martedì 5 marzo 2013

Martedì della III settimana di Quaresima






 “Rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori”.
Così preghiamo ogni giorno con la preghiera del Padre Nostro.
La pagina del Vangelo di questo giorno è un bella spiegazione della frase contenuta nella preghiera che Gesù insegnò ai suoi discepoli.

“Non infrangere la tua alleanza”. Abbiamo ascoltato nella prima lettura. Il Signore non viene mai meno alla sua alleanza. Egli è sempre pronto al perdono.
Egli però ci chiede il desiderio di seguirlo con il cuore.
Egli desidera il cambiamento del nostro cuore: potremo anche noi dire oggi “ora ti seguiamo con tutto il cuore, ti temiamo e cerchiamo il tuo volto”, così come abbiamo ascoltato nella preghiera di Azaria?

La conversione quaresimale è questione di cuore. E il cuore del tutto è il perdono. Che è il più alto grado della scala della perfezione cristiana.
Il perdono è il filo che unisce i tanti episodi del Vangelo: il perdono dei peccati è il miracolo che salva i tanti malati e emarginati che Gesù incontra.
Il perdono è il più alto grado dell’amore. Perdonare è farsi responsabili dell'altro. Gesù è venuto in mezzo a noi perdonando perché Egli si è reso responsabile del nostro male affinché noi avessimo una nuova possibilità di vita… perdonare è allora dare una nuova possibilità.

È più facile perdonare o perdonarsi o farsi perdonare?

Concludo con un pensiero di San Giovanni Crisostomo: “niente ci fa somigliare tanto a Dio come l’essere sempre disposti a perdonare”.
Amen.

Un testimone di conversione e santità:

Beato Carino Pietro da Balsamo.



Beato Carino Pietro da Balsamo religioso
dell'Ordine dei Predicatori


San Pietro da Verona sacerdote e martire
dell'Ordine dei Predicatori

Pietro da Balsamo, noto anche col nome di Carino, viene descritto come un astuto campagnolo, rozzo e avido, as-soldato nel 1252 per venticin-que milanesi (monete coniate dalla Signoria e poi Ducato di Milano) da Giacomo Leclusa, un eretico convinto, col compito di uccidere Pietro da Verona, nominato Inquisitore di Lombardia (l'inquisizione è l'istituzione ecclesiastica fondata dalla Chiesa cattolica per indagare e punire, mediante un apposito tribunale, i sostenitori di teorie considerate contrarie all'ortodossia cattolica) da papa Gregorio IX, nel 1232.
Sceltosi come complice un tale Albertino, si portò con lui a Como, facendosi ricevere dai frati del convento in cui lo stesso Pietro da Verona era priore.
Scoperto che questi la mattina del 6 aprile sarebbe partito alla volta di Milano, dispose di conseguenza l'agguato, che si sarebbe consumato nei boschi nei pressi di Seveso.
Pietro da Verona, che era partito insieme a tre conversi, raggiunse Meda verso mezzogiorno: due di loro rimasero a rifocillarsi presso una famiglia amica, mentre Pietro in compagnia di fra Domenico, dopo aver fatto visita al monastero di San Vittore, ripresero il cammino verso Milano precedendo di poco i due compagni.
Addentratisi nel bosco (Farga presso Barlassina) scattò l'agguato. Albertino tuttavia, preso da terrore, fuggì incontro agli altri due frati che procedevano in ritardo, riferendo quanto stava accadendo.
Carino si trovò pertanto da solo a compiere l'omici-dio, accanendosi dapprima contro Pietro, sfondandogli il cranio con un colpo di falcastro, (un attrezzo agricolo formato da una lama metallica curvata a forma di punto interrogativo, affilata dal lato concavo e munita di impugnatura di legno) in seguito contro fra Domenico che gridava cercando soccorso. Quest'ultimo sarebbe poi anch'egli deceduto sei giorni più tardi, a Meda, dov'era stato trasportato.

Particolare interessante:
Nel suo morire Pietro Da Verona intinse il dito nel sangue che gli colava dalla testa, e con gli occhi fissati sul suo sicario, scrisse per terra "CREDO", in acrostico:
Carinus Religiosus
Erit Domenicani Ordinis".
In questo modo avrebbe predetto il futuro di Carino come religioso nell'Ordine dei Domenicani.

Disarmato e arrestato, venne condotto a Milano, dove il popolo era insorto contro la setta degli eretici, respon-sabili dell'accaduto. Lo stesso podestà di Milano Oldrado Da Tresseno fu coinvolto in prima persona nei tragici eventi, tanto che nel giro di una decina di giorni sarebbe stato complice della fuga dal carcere di Carino, che si sottrasse così al processo; accusato direttamente fu destituito come podestà.
Carino invece partì per Roma, con l'intento di chiedere l'assoluzione per la propria colpa. Ma giunto a Forlì si ammalò gravemente: venne pertanto ricoverato nell'Ospi-zio di San Sebastiano, dove confessò l'accaduto al priore dei frati domenicani, chiedendo l'assoluzione. Questi, constatato il pentimento e visto in lui la "grazia di Dio" gli strappa la promessa che, se fosse riuscito a guarire, si sarebbe redento e si sarebbe ordinato conver-so. Una volta guarito Carino entrò così nel convento di San Giacomo, in cui avrebbe trascorso i successivi quarant'anni della sua vita, fino alla morte, in umiltà e penitenza.
Dopo quarant’anni di vita religiosa morì a Forlì nel 1293.
Il suo corpo, come suo desiderio, fu posto nel piazzale di San Domenico, dove venivano sepolti i giustiziati. In seguito venne chiuso per il notevole affluire di fedeli che ricevevano grazie segnalate per sua intercessione.
Dieci anni dopo i resti mortali di Carino furono trasportati nella Chiesa dei Domenicani successivamente soppressa
Nel 1879 le reliquie furono traslate nella Cattedrale.
Il sincero pentimento di Carino e la sua così radicale conversione fecero sì che, dopo la sua morte, nel 1822 venisse riconosciuto come beato. La memoria liturgica è oggi celebrata il giorno 28 aprile, data della traslazione del capo di Carino e di altre reliquie dal Duomo di Forlì a Cinisello Balsamo (1934), nella Chiesa di San Martino in Balsamo, per interessamento dell'allora Parroco, don Emilio Griffini. Il corpo di Carino continuò ad essere custodito nella Cattedrale di Forlì fino al 4 novembre 1964, quando, su interessamento di don Piero Carcano, parroco di Balsamo, fu ricomposto in un'urna insieme al capo e alle restanti reliquie collocata sotto l'altare della cripta della nuova Chiesa parrocchiale di San Martino in Balsamo, che aveva sostituito in quegli anni quella vecchia, in cui erano state conservate nei trent'anni precedenti le reliquie del beato.

FONTE: Parrocchia San Martino in Balsamo Cinisello Balsamo

domenica 3 marzo 2013

III DOMENICA DI QUARESIMA (ANNO C)





“Un tale aveva piantato un albero di fichi” (Lc 13)
Così inizia la parabola che racconta del fico incapace di produrre frutti.
Un racconto allegorico che fa da eco alla forte affermazione:
“ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo(Lc 13)
In questa domenica ci viene detto fortemente che lo scopo del cammino quaresimale è la conversione: ritornare ad essere figli nel Figlio Gesù.
Certo. Il Signore è paziente, così racconta la parabola, ma “vedremo se porterà frutti per l’avvenire; se no, lo taglierai” (Lc 13): ogni tanto il Signore ci chiede di fare un po’ i conti …

Ma su cosa dobbiamo convertirci?
Il cammino di conversione è un percorso molto personale: da percorrere con la propria giuda spirituale e nel sacramento della confessione.
La Santa Confessione è difatti il Sacramento della misericordia di Dio, ma non è una burla, un depositare la marachelle compiute, oppure scaricare la coscienza, essa pretende un vero cammino di conversione e perfezione nella vita cristiana.

"Una diagnosi medica è una diagnosi medica, lo so bene. E ci sono i miracoli segreti. Ma quando noi rifiutiamo ogni giorno il miracolo della santità, l'unico che dipende da noi, perché mai dovremmo chiedere dei miracoli gratuiti?"

(Emmanuel Mounier)
 
La Parola di Dio ci richiama in questa domenica ha dei percorsi di conversione - dove pur lasciando spazio al proprio cammino di conversione – percorribili da ciascuno, perché per tutti.

