giovedì 27 novembre 2025

In piazza ...

 


Al Direttore, Gazzetta del Sud, 1 settembre 2021

Gentilissimo Direttore,
Ho molto pensato prima di scrivere questa lettera. Non voglio alzare l'indice contro qualcuno, ma solo condividere il dolore che provo da qualche anno ad oggi, quando ritorno in S. Sostene, un piccolo paese in provincia di Catanzaro.
Sono originario da parte paterna del suddetto paese, uno di quelli che al nord è stigmatizzato perché originario del sud, e al sud perché vive al nord, in due parole: terrone e polentone.
Vado in Calabria dal 1968, avevo 3 mesi, la prima volta. Così ho imparato ad amare questi luoghi. Anni fa quando arrivava giugno provano una profonda nostalgia prima dei giorni della partenza. Faccio parte di quelle generazione che assalivano il treno per trovare il posto, perché in passato, come certamente è a conoscenza, il biglietto pagato non dava diritto al posto, ma solo al viaggio.
Ho vissuto lunghe e intense vacanze con i nonni, in semplicità e con grande gioia.
Erano vacanze povere. Qualche volta al mare con qualche vicino di casa o parente in autobus, per il resto in giro per il paese o tra gli orti, a giocare con i coetanei, fino all'arrivo dei genitori, e allora si andava ogni giorno al mare in auto. Erano vacanze, che ripensate oggi, avevano una grande semplicità… povertà di mezzi, ma genuine e gioiose.
Grande momento era la festa del patrono, il 15 e il 16 agosto. Un evento. Il nonno dava la mancia e alla fiera della festa compravo un gioco… spesso la pistola ad acqua, che creava tanti guai.
Il tempo è passato, la generazione dei nonni è passata, per la maggior parte, alla vita eterna. I tempi delle vacanze si sono fatti brevi, e per vari motivi non tutti ritornano. Il paese si è spopolato e molte case sono chiuse da anni, se non decenni. Alcuni vendono, ma è difficile, altri lasciano all'abbandono: case, orti, terreni, oliveti e castagneti.
Le case sono in balia dell'abbandono, ma da qualche anno, passeggiando per i vicoli, si nota che sono anche in preda di sciacalli che sfondano porte e finestre e depredato o deturpano i contenuti. Certo le case aperte poi rimangono preda di curiosi e delle intemperie, così che il tutto appare desolato e deturpato.
Provo molta tristezza nel vedere un paese così violato e abbandonato. La sensazione che si prova è distruzione, come dopo un terremoto, ma la ricostruzione non fa parte del progetto futuro.
Esiste anche la frazione marina, più popolosa del paese in collina, ma che fin dall'inizio è nata senza un criterio urbanistico. Così appare disordinata e caotica. Case che si alternano a pezzi di terreni incolti e pieni di sterpaglie, tutto senza un minimo di bellezza, cosa che ancora il paese in collina custodisce almeno al primo impatto visivo.
Cosa accadrà tra 20 anni di questo paese tra collina e mare?
Grazie della lettura.
Cordialmente






Al Direttore, Gazzetta del Sud, 27 novembre 2025


Tutto questa ha segnato anche la processione del Patrono: passare in vincoli così è pericoloso, chi si prende la responsabilità?

Ma perché tutto questo?

Tutti amano il paese, a parole, se no questo mio pensiero avrebbe già avuto eco…


Ho aggiornato la lettera, gentilissimo Direttore, perché nel 2021 non ebbi nemmeno una risposta. Magari ora nella piazza dei social, ha più risposta!

Cordialmente
Marco.

PS. Mio padre mi ha insegnato ad ascoltare questo grande cantante folk


Nessun commento: