del Beato Gioacchino per invocarne la protezione. Protezione: epilettici e bambini Diffusione del culto: Paolo V, nel 1609, concesse all'Ordine di celebrarne l'Ufficio e la Messa. Nel 1636, l'Ufficio del beato Gioacchino venne esteso a tutta la diocesi di Siena Ricorrenza: 3 febbraio per l'Ordine dei Servi; 16 aprile per la diocesi di Siena Letture: Galati 6, 2-3.7-10; Salmo 33; Vangelo di Matteo 25, 31-40 Segni iconografici distintivi: ramo di rose, fiamma sul capo, apparizione della Vergine che porge due corone di fiori. beato Francesco da Siena | |||||
![]() Il nome: aggettivo di origine germanica con il significato di "franco" poi di "francese". Vita Terrena: circa 1266 - 1328 Attività e caratteristiche: Nato a Siena nel 1266, a 22 anni entrò nell'Ordine dei Servi. Ordinato sacerdote, si distinse per la sua carità, nell'impegno della predicazione e per la sua saggezza. Su di lui ci è rimasta una "Legenda" scritta con tutta probabilità da fra Cristoforo da Parma, contemporaneo e confidente del beato. Legame con altri santi: beato Gioacchino da Siena; san Pellegrino Laziosi. Devozioni Particolari: Il suo corpo si venera a Siena, nella chiesa dei Servi. Protezione: giovani Diffusione del culto: Benedetto XIV ne confermò il culto nel 1743. Ricorrenza: 12 maggio per l'Ordine dei Servi; 8 giugno per la diocesi di Siena Letture: 1ª Pietro 4, 7b-11; Salmo 83; Vangelo di Matteo 5, 13-16 Segni iconografici distintivi: giglio
beato Bonaventura da Pistoia
| |||||
![]() Il nome: nome benaugurante che significa "buona fortuna". Vita Terrena: circa 1250 - 1315. Attività e caratteristiche: nacque a Pistoia intorno al 1250. Spinto ad una vita più santa dalle parole e dagli esempi di San Filippo Benizi, entrò nell'Ordine dei Servi e ricevette il sacerdozio. Come priore di diversi conventi, rivelò singolari doti di saggezza e umanità. Durante il suo priorato a Montepulciano ricevette la professione di santa Agnese, nativa di quella città, e l'assistette nella fondazione del suo monastero. Morì a Orvieto verso l'anno 1315. Legame con altri santi: san Filippo Benizi; sant'Agnese da Montepulciano Devozioni Particolari: il suo corpo è venerato a Pistoia, nella nostra chiesa della SS. Annunziata. Una sua reliquia è conservata nella chiesa dei Servi di Orvieto. Diffusione del culto: Pio VII ne confermò il culto nel 1822. Ricorrenza: 15 dicembre Letture: Siracide 15, 1-6; Salmo 36; Vangelo di Luca 9, 57-62 beato Giacomo da Città della Pieve | |||||
![]() Il nome: forse di origine ebraica; la radice "gb" potrebbe significare "proteggere" o "seguire". Vita Terrena: circa 1270 - 1304. Attività e caratteristiche: Nacque a Città della Pieve verso il 1270. Esperto nel diritto, fu l'avvocato dei poveri e degli oppressi. A sue spese fece restaurare la chiesa e l'ospizio fuori della Porta del Vecciano, dove accoglieva e serviva con estrema carità malati e poveri. Per aver difeso i loro diritti contro il vescovo di Chiusi, questi lo prese tanto in odio che lo fece uccidere a tradimento. Legame con altri santi: beato Benedetto XI, papa. Devozioni Particolari: il suo corpo è conservato a Città della Pieve nella chiesa dedicata al beato. I suoi concittadini lo venerano col titolo di "Elemosiniere". Protezione: avvocati d'Italia Diffusione del culto: Pio VII ne approvò il culto nel 1806. Ricorrenza: 15 gennaio Letture: 1ª Giovanni 3, 14-18; Salmo 111; Vangelo di Matteo 16, 24-27 Segni iconografici distintivi: circondato da sicari nel momento della sua morte; la presenza dell'abito dei Servi, del cordone francescano e del berretto degli Oblati dell'Ospedale di Santa Maria della Scala di Siena. beato Ubaldo da Borgo Sansepolcro | |||||
![]()
Il nome: deriva dall'antico sassone "hyg" e "bald", latinizzato in "Ubaldus", significa "forte soccorritore".
Vita Terrena: nasce verso la metà del XIII secolo. Muore nel 1315. Attività e caratteristiche: Entrato nell'Ordine dei Servi e ordinato sacerdote, si distinse per santità di vita e operosità. Grande fu la sua amicizia con san Filippo; e si racconta che essendo questi già in agonia, all'arrivo di fra Ubaldo sembrò riprendere un po' di vita e spirò poi tra le sue braccia. Ubaldo morì nel convento di Monte Senario intorno al 1315. Legame con altri santi: san Filippo Benizi. Devozioni Particolari: il suo corpo viene conservato nella Chiesa dei Servi di Monte Senario. Protezione: - Diffusione del culto: il suo culto fu confermato da Pio VII nel 1821. Ricorrenza: 4 luglio Letture: Filippesi 4, 4-9; Salmo 14; Vangelo di Luca 12, 35-40. Segni iconografici distintivi: la pazienza piena d'acqua beato Andrea da Borgo Sansepolcro ![]() | |||||
Il nome: dal greco, significa "virilità e coraggio".
