domenica 16 dicembre 2012

III DOMENICA DI AVVENTO (ANNO C) - GAUDETE





Oggi è quella che nella liturgia di Avvento è detta la “domenica in rosa”: la liturgia propone la possibilità del colore liturgico rosa al posto del viola, per significare e accompagnare il grido di gioia del profeta Sofonia: il giorno della sventura è finito, è l’ora del giorno del Signore.

Dobbiamo essere “sempre lieti”, fa eco a Sofonia l’Apostolo Paolo; frutto di questa serenità interiore è l’amabilità. Se cerchiamo il significato di questo termine nel vocabolario troviamo i sinonimi dolcezza, gentilezza e cortesia.

Possiamo dire che la gioia interiore da come frutto un dimensione umana amabile, cioè gentile, dolce e cortese.

Tutte queste caratteristiche umane e cristiane sono molto rare ai nostri giorni: la frenesia della vita ci fa dimenticare le maniere del vivere amabili, per cui non si chiede il permesso, si è bruschi in ogni dove… e se qualcuno appare gentile e cortese ci risulta strano … quasi non umano!

La gioia del credere deve segnare in noi una umanità nuova, amabile.
Ma la liturgia odierna oltre ad esortarci nel custodire la gioia, ad essere lieti e di conseguenza amabili, ci invita a percorrere la nostra via verso Cristo.

Infatti la provocazione del Battista, ascoltata domenica scorsa, trova in questa domenica un’eco nei suoi ascoltatori e di conseguenza deve trovarlo anche in noi.

“In quel tempo, … interrogavano Giovanni, dicendo: «Che cosa dobbiamo fare?»”.
Gli interlocutori sono la folla anonima e senza volto; i pubblicani (quindi i pubblici peccatori, e coloro che a causa del loro lavoro erano facilmente invischiati in traffici loschi – pensiamo a Matteo il pubblicano) e i soldati (che a causa del loro potere erano propensi allo strapotere).
Per ciascuno il Battista ha una risposta che può riportarci all’evento natalizio.

«Chi ha due tuniche, ne dia a chi non ne ha, e chi ha da mangiare, faccia altrettanto».
Condividete quello che avete, vivendo del sufficiente senza accumulare in modo frenetico.

Il Figlio di Dio è venuto in mezzo a noi condividendo la nostra dimensione umana e insegnandoci la strada della povertà e dell’umiltà evangelica.

È questa una sferzata contro il consumismo smodato. Contro al ricerca dell’ultimo oggetto di moda o con il tanto eccesso che abbiamo nelle nostre case. Pensate a quante giocattoli hanno in nostro figli e nipoti che poi vengo letteralmente buttati nelle ceste in qualche angolo di casa perché a Natale arrivano i nuovi dono…

«Non esigete nulla di più di quanto vi è stato fissato».
Vivete di quello che meritate e non fatevi prendere dalla bramosia dell’avere perché questa come un tarlo corrode la vostra vita e la rende malvagia.

Il Figlio di Dio è venuto in mezzo agli uomini a ripristinare la giustizia, facendosi empio per renderci giustizia.

È questa una sferzata a favore della giustizia sociale. Non posiamo rimanere impassibili di fronte all’ingiustizia sociale. Questo vuole dire fare scelte a favore della giustizia sociale. Pensiamo ad esempio all’acquisto equo e solidale, ma anche ai prodotti sotto costo che arrivano da luoghi del mondo dove non c’è giustizia sociale.. non dobbiamo alimentare questo tipo di mercato.

«Non maltrattate e non estorcete niente a nessuno; accontentatevi delle vostre paghe».
Non usate il vostro potere per servirvene contro altri, avete uno stipendio vivete del vostro stipendio con serenità senza compiendo opere di ingiustizia per arricchirvi a scapito di coloro che servite.

Il Figlio di Dio è venuto in questo mondo come colui che serve insegnando che il potere è servizio per il bene comune. Ricordiamo a tal proposito la lavanda dei piedi.

Altro sferzata. Dobbiamo ricordarci che ogni nostro ruolo sociale ed ecclesiale è un servizio e non un potere per averne vantaggi. Dobbiamo eliminare tutte quelle dimensioni sociali che hanno il gusto di mafiosità e omertosità, la nostra cultura ne è piena: se non la mafia, la camorra, l’’ndrangheta ogni altra forma di malavita non trovava terreno fertile.

