Al Direttore, Gazzetta del Sud, 1 settembre
2021
Gentilissimo Direttore,
Ho molto pensato prima di scrivere questa
lettera. Non voglio alzare l'indice contro qualcuno, ma solo condividere il
dolore che provo da qualche anno ad oggi, quando ritorno in S. Sostene, un
piccolo paese in provincia di Catanzaro.
Sono originario da parte paterna del
suddetto paese, uno di quelli che al nord è stigmatizzato perché originario del
sud, e al sud perché vive al nord, in due parole: terrone e polentone.
Vado in Calabria dal 1968, avevo 3 mesi, la
prima volta. Così ho imparato ad amare questi luoghi. Anni fa quando arrivava
giugno provano una profonda nostalgia prima dei giorni della partenza. Faccio
parte di quelle generazione che assalivano il treno per trovare il posto,
perché in passato, come certamente è a conoscenza, il biglietto pagato non dava
diritto al posto, ma solo al viaggio.
Ho vissuto lunghe e intense vacanze con i
nonni, in semplicità e con grande gioia.
Erano vacanze povere. Qualche volta al mare
con qualche vicino di casa o parente in autobus, per il resto in giro per il
paese o tra gli orti, a giocare con i coetanei, fino all'arrivo dei genitori, e
allora si andava ogni giorno al mare in auto. Erano vacanze, che ripensate
oggi, avevano una grande semplicità… povertà di mezzi, ma genuine e gioiose.
Grande momento era la festa del patrono, il
15 e il 16 agosto. Un evento. Il nonno dava la mancia e alla fiera della festa
compravo un gioco… spesso la pistola ad acqua, che creava tanti guai.
Il tempo è passato, la generazione dei nonni
è passata, per la maggior parte, alla vita eterna. I tempi delle vacanze si
sono fatti brevi, e per vari motivi non tutti ritornano. Il paese si è
spopolato e molte case sono chiuse da anni, se non decenni. Alcuni vendono, ma
è difficile, altri lasciano all'abbandono: case, orti, terreni, oliveti e
castagneti.
Le case sono in balia dell'abbandono, ma da
qualche anno, passeggiando per i vicoli, si nota che sono anche in preda di
sciacalli che sfondano porte e finestre e depredato o deturpano i contenuti.
Certo le case aperte poi rimangono preda di curiosi e delle intemperie, così
che il tutto appare desolato e deturpato.
Provo molta tristezza nel vedere un paese
così violato e abbandonato. La sensazione che si prova è distruzione, come dopo
un terremoto, ma la ricostruzione non fa parte del progetto futuro.
Esiste anche la frazione marina, più
popolosa del paese in collina, ma che fin dall'inizio è nata senza un criterio
urbanistico. Così appare disordinata e caotica. Case che si alternano a pezzi
di terreni incolti e pieni di sterpaglie, tutto senza un minimo di bellezza,
cosa che ancora il paese in collina custodisce almeno al primo impatto visivo.
Cosa accadrà tra 20 anni di questo paese tra
collina e mare?
Grazie della lettura.
Cordialmente
Al Direttore, Gazzetta del Sud, 27 novembre 2025
Tutto questa ha segnato anche la processione
del Patrono: passare in vincoli così è pericoloso, chi si prende la responsabilità?
Ma perché tutto questo?
Tutti amano il paese, a parole, se no questo mio pensiero avrebbe già avuto eco…
Ho aggiornato la lettera, gentilissimo
Direttore, perché nel 2021 non ebbi nemmeno una risposta. Magari ora nella piazza dei social, ha più risposta!
Cordialmente
Marco.
PS. Mio padre mi ha insegnato ad ascoltare questo grande cantante folk
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