Vita Terrena: nasce nel XIII secolo, muore verso il 1315. Attività e caratteristiche: Entusiasmato dalle parole e dalla vita di San Filippo, Andrea ricevette l'abito dei Servi nel 1278, nel convento di Borgo San Sepolcro. Amante della penitenza e della solitudine, si ritirò in un eremo presso il Borgo. Molti altri eremiti, attratti dal suo esempio, si unirono all'Ordine dei Servi, e si affidarono alla sua guida. Legame con altri santi: san Filippo Benizi. Devozioni Particolari: il suo corpo viene conservato nella chiesa dei Servi di Borgo Sansepolcro. Protezione: - Diffusione del culto: nel 1806, Pio VII ne confermò il culto. Ricorrenza: 31 agosto Letture: Colossesi 3, 1-4; Salmo 26; Vangelo di Marco 10, 17-30. beato Tommaso da Orvieto | |||||
![]()
Il nome: dall'aramaico, significa "gemello".
Vita Terrena: nasce a cavallo dei secoli XIII e XIV. Morì nel 1343. Attività e caratteristiche: Tommaso nacque a Orvieto, in Umbria tra la fine del secolo XIII e l'inizio del XIV. Spinto dal desiderio del cielo e dall'amore verso la Vergine, entro nell'Ordine dei Servi e, per la sua grande sensibilità al servizio verso tutti, chiese di far parte dei fratelli "conversi". Svolse per lunghi anni l'ufficio di questuante, segnalandosi per la sua carità e umiltà; la sua intensa preghiera ottenne da Dio vari prodigi. Legame con altri santi: - Devozioni Particolari: il suo corpo si conserva nella chiesa dei Servi di Orvieto. Protezione: - Diffusione del culto: nel 1768 Clemente XIII ne confermò il culto. Ricorrenza: 27 giugno. Letture: 1ª Timoteo 6, 6-12; Salmo 130; Vangelo di Luca 12, 29-34. Segni iconografici distintivi: ramo di fichi. beata Giovanna da Firenze | |||||
![]()
Il nome: deriva dall'ebraico e significa "il Signore ha avuto misericordia"
Vita Terrena: nasce nel XIII sec. Muore probabilmente nel 1367. Attività e caratteristiche: fiorì nel primo secolo dell'Ordine dei Servi, ricevuto l'abito del terz'Ordine, si dedicò alla Vergine in una vita casta e penitente. Alcune antiche immagini la ritraggono con i santi più illustri dell'Ordine. Diffusione del culto: Leone XII ne confermò il culto nel 1828. Ricorrenza: l'Ordine dei Servi ne ricorda la memoria il 1 settembre; per le monache e suore la memoria è obbligatoria. Letture: 1 Corinzi 10, 17 - 11, 2; Salmo 44; Vangelo di Luca 10, 38-42. Segni iconografici distintivi: giglio o crocifisso tra le mani beato Benincasa da Montepulciano | |||||
Il nome: nome di buon auspicio andato in disuso da molti anni.
Vita Terrena: circa 1375 - 1426. Attività e caratteristiche: nacque a Montepulciano circa l'anno 1375. Entrato giovinetto nell'Ordine dei Servi, condusse vita solitaria e penitente. Legame con altri santi: - Devozioni Particolari: Il suo corpo si conserva nella chiesa parrocchiale di Monticchiello, dedicata a San Leonardo. Protezione: - Diffusione del culto: Pio VIII ne confermò il culto nel 1829 Ricorrenza: 11 maggio Letture: Filippesi 3, 8-14; Salmo 15; Vangelo di Luca 14, 25-33 beato Girolamo da Sant'Angelo in Vado | |||||
Il nome: nome latino di derivazione greca, da "Hieronymus" che significa "nome sacro". Vita Terrena: forse 1404 - 1468. Attività e caratteristiche: Girolamo nasce agli inizi del secolo XV a Sant'Angelo in Vado. Ancora adolescente vestì l'abito dei Servi nel convento della sua città, dal quale per un po' di tempo dovette allontanarsi per compiere gli studi. Divenuto sacerdote, ritornò nel suo convento di origine. si distinse per l'amore al silenzio e alla solitudine, per lo spirito di contemplazione, per il dono del consiglio e della prudenza. Nel 1775 Pio VI ne approvò il culto. Legame con altri santi: - Devozioni Particolari: il suo corpo è conservato nella chiesa dei Servi di Sant'Angelo in Vado. Protezione: comprotettore di Sant'Angelo in Vado. Diffusione del culto: nel 1775 Pio VI ne approvò il culto. Ricorrenza: 10 dicembre Letture: Proverbi 2, 1-9; Salmo 33; Vangelo di Marco 5, 13-16 beata Elisabetta Picenardi | |||||
