domenica 6 gennaio 2013

Epifania del Signore 2013



"Epifania guadalupana"
opera di Jesus Perez Busta

Con la solennità dell’Epifania la Chiesa ci introduce liturgicamente al senso profondo delle festività natalizie.
Noi diciamo l’antico proverbio: “l’Epifania tutte le feste porta via”, vero, ma l’Epifania è anche la festa che mostra il tutto del Natale, cioè la sua profondità.

Se rileggiamo con calma il Vangelo appena ascoltato ci rendiamo conto che il Bambino adagiato nella mangiatoia:

non è un semplice e povero bambino, ma “re dei Giudei … un capo che sarà il pastore del mio popolo, Israele”

è indicato dal Cielo, non da un segno qualunque, ma da un segno tra i segni del divino: “Abbiamo visto spuntare la sua stella”

è il desiderio di un gesto di culto, quindi una divinità, Dio: “siamo venuti ad adorarlo”

è sorgente di “una gioia grandissima”

è degno di doni preziosi e simbolici: “gli offrirono in dono oro, incenso e mirra”

Detto questo, possiamo capire l’affermazione di San Pietro Crisologo in una sua omelia:
“I Magi sono pieni di stupore davanti a ciò che vedono; il cielo sulla terra e la terra nel cielo; l’uomo in Dio e Dio nell’uomo; vedono racchiuso in un piccolissimo corpo chi non può essere contenuto da tutto il mondo”.

Faccio nostro lo stupore dei Magi, lo stupore dei Maria e Giuseppe, quello dei pastori. Queste feste natalizie sono state un susseguirsi di stupore davanti a quel bambino adagiato nella mangiatoia.
Dio possa stupirci sempre e di stupore in stupore introdurci in quella casa, dove i Santi Magi, entrati videro, si prostrarono e adorarono.
Non basta entrare in quella casa, ma quella “casa” deve entrare nella mia vita, afferma papa Benedetto XVI:

"Chi fa entrare Cristo [nella propria vita] non perde nulla, nulla - assolutamente nulla di ciò che rende la vita libera, bella e grande. No, solo in questa amicizia si spalancano le porte della vita. Solo in questa amicizia si dischiudono realmente le grandi potenzialità della condizione umana. Solo in questa amicizia noi sperimentiamo ciò che è bello e ciò che libera"

Sia il Santo Bambino la misura di ogni nostro desiderio.
Afferma ancora papa Benedetto XVI: “Più conosci Gesù e più il suo mistero ti attrae; più lo incontri e più sei spinto a cercarlo”.

Come i Santi Magi ogni cristiano sia tra gli uomini un cercatore di Dio: sappia mostrarlo con scienza ed intelligenza, sappia mostralo in carità e misericordia, sappia mostralo con gentilezza e amorevolezza.

Quando vi recherete in chiesa a San Bartolomeo, davanti all’altare dei Magi, cercatori di Dio: chiedete sempre questo dono al Signore per l’intercessione dei Santi Magi.

Concludo con un pensiero di papa Benedetto XVI:
“Possiamo immaginare lo stupore dei Magi davanti al Bambino in fasce! Solo la fede permise loro di riconoscere nei tratti di quel bambino il Re che cercavano, il Dio verso il quale la stella li aveva orientati. In Lui, colmando il fossato esistente tra il finito e l'infinito, tra il visibile e l'invisibile, l'Eterno è entrato nel tempo, il Mistero si è fatto conoscere consegnandosi a noi nelle membra fragili di un piccolo bambino”.


mercoledì 2 gennaio 2013

Feria propria del 2 Gennaio

Santi Basilio Magno e Gregorio Nazianzeno



Santi Basilio Magno e Gregorio Nazianzeno


Chi sono i Santi che oggi ricordiamo?
Basilio (nato in Turchia nel 330 e ivi morto il 1 gennaio 379), vescovo della sua città natale nel 370, tra i pastori più significativi della Chiesa nel sec. IV: geniale guida dei suoi fedeli, difensore tenace della fede e della libertà della Chiesa, instauratore di nuove forme di vita comunitaria, creatore di istituzioni caritative, promotore di liturgia e autore fecondo nel campo ascetico (regole monastiche, che danno poi origine in Occidente, alla Congregazione Monastica di San Basilio), teologico e omiletico.

