mercoledì 9 ottobre 2013

Mercoledì della XXVII settimana del Tempo Ordinario (Anno dispari)

San Giovanni Leonardi, sacerdote
Santi Dionigi vescovo e soci martiri




"Perciò so che tu sei"

Giona conosce l'essenza di Dio:

"un Dio misericordioso e pietoso, lento all’ira, di grande amore e che ti ravvedi riguardo al male minacciato"

Giona è contrariato perché Dio è così!

Giona è desgnato!

Cioè ha un forte disprezzo, è risentito.

Come conosco Dio?

Provo (ho provato) questi sentimenti nella mia vita verso Dio?

Dio per educare Giona facendogli provare l'esperienza dell'amore verso qualcosa di nulla! Per un ricino!

Qui Giona è provato da Dio!

Qui appare che Giona non è capace di amare.
 




Signore, educaci, al vero amore!

Facci gustare la tua pietà per farci poi vivere con un cuore pieno di compassione!

Avere PIETA' vuol dire anche provare compassione verso la sofferenza altrui.

La Pietà nell'arte è il Cristo morto tra le braccia della Madre.

La pietà è la virtù che sgorga dalla Croce, pulpito che grida l'amore e la misericordia di Dio.

PERDONA A NOI I NOSTRI DEBITI

ANCHE NOI INFATTI PERDONIAMO A OGNI NSOTRO DEBITORE.

Se non periamo, non saremo perdonati!?

Se gustiamo il perdiamo, sapremo perdonare.

SIGNORE, INSEGNACI A PREGARE

così che stando alla tua scuola possiamo capire come vivere la pienezza delle tue virtù! Amen

lunedì 7 ottobre 2013

Beata Speranza Alhama Valera





Carissimi,
la nostra Chiesa di Orvieto-Todi è ricolma di gioia ed eleva lodi e inni al Signore, Padre Buono e Misericordioso, per il dono concesso della Beatificazione della Madre Speranza, Apostola dell’Amore Misericordioso di Gesù, proprio in questo Anno della Fede e nel mentre è in corso il Giubileo Eucaristico straordinario.
Il 5 luglio, infatti, conclusosi l’iter processuale, si giungeva, con il consenso di Papa Francesco, al Decreto per la Beatificazione della Venerabile Madre Speranza Alhama Valera firmato dal Card. Angelo Amato, Prefetto della Congregazione dei Santi.
Apprendiamo ora che Papa Francesco ha concesso che il Rito della Beatificazione avvenga a Collevalenza sabato 31 maggio 2014 e che sarà rappresentato dal Cardinale Angelo Amato, Prefetto della Congregazione dei Santi.
All’inizio di questo nuovo Anno Pastorale ci uniamo al gaudio della Famiglia dell’Amore Madre Speranza di Gesù Misericordioso del Santuario di Collevalenza che ebbe Madre Speranza fondatrice delle due Congregazione, delle Ancelle e dei Figli, e di tutte le opere di carità sorte tra noi e in altri luoghi con nuove fondazioni in Spagna, Germania, Brasile, Romania, India, Cuba, Messico, Bolivia, Filippine.
Un grande dono del Signore questo della Beatificazione di Madre Speranza, Apostola dell’Amore Misericordioso, per il nostro cammino di fede e per la nuova evangelizzazione: dobbiamo sentirci tutti inviati in missione fino alle lontane periferie esistenziali del nostro territorio per annunciare l’Amore eterno e irrevocabile di Dio.
In un tempo di smarrimento e di sfiducia come il quello che stiamo vivendo, nel quale milioni di uomini e donne vivono disperatamente lontani dalla vera sorgente di acqua viva, l’unico messaggio di speranza che come cristiani possiamo annunciare in quest’ora di rievangelizzazione a cui tutti siamo chiamati, è soltanto quello dell’Amore Misericordioso di Dio in Cristo Gesù.
Nella misericordia, infatti, l’uomo può riscoprire il senso della propria esistenza e il luogo ove dimorare, e tutto acquista significato, anche la fatica, la sofferenza, gli ostacoli, le inevitabili sconfitte che accompagnano il nostro cammino.
L’amore misericordioso di Gesù va incontro all’uomo di oggi, che nella sua libertà può anche rifiutarlo: ma l’uomo non può impedire al Signore di amarlo ugualmente. “L’uomo più perverso e più miserabile e perfino il più abbandonato e trascurato - scrive Madre Speranza - è amato da Dio con immensa tenerezza: Egli è per lui un padre e una tenera madre”. La misericordia di Gesù è per noi fonte inesauribile di speranza. Di fronte ad un amore simile, nessuno può perdersi d’animo, nessuno può dire “non conto nulla”. Gesù ci ha mostrato chiaramente che ogni uomo dinanzi a Dio ha un valore immenso.
Dio che ha conosciuto e ci presenta Madre Speranza è un Padre che va alla ricerca degli uomini come “Il più buono dei padri,” e chiede “che lo chiamiamo Padre” perché vuole farci partecipi della sua divina bontà. ”E’ per tutti –scrive Madre Speranza- un padre buono che ci ama con un amore infinito, che non fa distinzioni.” Per tutti gli uomini, dunque, non solo per i cristiani e la “nostra felicità non si trova se non in Lui “
E più avanti Madre Speranza, nella cui esperienza spirituale Dio si svela in maniera personale e straordinaria tanto da illuminare tutta la sua esistenza terrena, scriverà: “Egli mi dice che devo far sì che gli uomini conoscano Dio come un Padre buono che si adopera con tutti i mezzi e in ogni modo per confortare, aiutare, e far felici i suoi figli e che li segue e li cerca con amore instancabile come se non potesse essere felice senza di loro.
E di fronte alla indifferenza, alla superbia e alle offese degli uomini Dio si manifesta non come un giudice severo ma come un padre capace di dimenticare e di perdonare e Madre Speranza, appunto, ci ricorderà che Dio è “un Padre pieno di amore e di misericordia che non è un contabile, ma perdona e dimentica le offese e le miserie dei suoi figli
Madre Speranza è letteralmente presa da stupore dalla persona di Gesù che si fa per tutti padre, madre, amico, sposo, fratello, maestro, compagno perchè in Lui si riflette il Volto del Padre e tutto in Lui è incarnazione dell’ Amore e della misericordia.
Da dove scaturisce tanta misericordia divina? da dove ha origine questa tenera compassione, umanamente inspiegabile, verso i peccatori? quale ne è la causa? La causa –scrive Madre Speranza- è che Gesù moltiplica il suo amore in proporzione alla miseria dell’uomo…Il cuore di Gesù pulsa con immenso amore per tutti gli uomini…il nostro povero cuore non ama che a tratti, Gesù invece non ha cessato neppure per un attimo di pensare a noi e il suo amore veglierà ininterrottamente su di noi per tutto il tempo della nostra vita…Egli non viene meno, non si stanca, perdona; non conta. In Lui non c’è mutamento.
Gesù soffre in silenzio e con pazienza per tutte le nostre colpe ma si china su di noi per colmarci di grazie e amarci di un amore infinito. Egli abita dentro di noi e cerca con tenerezza il nostro amore, quasi non potesse vivere senza di noi”. Ma ciò che riempie di stupore Madre Speranza, quasi un mistero difficile da accettare, è che Egli si umilia fino a farsi, per la salvezza di tutti gli uomini, “mendigo de amor”, mendicante di amore.
Esorto, tutti voi, carissimi fratelli e sorelle, perché si moltiplichino le iniziative di annuncio e di preghiera portando a tutti questo messaggio carico di speranza in armonia anche con il magistero di Papa Francesco.
La Beatificazione di Madre Speranza è un grande dono del Signore nell’Anno della Fede che sta per concludersi. Questo evento deve aiutarci a vivere intensamente il secondo anno di Giubileo Eucaristico perché la nostra vita grazie all’Eucaristia sia una vita donata a Dio, alla Chiesa e ai fratelli e il messaggio dell’Amore Misericordioso annunziato, cantato e testimoniato da Madre Speranza sia il cuore del Messaggio per la Nuova evangelizzazione.
 
