sabato 26 maggio 2012

S. Francesco di Paola: «La Beata Candida è un ''falso''»







Santa Candida Martire Romana
venerata a Milazzo (ME)
«Un’antichissima ed ininterrotta tradizione milazzese ci consegna la figura di Candida, venerata con il titolo di Beata, il cui corpo si conserva presso il Santuario di San Francesco da Paola in Milazzo. Giovane milazzese vissuta nel XV secolo, sarebbe stata una delle prime discepole di San Francesco da Paola, avendo avuto il privilegio di conoscere il Santo durante il suo soggiorno a Milazzo, protrattosi tra il 1464 e il 1468». Così il noto sito internet santiebeati.it riporta fedelmente la tradizione tramandatasi di padre in figlio nella nostra città. Chi, entrando nel Santuario, non rivolge la propria devota preghiera a quella donna minuta e pia che ebbe la fortuna di apprezzare da vicino le doti straordinarie del Santo di Paola?



Oggi un interessantissimo articolo di don Damiano Grenci, studioso di agiografia ed iconografia della santità cristiana, mette in discussione questa consolidata tradizione, suscitando nei Milazzesi non poca sorpresa. Secondo Don Grenci, infatti, il corpo racchiuso nella venerata teca va identificato piuttosto con quello di una Martire delle catacombe di S. Ciriaca in Roma, traslato a Milazzo nel XVIII secolo, come attesta peraltro chiaramente un’antica certificazione di autenticità delle reliquie sottoscritta dal Vescovo di Porfiria nel 1784 e pubblicata qualche decennio fa nella monografia sul Santuario scritta da Vincenzo Messina ed edita dalla Spes del prof. Peppino Pellegrino. Una Martire dei primi secoli della Chiesa di Roma, dunque, non una contemporanea milazzese del Santo di Paola. Candida Martire e non Beata Candida. Un abbaglio attestato peraltro dalla palma tenuta in mano dalla stessa Candida (la palma simbolo del martirio) e, tra l’altro, dalla fattura dell’abbigliamento, identico a quello che riveste i corpi di altri martiri i cui resti sono oggi custoditi in diverse chiese d’Italia e d’Europa (don Grenci cita, ad esempio, il corpo santo di Clementina a Castelguidone, le cui reliquie furono autenticate con un documento identico a quello rilasciato per la Martire di Milazzo nel 1784). L’articolato intervento di don Grenci, che da qualche tempo circola sul web (a tal proposito ringrazio per la segnalazione l’amico Salvatore Salmeri, pescatore di Vaccarella da sempre attento alle tradizioni ed al folklore del rione marinaro), è consultabile online al sito cartantica.it.

