mercoledì 10 giugno 2020

La Comunione spirituale ... quando fu istituita da Gesù?


Preparando l’omelia per la solennità del Corpo e Sangue di Cristo ho approfondito il tema della comunione spirituale che mi va stretto.

Ho trovato questo testo che commento in rosso




………………………………….

Condizioni per fare la Comunione spirituale

Quesito

Caro Padre Angelo,
vorrei sapere quando e come è nata la pratica della Comunione Spirituale.
Vorrei inoltre sapere:
1) se si può fare anche se si è in peccato mortale, come "viatico" in attesa di riconciliarsi con Dio
2) se si può fare un numero illimitato di volte durante la giornata
3) se si può fare anche in mezzo alla gente o svolgendo altre attività, sempre che si riesca ad avere un proprio raccoglimento interiore
4) se vi sono particolari disposizioni da osservare nel farla.
La ringrazio in anticipo per la Sua risposta e per questa rubrica che è una vera benedizione del Signore.
Giulia


Risposta del sacerdote

Cara Giulia,
1. la Comunione spirituale che unisce l’anima a Dio, anzi alle tre Persone divine, è venuta fuori con la promessa del Signore: “Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi mi ama. Chi mi ama sarà amato dal Padre mio e anch’io lo amerò e mi manifesterò a lui” (Gv 14,21) e “se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui” (Gv 14,23).
Gli Apostoli hanno inteso che davvero ci si poteva unire personalmente al Signore dall’interno del proprio cuore. Perciò san Pietro scriveva: “adorate il Signore, Cristo, nei vostri cuori” (1 Pt 3,15).

Quindi questo è l’istituzione della Comunione Spirituale? Mah! Non sono perplesso, sono basito da questa profonda esegesi del testo J

Non è forse meglio pensare che uno è abitato dal Signore perché vive in pienezza, in altro grado, il comandamento dell’amore?

Adorare Gesù nel cuore, è la comunione spirituale?

A me paiono solo arrampicate sugli specchi.


Ma nel Medio evo è già affermato il convincimento che il Signore quando viene in noi sacramentalmente, appena svanita la sua presenza corporale col venir meno delle sacre specie, vi rimane con la propria anima. Ne parla esplicitamente san Bonaventura.
Il Concilio di Trento parla esplicitamente della Comunione spirituale.

Secondo me è solo una presa di posizione anti-protestante


Allora fare la Comunione spirituale non significa soltanto essere uniti alle tre Persone divine, ma anche essere uniti all’anima di Gesù, che è una componente essenziale della sua umanità.
Fare la Comunione spirituale significa ravvivare la presenza di Gesù e renderlo operante nel medesimo modo in cui lo è nella Comunione sacramentale.

Perché allora il Signore ha istituito l’eucarestia? Poteva solo istituire il desiderio di comunione!

2. Mi chiedi se si possa fare la Comunione spirituale in peccato mortale.
Per goderne tutti i frutti, è necessario essere in grazia di Dio. Il proposito di andarsi a confessare, unito al pentimento dei peccati commessi, può essere già un segno che la grazia di Dio ci ha raggiunti, sebbene non si sia ancora fatta la confessione sacramentale.
In ogni caso, non è mai sbagliato farla. Il Signore vede il desiderio dell’anima.

Mi domando, perché allora proporla ai divorziati risposati? Quando mai potranno uscire dalla loro condizione di peccato?

Per cui, allora, diamogli la comunione sacramentale.

3. La Comunione spirituale può essere fatta ovunque, anche se per godere frutti più abbondanti è necessario un certo raccoglimento e stabilire una vera comunione di pensieri e di affetti col Signore.
È vero che si può fare anche in un istante e quante volte si vuole, ma in ogni caso deve essere vera Comunione, vale a dire fusione del nostro io con suo, dei nostri pensieri e dei nostri affetti con i suoi. Deve essere un momento santificante e non un fatto magico.
Ottimo metodo di fare la Comunione spirituale è quello di unirla all’ascolto della Parola del Signore, e cioè nella meditazione. Ma nella meditazione e soprattutto nella contemplazione si attua la Comunione spirituale senza esprimere delle formule particolari. La si vive senza pensare di porre l’atto.
Molti fanno la Comunione spirituale quando ricevono la benedizione eucaristica.

Mah! Basito!

