domenica 26 giugno 2011

Domenica 26 Giugno 2011

SOLENNITA' DEL SANTISSIMO CORPO E SANGUE DI CRISTO










Oggi festeggiamo il Sacramento dell’Eucaristia che il Signore ci ha lasciato come segno della sua presenza, della sua realtà corporale, del suo sacrificio sulla croce e della vita eterna di cui ci ha reso partecipi.

Una preghiera, forse di S. Agostino, ho letto in questi giorni e volevo condividerla con voi:

“O Sacramento di misericordia! O segno di unita! O vincolo di amore! Chi desidera vivere, qui trova dove vivere, e trova di che vivere; si accosti e creda: divenga parte di questo corpo e sarà vivificato. Non disdegni la comunione con gli altri fedeli, non sia un male di cui vergognarsi, sia profondamente unito a tutto il corpo, che è la Chiesa. Viva di Dio, viva con Dio, viva per Dio. Lavori ora sulla terra, per regnare poi in cielo. Amen”.

Volevo, usando la Parola di Dio di questa solennità, commentare questa preghiera.





O Sacramento di misericordia!
“Ricòrdati di tutto il cammino che il Signore, tuo Dio, ti ha fatto percorrere in questi quarant’anni nel deserto”.

Dio si prende cura del suo popolo. In Cristo, Dio si fa compagno del cammino dell’uomo, facendosi compagno dell’uomo. L’Eucarestia è segno della misericordia di Dio, in Cristo. Essa ci ricorda il suo amore per noi: lavanda dei piedi- passione-croce, è anche il suo corpo glorioso presente in mezzo fino alle fine dei tempi. “Io sono voi tutti i giorni fino al fine del mondo”. La sua Misericordia ci accompagna sempre.

“Ognuno comprende che la divina Eucaristia conferisce al popolo cristiano incomparabile dignità. Giacché non solo durante l’offerta del Sacrificio e l'attuazione del Sacramento, ma anche dopo, mentre l’ Eucaristia è conservata nelle chiese e negli oratori, Cristo è veramente l'Emmanuel, cioè il « Dio con noi ». Poiché giorno e notte è in mezzo a noi, abita con noi pieno di grazia e verità: restaura i costumi, alimenta le virtù, consola gli afflitti, fortifica i deboli, e sollecita alla sua imitazione tutti quelli che si accostano a lui, affinché col suo esempio imparino ad essere miti e umili di cuore, e a cercare non le cose proprie, ma quelle di Dio”. (Servo di Dio papa Paolo VI)

O segno di unita!
Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui.
Nell’Eucarestia, Dio abita in noi, in modo reale e vero. La sua Presenza, il suo rimanere è fonte e vincolo di unità, interiore e esteriore.

“Sebbene noi siamo molti nel numero, noi siamo un sol pane, un sol corpo per lo stesso pane di cui tutti siamo partecipi; e l’effetto della partecipazione del corpo e del sangue di Cristo non è altro che la nostra trasformazione in Lui”. (San Leone Magno)

“Ricevere la Santa Comunione ogni giorno. La mia dissipazione è grande, e con Gesù io imparo a raccogliermi. Le occasioni di offendere Dio sono frequenti, e io prendo ogni giorno forza da Lui per fuggirle. Ho bisogno di lumi e di prudenza per sbrigare affari molto difficili, e ogni giorno posso consultare Gesù nella Santa Comunione: Egli è il mio grande Maestro” (San Tommaso Moro)

O vincolo di amore!
E il pane che noi spezziamo, non è forse comunione con il corpo di Cristo?
Con L’Eucarestia noi ci nutriamo dell’Amore di Cristo, per cui siamo intrisi di questa presenza amorosa

“O umiltà sublime! O sublimità umile, che il Signore dell’universo, Dio e Figlio di Dio, così si umilii da nascondersi, per la nostra salvezza in poca apparenza di pane! Guardate, frati, l’umiltà di Dio, e aprite davanti a Lui i vostri cuori; umiliatevi anche voi, perché Egli vi esalti. Nulla, dunque, di voi tenete per voi; affinché vi accolga tutti Colui che a voi si dà tutto”. (San Francesco d’Assis)






Chi desidera vivere, qui trova dove vivere, e trova di che vivere; si accosti e creda: divenga parte di questo corpo e sarà vivificato.
Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia me vivrà per me.

“In questo Sacramento il Signore si fa cibo per l'uomo affamato di verità e di libertà. Poiché solo la verità può renderci liberi davvero, Cristo si fa per noi cibo di Verità”. (papa Benedetto XVI)

Non disdegni la comunione con gli altri fedeli,
Poiché vi è un solo pane, noi siamo, benché molti, un solo corpo: tutti infatti partecipiamo all’unico pane.

L’Eucarestia è segno di comunione e di fraternità con ogni uomo e donna redenta dall’amore misericordioso di Cristo. Non si può fare la S. Comunione e non vivere le sfumature dell’Amore (perdono, mansuetudine, pazienza, compassione), e le opere di Misericordia corporale e spirituale.

“L'Eucaristia è istituita perché diventiamo fratelli; viene celebrata perché da estranei e indifferenti gli uni gli altri, diventiamo uniti, uguali ed amici; è data perché, da massa apatica e fra sé divisa, se non avversaria, diventiamo un popolo che ha un cuore solo e un'anima sola” (beato Giovanni Paolo II)

non sia un male di cui vergognarsi,
sia profondamente unito a tutto il corpo, che è la Chiesa.
il calice della benedizione che noi benediciamo, non è forse comunione con il sangue di Cristo?

“Nella stretta del dolore e dell'afflizione, nella tristezza dell'animo tribolato, il prostrarci con fede e con amore dinanzi all'Ostia Santa vuol dir essere ristorati e fortificati nel cammino, spesso difficile, della vita. Vorrei che non ci fosse chiesa alcuna in cui, nel pomeriggio verso sera, non accorresse un buon numero di persone a visitare Gesù Sacramentato”. (beato Andrea Carlo Ferrari)

Viva di Dio, viva con Dio, viva per Dio. Lavori ora sulla terra, per regnare poi in cielo.
Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui. Chi mangia questo pane vivrà in eterno.

“Come il cibo corporale è necessario per la vita a tal punto che senza di esso non si può vivere,...così il cibo spirituale è necessario per la vita spirituale, in modo che senza di esso la vita spirituale non si può mantenere”. (San Tommaso d'Aquino)




Cristo Maestro
leunetta del portale
Chiesa di San Babila a Milano



Concludo con un preghiera del Cardinale Comastri:

“Signore Gesù, quando mi inginocchio davanti all'Eucarestia sento il profumo di Betlemme, respiro il mistero dell'umiltà di Dio e provo vergogna per l'orgoglio che è dentro di me e che continuamente esplode nelle rivalità tra le persone e nelle vergognose guerre che insanguinano i  popoli.
Gesù, donami una briciola della Tua umiltà! Signore Gesù, quando mi  inginocchio davanti all'Eucarestia capisco che Tu ci ami perché sei  buono e non perché noi  meritiamo il Tuo amore.
Nel cenacolo tutto parlava di tradimento e Tu, con un  gesto di puro amore, donasti l'Eucarestia all'umanità: a questa umanità che continuamente Ti tradisce!
Gesù, donami una briciola del Tuo amore! 

Signore Gesù, accanto all'Eucarestia si sente il mormorio dell'acqua che Tu versasti sui piedi degli apostoli e, attraverso di loro, versasti sui piedi di ciascuno di noi.
Signore, arrossisco a  motivo dell'egoismo che ancora abita in me e soffro per lo spettacolo  del mondo d'oggi, che moltiplica divertimenti frivoli invece di moltiplicare le opere di misericordia.

Signore, donami una goccia d'acqua dell'ultima Cena!” E donaci di essere santi: discepoli innamorati dell'Eucarestia!

AMEN!

I Santi del Giorno, secondo il Calendario della Chiesa Ambrosiana di rito romano





affresco del Santo presso
Santuario di Caravaggio (BG)


26 giugno
SAN CIRILLO D’ALESSANDRIA
vescovo e dottore della Chiesa

Cirillo (370-444), patriarca di Alessandria d’Egitto, teologo acuto e profondo, amò e studiò il mistero di Cristo; difese l’autenticità della fede contro ogni travisamento dei nestoriani al Concilio di Efeso (431), dove propugnò con vigore la prerogativa di Madre di Dio della Vergine Maria. La sua deposizione il 27 giugno è ricordata dai copti e dai bizantini.