Concludo con il pensiero del servo di Dio Paolo VI:
“Rallegratevi nel Signore, perché egli è vicino a quanti lo invocano con cuore sincero … Gli uomini devono evidentemente unire i loro sforzi per procurare almeno il minimo di sollievo, di benessere, di sicurezza, di giustizia, necessari alla felicità, a numerose popolazioni che ne sono sprovviste. Una tale azione solidale è già opera di Dio; essa corrisponde al comandamento di Cristo. Essa procura già la pace, ridona la speranza, rinsalda la comunione, apre alla gioia, per colui che dona come per colui che riceve, perché vi è più gioia nel dare che nel ricevere”.

venerdì 14 dicembre 2012

San Giovanni della Croce

Venerdì della II settimana di Avvento






«A chi posso paragonare questa generazione?». (Mt 11)

La generazione a cui riferisce Gesù è quella di sempre. Ieri come oggi.
In ogni tempo c’è sempre un malcontento per quello che è passato.
C’è sempre una nostalgia idealizzata di ciò che si è vissuto.
Spesso quanta sofferenza vivono i sacerdoti a causa dei fedeli che hanno la nostalgia del passato.
E magari quando quel passato era presente si lamentavano ugualmente.

Vi abbiamo suonato il flauto e non avete ballato, abbiamo cantato un lamento e non vi siete battuti il petto!” (Mt 11)

Voglia sempre quello che non c’è!
Oggi nevica vogliamo l’estate. Arriva la calura di agosto e voglio la neve di dicembre, siamo sempre incapaci di accogliere il presente come la possibilità che abbiamo.

“È venuto Giovanni, che non mangia e non beve, e dicono: “È indemoniato”. È venuto il Figlio dell’uomo, che mangia e beve, e dicono: “Ecco, è un mangione e un beone, un amico di pubblicani e di peccatori” (Mt 11)

Giudichiamo con i paraocchi: Giovanni non era solo colui che faceva penitenza, ma era anche colui che invita ad accogliere il Figlio dell’uomo che stava arrivando, eppure l’hanno giudicato come un folle (“è indemoniato”); Gesù era il Figlio dell’uomo eppure lo hanno giudicato come poco di buono perché “mangia e beve”.
Così facciamo con i sacerdoti: se mangia è un ciccione; se non mangia è un mal mostoso.
Non abbiamo mai criteri sapienti: che sappiano vedere oltre la possibiletà che ci è data.

“Ma la sapienza è stata riconosciuta giusta per le opere che essa compie” (Mt 11)

Eppure il bene che si nascondeva in Gesù e in Giovanni si è rivelato: chi l’ha voluto incontrare, senza anteporre un pregiudizio, ha conosciuto la salvezza che si rilevava in quell’incontro.

Siamo così richiamati a non cercare quello che non c’è!
Siamo richiamati a vivere il tempo che ci è dato come tempo di salvezza!

Facciamo guidare dal Signore, come abbiamo ascoltato nella prima lettura:
“Io sono il Signore tuo Dio che ti insegno per il tuo bene, che ti guido per la strada su cui devi andare” (Is 48)

Giovanni della Croce, che oggi ricordiamo, in questo venerdì della II settimana di Avvento, ebbe a subisse dolorose incomprensioni da parte dei confratelli di Ordine e di Riforma a causa della sua vocazione e del suo ruolo profetico nella Chiesa del XVI secolo.

Giovanni (nato a Fontiveros, Spagna, nel 1542 – morto a Ubeda, Spagna, il 14 dicembre 1591: cioè 421 anni fa) è fra i grandi maestri e testimoni dell’esperienza mistica del secolo d’oro della Chiesa di Spagna.
Entrato nel Carmelo con il nome di Fra Giovanni di San Mattia, ebbe un’accurata formazione umanistica e teologica.
Poco prima di essere ordinato sacerdote, l’incontro provvidenziale con una monaca carmelitana di nome Teresa di Gesù (Teresa d’Avila), di quasi trent’anni più anziana di lui.
Teresa espose a Giovanni il proprio progetto di riforma. Giovanni accettò.