Ti ringrazio, ti saluto, ti accompagno con la preghiera e ti benedico.
Padre Angelo.

Conclusione, a me questa cosa pare solo una invenzione medievale, poi confermata dal Concilio di Trento in opposizione al protestantesimo.

Quindi o si fa la confessione sacramentale, o non si fa la comunione, al massimo si può dire che si vive della presenza del Signore e vivendo nel comandamento dell’Amore si vive nella costante presenza della SS. Trinità.

Il resto storielle da bigotte.


Novena a S. Vito (5)


O Signore, Dio Onnipotente,

che mostri la tua forza nei deboli

e la tua grandezza nei piccoli,

ti ringraziamo per avere rivelato la tua potenza

nella debolezza del giovane Vito

campione della fede.

Glorioso martire san Vito,

a te affidiamo

le molte intenzioni del nostro cuore.

Purificale, vagliale, ispirale.

Tu che sei stato ben educato

Fa’ che siano sane le famiglie,

illuminati i governanti,

regni ovunque la solidarietà

e la collaborazione.

Custodisci, difendi, proteggi i giovani

perché sono la speranza del domani,

e i nostri anziani perché siano maestri di vita.

Custodisci, difendi, l’Italia, che si onora

di averti come figlio e testimone,

perché sia fedele al Vangelo.

Amen.

 

(rielaborazione dalla preghiera San Vito Italia)

 

6 giugno 2020


martedì 9 giugno 2020

Novena a S. Vito (4)


O Signore, Dio Onnipotente,

che mostri la tua forza nei deboli

e la tua grandezza nei piccoli,

ti ringraziamo per avere rivelato la tua potenza

nella debolezza del giovane Vito

campione della fede.

Glorioso martire san Vito,

a te affidiamo

le molte intenzioni del nostro cuore.

Purificale, vagliale, ispirale.

Tu che sei stato ben educato

Fa’ che siano sane le famiglie,

illuminati i governanti,

regni ovunque la solidarietà

e la collaborazione.

Custodisci, difendi, proteggi i giovani

perché sono la speranza del domani,

e i nostri anziani perché siano maestri di vita.

Custodisci, difendi, l’Italia, che si onora

di averti come figlio e testimone,

perché sia fedele al Vangelo.

Amen.

 

(rielaborazione dalla preghiera San Vito Italia)

 

6 giugno 2020


lunedì 8 giugno 2020

Novena a S. Vito (3)


O Signore, Dio Onnipotente,

che mostri la tua forza nei deboli

e la tua grandezza nei piccoli,

ti ringraziamo per avere rivelato la tua potenza

nella debolezza del giovane Vito

campione della fede.

Glorioso martire san Vito,

a te affidiamo

le molte intenzioni del nostro cuore.

Purificale, vagliale, ispirale.

Tu che sei stato ben educato

Fa’ che siano sane le famiglie,

illuminati i governanti,

regni ovunque la solidarietà

e la collaborazione.

Custodisci, difendi, proteggi i giovani

perché sono la speranza del domani,

e i nostri anziani perché siano maestri di vita.

Custodisci, difendi, l’Italia, che si onora

di averti come figlio e testimone,

perché sia fedele al Vangelo.

Amen.

 

(rielaborazione dalla preghiera San Vito Italia)

 

6 giugno 2020


domenica 7 giugno 2020

Novena a S. Vito (2)


O Signore, Dio Onnipotente,

che mostri la tua forza nei deboli

e la tua grandezza nei piccoli,

ti ringraziamo per avere rivelato la tua potenza

nella debolezza del giovane Vito

campione della fede.

Glorioso martire san Vito,

a te affidiamo

le molte intenzioni del nostro cuore.

Purificale, vagliale, ispirale.

Tu che sei stato ben educato

Fa’ che siano sane le famiglie,

illuminati i governanti,

regni ovunque la solidarietà

e la collaborazione.

Custodisci, difendi, proteggi i giovani

perché sono la speranza del domani,

e i nostri anziani perché siano maestri di vita.

Custodisci, difendi, l’Italia, che si onora

di averti come figlio e testimone,

perché sia fedele al Vangelo.

Amen.

 

(rielaborazione dalla preghiera San Vito Italia)

 

6 giugno 2020


sabato 6 giugno 2020

"Sono tenute in particolare onore"



Sebbene ogni esercizio di apostolato nasca e attinga il suo vigore dalla carità, tuttavia alcune opere per natura propria sono atte a diventare vivida espressione della stessa carità; e Cristo Signore volle che esse fossero segni della sua missione messianica (cfr. Mt 11,4-5).

