martedì 10 novembre 2020

LITANIE LAURETANE (NUOVE 2020)



“Mater Misericordiae”, “Mater Spei” e “Solacium migrantium”
, ovvero conforto, aiuto dei migranti: sono le tre nuove invocazioni inserite per volontà di Francesco nell’elenco delle Litanie Lauretane. Monsignor Roche del dicastero per il Culto Divino: sono preghiere legate all’attualità della vita

Alessandro De Carolis

Città del Vaticano, 20 giugno 2020

Un sole del quale si scoprono ogni tanto nuovi raggi. Si potrebbero pensare così le Litanie Lauretane, le secolari invocazioni alla Vergine che concludono tradizionalmente la recita del Rosario. A quelle già note Papa Francesco ha deciso di aggiungerne tre nuove: “Mater Misericordiae”, “Mater Spei” e “Solacium migrantium”, ovvero “Madre della Misericordia”, “Madre della Speranza” "Conforto" ma anche "Aiuto" dei migranti. 


 

Signore, pietà
Cristo, pietà
Signore, pietà.
Cristo, ascoltaci.
Cristo, esaudiscici.


Padre del cielo, che sei Dio,

Abbi pietà di noi.

Figlio, Redentore del mondo, che sei Dio, 
Spirito Santo, che sei Dio, 
Santa Trinità, unico Dio,


Santa Maria,

prega per noi.
Santa Madre di Dio,
Santa Vergine delle vergini, 
Madre di Cristo, 
Madre della Chiesa, 

Madre della misericordia

Madre della divina grazia,

Madre della speranza
Madre purissima, 
Madre castissima, 
Madre sempre vergine, 
Madre immacolata, 
Madre degna d'amore, 
Madre ammirabile, 
Madre del buon consiglio, 
Madre del Creatore, 
Madre del Salvatore, 
Madre di misericordia, 
Vergine prudentissima, 
Vergine degna di onore, 
Vergine degna di lode, 
Vergine potente, 
Vergine clemente, 
Vergine fedele, 
Specchio della santità divina, 
Sede della Sapienza, 
Causa della nostra letizia, 
Tempio dello Spirito Santo, 
Tabernacolo dell'eterna gloria, 
Dimora tutta consacrata a Dio, 
Rosa mistica, 
Torre di Davide, 
Torre d'avorio, 
Casa d'oro, 
Arca dell'alleanza, 
Porta del cielo, 
Stella del mattino, 
Salute degli infermi, 
Rifugio dei peccatori, 

Conforto dei migranti,
Consolatrice degli afflitti, 
Aiuto dei cristiani, 
Regina degli Angeli, 
Regina dei Patriarchi, 
Regina dei Profeti, 
Regina degli Apostoli, 
Regina dei Martiri, 
Regina dei veri cristiani, 
Regina delle Vergini, 
Regina di tutti i Santi, 
Regina concepita senza peccato originale, 
Regina assunta in cielo, 
Regina del santo Rosario, 
Regina della famiglia, 
Regina della pace.

 

Agnello di Dio che togli i peccati del mondo, 
perdonaci, o Signore.

Agnello di Dio che togli i peccati del mondo, 
ascoltaci, o Signore.

Agnello di Dio che togli i peccati del mondo, 
abbi pietà di noi.

Prega per noi, Santa Madre di Dio. 
E saremo degni delle promesse di Cristo.

 

Preghiamo. 
Concedi ai tuoi fedeli, 
Signore Dio nostro, 
di godere sempre la salute del corpo e dello spirito, 
per la gloriosa intercessione 
di Maria santissima, sempre vergine, 
salvaci dai mali che ora ci rattristano 
e guidaci alla gioia senza fine. 
Per Cristo nostro Signore. 
Amen.

lunedì 9 novembre 2020

ALCUNE PAROLE DI SUOR GERTRUDE-MARIE

 


Aspiro solo alla contemplazione di Dio. Voglio sempre sorridere a Dio e tutto quello che mi manda.

Ho bisogno di dare a Dio, ho bisogno di dare alle anime. La mia vita si deve riassumere in due parole: “Amore e sofferenza”

Per dare gioia a Gesù, bisogna saper farne a meno (della gioia). O Gesù perché Lei abbia tanta gioia che io non ne abbia per niente.

