giovedì 27 novembre 2025

Le apparizioni di Rue du Bac





L’esperienza vissuta da Alfonso Ratisbonne a Sant’Andrea delle Fratte è atipica per molti aspetti eppure è strettamente connessa all’apparizione a Rue du Bac a Parigi. La conversione, infatti, è considerata come il più grande miracolo attribuibile alla Medaglia che il giovane ebreo portava al collo per scherno.

La medaglia miracolosa è legata alle apparizioni della Vergine Maria a Caterina Labouré, allora giovane novizia delle Figlie della Carità di San Vincenzo de Paoli. Caterina, da giugno a dicembre del 1830, riceve per tre volte la grazia dell’apparizione dell’Immacolata.

 

Il 18 luglio 1830, alle 23:30, la giovane novizia si sente chiamare per nome. Un misterioso bambino è ai piedi del letto e la invita ad alzarsi per andare in Cappella dove la Vergine Maria la attende. Arrivati nella cappella, Caterina vive uno dei momenti più dolci della sua vita: una volta inginocchiatasi, poggia le sue mani sulle ginocchia di Maria che è seduta sulla sedia del sacerdote.

Il 27 novembre del 1830, durante l’orazione pomeridiana delle novizie, Caterina vide distintamente la Vergine ritta su un globo che con i piedi schiacciava un serpente, le mostra l’immagine della medaglia e le chiede di coniarla. 

Nel mese di dicembre del 1830, durante la meditazione, l’Immacolata si manifesta per l’ultima volta a Caterina dicendole che non la vedrà mai più.

“Conia questa medaglia”

I primi esemplari della Medaglia furono coniati nel 1832 ed ebbero una diffusione inaspettata. In quello stesso periodo a Parigi imperversava un’epidemia di colera e le suore della Carità distribuirono la medaglietta tra i malati, molti dei quali guarivano e per questo si diffuse con il nome di Medaglia Miracolosa.

Nei primi anni, nessuno, se non il confessore della Labourè, conosceva l’origine di quella effige. Caterina visse il suo rapporto privilegiato con Maria con grande riservatezza e solo dopo molto tempo si venne a conoscenza del fatto che era stata la Vergine stessa a richiedere la coniazione della Medaglia il 27 novembre del 1830.

Quel giorno, durante l’orazione pomeridiana delle novizie, Caterina vide distintamente la Vergine ritta su un globo che con i piedi schiacciava un serpente. Le mani di Maria erano aperte, dalle dita partivano raggi luminosi in tutte le direzioni e una voce interiore le diceva: «Questi raggi sono il simbolo delle Grazie che Maria ottiene per gli uomini». Quella immagine venne poi gradatamente incorniciata in un ovale e a lettere d’oro si impresse l’invocazione: «O Maria, concepita senza peccato, pregate per noi che ricorriamo a Voi».

Caterina riuscì anche a vedere il retro della Medaglia; sulla parte superiore apparve una lettera M nella quale si intrecciava una croce, simboleggianti il nome di Maria e il sacrificio del Redentore.

In basso sul fondo comparvero due cuori, uno coronato di spine e l’altro trafitto da una spada. Queste due immagini rappresentano il Sacro Cuore di Gesù e il Cuore Immacolato di Maria e sembrano essere un chiaro richiamo alle visioni mistiche di santa Margherita Maria Alacoque avvenute nel 1644 a Paray-le-Monial (Francia).

Al termine, la novizia udì una voce interiore che le ingiunse di far coniare la Medaglia con la promessa che «le persone che la porteranno con fiducia, riceveranno grandi grazie».

FONTE


In piazza ...

 


