lunedì 10 ottobre 2011

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Gigi d'Agostino - Another Way




Gigi D'Alessio - Spiegame Cherè

I Santi del Giorno, secondo il Calendario della Chiesa Ambrosiana di rito romano




10 ottobre
SAN CASIMIRO

Casimiro (Cracovia, Polonia, 1458 – Grondo, Lituania, 4 marzo 1484) figlio del re di Polonia e di Lituania, reggente di Polonia, alla gloria del regno temporale preferì l’umiltà e la castità perfetta nel servizio di Dio e nella diaconia dei poveri. Venerato come santo fin dalla sua morte, sulla sua tomba si verificarono moltissimi miracoli ed il re Sigismondo decise di inoltrare al papa Leone X una petizione per richiedere la canonizzazione del principe polacco. Nel 1521 il papa dichiarò San Casimiro patrono della Polonia e della Lituania, ma fu ufficialmente canonizzato solo nel 1602 dal pontefice Clemente VIII e nel 1621 la sua festa venne estesa alla Chiesa universale.

(dal PROPRIO DEI SANTI della Chiesa di Milano secondo il rito romano)

Martirologio Romano, 4 marzo: San Casimiro, figlio del re di Polonia, che, principe, rifulse per lo zelo nella fede, la castità, la penitenza, la generosità verso i poveri e la devozione verso l’Eucaristia e la beata Vergine Maria e ancora giovane, consunto dalla tisi, nella città di Grodno presso Vilnius in Lituania si addormentò nella grazia del Signore.

