I cuccioli di Maura e Ubaldo ... e poi (QUI)
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martedì 21 giugno 2011
I Santi del Giorno, secondo il Calendario della Chiesa Ambrosiana di rito romano
| Cappella della clinica Zucchi in Monza |
21 giugno
SAN LUIGI GONZAGA, religioso
MEMORIA
Luigi (Castiglione delle Siviere, Mantova, 1568 – Roma 21 giugno 1591), rinunziando alla vita di corte in uno degli ambienti più fastosi della sua epoca, scelse la via della vita religiosa nella Compagnia di Gesù. Ebbe come guida spirituale san Roberto Bellarmino. Esemplare per lo spirito di sacrificio e il candore dei costumi, sigillò la sua breve testimonianza con la carità eroica al servizio degli appestati.
(dal PROPRIO DEI SANTI della Chiesa di Milano secondo il rito romano)
Martirologio Romano, 21 giugno: Memoria di san Luigi Gonzaga, religioso, che, nato da stirpe di principi e a tutti noto per la sua purezza, lasciato al fratello il principato avito, si unì a Roma alla Compagnia di Gesù, ma, logorato nel fisico dall’assistenza da lui data agli appestati, andò ancor giovane incontro alla morte.
domenica 19 giugno 2011
Solennità della Santissima Trinità: Padre, Figlio, Spirito Santo
In quel tempo, Gesù disse a Nicodemo: “Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna. Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui” (Gv 3,16-18).
In quel tempo, Paolo scrisse ai cristiani di Corinto: La grazia del Signore Gesù Cristo, l’amore di Dio e la comunione dello Spirito Santo siano con tutti voi (2Cor 13,11-13).
In quei giorni, il Signore scese nella nube … passò davanti a lui (Mosè) proclamando: “Il Signore, il Signore, Dio misericordioso e pietoso, lento all’ira e ricco di amore e di fedeltà” (Es 34,4b-6.8-9).
Tra le molte domande della nostra fede, una di quelle a cui è più difficile rispondere è questa: “Chi è Dio?”.
Potremmo senz’altro rispondere secondo le sane categorie del catechismo tradizionale, che Dio è l’Essere, quello perfetto e sommo, che ha creato cielo e terra.
Oppure dire chi è Dio per noi, che cosa ha voluto dire e cosa continua a voler dire Dio nella nostra vita di ogni giorno…
Ma non basta, e nessun’altra spiegazione, per quanto perfetta e precisa possa essere, basterebbe a spiegare Dio; perché Dio è “Altro”, perché Dio è molto di più di quanto si possa spiegare e immaginare. Allora, chi è Dio?
Tra i grandi santi, i più elevati come Agostino, hanno tentato di dirne qualcosa per via di intelligenza (l’episodio della buca sul mare); altri, come Teresa d’Avila, per via di una straordinaria esperienza mistica. Altri ancora, come Teresa di Gesù Bambino, ne hanno parlato in termini più semplici, comuni, comprensibili da chiunque abbia fatto l’esperienza esaltante dell’innamoramento del cuore. Altri infine con il vescovo Nicola di Myra, hanno usano immagine quotidiane (l’episodio del mattone al concilio di Nicea).
La Solennità di oggi ci vuole dare uno spunto in più per la nostra riflessione. La fede cristiana ci dice che Dio è uno solo, è Unico, ma in tre Persone tra loro uguali e distinte: il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo. È così che ce lo ha rivelato lo stesso Figlio, Gesù Cristo. Eppure, nemmeno così la domanda su Dio trova una risposta completa, soddisfacente.
Che cosa significa il Mistero della Trinità?
Se proviamo anche solo a considerare quante volte nominiamo la Santissima Trinità nell’Eucaristia, nei Sacramenti o anche solo nelle nostre preghiere quotidiane, a partire dal semplicissimo segno di croce del mattino. Ciò significa che la nostra fede e la nostra pietà non possono fare a meno di un riferimento costante e forte alla Santissima Trinità.