+ Benedetto Tuzia, Vescovo di Orvieto-Todi

domenica 6 ottobre 2013

XXVII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO C)

 


 


Il grido Abacuc è il grido di ogni uomo di fronte al male!
"Perché mi fai vedere l’iniquità
e resti spettatore dell’oppressione?"

E' il grido di Gesù sulla Croce:
"Dio mio, Dio mio perché mi hai abbandonato?"

E' lo scandalo del male!

Cristo non libera dallo scandalo del male, Cristo libera dal peccato: il male attanaglia l'uomo con tutto il suo dramma e la sua forza. Cristo è presenza che accompagna nella lotta contro il male! Dice Abacuc:
"Ecco, soccombe colui che non ha l’animo retto,
mentre il giusto vivrà per la sua fede"
Ma com'è la mia fede?

Quanto un granello di senape?

Fosse quanto un granello di senape!

Sono reduce dal pellegrinaggio al santuario internazionale mariano della Madonna "Regina della pace", a Medjugorje in Bosnia Erzegovina, un luogo di folle oceaniche di uomini di donne in ricerca.

Di cosa?

Di segni ... ma la fede è la ricerca dei segni?
Non disse Gesù a Tommaso: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!».


Faccio mia una affermazione dell'Apostolo Pietro, che trasformo in domanda:
"Voi lo amate, pur senza averlo visto e ora, senza vederlo, credete in lui. Perciò esultate di gioia indicibile e gloriosa"? (1 Pt 1,8)


Lungo i secoli ci sono state delle rivelazioni chiamate « private », alcune delle quali sono state riconosciute dall'autorità della Chiesa. Esse non appartengono tuttavia al deposito della fede. Il loro ruolo non è quello di « migliorare » o di « completare » la Rivelazione definitiva di Cristo, ma di aiutare a viverla più pienamente in una determinata epoca storica. Guidato dal Magistero della Chiesa, il senso dei fedeli sa discernere e accogliere ciò che in queste rivelazioni costituisce un appello autentico di Cristo o dei suoi santi alla Chiesa. (CCC 67)

Ma cos'è la fede?

La fede è una questione di "cuore", di "testa" e di "volontà", una questione che impegna l'uomo nella sua totalità, una questione di vita. È il nostro rispondere continuamente "sì" a Dio che si rivela, si presenta a noi e ci parla ininterrottamente nelle vicende quotidiane della vita. Ma la fede ha anche i suoi momenti di crisi, di difficoltà, di oscurità.

Non ripetono sempre i messaggi di Medjugorje: "Grazie, cari figli, che avete risposto alla mia chiamata", la fede è una risposta ad un appello che si fa vita.

La fede è vivere: il giusto vivrà della sua fede, ci ricorda Abacuc.

Quando la fede ha le sue crisi, le sue difficoltà e i suoi momenti oscuri?

Ad esempio di fronte al mistero del male, del dolore e della malattia.
Ecco perché gli apostoli dissero al Signore: «Accresci in noi la fede!».
San Giovanni Damasceno diceva che se un pagano ti chiede cosa sia la fede tu non rispondergli, ma prendilo per mano, portalo nell'interno della tua chiesa e mostragli le sue immagini, i suoi dipinti, le sue opere. Forse perché l'arte è l'espressione visibile di quella esperienza invisibile che è l'incontro col Dio che si rivela, incontro che "ispira" profeti a parlare in nome di Dio e artisti a dipingere il Suo volto. La fede, dunque, non può essere spiegata, ma semplicemente raccontata, nella speranza che chi ascolta possa farne un'esperienza simile.

Fare un'esperienza simile, non uguale!

Per raccontare la fede, per accompagnare a vedere le immagini sacre che sono in Chiesa, stando a San Giovanni Damasceno, bisogna conoscerle per saperle raccontare.
Ed ecco il monito di Paolo a Timoteo: "ti ricordo di ravvivare il dono di Dio".


Tengo viva la mia fede? La nutro e la ravvivo con intelligenza e spiritualità? Non con slogan o con formule, ma cercando di entrare con semplicità e umiltà nelle formule!
Noi non crediamo in alcune formule, ma nelle realtà che esse esprimono e che la fede ci permette di « toccare ». « L'atto [di fede] del credente non si ferma all'enunciato, ma raggiunge la realtà [enunciata]». (CCC 170)

Tutto questo presuppone una fatica, una sofferenza, una immolazione:
"Non vergognarti dunque di dare testimonianza al Signore nostro, né di me, che sono in carcere per lui; ma, con la forza di Dio, soffri con me per il Vangelo". Esorta l'Apostolo Paolo nella sua lettera a Timoteo.

Tanto più oggi in un epoca di crisi di fede!

Per cui ognuno ravvivi la fede che in è lui, in modo da raggiungere le realtà credute, così da essere segno di Cristo Gesù.

E se vedrà trionfare il Regno di Dio nella sua vita, dopo aver fatto quello che doveva fare, dica:
"Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare".

Amen.

San Bruno, prega per noi!






"Gioite dunque, fratelli miei carissimi, per la felicità che avete avuto in sorte e per l'abbondanza della grazia di Dio verso di voi. Gioite, poiché siete sfuggiti ai molteplici pericoli e naufragi di questo mondo sballottato dalle onde. Gioite, poiché avete guadagnato il tranquillo e sicuro rifugio di un porto ben riparato, al quale molti desiderano arrivare ed a cui molti tendono con parecchi sforzi, e pur tuttavia non vi giungono. Inoltre, molti, dopo averlo raggiunto, ne sono esclusi, poiché a nessuno di loro è stato concesso dall'alto.
 
 
 
 
Perciò, fratelli miei, considerate come cosa certa e provata che, chiunque abbia goduto di un bene così desiderabile, se in qualche modo verrà a perderlo, se ne dorrà fino alla morte, se pur avrà avuto qualche riguardo e cura della salvezza della sua anima" 
(San Bruno, il certosino)

venerdì 4 ottobre 2013

ADORAZIONE EUCARISTICA PRIMO VENERDI' DEL MESE





 
CANTO

La divina Eucarestia
adoriamo supplici:
Cristo fonda un'era nuova
che non ha più termine.
È la fede che ci guida
non i sensi fragili.
Lode al Padre, onore al Figlio,
ch'egli sempre genera,
sommo gaudio, eterno osanna,
esultante cantico;
gloria all'infinito Amore,
il divino Spirito. Amen
.




PREGHIERA INSIEME
 
Questa preghiera è riportata da Bartolomeo da Pisa, nelle sue «Conformitates», come preghiera quotidiana di San Francesco. Anzi, Bartolomeo scrive che il Serafico passava delle notti intere meditando su queste parole. Il Santo davanti alla immensità di Dio si umilia fino a chiamarsi «vermiciattolo»!
 


Mio Dio e mio tutto!

Chi siete voi, mio dolcissimo Signore Iddio,

e chi sono io, io povero vermiciattolo, vostro servo?

Signore santissimo io vorrei amarvi.

Signore mio Dio,

io vi dono tutto il cuor mio e lo desidero ardentemente

fare sempre di più,

se almeno lo potessi compiere. Amen.



 

TESTI PER L'ADORAZIONE PERSONALE

Allora i Giudei si misero a mormorare contro di lui perché aveva detto: «Io sono il pane disceso dal cielo». E dicevano: «Costui non è forse Gesù, il figlio di Giuseppe? Di lui non conosciamo il padre e la madre? Come dunque può dire: «Sono disceso dal cielo»?».

Gesù rispose loro: «Non mormorate tra voi. Nessuno può venire a me, se non lo attira il Padre che mi ha mandato; e io lo risusciterò nell'ultimo giorno. Sta scritto nei profeti: E tutti saranno istruiti da Dio. Chiunque ha ascoltato il Padre e ha imparato da lui, viene a me. Non perché qualcuno abbia visto il Padre; solo colui che viene da Dio ha visto il Padre. In verità, in verità io vi dico: chi crede ha la vita eterna.
Io sono il pane della vita. I vostri padri hanno mangiato la manna nel deserto e sono morti; questo è il pane che discende dal cielo, perché chi ne mangia non muoia. Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo».

Allora i Giudei si misero a discutere aspramente fra loro: «Come può costui darci la sua carne da mangiare?». Gesù disse loro: «In verità, in verità io vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell'uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell'ultimo giorno. Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui. Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia me vivrà per me. Questo è il pane disceso dal cielo; non è come quello che mangiarono i padri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno». (Gv 6)

 


DALLE LITANIE AL SANTISSIMO SACRAMENTO
Santissima Eucaristia noi ti adoriamo
Dono Ineffabile del Padre noi ti adoriamo
Segno dell'amore supremo del Figlionoi ti adoriamo
Prodigio di carità dello Spirito Santo noi ti adoriamo
Frutto benedetto della Vergine Maria noi ti adoriamo
Sacramento del Corpo e del Sangue di Cristo noi ti adoriamo
Sacramento che perpetua il sacrificio della Croce noi ti adoriamo
Sacramento della nuova ed eterna alleanza noi ti adoriamo
Memoriale della morte e risurrezione del Signore noi ti adoriamo
Memoriale della nostra salvezza noi ti adoriamo
Sacrificio di lode e di ringraziamento noi ti adoriamo
Sacrificio d'espiazione e di propiziazione noi ti adoriamo
Dimora di Dio con gli uomini noi ti adoriamo
Banchetto delle Nozze dell'Agnello noi ti adoriamo



Viviamo anche questa Adorazione del primo venerdì del mese - nel mezzo della festa della nostra comunità - facendoci guidare dalle parole del nostro Cardinale Arcivescovo e da alcuni brani evangelici che richiamano la nostra vita: la fede è un incontro con Gesù, solo questo incontro salva.
Il Figlio dell’uomo semina il seme buono nel campo che è il mondo. Questo significa che tutto dell’uomo e tutti gli uomini sono interlocutori di Gesù. Come comunicare che la fede è un dono alla portata di tutti? Come mostrare allora che non vi è opposizione tra fede e ragione, le due ali dell’umana, inesausta ricerca? Come superare la diffidenza, in molti diffusa, verso la fede e la Chiesa? A questi interrogativi papa Francesco ha dato una risposta semplice e diretta: «La fede nasce nell’incontro con il Dio vivente, che ci chiama e ci svela il suo amore, un amore che ci precede e su cui possiamo poggiare per essere saldi e costruire la vita. Trasformati da questo amore riceviamo occhi nuovi... La fede... appare come luce per la strada, luce che orienta il nostro cammino nel tempo» (Lumen fidei 4).

Noi non siamo uomini e donne isolati gli uni dagli altri, ma viviamo, fin dall’istante del nostro concepimento, in relazione. Ebbene, Dio ha voluto entrare nella storia come uno di noi e cambiare la vita degli uomini attraverso una trama di relazioni nata dall’incontro con Lui.

Andando via di là, Gesù vide un uomo, chiamato Matteo, seduto al banco delle imposte, e gli disse: «Seguimi». Ed egli si alzò e lo seguì. Mentre sedeva a tavola nella casa, sopraggiunsero molti pubblicani e peccatori e se ne stavano a tavola con Gesù e con i suoi discepoli. Vedendo ciò, i farisei dicevano ai suoi discepoli: «Come mai il vostro maestro mangia insieme ai pubblicani e ai peccatori?». Udito questo, disse: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati. Andate a imparare che cosa vuol dire: Misericordia io voglio e non sacrifici. Io non sono venuto infatti a chiamare i giusti, ma i peccatori». (Mt 9)

Dopo l’incontro con Gesù di Nàzaret nulla fu più come prima nella vita dei discepoli. Mentre lo ascoltavano, camminavano con Lui per le strade di Galilea, lo vedevano abbracciare i peccatori e guarire gli ammalati, condividevano le loro giornate con Lui... insomma dalla convivenza con Gesù ebbe inizio una storia ininterrotta di rapporti umani, che ha raggiunto anche noi, in cui Dio stesso si comunica da Libertà a libertà.

Partito di là, Gesù si ritirò verso la zona di Tiro e di Sidone. Ed ecco, una donna cananea, che veniva da quella regione, si mise a gridare: «Pietà di me, Signore, figlio di Davide! Mia figlia è molto tormentata da un demonio». Ma egli non le rivolse neppure una parola. Allora i suoi discepoli gli si avvicinarono e lo implorarono: «Esaudiscila, perché ci viene dietro gridando!». Egli rispose: «Non sono stato mandato se non alle pecore perdute della casa d'Israele». Ma quella si avvicinò e si prostrò dinanzi a lui, dicendo: «Signore, aiutami!». Ed egli rispose: «Non è bene prendere il pane dei figli e gettarlo ai cagnolini». «È vero, Signore - disse la donna -, eppure i cagnolini mangiano le briciole che cadono dalla tavola dei loro padroni». Allora Gesù le replicò: «Donna, grande è la tua fede! Avvenga per te come desideri». E da quell'istante sua figlia fu guarita. (Mt 15)

 


DALLE LITANIE AL SANTISSIMO SACRAMENTO
Pane vivo disceso dal Cielo noi ti adoriamo
Manna nascosta piena di dolcezza noi ti adoriamo
Vero Agnello pasquale noi ti adoriamo
Diadema dei Sacerdoti noi ti adoriamo
Tesoro dei fedeli noi ti adoriamo
Viatico della Chiesa pellegrinante noi ti adoriamo
Rimedio delle nostre quotidiane infermità noi ti adoriamo
Farmaco di Immortalità noi ti adoriamo
Mistero della Fede noi ti adoriamo