MASSIMO TRICAMO da oggimilazzo.it





Beato Pietro To Rot, marito e padre modello







Petro ToRot layperson of the archdiocese of Rabaul; married, born: ca. 1912 in Rakunai, East New Britain (Papua New Guinea), 07 July in Rakunai, East New Britain (Papua New Guinea) in odium fidei.
Pietro To Rot è un catechista della Papua Nuova Guinea, ucciso nel 1945 per essersi opposto alla poligamia; di lui quest’anno si celebra il centenario della nascita. Il vescovo di Rabaul, il bergamasco salesiano Francesco Panfilo, vescovo di Rabaul, propone:«Perché non riscoprire questa figura, marito e padre modello, proprio in vista del VII Incontro mondiale delle famiglie che avrà luogo a Milano?».
Il nome di To Rot a noi dice poco o nulla, ma per la Chiesa della Papua è un’autentica gloria locale: è, infatti, il primo beato di quella terra,elevato alla gloria degli altari, il 17 gennaio 1995 da Giovanni Paolo II.Non a caso, pochi giorni fa i vescovi della Papua Nuova Guinea e delle Isole Salomone hanno compiuto un pellegrinaggio al santuario di Rakunai, paese natale del beato. E in estate sono previsti festeggiamenti per il giubileo che si terranno il 7 luglio, festa liturgica del beato.
Pietro nasce da uncapotribù tra i primi convertiti alla fede cattolica. Dal padre, Angelo, il giovane Pietro eredita le doti del leader, dalla mamma Maria - cristiana fervente - una sensibilità religiosa non comune. In queste caratteristiche, unite alla predisposizione per gli studi, c’è chi vede altrettanti “segni di vocazione” al sacerdozio e immagina di mandare il ragazzo a studiare in Europa. Ma il padre sceglie per Pietro un futuro laicale: a soli 21 anni Pietro Torot è già un catechista valido, prezioso collaboratore dei missionari. Nel 1936, a 24 anni, sposa Paula Varpit, una ragazza di 16 anni, anch’ella molto fervente.
«Ispirato dalla sua fede in Cristo, fu un marito devoto, un padre amoroso e un catechista impegnato, noto per la sua cordialità, la sua gentilezza e la sua compassione»:così nel 1995 papa Wojtyla parlava di Pietro To Rot, aggiungendo che egli «trattò sua moglie Paola con grande rispetto; pregava con lei ogni mattina e ogni sera. Per i suoi figli nutriva un profondo affetto e trascorreva con essi più tempo possibile». Ancora: il beato «aveva un’alta considerazione del matrimonio e, nonostante il grande rischio personale e l’opposizione, difese l’insegnamento della Chiesa sull’unità del matrimonio e sul bisogno di fedeltà reciproca».
Durante la seconda guerra mondiale, infatti, il suo villaggio, Rakunai, venne occupato dai giapponesi, i missionari finirono imprigionati, ma To Rot si assunse la responsabilità della vita spirituale dei suoi concittadini, continuando a istruire i fedeli, a visitare i malati e a battezzare. Quando, però, le autorità legalizzarono la poligamia, il Beato Pietro denunciò fermamente tale pratica. Commenta Giovanni Paolo II: «Egli proclamò coraggiosamente la verità circa la santità del matrimonio. Rifiutò di prendere la “via più facile” del compromesso morale. “Devo compiere il mio dovere come testimone nella Chiesa di Gesù Cristo”, spiegò. Non lo fermò il timore della sofferenza e della morte». Anche durante la prigionia Pietro rimane sereno, persino gioioso, finché viene ucciso con un’iniezione nel luglio 1945 da un medico giapponese.
Commenta mons. Panfilo. «Pietro To Rot, catechista e martire, fu un grande difensore della famiglia e del sacramento del matrimonio. Quest’anno nella diocesi di Rabaul stiamo celebrando il centenario anniversario puntando al rinnovamento della famiglia. E mi auguro che il VII incontro mondiale delle famiglie, in programma a Milano, rappresenti un’occasione per valorizzare questa figura».

AUTORE: Gerolamo Fazzini
FONTE: ZENIT.org


giovedì 24 maggio 2012

SANTO ROSARIO SACERDOTALE




Con Maria e gli Apostoli in attesa del dono dello Spirito Santo

4° giovedì

Nel 1° Mistero Luminoso si contempla il Battesimo di Gesù al Giordano
O Madre dell'Eterno Sacerdote - noi adoriamo Gesù che manifesta al Giordano la sua divinità. Noi lodiamo il sacerdote che custodisce la divinità di Cristo e dona nel sacramento del Battesimo la grazia della figliolanza divina. Vi chiediamo di concedere ai sacerdoti la sapienza di esortare la famiglie al dono del Battesimo dei loro bambini – fin dai primi giorni di vita – e a noi la grazia della fedeltà battesimale.

Vieni, Santo Spirito,
manda a noi dal cielo
un raggio della tua luce.
Vieni, Santo Spirito!

Vieni, padre dei poveri,
vieni, datore dei doni,
vieni, luce dei cuori.
Vieni, Santo Spirito!