Al Direttore, Gazzetta del Sud, 1 settembre 2021

Gentilissimo Direttore,
Ho molto pensato prima di scrivere questa lettera. Non voglio alzare l'indice contro qualcuno, ma solo condividere il dolore che provo da qualche anno ad oggi, quando ritorno in S. Sostene, un piccolo paese in provincia di Catanzaro.
Sono originario da parte paterna del suddetto paese, uno di quelli che al nord è stigmatizzato perché originario del sud, e al sud perché vive al nord, in due parole: terrone e polentone.
Vado in Calabria dal 1968, avevo 3 mesi, la prima volta. Così ho imparato ad amare questi luoghi. Anni fa quando arrivava giugno provano una profonda nostalgia prima dei giorni della partenza. Faccio parte di quelle generazione che assalivano il treno per trovare il posto, perché in passato, come certamente è a conoscenza, il biglietto pagato non dava diritto al posto, ma solo al viaggio.
Ho vissuto lunghe e intense vacanze con i nonni, in semplicità e con grande gioia.
Erano vacanze povere. Qualche volta al mare con qualche vicino di casa o parente in autobus, per il resto in giro per il paese o tra gli orti, a giocare con i coetanei, fino all'arrivo dei genitori, e allora si andava ogni giorno al mare in auto. Erano vacanze, che ripensate oggi, avevano una grande semplicità… povertà di mezzi, ma genuine e gioiose.
Grande momento era la festa del patrono, il 15 e il 16 agosto. Un evento. Il nonno dava la mancia e alla fiera della festa compravo un gioco… spesso la pistola ad acqua, che creava tanti guai.
Il tempo è passato, la generazione dei nonni è passata, per la maggior parte, alla vita eterna. I tempi delle vacanze si sono fatti brevi, e per vari motivi non tutti ritornano. Il paese si è spopolato e molte case sono chiuse da anni, se non decenni. Alcuni vendono, ma è difficile, altri lasciano all'abbandono: case, orti, terreni, oliveti e castagneti.
Le case sono in balia dell'abbandono, ma da qualche anno, passeggiando per i vicoli, si nota che sono anche in preda di sciacalli che sfondano porte e finestre e depredato o deturpano i contenuti. Certo le case aperte poi rimangono preda di curiosi e delle intemperie, così che il tutto appare desolato e deturpato.
Provo molta tristezza nel vedere un paese così violato e abbandonato. La sensazione che si prova è distruzione, come dopo un terremoto, ma la ricostruzione non fa parte del progetto futuro.
Esiste anche la frazione marina, più popolosa del paese in collina, ma che fin dall'inizio è nata senza un criterio urbanistico. Così appare disordinata e caotica. Case che si alternano a pezzi di terreni incolti e pieni di sterpaglie, tutto senza un minimo di bellezza, cosa che ancora il paese in collina custodisce almeno al primo impatto visivo.
Cosa accadrà tra 20 anni di questo paese tra collina e mare?
Grazie della lettura.
Cordialmente






Al Direttore, Gazzetta del Sud, 27 novembre 2025


Tutto questa ha segnato anche la processione del Patrono: passare in vincoli così è pericoloso, chi si prende la responsabilità?

Ma perché tutto questo?

Tutti amano il paese, a parole, se no questo mio pensiero avrebbe già avuto eco…


Ho aggiornato la lettera, gentilissimo Direttore, perché nel 2021 non ebbi nemmeno una risposta. Magari ora nella piazza dei social, ha più risposta!

Cordialmente
Marco.

PS. Mio padre mi ha insegnato ad ascoltare questo grande cantante folk


mercoledì 26 novembre 2025

San Silvestro Guzzolini, prega per noi!

 



Silvestro Guzzolini nasce a Osimo, vicino Ancona, nel 1177 da una famiglia abbiente che lo manda a Bologna per studiare diritto: il padre, infatti, lo vuole avvocato. Questi, senza dire nulla, si trasferisce a Padova per studiare teologia e quando torna a casa con una laurea in quella materia, il padre va su tutte le furie e lo segrega in casa.

Una vocazione osteggiata in famiglia

In Silvestro la chiamata alla vita religiosa si fa sempre più forte, complice la Parola contenuta nella Sacra Scrittura che aveva a lungo studiato e che amava. Diseredato, solo, alla fine riesce a entrare nella Comunità dei Canonici nella Chiesa di Osimo aiutato dal vescovo locale che ne apprezza lo zelo cristiano. Qui Silvestro conduce un’esistenza esemplare, dedita alla preghiera, alla meditazione e alla radicale osservanza del Vangelo. Ma non è abbastanza e lo scoprirà presto.