E giunsero a Gerico. Mentre partiva da Gerico insieme ai suoi discepoli e a molta folla, il figlio di Timeo, Bartimeo, che era cieco, sedeva lungo la strada a mendicare. Sentendo che era Gesù Nazareno, cominciò a gridare e a dire: «Figlio di Davide, Gesù, abbi pietà di me!». Molti lo rimproveravano perché tacesse, ma egli gridava ancora più forte: «Figlio di Davide, abbi pietà di me!». Gesù si fermò e disse: «Chiamatelo!». Chiamarono il cieco, dicendogli: «Coraggio! Àlzati, ti chiama!». Egli, gettato via il suo mantello, balzò in piedi e venne da Gesù. Allora Gesù gli disse: «Che cosa vuoi che io faccia per te?». E il cieco gli rispose: «Rabbunì, che io veda di nuovo!». E Gesù gli disse: «Va', la tua fede ti ha salvato». E subito vide di nuovo e lo seguiva lungo la strada. (Mc 10)

Uno dei farisei lo invitò a mangiare da lui. Egli entrò nella casa del fariseo e si mise a tavola. Ed ecco, una donna, una peccatrice di quella città, saputo che si trovava nella casa del fariseo, portò un vaso di profumo; stando dietro, presso i piedi di lui, piangendo, cominciò a bagnarli di lacrime, poi li asciugava con i suoi capelli, li baciava e li cospargeva di profumo. Vedendo questo, il fariseo che l'aveva invitato disse tra sé: «Se costui fosse un profeta, saprebbe chi è, e di quale genere è la donna che lo tocca: è una peccatrice!».
Gesù allora gli disse: «Simone, ho da dirti qualcosa». Ed egli rispose: «Di' pure, maestro». «Un creditore aveva due debitori: uno gli doveva cinquecento denari, l'altro cinquanta. Non avendo essi di che restituire, condonò il debito a tutti e due. Chi di loro dunque lo amerà di più?». Simone rispose: «Suppongo sia colui al quale ha condonato di più». Gli disse Gesù: «Hai giudicato bene». Poi disse a lei: «I tuoi peccati sono perdonati». Allora i commensali cominciarono a dire tra sé: «Chi è costui che perdona anche i peccati?». Ma egli disse alla donna: «La tua fede ti ha salvata; va' in pace!». (Lc 7)

 


DALLE LITANIE AL SANTISSIMO SACRAMENTO
Sostegno della Speranza noi ti adoriamo
Vincolo della Carità noi ti adoriamo
Segno di unità e di pace noi ti adoriamo
Sorgente di gioia purissima noi ti adoriamo
Sacramento che germina i vergini noi ti adoriamo
Sacramento che dà forza e vigore noi ti adoriamo
Pregustazione del convito celeste noi ti adoriamo
Pegno della nostra risurrezione noi ti adoriamo
Pegno della gloria futura noi ti adoriamo


Al suo ritorno, Gesù fu accolto dalla folla, perché tutti erano in attesa di lui. Ed ecco, venne un uomo di nome Giàiro, che era capo della sinagoga: si gettò ai piedi di Gesù e lo pregava di recarsi a casa sua, perché l'unica figlia che aveva, di circa dodici anni, stava per morire.
Mentre Gesù vi si recava, le folle gli si accalcavano attorno. E una donna, che aveva perdite di sangue da dodici anni, la quale, pur avendo speso tutti i suoi beni per i medici, non aveva potuto essere guarita da nessuno, gli si avvicinò da dietro, gli toccò il lembo del mantello e immediatamente l'emorragia si arrestò. 45Gesù disse: «Chi mi ha toccato?». Tutti negavano. Pietro allora disse: «Maestro, la folla ti stringe da ogni parte e ti schiaccia». Ma Gesù disse: «Qualcuno mi ha toccato. Ho sentito che una forza è uscita da me». Allora la donna, vedendo che non poteva rimanere nascosta, tremante, venne e si gettò ai suoi piedi e dichiarò davanti a tutto il popolo per quale motivo l'aveva toccato e come era stata guarita all'istante. Egli le disse: «Figlia, la tua fede ti ha salvata. Va' in pace!». (Lc 8)

Lungo il cammino verso Gerusalemme, Gesù attraversava la Samaria e la Galilea. Entrando in un villaggio, gli vennero incontro dieci lebbrosi, che si fermarono a distanza e dissero ad alta voce: «Gesù, maestro, abbi pietà di noi!». Appena li vide, Gesù disse loro: «Andate a presentarvi ai sacerdoti». E mentre essi andavano, furono purificati. Uno di loro, vedendosi guarito, tornò indietro lodando Dio a gran voce, e si prostrò davanti a Gesù, ai suoi piedi, per ringraziarlo. Era un Samaritano. Ma Gesù osservò: «Non ne sono stati purificati dieci? E gli altri nove dove sono? Non si è trovato nessuno che tornasse indietro a rendere gloria a Dio, all'infuori di questo straniero?». E gli disse: «Àlzati e va'; la tua fede ti ha salvato!». (Lc 17)

 


DALLE LITANIE AL SACRO CUORE
Cuore di Gesù, Figlio dell'Eterno Padre abbi pietà di noi
Cuore di Gesù, fonte di vita e di santità
Cuore di Gesù, ricolmato di oltraggi
Cuore di Gesù, propiziazione per i nostri peccati
Cuore di Gesù, annientato dalle nostre colpe
Cuore di Gesù, obbediente fino alla morte
Cuore di Gesù, trafitto dalla lancia
Cuore di Gesù, fonte di ogni consolazione
Cuore di Gesù, vita e risurrezione nostra
Cuore di Gesù, pace e riconciliazione nostra
Cuore di Gesù, vittima per i peccatori
Cuore di Gesù, salvezza di chi spera in te
Cuore di Gesù, speranza di chi muore
Cuore di Gesù, gioia di tutti i santi



 

Simone, Simone, ecco: Satana vi ha cercati per vagliarvi come il grano; ma io ho pregato per te, perché la tua fede non venga meno. E tu, una volta convertito, conferma i tuoi fratelli». (Lc 22)

A che serve, fratelli miei, se uno dice di avere fede, ma non ha le opere? Quella fede può forse salvarlo? Se un fratello o una sorella sono senza vestiti e sprovvisti del cibo quotidiano e uno di voi dice loro: «Andatevene in pace, riscaldatevi e saziatevi», ma non date loro il necessario per il corpo, a che cosa serve? Così anche la fede: se non è seguita dalle opere, in se stessa è morta. Al contrario uno potrebbe dire: «Tu hai la fede e io ho le opere; mostrami la tua fede senza le opere, e io con le mie opere ti mostrerò la mia fede». Tu credi che c'è un Dio solo? Fai bene; anche i demòni lo credono e tremano! Insensato, vuoi capire che la fede senza le opere non ha valore? Abramo, nostro padre, non fu forse giustificato per le sue opere, quando offrì Isacco, suo figlio, sull'altare? Vedi: la fede agiva insieme alle opere di lui, e per le opere la fede divenne perfetta. E si compì la Scrittura che dice: Abramo credette a Dio e gli fu accreditato come giustizia, ed egli fu chiamato amico di Dio. Vedete: l'uomo è giustificato per le opere e non soltanto per la fede. Così anche Raab, la prostituta, non fu forse giustificata per le opere, perché aveva dato ospitalità agli esploratori e li aveva fatti ripartire per un'altra strada? Infatti come il corpo senza lo spirito è morto, così anche la fede senza le opere è morta. (Gc 2)