Nel 2° Mistero Luminoso si contempla il Miracolo alle Nozze di Cana
O Corredentrice che con Gesù l'Eterno Sacerdote operaste il primo segno del suo Amore per noi. Noi lodiamo il sacerdote custode della dignità del Sacramento del Matrimonio. Con Voi preghiamo per la fedeltà dei coniugi e chiediamo a Gesù che i suoi sacerdoti sappiano custodire nella preghiera e con le parole i coniugi in crisi di fede. E per noi domandiamo la fedeltà alla nostra vocazione.

Consolatore perfetto,
ospite dolce dell'anima,
dolcissimo sollievo.
Vieni, Santo Spirito!

Nella fatica, riposo,
nella calura, riparo,
nel pianto, conforto.
Vieni, Santo Spirito!

Nel 3° Mistero Luminoso si contempla l’Annuncio del Regno
O Madre dell'Eterno Sacerdote - noi adoriamo Gesù che manifesta ai discepoli l’avvento del suo Regno con parole e miracoli. Noi lodiamo il sacerdote che opera nel mondo per l’avvento del Regno di Dio. domandiamo per ogni sacerdote la fedeltà al sacramento ricevuto affinché “adveniat Regnum Tuum” e per noi la perseveranza nella fede.

O luce beatissima,
invadi nell'intimo
il cuore dei tuoi fedeli.
Vieni, Santo Spirito!
Senza la tua forza,
nulla è nell'uomo,
nulla senza colpa.
Vieni, Santo Spirito!

Nel 4° Mistero Luminoso si contempla la Trasfigurazione del Signore
O Gloriosa Regina del Clero ; - noi adoriamo con Voi Gesù trasfigurato che esorta i discepoli a custodire la gioia nel dolore. Con voi ammiriamo i sacerdoti che custodiscono con gioia le fatiche del ministero pastorale e la castità della vita. Per loro domandiamo il dono della perseveranza e per noi la gioia dopo il dolore.

Lava ciò che è sordido,
bagna ciò che è arido,
sana ciò che sanguina.
Vieni, Santo Spirito!

Piega ciò che è rigido,
scalda ciò che è gelido,
drizza ciò ch'è sviato.
Vieni, Santo Spirito!

Nel 5° Mistero Luminoso si contempla l’Istituzione dell’Eucaristia
O Gloriosa Regina della Chiesa e Madre del Gesù Sacramentato, noi adoriamo con Voi la SS. Trinità nell'atto donarci la sua presenza nell’Ostia Santa. Preghiamo con Voi per i sacerdoti perché rendendosi conto di ciò che fanno, imitino ciò che celebrano e conformino la loro vita al mistero della Croce di Cristo Signore. E per noi chiediamo il dono di un devoto e quotidiano saluto al Santissimo Sacramento".

Dona ai tuoi fedeli
che solo in te confidano
i tuoi santi doni.
Vieni, Santo Spirito!

Dona virtù e premio,
dona morte santa,
dona gioia eterna.
Vieni, Santo Spirito!



Veni Sancte Spiritus, Veni per Mariam!

mercoledì 23 maggio 2012

IL MONASTERO INVISIBILE







In ascolto della Parola di Dio
Per il resto, attingete forza nel Signore e nel vigore della sua potenza. Rivestitevi dell’armatura di Dio, per poter resistere alle insidie del diavolo. La nostra battaglia infatti non è contro creature fatte di sangue e di carne, ma contro i Principati e le Potestà, contro i dominatori di questo mondo di tenebra, contro gli spiriti del male che abitano nelle regioni celesti. Prendete perciò l’armatura di Dio, perché possiate resistere nel giorno malvagio e restare in piedi dopo aver superato tutte le prove. State dunque ben fermi, cinti i fianchi con la verità, rivestiti con la corazza della giustizia, e avendo come calzatura  ai piedi lo zelo per propagare il vangelo della pace. Tenete sempre in mano lo scudo della fede, con il quale potrete spegnere tutti i dardi infuocati del maligno; prendete anche l’elmo della salvezza e  la spada dello Spirito, cioè la parola di Dio. Pregate inoltre incessantemente con ogni sorta di preghiere e di suppliche nello Spirito, vigilando a questo scopo con ogni perseveranza e pregando per tutti i santi, e anche per me, perché quando apro la bocca mi sia data una parola franca, per far conoscere il mistero del vangelo, del quale sono ambasciatore in catene, e io possa annunziarlo con franchezza come è mio dovere. (Ef 610-20)