Gregorio (nato anche lui in Turchia nel 330 e ivi morto il 25 gennaio 389/390) condivise con l’amico Basilio la formazione culturale e il fervore mistico. Fu eletto patriarca di Costantinopoli nel 381. Temperamento di teologo e uomo di governo, rivelò nelle sue opere oratorie e poetiche l’intelligenza e l’esperienza del Cristo vivente e operante nei santi misteri.

Ora cerchiamo di comprenderli alla luce della Parola di Dio, oggi, proclamata.

Scrive nella sua lettera l’Apostolo Giovanni: “Figlioli, chi è il bugiardo se non colui che nega che Gesù è il Cristo?”
L’opera pastorale di Basilio e Gregorio fu un opera di svelamento e di sostegno delle verità della fede.
Un’aspra lotta dottrinale contro tutte le correnti ereticali che volevo distorcere “la fede cattolica trasmessa dagli Apostoli”.
Purtroppo quest’opera di divisione e di menzogna non è finita nel XXI secolo.

Scrive l’Apostolo Giovanni: “L’anticristo è colui che nega il Padre e il Figlio. Chiunque nega il Figlio, non possiede nemmeno il Padre; chi professa la sua fede nel Figlio possiede anche il Padre”.

Ci sono infiniti gruppi religiosi che si definiscono cristiani che negano i fondamentali insegnamenti della fede cattolica, in senso lato cristiana, spacciandosi per custodi della rivelazione di Dio.
Tra tutti i Testimoni di Geova che negano la divinità del Figlio: definendolo la personificazione dell’Arcangelo Michele.
Certo ci fa sorridere tutto ciò: ma quanti deboli cattolici cadono nella trappola dei geoviti o di altre sette pseudo cristiane.

L’Apostolo Giovanni scrive la sua lettera dicendo: “Questo vi ho scritto riguardo a coloro che cercano di ingannarvi”.
Dobbiamo adoperarci per il gusto della Verità e della vera fede trasmessa dagli Apostoli.

Come il Santo Precursore, dobbiamo essere voce, «Io sono voce di uno che grida nel deserto: Rendete diritta la via del Signore, come disse il profeta Isaìa».

Una “voce” però non proclama parole, ma grida la Verità.
In questo Anno della Fede dobbiamo rispolverare, approfondire, i contenuti della nostra fede attraverso un rapporto profondo con il Gesù dei Vangeli, con la Sacra Scrittura e Catechismo della Chiesa Cattolica.
Spesso anche i fedeli cristiani si abbeverano non alla vera dottrina e alla Parola di Vita, ma si perdono in quel corollario di mistici o pseudo mistici che se pur non escono dal solco Apostolico, non dissetano con la vera dottrina ma con fantasie spirituali che rendono il contenuto della nostra fede debole, non sapiente e soprattutto incapace di sostenere l’inganno di “chiunque nega il Figlio”.

L’intercessione di così Santi Dottori della Chiesa, Basilio e Gregorio, ci aiuti a rimanere nella vera fede e nella santa dottrina apostolica.

Santi Cosma, Nicola di Myra e Damiano

Concludo con una preghiera di San Basilio Magno:
O Cristo Dio, tu che in ogni tempo e in ogni ora, in cielo e in terra sei adorato e glorificato, tu che sei pieno di misericordia … che ami i giusti e hai pietà dei peccatori, che chiami tutti alla salvezza … accogli in questa ora anche le nostre suppliche e orienta la nostra vita verso i tuoi comandamenti. Santifica le nostre anime, purifica i nostri corpi, correggi i nostri pensieri, rettifica le nostre intenzioni, liberaci da ogni afflizione, da ogni male e dolore. Difendici con i tuoi santi angeli affinché, custoditi e guidati dalla loro schiera, perveniamo all’unità della fede e alla conoscenza della tua gloria inaccessibile, perché tu sei benedetto per i secoli dei secoli. Amen.



martedì 1 gennaio 2013

MARIA SANTISSIMA MADRE DI DIO





“Maria, da parte sua, custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore”.

Nel giro di due festività abbiamo trovato le due affermazioni lucane in cui ci è ricordato la dimensione contemplativa della Vergine Maria: custodiva e meditava nel cuore ciò che gli accadeva.
È certo che, oltre a ricordarci che dobbiamo educarci a cogliere la profondità degli eventi, per non essere risucchiati in un mondo di superficialità, quest’atteggiamento di Maria ci deve far riflettere.

Ho allora cercato nella Sacra Scrittura se questo atteggiamento è riportato, ecco cosa ho trovato.

Il libro del Siracide (Sir 50, 28-29) afferma:
“Beato chi medita queste cose e colui che, fissandole nel suo cuore, diventa saggio; se le metterà in pratica, sarà forte in tutto, perché la luce del Signore sarà la sua strada”

Nel libro dei Salmi si legge:
“La legge del suo Dio è nel suo cuore: i suoi passi non vacilleranno” (Sal 37,31)

“Beato l'uomo che trova in te il suo rifugio e ha le tue vie nel suo cuore” (Sal 84,6)

Nel primo libro dei Re si legge:
“Tutta la terra cercava il volto di Salomone, per ascoltare la sapienza che Dio aveva messo nel suo cuore”. (1Re 10,24)

Alla luce dei passi biblici possiamo definire Maria come Sede della Sapienza, Porta del Cielo, Torre di Davide, Torre d’Avorio, Casa d'oro, Arca dell'alleanza, così come la preghiamo nelle Litanie Lauretane.

Padre, nella solennità odierna in cui contempliamo il privilegio di Maria, vergine e madre, benedetta fra tutte le donne, di essere la dimora del tuo Verbo fatto uomo tra noi, fa che alla scuola della Santa Madre di Dio impariamo la sapienza del vivere e ci facciamo accompagnare sulle vie del tuo e suo Figlio, da Colei che “ha le tue vie nel suo cuore”,
perché si compia in noi l’unico miracolo che da noi dipende: la nostra santità.
Questo nuovo anno sia allora un anno in cui sovrabbondi questo miracolo.
Amen.

lunedì 31 dicembre 2012

Alla fine dell'anno 2012



Gesù presentato al Tempio
opera del maestro cartapestaio
Pietro Balsamo di Francavilla Fontana (2012)


Noi ti lodiamo, Dio *
ti proclamiamo  Signore.

O eterno Padre, *

tutta la terra ti adora.

 

A te cantano gli angeli *

e tutte le potenze dei cieli:

Santo, Santo, Santo *

il Signore Dio dell'universo.

 

I cieli e la terra *

sono pieni della tua gloria.

Ti acclama il coro degli apostoli *

e la candida schiera dei martiri;

 

le voci dei profeti si uniscono nella tua lode; *

la santa Chiesa proclama la tua gloria,

adora il tuo unico figlio, *

e lo Spirito Santo Paraclito.

 

O Cristo, re della gloria, *

eterno Figlio del Padre,

tu nascesti dalla Vergine Madre *

per la salvezza dell'uomo.

 

Vincitore della morte, *

hai aperto ai credenti il regno dei cieli.

Tu siedi alla destra di Dio, nella gloria del Padre. *

Verrai a giudicare il mondo alla fine dei tempi.

 

Soccorri i tuoi figli, Signore, *

che hai redento col tuo sangue prezioso.

Accoglici nella tua gloria *

nell'assemblea dei santi.

 

Salva il tuo popolo, Signore, *

guida e proteggi i tuoi figli.

Ogni giorno ti benediciamo, *

lodiamo il tuo nome per sempre.

 

Degnati oggi, Signore, *

di custodirci senza peccato.

Sia sempre con noi la tua misericordia: *

in te abbiamo sperato.

 

Pietà di noi, Signore, *

pietà di noi.

Tu sei la nostra speranza, *

non saremo confusi in eterno.

domenica 30 dicembre 2012

SANTA FAMIGLIA DI GESÙ, MARIA E GIUSEPPE (ANNO C)






«Figlio, perché ci hai fatto questo? Ecco, tuo padre e io, angosciati, ti cercavamo».

L’inquietudine e l’incomprensione di Maria e di Giuseppe, nonostante la loro vicinanza a Gesù, nonostante che siano stati preparati da Dio al compito di accompagnare i primi passi della vita di Gesù, ci riportano a quello che è il nostro atteggiamento di fronte all’opera di Dio in noi e intorno a noi.

Questo avvenimento potrebbe causare rabbia e disillusione, invece come Maria e Giuseppe dobbiamo solo essere stupiti, cioè attoniti, esterrefatti, meravigliati, sbalorditi, sorpresi, strabiliati, stupefatti di ciò che il Signore è capace di fare, e rispondere con un atto di fede.

Certo Maria e Giuseppe “non compresero ciò che aveva detto loro”, ma non ebbero altre obbiezioni, accolsero l’evento con grande fiducia, e Maria “sua madre custodiva tutte queste cose nel suo cuore”, cioè cercando di comprendere la profondità degli eventi.

Anche noi come Maria e Giuseppe cerchiamo sempre di andare oltre gli eventi e di capirne la loro profondità.
In un mondo che ci educa a cercare ciò che appare dobbiamo imparare da Maria e da Giuseppe a cercare ciò che non si vede: il significato, la motivazione, perché solo così possiamo comprendere ed entrare nelle profondità di Dio e dell’uomo.

Ricordiamoci il dialogo tra il Piccolo Principe e la Volpe:
"Addio", disse la volpe. "Ecco il mio segreto. È molto semplice: non si vede bene che col cuore. L'essenziale è invisibile agli occhi". " L'essenziale è invisibile agli occhi", ripeté il piccolo principe, per ricordarselo.


L'inquietudine - Nek
"oltre le cose, oltre le attese ..."
Infine. È interessante il breve dialogo tra i genitori e Gesù. Maria chiama Gesù: “figlio”, Gesù da parte sua risponde ricordando che la sua figliolanza è divina: «Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?».
Questa sottolineatura ci rammenta il senso stesso dell’Incarnazione, e ci riporta alla II lettura in cui l’Apostolo Giovanni ci ricorda:
“Carissimi, noi fin d’ora siamo figli di Dio, ma ciò che saremo non è stato ancora rivelato. Sappiamo però che quando egli si sarà manifestato, noi saremo simili a lui, perché lo vedremo così come egli è”.
Come siamo figli realmente? E come ci trasformiamo fino a diventare simili a Lui?
Lo suggerisce la stessa II lettura:
“crediamo nel nome del Figlio suo Gesù Cristo e ci amiamo gli uni gli altri, secondo il precetto che ci ha dato. Chi osserva i suoi comandamenti rimane in Dio e Dio in lui”.
L’atto di fede in Gesù, che si realizza concretamente nell’amore fraterno, trasforma noi in veri figli ad immagine del Figlio unigenito, Gesù.

Prima di terminare. La risposta di Gesù ai suoi santi genitori ci richiama infine al senso della vita, alla vocazione che il Padre ci domanda di vivere come piena realizzazione della nostra vita. I genitori cristiani sono chiamati a educare i propri figli alla ricerca della propria vocazione.

Nella liturgia odierna fa eco a tutto ciò la preghiera di Anna al Tempio:

«Perdona, mio signore. Per la tua vita, mio signore, io sono quella donna che era stata qui presso di te a pregare il Signore. Per questo fanciullo ho pregato e il Signore mi ha concesso la grazia che gli ho richiesto. Anch’io lascio che il Signore lo richieda: per tutti i giorni della sua vita egli è richiesto per il Signore».

Anche il beato Giovanni Paolo II nella sua Omelia a Nagasaki, il 25 febbraio 1981, affermava:

«Siate aperti alle vocazioni che si sviluppano nel vostro seno. Pregate che come segno di speciale amore il Signore chiami uno o più dei vostri membri a servirlo. Vivete la vostra fede con la gioia e il fervore che incoraggia tali vocazioni. Siate generosi se vostro figlio o figlia, fratello o sorella, decidono di seguire Cristo su questa speciale via. Permettete che la loro vocazione cresca e si rafforzi. Date il vostro pieno appoggio a una scelta liberamente fatta»

La Vergine Madre, Maria, e San Giuseppe, guidino i nostri passi in questa piena realizzazione, così come guidarono i passi del Santo Bambino Gesù. Amen.

Romeo, "pellegrino in viaggio a Roma" (3)





San Romeo di Llívia

Romeo nacque a Llívia, presso Puigcerdà, provincia di Gerona (Spagna), ma non ci è nota la data. Morì a Carcassonne nel 1261, dopo essere stato priore dei conventi domenicani di Lione e di Bordeaux e provinciale di Tolosa. Eccelse nell’osservanza religiosa, nella devozione alla Madonna e nello zelo apostolico. La memoria liturgica si celebra il 21 novembre.