(dal PROPRIO DEI SANTI della Chiesa di Milano secondo il rito romano)


Martirologio Romano, 27 giugno: San Cirillo, vescovo e dottore della Chiesa, che, eletto alla sede di Alessandria d’Egitto, mosso da singolare sollecitudine per l’integrità della fede cattolica, sostenne nel Concilio di Efeso i dogmi dell’unità e unicità della persona in Cristo e della divina maternità della Vergine Maria.










26 giugno
SAN JOSEMARIA ESCRIVA DE BALAGUER
sacerdote

Josemaría Escrivá nacque a Barbastro (Spagna) il 9 gennaio 1902. Fu ordinato sacerdote nel 1925. Nel 1927 iniziò a Madrid un instancabile lavoro sacerdotale dedicato in particolare ai poveri e ai malati nelle borgate e negli ospedali. Il 2 ottobre del 1928 ricevette una speciale illuminazione divina e fondò l'Opus Dei, un'istituzione della Chiesa che promuove fra cristiani di tutte le condizioni sociali una vita coerente con la fede in mezzo al mondo attraverso la santificazione delle opere quotidiane: il lavoro, la cultura, la vita familiare. Alla sua morte, il 26 giugno del 1975, la sua fama di santità si è diffusa in tutto il mondo, come dimostrano le molte testimonianze di favori spirituali e materiali attribuiti all'intercessione del fondatore dell'Opus Dei, fra cui anche guarigioni clinicamente inesplicabili. Il 6 ottobre 2002 è stato canonizzato nel corso di una solenne cerimonia presieduta dal Santo Padre Giovanni Paolo II alla presenza di oltre 300 mila fedeli.

(dal PROPRIO DEI SANTI della Chiesa di Milano secondo il rito romano)


Martirologio Romano, 26 giugno: A Roma, san Giuseppe Maria Escrivà de Balaguer, sacerdote, fondatore dell’Opus Dei e della Società sacerdotale della Santa Croce.

sabato 25 giugno 2011

Lacrime e Pianto - APPUNTI









Quinta Domenica di Quaresima

Erode, accortosi che i Magi si erano presi gioco di lui, s’infuriò e mandò ad uccidere tutti i bambini di Betlemme e del suo territorio dai due anni in giù, corrispondenti al tempo su cui era stato informato dai Magi. 17Allora si adempì quel che era stato detto per mezzo del profeta Geremia:

          18 Un grido è stato udito in Rama,
           un pianto e un lamento grande;
           Rachele piange i suoi figli
           e non vuole essere consolata, perché non sono più.

10All’udire ciò, Gesù ne fu ammirato e disse a quelli che lo seguivano: «In verità vi dico, presso nessuno in Israele ho trovato una fede così grande. 11Ora vi dico che molti verranno dall’oriente e dall’occidente e siederanno a mensa con Abramo, Isacco e Giacobbe nel regno dei cieli, 12mentre i figli del regno saranno cacciati fuori nelle tenebre, ove sarà pianto e stridore di denti». 13E Gesù disse al centurione: «Và, e sia fatto secondo la tua fede». In quell’istante il servo guarì.

Allontanatevi da me voi tutti operatori d’iniquità! 28Là ci sarà pianto e stridore di denti quando vedrete Abramo, Isacco e Giacobbe e tutti i profeti nel regno di Dio e voi cacciati fuori.

16Ma a chi paragonerò io questa generazione? Essa è simile a quei fanciulli seduti sulle piazze che si rivolgono agli altri compagni e dicono:

          17Vi abbiamo suonato il flauto e non avete ballato,
          abbiamo cantato un lamento e non avete pianto.

          18È venuto Giovanni, che non mangia e non beve, e hanno detto: Ha un demonio. 19È venuto il Figlio dell’uomo, che mangia e beve, e dicono: Ecco un mangione e un beone, amico dei pubblicani e dei peccatori. Ma alla sapienza è stata resa giustizia dalle sue opere».