Vi preghiamo poi, fratelli, di aver riguardo per quelli che faticano tra di voi, che vi sono preposti nel Signore e vi ammoniscono; trattateli con molto rispetto e carità, a motivo del loro lavoro. Vivete in pace tra voi. Vi esortiamo, fratelli: correggete gli indisciplinati, confortate i pusillanimi, sostenete i deboli, siate pazienti con tutti. Guardatevi dal rendere male per male ad alcuno; ma cercate sempre il bene tra voi e con tutti. State sempre lieti, pregate incessantemente, in ogni cosa rendete grazie; questa è infatti la volontà di Dio in Cristo Gesù verso di voi. Non spegnete lo Spirito, non disprezzate le profezie; esaminate ogni cosa, tenete ciò che è buono. Astenetevi da ogni specie di male. (1 Ts 5, 12-22)

Allora ritornarono a Gerusalemme dal monte detto degli Ulivi, che è vicino a Gerusalemme quanto il cammino permesso in un sabato. Entrati in città salirono al piano superiore dove abitavano. C’erano Pietro e Giovanni, Giacomo e Andrea, Filippo e Tommaso, Bartolomeo e Matteo, Giacomo di Alfeo e Simone lo Zelòta e Giuda di Giacomo. Tutti questi erano assidui e concordi nella preghiera, insieme con alcune donne e con Maria, la madre di Gesù e con i fratelli di lui. (At 1,12-14)

E vidi nella mano destra di Colui che era assiso sul trono un libro a forma di rotolo, scritto sul lato interno e su quello esterno, sigillato con sette sigilli. Vidi un angelo forte che proclamava a gran voce: «Chi è degno di aprire il libro e scioglierne i sigilli?». Ma nessuno né in cielo, né in terra, né sotto terra era in grado di aprire il libro e di leggerlo. Io piangevo molto perché non si trovava nessuno degno di aprire il libro e di leggerlo. Uno dei vegliardi mi disse: «Non piangere più; ha vinto il leone della tribù di Giuda, il Germoglio di Davide, e aprirà il libro e i suoi sette sigilli». Poi vidi ritto in mezzo al trono circondato dai quattro esseri viventi e dai vegliardi un Agnello, come immolato. Egli aveva sette corna e sette occhi, simbolo dei sette spiriti di Dio mandati su tutta la terra. E l’Agnello giunse e prese il libro dalla destra di Colui che era seduto sul trono. E quando l’ebbe preso, i quattro esseri viventi e i ventiquattro vegliardi si prostrarono davanti all’Agnello, avendo ciascuno un’arpa e coppe d’oro colme di profumi, che sono le preghiere dei santi. (Ap 5,1-8)

«Io sono la vera vite e il Padre mio è il vignaiolo. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo toglie e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto. Voi siete già mondi, per la parola che vi ho annunziato. Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può far frutto da se stesso se non rimane nella vite, così anche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me e io in lui, fa molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e si secca, e poi lo raccolgono e lo gettano nel fuoco e lo bruciano. Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quel che volete e vi sarà dato. In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli. (Gv 15,1-8)

Perché…Cos’è il Monastero invisibile?

Non ti hanno mai chiesto: prega per me? Ecco il Monastero invisibile nasce da questa esigenza. In ascolta della Parola di Dio, sopra riportata, vuole:

- collocarsi spiritualmente nel Cenacolo con Maria e gli Apostoli in attesa del dono della Grazia, lo Spirito Santo, il quale ci farà comprendere ogni cosa al momento opportuno e che grida in noi. “Abbà, Padre!”;

- porgere le “coppe d’oro” all’Agnello che toglie i peccati del mondo;

- costruire una comunione nella preghiera attorno alla “vera vite”;

- “pregare incessantemente”, perché il bisogno di ognuno diventi preghiera di tutti e nella volontà di Dio diventi benedizione e soccorso.