Il più grande dei comandamenti della legge è amare Dio con tutto il cuore e il prossimo come se stessi (cfr. Mt 22,37-40). Cristo ha fatto proprio questo precetto della carità verso il prossimo e lo ha arricchito di un nuovo significato, avendo identificato se stesso con i fratelli come oggetto della carità e dicendo: « Ogni volta che voi avete fatto queste cose ad uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l'avete fatto a me » (Mt 25,40). Egli infatti, assumendo la natura umana, ha legato a sé come sua famiglia tutto il genere umano in una solidarietà soprannaturale ed ha stabilito che la carità fosse il distintivo dei suoi discepoli con le parole: «Da questo conosceranno tutti che siete miei discepoli, se avrete amore gli uni verso gli altri » (Gv 13,35).

La santa Chiesa, come fin dalle sue prime origini, unendo insieme l'«agape» con la cena eucaristica, si manifestava tutta unita nel vincolo della carità attorno a Cristo, così, in ogni tempo, si riconosce da questo contrassegno della carità, e mentre gode delle iniziative altrui, rivendica le opere di carità come suo dovere e diritto inalienabile. Perciò la misericordia verso i poveri e gli infermi con le cosiddette opere caritative e di mutuo aiuto, destinate ad alleviare ogni umano bisogno, sono da essa tenute in particolare onore.

Oggi che i mezzi di comunicazione sono divenuti più rapidi, le distanze tra gli uomini quasi eliminate e gli abitanti di tutto il mondo resi membri quasi di una unica famiglia, tali attività ed opere sono divenute molto più urgenti e devono prendere di più le dimensioni dell'universo. L'azione caritativa ora può e deve abbracciare tutti assolutamente gli uomini e tutte quante le necessità. Ovunque vi è chi manca di cibo, di bevanda, di vestito, di casa, di medicine, di lavoro, di istruzione, dei mezzi necessari per condurre una vita veramente umana, ovunque vi è chi afflitto da tribolazioni e da malferma salute, chi soffre l'esilio o il carcere, la carità cristiana deve cercarli e trovarli, consolarli con premurosa cura e sollevarli porgendo loro aiuto. E quest'obbligo si impone prima di tutto ai singoli uomini e popoli che vivono nella prosperità.

Affinché tale esercizio di carità possa essere al di sopra di ogni critica e appaia come tale, si consideri nel prossimo l'immagine di Dio secondo cui è stato creato, e Cristo Signore, al quale veramente è donato quanto si dà al bisognoso; si abbia estremamente riguardo della libertà e della dignità della persona che riceve l'aiuto; la purità di intenzione non macchiata da ricerca alcuna della propria utilità o desiderio di dominio; siano anzitutto adempiuti gli obblighi di giustizia, perché non avvenga che offra come dono di carità ciò che è già dovuto a titolo di giustizia; si eliminino non soltanto gli effetti ma anche le cause dei mali; l'aiuto sia regolato in t modo che coloro i quali lo ricevono vengano, a poco a poco, liberati dalla dipendenza altrui e diventi sufficienti a se stessi.

I laici dunque abbiano in grande stima e sostengano, nella misura delle proprie forze, le opere caritative e le iniziative di «assistenza sociale», private pubbliche, anche internazionali, con cui si porta aiuto efficace agli individui e ai popoli che si trovano nel bisogno, e in ciò collaborino con tutti gli uomini di buona volontà.

(APOSTOLICAM ACTUOSITATEM n. 8)