Dio disse a Mosè: «Io sono colui che sono!». E aggiunse: «Così dirai agli Israeliti: “Io Sono mi ha mandato a voi”». Questo è il mio nome per sempre; questo è il titolo con cui sarò ricordato di generazione in generazione». (Es 3)

1 La definizione di “Io sono” non è tanto la definizione dell’essenza di Dio, ma quanto della sua vicinanza con l’uomo. Tutto questo ci riporta al temine “Emmanuele” Dio-con-noi.
È la conversione al vero senso di Dio. Egli mi è vicino, non lontano.
Nel tempo quaresimale si vive il pio esercizio della Via Crucis proprio per affiancarci a Colui che si è fatto a noi vicino, avvicinandoci a Lui nel momento in cui Egli a condiviso con noi la vicinanza del patire e della morte. Scrive il servo di Dio don Primo Mazzolari:

“Più che una storia di incontri, la Via Crucis è un seguito di cadute. Negli incontri, ora c’è la Madre, ora la Veronica, ora le pie donne: nelle cadute, ci siamo tutti noi. Pare che il Signore abbia inteso darci appuntamento per «terra» dove l’incontro è più facile e a portata della comune fragilità. Il caduto non è un disertore, ma uno «che viene meno per via»: e Gesù l’attende, chino a sua volta sotto la croce, perché nessuno si senta solo nell’ora più buia”.

Ecco il primo percorso di conversione: riscoprire la vicinanza di Dio.

“Dio gridò a lui dal roveto: «Mosè, Mosè!». Rispose: «Eccomi!». Riprese: «Non avvicinarti oltre! Togliti i sandali dai piedi, perché il luogo sul quale tu stai è suolo santo!». E disse: «Io sono il Dio di tuo padre, il Dio di Abramo, il Dio di Isacco, il Dio di Giacobbe». Mosè allora si coprì il volto, perché aveva paura di guardare verso Dio. (Es 3)

2 È la conversione al vero senso del sacro.
Cosa è sacro per me? Cosa è sacro per un credente? Mi ha sempre colpito il gesto che fanno alcuni giocatori entrando sul campo da calcio: toccano il prato e poi si segnano, perché?
La stessa cosa la fanno gli Ortodossi con le icone, ma anche le nonne (e non solo) con le statue di Gesù, di Maria e dei Santi.
Qui non mi domando il perché, in quanto capisco il significato del segno. L’immagine sacra è presenza benedicente: infatti nella trazione cristiana l’immagine sacre è "finestra sul Mistero".
Ma cos’è un campo da calcio?
Bisogna chiedersi cosa significa sacro oppure santo.
Il termine santo è utilizzato principalmente riferendosi a ciò che si ritiene inviolabile: sacro, e la sua sacralità è trasmessa per contatto.
Come il Sacro Crisma che ha unto le pareti di questo luogo fatto di mattoni e malta, ma unto con esso è stato reso sacro: consacrato tempio a Dio Padre Figlio Spirito Santo.
Ecco che la conversione al vero senso del sacro è importante per non fare gesti privi di senso, oppure gesti pagani – dove pagano è tutto ciò che parte da me e non da Dio.

La conversione verso il vero senso del sacro ci porta a dover ricomprendere:
la sacralità della vita e della morte;
la sacralità del si detto all’inizio di un cammino vocazionale (il si del matrimonio, del sacerdozio, del vita religiosa);
la sacralità del creato e delle creature non in quanto dei, ma doni di Dio creatore del cielo e della terra;
infine la sacralità del tempio di Dio, dove siamo ora, va riscoperto il luogo dove Egli è presente nell’Eucarestia. Afferma Benedetto XVI:
“Cari fratelli e sorelle, mi sembra che a questo punto dobbiamo anche pensare al nostro tempo; anche oggi esiste il pericolo di ridimensionare il realismo eucaristico, considerare, cioè, l’Eucaristia quasi come solo un rito di comunione, di socializzazione, dimenticando troppo facilmente che nell’Eucaristia è presente realmente Cristo risorto - con il suo corpo risorto”.
Quanto vivo questa presenza che è nel Tabernacolo?
La riconosco ed aiuto a riconoscerla?
Ad esempio come compio il gesto della Santa Comunione? (mani poste in modo corretto? Mi avvio in fila pensando al gesto che compio? Il mio corpo è presente al gesto oppure sono in fila con le mani in tasca e pensando ad altro?)
Partecipo ogni tanto al culto eucaristico fuori della S. Messa, cioè all’Adorazione mensile, settimanale?
Oppure faccio la visita al Santissimo Sacramento magari una volta alla settimana?
Diceva il beato Andrea Carlo Ferrari, nostro santo arcivescovo:
“Nella stretta del dolore e dell'afflizione, nella tristezza dell'animo tribolato, il prostrarci con fede e con amore dinanzi all'Ostia Santa vuol dir essere ristorati e fortificati nel cammino, spesso difficile, della vita. Vorrei che non ci fosse chiesa alcuna in cui, nel pomeriggio verso sera, non accorresse un buon numero di persone a visitare Gesù Sacramentato”.