Tu preghi per me, io prego per te, noi preghiamo per lui, tutti preghiamo per le intenzioni di tutti.

“Pregate inoltre incessantemente… con ogni perseveranza… pregando per tutti i santi”
(S. Paolo)

Martiri della patria ...



martedì 22 maggio 2012

ELENCO ARCHIVIO ICONOGRAFICO 2012





«Io non conosco altro mezzo
per giungere alla perfezione fuorché l’Amore ...
È per questo che è fatto il nostro cuore».
(lettera a M. Guérin, luglio 1890)


 

Santi, Beati, Venerabili, servi di Dio
venerati dalla Chiesa Cattolica e dalla Chiesa Ortodossa

In modo particolare poi tra i Santi raccolgo:
  • santi Cosimo e Damiano,
  • santi Martiri,
  • san Sostene di Calcedonia,
  • san Rocco,
  • san Marco evangelista,
  • i "corpi santi" o martiri delle catacombe (anche in foto, poi faccio il santino in digitale)
  • san Giovanni Battista,
  • San Giuseppe di Nazareth,
  • la santità di nome MARCO e DAMIANO
  • i martiri del XX secolo

  • ICONOGRAFIA AMBROSIANA
  • servi di Dio, Venerabili, Beati e Santi della Chiesa Ambrosiana
  • Santi Ambrogio e Carlo Borromeo vescovi

  • ICONOGRAFIA CALABRESE:
  • servi di Dio, Venerabili, Beati e Santi
  • “Corpi santi” venerati in Calabria
  • santi italo-greci


ICONOGRAFIA MARIANA:
a) titoli mariani delle regioni Lombardia, Calabria e Puglia.
b) immagini mariane locali e italiane con i seguenti titoli:

  1. Addolorata - Pietà
  2. Aiuto - Buon Aiuto - Ausiliatrice
  3. Angeli - Angelo
  4. Animali (titoli mariani legati alla fauna, italiani e esteri)
  5. Annunziata
  6. Assunta – Transito - Dormizione
  7. Astri (es: Stella. Sole..)
  8. Bambina - Natività BVM – Presentazione al Tempio
  9. Bosco
  10. Buon Consiglio
  11. Buon Rimedio – Rimedio
  12. Cacciapensieri
  13. Caravaggio
  14. Carmine
  15. Catena
  16. Chiesa (Madre della)
  17. Consolata - Consolatrice
  18. Consolazione – Cintura
  19. Costantinopoli
  20. Croce - Crocetta
  21. Cuore di Gesù (Nostra Signore del)
  22. Cuore Immacolato
  23. Czestochova
  24. Divina Grazia
  25. Divina Misericordia (Misericordia)
  26. Divina Provvidenza (Provvidenza)
  27. Divino (titoli preceduti da)
  28. Eucarestia (SS. Sacramento)
  29. Fatima
  30. Fiducia
  31. Fonte – Fontana – Acqua (titoli riconducibili all’acqua)
  32. Gibilmanna
  33. Grazie - Latte
  34. Guadalupe
  35. Immacolata
  36. Itria - Odigitria
  37. Lacrime - Pianto
  38. Libera - Liberatrice - Libertà
  39. Loreto
  40. Lourdes
  41. Lume – Luce – Lumi - Lampada
  42. Madre di\dei\della
  43. Mercede
  44. Miracoli – Miracolo - Miracolosa
  45. Misericordia – Divina Misericordia
  46. Monte – Monti – Sacro Monte (titoli con la parola “Monte”)
  47. Neve – S.M. Maggiore – ad Nives
  48. Ogiditria – Itria
  49. Orfani
  50. Pace
  51. Paradiso – Scala del Paradiso – Porta del Paradiso = Scala
  52. Parto – Gravidanza - Attesa
  53. Perpetuo Soccorso - Soccorso
  54. Piante – Natura (titoli mariani legati alla flora, italiani e esteri)
  55. Pietà - Addolorata
  56. Ponte
  57. Popolo
  58. Porto
  59. Portosalvo
  60. Poveri
  61. Pozzo
  62. Preziosissimo Sangue – Sangue
  63. Provvidenza – Divina Provvidenza
  64. Rimedio – Buon Rimedio - Rimedi
  65. Rosario
  66. Salette
  67. Salute – Sanità
  68. Sangue - Preziosissimo Sangue
  69. Santi (Madonne titolate con nomi di Santi: es. S. Luca)
  70. Scala - Paradiso – Scala del Paradiso – Porta del Paradiso
  71. Soccorso – Perpetuo soccorso
  72. Speranza – Santa Speranza
  73. SS. Sacramento - Eucarestia
  74. Strada
  75. Vena
  76. Vita
  77. Vocazione\i