72Per la seconda volta un gallo cantò. Allora Pietro si ricordò di quella parola che Gesù gli aveva detto: «Prima che il gallo canti due volte, mi rinnegherai per tre volte». E scoppiò in pianto.

9Risuscitato al mattino nel primo giorno dopo il sabato, apparve prima a Maria di Màgdala, dalla quale aveva cacciato sette demòni. 10Questa andò ad annunziarlo ai suoi seguaci che erano in lutto e in pianto. 11Ma essi, udito che era vivo ed era stato visto da lei, non vollero credere.

Gesù allora quando la vide piangere e piangere anche i Giudei che erano venuti con lei, si commosse profondamente, si turbò e disse: 34«Dove l’avete posto?». Gli dissero: «Signore, vieni a vedere!». 35Gesù scoppiò in pianto. 36Dissero allora i Giudei: «Vedi come lo amava!».

36Detto questo, si inginocchiò con tutti loro e pregò. 37Tutti scoppiarono in un gran pianto e gettandosi al collo di Paolo lo baciavano, 38addolorati soprattutto perché aveva detto che non avrebbero più rivisto il suo volto. E lo accompagnarono fino alla nave.

«Vedi questa donna? Sono entrato nella tua casa e tu non m’hai dato l’acqua per i piedi; lei invece mi ha bagnato i piedi con le lacrime e li ha asciugati con i suoi capelli.



Le lacrime della Madre

Stabat Mater dolorosa
juxta crucem lacrimosa
dum pendebat filius.

Alla croce del Signore
tutta immersa nel dolore,
sta la madre in lacrime. (del beato Jacopone da Todi)


-          Siracusa
-          La Salette
-          Treviglio


“Il linguaggio delle lacrime è assai efficace e facilmente comprensibile. Infatti, non c’è nessuno che non sia in grado di poterlo capire; non c’è affatto bisogno di speciali supporti culturali per intuire la straordinaria forza espressiva di un segno che dall’amore è originato e all’amore tutti richiama. Segno dell’amore: piango – direbbe la BVM -  perché vi siete dimenticati di Lui!”.


“A Te, dolce Madonna delle Lacrime, presentiamo la Chiesa e il mondo intero. Guarda a chi ha più bisogno di perdono e di riconciliazione; reca concordia nelle famiglie e pace fra i popoli.
Asciuga le lacrime che l'odio e la violenza provocano in molte regioni della Terra, specialmente in Medio Oriente e nel Continente africano.
Il tuo pianto, o Madre, sia pegno di conversione e di pace per tutti i tuoi figli!”

(Angelus, 31 ago 2003)

Santa Maria in Sabato



Madonna del Coniglio (Tiziano Vecelio)

 
È Natale o è già Pasqua?
Bambino Gesù, sei spaventato!
In quell’impeto di paura, Vero Uomo, perdi il tuo sandalo: perché così io veda la pianta del tuo piedino!
Cosicché, o Signore, negli impeti della vita non perda la strada perché ho visto qual è l’orma che devo cercare.

E tu, Maria, che con il tuo sguardo dolce e materno sostieni con un solo dito il tuo Divin Figlio, Lui che con le sue dita ha plasmato la terra!
Sostieni, Madre, con il tuo sguardo i miei passi nel cammino alla sequela del tuo Figlio: perché non abbia a perdere il passo e in quello sguardo, come una voce, io ricordi sempre il primo incontro con Lui, quando parlando al mio cuore, che gli domandava dove andava, Lui disse anche a me: “Vieni e seguimi”. Amen!

S. Madre di Dio, Odigitria del Kerygma, prega per noi!

Roma, 30\12\2009,
Santuario “Madonna del Perpetuo Soccorso”



venerdì 24 giugno 2011

I Santi del Giorno, secondo il Calendario della Chiesa Ambrosiana di rito romano




Nascita del Battista, Livorno (sec. XVIII)


24 giugno
NATIVITÀ di SAN GIOVANNI BATTISTA
SOLENNITÀ

Giovanni Battista è l’unico santo, oltre la Madre del Signore, del quale si celebra con la nascita al cielo anche la nascita secondo la carne. Fu il più grande fra i profeti (Lc 7, 26-28), perché potè additare l’Agnello di Dio che toglie il peccato del mondo (Gv 1,29.36). La sua vocazione profetica fin dal grembo materno è circondata di eventi straordinari, pieni di gioia messianica, che prepararono la nascita di Gesù (cfr Lc 1, 14.58). Giovanni è il Precursore del Cristo con la parola e con la vita (Mc 6, 17-29). Il battesimo di penitenza che accompagna l’annunzio degli ultimi tempi è figura del Battesimo secondo lo Spirito (Mt 3,11). La data della festa, tre mesi dopo l’annunciazione e sei mesi prima del Natale, risponde alle indicazioni di Luca (1,39.56-57).