Un conversione al vero senso del sacro - del santo - ha tutti questi elementi da riscoprire.

“Misericordioso e pietoso è il Signore,
.. quanto il cielo è alto sulla terra,
così la sua misericordia è potente su quelli che lo temono”.
(Salmo 102)

Criceti 2013



Gerardo e Guglielmo

UBALDO – Maura (2011)
5 giugno 2011
sono nati i cuccioli (Petronilla, Gerardo detto Gerry, Marcellino e Innocenzo, Guglielmo detto Willy, Tecla J., Adelaide J. (HEIDI), Carolina J. e Eufemia J.)



Giovanni J. Angelo (Giovanni II)

PETRONILLA - SEBASTIANO (2011)
2 OTTOBRE 2011
sono nati 4 cuccioli (Eleuterio Angelo, Elia Angelo; Giovanni J. Angelo; Panacea J. Guadalupe Angela)

Giovanni J. Angelo – Eufemia J.
4 giugno 2012
sono nati 3 cuccioli (Ciriaco Basilio, Beatrice Federica e Camilla Livia)


Ciriaco Basilio (Basilio II)


Ciriaco Basilio – Leonia Marchesina (10 gennaio 2013)
14 febbraio 2013
sono nati  4 cuccioli (Cirilla, Valentina, Giovanni III, Petronilla II)


cuccioli di Leonia e Ciriaco

giovedì 28 febbraio 2013

I MIEI PONTEFICI





262 pontefice
PAOLO VI
(VENERABILE)
1963 - 1978



263 pontefice
GIOVANNI PAOLO I
(SERVO DI DIO)
1978



 264 pontefice
GIOVANNI PAOLO II
(BEATO)
1978 - 2005




265 pontefice
BENEDETTO XVI
(“semplice, umile
lavoratore nella vigna del Signore”)
2005 - 2013





266 pontefice ….


IN ATTESA....

San Giuseppe, con te,
attraverso di te,
noi benediciamo il Signore.
Egli ti ha scelto fra tutti
gli uomini
per essere il casto sposo
di Maria,
colui che sta alla soglia del mistero della sua
maternità divina,
e che, dopo di lei,
accoglie questa maternità
nella fede come opera
dello Spirito Santo.
Tu hai dato a Gesù
una paternità legale
nella stirpe di Davide.
Tu hai costantemente vegliato sulla Madre e il Bambino
con affettuosa premura
per permettere di compiere
la loro missione.
Il salvatore Gesù si è degnato di sottomettersi a te,
come ad un padre,
durante la sua infanzia
e la sua adolescenza,
e ricevere da te
gli insegnamenti per
la vita umana,
mentre tu condividevi
la sua vita
nell’adorazione
del suo mistero.

Continua a proteggere
tutta la Chiesa,
la famiglia nata dalla salvezza portata da Gesù.
Guarda alle necessità
spirituali e materiali
di tutti coloro che ricorrono
alla tua intercessione.
In particolare delle famiglie
e dei poveri di ogni
forma di povertà:
per mezzo tuo sono sicuri
di raggiungere
lo sguardo materno di Maria
e la mano di Gesù
che li soccorre.
Attraverso l’aiuto
di san Giuseppe,
Dio continui a diffondere
le sue grazie
sulla Chiesa intera.
Amen

domenica 24 febbraio 2013

II DOMENICA DI QUARESIMA (ANNO C)





Il tempo di Quaresima è caratterizzato da quattro elementi: carità, digiuno, preghiera e penitenza attraverso questo cammino di ascesi in Gesù, il Figlio, si possa ritornare al Padre, essere nuovamente figli nel Figlio.