c) Litanie Lauretane


ICONOGRAFIA CRISTOLOGICA
i) il SS. Crocifisso (venerato localmente)
ii) santini con le reliquie della Passione
iii) vita di Gesù (SOLO ANTICHE)


Pregate la Vergine Santa che ...




“Pregate la Vergine Santa che il Cuore del Suo e nostro Gesù si avvicini a noi, che i nostri cuori battano all’unisono con i palpiti del suo Cuore amorosissimo. Cuore di Gesù, siate tutto il nostro amore! Signore, non guardate alle nostre colpe, ma guardate al Sacro Cuore di Gesù ed abbiate pietà di no”.
(Beata Anna Michelotti)



Martirologio Romano, 1 febbraio: A Torino, beata Giovanna Francesca della Visitazione (Anna) Michelotti, vergine, che fondò l’Istituto delle Piccole Suore del Sacro Cuore di Gesù per servire gratuitamente nel Signore gli ammalati poveri.

O mio Gesù ...





O mio Gesù abbraccio tutto il mondo
nell’amore del tuo Cuore.

Voglio amarti per tutti quelli
che non ti amano,
che non ti cercano,
che non ti vogliono
e riversare il tuo amore su tutta l’umanità.

Anche se non te lo ripeto
il mio cuore palpita vicino al tuo.

Soffrire per tutti quelli che
non sanno soffrire
con la soavità con cui soffri tu.

O Cuore agonizzante
ricordati di me nell’ultimo momento e
coprimi col manto della tua carità infinità.
Amen.

Quel nome raro fa pensare a Gesù





Il Martirologio Romano contiene molti santi e beati che hanno dato gloria al Santo Nome di Gesù, testimoni del suo amore tra gli omini.
Tra costoro nessuno si chiama Galileo, ma la Chiesa attende che un suo figlio, nato a Capranica (VT) nel 1882, possa presto salire agli onori degli altari.
Il nome Galileo è di derivazione ebraica: Galil e significa “circondario, regione”.
Ci riporta alla mente il grande padre della scienza moderna Galileo Galilei, nato a Pisa il 15 febbraio 1564 e morto ad Arcetri (FI) l’8 gennaio 1642: fisico, filosofo, astronomo e matematico, un genio della scienza.
Ma il nome Galileo ci ricorda anche la regione in cui visse Gesù Cristo, la Galilea. Con il soprannome “il Galileo”, Gesù, viene nominato nel Vangelo di Matteo nel famoso dialogo tra l’apostolo Pietro e suoi accusatori:

“Pietro intanto se ne stava seduto fuori, nel cortile. Una giovane serva gli si avvicinò e disse: «Anche tu eri con Gesù, il Galileo!». Ma egli negò davanti a tutti dicendo: «Non capisco che cosa dici». Mentre usciva verso l'atrio, lo vide un'altra serva e disse ai presenti: «Costui era con Gesù, il Nazareno». Ma egli negò di nuovo, giurando: «Non conosco quell'uomo!». Dopo un poco, i presenti si avvicinarono e dissero a Pietro: «È vero, anche tu sei uno di loro: infatti il tuo accento ti tradisce!». Allora egli cominciò a imprecare e a giurare: «Non conosco quell'uomo!». E subito un gallo cantò. E Pietro si ricordò della parola di Gesù, che aveva detto: «Prima che il gallo canti, tu mi rinnegherai tre volte». E, uscito fuori, pianse amaramente”. (Mt 26)