Nel 1568, Teresa finalmente riuscì a fondare il primo convento maschile, a Duruelo, presso Avila. Giovanni (che da questo momento si chiamerà Giovanni della Croce) iniziava così una forma di vita religiosa, condividendo con Teresa l’ideale di riforma della vita carmelitana. Anzi fu lei stessa a cucirgli il primo saio di lana grezza. Nascevano così i Carmelitani Scalzi.

Tutto questo, che oggi è dono di Dio, fu visto all’epoca come follia e opera diabolica.
Ma come dice il Vangelo di oggi:
“Ma la sapienza è stata riconosciuta giusta per le opere che essa compie” (Mt 11)

Bisognerebbe qui spiegare tutta l’opera riformatrice di Teresa d’Avila, ma possiamo dire che se Teresa (che aveva protettori molto in alto, addirittura il re Filippo II) non venne toccata, la cattiveria umana si scatenò contro il povero Giovanni.

Per ordine superiore, sotto l’accusa di essere un frate ribelle e disobbediente, fu arrestato e incarcerato in un convento a Toledo. Gli lasciarono in mano solo il breviario. Fu maltrattato, umiliato e segregato in un’angusta prigione, con poca luce e molto freddo. Nove mesi di prigione: a pane e acqua (e qualche sardina), con una sola tonaca che gli marciva addosso, con il supplemento di sofferenza (flagellazione) ogni venerdì nel refettorio davanti a tutti.
Divorato dalla fame e dai pidocchi, consumato dalla febbre e dalla debolezza, dimenticato da tutti.

Ma non dimenticato da Teresa – che protestava con chi di dovere - e lo stesso Signore era misticamente con lui.
Alla vigilia dell’Assunta del 1578, fuggì coraggiosamente dal carcere, rischiando seriamente la vita, qualora fosse stato preso.
Le sofferenze inaudite di 9 mesi di carcere non furono vane. Infatti, due anni dopo, i Carmelitani Scalzi ottennero il riconoscimento da Roma, che significava autonomia.

“Ma la sapienza è stata riconosciuta giusta per le opere che essa compie” (Mt 11)

Giovanni della Croce era finalmente libero di espletare il suo ministero con tutte le sue qualità di cui era dotato, influendo positivamente tutti.

Dopo il suo cammino di croce, abbracciato per puro amore, ebbe le più alte illuminazioni mistiche di cui è cantore e dottore nelle sue opere: «La salita al monte Carmelo», «La notte oscura dell’anima», «Il cantico spirituale» e «La fiamma viva di amore».

Giovanni della Croce consumato nell’amore per Dio e per la Chiesa, arrivo a vederlo faccia a faccia 14 dicembre 1591 in Andalusia, a Ubeda.

Fu canonizzato da Benedetto XIII nel 1726, dichiarato dottore della Chiesa da Pio XI nel 1926, e Giovanni Paolo Il nel 1993 lo ha nominato patrono dei poeti in lingua spagnola.

Concludo. Ad una monaca che gli aveva scritto accennando alle difficoltà che egli aveva sofferto rispose:
“Non pensi ad altro se non che tutto è disposto da Dio. E dove non c’è amore, metta amore e ne riceverà amore”.
Un consiglio decisamente valido ancora oggi, per tutti.


giovedì 13 dicembre 2012

Santa Lucia di Siracusa

Giovedì della II settimana di Avvento




“Io sono il Signore, tuo Dio,
che ti tengo per la destra
e ti dico: «Non temere, io ti vengo in aiuto»”. (Is 41)

Queste parole del profeta Isaia sembrano rivolte alla Martire Lucia che oggi ricordiamo nella liturgia.

Santa Lucia, dal nome evocatore di luce, martirizzata a Siracusa sotto Diocleziano (nel 304), fa parte delle sette donne menzionate nel Canone Romano. Il suo culto universalmente ed è diffuso in tutto la Chiesa già dal V secolo.

Un nome che evoca luce, così come il giorno che stiamo attendendo: il Santo Natale di Gesù, il Dio con noi.

Gesù si fa “piccolo” per l’Avvento dei Regno dei Cieli, dalla sua nascita alla sua morte; così è "piccolo" Giovanni Battista; così è "piccola" Lucia di fronte ai suoi carnefici.
Così siamo chiamati noi ad essere "piccoli" per il Regno dei Cieli per essere grandi.

