lunedì 3 marzo 2014

La santità di nome ANGELICA




Angelica da Milazzo
terziaria dell'Ordine dei Minimi
opera inaugurata nell'ottobre 2013
Santuario S. Francesco di Paola
Milazzo (ME)



Angelica da Milazzo, detta beata
6 dicembre
(† 1559)
 
O Dio, che ti compiaci di stabilire la tua dimora in chi ti serve con cuore semplice e puro, fa’ che sull’esempio della Beata Angelica, vergine, viviamo con purità evangelica per essere tempio vivo della tua gloria, e averti sempre ospite in noi. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli. Amen.

(Comune dei Santi – Messale Romano)


Maria Angelica Mastroti di Papasidero, detta beata
26 maggio
Papasidero 1851 - Castelluccio Superiore, 26 maggio 1896

beata Angelica di Caicle
eremita sul monte Guardia a Bologna
sec. XII

serva di Dio Maria Angelica Álvarez Icaza
(1887-1977)
religiosa dell’Ordine della Visitazione Santa Maria

Venerabile Angelica Durà
terziaria mercedaria

serva di Dio Maria Angelica Pérez
(1897-1932), religiosa professa della Congregazione delle Figlie di Nostra Signora dell'Orto

serva di Dio Madre M. Luigia Angelica Clarac
(Auch 1817 - Moncallieri 1887)
già Figlia della Carità si San Vincenzo de Paoli, fondatrice della congregazione di Nostra Signora del Sacro Cuore di Gesù

venerabile Angelica Giovanna Maria di Gesù
(1861 – 1935), Angeliche di San Paolo, fondata da sant’Antonio Maria Zaccaria,

serva di Dio Maria Angelica di Gesù
(1893 - 1919). religiosa carmelitana di Pontoise (Francia)

Venerabile Angelica Pellegrina Carrata
(† Bologna 1688), monaca camaldolese

Venerabile Angelica Romoli
(† Boldrone 1606), monaca camaldolese


domenica 2 marzo 2014

VIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)





Si dimentica forse una donna del suo bambino, così da non commuoversi per il figlio delle sue viscere?

C’è ci sono alcuni programmi Tv che parlano della gravidanza, alcuni dai titoli curiosi: “incinta a 16 anni” o “incinta senza saperlo”.

Il primo nel suo dramma –  per un sessualità mal gestita – ha però in se un contenuto buono, rimani gravida, tieni il frutto del tuo grembo e non abortire.

Il secondo è assurdo! Può una donna non sentire di avere nel grembo una creatura? Mah!

Anche se costoro si dimenticassero, … afferma la lettura profetica.

Una affermazione drammatica ma reale, Isaia ci ricorda la possibilità che una donna, una madre – ma io aggiungo un uomo, un padre -, possa dimenticarsi di suo figlio … magari lasciandolo chiuso in auto.

Eppure, la sapienza divina, ci dice che questo è possibile, e noi lo sappiamo. Ma Dio ….

io invece non ti dimenticherò mai.

Ma abbiamo la coscienza che Dio non si dimentica di noi?
Abbiamo la serena esperienza di questa materna paternità di Dio?

È certamente un grande traguardo spirituale comprendere e vivere questa dimensione divina.

Chi ha questa certezza, amerà pazzamente il Signore, non avrà nessun segreto nel cuore con lui … lui che conosce le profondità del nostro cuore!

Certo chi possiede la serena esperienza della materna paternità di Dio, non avrà il cuore dilaniato tra due padroni: “Dio e la ricchezza”.

Un uomo e una donna che scoprono e vivono la materna paternità di Dio scoprono che la vita vale più del cibo e il corpo più del vestito.

Una non consapevolezza crea invece un affanno, un dramma, una corsa …. Dimenticando che “Il Padre … celeste … sa che ne avete bisogno”.

Ecco allora che vivere nella materna paternità di Dio ci apre alla sapienza evangelica:
“Cercate invece, anzitutto, il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta.
Non preoccupatevi dunque del domani, perché il domani si preoccuperà di se stesso. A ciascun giorno basta la sua pena”.

Certo se cerco il Regno, e il suo modo di compiersi, la sua giustizia, ognuno avrà il necessario. Senza affanno, senza corse, senza drammi sociali e umani.
Signore venga il tuo Regno e la sua giustizia!
Signore come posso partecipare all’avvento del tuo Regno e della sua giustizia?

«Signore, non hai seminato del buon seme nel tuo campo? Da dove viene la zizzania?». Ed egli rispose loro: «Un nemico ha fatto questo!». E i servi gli dissero: «Vuoi che andiamo a raccoglierla?». «No, rispose, perché non succeda che, raccogliendo la zizzania, con essa sradichiate anche il grano. Lasciate che l'una e l'altro crescano insieme fino alla mietitura e al momento della mietitura dirò ai mietitori: Raccogliete prima la zizzania e legatela in fasci per bruciarla; il grano invece riponételo nel mio granaio»». (cfr Mt 13,24-43)

Ognuno cerchi ogni giorno, nella viva certezza della materna paternità di Dio, di essere un buon seme, di essere buono come è il Padre celeste, di non essere zizzania. Amen.

IL QUINTO FIGLIO ...






Il nome deriva dal latino Quintus e significa "il quinto nato". L’agiografia ricorda alcuni santi e sante con questo nome:

Santa Quinta matrona egiziana, martire, venerata a l’8 febbraio.

San Quinto martire, con Giacinto, Felciano e Lucio in Lucania, venerato il 29 ottobre.





San Quinto martire in Africa per opera nei Vandali – V secolo – con Aquilino, Gèmolo, Eugenio, Teòdoto, Trifone e Marciano, venerato il 4 gennaio.

San Quinto d’Africa, venerato il 18 dicembre con Simplicio, Vitturo, Vittoriano, Quarto e Auditore

San Quinto il Taumaturgo, morto nel III secolo, e venerato il 2 marzo

San Quinto (o Quinta) di Sorrento, martire nel II secolo con alcuni compagni Quintilla, Quartilla, Quirico, Quintino e Marco, venerati il 19 (20) marzo (secondo l’antico Martirologio Romano, ora non sono più inseriti nel nuovo): “A Sorrento (il Natale) dei Santi Martiri Quintino, Quintilla, Quartilla e Marco con altri nove”.





San Quinto di Capua, ricordato dal Martirologio Romano il 5 settembre : A Capua in Campania, san Quinto, martire.

Santi Quarto e Quinto di Roma, martiri sulla via Latina nel IV secolo, ricordati il 10 maggio nel Martirologio Romano: Nello stesso luogo, commemorazione dei santi Quarto e Quinto, martiri.

San Quinto Velio Giuliano martire a Chiusi, traslato dalla catacomba di S. Mustiola il 4 luglio 1852.





BIBLIOGRAFIA

* AA. VV. - Biblioteca Sanctorum (Enciclopedia dei Santi) – Voll. 1-12 e I-II-III appendice – Ed. Città Nuova
* C.E.I. - Martirologio Romano - Libreria Editrice Vaticana – 2007 - pp. 1142
* Francipane M. – Dizionario ragionato dei Santi – Ancora, 2011
* Grenci Damiano Marco – Archivio privato iconografico e agiografico: 1977 – 2014

lunedì 17 febbraio 2014

Santi Bonfiglio Monaldi, Giovanni di Buonagiunta, Manetto dell'Antella, Amedeo degli Amedei, Ugo di Uguccione, Sostegno dei Sostegni, Alessio Falconieri




Le notizie che riferiamo riguardo a questi sette fondatori le deduciamo dal Dialogo dell'origine dei Servi di Maria, scritto nel 1468 dal P. Paolo degli Ottavanti. Sappiamo soltanto che erano tutti mercanti fiorentini, e che vivevano pienamente nel mondo secondo la loro condizione di celibi o di vedovi. La fama della loro vita penitente si diffuse rapidamente anche nei dintorni della città, e non tardò a richiamare al loro romitorio persone desiderose di consigli o bisognose di preghiere.
 