(dal PROPRIO DEI SANTI della Chiesa di Milano secondo il rito romano)


Martirologio Romano, 24 giugno: Solennità della Natività di san Giovanni Battista, precursore del Signore: già nel grembo della madre, ricolma di Spirito Santo, esultò di gioia alla venuta dell’umana salvezza; la sua stessa nascita fu profezia di Cristo Signore; in lui tanta grazia rifulse, che il Signore stesso disse a suo riguardo che nessuno dei nati da donna era più grande di Giovanni Battista.

giovedì 23 giugno 2011

Vigilia di San Giovanni Battista





il bambino Giovanni Battista
St John the Baptist, Lound, Suffolk



O glorioso S. Giovanni Battista,
tu che hai riconosciuto il Messia fin dal grembo materno,
tu che non sei luce, ma rendi testimonianza alla Luce,
tu sei l’Amico dello Sposo,
tu che sei l’Amico del Signore
tu che sei il Precursore del Gesù,
tu che sei colui che indica l’Agnello che toglie il peccato del mondo,
tu che sei entrato nella mia vita fin del giorno del mio Battesimo,
tu che hai accompagnato i passi dei miei genitori come Patrono dei loro paese,
tu che della mia Sesto sei protettore e custode, insieme con Clemente, davanti alla SS. Trinità,
tu il cui nome scelsi insieme a quello dello Sposo della Vergine nel giorno del mio diaconato,
tu sei celebrato nella giorno i cui nacque il mio primo nipote, Edoardo,
tu che sei ricordato nel giorno della nascita della mia seconda nipote, Angelica,
ascolta e accompagna la mia preghiera così come le Sante Icone ti raffigurano insieme alla Madre di Dio nella Deesis.
Amen.

mercoledì 22 giugno 2011

I Santi del Giorno, secondo il Calendario della Chiesa Ambrosiana di rito romano




Paolino da Nola



22 giugno
SAN PAOLINO da NOLA, vescovo

Paolino (Bordeaux, Francia, c.355 – Nola, Napoli, 431), già console e governatore della Campania, rinunziò per l’ideale evangelico alla carriera e alle ricchezze e si ritirò con la moglie Therasia a Nola, dove formò un cenacolo spirituale. Eletto vescovo di Nola nel 409, resse quella Chiesa per ventidue anni con grande saggezza e paternità verso il suo popolo. Ci ha lasciato nei carmi un segno della sua vasta erudizione e della sua fede. La sua deposizione il 22 giugno è ricordata dal martirologio geronimiano (sec.VI).

(dal PROPRIO DEI SANTI della Chiesa di Milano secondo il rito romano)


Martirologio Romano, 22 giugno: San Paolino, vescovo, che, ricevuto il battesimo a Bordeaux e lasciato l’incarico di console, da nobilissimo e ricchissimo che era si fece povero e umile per Cristo e, trasferitosi a Nola in Campania presso il sepolcro di san Felice sacerdote per seguire da vicino il suo esempio di vita, condusse vita ascetica con la moglie e i compagni; divenuto vescovo, insigne per cultura e santità, aiutò i pellegrini e soccorse con amore i poveri.


Tommaso Moro



Giovanni Fisher


 
22 giugno
SANTI GIOVANNI FISHER, vescovo
e TOMMASO MORE, martiri

Giovanni Fisher (Beverley, Inghilterra, 1469 – Londra 22 giugno 1535), vescovo di Rochester (1504), fu insigne apologista e pastore.
Tommaso More (Londra, Inghilterra, 1477 – 6 luglio 1535), cancelliere del re e umanista di acutissimo ingegno, nella famiglia e nella politica espresse una rara sintesi di sensibilità umana e di sapienza cristiana.
Eminenti personalità della Chiesa e della società inglese, al tempo in cui Enrico VIII dopo il divorzio aveva iniziato il processo di separazione dalla Chiesa di Roma, morirono martiri testimoniando insieme l’indissolubilità del matrimonio e l’unità della Chiesa.

