giovedì 31 marzo 2016

La bufala del Venerdì Santo





Quando si era bambini circolavano le lettere anonime porta fortuna di S. Rita e S. Antonio.
 
Ora la torta di Padre Pio e messaggi via sms o via mail, ma tutte "catene di S. Antonio o di Santa Rita" sono rimaste!
 
La sorpresa in questo Giubileo della Misericordia è stata l'invenzione (perché di questo si tratta!) dell'indulgenza plenaria per il 25 marzo, in quando quest'anno coincideva il Venerdì Santo con la festa dell'Annunciazione.
 
Gli sms invadono l'etere, promettendo l'indulgenza in questo giorno: "condividerla con tutti perché è un evento epocale, e capita una volta..." ogni 141 anni, diceva il messaggio.
 
Peccato che era già accaduto nel 2005!
E peccato che era già successo nella prima metà del 1900, per ben 3 volte!
Per cui una BUFALA... la nuova catena!
 
Ecco un bell'articolo di zenit.it in cui la coincidenza tra Venerdì Santo e Annunciazione è invece legata al fenomeno miracoloso delle Sante Spine.
 
 
Santa Spina di Andria
 
 
* * *
 
In questa circostanza ho il piacere di annunciare a voi tutti in maniera solenne che il miracolo ha avuto inizio”. Così ha detto il 25 marzo scorso, il vescovo di Andria, Raffaele Calabro, rivolto ai fedeli presenti nella cattedrale.
Con grande gioia posso annunciare che il segno si è manifestato”.  E questa affermazione è di monsignor  Francesco Beschi, vescovo di Bergamo tratta da un comunicato che ha inviato ai fedeli della sua diocesi..
Le parole dei due vescovi si riferivano a un evento che si è manifestato nel pomeriggio del 25 marzo. Un evento portentoso e stupefacente. Un “miracolo”, come lo ha indicato apertamente il vescovo di Andria.
Secondo un’antica tradizione, quando il Venerdì Santo, giorno della morte di Gesù, coincide con il 25 marzo,  solennità liturgica dell’Annunciazione, e cioè del concepimento di Gesù, su alcune reliquie che richiamano la passione di Cristo in croce si  verificano delle manifestazioni fisiche razionalmente inspiegabili.


La coincidenza delle due ricorrenze è rarissima. Si realizza tre, quattro volte per secolo. Nel secolo scorso si è verificata nel 1910, nel 1921 e nel 1932. In questo secolo, nel 2005, il 25 marzo scorso, e ora bisogna aspettare il 2057. Quando si verifica, la Chiesa ricorda e celebra nello stesso giorno i due termini estremi del più straordinario evento che sia accaduto nell’Universo: l’inizio e la fine dell’esperienza terrena dell’uomo Dio. Ed è come se sulla terra si scatenasse una energia spirituale potente in grado di sconvolgere.

La fenomenologia si manifesta soprattutto su
due spine che sarebbero appartenute alla Corona di Spine posta sul capo di Gesù durante il processo davanti a Pilato. Quelle due spine, una conservata nella cattedrale di Andria e l’altra nella chiesa parrocchiale di San Giovanni Bianco in provincia di Bergamo, in quella specifica circostanza soffrono, si animano come se fossero vive, si coprono di stille rossastre che sembrano gocce di sangue. Un fenomeno che la gente indica con una delicatissima parola poetica: “fioritura”. E il fenomeno si è manifestato in modo netto e clamoroso come non mai il 25 marzo scorso.

Fin dai primi secoli del Cristianesimo quelle Spine godevano di una particolare venerazione perché già allora su di esse si osservavano fenomeni fisici inspiegabili. Gregorio di Tours, vescovo francese del secolo sesto, nel suo libro “De gloria martyri” riferisce che la Corona di spine venerata in Gerusalemme, anche se vecchia di 500 anni, appariva come “composta da rovi appena colti”. San Paolino da Nola, all’inizio del quinto secolo, cita tra gli oggetti di grande venerazione presenti a Gerusalemme “le spine con le quali il Nostro Salvatore venne incoronato”.

Cassiodoro, famoso uomo politico e letterato, in un suo scritto nella seconda metà del secolo sesto, indica quelle reliquie affermando che “sono la gloria di Gerusalemme”.

Le Sacre Spine divennero oggetto di regali importanti. L’imperatore Giustiniano I, a metà del secolo sesto, regalò a San Germano, vescovo di Parigi, una delle Spine della Corona di Cristo. L’imperatrice Irene, nel 798, ne regalò alcune a Carlo Magno. Nel l’887, Carlo il Calvo, regalò una della Spine ricevute da Carlo Magno alla chiesa di Compiègne, dove era sepolto il corpo di San Cornelio Papa martire.

Nel 1063 la Corona venne portata a Bisanzio e nel 1238 fu acquistata dal re di Francia, San Luigi IX, il quale per ospitarla degnamente fece erigere uno dei più bei gioielli dell’arte gotica, la “Sainte Chapelle”.

In quella Chiesa la reliquia rimase fino alla Rivoluzione francese, poi ebbe varie altre peregrinazioni, per approdare, alla fine, a Notre Dame dove ancora si trova.