6 giugno
SAN GERARDO di MONZA, laico

Gerardo dei Tintori, nato a Monza nel 1135 e morto nella sua città il 6 giugno 1207. All’epoca sua, gli ospedali che sorgono in Europa sono in gran parte opera di religiosi. Ma quello di Monza, nel 1174, lo fa nascere lui, Gerardo dei Tintori: “investe” nei malati tutta la fortuna che ha ereditato dal padre. Pone l’opera sotto il controllo del Comune e dei canonici della basilica di San Giovanni Battista, e riserva a sé i compiti di fatica: portare a spalle i malati raccolti in giro, lavarli, nutrirli, servirli. Si uniscono a lui dei volontari e Gerardo li organizza come gruppo di laici, legato però da una precisa disciplina di vita in comune, con l’impegno del celibato. Uomo di carità e di preghiera, ma anche di miracoli. Si racconta che un giorno Gerardo chiede ai sacrestani di lasciarlo pregare nella basilica per tutta la notte, promettendo a ciascuno un cestino di ciliegie. E l’indomani, infatti, ecco ciliegie per tutti, appena maturate: e il fatto accade a dicembre. Alla sua morte incominciano i pellegrinaggi verso la tomba nella chiesa di Sant’Ambrogio (poi incorporata nella parrocchiale intitolata a lui). Corrono altre voci di miracoli e il suo culto si estende spontaneamente in Lombardia. L’iniziativa ufficiale, ecclesiastica, arriverà dopo. Sarà un altro futuro santo, Carlo Borromeo arcivescovo di Milano, ad avviare il processo canonico, ottenendo nel 1583 da Gregorio XIII la conferma del culto. San Gerardo è uno dei patroni di Monza, e i suoi concittadini lo anche eletto patrono della provincia “Monza e Brianza” dal 2009 con il Beato Luigi Talamoni.

(dal PROPRIO DEI SANTI della Chiesa di Milano secondo il rito romano)

Novena a S. Vito (1)


O Signore, Dio Onnipotente,
che mostri la tua forza nei deboli
e la tua grandezza nei piccoli,
ti ringraziamo per avere rivelato la tua potenza
nella debolezza del giovane Vito
campione della fede.
Glorioso martire san Vito,
a te affidiamo
le molte intenzioni del nostro cuore.
Purificale, vagliale, ispirale.
Tu che sei stato ben educato
Fa’ che siano sane le famiglie,
illuminati i governanti,
regni ovunque la solidarietà
e la collaborazione.
Custodisci, difendi, proteggi i giovani
perché sono la speranza del domani,
e i nostri anziani perché siano maestri di vita.
Custodisci, difendi, l’Italia, che si onora
di averti come figlio e testimone,
perché sia fedele al Vangelo.
Amen.

(rielaborazione dalla preghiera San Vito Italia)

6 giugno 2020

mercoledì 3 giugno 2020

Il sangue dei Martiri grida: "rigenerazione cristiana e civile"


Santi Martiri d'Uganda
Chiesa Mater Admirabilis
Riccione
(la più famosa del web)
Dall’«Omelia per la canonizzazione dei martiri dell’Uganda» di San Paolo VI, papa


(AAS 56, 1964, 905-906)

La gloria dei martiri, segno di rinascita

Questi Martiri Africani aggiungono all’albo dei vittoriosi, qual è il Martirologio, una pagina tragica e magnifica, veramente degna di aggiungersi a quelle meravigliose dell’Africa antica, che noi moderni, uomini di poca fede, pensavamo non potessero avere degno seguito mai più. Chi poteva supporre, ad esempio, che alle commoventissime storie dei Martiri Scillitani, dei Martiri Cartaginesi, dei Martiri della «Massa candida» uticense, di cui sant’Agostino e Prudenzio ci hanno lasciato memoria, dei Martiri dell’Egitto, dei quali conserviamo l’elogio di san Giovanni Crisostomo, dei Martiri della persecuzione vandalica, si sarebbero aggiunte nuove storie non meno eroiche, non meno fulgenti, nei tempi nostri? Chi poteva prevedere che alle grandi figure storiche dei Santi Martiri e Confessori Africani, quali Cipriano, Felicita e Perpetua e il sommo Agostino, avremmo un giorno associati i cari nomi di Carlo Lwanga e di Mattia Mulumba Kalemba, con i loro venti compagni? E non vogliamo dimenticare altresì gli altri che, appartenendo alla confessione anglicana, hanno affrontato la morte per il nome di Cristo.

Questi Martiri Africani aprono una nuova epoca; oh! non vogliamo pensare di persecuzioni e di contrasti religiosi, ma di rigenerazione cristiana e civile. L’Africa, bagnata dal sangue di questi Martiri, primi dell’era nuova (oh, Dio voglia che siano gli ultimi, tanto il loro olocausto è grande e prezioso!), risorge libera e redenta.

 

Una pagina del 1969, però purtroppo l’Africa non vive ancora una nuova epoca. Anche se molte cose sono cambiate e molte devono cambiare.