La Preghiera: “Nell’odierna seconda domenica di Quaresima, l’evangelista Luca sottolinea che Gesù salì sul monte "a pregare" (9,28) insieme agli apostoli Pietro, Giacomo e Giovanni e, "mentre pregava" (9,29), si verificò il luminoso mistero della sua trasfigurazione.
Salire sulla montagna per i tre Apostoli ha perciò voluto dire essere coinvolti nella preghiera di Gesù, che si ritirava spesso in orazione, specialmente all’alba e dopo il tramonto, e talvolta per tutta la notte. Solo però quella volta, sulla montagna, Egli volle manifestare ai suoi amici la luce interiore che lo ricolmava quando pregava: il suo volto - leggiamo nel Vangelo - s’illuminò e le sue vesti lasciarono trasparire lo splendore della Persona divina del Verbo incarnato” (Benedetto XVI)

Pregare non è un fermarsi a dire preghiere, solo un insieme di preghiere, forse anche tante (es. preghiera di S. Brigida) – Gesù dice nel Vangelo “Pregando, non sprecate parole come i pagani: essi credono di venire ascoltati a forza di parole. Non siate dunque come loro, perché il Padre vostro sa di quali cose avete bisogno prima ancora che gliele chiediate”la preghiera è entrare nella “luce interiore” di Dio attraverso Cristo Gesù.

“C’è un altro dettaglio, proprio del racconto di san Luca, che merita di essere sottolineato: l’indicazione cioè dell’oggetto della conversazione di Gesù con Mosè ed Elia, apparsi accanto a Lui trasfigurato. Essi - narra l’Evangelista – “apparsi nella gloria, e parlavano del suo esodo, che stava per compiersi a Gerusalemme”. (9,31).
Dunque, Gesù ascolta la Legge e i Profeti che gli parlano della sua morte e risurrezione. Nel suo dialogo intimo con il Padre, Egli non esce dalla storia, non sfugge alla missione per la quale è venuto nel mondo, anche se sa che per arrivare alla gloria dovrà passare attraverso la Croce. Anzi, Cristo entra più profondamente in questa missione, aderendo con tutto se stesso alla volontà del Padre, e ci mostra che la vera preghiera consiste proprio nell’unire la nostra volontà a quella di Dio”. (Benedetto XVI)

La Trasfigurazione sul monte con Mosè ed Elia ricorda altre due rivelazioni sul monte: sul monte Sinai Mosè ebbe anche la rivelazione della volontà di Dio: i dieci Comandamenti. E, sempre sul monte, Elia ebbe da Dio la rivelazione divina di una missione da compiere. Gesù, invece, non riceve la rivelazione di ciò che dovrà compiere: già lo conosce; sono piuttosto gli Apostoli a sentire, nella nube, la voce di Dio che comanda: «Ascoltatelo».
«Appena la voce cessò, restò Gesù solo». La volontà di Dio si rivela pienamente nella persona di Gesù. Chi vuole vivere secondo la volontà di Dio, deve seguire Gesù, ascoltarlo, accoglierne le parole e, con l’aiuto dello Spirito Santo, approfondirle.

La preghiera è scuola d’accoglienza della volontà del Padre: tutta la sua volontà. “Per un cristiano, pertanto, pregare non è evadere dalla realtà e dalle responsabilità che essa comporta, ma assumerle fino in fondo, confidando nell’amore fedele e inesauribile del Signore”. (Benedetto XVI)

Difatti. Nel Vangelo di Luca c’è un legame profondo, di verifica, tra la Trasfigurazione e l’agonia del Getsemani.
Nell’orto dell’agonia, in preghiera, “Gesù sperimenterà l’angoscia mortale e si affiderà alla volontà divina; in quel momento la sua preghiera sarà pegno di salvezza per tutti noi. Cristo, infatti, supplicherà il Padre celeste di "liberarlo dalla morte" e, come scrive l’autore della lettera agli Ebrei, "fu esaudito per la sua pietà" (5,7). Di tale esaudimento è prova la risurrezione.” (Benedetto XVI)

Quindi. “La preghiera non è un accessorio, un optional, ma è questione di vita o di morte. Solo chi prega, infatti, cioè chi si affida a Dio con amore filiale, può entrare nella vita eterna, che è Dio stesso” (Benedetto XVI)

Il racconto parla anche di Mosè ed Elia, che apparvero e conversavano con Gesù. Effettivamente questo episodio ha un rapporto con altre due rivelazioni divine. Mosè era salito sul monte Sinai, e lì aveva avuto la rivelazione di Dio. Aveva chiesto di vedere la sua gloria, ma Dio gli aveva risposto che non l’avrebbe visto in faccia, ma solo di spalle (cfr Es 33,18-23). In modo analogo, anche Elia ebbe una rivelazione di Dio sul monte: una manifestazione più intima, non con una tempesta, con un terremoto, o con il fuoco, ma con una brezza leggera (cfr 1 Re 19,11-13).

