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venerdì 9 maggio 2014
giovedì 8 maggio 2014
Santa Maria Giacobbe o Salome, madre di Giacomo
Le Marie, le donne citate nei Vangeli come presenti alla crocifissione, alla morte, alla deposizione di Cristo e come prime testimoni della sua resurrezione, vengono venerate in tre luoghi d'Europa - quattro in Italia e uno in Francia - che sono: Pale in Umbria; Veroli, Alfedena e Castelliri nel Lazio, Saintes Maries de-la-Mer in Camargne. La tradizione vuole che il 25 maggio 1209 fosse ritrovata a Veroli l'urna con il corpo di Santa Maria Giacobbe, madre di Giacomo, appunto una delle Marie, chiamata nel documento - inviato a papa Innocenzo III - Santa Salome. Sempre nel XIII secolo si è instaurato a Pale il culto per Santa Maria Giacobbe. In Camargue e precisamente a Saintes Maries de-la-Mer, si tramanda una particolare devozione per le Sante Marie venute dal mare, delle quali si conservano le reliquie. Pale, Veroli, Alfedena, Castelliri e Saintes Maries de-la-Mer sono dunque luoghi legati dalla stessa devozione alla mirofore, le donne che si recarono al Sepolcro di Cristo con unguenti e mirra.
"Porre in relazione questi luoghi, promuoverne la conoscenza, cercare di capire come siano divenuti nei secoli depositari di tanta devozione è il senso di questo progetto che progressivamente si sta avviando. Si vorrebbero creare, nel corso dell'anno, momenti di studio di festa e di fede per valorizzare la conoscenza e arricchire la riflessione spirituale in un processo virtuoso di circolarità tra questi luoghi, accomunati da una così antica e profonda tradizione". (FONTE)
"Porre in relazione questi luoghi, promuoverne la conoscenza, cercare di capire come siano divenuti nei secoli depositari di tanta devozione è il senso di questo progetto che progressivamente si sta avviando. Si vorrebbero creare, nel corso dell'anno, momenti di studio di festa e di fede per valorizzare la conoscenza e arricchire la riflessione spirituale in un processo virtuoso di circolarità tra questi luoghi, accomunati da una così antica e profonda tradizione". (FONTE)
mercoledì 7 maggio 2014
martedì 6 maggio 2014
lunedì 5 maggio 2014
domenica 4 maggio 2014
sabato 3 maggio 2014
venerdì 2 maggio 2014
giovedì 1 maggio 2014
lunedì 28 aprile 2014
Due santi e due venerabili
nuovi decreti della Congregazione per le cause dei Santi
- il miracolo, attribuito all'intercessione del Beato Ludovico da Casoria (al secolo: Arcangelo Palmentieri), Sacerdote professo dell'Ordine dei Frati Minori e Fondatore della Congregazione delle Suore Francescane Elisabettine dette Bigie; nato a Casoria (Italia) l'11 marzo 1814 e morto a Napoli (Italia) il 30 marzo 1885;
- il miracolo, attribuito all'intercessione del Beato Amato Ronconi, del Terz'Ordine di San Francesco, Fondatore dell'Ospizio dei Poveri Pellegrini della città di Saludecio ora Casa di Riposo/Opera Pia Beato Amato Ronconi; nato a Saludecio (Italia) nel 1226 circa e morto a Rimini (Italia) nel 1292 circa;
- le virtù eroiche del Servo di Dio Alano Maria Guynot de Boismenu, della Congregazione dei Missionari del Sacratissimo Cuore di Gesù, Arcivescovo titolare di Claudiopoli, già Vicario Apostolico di Papua; nato a Saint-Malo (Francia) il 27 dicembre 1870 e morto a Kubuna (Repubblica delle Isole Figi, Oceania) il 5 novembre 1953;
- le virtù eroiche del Servo di Dio Guglielmo Janauschek, Sacerdote professo della Congregazione del Santissimo Redentore; nato a Vienna (Austria) il 19 ottobre 1859 ed ivi morto il 30 giugno 1926.
Nei prossimi mesi, dopo questi ultimi decreti, avremo altre 9 canizzazioni!
Fra Mario Gentili, agostiniano
Il giorno 2 maggio presso la Basilica di S. Nicola a Tolentino ci sarà una messa solenne per ricordare Fra Mario Gentili osa, amabile frate, conosciuto in tutto il mondo, come testimonia l'articolo allegato.
In questa occasione l'Ordine Agostiniano e anche i Tolentinati vogliono muovere i primi passi verso un futuro processo, cominciando i con il raccogliere testimonianze autorevoli di chi lo ha conosciuto.
In questa occasione l'Ordine Agostiniano e anche i Tolentinati vogliono muovere i primi passi verso un futuro processo, cominciando i con il raccogliere testimonianze autorevoli di chi lo ha conosciuto.
Altro su:
* Basilica di Tolentino
* Fra Mario da Tolentino
domenica 27 aprile 2014
Evviva!