 Le notizie che riferiamo riguardo a questi sette fondatori le deduciamo dal Dialogo dell'origine dei Servi di Maria, scritto nel 1468 dal P. Paolo degli Ottavanti. Secondo questo autore i loro nomi erano: Bonfiglio, Bartolomeo, Giovanni, Benedetto, Gerardino, Ricovero e Alessio. Nel secolo XVI-XVII essi diventarono, non sappiamo come: Bonfiglio Monaldi (+1262), Giovanni di Buonagiunta (+1257), Manetto dell'Antella (+1268), Amedeo degli Amedei (+1266), Ugo di Uguccione (+1282), Sostegno dei Sostegni (+1282), Alessio Falconieri (+1310). Di costoro non conosciamo la data precisa della nascita. Sappiamo soltanto che erano tutti mercanti fiorentini, e che vivevano pienamente nel mondo secondo la loro condizione di celibi o di vedovi. La leggenda purtroppo s'impadronì della loro vita, e cercò di riempirne le lacune con presunte apparizioni e rivelazioni.
 

 In Firenze, al loro tempo, accanto alla cattedrale di Santa Reparata, sorgeva l'oratorio della Compagnia di Santa Maria, o dei Laudesi, che si proponeva di tributare un culto speciale alla SS. Vergine. Vi appartenevano i sette uomini sopra ricordati. Essi erano i più ferventi nel pregare la Madre di Dio, ed esaltarne la vita e i dolori con laudi in lingua volgare. Frequentando la Compagnia ebbero modo di conoscersi, di legarsi tra loro con i vincoli di una santa amicizia, e di mandare ad effetto il disegno che avevano concepito di ritirarsi a vita eremitica. L'8-9-1233 per attendere alla penitenza, cominciarono a fare vita comune a Villa Camarzia, nei sobborghi della città, dopo aver distribuito ai poveri le loro sostanze. Il sacerdote Iacopo da Poggibonsi, cappellano dei Laudesi e loro direttore spirituale, celebrò la Messa e impose a ciascuno di essi l'abito dei Fratelli della Penitenza. Il più anziano di loro, Bonfiglio Monaldi, fu eletto superiore della piccola comunità, che divideva la giornata tra la preghiera, la questua e il lavoro.
 Quando quegli eremiti apparvero le prime volte per le vie di Firenze, gli amici e i conoscenti ne restarono meravigliati; altri li ritennero degli svaniti perché, da ricchi che erano, si erano fatti volontariamente poveri. I bambini specialmente si affollavano attorno ad essi gridando: "Ecco i Servi di Maria! Ecco i Servi di Maria!''. La fama della loro vita penitente si diffuse rapidamente anche nei dintorni della città, e non tardò a richiamare al loro romitorio persone desiderose di consigli o bisognose di preghiere. Quelle visite, per quanto occasionate da fede e devozione, finirono col contrastare con la loro sete di solitudine e di raccoglimento.
 
 

