mercoledì 10 settembre 2014

Coroncina al Preziosissimo Sangue: la Preziocillina




Il valore del sangue di Cristo è stato sempre riconosciuto dalla Chiesa fin dagli inizi; e non poteva essere altrimenti, tanti e tali sono i riferimenti scritturali che lo affermano. Perfino l'aggettivo prezioso, più comunemente portato al superlativo è di origine biblica (cf 1Pt 1,19).
 
I Padri e gli scrittori ecclesiastici non mancarono di approfondire ed enucleare le affermazioni dei sacri testi, specialmente in riferimento alla redenzione (il s. è il caro prezzo pagato da Gesù per ricomprare l'umanità), all'alleanza (il s. di Gesù è il segno della nuova alleanza) e all'espiazione (il s. di Gesú, segno della sua offerta sacrificale, purifica l'umanità dal peccato). La virtú salvifica del s. preziosissimo appare talmente esaltata nelle fonti della rivelazione che non fa meraviglia che il s. di Cristo sia diventato nella pietà cristiana oggetto di particolare devozione.
Questa devozione verso il s. prezioso fu conseguenza del a rinnovamento liturgico » che si instaurò nell'alto medioevo con la conversione alla fede cristiana dei popoli « barbari ».Questi popoli sentivano il bisogno di un culto piú « umanizzato». Perciò, si dette corso a feste che rievocavano episodi toccanti della vita di Cristo. Alla Messa, unica forma di culto pubblico fino allora, si affiancarono processioni e cerimonie varie. In questo clima si svilupparono le « devozioni », in specie la devozione all'umanità di Cristo e, quindi, la devozione al p. s. Scrittori spirituali, teologi e mistici (p.e., s. Bonaventura, la b. Angela da Foligno, s. Caterina da Siena) alimentavano con i loro scritti questa sete spirituale.
 
Gli inni, le sequenze, i canti e i testi di prosa di questo periodo della letteratura cristiana sono ricchi di richiami al s. di Gesú. Ugualmente le arti plastiche e figurative dell'alto medioevo danno grande risalto al s. di Gesú: il Crocifisso viene spesso rappresentato con il calice ai piedi; angeli che raccolgono con un calice il s. che sgorga dalle piaghe di Gesú; il «mistico bagno» nel s. di Cristo, ecc. Il s. di Cristo fu oggetto di riflessione nella comunità cristiana anche nelle dispute teologiche dei sec. XIV-XV, specie nella controversia del "Triduum mortis", e nella delicata questione della con cessione della comunione sotto le due specie, che angustiò la Chiesa nei sec. XV-XVI prima con gli Hussiti e poi con i Protestanti.
 
Il contributo maggiore per la diffusione del culto particolare al s. di Cristo lo diedero le reliquie della passione portate dall'Oriente, molte delle quali direttamente o indirettamente caratterizzate dal s., e i molti miracoli di s. (crocifissi, statue, quadri che miracolosamente spargevano s.; ostie consacrate che sprizzavano s., ecc.). La venerazione per tali reliquie, specie quelle della passione, esisteva già in precedenza; ma nel medioevo essa raggiunse il massimo impulso. In onore di queste reliquie furono erette magnifiche chiese e famosi monasteri.
 
Tra le più celebri reliquie del p. s. ricordiamo quelle di Ferrara, Bolsena, Mantova, Weingarten, Bruges e Fécamp. Esse originarono, nei rispettivi luoghi di conservazione, grande interesse popolare. Sorsero confraternite dedicate al s. di Cristo, si promosse l'istituzione di feste popolari con varie manifestazioni di pietà e s'introdusse anche il culto liturgico al s. prezioso con messe e uffici propri. La devozione nel XIX secolo E' in questo periodo che cominciano a sorgere istituti dediti alla propagazione della devozione al p. s., e ciò particolarmente in Italia, sí da costituire una caratteristica della spiritualità italiana dell'Ottocento (D. Barsotti, La devozione., p. 49) . Nonostante ci fossero state, in precedenza, notevoli esempi di questa devozione (s. Caterina da Siena; s. Maria Maddalena de' Pazzi, per es.), sembra che la fioritura avutasi nell'Ottocento in Italia non si riallacci direttamente a loro. L'origine, infatti, del primo istituto dedicato al p. s. (quello dei Missionari di s. Gaspare del Bufalo) è legata a una reliquia poco nota, conservata a Roma nella basilica di S. Nicola in Carcere.
 