“Rinnega te stesso: prendi la tua croce e seguimi”

Un giorno Silverio partecipa al funerale di un nobile e al cimitero ha la malaugurata idea di guardare dentro una fossa comune. Non c’è speranza, lì dentro, solo lo sfacelo della morte. Per lui, però, è un’illuminazione: “Quello che lui era io sono; quello che egli è io sarò”. Gli tornano in mente anche le parole di Gesù: “Chi vuol venire dietro a me rinneghi sé stesso, prenda la sua croce e mi segua”. Così Silvestro sceglie la vita eremitica. Vaga per un po’ sulle montagne marchigiane finché il Signore non gli indica una grotta, detta Grottafucile, e lì si stabilisce. Per tre anni non vede anima viva: la sua vita è tutta preghiera, digiuno e penitenza, sembra Mosè sul Monte Santo. Poi accade qualcosa.

Gli albori della comunità

Gli uomini del Signore di Castelletta scoprono che c’è un uomo a vivere in quei possedimenti. Presto arrivano i curiosi, che vanno da lui per chiedergli una preghiera o un consiglio spirituale. Silvestro allora capisce che l’esperienza dell’eremitaggio è finita: Dio vuole da lui che fondi una nuova comunità, ma lui non sa da che parte cominciare. Ci penserà la Provvidenza: nel 1228 Gregorio IX manda una delegazione di Domenicani, composta da fra’ Riccardo e fra’ Bonaparte, a conoscere questo strano eremita e ad invitare Silvestro a entrare in un ordine monastico già esistente o almeno ad adottare una regola di vita ben precisa, come aveva disposto il Concilio Lateranense IV. I due frati saranno i primi due confratelli di Silvestro nella nuova comunità che si chiamerà Ordine di San Benedetto di Monte Fano.

La scelta della regola

Come sempre quando non sa come fare, Silvestro prega. Prega in particolare la Madonna che una notte viene a visitarlo in un’esperienza di estasi per dargli l’Eucaristia direttamente dalle sue sante mani. Ma Silvestro prega anche molti Santi: in tanti gli appaiono in sogno, ma quando a comparirgli è San Benedetto, capisce che è propria quella la Regola che dovrà seguire. Sarà lui, dunque, il primo a vestire l’abito benedettino e nel 1248 gli arriverà l’approvazione di Papa Innocenzo IV. Intanto la comunità cresce e come il seme buono gettato nella terra fertile dà frutto. Nascono nuove comunità. Silvestro è ormai stanco, ha quasi 90 anni e finalmente il Signore gli concede di tornare a casa: è il 26 novembre 1267.

FONTE


UN SANTO TRA NOI

 





Venerabile Salvo D’Acquisto, prega per noi!

 



(1920 - 1943)

Venerabilità:

- 24 febbraio 2025

- Papa  Francesco

Laico; dopo l’esplosione dell’ordigno conservato nella Torre di Palidoro, nei momenti drammatici che seguirono all’arresto degli ostaggi della rappresaglia predisposta dai militari nazisti, egli sostenne i prigionieri sia con la propria vicinanza che con parole che rivelarono, non solo una carità così eroica da permettergli anche il sacrificio della vita, ma nello stesso tempo, manifestavano la serenità profonda che solo la fede e la speranza cristiana possono donare.

 

Leone XIV

"Il venerabile Salvo D’Acquisto, anch’egli prossimo alla beatificazione. Il suo sacrificio ha un valore molto più prezioso della medaglia d’oro al valore militare che ne onora la memoria: dando la vita per i propri concittadini, infatti, egli realizzò pienamente la sua missione di Carabiniere. In un tempo di guerra e di odio, il suo coraggio divenne profezia di una pace costruita sulla dedizione più generosa: sono uomini come lui a illuminare le difficoltà che anche oggi pesano su tanti popoli."

domenica 23 novembre 2025

Cristo Re!

 


Un preambolo. L'idea di Messia e di regno raccontata nella prima lettura segna la relazione di tutti personaggi presso la croce, compresi i due ladroni.

Infatti se alziamo la testa…

Sopra di lui c’era anche una scritta: «Costui è il re dei Giudei».

 

La regalità di Cristo non è potere ma pienezza d'umano, accrescimento di vita, intensificazione d'umanità - don Ermes Ronchi - per cui «il Regno di Dio verrà con il fiorire della vita in tutte le sue forme» (G. Vannucci, servita).

È il primo passo in questa fine d'anno liturgico.

L'umanità vissuta, accolta, compresa, sostenuta, ascoltata è la linea di partenza per riprendere un nuovo anno liturgico in cui ci prepareremo ad accogliere Dio che si fa umanità.

 

Il regno è la storia, la terra come Dio la sogna.