Beatificata Madre Janer, “bussola” che orienta a Dio e ai fratelli




LA SEU D’URGELL, lunedì, 10 ottobre 2011
(ZENIT.org di Patricia Navas)
Il Prefetto della Congregazione per le Cause dei Santi, il Cardinale Angelo Amato, ha beatificato a nome di Papa Benedetto XVI Ana María Janer Anglarill, fondatrice della Congregazione della Sacra Famiglia di Urgell, questo sabato a La Seu d’Urgell (Spagna).
Circa 4.000 persone hanno gremito il tendone allestito per l'occasione in questa città dei Pirenei in cui Madre Janer fondò, nel 1859, l'Istituto delle Suore della Sacra Famiglia di Urgell e in cui riposano i suoi resti.
Sono attualmente 300 le religiose di questo istituto, presente in undici Paesi di tre continenti e dedito soprattutto all'insegnamento e all'assistenza a malati, anziani e bisognosi.
Molte di loro sono giunte con il proprio abito grigio a La Seu d’Urgell per partecipare alla beatificazione, insieme a 150 familiari della nuova beata e a numerosi amici, allievi, ex allievi e personale delle scuole e dei centri della Congregazione.
Dall'Argentina è giunta l'ex allieva e docente, ormai in pensione, dell'Istituto Ana María Janer di Buenos Aires Sunilda Ginestel.
“Abbiamo atteso molto questo evento, e sapendo che avrebbe avuto luogo siamo accorse qui. Siamo molto felici e invochiamo la Madre per tutte le necessità delle sue ex allieve”, ha spiegato a ZENIT.
Hanno concelebrato l'Eucaristia circa 200 sacerdoti, tra i quali il Nunzio in Spagna, monsignor Renzo Fratini, numerosi Vescovi della Catalogna e alcuni di altre Diocesi in cui è presente la Congregazione.
La grandezza del tendone, l'utilizzo delle lingue castigliana e catalana, i canti conosciuti da molti dei presenti, il lavoro di preparazione spirituale che ha preceduto la beatificazione e il legame dei presenti con la nuova beata hanno favorito una grande partecipazione alla celebrazione.
“La tua lampada ha sempre arso”
Molti dei presenti si sono visibilmente emozionati quando, dopo il rito di beatificazione, il Cardinale Amato ha letto la lettera apostolica con la quale il Papa ha iscritto Madre Janer nell'Albo dei Beati ed è stato scoperto lentamente un grande ritratto della nuova beata accanto all'altare.
Gli applausi e le lacrime si sono allora mescolati con il suono delle campane della vicina Cattedrale e il canto dell'inno della beatificazione.
“Brilli Madre nella Chiesa, cresce la nostra comunione, la tua famiglia celebra la vita che è dono, misericordia e compassione, perché nella tua vita Gesù Cristo è il Signore. Amarti e servirti, sempre e in tutto, con il fuoco dell'amore, la tua lampada ha sempre arso”, cantavano giovani e adulti insieme al coro di voci bianche Petits cantors lliures di Andorra, con l'accompagnamento dell'organo e di una piccola orchestra.
In quel momento, una delle religiose che hanno avviato la causa di beatificazione, Maria Rosa Carrera, e il medico che ha certificato il miracolo servito per approvare la beatificazione, Antoni Vives, hanno portato le reliquie della beata in un reliquiario collocato nel presbiterio.
Carità resa servizio
L'omelia del Cardinale Amato e le parole del Vescovo della Diocesi di Urgell, l'Arcivescovo Joan-Enric Vives, e della superiora generale dell'istituto fondato dalla beata Ana María Janer, Irma Beretta, hanno sottolineato l'importanza del servizio frutto dell'amore.
Il Papa riconosce ora la santità di Ana María Janer, “illustre per le sue virtù e il suo apostolato di carità”, ha dichiarato il Prefetto della Congregazione per le Cause dei Santi nella sua omelia.
Il Cardinale si è riferito a Madre Janer come a una donna “umile, forte, piena di misericordia con tutti, soprattutto con i malati e i bisognosi”, una “figlia esemplare della Chiesa” e “modello glorioso da contemplare e imitare”.
“Beatificando Madre Janer, la Chiesa vede nella nuova beata una bussola vivente, orientata verso Dio, che ci invita a vivere la nostra vita cristiana nella piena fiducia della presenza divina in noi, nella nostra famiglia, nella nostra società”, ha affermato.
“La beata Ana María Janer, inoltre, è una bussola che ci orienta verso i bisognosi, che sono tanti ancora oggi, perché anche oggi incontriamo affamati, assetati, malati, esiliati, migranti, prigionieri”.
Il Cardinale ha anche sottolineato “l'instancabile capacità di lavoro, le eccellenti doti organizzative” e la “grande affabilità” di Madre Janer, doni rafforzati dalla sua carità e che le hanno permesso di dirigere ospedali e fondare e guidare comunità.
“Portò nel proprio cuore il peso della miseria e la tristezza dei malati”, nonché “le angosce delle sue consorelle”, ha indicato.
Il suo atteggiamento di “modestia e semplicità”, la carità e l'umiltà, ha proseguito il Cardinale Amato, facevano sì che “tutti si sentissero a proprio agio con lei” e l'hanno portata, alla fine della vita, a chiedere di morire per terra.
“Non si stancava mai di esortare le sue consorelle ad essere umili, pietose, buone, pacifiche, lavoratrici, docili, gentili e attente verso i poveri malati, contente del loro lavoro di Marta”, “a non cercare l'approvazione e la stima degli altri, e a considerare tutti i lavori e le occupazioni un servizio allo stesso Signore Gesù”.
“Con l'esempio e l'intercessione della loro fondatrice”, ha rilevato, “le suore portano avanti questo abbraccio di carità senza frontiere” e “partecipano alla missione evangelizzatrice della Chiesa”.
Questa carità risponde alle “nuove povertà” presenti in Europa, nelle famiglie disgregate, nell'emigrazione crescente, nella mancanza del senso trascendente della vita e nel pessimismo sterile che spegne l'entusiasmo dei giovani verso il loro futuro.
“Non lasciamoci imprigionare dalla tristezza della nostra epoca”, ha esortato il Cardinale. “Seguendo l'esempio di Madre Ana María Janer, vera catalana, non perdiamo la speranza, restiamo saldi nella fede e forti nella speranza”.