Agostino guarda al Mistero della Trinità con un concetto sempre molto attuale, ovvero quello di “comunità”. Le tre Persone della Trinità formano tra di loro una “Comunità d’Amore”, in cui proprio l’amore è alla base delle loro relazioni e della loro essenza. Dio è Amore: e come Amore si è sempre rivelato agli uomini. Ma Dio non potrebbe rivelarsi agli uomini come Amore se lui stesso, nella sua natura, non vivesse profondamente questa realtà. Gesù Cristo ci ha rivelato la sua figliolanza con Dio e ci ha inviato lo Spirito Santo: proprio per questo, Dio non può essere conosciuto dall’uomo se non come Padre, Figlio e Spirito Santo. E siccome in una relazione d’amore c’è sempre uno che ama e uno che è amato, e viceversa, e soprattutto tra i due c’è l’amore stesso che li lega, nella Trinità questo legame si personifica. Il Padre ama il Figlio, e viceversa il Figlio è amato dal Padre: questo amore che li unisce è lo Spirito Santo, da entrambi amato proprio perché è l’Amore, ovvero ciò che li unisce.
In una relazione d’amore comunitaria non esistono differenze né gerarchie: tutti si amano allo stesso modo, e nessuno osa mettersi su un piano superiore rispetto all’altro, altrimenti non ci sarebbe più amore ma dipendenza, addirittura servilismo e schiavitù, mentre l’amore è libertà, liberazione totale. Chi beneficia maggiormente di questo Amore tra i Tre non è nessuno dei Tre, ma l’oggetto privilegiato del loro Amore: l’Uomo. La comunità d’amore che è la Trinità non potrebbe essere compresa e amata dall’uomo se l’uomo stesso non si sentisse da lei amato.
Per questo motivo, celebrare la Solennità della Trinità non è solamente esaltare l’onnipotenza di Dio e la sua essenza, ma l’importanza che questa sua natura d’amore riveste per l’uomo. La Trinità, infatti, diventa per noi il modello di ogni relazione d’amore.
E così come l’Amore Trinitario si è aperto in Gesù Cristo ad ogni uomo, se il nostro amore domestico-quotidiano, per quanto intenso e duraturo possa essere, non si apre ad un amore più grande, che varca le soglie della nostra casa, a poco a poco si chiude su se stesso, soffoca, muore, e certamente non realizza in sé l’immagine dell’Amore di Dio.
Non c’è vero amore, in definitiva, per il cristiano, che non sia ad immagine e somiglianza dell’amore trinitario del Padre, del Figlio, dello Spirito Santo: un amore senza differenze, senza distinzioni, fatto di profondo rispetto reciproco, ma soprattutto aperto all’amore verso ogni uomo.
La Solennità della Trinità, perciò, ci deve aiutare sì a conoscere meglio Dio, ma in modo particolare a conoscerci meglio tra di noi per mezzo dell’Amore che Dio, in Gesù Cristo, attraverso il dono dello Spirito Santo, ha riversato nei nostri cuori.
Che senso avrebbe, in definitiva, sapere chi è Dio se poi non so amare i miei fratelli?
Dice l’apostolo Giovanni:
“Amiamoci gli uni gli altri, perché l'amore è da Dio: chiunque ama è generato da Dio e conosce Dio”
ELEVAZIONE ALLA SS. TRINITÀ
Mio Dio, Trinità che adoro,
aiutatemi a dimenticarmi interamente,
per fissarmi in voi, immobile e quieta come se la mia anima fosse già nell'eternità;
che nulla possa turbare la mia pace o farmi uscire da voi, mio immutabile Bene,
ma che ogni istante mi porti più addentro nella profondità del vostro mistero.
Pacificate la mia anima,
fatene il vostro cielo, la vostra dimora preferita e il luogo del riposo;
che io non vi lasci mai solo, ma sia là tutta quanta, tutta desta nella mia fede,
tutta in adorazione, tutta abbandonata alla vostra azione creatrice.
O mio amato Cristo, crocifisso per amore,
vorrei essere una sposa del vostro Cuore;
vorrei coprirvi di gloria e vi chiedo di rivestirmi di Voi stesso,
di immedesimare la mia anima con tutti i movimenti della vostra Anima,
di sommergermi, d'invadermi, di sostituirvi a me,
affinché la mia vita non sia che un'irradiazione della vostra vita.
Venite nella mia anima come Adoratore, come Riparatore e come Salvatore.
O Verbo Eterno, Parola del mio Dio, voglio passare la mia vita ad ascoltarvi;
voglio farmi tutta docilità per imparare tutto da voi.
Poi, attraverso tutte le notti, tutti i vuoti, tutte le impotenze,
voglio fissare sempre Voi e restare sotto la vostra grande luce.
O mio Astro amato,
incantatemi, perché non possa più uscire dallo splendore dei vostri raggi.