Chi vede questo sogno?

Chi ne è capace, come Giuseppe di Nazareth, ringrazi

con gioia il Padre che vi ha resi capaci di partecipare alla sorte dei santi nella luce.

È questo il secondo passo: esercitarsi a vedere il sogno di Dio.

Ti consiglio di comperare da me oro purificato dal fuoco per diventare ricco, e abiti bianchi per vestirti e perché non appaia la tua vergognosa nudità, e collirio per ungerti gli occhi e recuperare la vista. (Ap 3,18).

Non è un esercizio facile. Giuseppe di Nazareth nell'accogliere Dio in un bambino, accoglieva i segni e le parole. Non progettava. Accoglieva progetti. Questa è la via per entrare nel sogno di Dio… il Regno, e viverlo.

 

«Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno»

Il terzo passo: l'umiltà.

È la virtù di Gesù, che incarnandosi è umile fino alla morte in Croce.

L’umiltà non è un frutto dei nostri sforzi, è una grazia che il Signore concede a coloro che si affidano a lui, che accettano la sua pedagogia, le sue vie e che non dispongono di sé. (Madre Canopi).

Sulla croce il ladrone lascia il suo pensiero, le sue vie, il suo progetto di giustizia e accoglie il Regno. In tutta risposta riceve la pienezza tanto desiderata:

«In verità io ti dico: oggi con me sarai nel paradiso».

Il nuovo anno liturgico sia, per ciascuno, il suo oggi!

Amen.


lunedì 10 novembre 2025

Cosa manca?

 



Gesù guarda specialmente all’amore [di chi] offre (Nazarena Crotta)

 









“Bisogna evitare tanto il tentare di offrire quel che è al di sopra delle forze del presente. 
Gesù guarda specialmente all’amore [di chi] offre. 
A Lui piace tanto anche una sola briciola … offerta con gioia, amore, fedeltà, [piuttosto] che un lauto pranzo offerto con scatti [d’impazienza] e [con] tristezza … per [avere] oltrepassa[to] le forze attuali. 
Bisogna andare avanti con umiltà, a poco a poco; così, l’anima si fortifica, prende coraggio”.

Suor Nazarena Crotta
reclusa camaldolese del XX secolo

domenica 2 novembre 2025

Aspetto la risurrezione dei morti

 



un banchetto di grasse vivande ... Eliminerà la morte per sempre (Is 25)

 

Due immagini che dicono la speranza cristiana.

Il banchetto è segno del Regno di Dio, ma anche del Paradiso, della vita eterna.

Ma quando si realizzerà la seconda affermazione?

Sarà al compimento del Regno di Dio, in cui oltre a darci la pienezza della gioia e della bellezza, anche noi in Dio vinceremo la morte.

 

“Mio cugino è in Cielo”

Mi è rimasta in mente questa affermazione di un ragazzino…. Era il 2014!

 

Una certezza semplice, genuina.

In questa domenica, 2 novembre, siamo chiamati a pensare se abbiamo questa certezza, se crediamo alla vita dopo la morte.

Dopo che questa mia pelle sarà strappata via, senza la mia carne, vedrò Dio.

 

C’è un dopo, che si realizza al di là del nostro corpo. Nel credo noi diciamo:

Aspetto la risurrezione dei morti

 

Il nostro corpo ad un certo punto non vive più, ma la anima è eterna e vive, e come diceva quel ragazzino, va in Cielo, cioè vive presso Dio.

 

Infatti la volontà di Dio, il Padre, è proprio questa: la vita.

questa è la volontà di colui che mi ha mandato: che io non perda nulla di quanto egli mi ha dato, ma che lo risusciti nell’ultimo giorno.

 

Nel giorno ultimo, nel compimento del Regno di Dio, i nostri corpi saranno svegliati dal sonno della morte e risorgeremo a vita nuova, in anima e corpo in Cielo, cioè presso Dio.

Quindi la nostra vita non è preparandosi alla morte, ma è un esercitarsi a vivere …. Un vivere ora da figli di Dio e poi …. per l’eternità!

 

Infine come vive un credente con fede, speranza e carità la celebrazione eucaristica per un defunto, oltre quanto detto?