[Traduzione dallo spagnolo di Roberta Sciamplicotti]



domenica 9 ottobre 2011

ICONA di Santa Teresa d'Avila






Simboli dell'Icona di S. Teresa d’Avila
scritta da B. Tenore

In questa icona è scritta S. Teresa di Gesù (de Ahumada 1515-1582), carmelitana, dottore della Chiesa, fondatrice delle Carmelitane e dei Carmelitani teresiani o scalzi.
Essa è ispirata al modello dei Santi fondatori.
S. Teresa reca nella mano destra il bastone del pellegrino e nella mano sinistra un edificio o palazzo, poggiato su un tallit, su di uno scialle  o mantello della preghiera ebraico.

Teresa, come è noto, era indicata come la “Madre fundadora”, ma la “costruzione” centrale della sua avventura spirituale, non fu costituita dai pur numerosi Carmeli, cui ella diede inizio nella sua vita, a partire da San José di Avila.
Il cuore del suo cammino fu, probabilmente, la scoperta del “Castello interiore”, delle “Dimore”, "Moradas" (cf Gv 14, 2), che il Signore stesso della Vita si è costruito nell’interiorità dell’uomo e della donna, attendendo la sua risposta.
S. Teresa scriveva nelle sue Fondazioni:
«Oh, mio Dio! Come servono a poco gli edifici e gli agi esteriori per l’appagamento dell’anima!
Per amor suo io vi supplico, sorelle e padri miei, di andarci piano in fatto di case grandi e sontuose. Teniamo presenti i nostri veri fondatori, che sono quei santi Padri dai quali discendiamo, e che sappiamo essere pervenuti al godimento di Dio attraverso il cammino della povertà e dell’umiltà.
Ho proprio costatato, del resto, che vi è più spirito e anche maggiore gioia interiore quando sembra che il corpo non si trovi a suo agio che quando si disponga di un’ampia e comoda casa. Per quanto grande essa sia, che vantaggio ci procura, visto che solo una cella è ciò di cui facciamo uso continuamente? Che essa sia spaziosa e ben ornata, che c’importa? Non dobbiamo certo starvi a contemplare le pareti!
Se considereremo che non è la casa in cui abiteremo per sempre, ma il breve tempo com’è quello della nostra vita, per quanto grande essa sia, tutto ci diventerà dolcemente grato, pensando che quanto meno avremo avuto quaggiù, tanto più godremo in quell’eternità dove sono le dimore corrispondenti all’amore con cui avremo imitato la vita del nostro buon Gesù.
Se diciamo che son questi i principi per rinnovare la Regola della Vergine, Madre sua, nostra Signora e patrona, non facciamole l’affronto – a lei come ai nostri antichi santi Padri – di non curarci di adeguare la nostra vita alla loro»  (Fondazioni, 14, 4-5).
S. Teresa è raffigurata in quest’icona in piedi e in cammino, con abito e scapolare marrone completo di cappa bianca, nell’abito tradizionale dei Carmelitani.
Esso, particolarmente nella cappa, richiama a ciascuno di essi, la consacrazione alla Vergine cui si impegnano nella sequela di Cristo e la vocazione originaria alla beatitudine dei «puri di cuore» (Mt 5,8). Come ogni battezzato, così i Carmelitani, dimorando nella Parola che è il Figlio, attraverso la grazia dello Spirito Santo, sono chiamati a contemplare Dio, il Padre del Signore nostro Gesù Cristo.

Ma la donna contemplativa che è stata S. Teresa, non ha timore ad impugnare il bastone dei pellegrini con cui ha percorso, durante la sua vita, le strade di Castiglia e di Andalusia con audacia e determinazione.
S. Teresa è stata una donna coraggiosa, alla sequela di Cristo, ma anche in cammino sulle vie dello Spirito. Si chiedeva un carmelitano: «Perché Teresa non si è accontentata di vivere la sua altissima vita spirituale nel monastero dell’Incarnazione? Poteva farlo tranquillamente! E invece ha sentito il bisogno di rischiare e di sconvolgere la sua pace e la pace di molta gente per prima fondare un altro monastero e poi un ordine anche maschile e altri monasteri ecc. ecc. Perché?». Perché è stata una donna capace di «assecondare il movimento interno dello Spirito» fino a poter sentire la voce dello Sposo (Castello 3,2) che, da sempre, ci attende pure nella nostra stessa interiorità.