Ma qual è la piccolezza evangelica che ci viene richiesta?
Quella dell’obbedienza amorevole al Padre.

La Vergine e Martire Lucia interceda per noi in questa cammino di comprensione della novità del Vangelo.

mercoledì 12 dicembre 2012

Nostra Signora di Guadalupe

Mercoledì della II settimana di Avvento





Gesù ci invita: Venite a me, voi tutti”.
Egli si propone come la misura per la vita.
Non impone solo delle leggi da osservare ma egli stesso di sottomette alla legge per essere egli stesso la legge.
Ecco perché egli può dire “imparate da me”.
La misura del suo giogo è l’amore umile e mite (cioè obbediente alla volontà del Padre): questo lo rende dolce e leggero, perché l’amore obbediente è sempre un giogo leggero e mai un’oppressione che stanca e sfianca.

Gesù non vuole schiacciarci: non si aspetta che noi ci trasformiamo dall’oggi al domani, ma che noi siamo pronti a imparare da lui qualche cosa.

È questo il passo dell’evangelizzazione che penetra pian piano in noi e attraverso di noi nella nostra cultura e società.
È ciò che accadde dopo il 1531 in Messico.



L'apparizione del dicembre 1531, della "Morenita" all'indio Juan Diego, a Guadalupe, in Messico, è un evento che ha lasciato un solco profondo nella religiosità e nella cultura messicana. L'evento guadalupano fu un caso di “inculturazione” miracolosa: meditare su questo evento significa oggi porsi alla scuola di Maria, maestra di umanità e di fede, annunciatrice e serva della Parola, che deve risplendere in tutto il suo fulgore, come l'immagine misteriosa sulla tilma del veggente messicano.

La Dolce Signora che si manifestò sul Tepeyac non vi apparve come una straniera. Ella infatti si presenta come una meticcia o morenita, indossa una tunica con dei fiocchi neri all’altezza del ventre, che nella cultura india denotavano le donne gravide. È una Madonna dal volto nobile, di colore bruno, mani giunte, vestito roseo, bordato di fiori. Un manto azzurro mare, trapuntato di stelle dorate, copre il suo capo e le scende fino ai piedi, che poggiano sulla luna. Alle sue spalle il sole risplende sul fondo con i suoi cento raggi.

Alla scuola di Maria, “stella dell’evangelizzazione dei popoli e sostegno dei poveri”, viviamo il nostro cammino di adesione a Cristo: portando il suo giogo con umiltà e mitezza di cuore.
Amen.

lunedì 10 dicembre 2012

ICONA DI UN EVENTO E LUOGO DI UN MISTERO





“La Santa Casa di Loreto è icona non di astratte verità, ma di un evento e di un mistero: l’Incarnazione del Verbo”. Così si prinunciò il beato Giovanni Paolo II in un suo discorso sulla santuario mariano di Loreto.

Ma cosa si venera in questo luogo?

Il Santuario di Loreto è sorto nel luogo in cui, secondo la leggenda, la dimora di Maria Vergine sarebbe stata trasportata prodigiosamente dagli Angeli. Questo santuario risale al IV secolo, ed è uno dei più antichi. Il culto della Santa Casa si è poi diffuso in tutto il mondo dove furono edificati luoghi simili al sacro edificio di cui ora parleremo.

La Santa Casa è la casa della S. Madre di Dio, trasportata a Loreto da Nazareth, dove si trovava davanti alla Grotta, tuttora venerata nella basilica dell’Annunciazione.
Una ipotetica sovrapposizione tra i due luoghi – oggi possibile attraverso le nuove tecniche – mostrerebbe la coesistenza tra Grotta e Casa.

La data tradizione dell’arrivo della Santa Casa è il 1291. Fu portata in salvo dai Crociati in fuga dai luoghi santi. Inizialmente nel 1291 fu traslata nell’antica Illiria in un luogo imprecisato. Un santuario mariano a Tersatto (Croazia) è memoria di questa sosta.
Nella notte tra il 9 e 10 dicembre 1294 la casa è stata trasportata nell’antico territorio di Recanati, prima presso il porto (oggi Porto Recanati) poi presso l’attuale colle di Loreto.