A differenza di questi due episodi, nella Trasfigurazione non è Gesù ad avere la rivelazione di Dio, bensì è proprio in Lui che Dio si rivela e che rivela il suo volto agli Apostoli. Quindi, chi vuole conoscere Dio, deve contemplare il volto di Gesù, il suo volto trasfigurato: Gesù è la perfetta rivelazione della santità e della misericordia del Padre.

La preghiera è quindi relazione divina che mi permette di accogliere la santità e la misericordia del Padre.

Come deve essere la preghiera?
Preghiera per eccellenza è il Padre nostro.
1) essenziale, che non vuol dire minimale: “non sprecate parole come i pagani: essi credono di venire ascoltati a forza di parole”
2) fiduciosa e di affidamento: “il Padre vostro sa di quali cose avete bisogno”; è quel “se vuoi, puoi”, come disse il lebbroso a Gesù.
3) sempre fraterna, al plurale, la preghiera non può essere egoistica: “Padre nostro … Dacci oggi il nostro pane quotidiano, e rimetti a noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione, ma liberaci”
4) paterna e fraterna: che dicendo “Padre nostro …”: non può essere mai contro gli uomini, ma per gli uomini, non si può maledire pregando!

Una preghiera - quella del Padre Nostro – che punta al necessario a sostegno del passato (“rimetti”); del presente (“pane quotidiano”) e del futuro (“non abbandonarci alla tentazione, ma liberaci dal male”).

“Durante questo tempo di Quaresima, chiediamo a Maria, Madre del Verbo incarnato e Maestra di vita spirituale, di insegnarci a pregare come faceva il suo Figlio, perché la nostra esistenza sia trasformata dalla luce della sua presenza”. (Benedetto XVI) Amen

martedì 19 febbraio 2013

"Come la pioggia e la neve"

Martedì della I settimana di Quaresima




Il testo della canzone è tratto dal Libro di Isaia, 55,10-11.
Come la pioggia e la neve
scendono giù dal cielo
e non vi ritornano senza irrigare
e far germogliare la terra;

Così ogni mia parola
non ritornerà a me
senza operare quanto desidero,
senza aver compiuto
ciò per cui l'avevo mandata.
Ogni mia parola, ogni mia parola.





Il tempo di Quaresima è caratterizzato da tre elementi: carità, digiuno e preghiera perchè attraverso Gesù, il Figlio, si possa ritornare al Padre, essere nuovamente figli nel Figlio.

La Carità: è risposta d’amore all’amore eterno di Dio, come dice l’evangelista “Chi non ama non ha conosciuto Dio, perché Dio è amore. … E noi abbiamo conosciuto e creduto l'amore che Dio ha in noi. Dio è amore; chi rimane nell'amore rimane in Dio e Dio rimane in lui. … chi berrà dell'acqua che io gli darò, non avrà più sete in eterno. Anzi, l'acqua che io gli darò diventerà in lui una sorgente d'acqua che zampilla per la vita eterna”.

Il Digiuno: ritrovare la giusta fame e la vera fame, come dice Gesù “Il mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato e compiere la sua opera”.

La Preghiera: alla luce della Parola di Dio odierna, è pioggia e neve feconda. Ma solo la vera preghiera è feconda, come quella che esce dalla bocca di Colui che opera “ciò che desidero”, cioè è secondo la volontà del Padre.
Gesù è Maestro di preghiera perché Egli è colui che opera il desiderabile: non il nostro desiderio, ma ciò che è desiderio del Padre.

Come deve essere la preghiera:
1) “non sprecate parole come i pagani: essi credono di venire ascoltati a forza di parole”: una preghiera essenziale;
2) “il Padre vostro sa di quali cose avete bisogno”: una preghiera che si affida in quel “se vuoi, puoi”, come disse il lebbroso a Gesù.
3)“Padre nostro … Dacci oggi il nostro pane quotidiano, e rimetti a noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione, ma liberaci”: una preghiera non egoistica, ma sempre fraterna, al plurale.
4)“Padre nostro …”: una preghiera che riconosce un’unica paternità e fraternità, quindi una preghiera mai contro gli uomini, ma per gli uomini... non si può pregare maledicendo!

Una preghiera  - il Padre Nostro - che chiede il necessario a sostegno del passato (“rimetti”); del presente (“pane quotidiano”) e del futuro (“non abbandonarci alla tentazione, ma liberaci dal male”).

Una preghiera così, che come dice Isaia: “non ritornerà a me senza effetto, senza aver operato ciò che desidero e senza aver compiuto ciò per cui l’ho mandata”.