«Per quanto io ne capisca, la porta per entrare in questo castello è l’orazione e la meditazione» (Cast I, 1, 7) scriveva S. Teresa, però aggiungeva, in un’apparente contraddizione logica, non esistenziale: «Le anime vi entrano in molti modi, e tutte con buona intenzione» (Cast I, 2,12). Diversi secoli più tardi, Edith Stein, commentando il Castello si interrogava intorno al fatto che: «cosa possa muovere l’uomo del tutto “esteriore” ad entrare dalla porta della preghiera quando egli non percepisce ancora questi richiami. La Santa non lo spiega. Io suppongo che ella dia quasi per scontato ciò per gli uomini che, per la loro educazione religiosa, sono abituati a pregare e sono abbastanza istruiti nelle verità di fede per pensare a Dio quando pregano» ed in seguito: «Se vi fosse qualche altra porta oltre a quella della preghiera» (E. Stein, Il Castello dell’anima). Se la porta principale alla propria interiorità può rimanere di certo quella della preghiera per le persone credenti, è possibile che ne esistano molte altre che, attraverso l’autocoscienza, inducano ad accostare il mistero di questo dialogo originario tra Creatore e creatura. Per questo non una è la porta indicata di questo “Castello/Dimore”, bensì varie.

Le fondamenta del “Castello/Dimore” riposano sul tallit. Ormai sono acclarate le origini ebraiche della Santa, come la sua devozione per la festa della Circoncisione del Signore (v. Composizioni poetiche), il Re Davide (cf Vita 16,3; Fondaz 29) e altre poche e carsiche tracce della consapevolezza della sua discendenza da una grande storia di fede. E’ difficile non pensare che il radicamento della sua esperienza spirituale nell’Umanità di Cristo (Vita 12,2.22; Castello VI, 7) fosse estraneo a questa storia che, attraverso questo umile segno di preghiera e di fede, si è voluto ricordare.
La Santa, infine, è incorniciata da un fondo oro, dove esso simboleggia la sua appartenenza alla dimensione divina, in quanto l’oro non ha colore in sé ma è irradiazione di luce, quindi l’aureola non è tanto segno di propria santità come nella mentalità occidentale, quanto riflesso, un irradiamento della santità di Dio rivelata nei suoi figli e figlie.

FONTE: http://maddalenadepazzi.jimdo.com

I Santi del Giorno, secondo il Calendario della Chiesa Ambrosiana di rito romano






9 ottobre
SAN GIOVANNI LEONARDI, sacerdote

Giovanni (Diecimo, Lucca, 1541 – Roma 9 ottobre 1609) prese a cuore vivamente la formazione catechetica del popolo, la difesa della fede e l’azione missionaria. Fondò per questo scopo la Congregazione della Dottrina Cristiana, i Chierici della Madre di Dio e, insieme a Giovanni Battista Vives, una scuola per i futuri missionari, precorritrice del collegio Urbano di Propaganda Fide (1627) e di quello delle Missioni Estere di Parigi (1663). Servendo gli appestati contrasse il male che lo portò alla fine dei suoi giorni.

(dal PROPRIO DEI SANTI della Chiesa di Milano secondo il rito romano)

Martirologio Romano, 9 ottobre: San Giovanni Leonardi, sacerdote, che a Lucca abbandonò la professione di farmacista da lui esercitata, per diventare sacerdote. Fondò, quindi, l’Ordine dei Chierici regolari, poi detto della Madre di Dio, per l’insegnamento della dottrina cristiana ai fanciulli, il rinnovamento della vita apostolica del clero e la diffusione della fede cristiana in tutto il mondo, e per esso dovette affrontare molte tribolazioni. Pose a Roma le fondamenta del Collegio di Propaganda Fide e morì in pace in questa città, sfinito dal peso delle sue fatiche.

I Santi del Giorno, secondo il Calendario della Chiesa Ambrosiana di rito romano





9 ottobre
SAN DIONIGI vescovo, e COMPAGNI martiri

Secondo la tradizione, fu il primo vescovo di Parigi, inviato in Gallia dal papa Fabiano nel 250. Subì il martirio insieme a Rustico ed Eleuterio. Le sue reliquie sono custodite nella Basilica che santa Genoveffa fece erigere nel 495. Accanto ad essa nel secolo VII sorse la celebre abbazia che da lui prese il nome. La sua «deposizione» il 9 ottobre è ricordata dal martirologio geronimiano (sec. VI).