(dal PROPRIO DEI SANTI della Chiesa di Milano secondo il rito romano)


Martirologio Romano, 22 giugno: Santi Giovanni Fisher, vescovo, e Tommaso More, martiri, che, essendosi opposti al re Enrico VIII nella controversia sul suo divorzio e sul primato del Romano Pontefice, furono rinchiusi nella Torre di Londra in Inghilterra. Giovanni Fisher, vescovo di Rochester, uomo insigne per cultura e dignità di vita, in questo giorno fu decapitato per ordine del re stesso davanti al carcere; Tommaso More, padre di famiglia di vita integerrima e gran cancelliere, per la sua fedeltà alla Chiesa cattolica il 6 luglio si unì nel martirio al venerabile presule.

martedì 21 giugno 2011

Noi cresciamo...






I cuccioli di Maura e Ubaldo ... e poi (QUI)

I Santi del Giorno, secondo il Calendario della Chiesa Ambrosiana di rito romano



Cappella della clinica Zucchi in Monza

21 giugno
SAN LUIGI GONZAGA, religioso
MEMORIA

Luigi (Castiglione delle Siviere, Mantova, 1568 – Roma 21 giugno 1591), rinunziando alla vita di corte in uno degli ambienti più fastosi della sua epoca, scelse la via della vita religiosa nella Compagnia di Gesù. Ebbe come guida spirituale san Roberto Bellarmino. Esemplare per lo spirito di sacrificio e il candore dei costumi, sigillò la sua breve testimonianza con la carità eroica al servizio degli appestati.

(dal PROPRIO DEI SANTI della Chiesa di Milano secondo il rito romano)


Martirologio Romano, 21 giugno: Memoria di san Luigi Gonzaga, religioso, che, nato da stirpe di principi e a tutti noto per la sua purezza, lasciato al fratello il principato avito, si unì a Roma alla Compagnia di Gesù, ma, logorato nel fisico dall’assistenza da lui data agli appestati, andò ancor giovane incontro alla morte.

domenica 19 giugno 2011

Solennità della Santissima Trinità: Padre, Figlio, Spirito Santo






In quel tempo, Gesù disse a Nicodemo: “Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna. Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui (Gv 3,16-18).
In quel tempo, Paolo scrisse ai cristiani di Corinto: La grazia del Signore Gesù Cristo, l’amore di Dio e la comunione dello Spirito Santo siano con tutti voi (2Cor 13,11-13).
In quei giorni, il Signore scese nella nube … passò davanti a lui (Mosè) proclamando: “Il Signore, il Signore, Dio misericordioso e pietoso, lento all’ira e ricco di amore e di fedeltà” (Es 34,4b-6.8-9).
Tra le molte domande della nostra fede, una di quelle a cui è più difficile rispondere è questa: “Chi è Dio?”.



Potremmo senz’altro rispondere secondo le sane categorie del catechismo tradizionale, che Dio è l’Essere, quello perfetto e sommo, che ha creato cielo e terra.

Oppure dire chi è Dio per noi, che cosa ha voluto dire e cosa continua a voler dire Dio nella nostra vita di ogni giorno
Ma non basta, e nessun’altra spiegazione, per quanto perfetta e precisa possa essere, basterebbe a spiegare Dio; perché Dio è “Altro”, perché Dio è molto di più di quanto si possa spiegare e immaginare. Allora, chi è Dio?

Tra i grandi santi, i più elevati come Agostino, hanno tentato di dirne qualcosa per via di intelligenza (l’episodio della buca sul mare); altri, come Teresa d’Avila, per via di una straordinaria esperienza mistica. Altri ancora, come Teresa di Gesù Bambino, ne hanno parlato in termini più semplici, comuni, comprensibili da chiunque abbia fatto l’esperienza esaltante dell’innamoramento del cuore. Altri infine con il vescovo Nicola di Myra, hanno usano immagine quotidiane (l’episodio del mattone al concilio di Nicea).