Quando si soffre, si parla meglio al Buon Dio: Padre; e, di fatto, non c’è per noi Padre più tenero e misericordioso che quando ci manda la croce.

Fin che io stia in terra, possa sacrificarmi per piacere al Nostro Signore; nel cielo non avrò più questo piacere. Gesù mio, moltiplicate le occasioni, ho così poco tempo da vivere.

Quando soffro molto, allora chiedo a Gesù di aumentare le mie sofferenze.

Dopo i voti perpetui: Dio mio, ho solo un bel giorno da trascorrere sulla terra, un giorno simile a quello che passa, è quello della mia morte. Questo giorno vi rinnoverò il dono di tutto il mio io. Questo giorno mi unirò a Lei per sempre.

(dal retro del santino)

domenica 8 novembre 2020

Anne-Marie Bernier (1870 - 1908)



Anne-Marie Bernier è nata Lion-d'Angers nel 1870. Entrata tra le suore di Saint-Charles di Angers nel febbraio 1887, riceve l'abito religioso con il nome di Gertrude-Marie il 21 giugno 1888. Originariamente assegnata ad insegnare, le cattive condizioni di salute la costrinsero a ritirarsi nella casa di Saint-Charles e infine ritorna a casa dei suoi genitori. Donna paziente, caritatevole e mistica.
 

Muore dopo una lunga malattia il 24 maggio 1908, lasciando diversi appunti spirituali che rimangono apprezzati fino ad oggi. La sua tomba è nel cimitero di Ouest di Angers, dove fu collocata nel 1913 dopo essere stata originariamente sepolta in una fossa comune. Non esiste traccia dell’apertura della sua causa di canonizzazione, anche se l’immagine con reliquia racconta una fama di santità. Difatti è vivo il ricordo di Suor Gertrude-Marie, tanto che sua tomba è molto visitata. Anche se da ricerche sul web si ha la sensazione di una figura spirituale un po' controversa.

FONTE

Vigilare nella speranza ...

 


Ai tempi di Gesù
la sposa aspettava nella casa dei genitori l’arrivo dello sposo. Dopo il tramonto del sole, lo sposo arrivava con un corteo nuziale per portarla nella sua casa. Alcune damigelle seguivano la sposa. Diverse ragioni potevano causare il ritardo dello sposo come, per esempio, lunghi discorsi con i genitori della sposa sui doni e sulla dote. Il tirare in lungo le trattative era di buon auspicio.

La parabola delle dieci vergini usando questa immagine culturale ci fa iniziare un percorso interiore che pian piano ci porterà alla festa di Cristo Re, nell’Avvento, fino al Natale del Signore: è la vigilanza, l’attesa del Messia, il Cristo, nell’attesa “ultimo giorno”, la parusia: il ritorno glorioso di Gesù e il compimento della storia. Tutto è riassunto nelle ultime parole: “Vegliate, dunque, perché non sapete né il giorno né l’ora”.

È un’attesa vigile, sapiente, saggia, prudente…. Il non condividere l’olio non è mancanza di compassione o di misericordia, ma l’evangelista ci vuole suggerire che non si può chiedere o pretendere ciò che non può essere dato.

La seconda lettura però ci sottolinea che l’avvento del regno è un giudizio: sui morti e sui vivi.

Dice San Paolo: “Non vogliamo, fratelli, lasciarvi nell’ignoranza a proposito di quelli che sono morti, perché non siate tristi come gli altri che non hanno speranza”.

 

Noi attendiamo il compimento di quello che speriamo, di quello che crediamo e di quello che amiamo. È la speranza di eternità, è il compimento dell’amore di Cristo, che è più forte della morte.

 

Vigilare nella speranza è certamente l’esercizio spirituale che dobbiamo compiere in queste straordinario tempo.

Più che mai in tempo di pandemia dobbiamo aprire i sensi (vista, udito …) sui segni di speranza e custodirli con un buon esercizio di intensa vita sacramentale e di vita di preghiera. Lontano da noi il lamento, è da disperati…. Difatti: La speranza … non delude, perché l'amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato. (S. Paolo)

Maria, madre della speranza, prega per noi.