Beato Romeo dA Lucca

Si chiamava Romea la strada che, dal settentrione, menava verso Roma, passando da Lucca, e che per molti secoli costituì “l'autostrada del sole” dei pellegrini diretti verso la città degli Apostoli Pietro e Paolo per beneficiare di particolari indulgenze. Dante, nella Divina Commedia, ricorda la folla dei romei che percorreva nei due sensi il Ponte Sant'Angelo, a Roma, nel primo anno santo, proclamato nel 1300 da Papa Bonifacio VIII.
Anche il Beato Romeo visse nel '300, cioè nel secolo di Dante e delle contese tra Montecchi e Capuleti in mezzo alle quali fiorì, a Verona, l'amore tra Romeo e Giulietta.
Il Beato è un personaggio che la sua vicenda terrena è assai meno nota, anche agli studiosi, di quanto non lo sia la storia del sospiroso e sfortunato Romeo di Verona.
Forse il Beato Romeo è italiano di origine, e appartenente all'antichissimo ordine religioso dei Carmelitani, devoti della Madonna, che proprio in quel secolo conobbero, nelle città italiane, una nuova rigogliosa fioritura di vocazioni e di fondazioni.
La storia del Beato Romeo si confonde con quella di Sant'Avertano, francese della diocesi Limoges e anch'egli carmelitano. Insieme, infatti, i due confratelli furono a lungo pellegrini, prima in Terrasanta, poi a Roma. Fu così che il Romeo di nome fu anche romeo di fatto, cioè pellegrino a Roma, e ci si può domandare se non ebbe tale nome proprio come attributo, per ricordare appunto quel suo devoto viaggio in compagnia di Sant'Avertano.
Secondo alcuni studiosi infatti il Beato Romeo di Lucca è forse il Beato Enrico pellegrino, un carmelitano, che è sepolto a Lucca, alla cui intercessione sono attribuiti molti miracoli. Questa notizia è tratta dal Catalogus Sanctorum dei Carmelitani in cui si parla delle reliquie a Lucca un certo beato Enrico carmelitano e pellegrino (un romeo, appunto!).
Quindi Enrico e Romeo sono la medesima persona (forse!).
Questa teoria fece si che le notizie agiografiche di S. Avertano sono spesso confuse con quelle del beato Romeo, suo compagno nei pellegrinaggi. Per di più poi i due (Avertano e Romeo) sono sepolti insieme a Lucca.
Infatti di ritorno da Roma, Avertano morì a Lucca il 25 febbraio 1380, e sette giorni dopo il suo compagno di viaggio, Romeo, lo seguì nella gloria eterna: il 4 marzo 1380.
È interessante annotare che l’Arcidiocesi di Lucca venera nel suo calendario diocesano due santi romei: Riccardo il Pellegrino (7 febbraio) e Dativo il Pellegrino (3 giugno).
Tornando al Beato Romeo.
A Lucca il 25 febbraio ancora si celebra la sua festa, mentre i Carmelitani la celebrano il 4 marzo.
Il corpo del Beato nel 1513 fu traslato dalla Chiesa di San Pietro fuori le mura, in cattedrale; nel 1646 restituito alla primitiva sede nel frattempo ricostruita in città; nel 1807 fu oggetto di nuova traslazione ed infine dal 1826 riposa con Sant’Avertano nella Chiesa dei Santi Paolino e Donato.
Nel 1842 il superiore generale dei Carmelitani, con conferma della Congregazione dei Riti, emise il decreto di conferma del culto ab immemorabilis.


BIBLIOGRAFIA E SITI

* AA. VV. - Bibliotheca Sanctorum (Enciclopedia dei Santi) – Voll. 1-12 e I-II appendice – Ed. Città Nuova
* C.E.I. - Martirologio Romano - Libreria Editrice Vaticana – 2007 - pp. 1142
* Grenci Damiano Marco – Archivio privato iconografico e agiografico: 1977 – 2012
* Saggi Ludovico – Santi del Carmelo – Ed. Istitutum Carmelitanum Roma, 1972
* Sito web di wikipedia.org

sabato 29 dicembre 2012

Romeo, "pellegrino in viaggio a Roma" (2)





Santità di nome “romeo”

Dopo quanto detto nell’introduzione, cerchiamo tra l’immensità di testimoni del Vangelo, e troviamo nella Bibliotheca Sanctorum al volume XI, alle colonne 345 – 346, due discepoli di Cristo venerati per la loro santità di nome Romeo:

San Romeo di Llívia (XIII secolo)
Beato Romeo da Lucca (di epoca incerta, XIV secolo?)