 Il vescovo Ardingo Foraboschi, al corrente delle loro aspirazioni, donò ad essi una parte di Monte Senario, a 17 chilometri dalla città, che apparteneva alla mensa vescovile, perché vi si stabilissero (1234).
 Accanto alle loro capanne, separate le une dalle altre, i sette fondatori fecero erigere una chiesetta, sulle rovine di un antico castello, di cui il vescovo volle benedire la prima pietra. Dopo cinque anni di vita eremitica essi furono visitati dal legato pontificio, il cardinal Goffredo Castiglioni, futuro papa Celestino IV (+1241), il quale rimase meravigliato delle loro austerità, e cercò di mitigarle facendo uso della sua autorità. Quei penitenti, che non avevano avuto inizialmente nessuna intenzione di fondare un Ordine nuovo, si recarono allora dal vescovo, e gli chiesero che regola dovevano seguire per attendere alla propria salvezza. In ottemperanza al canone 13 del Concilio Lateranense IV (1215) fu scelta la regola di S. Agostino e le costituzioni corrispondenti, che sono le premonstratensi, attraverso la più recente redazione domenicana (1239-41), a cui furono premessi gli ossequi da prestarsi alla SS. Vergine.
 I romiti di Monte Senario compresero che non potevano restare segregati per sempre dal consorzio civile, sia per provvedere alle loro necessità con la questua, sia per edificare il prossimo con l'apostolato della parola in un secolo lacerato da lotte intestine e odi inveterati. Cominciarono dunque a scendere dalle loro capanne e dalle loro grotte, e quando la sera non facevano in tempo a ritornare alla loro solitudine si fermavano presso l'Oratorio di Santa Maria di Cafaggio, servito precedentemente dai Frati Minori. Ampliarono l'ospizio che vi sorgeva accanto per formare alla vita eremitica quanti chiedevano di fare parte della loro comunità, e per prepararsi, conforme al desiderio del vescovo, al sacerdozio, dopo che ebbero emesso la professione religiosa. Alessio Falconieri volle restare semplice converso per attendere alla questua e al servizio degli altri confratelli. Buonfiglio Monaldi fu rieletto superiore con la facoltà di aprire altri conventi anche fuori della Toscana. Per soddisfare alle numerose richieste di giovani, a Monte Senario egli fece ampliare la chiesa e fabbricare un nuovo convento. L'Ordine in breve tempo si stabilì ed ebbe una prima approvazione da Innocenze IV (1244), bene informato su di esso dal cardinale Legato Ranieri Capocci e, prima di lui, da San Pietro Martire di Verona che, nel suo ufficio di Inquisitore, a Firenze, ebbe agio di conoscere i sette fondatori e di recarsi a Monte Senario, dove, ammirato della loro vita, li confermò nello spirito della loro vocazione e li assicurò della sua benevole protezione.
 Anche a Firenze i Servi di Maria crebbero di numero. Non bastando più il piccolo ospizio di Cafaggio e la chiesa annessa, nel 1250 li ampliarono. A presiedere ai lavori fu chiamato dal convento di Siena Alessio Falconieri. La chiesa dedicata alla SS. Annunziata, fu ricostruita nella metà del 1400 da Michelozzo. La miracolosa immagine della Madonna che in essa si venera affrescata nel tempietto marmoreo su colonne, a sinistra entrando, è di scuola fiorentina del 1300. Il convento divenne la sede del superiore generale dell'Ordine. Il Monaldi vi accolse S. Filippo Benizzi, di appena 21 anni, da poco laureatesi nelle università di Parigi e di Padova. Nel capitolo generale del 1256 al posto del Monaldi fu eletto Buonagiunta Manetti, ma il suo governo fu di breve durata. Le estenuanti penitenze, i viaggi fatti sempre a piedi, le visite compiute ai conventi della Toscana e dell'Umbria, le difficoltà incontrate nel rassodare l'Ordine lo ridussero presto agli estremi. Alla sua morte i Servi di Maria elessero superiore generale Fra lacopo da Poggibonsi, che aveva abbracciato l'Ordine ed era stato eletto Procuratore presso la Curia Romana.
 Dal 1250 in poi l'organizzazione religiosa dei Serviti andò attenuando il carattere eremitico per accentuare quello cenobitico e apostolico. Sotto questo aspetto ottenne il primo vero riconoscimento pontificio da Urbano IV, nel 1263, rinnovato poi da Clemente IV nel 1265. Sotto il papato di Gregorio X, il concilio di Lione (1247) decretò la limitazione degli Ordini Mendicanti. Tanti pensarono che L'Ordine dei Servi di Maria fosse incluso tra i soppressi, ma S. Filippo Benizzi (+1285), allora superiore generale, ne iniziò subito un'efficace difesa che, attraverso i pareri dei principali giuristi del tempo, si concluse nel 1290 con un nuovo riconoscimento pontificio. L'approvazione definitiva fu concessa da Benedetto XI l'11-2-1304. Per sopravvivere i Serviti dovettero abbandonare la povertà assoluta, praticata fin dagli inizi, e non considerarsi più come un Ordine Mendicante. Tale qualifica però fu loro di nuovo riconosciuta con tutti i diritti e i privilegi da Urbano VI nel 1380.
 