 


 
PREGHIERA PER L'ITALIA

Concludi questa preghiera di adorazione invocando l'intercessione di San Francesco per l'Italia. Ricorda Papa Francesco commentando San Paolo: "Preghiamo per i governanti, perché ci governino bene, perché portino la nostra patria, la nostra nazione avanti e anche il mondo, che ci sia la pace e il bene comune" (16 settembre 2013)

O Serafico San Francesco, Patrono d'Italia, tu che rinnovasti il mondo nello spirito di Gesù Cristo, ascoltaci!
L'avidità delle ricchezze, l'insidia dei piaceri, la follia del disordine tornano ad offuscare le menti e ad agghiacciare i cuori.
Tu che fosti segnato dalle stimmate della Passione, fa che il Sangue di Cristo infiammi tutti i popoli e ci comunichi la tua luce, il tuo amore, il tuo spirito.
Tu conosci le anime, le opere, le ansie e le speranze nostre: benedicile!
Proteggi la Chiesa, proteggi l'Italia di cui sei Patrono, proteggi il mondo intero, suscita sul cammino di tutti gli uomini un desiderio fecondo di Pace e Bene, nel quale soltanto è perfetta letizia.


Così sia.

mercoledì 2 ottobre 2013

Un pensiero....





Cari figli, vi amo con materno amore e con materna pazienza aspetto il vostro amore e la vostra comunione. Prego affinché siate la comunità dei figli di Dio, dei miei figli. Prego affinché come comunità vi ravviviate gioiosamente nella fede e nell'amore di mio Figlio. Figli miei, vi raduno come miei apostoli e vi insegno come far conoscere agli altri l'amore di mio Figlio, come portare loro la buona novella, che è mio Figlio. Datemi i vostri cuori aperti e purificati, e io li riempirò di amore per mio Figlio. Il suo amore darà senso alla vostra vita ed io camminerò con voi. Sarò con voi fino all'incontro con il Padre Celeste. Figli miei, si salveranno solo coloro che con amore e fede camminano verso il Padre Celeste. Non abbiate paura, sono con voi! Abbiate fiducia nei vostri pastori come ne ha avuta mio Figlio quando li ha scelti, e pregate affinché abbiano la forza e l'amore per guidarvi. Vi ringrazio. (2 ottobre 2013)
 
 
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Sono reduce dal pellegrinaggio al santuario internazionale mariano della Madonna "Regina della pace", a Medjugorje in Bosnia Erzegovina, un luogo di folle oceaniche di uomini di donne in ricerca.
Di cosa?
Di segni ... ma la fede è la ricerca dei segni?

Non disse Gesù a Tommaso: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!».
 
Faccio mia una affermazione dell'Apostolo Pietro, che trasformo in domanda:

"Voi lo amate, pur senza averlo visto e ora, senza vederlo, credete in lui. Perciò esultate di gioia indicibile e gloriosa"? (1 Pt 1,8)
 
Lungo i secoli ci sono state delle rivelazioni chiamate « private », alcune delle quali sono state riconosciute dall'autorità della Chiesa. Esse non appartengono tuttavia al deposito della fede. Il loro ruolo non è quello di « migliorare » o di « completare » la Rivelazione definitiva di Cristo, ma di aiutare a viverla più pienamente in una determinata epoca storica. Guidato dal Magistero della Chiesa, il senso dei fedeli sa discernere e accogliere ciò che in queste rivelazioni costituisce un appello autentico di Cristo o dei suoi santi alla Chiesa. (CCC 67)
Ma cos'è la fede?

La fede è una questione di "cuore", di "testa" e di "volontà", una questione che impegna l'uomo nella sua totalità, una questione di vita. È il nostro rispondere continuamente "sì" a Dio che si rivela, si presenta a noi e ci parla ininterrottamente nelle vicende quotidiane della vita. Ma la fede ha anche i suoi momenti di crisi, di difficoltà, di oscurità.
Non ripetono sempre i messaggi di Medjugorje: "Grazie, cari figli, che avete risposto alla mia chiamata", la fede è una risposta ad un appello che si fa vita.
La fede è vivere: il giusto vivrà della sua fede, ci ricorda Abacuc.
Quando la fede ha le sue crisi, le sue difficoltà e i suoi momenti oscuri?
Ad esempio di fronte al mistero del male, del dolore e della malattia.
Ecco perché gli apostoli dissero al Signore: «Accresci in noi la fede!».

 

lunedì 30 settembre 2013

Nuovi Santi!





Il 27 aprile 2014 saranno canonizzati i beati Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II!

domenica 29 settembre 2013

XXVI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO C)




 
 
"Ciò che mi attira a Te, Signore, sei Tu! Tu solo, inchiodato sulla Croce, con il corpo straziato tra agonie di morte. E il Tuo amore si è talmente impadronito del mio cuore che, quand’anche non ci fosse il Paradiso, io Ti amerei lo stesso. Nulla hai da darmi, per provocare il mio amore, perché, quand’anche non sperassi ciò che spero, pure Ti amerei come Ti amo".
 
Una deliziosa e profonda preghiera di San Carlo. Che ben si presta per iniziare questa riflessione nella nostra festa patronale, alla luce della Parola di Dio di questa 26° domenica del Tempo Ordinario.

- Una domenica in cui la Parola di Dio ci richiama ancora sulla ricchezza e sulla povertà, non solo in riferimento al primato di Dio, ma anche sull'oltre: in prospettiva eterna. Perché la povertà evangelica e la ricchezza segnano il già e il non ancora!

«Beato colui che sa leggere questo libro!», affermerà San Carlo guardando il Crocifisso.


Il Crocifisso è il punto focale della nostra sequela: chi vuole essere mio discepolo ... dirà Gesù!

Solo chi si focalizzerà su Gesù sarà capace di non dimenticarsi "della rovina di Giuseppe".


Infatti il ricco epulone, ritorto su se stesso, è un uomo dallo sguardo corto, non si accorge di ciò che accade alla porta della sua casa.

"Noi non siamo uomini e donne isolati gli uni dagli altri, ma viviamo, fin dall’istante del nostro concepimento, in relazione. Ebbene, Dio ha voluto entrare nella storia come uno di noi e cambiare la vita degli uomini attraverso una trama di relazioni nata dall’incontro con Lui". (Card. Scola)
La relazione con Gesù segna la relazione con gli uomini: in caso contrario rischiamo di essere cristiani, citando San Vincenzo de' Paoli, che vivono il doppio comandamento dell'Amore in modo affettivo e non effettivo.

- La prosperità del ricco epulone non è solo decadenza umana, ma è anche perdita dell'orizzonte, direbbe Paolo: "Combatti la buona battaglia della fede, cerca di raggiungere la vita eterna alla quale sei stato chiamato".