O Fuoco consumatore, Spirito d'amore,
scendete sopra di me,
affinché si faccia della mia anima come un'incarnazione del Verbo,
ed io sia per Lui un'aggiunta d'umanità nella quale Egli rinnovi tutto il suo mistero.
E Voi, o Padre,
chinatevi sulla vostra piccola creatura,
copritela con la vostra ombra, e non guardate in lei che il Diletto
nel quale avete riposto tutte le vostre compiacenze.
O miei TRE, mio Tutto,
mia Beatitudine, Solitudine infinita, Immensità in cui mi perdo,
mi consegno a Voi come una preda.
Seppellitevi in me, perché io mi seppellisca in Voi,
in attesa di venite a contemplare, nella vostra luce,
l'abisso delle vostre grandezze.
(Beata Elisabetta della Trinità)
I Santi del Giorno, secondo il Calendario della Chiesa Ambrosiana di rito romano
| Il ritrovamento dei Sacri Corpi |
19 giugno
SANTI PROTASO e GERVASO martiri
FESTA
Le notizie più antiche sui santi Gervasio e Protasio risalgono al 386, anno della invenzione (=ritrovamento) dei loro corpi a Milano ad opera di s. Ambrogio.
Il 7 giugno 386, nella zona cimiteriale di Porta Vercellina (nell'area compresa tra la basilica di S. Ambrogio, l'Università Cattolica e la caserma Garibaldi), nel sottosuolo antistante la basilica cimiteriale dei SS. Nabore e Felice, s. Ambrogio fece operare uno scavo: vi si trovarono i corpi dei due martiri il cui ricordo era andato praticamente perduto nella Chiesa di Milano.
La passio presenta Gervasio e Protasio come figli gemelli dei ss. Vitale e Valeria. Morti per fede i genitori, i due fratelli vendettero i beni di famiglia, ne distribuirono il ricavato ai poveri e si ritirarono in una casetta ove passarono dieci anni in preghiera e meditazione. Denunziati come cristiani ad Astasio, di passaggio per Milano diretto alla guerra contro i Marcomanni, non vollero assolutamente sacrificare e perciò furono condannati a morte. Gervasio morí sotto i colpi dei flagelli, Protasio venne invece decapitato.
La festa dei due martiri viene celebrata il 19 giugno anniversario della loro solenne traslazione del 386 nella basilica di S. Ambrogio. Sono venerati come compatroni della Diocesi di Milano.
(dal PROPRIO DEI SANTI della Chiesa di Milano secondo il rito romano)
Martirologio Romano, 19 giugno: A Milano, commemorazione dei santi Gervasio e Protasio, martiri, i cui corpi furono rinvenuti da sant’Ambrogio e in questo giorno solennemente traslati nella nuova basilica da lui costruita.
sabato 18 giugno 2011
Dopo il latte.. la nanna!
siamo in 9 cuccioli:
2 beige come il papà Ubaldo
2 neri
2 bianco e grigio come la mamma Maura
3 bianco e marrone
I nomi (ipotesi), ancora non si riconosce il sesso.
MASCHILI: Gerardo**, Marcellino**, Innocenzo**, Guglielmo**, Gilberto**, Eustorgio**
FEMMINILI: Grazia**, Paolina**, Tecla*, Adelaide*, Eufemia*, Carolina*
(*): sono nomi delle antenate
(**): sono nomi dei santi e beati del giorno della nascita (6 giugno)
I Santi del Giorno, secondo il Calendario della Chiesa Ambrosiana di rito romano
| San Romualdo abate |
18 giugno
SAN ROMUALDO, abate
Romualdo (Ravenna metà del sec. X – 19 giugno 1027), sacerdote e asceta, visse con straordinaria intensità e coerenza l’ideale monastico nei tre gradi: il cenobio (sant’Apollinare in Classe), l’eremo (Camaldoli presso Arezzo) e l’evangelizzazione dei pagani in terre lontane. I suoi discepoli si spinsero fino in Polonia.
(dal PROPRIO DEI SANTI della Chiesa di Milano secondo il rito romano)
Martirologio Romano, 19 giugno: San Romualdo, anacoreta e padre dei monaci Camaldolesi, che, originario di Ravenna, desideroso di abbracciare la vita e la disciplina eremitica, girò l’Italia per molti anni, costruendo piccoli monasteri e promovendo ovunque assiduamente tra i monaci la vita evangelica, finché nel monastero di Val di Castro nelle Marche mise felicemente fine alle sue fatiche.
venerdì 17 giugno 2011
Chi è il San Leonzio venerato a Torre Orsaia?