![]() Il nome: di origine ebraica, potrebbe significare "Dio ha giurato" oppure "Dio è il mio giuramento" Vita Terrena: 1428 circa - 1468. Attività e caratteristiche: Elisabetta nacque verso il 1428, forse a Cremona. Frequentava la chiesa di san Barnaba, a Mantova, officiata dai Servi, presso la quale abitava. Si consacrò al Signore e rivestì l'abito del nostro Ordine verso il quale dimostrò sempre grande predilezione: nel testamento, datato un anno prima della sua morte, lasciò ai frati il breviario e trecento ducati per il culto della chiesa. Grande fu il suo amore all'Eucarestia e alla Madre di Dio. Legame con altri santi: - Devozioni Particolari: Il suo corpo, già deposto nella chiesa di san Barnaba, dopo la soppressione del convento fu trasportato nel paese di Tor dei Picenardi (Cremona). Protezione: - Diffusione del culto: Pio VII ne approvò il culto nel 1804. Ricorrenza: 19 febbraio Letture: 1ª Corinzi 7, 25-28.32-35; Salmo 44; Vangelo di Luca 10, 38-42 beato Giacomo Filippo da Faenza | |||||
![]()
Il nome: Giacomo: forse di origine ebraica; la radice "gb" potrebbe significare "proteggere" o "seguire". Filippo: di origine greca, significa "amante dei cavalli".
Vita Terrena: 1454 - 1483. Attività e caratteristiche: nacque nel 1454 a Celle di Monte Chiaro, in diocesi di Faenza. All'età di due anni fu colpito da epilessia; allora il padre fece voto di consacrarlo al Signore se fosse guarito. Ottenuta la grazia, a nove anni lo offrì a Dio nell'Ordine dei Servi. Giacomo Filippo si distinse per lo spirito di preghiera e di penitenza e per il suo amore alla Scrittura e alle opere dei Padri. Ordinato sacerdote, nella celebrazione dei divini misteri dimostrava la sua intensa spiritualità e il suo amore per la liturgia. Legame con altri santi: - Devozioni Particolari: Il suo corpo, dopo essere stato a lungo conservato nella chiesa dei Servi, è custodito nella chiesa cattedrale di Faenza. Protezione: - Diffusione del culto: Clemente XIII ne confermò il culto nel 1761. Ricorrenza: 30 maggio Letture: 2ª Timoteo 3, 14-17; Salmo 18; Vangelo di Giovanni 15, 9-17. Segni iconografici distintivi: una crocetta e un cartiglio con la scritta "Dominus illuminatio mea". beato Bonaventura da Forlì | |||||
![]()
Il nome: nome benaugurante che significa "buona fortuna".
Vita Terrena: 1410 - 1491. Attività e caratteristiche: nato a Forlì intorno al 1410. Entrato nell'Ordine dei Servi, si applicò allo studio della teologia, conseguendo il titolo di maestro. Nella predicazione mostrò grande coraggio e sapienza. Ricoprì numerose cariche nell'Ordine, svolgendo il suo servizio con estrema saggezza. Condusse vita penitente, amò la solitudine, promosse l'osservanza regolare. Legame con altri santi: beato Giovannangelo Porro Devozioni Particolari: A lungo a Venezia, il suo corpo venne trasferito a Udine nel 1977 e si conserva ora nel Santuario della Beata Vergine delle Grazie. Protezione: - Diffusione del culto: Pio X ne confermò il culto nel 1911. Ricorrenza: 6 settembre Letture: 1 Corinzi 1, 18-25; Salmo 95; Vangelo di Marco 1, 14-20 beato Giovannangelo Porro | |||||
![]()
Il nome: Giovanni: deriva dall'ebraico e significa "il Signore ha avuto misericordia", "dono del Signore"; Angelo: deriva dal greco "anghelos" che significa "messaggero o nunzio".
Vita Terrena: 1451 - 1505 Attività e caratteristiche: Giovannangelo Porro nacque nel 1451, nel ducato di Milano. Entrato nell'Ordine, visse dapprima nel convento milanese di santa Maria, poi fu trasferito a Firenze. Per dedicarsi interamente alla penitenza e alla contemplazione, si ritirò sul monte Senario, rimanendovi per quasi vent'anni. Fece ritorno, infine, a Milano, dove si preoccupò in modo speciale dell'educazione cristiana dei fanciulli. Legame con altri santi: beato Bonaventura da Forlì Devozioni Particolari: il suo corpo si conserva nella chiesa dei Servi a Milano. Protezione: patrono dei bambini e dei catechisti Diffusione del culto: fu proclamato beato da Clemente XII nel 1737. Ricorrenza: 25 ottobre Letture: Romani 12, 1-8; Salmo 1; Vangelo di Marco 9, 34-37
|
Iscriviti a:
Post (Atom)




.jpeg)