La Solennità di oggi ci vuole dare uno spunto in più per la nostra riflessione. La fede cristiana ci dice che Dio è uno solo, è Unico, ma in tre Persone tra loro uguali e distinte: il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo. È così che ce lo ha rivelato lo stesso Figlio, Gesù Cristo. Eppure, nemmeno così la domanda su Dio trova una risposta completa, soddisfacente.





Che cosa significa il Mistero della Trinità?

Se proviamo anche solo a considerare quante volte nominiamo la Santissima Trinità nell’Eucaristia, nei Sacramenti o anche solo nelle nostre preghiere quotidiane, a partire dal semplicissimo segno di croce del mattino. Ciò significa che la nostra fede e la nostra pietà non possono fare a meno di un riferimento costante e forte alla Santissima Trinità.







Agostino guarda al Mistero della Trinità con un concetto sempre molto attuale, ovvero quello di “comunità”. Le tre Persone della Trinità formano tra di loro una “Comunità d’Amore”, in cui proprio l’amore è alla base delle loro relazioni e della loro essenza. Dio è Amore: e come Amore si è sempre rivelato agli uomini. Ma Dio non potrebbe rivelarsi agli uomini come Amore se lui stesso, nella sua natura, non vivesse profondamente questa realtà. Gesù Cristo ci ha rivelato la sua figliolanza con Dio e ci ha inviato lo Spirito Santo: proprio per questo, Dio non può essere conosciuto dall’uomo se non come Padre, Figlio e Spirito Santo. E siccome in una relazione d’amore c’è sempre uno che ama e uno che è amato, e viceversa, e soprattutto tra i due c’è l’amore stesso che li lega, nella Trinità questo legame si personifica. Il Padre ama il Figlio, e viceversa il Figlio è amato dal Padre: questo amore che li unisce è lo Spirito Santo, da entrambi amato proprio perché è l’Amore, ovvero ciò che li unisce.
In una relazione d’amore comunitaria non esistono differenze né gerarchie: tutti si amano allo stesso modo, e nessuno osa mettersi su un piano superiore rispetto all’altro, altrimenti non ci sarebbe più amore ma dipendenza, addirittura servilismo e schiavitù, mentre l’amore è libertà, liberazione totale. Chi beneficia maggiormente di questo Amore tra i Tre non è nessuno dei Tre, ma l’oggetto privilegiato del loro Amore: l’Uomo. La comunità d’amore che è la Trinità non potrebbe essere compresa e amata dall’uomo se l’uomo stesso non si sentisse da lei amato.



Per questo motivo, celebrare la Solennità della Trinità non è solamente esaltare l’onnipotenza di Dio e la sua essenza, ma l’importanza che questa sua natura d’amore riveste per l’uomo. La Trinità, infatti, diventa per noi il modello di ogni relazione d’amore.







E così come l’Amore Trinitario si è aperto in Gesù Cristo ad ogni uomo, se il nostro amore domestico-quotidiano, per quanto intenso e duraturo possa essere, non si apre ad un amore più grande, che varca le soglie della nostra casa, a poco a poco si chiude su se stesso, soffoca, muore, e certamente non realizza in sé l’immagine dell’Amore di Dio.
Non c’è vero amore, in definitiva, per il cristiano, che non sia ad immagine e somiglianza dell’amore trinitario del Padre, del Figlio, dello Spirito Santo: un amore senza differenze, senza distinzioni, fatto di profondo rispetto reciproco, ma soprattutto aperto all’amore verso ogni uomo.

La Solennità della Trinità, perciò, ci deve aiutare sì a conoscere meglio Dio, ma in modo particolare a conoscerci meglio tra di noi per mezzo dell’Amore che Dio, in Gesù Cristo, attraverso il dono dello Spirito Santo, ha riversato nei nostri cuori.