Il sangue dei Martiri grida! 

Unito a quello dei Martiri contemporanei in Rwanda, in Libia …

Il sangue dei Martiri grida: "rigenerazione cristiana e civile".

 

ORAZIONE

   O Dio, che nel sangue dei martiri hai posto il seme di nuovi cristiani, concedi che il mistico campo della Chiesa, fecondato dal sacrificio di san Carlo Lwanga e dei suoi compagni, produca una mèsse sempre più abbondante, a gloria del tuo nome. Per il nostro Signore.


martedì 2 giugno 2020

FESTA della REPUBBLICA

Il tricolore sul ponte di Civita di Bagnoregio,
in una foto condivisa dal sindaco Luca Profili



Signore,

tu sei stato per noi

un rifugio

di generazione

in generazione



Il tricolore sul ponte di Civita di Bagnoregio, in una foto condivisa dal sindaco Luca Profili.
Andateci a Civita. è un luogo fantastico.

domenica 31 maggio 2020

VIAGGIO VIRTUALE tra i santuari d’Italia: Follina



Concludiamo questo viaggio in Veneto.
Avremmo potuto visitare altri infiniti luoghi mariani, famosi o meno famosi, veri e propri santuari o piccoli luoghi di culto mariano.
Siamo nella marca trevigiana, a Follina, nel santuario abbazia di S. Maria. La prima menzione dell'abbazia si trovava in un documento del 1127, attestante la vendita da parte dell'abate Bernardo di Follina ad un tale Arpone di tre campi. La pergamena è stata trascritta nel XVII secolo e la copia è oggi conservata presso la Biblioteca comunale di Treviso.
Un complesso monastico esisteva dunque ben prima dell'arrivo dei cistercensi, nella metà del XII secolo. Si trattava molto probabilmente di un monastero di benedettini dipendenti da San Fermo di Verona, in cui si venerava un'antica statua della Madonna. Non è chiaro quando e come avvenne il passaggio all'ordine cistercense. Alcune fonti affermano che i benedettini cambiarono regola monastica, ma secondo altre, più verosimili, furono sostituiti da una nuova comunità. Conseguentemente cominciò ad indebolirsi il legame con l'abbazia veronese: significativo è un documento del 1217 in cui papa Onorio III risolse a favore di Follina una lite con San Fermo, in cui la prima rifiutava un pagamento alla seconda, rivendicando la propria indipendenza da più di quarant'anni.
La tradizionale data di fondazione, l'anno 1146, ma non è di fatto supportata da fonti storiche. Gli stessi Annales Camaldulenses affermano che è impossibile determinarne le origini, concludendo che verso la metà del XII secolo l'abbazia benedettina di Follina divenne cistercense. Sembra plausibile che la comunità fosse stata chiamata da Sofia di Colfosco, moglie di Guecellone II da Camino che in effetti nel 1170 stilò un testamento con cui faceva ricche donazioni al monastero.
Di certo Follina fu a lungo legata alle abbazie di Chiaravalle e di Cîteaux, i più importanti centri cistercensi rispettivamente d'Italia e d'Europa.
Qui è venerata la Madonna di Follina, manufatto enigmatico che richiama lo stile bizantino-siriaco. Fu incoronata nel 1921 con rito solenne e in seguito aggiunti i monili preziosi. Non si conosce esattamente la sua datazione (sicuramente ante l'anno mille), ma i documenti attestano che era presente precedentemente l'arrivo dei Cistercensi, e considerata prodigiosa. È in pietra grigia e ritrae la Vergine seduta con il Bambino ritto in piedi sul ginocchio. Con la sinistra la Madre porge al Figlio un calice, verosimilmente, secondo altri una ciotola in cui il Bimbo intinge la manina. Attualmente sistemata nella porzione centrale dell'ancona gotica in legno dorato che sovrasta l'altare maggiore. Durante la Prima Guerra Mondiale, nel giugno 1918, caddero 264 granate su Follina, ma non vi furono né feriti né morti e nessuna sposa restò vedova, dicono gli annali: tutte videro ritornare i loro mariti dal fronte. La devozione popolare ritiene che sia stata la mano protettrice della Madonna di Follina.