Il nome Galileo ci vuole richiamare la devozione al Santo Nome di Gesù, che nella trazione cristiana non si è molto diffuso tranne che nelle forme di: Jesus, Salvatore, Gesuina, ed appunto Galileo.
L’onomastico, per coloro che portano questo nome, è certamente il 3 gennaio, memoria (se pur facoltativa, nel rito romano) del Santo Nome di Gesù. Ecco quello che scrive il Martirologio Romano: “Santissimo Nome di Gesù, il solo in cui, nei cieli, sulla terra e sotto terra, si pieghi ogni ginocchio a gloria della maestà divina”.

Ma ritorniamo all’unico testimone di santità che ha questo nome: Galileo Nicolini.

Il venerabile Galileo Nicolini, novizio passionista, morto in fama di santità, presso il noviziato del Monte Argentario (Grosseto), il 13 maggio 1897, sentì la chiamata alla vita passionista al momento di ricevere la Prima Santa Comunione.
Un ragazzo coraggioso, intraprendente, autoritario, volitivo, allegro, assennato: così era Galileo Nicolini. A 8 anni rimprovera un ospite a pranzo che parlava male della Chiesa: sale su una sedia e sicuro di se dice: “Lei è solo un gran maleducato, perché fa questi discorsi in casa nostra, pur conoscendo la nostra fede”.
È nato il 17 giugno 1882 a Capranica (Viterbo). A quattro anni, inizia la scuola, a cinque fa da segretario al papà e scrive le sue lettere di affari sotto dettatura. In due anni, supera quattro classi. Per gli esami di terza (media!), è mandato al regio ginnasio di Viterbo: meraviglia e stupore per i professori vista la sua eccellente preparazione.
Scopre “Gesù nascosto” nel Tabernacolo si intrattiene con Lui in lunghi colloqui.
A sei anni, comincia a confessarsi, a nove ha il direttore spirituale nel dotto francescano Padre Ahern. Legge libri di intensa vita spirituale e pone domande sorprendenti e profonde. Nel febbraio 1894, i Passionisti predicano una missione popolare a Capranica. Galileo si entusiasma: quei missionari dal saio nero, con il Cuore di Gesù e i segni della sua Passione sul petto, lo affascinano. Il successivo 26 agosto 1894, riceve la Prima S. Comunione nella chiesa dei Passionisti a Vetralla. Per prepararsi, ha trascorso dieci giorni di ritiro con i religiosi, partecipando alle loro preghiere e alla loro vita di comunità. Quando Galileo ritorna a Capranica ha compreso che la sua vera famiglia sarà quella dei Passionisti. Ogni giorno medita la Passione di Gesù. Si accosta sovente alla Confessione e alla Comunione. I frutti sono evidenti persino nell’aspetto esteriore. Essere religioso passionista e sacerdote diventa il suo unico desiderio. Il confessore lo invita a fare una novena allo Spirito Santo per allontanare ogni dubbio. Il ragazzo obbedisce ed è sempre più sicuro della chiamata di Dio.
Ne parla ai genitori. La mamma rimane sorpresa e perplessa. Il papà è contrario. I Passionisti non lo vogliono perché è soltanto un bambino e non accettano allievi inferiori ai 14 anni. I genitori pensano di far di lui un ingegnere, un futuro dirigente della loro ditta. Ma Galileo, soffre e prega, deciso a far la sua strada. Per il dolore perde l’appetito e deperisce a vista d’occhio. Si affida alla Madre di Dio. Il papà un giorno gli dice: “Se proprio sei chiamato per questa via, io stesso mi adopererò per le pratiche necessarie”.