 

 Soltanto Alessio Falconieri, ultimo superstite dei sette fondatori morti tutti a Monte Senario, poté assistere al completo trionfo della sua famiglia religiosa. Per le aspre penitenze egli si era ridotto a pelle ed ossa. Finché visse portò la tonaca sulla nuda carne fasciata di cilici; ogni notte si flagellò; dormì vestito su nude tavole distese per terra; per molti anni digiunò ogni giorno a pane ed acqua. Per conservare intatto il giglio della verginità propose di recitare ogni giorno 100 Ave Maria. Egli in particolare fu lo strumento scelto da Dio per la santificazione di sua nipote, S. Giuliana Falconieri, che divenne la fondatrice delle Mantellate. Morì il 17-2-1310 a 110 anni di età. Poco prima di morire il Signore gli era apparso sotto forma di un bambino che teneva tra le mani una corona di fiori variopinti e olezzanti, e gliel'aveva messa sul capo. Trasfigurato in volto il morente disse ai circostanti: "Inginocchiatevi tutti, non vedete Gesù? Beato chi lo serve fedelmente con umiltà e purità! Che degna corona gli è preparata!"
 I sette fondatori che, dopo la morte, ebbero subito un culto di venerazione, da Clemente XII approvato il 1-12-1717, furono canonizzati il 15-1-1888 da Leone XIII, perché negli ultimi decenni del secolo XIX, collettivamente invocati, ottennero da Dio strepitosi miracoli. I Serviti mantennero fede al particolare loro compito di propagare la devozione alla Vergine Addolorata con il Terz'Ordine, la Confraternita dei sette dolori di Maria (1607), la corona della Via Crucis (1837), la cura dei Santuari e la pubblicazione di riviste mariane.
___________________
Sac. Guido Pettinati SSP, I Santi canonizzati del giorno, vol. 2, Udine: ed. Segno, 1991, pp. 198-202, Edizioni Il Segno

Tra i santi del giorno ...

 
 



San Flaviano di Costantinopoli
* è un santo poco conosciuto e venerato, il cui culto come si nota dalle località è nel centro-sud adriatico. Chi conosce altri luoghi ed ha iconografia?

1. Villa Musore (AN)
2. Giulianova (TE)...

3. Recanati (MC)
4. Conversano (BA)
5. non so di dove sia, qualcuno lo riconosce?


 
 
 
 
Altri, tra i santi del 17 febbraio:

1. Beato Antonio Leszczewicz, sacerdote e martire
2. San Costabile Gentilcore, abate di Cava
3. San Finan di Lindisfarne, vescovo...

4. San Mesrop monaco, Dottore della Chiesa Apostolica armena


domenica 16 febbraio 2014

Tra i santi del giorno ...







* Beato Bernardo Scammacca di Catania, celebrato dall'Ordine dei Predicatori il 16 febbraio

* Beato Mariano Arciero, sacerdote

* Beato Nicola Paglia da Giovinazzo, sacerdote dell'Ordine dei Predicatori


VI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)





In questo VI domenica del tempo ordinario, la liturgia ci porta nel vivo del discorso della montagna, dopo averci accompagnato alla scoperta delle Beatitudini e del senso delle parole sale e luce del mondo.

La prima lettura ci ricorda che abbiamo una libertà capace di scegliere, esperienza che facciamo sempre: “davanti agli uomini stanno la vita e la morte, il bene e il male”.

Uomo, Dio  “ti ha posto davanti fuoco e acqua: là dove vuoi tendi la tua mano”

Il Signore è consapevole di questo per cui ci data una possibilità di bene e di vita:
“Se vuoi osservare i suoi comandamenti, essi ti custodiranno; se hai fiducia in lui, anche tu vivrai”.

L’osservare della legge di Dio non è un obbligo, è una scelta; questa scelta da all’uomo la possibilità di essere custodito!

Ricordiamo il Salmo:
Il Signore è il tuo custode, il Signore è la tua ombra e sta alla tua destra

Certo, solo se lo vuoi e gli permetti di esserlo!

Gesù il custode, il pastore del suo popolo!
Egli è l’incarnazione della legge divina, Egli è la sapienza che custodisce la vita.

In Gesù, Dio Padre, ci ama e ci dona la modalità scegliere il bene e la vita.

Il discorso proposto dal Vangelo di Matteo, è essenzialmente la via proposta da Gesù per vivere in pienezza, profondità, e sapienza la legge di Dio.

Egli ci chiede di vivere una vita buona, che supera la giustizia degli scribi e dei farisei: cioè la formalità, il sufficiente … infatti dice: “MAI IO VI DICO”!





Attento a non uccidere tuo fratello con il giudizio, con le parole… anche il non perdono uccide! Non solo il fratello, ma il non perdono uccide te stesso! Incattivisce il tuo cuore e ti fa vivere una vita non gradita a Dio!