(dal PROPRIO DEI SANTI della Chiesa di Milano secondo il rito romano)

Martirologio Romano, 9 ottobre: Santi Dionigi, vescovo, e compagni, martiri: si tramanda che san Dionigi sia giunto in Francia inviato dal Romano Pontefice e, divenuto primo vescovo di Parigi, morì martire nelle vicinanze di questa città insieme al sacerdote Rustico e al diacono Eleuterio.

sabato 8 ottobre 2011

I Santi del Giorno, secondo il Calendario della Chiesa Ambrosiana di rito romano





8 ottobre
SAN GIOVANNI CALABRIA, sacerdote

San Giovanni Calabria, nato a Verona l’8 ottobre 1873 e qui morto santamente il 4 dicembre 1954. Un evento importante della sua vita è del 1900. In una nebbiosa sera di novembre, Giovanni Calabria, giovane studente veronese di teologia, scorge un mucchietto di stracci in un anfratto del portone: è un piccolo zingarello costretto a elemosinare e portare ogni giorno una certa somma per sfuggire a botte e soprusi; non sapendo dove altro rifugiarsi, cerca di difendersi dal freddo. È un disperato come tanti, uno di quelli per cui non esiste la parola futuro. Giovanni lo porta nella sua casa e lo affida alla madre, abituata a condividere la generosità del figlio. Quella notte non riesce però a prendere sonno, e gli nasce l'idea di pregare, ma soprattutto di lottare per opporsi a ingiustizie come questa. Lo farà per oltre 50 anni, promuovendo tramite la fondazione dell'Opera Don Calabria, attività di assistenza presenti in ben 12 nazioni e 4 continenti. Beatificato il 17 aprile 1988 è stato canonizzato il 18 aprile 1999. La sua memoria è celebrata a Verona, sua diocesi di origine e dove visse gran parte della vita, l'8 ottobre.

(dal PROPRIO DEI SANTI della Chiesa di Milano secondo il rito romano)

Martirologio Romano, 4 dicembre: A Verona, san Giovanni Calabria, sacerdote, che fondò la Congregazione dei Poveri Servi e delle Povere Serve della Divina Provvidenza.

I Santi del Giorno, secondo il Calendario della Chiesa Ambrosiana di rito romano




8 ottobre
SANT’ANSELMO DA LUCCA, vescovo

Anselmo di Baggio (luogo di nascita) e come Anselmo II di Lucca, diocesi di cui fu vescovo. Visse 46 anni, dal 1040 al 1086. Oggi viene ricordato - oltre che a Mantova e a Lucca, dall'ordine benedettino, di cui era monaco - e a San Miniato. Lo zio, Papa Alessandro II, lo aveva voluto sulla cattedra episcopale toscana. Il nipote gli fu fedele nei contrasti con l'Imperatore Enrico IV, durante i quali fu consigliere presso Matilde di Canossa. Fu anche un moralizzatore dei costumi ecclesiali. Il Papa lo inviò più volte in Germania e in Lombardia, dove divenne legato permanente. Si stabilì a Mantova, dove morì.

(dal PROPRIO DEI SANTI della Chiesa di Milano secondo il rito romano)

Martirologio Romano, 18 marzo: A Mantova, transito di sant’Anselmo, vescovo di Lucca: fedelissimo alla Sede Romana, durante la lotta per le investiture ripose nelle mani del papa san Gregorio VII l’anello e il pastorale, che a malincuore aveva ricevuto dall’imperatore Enrico IV; scacciato dalla sua sede da parte dei canonici che rifiutavano la vita comune con lui, fu mandato come legato in Lombardia dal papa, al quale fu di grande aiuto.

venerdì 7 ottobre 2011

I Santi del Giorno, secondo il Calendario della Chiesa Ambrosiana di rito romano

B.V.M. del S. Rosario
patrona di Brugherio (MB)


7 ottobre
BEATA VERGINE MARIA DEL ROSARIO
MEMORIA

Questa memoria mariana di origine devozionale si collega con la vittoria di Lepanto (1571), che arrestò la grande espansione dell’impero ottomano. San Pio V attribuì quello storico evento alla preghiera che il popolo cristiano aveva indirizzato alla Vergine nella forma del Rosario.