OMELIA II DOMENICA DI PASQUA
Domenica della Divina Misericordia (ANNO A)
Un senso di timore era in tutti, e prodigi e segni avvenivano per opera degli apostoli.
Abbiamo così ascoltato dal libro degli Atti, circa la vita della prima comunità dei discepoli del Crocifisso risorto.
A cui fa eco la pagina evangelica:
La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei.
La parola che accumuna i due episodi è TIMORE, secondo le due accezione presenti nella Sacra Scrittura.
Se nel Vangelo la parola determina la sua accezione più palese, la paura, nel libro degli Atti il timore è in realtà timore di Dio: cioè la dimensione teologica del timore.
Il timore di Dio è l'atteggiamento secondo cui il fedele vive costantemente considerandosi sotto lo sguardo del Signore, preoccupato di piacere più a lui che agli uomini. Dio è quindi giudice delle azioni dell'uomo, ma non come un funzionario che cerca di cogliere qualcuno in errore, ma come un padre che desidera il vero bene del figlio. Il timore di Dio è quindi l'atteggiamento del figlio che vuole corrispondere all'amore del padre, piuttosto che quello del suddito che non vuole essere colto a trasgredire la legge.
Secondo la teologia, il timore di Dio è uno dei sette doni dello Spirito Santo dato ai credenti: la capacità necessaria per seguire gli insegnamenti di Gesù, per riconoscere che Dio va incontro all'uomo con amore e che Gesù è il salvatore.
Nel nuovo testamento il timore di Dio è spesso messo in relazione con la fede, ad esempio quando Gesù dopo aver sedato la tempesta, chiede ai suoi discepoli: Perché siete così paurosi? Non avete ancora fede? (Marco 4,40).
Se la comunità apostolica, prima dell’incontro con i Risorto, è piena di paura, dopo, è invece piena di gioia ed esultante nel corrispondere all’amore ricevuto: “venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore”. (Gv 20)
Inoltre il timore di Dio – seguendo l’insegnamento di Gesù, che ha insegnato ai suoi discepoli ad identificare Dio come un padre misericordioso - è più chiaramente l’ardore di corrispondere ad una relazione d’amore, piuttosto che la punizione per non aver obbedito a certe prescrizioni.
Due pensieri sulla misericordia dei due novelli santi.
Afferma San Giovanni Paolo II:
“Il mistero pasquale è il vertice di questa rivelazione ed attuazione della misericordia, che è capace di giustificare l'uomo, di ristabilire la giustizia nel senso di quell'ordine salvifico che Dio dal principio aveva voluto nell'uomo e, mediante l'uomo, nel mondo. Cristo sofferente parla in modo particolare all'uomo, e non soltanto al credente. Anche l'uomo non credente saprà scoprire in lui l'eloquenza della solidarietà con la sorte umana, come pure l'armoniosa pienezza di una disinteressata dedizione alla causa dell'uomo, alla verità e all'amore”. (Dives in Misericordia V, 7 – 30 novembre 1980)
Invece San Giovanni XXIII:
“Quanto al tempo presente, la Sposa di Cristo preferisce usare la medicina della misericordia invece di imbracciare le armi del rigore; pensa che si debba andare incontro alle necessità odierne, esponendo più chiaramente il valore del suo insegnamento piuttosto che condannando. Non perché manchino dottrine false, opinioni, pericoli da cui premunirsi e da avversare; ma perché tutte quante contrastano così apertamente con i retti principi dell’onestà, ed hanno prodotto frutti così letali che oggi gli uomini sembrano cominciare spontaneamente a riprovarle, soprattutto quelle forme di esistenza che ignorano Dio e le sue leggi, riponendo troppa fiducia nel progressi della tecnica, fondando il benessere unicamente sulle comodità della vita”. (Discorso al Concilio, 11 ottobre 1962, 7.2)
Infine i due pontefici viventi, il regnante, papa Francesco:
"Dio mai si stanca di perdonarci. Siamo noi che ci stanchiamo di chiedere perdono".
La comunione dei primi cristiani aveva come vero centro e fondamento il Cristo risorto. … Risuscitato, Gesù donò ai suoi una nuova unità, più forte di prima, invincibile, perché fondata non sulle risorse umane, ma sulla divina misericordia, che li fece sentire tutti amati e perdonati da Lui. È dunque l’amore misericordioso di Dio ad unire saldamente, oggi come ieri, la Chiesa e a fare dell’umanità una sola famiglia; l’amore divino, che mediante Gesù crocifisso e risorto ci perdona i peccati e ci rinnova interiormente. (19 aprile 2009)
Signore Gesù, mostra anche a noi le tue ferite, e fa di essere delle feritoie attraverso le quali guardare il mondo! Fa, che partendo da quelle ferite, sorgenti della tua misericordia, fonte della nostra gioia che straforma la paura in amore; possiamo vivere “la mèta della vostra fede: la salvezza delle anime”. Amen.
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