Secondo la tradizione locale, è il fratello dei gloriosi martiri e medici Cosma e Damiano. Ma credo che in realtà sia un martire delle catacombe, o forse (giocando di fantasia agiografica!) uno dei martiri di nome Leonzio del Martirologio Romano, ma non certo il fratello dei Santi Medici. Infatti i tre "compagni" di martirio di Cosma e Damiano non ebbero culto proprio senza i loro fratelli maggiori.
Certo rimane un problema: da dove provengono le reliquie venerate a Torre?
Da Roma? Dalle catacombe? Oppure dalle coste nord africane? E' forse il martire di Tripoli?
Solo Dio sà!Di recente ho scoperte che il reliquiario contiene le ss. reliquie di due martiri: Leonzio e Carpoforo.
Tutto ciò apre una nuova prospettiva: sono forse parte delle reliquie dei Ss. Martiri venerati tra Vicenza e Padova Leonzio e Carpoforo?
Chi sono costoro?
SANTI LEONZIO E CARPOFORO
martiri a Vicenza, ritenuti medici
![]() |
| pala d'altare di Magrè di Schio (VI) |
Due martiri particolarmente venerati nella diocesi vicentina. Le informazioni storiche su di loro sono assai incerte. Secondo una Passio del XIV secolo, si tratterebbe di due medici anàrgiri cristiani di origini arabe che sarebbero giunti nelle zone venete per esercitare la loro professione e diffondere la loro fede. Scoperti, furono denunciati e condotti davanti al prefetto di Aquileia che li condannò a morte per decapitazione. Subirono il martirio il 20 agosto 307. Dapprima sepolti nella basilica di San Felice in Vicenza, nel X secolo – per ripararle dalle invasioni ungare – le loro reliquie furono portate nella cattedrale cittadina, dove ancora si venerano. Alcune loro reliquie sono anche nella chiesa di San Vincenzo a Metz. I due santi sono compatroni della cattedrale di Vicenza.
Forti dubbi restano sulla storicità di questi due santi, la cui Passio, conservata nell’Archivio capitolare di Vicenza, come ha dimostrato don Domenico Casalin, è un adattamento di quella dei santi medici anàrgiri Cosma e Damiano.
A loro è dedicata la parrocchia di Magrè di Schio (VI) e di Lozzo Atestino (PD).
giovedì 16 giugno 2011
6 - 16 giugno: noi cresciamo!
| i cuccioli di Maura |
e mamma sorveglia su di noi!
Eccoci come eravamo 10 giorni fa: GUARDACI QUI!
16 giugno: Santi Martiri Giulitta con il figlio Quirico
| San Quirico (Chirico) martire patrono di Serra San Quirico (AN) |
| Santa Giulitta madre e martire patrona di Serra San Quirico (AN) |
Martirologio Romano, 16 giugno: In Asia Minore, commemorazione dei santi Quirico e Giulitta, martiri.
Inno ai martiri
O beati martiri,
o grappoli umani della vite di Dio,
il vostro vino inebria la Chiesa;
luci gloriose e divine,
che avete accettato con gioia tutti i tormenti
e vinto gli iniqui carnefici;
gloria alla potenza che vi ha assistito
quando combatteste!
Il Dio venuto per la nostra salvezza
abbia pietà di noi.
o grappoli umani della vite di Dio,
il vostro vino inebria la Chiesa;
luci gloriose e divine,
che avete accettato con gioia tutti i tormenti
e vinto gli iniqui carnefici;
gloria alla potenza che vi ha assistito
quando combatteste!
Il Dio venuto per la nostra salvezza
abbia pietà di noi.
(Rabbula di Edessa, Inni)
mercoledì 15 giugno 2011
15 giugno: San Vito martire
lunedì 13 giugno 2011
I Santi del Giorno, secondo il Calendario della Chiesa Ambrosiana di rito romano
| Statua del Santo Parrocchia di S. Maria del Monte San Sostene (CZ) |
13 giugno
SANT’ANTONIO DI PADOVA
sacerdote e dottore della Chiesa
MEMORIA
Antonio (Lisbona, Portogallo c.1195 – Padova 13 giugno 1231), dopo un’intensa vita ascetica presso i Canonici regolari agostiniani di Coimbra, passò fra i Minori di san Francesco d’Assisi, con il quale si incontrò alla Porziuncola (1221). Predicatore del Vangelo, esercitò il suo ministero nell’Italia del nord e nella Francia meridionale. Della sua predicazione restano significative testimonianze nei suoi scritti omiletici. E’ universalmente venerato dal popolo cristiano. Le reliquie del Santo si custodiscono nella basilica omonima, che è meta di continui pellegrinaggi.