(dal PROPRIO DEI SANTI della Chiesa di Milano secondo il rito romano)

Martirologio Romano, 7 ottobre: Memoria della beata Maria Vergine del Rosario: in questo giorno con la preghiera del Rosario o corona mariana si invoca la protezione della santa Madre di Dio per meditare sui misteri di Cristo, sotto la guida di lei, che fu associata in modo tutto speciale all’incarnazione, passione e risurrezione del Figlio di Dio.

giovedì 6 ottobre 2011

I Santi del Giorno, secondo il Calendario della Chiesa Ambrosiana di rito romano





6 ottobre
SAN BRUNO, monaco

Bruno, (Colonia, Germania, c. 1035 – La Torre, Catanzaro, 6 ottobre 1101), già maestro di teologia e cancelliere ecclesiastico a Reims, passò a una vita eremitica di austera penitenza e di preghiera nella Grande Chartreuse di Grenoble, per opera sua culla dell’ordine certosino. Fu poi consigliere di Urbano II, suo antico discepolo. Chiuse la vita in una località solitaria della Calabria, detta La Torre, presso quella che oggi viene chiamata Serra San Bruno, dove riposa il suo corpo.

(dal PROPRIO DEI SANTI della Chiesa di Milano secondo il rito romano)

Martirologio Romano, 6 ottobre: San Bruno, sacerdote, che, originario di Colonia in Lotaringia, nel territorio dell’odierna Germania, dopo avere insegnato la teologia in Francia, desideroso di condurre vita solitaria, fondò con pochi discepoli nella deserta valle di Chartroux un Ordine, in cui la solitudine eremitica si combinasse con una minima forma di vita comunitaria. Chiamato a Roma dal papa beato Urbano II, perché lo aiutasse nelle necessità della Chiesa, riuscì tuttavia a trascorrere gli ultimi anni della sua vita in un eremo vicino al monastero di La Torre in Calabria.

martedì 4 ottobre 2011

I Santi del Giorno, secondo il Calendario della Chiesa Ambrosiana di rito romano





4 ottobre
SAN FRANCESCO D’ASSISI patrono d’Italia
FESTA

Francesco (Assisi 1182 – la sera del 3 ottobre 1226) da una vita giovanile spensierata e mondana, dopo aver usato misericordia ai lebbrosi (Testamento), si convertì al Vangelo e lo visse con estrema coerenza, in povertà e letizia, seguendo il Cristo umile, povero e casto, secondo lo spirito delle beatitudini. Insieme a primi fratelli che lo seguirono, attratti dalla forza del suo esempio, predicò per tutte le contrade l’amore del Signore, contribuendo al rinnovamento della Chiesa. Innamorato del Cristo, incentrò nella contemplazione del Presepe e del Calvario la sua esperienza spirituale. Portò nel suo corpo i segni della Passione. In lui come nei più grandi mistici si reintegrò l’armonia con il cosmo, di cui si fece interprete nel cantico delle creature. Fu ispiratore e padre delle famiglie religiose maschili e femminili che da lui prendono il nome. Pio XII lo proclamò patrono d’Italia il 18 giugno 1939.

(dal PROPRIO DEI SANTI della Chiesa di Milano secondo il rito romano)

Martirologio Romano, 4 ottobre: Memoria di san Francesco, che, dopo una spensierata gioventù, ad Assisi in Umbria si convertì ad una vita evangelica, per servire Gesù Cristo che aveva incontrato in particolare nei poveri e nei diseredati, facendosi egli stesso povero. Unì a sé in comunità i Frati Minori. A tutti, itinerando, predicò l’amore di Dio, fino anche in Terra Santa, cercando nelle sue parole come nelle azioni la perfetta sequela di Cristo, e volle morire sulla nuda terra.