Si trattava di un presunto brandello della veste di Longino, su cui s'impresse una macchia di sangue ritenuto del Cristo.
Nel 1808 il sacerdote romano Francesco Albertini istituí una confraternita dedicata al preziosissimo sangue, sia per onorare quella reliquia, sia, piú ancora, per richiamare alla mente dei fedeli la forza redentrice del s. di Cristo. Tra i piú validi collaboratori dell'Albertini ci fu, fin dagli inizi, un altro sacerdote romano, Gaspare del Bufalo, destinato a diventare il piú grande apostolo della devozione al p. s. nel mondo. San Gaspare, infatti, alcuni anni dopo (1815), fondò l'istituto dei Missionari del preziosissimo sangue, i cui membri, sacerdoti e laici, si sarebbero dedicati alla evangelizzazione mediante le missioni popolari e gli esercizi spirituali.
 
Nel loro ministero il tema del s. non solo costituiva il motivo ispiratore dello zelo apostolico, ma era anche l'arma ritenuta ideale per far breccia nell'animo dei fedeli e dei peccatori piú incalliti. Tale istituto sorse come una filiazione della confraternita di S. Nicola in Carcere, divenuta nel frattempo arciconfraternita. Era stata ugualmente progettata una congregazione femminile che, dopo vari tentativi, fu fondata in Acuto (Frosinone) da Maria De Mattias nel 1834 con il titolo di a Adoratrici del preziosissimo sangue », ora Adoratrici del S. di Cristo. Questi due istituti hanno legami molto stretti con altri dedicati al p. s. e precisamente: con le Suore del Preziosissimo Sangue, di Dayton (USA), con le Suore del Prezioso Sangue, di Schellenberg (Liechtenstein) e con le Suore dell'Adorazione del Preziosissimo Sangue, di O' Fallon (Missouri, Texas). Inoltre, esse rimasero il fulcro dell'espansione sempre crescente della devozione al p. s. nella Chiesa uni versale (decreto Redempti sumus di Pio IX, in data 10.8.1849).
 
Lo sviluppo della devozione toccò evidentemente anche istituti che non si ricollegavano direttamente a essa nel loro titolo. Per l'Italia occorresegnalare la congregazione dei Passionisti, che ebbe il suo propagatore piú insigne in s. Vincenzo Maria Strambi.A lui si deve l'operetta Il mese di luglio consacrato al p. s. del Nostro Divin Redentore, scritto su commissione di Gaspare del Bufalo. Ancora nell'Ottocento italiano la devozione al p. s. toccherà due figure di notevole rilievo: Maddalena di Canossa e Antonio Rosmini. Questi due fondatori sono uniti, per questa devozione, dallo scritto Sette commemorazioni, la cui paternità è stata discussa (Canossa o Rosmini?), ma i cui commenti sono probabilmente della Canossa. Ora le Sette commemorazioni sono i sette spargimenti di sangue che si ritrovano nel Mese di luglio di s. Vincenzo Maria Strambi, anche se con formulazioni diverse.
 
E' difficile indicare come questa devozione, che si inserisce nella scia delle devozioni a particolari aspetti dell'umanità di Cristo, sia stata vissuta e promossa negli istituti religiosi. Se è certa la presenza dell'elemento della riparazione ed è ovvia una diversità di accento tra i suoi principali pro motori (Gaspare del Bufalo, Vincenzo Maria Strambi, Rosmini), mancano però i necessari studi specifici che permettano di puntualizzarne il significato. La riammissione dei fedeli alla comunione eucaristica sotto le due specie a seguito del concilio Vaticano II (SC 55) nonché i recenti studi sistematici editi a cura di F. Vattioni aiutano a riscoprire il valore antropologico del segno del s. e la centralità del s. di Cristo nella storia della salvezza. (FONTE)
 
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Sulla scia della Misericordiana, è nata la Preziocillina, che non è altro che l'antica devozione della Coroncina al Preziosissimo Sangue. Una devozione cristologica molto bella e arricchente, con un richiamo continuo alla redenzione che opera da accogliere per se e come annuncio.
 