1.    Preparandosi con la confessione, se non è pronto per vivere la Santa Comunione durante la celebrazione;

2.    non scrive sermoni o elogi al defunto, solo il Santo Padre e il Postulatore per la causa di canonizzazione fanno l’elogio al defunto nelle celebrazioni di canonizzazione, il funerale non è questo;

3.    non altera la sacralità della celebrazione con schiamazzi e applausi, perché per i defunti servono preghiere e nulla più;

4.    non si riporta a casa le ceneri dopo la cremazione, ma le depone al cimitero, perché così fa il credente e così insegna la Chiesa;

5.    vive la comunione con i propri cari nel ricordo del loro buoni insegnamenti e nella celebrazione di S. Messe di suffragio, venendo preparato per vivere fino in fondo la celebrazione con la S. Comunione.

“In verità io vi dico: tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me”. E se ne andranno … alla vita eterna».

 

Amen.

sabato 1 novembre 2025

Tutti i Santi

 

 


Abbiamo appena ascoltato nel Vangelo in cui i discepoli sono “beati” quando vivo la via della povertà, dell’afflizione, della mitezza, della giustizia, della misericordia, della pace, della persecuzione imitando il Signore Gesù.

 

Il libro dell’Apocalisse, invece, descrive una schiera di uomini e donne, i discepoli dell’Agnello, come “una moltitudine immensa che nessuno poteva contare, di ogni nazione, razza, popolo e lingua”. Questo dire dell’Apocalisse, mi ricorda la visione di Abramo quando non riesce a contare le stelle e il Signore Dio indica in esse la sua discendenza, i figli della promessa.

Se dovessimo pensare concretamente a questi volti luminosi potremmo elencare un santo per ogni regione d’Italia, per ogni nazione, per ogni continente.

 

Basilicata: GERARDO MAIELLA

Calabria: MARIA ROSARIA DE ANGELIS e FRANCESCO BONO

Campania: DONATO GIANNOTTI

Emilia Romagna: CLELIA BARBIERI

Friuli Venezia Giulia: FRANCESCO GIOVANNI BONIFACIO

Lazio: ERSILIA PENELOPE FREY

Liguria: VIRGINIA CENTURIONE BRACELLI

Lombardia: FRANCESCO SPINELLI/ CLEMENTE RECALCATI

Marche: MARIA GORETTI

Piemonte: GIOVANNI MARIA BOCCARDO

Puglia: SANTA SCORESE

Sardegna: GIOVANNI ZUCCA

Sicilia: FRANCESCO MARIA DI FRANCIA

Toscana: ELENA GUERRA

Trentino: Alto Adige: MARIO BORZAGA

Umbria: TOMMASO RICCARDI

Valle d’Aosta: ROSETTA MARCHESE

Veneto: GIUSEPPE AMBROSINI

 

America del Nord: CATERINA TEKAKWITHA

America del Sud: JUAN MARÍA RIERA MOSCOSO

Africa: CARLO LWANGA

Asia: ANDREA KIM

Europa: ISIDORO DE LOOR

Oceania: PIETRO TO ROT

 

Alcune domande:

 

Chi è un santo?

“Il Signore Gesù, maestro e modello … tutti coloro che credono nel Cristo di qualsiasi stato o rango, sono chiamati alla pienezza della vita cristiana e alla perfezione della carità”. (LG 40).

La santità è un dono, ed ogni battezzato è santo. Quindi non siamo chiamati a diventare santi, ma siamo già santi. Dobbiamo quindi far risplendere la santità che ci abita … nella perfezione della carità!

 

Come la Chiesa riconosce la santità dei suoi figli?

Quando un figlio di Dio fa risplendere la sua santità nella carità, essa rimane come ricordo, memoria, fama di santità … da qui parte tutto e la Chiesa passo dopo passo la riconosce ufficialmente. Va detto che non tutti i santi sono canonizzati, alcuni rimangono testimoni della porta accanto …

 

Cosa servono i Santi?

Essi sono un esempio di umanità nuova secondo il Vangelo per imparare ad imitare l’umanità perfetta di Cristo, così da vivere in terra come già del Cielo.

 

“Guardiamo i santi, ma non soffermiamoci troppo a contemplarli, piuttosto contempliamo con loro Colui la cui contemplazione ha riempito la loro vita (...) Prendendo da ciascuno quel che ci sembra più conforme alle parole e agli esempi di nostro Signore Gesù, nostro solo e vero modello”.

(San Carlo de Foucauld, 1858 – 2008)