mercoledì 24 agosto 2016

A te, Maria, ricorriamo!




Quando la natura vive la sua libertà,
noi ci sentiamo in balia del nulla,
a Te, Madre, ci affidiamo!

Donaci
sapienza,
calma,
e consolaci.

Tutto è compiuto,
fa ora, che la gratuità e la solidarietà,
mostri il volto di Cristo,
e consolaci.

Amen.

mercoledì 17 agosto 2016

Mi viene da ridere!



 
Mi viene da ridere pensare che si possa ingenuamente credere che un Martire, possa, in tempo di persecuzione, essere ucciso tra le Alpi ed essere sepolto sulle rive del Tevere.

Il Martire Fortunato venerato a Casei Gerola il 16 ottobre e la III domenica di ottobre è un martire dei primi secoli del cristianesimo romano, di cui non si sa nulla. Non è certamente un martire nella valle di Agaunum, in quanto sarebbe insensato pensare che la sepoltura sia potuta avvenire a decine di chilometri di distanza dalla valle svizzera alla catacombe romana della via Appia. È venerato come soldato, cioè come milite di Cristo, da qui l’idea fantasiosa di farlo un compagno di San Maurizio e della legione tebea.



Di certo sappiamo che morì martire a Roma, in un secolo tra la grande persecuzione di Nerone e la pace di Costantino, per cui sepolto in una catacomba romana. Nelle catacombe romane di San Callisto, riposò, fino al 1746, quando il cardinale Guadagni, vicario di Papa Benedetto XIV per la città di Roma, ne ordinò la traslazione e l’esposizione nella Collegiata romana di Santa Maria in Via Lata. Da Santa Maria in Via Lata le reliquie di San Fortunato giunsero a Casei nel 1765, come dono della Santa Sede al Prevosto dell’Insigne Collegiata, ai canonici e alla comunità casellese, tramite il vescovo di Tortona Mons. Giuseppe Ludovico de Anduxar. Non deve meravigliare questo gesto, se si considera che la Parrocchia di Casei, fino al Prevosto don Bianchi agli inizi del 1900, fu di “collazione papale”, cioè il suo parroco era nominato direttamente da Roma con bolla papale e per potervi essere designato un sacerdote doveva esibire un titolo accademico in teologia conseguito presso una facoltà romana, come attesta un documento dell’archivio parrocchiale, datato 1806. All’epoca della traslazione a Casei di San Fortunato risale la preziosa urna che custodisce le reliquie e in quell’occasione le ossa del capo frantumate (indizio del martirio avvenuto a colpi di clava, come si usava fare presso l’esercito romano in occasione delle decimazioni, o nelle lotte nel circo o perché mal conservate e mal estratte... non è certo un punto a favore della pia bugia che fosse della legione tebea, che fu sterminata per decimazione!) vennero inserite nella sagoma in gesso del teschio, poi rivestito con l’elmo.
 
Si legga la fantasiosa e folle biografia in QUI con buona pace del suo autore Don M.C.

domenica 14 agosto 2016

800 volte SÌ!





1480 - 14 Agosto - 2016
SS. Martiri di Otranto.
800 volte SÌ!
 
Fratelli, anche noi, circondati da tale moltitudine di testimoni, avendo deposto tutto ciò che è di peso e il peccato che ci assedia, corriamo con perseveranza nella corsa che ci sta davanti, tenendo fisso lo sguardo su Gesù, colui che dà origine alla fede e la porta a compimento. ...
Egli, di fronte alla gioia che gli era posta dinanzi, si sottopose alla croce, disprezzando il disonore, e siede alla destra del trono di Dio.
Pensate attentamente a colui che ha sopportato contro di sé una così grande ostilità dei peccatori, perché non vi stanchiate perdendovi d’animo. Non avete ancora resistito fino al sangue nella lotta contro il peccato.
(Eb 12)

sabato 13 agosto 2016

San Papino o Pappiano o Papia, martire (II)





Caro Padre che NON è vero che "Viene commemorato a Milazzo anche il 28 giugno, festività espunta nella nuova edizione del Martirologio Romano (2004)", perché il 28 giugno del nuovo MR non riporta San Papino (sic!), a me che glielo inserito tu a mano e poi il 2004 è l'edizione italiana, il nuovo MR nella edizione typica in latino è del 2001 e anche lì non c'è san Papino (sic!), l'ultima edizione del MR che lo riporta è quella latina del 1960, rieditata nel 1998.

Altro articolo è QUI

Oh! Se tu sapessi cos'è pregare! (G. Goggi)





SERVO DI DIO GASPARE GOGGI  sacerdote orionino (1877 – 1908)

Nacque a Pozzolo Formigaro (Alessandria), il 6 Gennaio 1877 da pii e agiati agricoltori. Fu educato, sin dalla tenera età, alla preghiera, alla purezza, all'amore di Dio e del prossimo, della Chiesa e del Papa; sentì giovanissimo la chiamata alla vita di perfezione. In particolare avvertì la spinta interiore ad unirsi all'allora Chierico Luigi Orione, il quale compiva in Tortona i primi passi del suo mirabile apostolato. Attuò scrupolosamente il programma fissatogli da Don Orione: "prima professore, poi sacerdote". Compì gli studi liceali in Genova e quelli universitari in Torino, professando coraggiosamente, in quei difficili ambienti, la propria fede, stringendo a sé una bella schiera di studenti decisi, come lui, a bandire ogni rispetto umano e imponendosi all'ammirazione anche degli avversari. Si laureò a pieni voti in lettere e filosofia. In quegli anni si prodigò in un piccolo istituto aperto da Don Orione in Torino, per avviare al lavoro ragazzi poveri e abbandonati. L'8 dicembre 1901 riceveva in Tortona, a 24 anni, l'abito clericale; il 6 settembre 1903 veniva ordinato sacerdote, emettendo lo stesso giorno, nelle mani di Don Orione, la prima Professione religiosa nella Piccola Opera della Divina Provvidenza, approvata da pochi mesi. Fedelissimo a Don Orione, gli furono affidati incarichi difficili e delicati: a Tortona, Sanremo, Torino. Trasferito a Roma, nel 1904, fu Rettore della Chiesa di Sant'Anna dei Palafrenieri al Vaticano; si dimostrò sacerdote pio, colto, di grande tatto, circondato ovunque di venerazione e affetto. Strinse numerose amicizie sia tra la gente semplice come con personaggi noti: il Prof. L. Costantini, il poeta G. Salvadori, Card. Carlo Perosi, Padre Semeria, il beato Luigi Guanella, i servi di Dio Aristide Leonori e Madre Michel. Nel 1907 fu convisitatore dei seminari della Sicilia, con il Card. Carlo Perosi. Poco dopo, San Pio X lo preconizzò ad una sede episcopale. Ma già il Signore lo stimava maturo per il cielo. Un rapido e progressivo indebolimento psico-fisico fermò il suo apostolato. Fu accompagnato da Don Orione stesso all'ospedale psichiatrico di Alessandria, dove morì improvvisamente, dopo 6 giorni, il 4 agosto 1908. Aveva 31 anni. Le sue spoglie mortali riposano nel Santuario della Madonna della Guardia, a Tortona (AL). Don Orione disse di lui: "Il nostro Don Gaspare Goggi, primo Figlio della Divina Provvidenza, era mente eletta, tempra di santo tanto pio quanto dotto che morì in concetto di santità... morto consumato da troppe fatiche. Vero servo di Dio, amò molto la Madonna, il Papa".