Infatti dice il Vangelo: "Un giorno il povero morì e fu portato dagli angeli accanto ad Abramo. Morì anche il ricco e fu sepolto".


La ricchezza è allora dannazione?
 
Non credo proprio. Però potremmo dire citando Gesù: «Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua. Chi vuole salvare la propria vita, la perderà, ma chi perderà la propria vita per causa mia, la salverà. Infatti, quale vantaggio ha un uomo che guadagna il mondo intero, ma perde o rovina se stesso? Chi si vergognerà di me e delle mie parole, di lui si vergognerà il Figlio dell'uomo quando verrà nella gloria sua e del Padre e degli angeli santi».



La condanna eterna del ricco epulone è il frutto suo cammino: ha speso tutta una vita a seguire la ricchezza con tutte le sue conseguenze e non il Signore.

- "Se non ascoltano Mosè e i Profeti, non saranno persuasi neanche se uno risorgesse dai morti".
Così si conclude il dialogo nell'eternità tra Abramo e il ricco epulone. Il senso è molto cristologico, è per gli ascoltatori di sempre: noi siamo persuasi dalla resurrezione di Gesù? Io sono stato vinto da Gesù?

- Un richiamo veloce, rileggendo questa parabola: viviamo quella carità che è la preghiera per i defunti? Vorrei suggerirlo in modo particolare ai più giovani, ma è per tutti noi.

- Dovrei parlare di me, visto l'occasione, parlare della mia vocazione, del mio cammino, ma avremo tempo al 25mo di sacerdozio. Solo alcuni pensieri: non amo i complimenti e le moine, la stima per una persona si intesse senza parole; amo una comunità di collaboratori e non di esecutori, ma senza però che questa prospettiva si ribalti, perché è segno di una immaturità ecclesiale; infine, per essere sincero, sono arrivato a San Paolo con un cuore aperto e libero circa i cammini di fede che il Signore ci fatto percorrere, mi sono però accorto che alcune volte la storia personale può essere una ostacolo per incontrarsi realmente, beh impegniamoci a non assolutizzare nulla, che la Chiesa è una comunità di uomini e donne non uguali, ma diversi, perché diverso ed infintamente bizzarro è stato il Signore nel farsi incontrare, ne è una prova la storia dei santi: la Chiesa è una popolo in comunione in Cristo, comunione non è uguaglianza, direbbe il nostro Cardinale Arcivescovo: è la pluriformità nell'unità! Quindi impegniamoci in un cammino di vera comunione e libertà in Cristo.



Concludo ritornando a San Carlo e al Santo Crocifisso:

"Non siamo degni di chiederti che le tue stimmate si imprimano visibilmente nel nostro corpo, come già sul corpo del tuo servo Francesco. Né osiamo desiderare di portarle segretamente, favore che accordasti alla tua sposa Caterina da Siena, come ella per umiltà te ne aveva pregato. Questi sono doni e favori specialissimi, conferiti soltanto a coloro che con l’esercizio delle più esimie virtù e con una carità intensissima si disposero a riceverli. Ma ti supplichiamo almeno di questo: che tu infiammi del tuo amore i nostri cuori, […] Cosicché, portando nel nostro corpo la tua morte, anche la tua vita si manifesti in noi (cfr 2Cor 4, 10) e, partecipando alla tua Passione, meritiamo di partecipare alla tua gloria (cfr Rom 8, 17)". Amen.

Festa del Santissimo Crocifisso






 
 
Canto e segno di Croce

Quando giunsero sul luogo chiamato Cranio, vi crocifissero lui e i malfattori, uno a destra e l'altro a sinistra. Gesù diceva: «Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno». Poi dividendo le sue vesti, le tirarono a sorte.

Uno dei malfattori appesi alla croce lo insultava: «Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e noi!». L'altro invece lo rimproverava dicendo: «Non hai alcun timore di Dio, tu che sei condannato alla stessa pena? Noi, giustamente, perché riceviamo quello che abbiamo meritato per le nostre azioni; egli invece non ha fatto nulla di male». E disse: «Gesù, ricòrdati di me quando entrerai nel tuo regno». Gli rispose: «In verità io ti dico: oggi con me sarai nel paradiso».

Era già verso mezzogiorno e si fece buio su tutta la terra fino alle tre del pomeriggio, perché il sole si era eclissato. Il velo del tempio si squarciò a metà. Gesù, gridando a gran voce, disse: «Padre,nelle tue mani consegno il mio spirito». Detto questo, spirò.
Visto ciò che era accaduto, il centurione dava gloria a Dio dicendo: «Veramente quest'uomo era giusto». (Lc 23)

 


Litanie a Cristo crocifisso (di Anonimo)

Preghiamo insieme e diciamo: ricordati di noi

1. Cristo crocifisso, amore del Padre: nel tuo regno, ricordati di noi!
2. Cristo crocifisso, sorgente dello Spirito: nel tuo regno, ricordati di noi!
3. Cristo crocifisso, agnello e pastore: nel tuo regno, ricordati di noi!
4. Cristo crocifisso, riscatto della colpa: nel tuo regno, ricordati di noi!
S. Cristo crocifisso, perfetta espiazione: nel tuo regno, ricordati di noi!
6. Cristo crocifisso, nostra riconciliazione: nel tuo regno, ricordati di noi!
7. Cristo crocifisso, fonte della pace: nel tuo regno, ricordati di noi!
8. Cristo crocifisso, nuova alleanza: nel tuo regno, ricordati di noi!
9. Cristo crocifisso, abbraccio universale: nel tuo regno, ricordati di noi!
10. Cristo crocifisso, benedizione del mondo: nel tuo regno, ricordati di noi!
11. Cristo crocifisso, luce agli smarriti: nel tuo regno, ricordati di noi!
12. Cristo crocifisso, conforto degli afflitti: nel tuo regno, ricordati di noi!
13. Cristo crocifisso, medico dei deboli: nel tuo regno, ricordati di noi!
14. Cristo crocifisso, tesoro degli apostoli: nel tuo regno, ricordati di noi!
15. Cristo crocifisso, sposo dei vergini: nel tuo regno, ricordati di noi!
16. Cristo crocifisso, dignità dei sacerdoti: nel tuo regno, ricordati di noi!
17. Cristo crocifisso, cuore della Chiesa: nel tuo regno, ricordati di noi!
18. Cristo crocifisso, centro dell'unità: nel tuo regno, ricordati di noi!
19. Cristo crocifisso, albero di vita: nel tuo regno, ricordati di noi!
20. Cristo crocifisso, roveto sempre ardente: nel tuo regno, ricordati di noi!
21. Cristo crocifisso, ultima parola: nel tuo regno, ricordati di noi!
22. Cristo crocifisso, lampada del cielo: nel tuo regno, ricordati di noi!




Viviamo anche quest'anno la processione, un gesto di fede; facendoci guidare dalle parole del nostro Cardinale Arcivescovo e da alcuni brani evangelici che richiamano la nostra vita: la fede è un incontro con Gesù, solo questo incontro salva.