Prima di raccontare le gesta evangeliche di questi due testimoni definiamo con il testo del Concilio Vaticano II chi è e cosa fa un santo:

“tutti coloro che credono nel Cristo di qualsiasi stato o rango, sono chiamati alla pienezza della vita cristiana e alla perfezione della carità e che tale santità promuove nella stessa società terrena un tenore di vita più umano. Per raggiungere questa perfezione i fedeli usino le forze ricevute secondo la misura con cui Cristo volle donarle, affinché, seguendo l'esempio di lui e diventati conformi alla sua immagine, in tutto obbedienti alla volontà del Padre, con piena generosità si consacrino alla gloria di Dio e al servizio del prossimo. Così la santità del popolo di Dio crescerà in frutti abbondanti, come è splendidamente dimostrato nella storia della Chiesa dalla vita di tanti santi”. (LG 40)

venerdì 28 dicembre 2012

San Gaspare del Bufalo, prega per noi!






Martirologio Romano, 28 dicembre: A Roma, san Gaspare del Bufalo, sacerdote, che lottò strenuamente per la libertà della chiesa e, anche in carcere, non smise mai la sua opera di conversione dei peccatori alla retta via, in particolare attraverso la devozione al Preziosissimo Sangue di Cristo, in cui onore intitolò le Congregazioni dei Missionari e delle Suore da lui fondate.

Romeo, "pellegrino in viaggio a Roma" (1)





INTRODUZIONE

Dal nome tardo latino Romaeus, che, tratto dal greco Ρωμαίος (Rhomaios), significa letteralmente "romano", "originario di Roma" - in epoca antica, il termine designava qualsiasi persona cittadina dell'Impero Romano.

La sua diffusione come nome proprio, tuttavia, è legata soprattutto alla cultura cattolica del Medioevo, in cui il termine romeo aveva assunto il significato di "pellegrino in viaggio a Roma": in questo senso, i romei erano quei pellegrini che compivano il viaggio verso la città di Roma, cuore della cristianità cattolica. In epoca medievale era anche in uso il nome Borromeo o, per intero, Buon Romeo, che, com'è facile intuire, significa letteralmente "buon pellegrino (in terra romana)". Dal punto di vista semantico, inoltre, Romeo è analogo a nomi quali Palmiro e Pellegrino, anch'essi riferiti ai pellegrini cristiani.

In epoca più moderna, comunque, il nome Romeo deve la sua fortuna soprattutto all'opera shakespeariana, in particolar modo al personaggio di Romeo Montecchi protagonista della celeberrima tragedia Romeo e Giulietta.



BIBLIOGRAFIA E SITI

* AA. VV. - Bibliotheca Sanctorum (Enciclopedia dei Santi) – Voll. 1-12 e I-II appendice – Ed. Città Nuova
* C.E.I. - Martirologio Romano - Libreria Editrice Vaticana – 2007 - pp. 1142
* Grenci Damiano Marco – Archivio privato iconografico e agiografico: 1977 – 2012
* Saggi Ludovico – Santi del Carmelo – Ed. Istitutum Carmelitanum Roma, 1972
* Sito web di wikipedia.org

giovedì 27 dicembre 2012

"a lui fu rivelato il mistero di Dio"





"Ecco Giovanni,
che durante la cena
posò il capo sul petto del Signore: 
apostolo beato,
a lui fu rivelato il mistero di Dio.
Dal cuore stesso di Cristo

attinse l'acqua viva del vangelo:
apostolo beato,

a lui fu rivelato il mistero di Dio".


* Immagine dal trittico dei Santi Giovanni, Paolo e Stefano, Chiesa di S. Giovanni, Vacone (RI)

mercoledì 26 dicembre 2012

Santo Stefano "il salicioto" ...

... è pura fantasia popolare!