(dal PROPRIO DEI SANTI della Chiesa di Milano secondo il rito romano)
Martirologio Romano, 13 giugno: Memoria di sant’Antonio, sacerdote e dottore della Chiesa, che, nato in Portogallo, già canonico regolare, entrò nell’Ordine dei Minori da poco fondato, per attendere alla diffusione della fede tra le popolazioni dell’Africa, ma esercitò con molto frutto il ministero della predicazione in Italia e in Francia, attirando molti alla vera dottrina; scrisse sermoni imbevuti di dottrina e di finezza di stile e su mandato di san Francesco insegnò la teologia ai suoi confratelli, finché a Padova fece ritorno al Signore.
Oggi…
13 anni della mia ordinazione sacerdotale
47 anni della morte della nonna Angela
1 anno della morte di don Aldo Farina, primo parroco della “Resurrezione di Gesù” di via Pisa
| Il Miracolo Eucaristico "della Mula" |
Il miracolo è avvenuto a Rimini.
« In virtù e in nome del Creatore, che io, per quanto ne sia indegno, tengo veramente tra le mani, ti dico, o animale, e ti ordino di avvicinarti prontamente con umiltà e di prestargli la dovuta venerazione. » | |
Come il santo ebbe finito di parlare, la mula, lasciando da parte il fieno, si sarebbe veramente avvicinata e inginocchiata, tra lo stupore e la commozione dei presenti, e l'eretico si sarebbe convertito. (da: Renzo Allegri, Il sangue di Dio. Storia dei miracoli eucaristici, Ancora)
![]() |
| La predica ai pesci |
"L'operato di Antonio contribuì, in questo senso, a cambiare il volto del Francescanesimo che in quegli anni si costruiva una regola e un'identità. Ricevette l'incarico di predicare nell'autunno del 1222 e il territorio affidatogli comprendeva, oltre alla Romagna, l'Emilia, la Marca Trevigiana, la Lombardia e la Liguria. Il territorio assegnatogli era molto vasto ma egli non si scoraggiò. Fonti tardive inseriscono qui la leggenda della predicazione ai pesci. Antonio si trovava probabilmente a Rimini dove era una forte comunità catara. Al disprezzo ricevuto per la sua predicazione egli si rivolse ai pesci che miracolosamente si affollarono verso di lui come per ascoltarlo”. (da: wikipedia.org)
domenica 12 giugno 2011
1861 - 2011: 150 anni dalla nascita del primo beato del popolo rom-sinti
o Del si tumentsa!
| Beato Zeffirino martire |
ROMA, domenica, 12 giugno 2011 (ZENIT.org).- Pubblichiamo di seguito il discorso pronunciato questo sabato da Benedetto XVI nel ricevere in udienza nell'Aula Paolo VI i rappresentanti delle diverse etnie di Zingari e Rom provenienti da tutta Europa in occasione del 150° anniversario della nascita e del 75° del martirio di Zefirino Gimenèz Malla, il primo Beato zingaro della storia.
* * *
Venerati Fratelli,
cari fratelli e sorelle!
o Del si tumentsa! [il Signore sia con voi!]
È per me una grande gioia incontrarvi e darvi un cordiale benvenuto, in occasione del vostro pellegrinaggio alla tomba dell’Apostolo Pietro. Ringrazio l’Arcivescovo Mons. Antonio Maria Vegliò, Presidente del Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti, per le parole che mi ha rivolto anche a nome vostro e per aver organizzato l’evento. Estendo l’espressione della mia gratitudine anche alla Fondazione “Migrantes” della Conferenza Episcopale Italiana, alla Diocesi di Roma e alla Comunità di Sant’Egidio, per aver collaborato a realizzare questo pellegrinaggio e per quanto fanno quotidianamente per la vostra accoglienza e integrazione. Un “grazie” particolare a voi, che avete offerto le vostre testimonianze, davvero significative.