L’adulterio. Gesù condanna il desiderio del cuore. Siamo in una società di veline ed ora anche di velini!
Nella nostra quotidiana esperienza costatiamo che l’occhio osserva e cattura ciò che al nostro cuore interessa maggiormente; l’occhio guarda nella direzione del cuore.

Ecco allora l’immagine forte: “cavalo e gettalo via da te”, oppure parlando della mano, “tagliala e gettala via da te”
Il Signore ci chiede di dominare il proprio cuore per dominare le nostre azioni.

Infatti al Cap. 15, Matteo, scrive:

“Ciò che invece esce dalla bocca viene dal cuore dell'uomo ed è questo che può renderlo impuro. Perché, è dal cuore che vengono tutti i pensieri malvagi che portano al male: gli assassinii, i tradimenti tra marito e moglie, i peccati sessuali, i furti, le menzogne, gli insulti. Sono queste le cose che fanno diventare impuro l'uomo”. (Testo TILC, Mt 15, 10-20).

Il discorso di Gesù passa dall’adulterio al ripudio. Qui il Signore è chiaro: il matrimonio legittimamente celebrato è inviolabile!
Un tema questo molto importante, che abbiamo molte volte trattato, e per il quale attendiamo il compimento del Sinodo dei Vescovi.

Infine “Non giurerai il falso, ma adempirai verso il Signore i tuoi giuramenti”.

Dire il falso vuol dire costruire un mondo falso!
Quando eravamo piccoli ci insegnavano che non bisognava giurare! Perché?

Anzitutto il giuramento evidenzia una certa sfiducia tra le persone; si dubita dell’onestà e della sincerità altrui.
Per Gesù bisogna essere fraterni anche in questo e soprattutto essere sinceri nella carità.
Attenti! La menzogna si costruisce con molte parole, invece la sincerità chiede poche parole: “il vostro parlare: “sì, sì”, “no, no”; il di più viene dal Maligno”.

Gesù chiede molto, sembra, ma in realtà chiede solo una cosa: la nostra libertà, cioè che tutta la capacità di scegliere sia per il bene e per la vita.

“Egli ti ha posto davanti fuoco e acqua: là dove vuoi tendi la tua mano”.
Amen.

venerdì 14 febbraio 2014

San Valentino Martire, prega per noi!





Oggi la Chiesa ricorda:

Beati 20 Mercedari di Palermo, vittime della carità
Santa Alessandra d'Egitto la Reclusa
Sant'Antonino abate Sorrento
Sant'Aussenzio Sacerdote ed archimandrita
Santi Bassiano, Tonione, Proto, Lucio, Cirione, Agatone, Mosè, Dionigi e Ammonio martiri in Alessandria d’Egitto
Sant'Eleucadio vescovo di Ravenna
San Giovanni Battista della Concezione sacerdote trinitario
Santi Modestino, Fiorentino e Flaviano Martiri, patroni di Avellino
San Nostriano vescovo di Napoli Vescovo
Beato Vincenzo Salanitro sacerdote mercedario
Beato Vincenzo Vilar David, padre di famiglia, martire in Spagna
San Vitale martire di Spoleto
San Zenone martire di Roma

San Valentino prete e martire (1)
San Valentino vescovo di Terni e martire (2)
San Valentino vescovo e martire di Terracina con San Damiano diacono e martire (3)

E altri 34 omonimi, appunto di nome “Valentino” (4), tutti martiri estratti dalle catacombe di Roma.

Santi Cirillo e Metodio, pregate per noi!





La Chiesa oggi ricorda

1.     Beati 20 Mercedari di Palermo, vittime della carità
2.     Santa Alessandra d'Egitto la Reclusa
3.     Sant'Antonino abate Sorrento
4.     Sant'Aussenzio Sacerdote ed archimandrita
5.     Santi Bassiano, Tonione, Proto, Lucio, Cirione, Agatone, Mosè, Dionigi e Ammonio martiri in Alessandria d’Egitto
6.     Sant'Eleucadio vescovo di Ravenna
7.     Santa Fortunata Martire, venerata a Baucina
8.     San Giovanni Battista della Concezione sacerdote trinitario
9.     Santi Modestino, Fiorentino e Flaviano Martiri, patroni di Avellino
10. San Nostriano vescovo di Napoli Vescovo
11. Beato Vincenzo Salanitro sacerdote mercedario
12. Beato Vincenzo Vilar David, padre di famiglia, martire in Spagna
13. San Vitale martire di Spoleto
14. San Zenone martire di Roma
15. San Valentino prete e martire
16. San Valentino vescovo di Terni e martire

E altri 34 omonimi, appunto di nome “Valentino”.