Santa Maria, Sancta Dei Genitrix, ora pro nobis

Sarebbe bello chiedersi oggi: qual è il mio luogo mariano del cuore? Qual è l’immagine mariana che più venero fin dall’infanzia? Cosa vuol dire per me venerare la Vergine Maria? Cosa ammiro di Maria che potrei imitare per seguire meglio il Signore?



sabato 30 maggio 2020

VIAGGIO VIRTUALE tra i santuari d’Italia: Vallelonga



Come la Vergine di Valverde è legato ad un culto catalano, così anche la Madonna di Monserrato di Vallelonga, in Calabria.
Vallelonga è un comune di 750 abitanti della provincia di Vibo Valentia. Si trova a 25 km a sud-est del capoluogo sul versante tirrenico delle Serre. Sorta dalle macerie della bizantina Nicefora, appartenne alla nobile famiglia dei Castiglione Morelli.
Il nome “Monserrato” ci porta indubbiamente a Barcellona, antica città della Spagna. sormontata da una montagna sulle cui cime, a forma di denti di sega, (da qui il nome “Monteserrato”), sorge un Santuario, noto in tutto il mondo, dedicato alla Madonna. Come il culto sia arrivata a Vallelonga non è chiaro, ma come pia devozione popolare, affonderebbe le sue radici nel 1400, durante il dominio degli Aragonesi nell’Italia meridionale. La prima notizia è di Mons. Del Tufo il quale, nella sua visita pastorale, avvenuta nell’aprile del 1586, trova nella Chiesa Matrice di Vallelonga un altare dedicato alla Madonna di Monserrato, a cura della famiglia Galati. Nel 1603, sotto Papa Clemente VIII, il Regesto Vaticano conferma l’esistenza di questa Cappellania, i cui frutti ammontavano a 15 ducati. Di questo beneficio usufruiva il chierico Ottavio di Leone; rimosso questi, fu nominato Paolo Erasmo da Spoleto. Teniamo presente che in quel tempo il paese era situato a valle e, quindi, i fedeli nella chiesa matrice praticavano, già allora questa devozione. Contemporaneamente, sull’altipiano, esisteva il convento sorto agli inizi del 1500; in esso si stabilirono, in periodi diversi, prima gli Agostiniani e i Domenicani, poi dal 1671 al 1811 i Francescani Riformati. Al convento era annessa la piccola ma “comoda” chiesa dedicata alla Madonna di Monserrato, con, sull’altare maggiore, una statua di rilievo, detta Signora.
I dati del 1586-1603-1650 sono senz’altro un punto di riferimento storico, da cui possiamo dedurre che il culto della Madonna di Monserrato veniva praticato già prima del 1586. Nella visita pastorale del 15 ottobre 1630, il Vescovo Virgilio Cappone, tra cappellanie, trova quella di S. Maria di Monserrato, patronato dalla famiglia Leone- Galati. Nelle visite pastorali dal secolo XVIII in poi la cappellania non viene più ricordata, perché il titolo dell’altare assume il nome dell’Immacolata Concezione, sempre col patronato delle famiglie Galati-Leone. Nei documenti successivi questa devozione viene definita “antichissima”, da tempo “immemorabile”. Da una lettera, poi, di un frate francescano (anno 1776) veniamo a sapere che la festa della “Miracolosissima Immagine” si celebrava nella seconda domenica di luglio “con mirabile concorso di popoli del Regno” ed anche che “numerose sono le grazie che Essa di continuo elargisce”, culto che è giunto fino ad oggi.
Questo titolo mariano è presente in molti altri luoghi della Calabria, Campania, Sicilia e altri appartenuti al regno borbonico. Ma anche all’isola d’Elba c’è un santuario di Monserrato costruito nel 1606. Il suo fondatore è il primo governatore della piazza spagnola di Longone, don Josè Ponçe de Leon, un devoto alla Vergine di Monserrat, che commissionò anche la copia del quadro. Il suo attaccamento alla chiesa fu talmente vivo, che al termine del servizio al forte redasse un lascito, il 7 maggio 1616, in cui ordinava che la custodia, i possedimenti (tra cui un mulino a Reale) e le rendite dell'oratorio fossero passate agli agostiniani di Piombino, con l'incarico di officiarvi quotidianamente messa.
Una curiosità. In alcuni immagini il Bambino Gesù o gli Angeli o la Vergine sono nell’atto di segare la montagna.

Sancta Maria, Regina Confessorum, ora pro nobis.

Preghiamo per tutti gli operatori parrocchiali.