Siete giunti a Roma da ogni parte d’Europa per manifestare la vostra fede e il vostro amore per Cristo, per la Chiesa - che è una casa per tutti voi - e per il Papa. Il Servo di Dio Paolo VI rivolse agli Zingari, nel 1965, queste indimenticabili parole: “Voi nella Chiesa non siete ai margini, ma, sotto certi aspetti, voi siete al centro, voi siete nel cuore. Voi siete nel cuore della Chiesa”. Anch’io ripeto oggi con affetto: voi siete nella Chiesa! Siete un’amata porzione del Popolo di Dio pellegrinante e ci ricordate che “non abbiamo quaggiù una città stabile, ma andiamo in cerca di quella futura” (Eb 13,14). Anche a voi è giunto il messaggio di salvezza, a cui avete risposto con fede e speranza, arricchendo la comunità ecclesiale di credenti laici, sacerdoti, diaconi, religiose e religiosi zingari. Il vostro popolo ha dato alla Chiesa il beato Zefirino Giménez Malla, di cui celebriamo il centocinquantesimo anniversario della nascita e il settantacinquesimo del martirio. L’amicizia con il Signore ha reso questo Martire testimone autentico della fede e della carità. Con l’intensità con cui egli adorava Dio e scopriva la sua presenza in ogni persona e in ogni avvenimento, il beato Zefirino amava la Chiesa e i suoi Pastori. Terziario francescano, rimase fedele al suo essere zingaro, alla storia e all’identità della propria etnia. Sposato secondo la tradizione dei gitani, assieme alla consorte decise di convalidare il legame nella Chiesa con il sacramento del Matrimonio. La sua profonda religiosità trovava espressione nella partecipazione quotidiana alla Santa Messa e nella recita del Rosario. Proprio la corona, che teneva sempre in tasca, divenne causa del suo arresto e fece del beato Zefirino un autentico “martire del Rosario”, poiché non lasciò che gliela togliessero di mano nemmeno in punto di morte. Oggi, il beato Zefirino vi invita a seguire il suo esempio e vi indica la via: la dedizione alla preghiera e in particolare al Rosario, l’amore per l’Eucaristia e per gli altri Sacramenti, l’osservanza dei comandamenti, l’onestà, la carità e la generosità verso il prossimo, specialmente verso i poveri; ciò vi renderà forti di fronte al rischio che le sette o altri gruppi mettano in pericolo la vostra comunione con la Chiesa.
La vostra storia è complessa e, in alcuni periodi, dolorosa. Siete un popolo che nei secoli passati non ha vissuto ideologie nazionaliste, non ha aspirato a possedere una terra o a dominare altre genti. Siete rimasti senza patria e avete considerato idealmente l’intero Continente come la vostra casa. Tuttavia, persistono problemi gravi e preoccupanti, come i rapporti spesso difficili con le società nelle quali vivete. Purtroppo lungo i secoli avete conosciuto il sapore amaro della non accoglienza e, talvolta, della persecuzione, come è avvenuto nella II Guerra Mondiale: migliaia di donne, uomini e bambini sono stati barbaramente uccisi nei campi di sterminio. È stato - come voi dite - il Porrájmos, il “Grande Divoramento”, un dramma ancora poco riconosciuto e di cui si misurano a fatica le proporzioni, ma che le vostre famiglie portano impresso nel cuore. Durante la mia visita al campo di concentramento di Auschwitz-Birkenau, il 28 maggio 2006, ho pregato per le vittime della persecuzione e mi sono inchinato di fronte alla lapide in lingua romanes, che ricorda i vostri caduti. La coscienza europea non può dimenticare tanto dolore! Mai più il vostro popolo sia oggetto di vessazioni, di rifiuto e di disprezzo! Da parte vostra, ricercate sempre la giustizia, la legalità, la riconciliazione e sforzatevi di non essere mai causa della sofferenza altrui!