Leggendo il paragrafo "I tre Stefano santi", si intuisce bene che come capita nelle isole - vedesi la Sardegna - alcuni santi vengono rivestiti di leggende locali perché si vuole credere che il santo sia un concittadino. In questo caso è chiaro dal testo che è solo una leggenda locale, come dice bene il testo: "non esistono fonti o documenti che comprovano la sua esistenza".
Infine il termine "juniore" significa il Giovane.
Lo stesso termine è usato per identificare S. Melania La Giovane o Juniore


Quindi non è sensato dire che "Dalla commistione di questi due Stefano (il Giovane e il Salicioto) viene fuori la figura di Santo Stefano Juniore". "Il salicito" è solo uno sdoppiamento leggendario che intreccia notizie del "protomartire" con quelle de "il giovane".

"Il salicioto" non è mai esistito.

Il Martire Stefano di Costantinopoli è uno dei santi venerati dai cultori delle immagini sacre.




Martirologio Romano, 28 novembre: “A Costantinopoli, santo Stefano il Giovane, monaco e martire, che, sotto l’imperatore Costantino Coprónimo, sottoposto a vari supplizi per aver difeso il culto delle sacre immagini, confermò con l’effusione del suo sangue la verità cattolica”.

"La carità...

che fu prima nel Re, rifulse poi nel soldato" (S. Fulgenzio)






"Ieri abbiamo celebrato la nascita nel tempo del nostro Re eterno, oggi celebriamo la passione trionfale del soldato.
Ieri infatti il nostro Re, rivestito della nostra carne e uscendo dal seno della Vergine, si è degnato di visitare il mondo;
oggi il soldato, uscendo dalla tenda del corpo, è entrato trionfante nel cielo.
Il nostro Re, l'Altissimo, venne per noi umile, ma non poté venire a mani vuote; infatti portò un grande dono ai suoi soldati, con cui non solo li arricchì abbondantemente, ma nello stesso tempo li ha rinvigoriti perché combattessero con forza invitta. Portò il dono della carità, che conduce gli uomini alla comunione con Dio.
Quel che ha portato, lo ha distribuito, senza subire menomazioni; arricchì invece mirabilmente la miseria dei suoi fedeli, ed egli rimase pieno di tesori inesauribili.
La carità, dunque, che fece scendere Cristo dal cielo sulla terra, innalzò Stefano dalla terra al cielo. La carità che fu prima nel Re, rifulse poi nel soldato.
Stefano quindi per meritare la corona che il suo nome significa, aveva per armi la carità e con essa vinceva dovunque. Per mezzo della carità non cedette ai Giudei che infierivano contro di lui; per la carità verso il prossimo pregò per quanti lo lapidavano. Con la carità confutava gli erranti perché si ravvedessero; con la carità pregava per i lapidatori perché non fossero puniti.
Sostenuto dalla forza della carità vinse Saulo che infieriva crudelmente, e meritò di avere compagno in cielo colui che ebbe in terra persecutore.
La stessa carità santa e instancabile desiderava di conquistare con la preghiera coloro che non poté convertire con le parole.
Ed ecco che ora Paolo è felice con Stefano, con Stefano gode della gloria di Cristo, con Stefano esulta, con Stefano regna. Dove Stefano, ucciso dalle pietre di Paolo, lo ha preceduto, là Paolo lo ha seguito per le preghiere di Stefano.
Quanto è verace quella vita, fratelli, dove Paolo non resta confuso per l'uccisione di Stefano, ma Stefano si rallegra della compagnia di Paolo, perché la carità esulta in tutt'e due. Sì, la carità di Stefano ha superato la crudeltà dei Giudei, la carità di Paolo ha coperto la moltitudine dei peccati, per la carità entrambi hanno meritato di possedere insieme il regno dei cieli.
La carità dunque è la sorgente e l'origine di tutti i beni, ottima difesa, via che conduce al cielo. Colui che cammina nella carità non può errare, né aver timore. Essa guida, essa protegge, essa fa arrivare al termine.
Perciò, fratelli, poiché Cristo ci ha dato la scala della carità, per mezzo della quale ogni cristiano può giungere al cielo, conservate vigorosamente integra la carità, dimostratevela a vicenda e crescete continuamente in essa".


* Immagine dal trittico dei Santi Giovanni, Paolo e Stefano, Chiesa di S. Giovanni, Vacone (RI)