Amen.

venerdì 6 novembre 2020

Cuore Nero...

 


E mi hai dipinto il cuore di nero
e credimi che sbagli se pensi che io non ero qua
ma adesso tu mi hai dipinto di nero
già lo so, già lo so







venerdì 30 ottobre 2020

Un martire "marocchino" ...



Anche se questa immagine, Marcello, è con il lineamenti europei, ed è di carnagione bianca, il glorioso martire era un "centurione ordinario di stanza a Tangeri", e quindi almeno di incarnato più scuro.

Secondo la «passio» di san Marcello il 21 luglio del 298 si celebrava la festa «augusti imperatori» e in quella data il santo, centurione ordinario di stanza a Tangeri, gettò le sue armi alla presenza della truppa riunita e proclamò la sua rinuncia al servizio militare per servire nella milizia di Cristo. Il 28 luglio fu interrogato dal preside Fortunato, il quale considerando la gravità del delitto, decise di rimandarlo al suo superiore gerarchico, Aurelio Agricolano di Tangeri. Il 30 ottobre Marcello fu di nuovo interrogato, questa volta a Tangeri, e condannato a morte. La devozione che, in seguito, aveva fatto di Marcello il patrono principale della città spagnola di León, si sviluppò lontano dai suoi resti mortali che si conservavano a Tangeri, per cui, subito dopo la liberazione di questa città, ad opera del re del Portogallo, León richiese le spoglie del suo martire. Il 29 marzo 1493 i resti di Marcello fecero il loro ingresso in città e vennero collocati nella chiesa a lui dedicata.


Martirologio Romano, 30 ottobre: A Tangeri in Mauritania, nell’odierno Marocco, passione di san Marcello, centurione, che nella festa dell’imperatore, mentre tutti sacrificavano agli dei, gettò la cintura militare, le armi e la vita stessa davanti alle insegne, professando di essere cristiano e di non poter più obbedire adeguatamente al giuramento militare, ma solo a Gesù Cristo, subendo per questo il martirio per decapitazione.


sabato 24 ottobre 2020

Sant'Archileone, prega per noi!

 


Si tratta di un antico asceta vissuto in Sicilia, definito con altri con l'appellativo di Greco, cioè orientale, designato col popolare appellativo di riverenza di "Calogeri" (buoni vecchi). Personaggio certamente storico legato all'esperienza monastica di Calogero di Sicilia, che con Onofrio e Filippo di Agira si adoperarono per evangelizzare l'isola, liberandola dai demòni. 

Archileone con Onofrio fu mandato a Paternò, dove visse i suoi ultimi anni di vita ritirato in una grotta. Archileone, con Calogero, Filippo e Onofrio sono parte del grande movimento monastico italo-greco, che ebbe un ruolo importante nella diffusione del cristianesimo nell’Italia Meridionale. 

Detto questo si comprende che il patrono di Sutera, Onofrio anacoreta, non può essere il socio di Archileone, ma semmai, si può dire che la latinizzazione dei culti nell'Italia meridionale ha portato a questa sovrapposizione di persone.

Sant'Archileone è compatrono di Sutera, in provincia di Caltanissetta, assieme a San Paolino di Nola e Sant’Onofrio, e viene ricordato il 12 giugno. 

Dal 1498 le sue reliquie si trovano all’interno del Santuario diocesano di San Paolino.

Due testi:

*P. Alessio jeromonaco, I Santi italo-greci dell’Italia Meridionale. Epopea spirituale dell'oriente cristiano, Nicola Calabria Editore, Patti (Me) 2004, pp. 149

*A. Amore, "Calogero" in Enciclopedia dei Santi, Vol. 3, coll. 696-699, Editrice Città Nuova, 1962 (Ristampa 1990)

Il testo è anche su wikipedia.



venerdì 23 ottobre 2020

Figlio della terra brianzola ... ex cattolica!