La preghiera cristiana come afferma Benedetto XVI: “non è un accessorio, un optional, ma è questione di vita o di morte. Solo chi prega, infatti, cioè chi si affida a Dio con amore filiale, può entrare nella vita eterna, che è Dio stesso.
Durante questo tempo di Quaresima, chiediamo a Maria, Madre del Verbo incarnato e Maestra di vita spirituale, di insegnarci a pregare come faceva il suo Figlio, perché la nostra esistenza sia trasformata dalla luce della sua presenza”. Amen.


sabato 16 febbraio 2013

Criceti, nuova cucciolata!



Ciriaco Basilio


per genealogia vedi qui... e sul BLOG

PETRONILLA - SEBASTIANO (2011)
2 OTTOBRE 2011

sono nati i cuccioli (Due maschietti neri: Eleuterio Angelo, Elia Angelo; un maschietto crema: Giovanni J. Angelo; la femminuccia crema: Panacea J. Guadalupe Angela)

Giovanni J. Angelo – Eufemia J.
4 giugno 2012
sono nati 3 cuccioli (Ciriaco Basilio, Beatrice Federica e Camilla Livia)

Leonia con Petronilla J.

Ciriaco Basilio – Leonia Marchesina (10 gennaio 2013)
14 febbraio 2013
sono nati 4 cuccioli (Cirilla, Valentina, Giovanni III, Petronilla II)


venerdì 15 febbraio 2013

Giorgia, la Santa di Clermont






Quante volte è successo di dire che per chi si chiama Giorgia non c’è la santa. Eppure il Martirologio Romano - nella sua ultima edizione in italiano del 2004 - in data 15 febbraio ricorda:
“A Clermont-Ferrand in Aquitania, in Francia, santa Giorgia, vergine”.

Quindi esiste Santa Giorgia, una vergine francese del VI secolo: elogiata per il suo amore al Signore, le sue penitenze e la sua preghiera da San Gregorio di Tours.
Alla sua morte il corpo di S. Giorgia fu deposto nella chiesa di S. Cassiano a Clermont.

Un laboratorio russo di scrittura delle icone, su commissione, ha elaborato l’iconografia di S. Giorgia che si può ammirare sul sito web iconedimisura.it

Così ora la frazione di Scido, S. Giorgia, può avere la sua patrona.




O Dio, nostra salvezza,
accogli le preghiere di questa tua famiglia
che si rallegra nel ricordo di santa Giorgia,
e fa’ che profondamente
rinnovata nello spirito
si consacri per sempre al tuo servizio.

(Messale – Comune dei Santi)