Come mai Loreto?
Siamo in un’epoca della storia della Chiesa molto particolare. Il pontefice di quel periodo era papa Celestino V (San Pietro Celestino o da Morrone), famoso per la sua rinuncia al pontificato – Dante lo descrive come "colui che fece per viltade il gran rifiuto" – che non mise mai piede a Roma. Durante questa assenza papale la gestione delle indulgenze e la sistemazione delle reliquie era in mano al Vicario dell’Urbe, che dal 1291 al 1295 era il vescovo Salvo di Recanati. Vien da supporre che sia stato costui a convogliare le “sacra pietre” provenienti dall’opposta sponda dell’Adriatico, nella sua Diocesi a nome del Papa.

Ma sono veri quei “sacri mattoni”?
L’archeologia ha effettuato degli studi tra il 1955 – 1960 dimostrando che a Nazareth la Casa fu protetta in principio da una chiesa sinagogale (II – III secolo), poi nel secolo V da una basilica bizantina e infine nel secolo XII da una maestosa basilica crociata. Così che fino al 1291 poté resistere agli agenti atmosferici.

Altre scavi tra il 1962 – 1965, a Loreto, hanno appurato che la casa non ha fondamenta proprie ma poggia su un pubblica via; che subito è stata protetta con opere edilizie sofisticate e con un muro in mattoni all’intorno, detto dei recanatesi.
Questo attesta la volontà di protezione e di conservazione delle pareti originali. In più, per rendere il luogo adatto al culto, fu innalzata la parete dove sorge l’altare – che poggiava in origine alla Grotta – e la casa fu sopraelevata e allargata usando mattoni locali.

Questa doppia presenza è constatabile dal fatto che la sezione inferiore delle tre pareti originali è costituita da pietre che esistono a Nazareth, ma non a Loreto, e viceversa per la sezione superiore.
Lo stile delle pietre, soprattutto quelle in alto, presentano una finitura esterna caratteristica dei nabatei riscontrabile in Palestina.
In circa 60 pietre sono stati individuati graffiti – scritte e segni cristologici dei primi secoli – simili a quelli in Terra Santa, compresa Nazareth. Questi graffiti sono così marchio d’origine per le “sacre pietre” della Casa.
Infine. Sotto l’attuale altare novecentesco è custodito e protetto, da una grata metallica, il così detto “Altare degli apostoli”. Secondo la tradizione è giunto con le “sacre pietre”, la sua lavorazione è in stile nabateo sia della mensa che del cippo. È così denominato perché, secondo una devota amplificazione, vi avrebbero su di esso celebrato gli Apostoli quando erano nella Casa di Maria a Nazareth.




Dopo questa ricostruzione storico-archeologica, se pur in sintesi, ora torniamo alla nostra domanda iniziale: cosa si venera in questo luogo?

Non è certo un luogo di astratte verità, ma dell’evento iniziale della fede cristiana: il mistero dell’Incarnazione.
Ma in essa è avvenuta anche la concezione immacolata di Maria – “aurora che precede il sole di giustizia” (Messale Romano) - qui è nata ed è stata educata la Santa Madre di Dio dai Santi Gioacchino ed Anna.
Essa è la casa del fidanzamento tra “una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria” (Lc 1,27)
Ma anche la dimora, se pur saltuaria, dove visse la Sacra Famiglia, la quale abitava legalmente nella vicinissima casa di Giuseppe, che con la Casa di Maria era idealmente un’unica abitazione.
Infine la Casa ricorda il luogo dove Gesù “stava loro sottomesso” (Lc 2,51) e “cresceva in sapienza, età e grazia davanti a Dio e agli uomini” (Lc 2,52); e fa memoria del luogo dove Giuseppe assistito da Maria e da Gesù è morto.

Concludo, così come ho iniziato, con un pensiero del beato Giovanni Paolo II:
"La Santa Casa di Loreto è il primo Santuario di portata internazionale dedicato alla Vergine e vero cuore mariano della cristianità".


FONTE
* Il Messaggero della Santa Casa – Loreto , Luglio/Agosto 2009, pagg. 256 - 257

domenica 9 dicembre 2012

SECONDA DOMENICA DI AVVENTO (ANNO C)





Domenica scorsa ci siamo detti alla luce del profeta Geremia di non attendere l’Avvento di Cristo con paura o con angoscia, ma con gioia, perché come dice il profeta: “verranno giorni nei quali io realizzerò le promesse di bene”.