CANTO (esce la processione)
 
Il Figlio dell’uomo semina il seme buono nel campo che è il mondo. Questo significa che tutto dell’uomo e tutti gli uomini sono interlocutori di Gesù. Come comunicare che la fede è un dono alla portata di tutti? Come mostrare allora che non vi è opposizione tra fede e ragione, le due ali dell’umana, inesausta ricerca? Come superare la diffidenza, in molti diffusa, verso la fede e la Chiesa? A questi interrogativi papa Francesco ha dato una risposta semplice e diretta: «La fede nasce nell’incontro con il Dio vivente, che ci chiama e ci svela il suo amore, un amore che ci precede e su cui possiamo poggiare per essere saldi e costruire la vita. Trasformati da questo amore riceviamo occhi nuovi... La fede... appare come luce per la strada, luce che orienta il nostro cammino nel tempo» (Lumen fidei 4).

Noi non siamo uomini e donne isolati gli uni dagli altri, ma viviamo, fin dall’istante del nostro concepimento, in relazione. Ebbene, Dio ha voluto entrare nella storia come uno di noi e cambiare la vita degli uomini attraverso una trama di relazioni nata dall’incontro con Lui.
CANTO
 
Andando via di là, Gesù vide un uomo, chiamato Matteo, seduto al banco delle imposte, e gli disse: «Seguimi». Ed egli si alzò e lo seguì. Mentre sedeva a tavola nella casa, sopraggiunsero molti pubblicani e peccatori e se ne stavano a tavola con Gesù e con i suoi discepoli. Vedendo ciò, i farisei dicevano ai suoi discepoli: «Come mai il vostro maestro mangia insieme ai pubblicani e ai peccatori?». Udito questo, disse: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati. Andate a imparare che cosa vuol dire: Misericordia io voglio e non sacrifici. Io non sono venuto infatti a chiamare i giusti, ma i peccatori». (Mt 9)

Dopo l’incontro con Gesù di Nàzaret nulla fu più come prima nella vita dei discepoli. Mentre lo ascoltavano, camminavano con Lui per le strade di Galilea, lo vedevano abbracciare i peccatori e guarire gli ammalati, condividevano le loro giornate con Lui... insomma dalla convivenza con Gesù ebbe inizio una storia ininterrotta di rapporti umani, che ha raggiunto anche noi, in cui Dio stesso si comunica da Libertà a libertà.
CANTO
 
* decina del S. Rosario - primo mistero: l'Annuncizione dell'angelo a Maria. Tutto partì da qui!

 

Partito di là, Gesù si ritirò verso la zona di Tiro e di Sidone. Ed ecco, una donna cananea, che veniva da quella regione, si mise a gridare: «Pietà di me, Signore, figlio di Davide! Mia figlia è molto tormentata da un demonio». Ma egli non le rivolse neppure una parola. Allora i suoi discepoli gli si avvicinarono e lo implorarono: «Esaudiscila, perché ci viene dietro gridando!». Egli rispose: «Non sono stato mandato se non alle pecore perdute della casa d'Israele». Ma quella si avvicinò e si prostrò dinanzi a lui, dicendo: «Signore, aiutami!». Ed egli rispose: «Non è bene prendere il pane dei figli e gettarlo ai cagnolini». «È vero, Signore - disse la donna -, eppure i cagnolini mangiano le briciole che cadono dalla tavola dei loro padroni». Allora Gesù le replicò: «Donna, grande è la tua fede! Avvenga per te come desideri». E da quell'istante sua figlia fu guarita. (Mt 15)
CANTO
 
DALLE LITANIE ALLA SANTA CROCE

 

Preghiamo insieme e ripetiamo dopo il lettore:


Croce nostra corona salvaci, Santa Croce
Firmamento di pace salvaci, Santa Croce
Che ci apri il paradiso salvaci, Santa Croce
Verga delle meraviglie di Dio salvaci, Santa Croce
Baluardo della fede salvaci, Santa Croce

Croce vita dei giusti aiutaci, Santa Croce
Risurrezione dei morti aiutaci, Santa Croce
Chiave del regno dei cieli aiutaci, Santa Croce
Difesa dei poveri aiutaci, Santa Croce
Sicuro rifugio di coloro che sono in pericolo aiutaci, Santa Croce

Croce segno di castità illuminaci, Santa Croce
Modello di santità illuminaci, Santa Croce
Che dai forza alla castità illuminaci, Santa Croce
Palma di immortalità illuminaci, Santa Croce
Tesoro di tutti i beni illuminaci, Santa Croce

 

E giunsero a Gerico. Mentre partiva da Gerico insieme ai suoi discepoli e a molta folla, il figlio di Timeo, Bartimeo, che era cieco, sedeva lungo la strada a mendicare. Sentendo che era Gesù Nazareno, cominciò a gridare e a dire: «Figlio di Davide, Gesù, abbi pietà di me!». Molti lo rimproveravano perché tacesse, ma egli gridava ancora più forte: «Figlio di Davide, abbi pietà di me!». Gesù si fermò e disse: «Chiamatelo!». Chiamarono il cieco, dicendogli: «Coraggio! Àlzati, ti chiama!». Egli, gettato via il suo mantello, balzò in piedi e venne da Gesù. Allora Gesù gli disse: «Che cosa vuoi che io faccia per te?». E il cieco gli rispose: «Rabbunì, che io veda di nuovo!». E Gesù gli disse: «Va', la tua fede ti ha salvato». E subito vide di nuovo e lo seguiva lungo la strada. (Mc 10)



CANTO
 
* decina del S. Rosario - secondo mistero: La nascita di Gesù a Betlemme. Un Dio che si fa uomo per essere incontrato.


 

Uno dei farisei lo invitò a mangiare da lui. Egli entrò nella casa del fariseo e si mise a tavola. Ed ecco, una donna, una peccatrice di quella città, saputo che si trovava nella casa del fariseo, portò un vaso di profumo; stando dietro, presso i piedi di lui, piangendo, cominciò a bagnarli di lacrime, poi li asciugava con i suoi capelli, li baciava e li cospargeva di profumo. Vedendo questo, il fariseo che l'aveva invitato disse tra sé: «Se costui fosse un profeta, saprebbe chi è, e di quale genere è la donna che lo tocca: è una peccatrice!».
Gesù allora gli disse: «Simone, ho da dirti qualcosa». Ed egli rispose: «Di' pure, maestro». «Un creditore aveva due debitori: uno gli doveva cinquecento denari, l'altro cinquanta. Non avendo essi di che restituire, condonò il debito a tutti e due. Chi di loro dunque lo amerà di più?». Simone rispose: «Suppongo sia colui al quale ha condonato di più». Gli disse Gesù: «Hai giudicato bene». Poi disse a lei: «I tuoi peccati sono perdonati». Allora i commensali cominciarono a dire tra sé: «Chi è costui che perdona anche i peccati?». Ma egli disse alla donna: «La tua fede ti ha salvata; va' in pace!». (Lc 7)
CANTO
 
* decina del S. Rosario - terzo mistero: Gesù istituisce l'Eucarestia. Ecco il pane del cammiano, che si fa sequela.