 

Il beato Giovannangelo Porro nacque nel 1451 a Seveso (Milano). Si fece frate dei Servi di Maria nel 1468, dopo la morte del padre. Fu dapprima nel convento di Milano, poi a Firenze dove venne ordinato sacerdote.


Per quasi 20 anni visse in solitudine nell'eremo di Monte Senario, aperto nel 1240 dai Sette santi fondatori. Il priore generale lo rivolle a Milano come esempio di vita in un momento di crisi nell'osservanza del carisma.


Morì nel 1505 e riposa incorrotto nella chiesa milanese dei Servi. Fino al 1966 si celebra la giornata del bambino ammalato in memoria della guarigione del piccolo Carlo Borromeo. È beato dal 1737.



Interceda per noi, o Signore, il beato Giovannangelo, che mirabilmente rifulse nell’impegno di un’autentica vita monastica e per l’insegnamento della tua dottrina, affinché, fisso in te il nostro cuore, perseveriamo nella vita evangelica e nel fervore apostolico. Per il nostro Signore.

(Dal proprio dei Servi di Maria)


giovedì 22 ottobre 2020

Per un'Europa unita nel bene!

 


Giovanni è nato nel 1386 a Capestrano, vicino all'Aquila, da un barone tedesco, ma da madre abruzzese. Studente a Perugia, si laureò e divenne ottimo giurista, tanto che Ladislao di Durazzo lo fece governatore di quella città. Ma caduto prigioniero, decise di farsi francescano, diventando amico di san Bernardino e difendendolo quando, a causa della devozione del Nome di Gesù, venne accusato d'eresia. Anch'egli così prese come emblema il monogramma bernardiniano. 







Il Papa lo inviò suo legato in Austria, in Baviera, in Polonia, dove si allargava sempre di più la piaga degli Ussiti. In Terra Santa promosse l'unione degli Armeni con Roma. Aveva settant'anni, nel 1456, quando si trovò alla battaglia di Belgrado investita dai Turchi. 

Per undici giorni e undici notti non abbandonò mai il campo. Ma tre mesi dopo, il 23 ottobre, Giovanni muore di peste a Ilok, in Croazia. È stato canonizzato da papa Alessandro VII il 16 ottobre 1690. 





Nel 1984 il Papa san Giovanni Paolo II lo ha proclamato patrono dei cappellani militari di tutto il mondo. 

È detto Apostolo dell’Europa unita, ma non come si intendeva, contro i turchi, ma auspichiamo, e invochiamolo, per un’Europa unita per il bene nel continente europeo, per la vera fraternità e per il rispetto di ogni diversità.

mercoledì 21 ottobre 2020

San Gaspare, prega per noi!



21 ottobre: San Gaspare del Bufalo, sacerdote, fedele a Gesù e al Papa durante la tirannia napoleonica.

 

"Il santo nasce nel 1786 in Roma (e senza fare del campanilismo non dispiace il sottolinearlo) in un momento storico particolarmente movimentato, con la Santa Sede alle prese con le conseguenze tumultuose della sanguinosa Rivoluzione francese. Giovanetto, frequenta la Chiesa del Gesù attigua alla sua abitazione di Palazzo Altieri. Lo attrae in modo particolare il santo missionario Francesco Saverio e si sente per un momento portato verso la Compagnia. Ma non era questo il disegno della Provvidenza. La sua vocazione era per il sacerdozio secolare, ma non davvero in una visione statica". (FONTE)

venerdì 16 ottobre 2020

"Guerriero forte", "chi si vanta, si vanti nel Signore": Gerardo Maiella.


 18La parola della croce infatti è stoltezza per quelli che si perdono, ma per quelli che si salvano, ossia per noi, è potenza di Dio. 19Sta scritto infatti:

Distruggerò la sapienza dei sapienti
e annullerò l'intelligenza degli intelligenti.