Anche questa domenica il profeta Baruc ci dice di avere fiducia in Dio perché dopo tutte le fatiche e le umiliazioni – qui il tema è l’esilio a Babilonia – ci sarà una sovrabbondanza di bene.

L’esilio a Babilonia è simbolo della lontananza da Dio, è il peccato di Israele, che lo ha allontanato dal Signore

Ora il popolo ritorna pieno di gioia – quanta gioia risuona nel Salmo 125 -, e Dio desidera questo ritorno, anzi lo prepara, lo incentiva: spinando gli ostacoli – montagne, rupi, valli – perché Israele proceda sicura, e per di più per aiutarlo in questo suo ritorno, perfino la natura allieva la calura del giorno facendo ombra durante il cammino del popolo.

Tutto questo avvenne un momento preciso della storia, così come in un momento preciso della storia dell’impero romanonell’anno quindicesimo dell’impero di Tiberio CesareDio prepara un altro incontro, un altro ritorno, prepara la strada della conversione del popolo affinché accolga l’Avvento del suo Figlio Unigenito che nella pienezza dei tempi era nato a Betlemme – al tempo di Cesare Augusto quando Quirinio era governatore della Siria.

Preparate la via del Signore. Siamo invitati questa domenica a vivere dei percorsi di avvicinamento o di riavvicinamento o di affinamento della nostra fede, cioè della nostra adesione messaggio evangelico. (dipende da ciascuno di noi: a che punto siamo?)

Il Signore lo desidera fortemente, e come ci ha raccontato già il profeta Baruc, ora l’evangelista Luca, citando il profeta Isaia, ci racconta che tutti gli ostacoli per questo incontro saranno abbattuti. L’uomo non deve cercare più Dio, ma è Dio stesso che viene incontro all’uomo: in Gesù ed “ogni uomo vedrà la salvezza di Dio!”.

Con l’Avvento di Cristo è iniziato un nuovo tempo di bene, che va accolto e vissuto. Dio desidera che tutto ciò abbiamo successo.
Abbandoniamoci alla volontà di Dio e l’opera buona iniziata con noi e in noi sarà portata a compimento.
Guardiamo cosa ha fatto con Maria di Nazareth. Il suo sì ha cambiato la sua vista e le sorti del mondo.
Saremo anche noi semplice voce prestata a Colui che è la Parola eterna, perché il Vangelo con la sua novità di vita sia il seme buona che porti a compimento l’opera buona iniziata da Dio in Gesù.
Preghiamo gli uni per gli altri perché cooperiamo per l’Avvento del Regno; preghiamo gli uni per gli altri per “essere integri e irreprensibili per il giorno di Cristo”, cioè interi, cioè non cristiani a metà, così veramente cristiani da non ricevere nessuna critica (che meta alta che ci propone San Paolo!).

Come argilla mi rimetto alle Tue mani,
perché Tu costruisca e faccia di me ciò che vuoi.
Liberami dai vincoli del mio io,
affinché possa meglio obbedire alla Tua volontà.
Liberami dalle difficoltà,
perché la vittoria testimoni il Tuo potere,
il Tuo amore,
le Tue vie a coloro che potrei aiutare.
Sia fatta sempre la Tua volontà!
(Alcolisti anonimi, Il filo, novembre 1999)


sabato 8 dicembre 2012

Immacolata Concezione di Maria





Vergine Santissima,
che piaceste al Signore e
diveniste sua Madre,
Immacolata nel corpo e nello spirito,
nella fede e nell'amore,
concepita senza peccato,
deh! Riguarda benigna ai miseri
che implorano il vostro
potente patrocinio!
Il maligno serpente,
contro il quale fu scagliata
la prima maledizione,
continua purtroppo a combattere
e a insidiare i miseri figli di Eva.
Deh! voi, o benedetta Madre nostra,
nostra Regina ed Avvocata
che fino dal primo istante
del vostro Concepimento
schiacciaste il capo del nemico,
accogliete le preghiere,
che uniti con voi in un cuor solo,
vi scongiuriamo di presentare
al trono di Dio,
perché non cediamo giammai
alle insidie che ci vengono tese:
cosicché tutti arriviamo
al porto della salute
e fra tanti pericoli, la Chiesa
 e la società cristiana
cantino ancora una volta
l'inno della liberazione,
della vittoria e della pace.
Così sia.
(S. Pio X)

venerdì 7 dicembre 2012

Novena all'Immacolata (9)





Segno di santità. – Maria La fedeltà di Maria al Signore dal primo fino all'ultimo istante della vita è il segno eloquente di santità per il cristiano. L'uomo raggiunge la santità quanto più è unito a Cristo e, come Maria, vive in comunione con lui.