giovedì 14 febbraio 2013

Vescovo di Terni e martire, fu artefice di centinaia di miracoli e conversioni

di Pietro Barbini




Si festeggia oggi San Valentino, festa dedicata “agli innamorati”. Cioccolatini, rose, gioielli e i più impensabili gadget: oggigiorno la commemorazione del santo patrono dei fidanzati si è trasformata nella sagra del consumismo, del materialismo e dell’eros sfrenato, commercializzata a tal punto da dimenticare il perché di questa festa, chi fu veramente San Valentino e cosa hanno a che fare con lui gli innamorati.
Questa tradizione, inizialmente, venne diffusa dai monaci dell’ordine di San Benedetto, che furono i primi custodi della Basilica dedicata al Santo, al cui interno era deposta la salma, e istituita da papa Gelasio I nel 496, con l’intento di sostituire l’antica festa pagana dei Lupercalia, festeggiata lo stesso giorno dai romani in onore del dio Fauno, che era il protettore del bestiame, e al contempo diffondere il messaggio d’amore cristiano attraverso l’operato di San Valentino.
Ma chi fu veramente San Valentino? Nato da una famiglia nobile, fu consacrato vescovo di Terni alla sola età di 21 anni da San Feliciano di Foligno, e nel 270 fu chiamato a Roma, su invito del filosofo e oratore greco e latino Cratone, dove predicò il Vangelo convertendo molti pagani, grazie anche alla sua eloquente oratoria. Si dice che quando parlava “tutti pendessero dalle sue labbra che sapevano aprire il cuore anche ai pagani più incalliti nei vizi”. Fu molto amato e rispettato dal popolo, dato la sua particolare attenzione verso i bambini, i malati e i giovani, i quali spesso andavano a chiedergli consigli. Morì decapitato all’età di 97 anni , nell’anno 273, dopo esser stato flagellato fuori le mura di Roma, lungo la via Flaminia, a causa delle persecuzioni contro i cristiani sotto l’imperatore Aureliano.
A tutt’oggi sono pochi i documenti che raccontano la vita del Santo martire: il più antico documento risale al secolo VIII e racconta alcuni particolari del martirio, la tortura, la decapitazione e la sepoltura ad opera dei discepoli Proculo, Efebo e Apollonio, anch’essi decapitati per aver raccolto il corpo del Santo; gli stessi discepoli ci raccontano del miracolo che scatenò l’immediata conversione di moltissime anime, loro compresi, ossia, la guarigione di Chermone, il figlio di Cratone, afflitto da una paralisi.
Dopo tale miracolo, lo stesso Cratone, nato da famiglia pagana, si convertì al cristianesimo facendosi battezzare assieme alla moglie e a tutta la famiglia, e al contempo, si convertirono anche i suoi allievi: Ateniesi, Procolo, Efebo, Apollonio e Abondio, figlio di Annio Placido, che era Prefetto di Roma; fu proprio Abondio a raccogliere i corpi martoriati di Efebo, Procolo e Apollonio, che seppellì accanto a San Valentino. Anche Cratone, assieme a tutta la famiglia, venne condannato a morte con l’accusa di seguire Valentino; unico superstite fu il figlio Chermone (si dice che fu lui ad edificare la prima Basilica dedicata al Santo Patrono di Terni).
Si narrano di molti miracoli compiuti dal Santo, come molti sono anche i racconti popolari tramandati nei secoli, ad esempio, quello secondo cui ridiede la vista alla figlia cieca del suo carceriere Asterius (quando fu catturato e messo in carcere per la prima volta su ordine dell’imperatore Claudio II il Gotico).
Un’altro importante miracolo risale al 225 d.C. ed è la guarigione di uno schiavo in punto di morte (dopo tale miracolo il fratello, Fonteyo Triburzio, prese servizio presso la casa di Cratone a Roma). Malati di ogni genere si recavano regolarmente presso la sua abitazione chiedendo preghiere di guarigione (guarigioni che spesso avvenivano); si racconta che tutti entrassero sofferenti in casa sua ed uscissero confortati e rafforzati nello spirito. Quello che il Santo faceva, infatti, era invitare le persone a rendere lode e grazie a Dio, insistendo sulla fede, l’unico mezzo grazie al quale, diceva, è possibile guarire.
La sua associazione agli innamorati, poi, fa riferimento proprio al suo lungo ministero. Nel corso della sua vita, infatti, il santo rivolse un’attenzione particolare verso i giovani e le famiglie, che accoglieva all’interno del suo bellissimo giardino fiorito, dando a tutti consigli e sostegno. Valentino ripeteva in continuazione “Dio ci ama e noi dobbiamo restituirgli questo amore, amando il prossimo come lui ci ha amato”. Era solito donare una rosa ai giovani fidanzati che si recavano da lui chiedendo una benedizione. Le famiglie che erano in difficoltà economica, o che non riuscivano ad avere figli, li invitava a guardare alla Sacra Famiglia di Nazaret, ad avere fiducia nella divina provvidenza, insistendo nel rivolgere lo sguardo alla figura della Vergine Maria, incoraggiandoli, benedicendoli e pregando con loro, assicurando sempre le sue preghiere.
Ecco perché San Valentino viene associato agli innamorati: nel suo lungo cammino di vita ebbe molto a cuore i giovani fidanzati e le famiglie. Tra i racconti più citati c’è quello secondo cui il santo passeggiando per la strada vide due fidanzati litigare e, avvicinatosi, porse ai due una rosa invitandoli a tenerla unita nelle loro mani e poco dopo i due si riappacificarono giurandosi eterno amore; una seconda versione, invece, narra che Valentino, già vescovo di Terni, fece volare attorno ai due fidanzati litigiosi numerose coppie di piccioni che si scambiavano effusioni d’affetto, così da ispirare pace e amore nei due.
Un altro famoso racconto riporta che Valentino unì in matrimonio Cristiana Serapia con il centurione romano Sabino, un amore ostacolato dal padre di lei, in quanto il centurione era pagano. Quando la giovane si ammalò gravemente, il centurione, al capezzale di morte, fece chiamare Valentino chiedendogli, in accordo con Serapia, di far in modo di non essere mai più separati, cosicché in quel giorno il vescovo battezzò il centurione pagano, unì i due giovani in matrimonio e subito dopo morirono entrambi. San Valentino, in questo giorno, è celebrato dalla Chiesa Cattolica, Ortodossa e Anglicana.