Oggi, grazie a Dio, la situazione sta cambiando: nuove opportunità si aprono davanti a voi, mentre state acquistando nuova consapevolezza. Nel tempo avete creato una cultura dalle espressioni significative, come la musica e il canto, che hanno arricchito l’Europa. Molte etnie non sono più nomadi, ma cercano stabilità con nuove aspettative di fronte alla vita. La Chiesa cammina con voi e vi invita a vivere secondo le impegnative esigenze del Vangelo confidando nella forza di Cristo, verso un futuro migliore. Anche l’Europa, che riduce le frontiere e considera ricchezza la diversità dei popoli e delle culture, vi offre nuove possibilità. Vi invito, cari amici, a scrivere insieme una nuova pagina di storia per il vostro popolo e per l’Europa! La ricerca di alloggi e lavoro dignitosi e di istruzione per i figli sono le basi su cui costruire quell’integrazione da cui trarrete beneficio voi e l’intera società. Date anche voi la vostra fattiva e leale collaborazione, affinché le vostre famiglie si collochino degnamente nel tessuto civile europeo! Numerosi tra voi sono i bambini e i giovani che desiderano istruirsi e vivere con gli altri e come gli altri. A loro guardo con particolare affetto, convinto che i vostri figli hanno diritto a una vita migliore. Sia il loro bene la vostra più grande aspirazione! Custodite la dignità e il valore delle vostre famiglie, piccole Chiese domestiche, perché siano vere scuole di umanità (cfr Gaudium et spes, 52). Le istituzioni, da parte loro, si adoperino per accompagnare adeguatamente questo cammino.
Infine, anche voi siete chiamati a partecipare attivamente alla missione evangelizzatrice della Chiesa, promuovendo l’attività pastorale nelle vostre comunità. La presenza tra di voi di sacerdoti, diaconi e persone consacrate, che appartengono alle vostre etnie, è dono di Dio e segno positivo del dialogo delle Chiese locali con il vostro popolo, che occorre sostenere e sviluppare. Date fiducia e ascolto a questi vostri fratelli e sorelle, e offrite insieme a loro il coerente e gioioso annuncio dell’amore di Dio per il popolo zingaro, come per tutti i popoli! La Chiesa desidera che tutti gli uomini si riconoscano figli dello stesso Padre e membri della stessa famiglia umana. Siamo alla Vigilia di Pentecoste, quando il Signore effuse il suo Spirito sugli Apostoli che cominciarono ad annunciare il Vangelo nelle lingue di tutti i popoli. Lo Spirito Santo elargisca i suoi doni in abbondanza su tutti voi, sulle vostre famiglie e comunità sparse nel mondo e vi renda testimoni generosi di Cristo Risorto. Maria Santissima, tanto cara al vostro popolo e che voi invocate come “Amari Devleskeridej”, “Nostra Madre di Dio”, vi accompagni per le vie del mondo e il beato Zefirino vi sostenga con la sua intercessione.
Ringrazio di cuore tutti voi giunti qui alla sede di Pietro per manifestare la vostra fede e il vostro amore per la Chiesa e per il Papa. Il Beato Zefirino sia per tutti voi esempio di una vita vissuta per Cristo e per la Chiesa, nell’osservare i comandamenti e nell’amore verso il prossimo. Il Papa è vicino a ognuno di voi e vi ricorda nelle sue preghiere. Il Signore benedica voi, le vostre comunità, le vostre famiglie e il vostro futuro. Il Signore vi doni salute e fortuna. Rimanete con Dio!
Grazie! E buona Pentecoste a tutti voi!
[© Copyright 2011 - Libreria Editrice Vaticana]
Gli altri testimoni del Vangelo del popolo rom-sinto, in causa di beatificazione, sono:
- serva di Dio Emilia Fernàndez Rodriguez martire zgitana in Spagna
- servo di Dio Juan Ramòn Gil Torres martire zgitano a Monovar in Spagna
| Emilia Fernàndez Rodriguez |
| Juan Ramòn Gil Torres |
PREGHIERA AL BEATO ZEFFIRINO
beato Zeffirino (Ceferino) Gimenez Malla, martire gitano
O Glorioso Martire del popolo sinti-rom,
in Italia siamo sempre alle solite,
quando qualcuno muore, allora si pensa ai problemi,
se no tutto procede come al solito,
nessuno sa nulla e tutto è legale.
Poi muoio bruciati, per la loro situazione di povertà
quattro bambini del tuo popolo,
allora il popolo italico, i suoi sindaci e i suoi governanti si accorgono che le grandi città italiane hanno le loro "città della gioia" come le grandi città del sud del mondo.
O glorioso martire Zeffirino,
prega per il popolo italico,
perchè abbia cuore capace di compassione
e non solo di commozione temporanea,
perchè ogni tanto muore qualcuno,
così che
sappia prevenire che curare,
e realizzare il Regno di Dio
anche nelle "piccole" cose di ogni giorno.
Amen.
7 febbraio 2011
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