Che senso avrebbe, in definitiva, sapere chi è Dio se poi non so amare i miei fratelli?
Dice l’apostolo Giovanni:

“Amiamoci gli uni gli altri, perché l'amore è da Dio: chiunque ama è generato da Dio e conosce Dio”





ELEVAZIONE ALLA SS. TRINITÀ

Mio Dio, Trinità che adoro,
aiutatemi a dimenticarmi interamente,
per fissarmi in voi, immobile e quieta come se la mia anima fosse già nell'eternità;
che nulla possa turbare la mia pace o farmi uscire da voi, mio immutabile Bene,
ma che ogni istante mi porti più addentro nella profondità del vostro mistero.
Pacificate la mia anima,
fatene il vostro cielo, la vostra dimora preferita e il luogo del riposo;
che io non vi lasci mai solo, ma sia là tutta quanta, tutta desta nella mia fede,
tutta in adorazione, tutta abbandonata alla vostra azione creatrice.

O mio amato Cristo, crocifisso per amore,
vorrei essere una sposa del vostro Cuore;
vorrei coprirvi di gloria e vi chiedo di rivestirmi di Voi stesso,
di immedesimare la mia anima con tutti i movimenti della vostra Anima,
di sommergermi, d'invadermi, di sostituirvi a me,
affinché la mia vita non sia che un'irradiazione della vostra vita.
Venite nella mia anima come Adoratore, come Riparatore e come Salvatore.
O Verbo Eterno, Parola del mio Dio, voglio passare la mia vita ad ascoltarvi;
voglio farmi tutta docilità per imparare tutto da voi.
Poi, attraverso tutte le notti, tutti i vuoti, tutte le impotenze,
voglio fissare sempre Voi e restare sotto la vostra grande luce.
O mio Astro amato,
incantatemi, perché non possa più uscire dallo splendore dei vostri raggi.

O Fuoco consumatore, Spirito d'amore,
scendete sopra di me,
affinché si faccia della mia anima come un'incarnazione del Verbo,
ed io sia per Lui un'aggiunta d'umanità nella quale Egli rinnovi tutto il suo mistero.

E Voi, o Padre,
chinatevi sulla vostra piccola creatura,
copritela con la vostra ombra, e non guardate in lei che il Diletto
nel quale avete riposto tutte le vostre compiacenze.

O miei TRE, mio Tutto,
mia Beatitudine, Solitudine infinita, Immensità in cui mi perdo,
mi consegno a Voi come una preda.
Seppellitevi in me, perché io mi seppellisca in Voi,
in attesa di venite a contemplare, nella vostra luce,
l'abisso delle vostre grandezze.

(Beata Elisabetta della Trinità)

I Santi del Giorno, secondo il Calendario della Chiesa Ambrosiana di rito romano

Il ritrovamento dei Sacri Corpi

19 giugno
SANTI PROTASO e GERVASO martiri
FESTA

Le notizie più antiche sui santi Gervasio e Protasio risalgono al 386, anno della invenzione (=ritrovamento) dei loro corpi a Milano ad opera di s. Ambrogio.

Il 7 giugno 386, nella zona cimiteriale di Porta Vercellina (nell'area compresa tra la basilica di S. Ambrogio, l'Università Cattolica e la caserma Garibaldi), nel sottosuolo antistante la basilica cimiteriale dei SS. Nabore e Felice, s. Ambrogio fece operare uno scavo: vi si trovarono i corpi dei due martiri il cui ricordo era andato praticamente perduto nella Chiesa di Milano.

La passio presenta Gervasio e Protasio come figli gemelli dei ss. Vitale e Valeria. Morti per fede i genitori, i due fratelli vendettero i beni di famiglia, ne distribuirono il ricavato ai poveri e si ritirarono in una casetta ove passarono dieci anni in preghiera e meditazione. Denunziati come cristiani ad Astasio, di passaggio per Milano diretto alla guerra contro i Marcomanni, non vollero assolutamente sacrificare e perciò furono condannati a morte. Gervasio morí sotto i colpi dei flagelli, Protasio venne invece decapitato.
La festa dei due martiri viene celebrata il 19 giugno anniversario della loro solenne traslazione del 386 nella basilica di S. Ambrogio. Sono venerati come compatroni della Diocesi di Milano.

(dal PROPRIO DEI SANTI della Chiesa di Milano secondo il rito romano)


Martirologio Romano, 19 giugno: A Milano, commemorazione dei santi Gervasio e Protasio, martiri, i cui corpi furono rinvenuti da sant’Ambrogio e in questo giorno solennemente traslati nella nuova basilica da lui costruita.