20Dov'è il sapiente? Dov'è il dotto? Dov'è il sottile ragionatore di questo mondo? Dio non ha forse dimostrato stolta la sapienza del mondo? 21Poiché infatti, nel disegno sapiente di Dio, il mondo, con tutta la sua sapienza, non ha conosciuto Dio, è piaciuto a Dio salvare i credenti con la stoltezza della predicazione. 22Mentre i Giudei chiedono segni e i Greci cercano sapienza, 23noi invece annunciamo Cristo crocifisso: scandalo per i Giudei e stoltezza per i pagani; 24ma per coloro che sono chiamati, sia Giudei che Greci, Cristo è potenza di Dio e sapienza di Dio. 25Infatti ciò che è stoltezza di

Dio è più sapiente degli uomini, e ciò che è debolezza di Dio è più forte degli uomini.

26Considerate infatti la vostra chiamata, fratelli: non ci sono fra voi molti sapienti dal punto di vista umano, né molti potenti, né molti nobili. 27Ma quello che è stolto per il mondo, Dio lo ha scelto per confondere i sapienti; quello che è debole per il mondo, Dio lo ha scelto per confondere i forti; 28quello che è ignobile e disprezzato per il mondo, quello che è nulla, Dio lo ha scelto per ridurre al nulla le cose che sono, 29perché nessuno possa vantarsi di fronte a Dio. 30Grazie a lui voi siete in Cristo Gesù, il quale per noi è diventato sapienza per opera di Dio, giustizia, santificazione e redenzione, 31perché, come sta scritto, chi si vanta, si vanti nel Signore. (1 Cor1)


IL NOME

Deriva dal nome germanico Gerhard, composto dai termini ger (o gaira, "lancia") e hart (o hard, hardu, "duro", "forte"). Il significato è interpretabile come "forte con la lancia"[4], "abile con la lancia"[5] o anche "guerriero forte”.

Latinizzato in forme quali Gherardus (direttamente dal tedesco Gerhard) Gerardus (dal francese Gérard), il nome Gerardo è diffuso maggiormente nell'Italia meridionale, soprattutto in Campania, nelle provincie di Foggia e Potenza e nella Calabria settentrionale. La variante Gherardo, invece, risulta più comune nel centro-nord Italia, mentre l'ipocoristico Gaddo è più tipico della Toscana.


Sebbene foneticamente simile, va precisato che il nome Giraldo non consiste in una variante di Gerardo, per quanto spesso i due nomi siano stati confusi l'uno con l'altro. (Wikipedia)






NEL MARTIROLOGIO E NELLA MEMORIA LOCALE

29 gennaio, beato Gerardo di Kremsmünster, abate

23 aprile, san Gerardo, vescovo di Toul

13 maggio, beato Gherardo di Villamagna, terziario francescano

25 maggio, beato Gerardo Mecatti, terziario francescano

29 maggio, san Gerardo, vescovo di Mâcon

6 giugno, san Gerardo dei Tintori, laico e fondatore dell’Ospedale

13 giugno, beato Gerardo di Chiaravalle, monaco, fratello di san Bernardo

30 luglio, san Gerardo Lutzelkolb, religioso francescano e martire

1 agosto, beato Gerarado (Gerhard) Hirschfelder, sacerdote e martire


a Dachau

11 agosto, san Gerardo pellegrino di Gallinaro, laico

24 settembre, san Gerardo Sagredo, detto "apostolo d'Ungheria", vescovo di Csanàd e martire presso Buda

3 ottobre, san Gerardo di Brogne, abate

13 ottobre, beato Gerardo, fondatore dell'Ordine di Malta

16 ottobre, san Gerardo Maiella, religioso redentorista

16 ottobre, beato Gerardo da Chiaravalle, abate, protomartire cistercense

30 ottobre, san Gerardo La Porta da Piacenza, vescovo di Potenza

15 novembre, beato Gerardo, religioso mercedario

5 dicembre, san Geraldo (Gerardo) di Braga, vescovo


29 dicembre, beato Gerardo Cagnoli, religioso francescano










IL SANTO


Gerardo Maiella. Umanamente parlando non è un granché: di costituzione gracile, di salute cagionevole, di istruzione scarsa. Anche perché ha dovuto iniziare a lavorare presto per mantenere la famiglia, visto che papà muore quando lui è ancora un bambino, senza aver avuto il tempo di insegnargli il suo mestiere di sarto. Finisce così, come apprendista, in casa di un sarto esperto, dove colleziona ingiurie e percosse, ma il ragazzino non si scompone più di tanto, perché sta imparando ad accettare tutto per “amor di Dio”. Quando potrebbe mettersi in proprio, decide invece di andare a fare il domestico nella casa del vescovo di Lacedonia: non è un posto molto ambito, perché il vescovo è prepotente, esigente e autoritario.