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S. Gaspare del Bufalo (1786-1837) è stato il grande apostolo della devozione al Preziosissimo Sangue di Gesù nel mondo. Egli affermava che la devozione al Divin Sangue avrebbe salvato gli uomini dagli imminenti castighi di Dio, meritati i peccati commessi. Il Divin Sangue è il prezzo della nostra salvezza. Gesù, figlio di Dio, muore liberamente per noi. “Nessuno me la toglie (la vita), ma la do io da me stesso. Ho il potere di darla e di riprenderla”. La sua morte è per la gloria del Padre, perché “facendosi obbediente fino alla morte e alla morte di croce”, esprime il più nobile atto di adorazione a Dio. Gesù fa intendere chiaramente che il prezzo della salvezza eterna degli uomini è pagato con la sua morte in croce. “Poiché anche il Figlio dell’uomo non è venuti per essere servito, ma per servire e per dare la sua vita in riscatto di molti”. Col termine riscatto si indicava la somma di danaro con la quale si comprava la vita di un  uomo condannato a morte. Gesù riscattava, quindi, tutti ... 
...  gli uomini condannati alla morte eterna. S. Gaspare, davanti al crocifisso, diceva: “Vedete quante piaghe, quanto sangue per le nostre colpe!”.
Il suo pensiero rispecchia tutta la tradizione e predicazione cristiana dalle origini. Così le parole di Giovanni Battista: “Ecco l’agnello di Dio, ecco Colui che toglie i peccati del mondo!”, vogliono significare il sacrificio che Gesù avrebbe fatto di se stesso sulla Croce per la salvezza dell’uomo.
Lo stesso concetto è espresso da S. Pietro: “Voi sapete che non per mezzo di cose corruttibili, come l’oro e l’argento, siete stati riscattati dalla vana maniera di vivere ereditata dai vostri padri, ma dal Sangue Prezioso di Cristo, l’Agnello senza difetto e senza macchia”. Anche S. Paolo attesta: “In Lui possediamo la redenzione mediante il suo sangue”.
La stessa verità è proclamata da S. Giovanni: “Il Sangue di Gesù ci purifica da ogni peccato”. E ancora S. Giovanni vide una turba immensa di beati, che glorificava Dio acclamando: “ La salvezza al nostro Dio che siede sul trono, e all’Agnello!”. S. Gaspare iniziava la sua giornata inginocchiato ai piedi di Gesù crocifisso, per prepararsi meno indegnamente alla celebrazione della S. Messa. Ogni venerdì nelle sue Case di Missioni veniva praticato il pio esercizio della Via Crucis.
Durante le missioni non tralasciava mai di parlare della Passione e morte di Gesù e dei dolori di Maria, preparando il popolo a partecipare con fervore e devozione alla Via Crucis. Instillava nei cuori di tutti quelli che incontrava la devozione a Gesù Crocifisso.
Nei venerdì era solito fare qualche mortificazione particolare. Si alzava abitualmente tre o quattro ore prima dell’alba, per meditare sulla Passione e Morte di Gesù. Credeva fermamente che solo per quel Sangue gli uomini hanno la possibilità di unirsi a Dio, solo per quel Sangue è possibile salvarsi. Una volta confessò candidamente: “ Un certo timore del tribunale di Dio mi sorprende talora, ma il Divin Sangue è il mio conforto”. Gli fu familiare la giaculatoria, diffusa dai P. Passionisti: “Eterno Padre, io vi offro il Sangue Preziosissimo di Gesù Cristo in isconto dei miei peccati, per i bisogni della S. Chiesa, in suffragio delle anime del Purgatorio”.
Con parole accorate e persuasive apriva i cuori di tutti alla speranza: “Per quanto siano gravi i vostri peccati, tutto dovete sperare dai meriti del Sangue Preziosissimo e dall’intercessione di Maria Santissima!”. “Non ti ho amato per scherzo” diceva Gesù ad Angela di Foligno. Gaspare, per questo motivo, accoglieva con grande tenerezza i peccatori ed esortava i suoi confratelli a fare altrettanto, perché tutte le anime sono state redente dallo stesso Sangue di Cristo.
Per diffondere nel mondo questa devozione, nel 1815, fondò la Congregazione dei Missionari del Preziosissimo Sangue. Ne difese il titolo, sostenendo aspre lotte contro avversari potenti ed invidiosi, che cercarono, in tutti i odi, di metterlo in cattiva luce presso le autorità ecclesiastiche. Nel 1834, coadiuvato da Maria De Mattias, fondò l’Istituto delle Suore Adoratrici del Preziosissimo Sangue.
Non lesinava tempo, denaro ed argomenti, per trascinare gli uditori all’adorazione del Sangue divino, da cui si aspettava l’immancabile vittoria sul male. Soleva dire che la devozione al preziosissimo Sangue è l’arma più potente, per vincere le tentazioni del diavolo. A tal proposito citava le parole di S. Giovanni: “Essi lo hanno vinto per il sangue dell’Agnello”. Morì a Roma il 28 dicembre 1837.
La fama della sua santità non tardò a diffondersi in tutto il mondo. Beatificato nel 1904 da Pio X, fu canonizzato nel 1954 da Pio XII.