Chiediamo a Maria
il dono della santità
per tutti i cristiani

Sant'Ambrogio Vescovo e Dottore della Chiesa

padre e maestro della Chiesa di Milano






I. O glorioso Sant'Ambrogio, che fedele alle divine disposizioni, diveniste per tutta la terra il maestro ed il modello d'ogni cristiana virtù, otteneteci, vi preghiamo, la grazia di non ambire giammai alcuna distinzione nel mondo, ma di mettere piuttosto la nostra gloria nell'adempiere esattamente la volontà del Signore.
Gloria...

II. O glorioso Sant'Ambrogio, che tutta la vostra vita impiegaste nel difendere contro gli assalti dell'eresia e dell'empietà tutte le verità della fede, otteneteci, vi preghiamo, la grazia di professar costantemente fino alla morte la nostra religione santissima che per gratuita donazione di Dio abbiamo la sorte di professare.
Gloria...

III. O glorioso Sant'Ambrogio, che non temeste di predicare la verità anche in faccia ai potenti, e trionfaste di tutti i cuori con la celeste vostra eloquenza, otteneteci, vi preghiamo, la grazia che non ci lasciamo mai dominare dagli umani rispetti, e con la dolcezza del nostro parlare e con la mansuetudine del nostro tratto, edifichiamo sempre i nostri prossimi, nell'atto medesimo che attendiamo alla santificazione di noi stessi.
Gloria...

giovedì 6 dicembre 2012

Novena all'Immacolata (8)





Immagine e modello della Chiesa. – Maria è colei che ha creduto per prima, e proprio con questa sua fede agisce amorevolmente su tutti coloro, che si affidano a lei come figli. Avvicinandosi a lei, i cristiani si accostano sempre più a Cristo.

Chiediamo a Maria
il dono della coerenza evangelica
nella Chiesa

"O uomo di Dio e servo fedele di Cristo"

memoria liturgica di San Nicola vescovo




Sii misericordioso, o uomo di Dio e servo fedele di Cristo, anche verso di noi, sia ora che nel secolo a venire. In te, infatti, abbiamo riposto la nostra speranza e a te rivolgiamo la nostra preghiera. Fra tutti, esseri visibili e invisibili, sei apparso il più degno di onore. Felice davvero è la città di Bari e sacra è la chiesa nella quale il Signore Iddio ti glorifica, e dove l’Altissimo santifica te, suo servo fedele. Tu sei, infatti, per tutti i cristiani il soccorritore e il difensore, liberandoci da tutti i nostri pericoli e da tutti i nostri mali. E ti preghiamo ancora, o Santo beatissimo, che hai potere e audacia presso il Signore, di intercedere per noi che sempre festeggiamo la tua ricorrenza e osserviamo la festa della traslazione delle tue reliquie, affinché veniamo salvati tramite le tue preghiere, per la grazia e la misericordia dell’unigenito Figlio, il Signore nostro Gesù Cristo. Per Lui e con Lui sia gloria e potenza, onore e adorazione al Padre, insieme allo Spirito Santo, buono e vivificatore, ora e sempre e per i secoli dei secoli. Amen.

Triduo a S. Ambrogio (3)






Vi saluto ed umilmente vi venero, o glorioso dottore Sant’Ambrogio, che con lo splendore della vostra celeste e soave dottrina avete illuminato il mondo, e dissipate le tenebre dell’errore, e chiamato alla Fede uno dei più grandi ingegni del vostro tempo, Sant’Agostino. Vi ringrazio di ogni beneficio ricevuto, e vi prego d’impetrarmi all’Eterno Divino Pastore la grazia di ben regolare l’anima mia, di apprendere le scienze necessarie per adempiere i miei doveri ed acquistare la vita eterna. Così sia.
3 Gloria