Le Sacre Spine continuarono ad essere oggetti di prestigiosi regali anche da parte dei vari regnanti francesi, e così della Corona primitiva a Parigi è rimasta solo la struttura portante che si vede ora.

Gli studiosi hanno catalogato oltre 700 Sacre Spine, sparse in giro per il mondo. Molte sono fasulle, e classificate “reliquie di seconda categoria”, in quanto non sono state tolte dalla Corona, ma solo appoggiate su di essa, quindi diventate reliquie per contatto.
In Italia ce ne sono parecchie, conservate in chiese e santuari. A tutte vengono attribuiti  poteri miracolosi. Ma le più note sono quelle conservate ad Andria e a San Giovanni Bianco.
Ad Andria, la “Sacra Spina” è conservata in un magnifico reliquiario nella cattedrale. Venne donata alla città pugliese dalla contessa Beatrice d’Angiò, figlia di Carlo II, nel 1308, in occasione delle sue nozze con Bertrando Del Balzo figlio di Ugo e conte d’Andria.
A San Giovanni Bianco,  paese della Val Brembana, in provincia di Bergamo,  la  Sacra Spina è conservata nella chiesa parrocchiale. Vi fu portata nel 1495 da Vistallo Zignoni, un soldato di ventura al servizio della Serenissima. Durante la battaglia di Fornovo del 6 luglio 1495 contro l’esercito del re di Francia Carlo VIII, Vistallo Zignoni fece prigioniero il segretario del re e si impadronì di un cofanetto contenente numerose reliquie.
Il cofanetto fu poi consegnato come bottino di guerra al Senato Veneto ma prima di consegnarlo, Zignoni prelevò una di quelle reliquie, una “Sacra Spina”, e ne fece dono al parroco di San Giovanni Bianco. Da quel momento la Sacra Spina è diventata il centro di una grande devozione in tutta la valle, devozione che ancora oggi è fortissima.
Nel corso dei secoli, il fenomeno della “fioritura” era osservato a occhio nudo o con strumenti rudimentali. Il 25 marzo 2005, le due reliquie furono sottoposte a un rigoroso controllo.
Il vescovo di Andria,  monsignor Raffaele Calabro, aveva nominato una Commissione teologica e una scientifica, in modo che il fenomeno  potesse essere seguito con la massima attenzione. Della Commissione scientifica facevano parte anche cinque medici. Erano inoltre stati allestiti due schermi giganti in piazza Duomo e in Piazza Catuma, in modo che la gente potesse seguire il fenomeno in diretta-tv.
Il fenomeno si verificò puntualmente. Il giorno dopo,  26 marzo, il Vescovo di Andria confermò ufficialmente ai fedeli radunati in cattedrale  che il prodigio si era verificato e diede lettura pubblica del verbale notarile.
Volle poi dedicare all’evento un numero speciale del settimanale  diocesano,  “Insieme”, riportando la cronaca dei fatti, i verbali dei mutamenti osservati sulla Sacra Spina dai componenti della Commissione scientifica, documentando il tutto con numerose fotografie. In un articolo da lui firmato,  monsignor Calabro ricordò con parole commosse la propria esperienza diretta. Scrisse tra l’altro:
“Io stesso sono stato testimone oculare del momento più sconvolgente, che è durato più di tre ore, quello dell’’ “accartocciamento” (per usare un termine popolare) della Sacra Spina, quasi fosse non una spina normale, ma uno stelo vegetale percorso da una potenza misteriosa, simile a un piccolo “sisma”.
A San Giovanni Bianco il fenomeno del 2005 fu meno appariscente. Nei giorni precedenti, i giornali locali avevano ricordato con enfasi quanto era accaduto nel 1932, con oltre 200 mila pellegrini, e c’era quindi un’ attesa spasmodica. Per questo la popolazione rimase un po’ delusa. Ma il cambiamento sulla Spina fu chiaro e inconfondibile anche in quell’occasione, come risulta dagli atti della Commissione scientifica istituita dal vescovo, della quale facevano parte  monsignor Lino Belotti, vescovo ausiliario di Bergamo, don Giuseppe Minelli, parroco del paese, la dottoressa Barbara Cancelli, medico legale, il dottor Marco Valle, direttore del Museo di Scienze Naturali di Bergamo e don Goffredo Zanchi, professore di Storia nel Seminario di Bergamo.
Anzi, il fenomeno a San Giovanni Bianco si protrasse più del solito. “La Sacra Spina ha cambiato colore anche il 2 aprile, giorno della morte di Giovanni Paolo II”, dichiarò l’ingegner Giovanni Milesi, studioso della Sacra Spina e membro della Commissione. “Proprio mentre Giovanni Paolo II era in agonia, la spina, osservata da molti testimoni, ha assunto una tonalità granata che nella domenica del 3 aprile si è fatta ancora più intensa”.
Il 25 marzo scorso l’osservazione del fenomeno è stata ancora più severa e scientificamente valida. Il prodigio si è manifestato con una chiarezza e un potenza da scatenare nella folla presente, sia a Andria che a San Giovanni Bianco,  applausi e lacrime di commozione, mentre le campane davano l’annuncio a tutta la popolazione.
Per questo i vescovi responsabili delle rispettive diocesi non hanno avuto dubbi nei loro comunicati, affermando con decisione e chiarezza che si è trattato di un autentico “miracolo”.
 

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