NB. la scatoletta della Preziocillina è richiedibile presso la Congregazione ad Albano Laziale, nella sede delle Primavera Missionaria (tel. 06 93291251; 06 93291255). Il costo è simbolico dai 3 ai 5 euro, con libertà, a parte le spese di spedizione.

San Sostene, prega per noi!





Dio onnipotente ed eterno che per mezzo dei Santi concedi le grazie più singolari, degnati di esaudire le umili suppliche che Ti porgiamo per mezzo del glorioso martire Sostene, e per i suoi meriti dacci il tuo amore e la grazia di fare sempre ed in ogni cosa la tua santissima volontà. Amen.

domenica 7 settembre 2014

Novena a San Sostene (7)



 
 
Dio onnipotente ed eterno che per mezzo dei Santi concedi le grazie più singolari, degnati di esaudire le umili suppliche che Ti porgiamo per mezzo del glorioso martire Sostene, e per i suoi meriti dacci il tuo amore e la grazia di fare sempre ed in ogni cosa la tua santissima volontà. Amen.

venerdì 5 settembre 2014

SAN LIBERATO AGOSTINIANO MARTIRE (3)





Sant’Agostino ricevuto il battesimo da Ambrogio, a Milano, nel 387, ritorna in Africa per mettere in atto il suo proposito di vita monastica. Anche quando divenne vescovo, nel 395, e poi per tutta la vita, visse da monaco, pur assillato dalle tante occupazioni pastorali e propagò con ogni mezzo la vita religiosa in tutta l'Africa cristiana.
Alla sua morte, avvenuta nel 430, Agostino lascia alla Chiesa monasteri maschili e femminili, ben fiorenti di religiosi e religiose e di ricche biblioteche.
Le invasioni dell'Africa romana prima da parte dei Vandali poi degli Arabi distrussero le fondazioni monastiche agostiniane.





Fra i monasteri africani che l'Ordine considera di ispirazione fondamentalmente agostiniana, riveste una importanza particolare quello di Gafsa in Tunisia per il martirio dei suoi religiosi: Bonifacio diacono, Liberato abate, Severo, Rustico, Rogato, Settimio e Massimo monaci.
In seguito all'editto emanato nel 484 dal re Unnerico che ordinava la consegna ai mori dei monasteri con i loro abitanti, i sette religiosi di quel monastero furono incarcerati e, dopo aver sopportato acerbe prove, vennero martirizzati a Cartagine, offrendo un grande esempio di fede e di unione fraterna. La loro celebrazione fu concessa all'Ordine il 6 giugno 1671 e la memoria liturgica ricorre il 2 luglio, secondo il Martirologio Romano: “Commemorazione dei santi martiri Liberato, abate, Bonifacio, diacono, Servio e Rustico, suddiaconi, Rogato e Settimo, monaci, e il fanciullo Massimo: a Cartagine, nell’odierna Tunisia, durante la persecuzione dei Vandali, sotto il re ariano Unnerico, furono sottoposti a crudeli torture per aver confessato la fede cattolica e difeso l’unicità del battesimo; uccisi a colpi di remi sul capo mentre erano inchiodati a legni su cui si era tentato di bruciarli, conclusero il corso del loro ammirevole combattimento, ricevendo dal Signore la corona del martirio”.