Questo significa che in molte città d’Italia e del mondo non si celebrano come da noi i Santi Cirillo e Metodio, Apostoli degli Slavi e patroni d’Europa.

Ma ora entriamo nelle letture.

Paolo e Bàrnaba, due fratelli nella fede che fanno cornice, nella festa odierna, a due fratelli di sangue e di fede: Cirillo e Metodio.
Nati a Tessalonica, uno dei luoghi evangelizzati dai Santi Apostoli, città a cui è indirizzata la lettera paolina ai Tessalonicesi.

Qui nacquero nel IX secolo. Cirillo morì a Roma il 14 febbraio 869; mentre Metodio, dopo la consacrazione episcopale, morì in Moravia il 6 aprile 885.

Il legame con la prima lettura tra Paolo e Bàrnaba , e Cirillo e Metodio è ancora più profondo.
Come Paolo e Bàrnaba, essi furono detti Apostoli: apostoli dei popoli slavi.

«Era necessario che fosse proclamata prima di tutto a voi la parola di Dio, ma poiché la respingete e non vi giudicate degni della vita eterna, ecco: noi ci rivolgiamo ai pagani. Così infatti ci ha ordinato il Signore: “Io ti ho posto per essere luce delle genti, perché tu porti la salvezza sino all’estremità della terra”».

Cirillo e Metodio, sono inviati dal Signore ad essere luce dei popoli slavi.
La opera missionaria ed evangelizzatrice di grande importanza, non solo da un punto di vista religioso, ma anche culturalmente e socialmente. Essi diedero un’identità linguistica e scritturistica agli slavi. Infatti la scrittura dei popoli slavi si chiama tutto oggi cirillica, da San Cirillo.

Un’invenzione importantissima. Pensate che essi anticiparono il Concilio Vaticano II, in cui si diede spazio liturgico alle lingue nazionali: ebbene essi ebbero il riconoscimento papale perché la lingua slava fosse lingua liturgica. Siamo nel IX secolo!

Tradussero in questa lingua la Scrittura e anche i testi della liturgia latina, per aprire ai nuovi popoli i tesori della parola di Dio e dei Sacramenti.
Quest’opera mi fa pensare ai nostri missionari che ancora oggi compiono quest’opera traducendo nelle lingue locali la Bibbia ed altro.

Quanto detto fin ora ci deve far riflettere. Sappiamo riproporre in modo adeguato, nell’oggi, il messaggio evangelico? Riusciamo a utilizzare gli strumenti contemporanei per porli a servizio del Regno di Dio?

Afferma papa Francesco:

"Fate conoscere Gesù al mondo della politica, degli affari, dell'arte, della scienza, della tecnologia e dei social media … Per favore pregate per me - ha concluso - ne ho bisogno. Io prometto di pregare per voi, specialmente per la Nostra Madre la benedetta Vergine Maria, Stella della nuova Evangelizzazione". (18 ottobre 2013)

Ecco allora ricordiamocelo: noi siamo allo stesso tempo messe e operai. Siamo bisognosi di evangelizzazione, ma siamo anche chiamati dal Signore ad evangelizzare.

Concludo con un pensiero tratto dell’Esortazione Apostolica “Evangelii gaudium”:

“Annunciare Cristo significa mostrare che credere in Lui e seguirlo non è solamente una cosa vera e giusta, ma anche bella, capace di colmare la vita di un nuovo splendore e di una gioia profonda”. (n. 167)
Amen.




mercoledì 12 febbraio 2014

San Damiano martire, prega per noi!





San Damiano martire in Africa
San Damiano martire, venerato a Salamanca (Spagna)
San Damiano martire, venerato a Fara Novarese (NO)

* tutti venerati il 12 febbraio