DALLE LITANIE ALLA SANTA CROCE

 
Preghiamo insieme e ripetiamo dopo il lettore


Croce salvezza dei fedeli sostienici, Santa Croce
Che ricevi splendore dalle membra di Cristo sostienici, Santa Croce
Resa nobile dal sangue di Cristo sostienici, Santa Croce
Resa santa dal corpo di Cristo sostienici, Santa Croce
Segno vivificante del Figlio di Dio sostienici, Santa Croce

Croce che ci doni la sanità confortaci, Santa Croce
Pegno di libertà confortaci, Santa Croce
Altezza del cielo confortaci, Santa Croce
Profondità della terra confortaci, Santa Croce
Che abbracci tutto il mondo confortaci, Santa Croce

 

Al suo ritorno, Gesù fu accolto dalla folla, perché tutti erano in attesa di lui. Ed ecco, venne un uomo di nome Giàiro, che era capo della sinagoga: si gettò ai piedi di Gesù e lo pregava di recarsi a casa sua, perché l'unica figlia che aveva, di circa dodici anni, stava per morire.
Mentre Gesù vi si recava, le folle gli si accalcavano attorno. E una donna, che aveva perdite di sangue da dodici anni, la quale, pur avendo speso tutti i suoi beni per i medici, non aveva potuto essere guarita da nessuno, gli si avvicinò da dietro, gli toccò il lembo del mantello e immediatamente l'emorragia si arrestò. 45Gesù disse: «Chi mi ha toccato?». Tutti negavano. Pietro allora disse: «Maestro, la folla ti stringe da ogni parte e ti schiaccia». Ma Gesù disse: «Qualcuno mi ha toccato. Ho sentito che una forza è uscita da me». Allora la donna, vedendo che non poteva rimanere nascosta, tremante, venne e si gettò ai suoi piedi e dichiarò davanti a tutto il popolo per quale motivo l'aveva toccato e come era stata guarita all'istante. Egli le disse: «Figlia, la tua fede ti ha salvata. Va' in pace!». (Lc 8)
CANTO
 
* decina del S. Rosario - quarto mistero: Gesù muore in Croce . Qui è il compimento dell'Incarnazione.

 

Lungo il cammino verso Gerusalemme, Gesù attraversava la Samaria e la Galilea. Entrando in un villaggio, gli vennero incontro dieci lebbrosi, che si fermarono a distanza e dissero ad alta voce: «Gesù, maestro, abbi pietà di noi!». Appena li vide, Gesù disse loro: «Andate a presentarvi ai sacerdoti». E mentre essi andavano, furono purificati. Uno di loro, vedendosi guarito, tornò indietro lodando Dio a gran voce, e si prostrò davanti a Gesù, ai suoi piedi, per ringraziarlo. Era un Samaritano. Ma Gesù osservò: «Non ne sono stati purificati dieci? E gli altri nove dove sono? Non si è trovato nessuno che tornasse indietro a rendere gloria a Dio, all'infuori di questo straniero?». E gli disse: «Àlzati e va'; la tua fede ti ha salvato!». (Lc 17)
CANTO
 
* decina del S. Rosario - quinto mistero: Gesù risorge a morte. Ecco la speranza della vittoria.



DALLE LITANIE ALLA SANTA CROCE

 
Preghiamo insieme e ripetiamo dopo il lettore


Croce che trionfi sui demoni liberaci, Santa Croce
Che distruggi il peccato liberaci, Santa Croce
Che sconfiggi il mondo liberaci, Santa Croce
Che vinci la morte liberaci, Santa Croce
Che annienti l’inferno liberaci, Santa Croce

Da ogni male liberaci, Santa Croce
Da ogni peccato liberaci, Santa Croce
Dal potere del maligno liberaci, Santa Croce
Dalle insidie di tutti i nemici liberaci, Santa Croce
Dalla fame e dalla guerra liberaci, Santa Croce
Da ogni malattia liberaci, Santa Croce
Dai fulmini e dalle tempeste liberaci, Santa Croce
Dalla paura della morte liberaci, Santa Croce
Dalla morte eterna liberaci, Santa Croce

 

Simone, Simone, ecco: Satana vi ha cercati per vagliarvi come il grano; ma io ho pregato per te, perché la tua fede non venga meno. E tu, una volta convertito, conferma i tuoi fratelli». (Lc 22)

A che serve, fratelli miei, se uno dice di avere fede, ma non ha le opere? Quella fede può forse salvarlo? Se un fratello o una sorella sono senza vestiti e sprovvisti del cibo quotidiano e uno di voi dice loro: «Andatevene in pace, riscaldatevi e saziatevi», ma non date loro il necessario per il corpo, a che cosa serve? Così anche la fede: se non è seguita dalle opere, in se stessa è morta. Al contrario uno potrebbe dire: «Tu hai la fede e io ho le opere; mostrami la tua fede senza le opere, e io con le mie opere ti mostrerò la mia fede». Tu credi che c'è un Dio solo? Fai bene; anche i demòni lo credono e tremano! Insensato, vuoi capire che la fede senza le opere non ha valore? Abramo, nostro padre, non fu forse giustificato per le sue opere, quando offrì Isacco, suo figlio, sull'altare? Vedi: la fede agiva insieme alle opere di lui, e per le opere la fede divenne perfetta. E si compì la Scrittura che dice: Abramo credette a Dio e gli fu accreditato come giustizia, ed egli fu chiamato amico di Dio. Vedete: l'uomo è giustificato per le opere e non soltanto per la fede. Così anche Raab, la prostituta, non fu forse giustificata per le opere, perché aveva dato ospitalità agli esploratori e li aveva fatti ripartire per un'altra strada? Infatti come il corpo senza lo spirito è morto, così anche la fede senza le opere è morta. (Gc 2)
CANTO, inizia la S. Messa

 

sabato 28 settembre 2013

Beato Miroslav Bulešić, prega per noi!




Oggi è beatificano a Pula (Croazia) il sacerdote Miroslav Bulešić, martire per la fede il 24 agosto 1947.
 
 
 
 
E' il secondo istriano (italiano-croato) beatificato nella mattanza delle foibe. Il primo fu il sacerdote Francesco Giovanni Bonifacio, beatificato nel 2008, e morto per la fede 11 (?) settembre 1946.
 
 


O Dio, che hai associato
il Beato Miroslav Bulešić
alla passione del tuo Figlio
e fai risplendere nella Chiesa
la gloria del suo martirio,
concedi anche a noi di venire a te
sulle orme dei testimoni della fede
e di avere parte con loro alla gioia eterna.
Per Gesù Cristo, tuo Figlio, nostro Signore e nostro Dio,
che vive e regna con te, nell’unità dello Spirito santo,
per tutti i secoli dei secoli.
 
(comune di un martire, orazione - primi vespri ambrosiani)
 



Triduo a S. Teresina

 
 
"Un giorno una delle mie maestre dell’Abbazia mi chiese cosa facevo nei giorni di vacanza quando ero sola. Io le risposi che andavo dietro il mio letto in uno spazio vuoto che c’era e che mi era facile chiudere con la tenda e che là «pensavo». «Ma a cosa pensi?» mi disse. «Penso al Buon Dio, alla vita... all’eternità, insomma penso!... La buona religiosa rise molto di me, più avanti le piaceva ricordarmi il tempo in cui pensavo, e mi chiedeva se pensavo ancora... Adesso capisco che facevo orazione senza saperlo e che già il Buon Dio mi istruiva in segreto". (Ms A, 104)