FONTI e BIBLIOGRAFIA

* AA. VV. - Biblioteca Sanctorum (Enciclopedia dei Santi) – Voll. 1-12 e I-II appendice – Ed. Città Nuova
* Bellini P. – Il progetto agostiano di vita. La famiglia agostiana tra utopia e realtà – Tolentino, 1982 (I edizione)
* C.E.I. - Martirologio Romano - Libreria Editrice Vaticana – 2007 - pp. 1142
* Casagrande Gianfranco – Conoscere e amare i Santi e i Beati Agostiniani – Editrioce Shalom, 2009
* Grenci Damiano Marco – Archivio privato iconografico e agiografico: 1977 – 2013
* Provincia Agostiniani d’Italia – Messale Agostiniano – Roma, 1976
* Rojo Martìnez Fernando – Il fascino di Dio. Profili di agiografia agostiniana – Roma, 2000
* sito web di chiesacattolica.it
* sito web di newsaints.faithweb.com
* sito web di prolococantalice.it
* sito web di santiebeati.it
* sito web di wikipedia.org

Novena a San Sostene (5)



giovedì 4 settembre 2014

Giovedì della XXII settimana del Tempo Ordinario (Anno pari)





Oggi la Chiesa ricorda una delle sante che universalmente sono conosciute: Santa Rosalia vergine, eremita di Palermo.
La Santa è raffigurata con alcuni simboli (vestito da pellegrino, teschio, libro, bastone, serto di rose) che decrivono la sua vita, la cui sintesi è bene descritta dall’Apostolo Paolo nella sua lettera ai Corinzi, appena ascoltata: “voi siete di Cristo”.

La verginità di Rosalia, la sua povertà e la sua vita penitente ed eremitica dicono a noi dopo 854 dalla sua morte, avvenuta a Palermo il 4 settembre 1160, che la “Santuzza” come la chiamano i palermitana, si sentiva tutta di Gesù.



Il teschio che tiene tra le mani, a noi fa un po’ orrore, ma ci riporta all’affermazione di San Paolo: Se qualcuno tra voi si crede un sapiente in questo mondo, si faccia stolto per diventare sapiente, perché la sapienza di questo mondo è stoltezza davanti a Dio.

Ma la sapienza di Dio, ciò che il mondo chiama stoltezza, che dobbiamo cercare?
È il Vangelo di oggi, la pesca miracolosa:
«Maestro, abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla; ma sulla tua parola getterò le reti».
La sapienza di Dio è l’obbedienza alla sua parola, che deve diventare stile di vita.
Ecco perché la “Santuzza” ha un mano il libro della Parola di Dio, perché solo obbedendo a Gesù si può camminare in questo mondo ed essere un serto di rose del giardino del Cielo già su questa terra.


Signore Gesù,
riempici di stupore
come quel giorno sul lago di Gennèsaret.
Noi sappiamo di essere peccatori,
ma siamo certi che se rimaniamo
sulla tua parola
ci farai pesci della tua rete,
ci farai pescatori del tuo Regno.
Amen.