Quelli che l’hanno preceduto hanno resistito in quell’incarico al massimo tre settimane, lui vi resta per tre anni, cioè fino alla morte del vescovo, ed è forse l’unico a piangerlo sinceramente, perché è riuscito a scoprire i buoni sentimenti del padrone anche sotto la scorza di uomo burbero e insopportabile.

Tornato al paese, Muro Lucano, apre bottega, ma neanche come sarto è


un granché: prega più volentieri di quanto non sappia tagliare e cucire, è sempre incollato al tabernacolo o assorto in meditazione, più alla ricerca della volontà di Dio che attento alle esigenze dei clienti. La sua diventa la bottega del “sarto fai da te”, che non riesce a mettere un soldo da parte perché, quando si fa pagare, dopo aver comprato quello che serve alla mamma e alle sorelle, il suo denaro va a finire nelle tasche dei poveri o nella celebrazione di messe per i defunti.

Pensa seriamente di farsi religioso, ma la cosa è più facile a dirsi che a farsi: i Cappuccini gli dicono subito di no e anche con i Redentoristi le cose non vanno meglio: venuti in paese a predicare una missione, sono subito assediati e perseguitati da quel giovane che vuole diventare come loro e che essi non vogliono, perché oltre alla gracilità, che si vede ad occhio nudo, tutti lo descrivono come un po’ eccentrico, senza arte né parte, un buono a nulla, insomma. E così consigliano alla mamma di chiuderlo in camera, perché al momento della partenza non corra loro dietro. Il consiglio viene eseguito alla lettera, ma al mattino la mamma, nella stanza da letto, trova soltanto un foglio con poche, semplici parole: “Vado a farmi santo”. Annodando le lenzuola, infatti, il ragazzo è riuscito a calarsi dalla finestra: un’evasione in piena regola, un caso degno di “Chi l’ha visto”, se non fosse che di questa fuga si conoscono il motivo e la destinazione: raggiunti i missionari dopo dodici miglia, è riuscito, vista l’insistenza, a farsi accettare.


Lo mandano come “Fratello inutile” in vari conventi redentoristi, dove fa di tutto: il giardiniere, il sacrestano, il portinaio, il cuoco, l’addetto alla pulizia della stalla e in tutte queste umili semplicissime mansioni l’ex ragazzo “inutile” si esercita a cercare la volontà di Dio.

Ubbidientissimo, mortificato, devoto, semina amore e concordia mentre fa la questua. Ai poveri distribuisce tutto, anche i suoi pochi effetti personali. Nei semplici gesti che compie c’è del prodigioso e la gente grida al miracolo, che fiorisce al suo passaggio. Un giorno viene accusato di una relazione per lo meno sospetta con una ragazza: non si discolpa e non si giustifica, preferendo che la verità venga a galla da sola e cercando anche in questa prova dolorosa di fare la volontà di Dio. Sarà infatti discolpato proprio da chi l’aveva calunniato, mentre tutti ammirano il suo eroismo, la sua pazienza e la sua sopportazione. Un bel giorno è colpito dalla tubercolosi e deve mettersi a letto; sulla porta della sua cella ha fatto scrivere; “Qui si fa la volontà di Dio, come vuole Dio e fino a quando vuole Dio”.


Muore nella notte tra il 15 e il 16 ottobre 1755: ha soltanto 29 anni, dei quali appena tre passati in convento durante i quali ha fatto passi da gigante verso la santità.

Beatificato da Leone XIII nel 1893, Gerardo Majella è stato proclamato santo da Pio X nel 1904. da allora è uno dei santi più venerati del nostro Meridione, si continua a ricorrere alla sua intercessione e, in particolare, è conosciuto come il “santo dei parti felici” per la particolare protezione che molte mamme hanno sperimentato durante la gravidanza e al momento del parto. (Gianpiero Pettiti)