SAN LIBERATO AGOSTINIANO MARTIRE (2)





S. Liberato, frazione di Cantalice, è un piccolo centro di circa 500 abitan­ti ubicato al confine nord del comprensorio comunale. Il nome gli deriva dal Santo Patrono, abate agostiniano, a cui è intitolata la Chiesa parrocchiale costruita su una rupe spugnosa. Questa è di origine molto antica. Con il nome di oratorio o monastero, è citata nella bolla del 1153 del Papa Anastasio IV inviata al Vescovo di Rieti Dodone, in merito alla delimitazione dei confini dato che la diocesi era divisa politicamente tra il Regno di Napoli e lo Stato della Chiesa; ancora per lo stesso motivo è menzionata nella bolla del 1182 del Papa Lucio III al Vescovo Benedetto. La Chiesa di S. Liberato, pur essendo sog­getta alla giurisdizione canonica della Diocesi di Rieti, come feudo era dipen­dente dall’Abbazia di Ferentillo in Val Nerina e godeva dell’esenzione da ogni gravame di tasse nei confronti di grandi e piccoli feudatari dal 1178, quando l’Imperatore Federico I di Svevia, prendendo sotto la sua protezione il Vescovo e la chiesa reatina, concesse tale privilegio

Questo certamente favorì il sorge­re di alcuni nuclei abitativi attorno al piccolo oratorio. Nei primi anni del 1600 fu elevata a parrocchia e, pur essendo ancora sog­getta all’Abbazia di Ferentillo, si trovava sotto la giurisdizione canonica della Diocesi di Cittaducale che si era formata nel 1502 con le chiese sottratte alla Diocesi di Rieti nella parte del Regno di Napoli. Dal 1818, soppressa la Diocesi di Cittaducale, ha fatto parte della Diocesi dell’Aquila per essere riannessa defi­nitivamente a quella di Rieti nel 1972.




Da qui si deduce che il Santo dell’omonimo borgo è l’abate agostiniano Liberato, così raffigurato nella statua posta nella nicchia a destra dell’altare.

Per possiamo dire che a San Liberato sono venerati due santi di questo nome.




Infatti a destra della suddetta statua è posta un’altra nicchia in cui sono custodite le reliquie, se pur poche, dei Santi Martiri Liberato, Aurelio e Felciano, estratte dalla catacombe di Ponziano, in Roma, e autenticate nel 1683 e solo in seguito donate alla Chiesa di S. Liberato.




Quindi si può capire che il piccolo borgo ha due patroni di nome Liberato: l’abate agostiniano Liberato, il cui culto è presente in altre località del centro Italia (es. Narni, Civita Castellana) e il martire romano Liberato, le cui reliquie sono presenti in parrocchia solo dopo il 1683.

Concludendo due notizie sul martire agostiniano.

Novena a San Sostene (4)



mercoledì 3 settembre 2014

SAN LIBERATO AGOSTINIANO MARTIRE (1)





Nella ridente valle santa reatina esiste una piccolo borgo, frazione di Cantalice, denominato San Liberato.
Qui nella piccola e graziosa chiesa parrocchiale è venerato San Liberato Martire.

Il nome Liberato deriva dai tardi nomi latini Liberatus, Liberator e Liberata, derivati da "liberare".
È diffuso per le forme fondamentali al Centro ed al Sud Italia. La forma Liberante è tipica della Sicilia.

Il nome è diffuso tra i santi e il beati del Martirologio Romano e tra i innumerevoli martiri delle catacombe romani, i “corpi santi”.





Nel Martirologio Romano è presente:
- San Liberato (Liberale) Martire a Roma, 20 dicembre
- Beato Liberato Weiss e compagni martiri francescani, 3 marzo
- Santi Liberato, Bonifacio, Servio, Rustico, Rogato, Settimo e Massimo agostiniani martiri, 2 luglio

Sono poi presenti altri santi e beati con questo nome, ad esempio San Liberato da Loro Piceno francescano marchigiano, venerato il 6 settembre.




Molti anche i cosiddetti “corpi santi”.




Tra di essi ricordiamo: San Liberato Martire di Calvisi Sannitico di Gioia Sannitica (CE), autenticate nel 1687; San Liberato Martire di Roccamorfina (IS), estratte dalla catacomba di Ponziano, e autenticate nel 1780; San Liberato Martire di Fratta Polesine (RO), estratte dalla catacomba di Felice ed Adautto, e autenticate nel 1727; San Liberato Martire di San Marco la Catola (FG), estratte dalla catacomba di Priscilla, e autenticate nel 1754. Per citarne alcuni tra i più famosi e venerati.




La domanda ora è ovvia: chi è il patrono di San Liberato di Cantalice (RI)?
La risposta non è così semplice.