Il 5 marzo 1895 entra nel Seminario di Rocca di Papa (Roma) dove altri ragazzi come lui si preparano alla vita religiosa. Gli pare di toccare il cielo con il dito. Anzi si sente già in cielo, così scrive in una lettera ai suoi famigliari: “Non smetto di ringraziare Dio che si è degnato di rivolgere su di me il suo sguardo benigno. Noi qui siamo in un piccolo paradiso terrestre”. Sta bene di salute e rassicura i suoi: “Sono diventato più alto e sono cresciuto di dieci chili”.
In seminario è il ragazzo di sempre e prende come modello S. Gabriele dell’Addolorata (1838-1862) ed affermerà: “Voglio farmi santo come lui”.
Trascorsi 13 mesi a Rocca di Papa, può entrare in noviziato a Lucca, da dove scrive ai genitori: “Da tempo desideravo essere inviato al noviziato. Eccomi finalmente appagato. Già vi sono con grandissimo mio piacere”. Il 9 luglio 1896 veste l’abito passionista, cambiando nome, ma tutti continuano a chiamarlo Galileo, perché è il più piccolo della Congregazione e poi quel nome raro fa pensare a Gesù.
Il maestro dei novizi, il servo di Dio P. Nazareno Santolini, resta meravigliato: “Appena lo conobbi, vidi in lui una perla preziosa affidatami da Dio e mi stimai fortunato di averlo tra i miei allievi”. Ammira in lui una grande maturità di senno e uno spirito forte e lieto: del fanciullo ha solo l’ingenuità e la semplicità.
Dal noviziato un giorno scrive: “Per avere la pace del cuore e gustare il Paradiso sulla terra, bisogna vivere in continua obbedienza, rinnegando la propria volontà per conformarsi a quella di Dio”.
Il Signore ha altri sogni per il giovane Galileo. All’alba del 27 febbraio 1897 (ora festa liturgica di San Gabriele dell’Addolorata!), Galileo alzandosi sente sangue venirgli alla bocca. La tisi lo ha già afferrato. Il Generale, il beato Bernardo Silvestrelli, che vuole un gran bene a Galileo, informato della malattia, vorrebbe mandarlo a casa per un breve periodo, sperando nel miracolo della guarigione “all’aria natia”. Galileo, però, rifiuta per poter morire tra i confratelli. Accetta però di trasferirsi al Monte Argentario, nella prima casa aperta dal fondatore dei Passionisti, S. Paolo della Croce.
Tutti pregano per la sua guarigione a cominciare dai superiori che ordinano una novena solenne alla Madonna. Galileo, da parte sua, prega soltanto così: “Mamma mia, io sono molto malato né altri può guarirmi se non Tu. Guariscimi se è per la maggior gloria di Dio e per il bene dell’anima mia”. I confratelli si alternano al suo letto diventato altare, per assisterlo. Il più giovane figlio della Congregazione sta morendo come i santi, offrendo a tutti esempio di rassegnazione e di perfetta letizia.
Un giorno sussurra: “Il patire per amore non è dolore / che se il patir si sente / amabile lo rende il puro amore”. Patire per amore: il suo segreto, il segreto dei santi.
Rivede la madre e con un permesso speciale del superiore generale, emette la professione religiosa “in articulo mortis”, offrendo a Dio i tre voti di castità, obbedienza e povertà: ora è Passionista.
Galileo riceve il S. Viatico, poi protende le braccia in alto, stringe nella mano destra una medaglia della Madonna e sorride. Sono le tre del 13 maggio 1897. È vissuto solo 14 anni, 10 mesi e 26 giorni. Il 27 novembre 1981, il beato Giovanni Paolo II, riconosce l’eroicità delle sue virtù cristiane e lo dichiara venerabile. Ora la Chiesa attende un miracolo per poterlo beatificare.
Il servo di Dio Luigi Olivares, Vescovo di Nepi e Sutri, diocesi di Galileo, lo definì “un altro Domenico Savio, entrambi ragazzi santi”.

lunedì 21 maggio 2012

SANTITA' NETINA





San (Beato) Guglielmo di Noto eremita
Noto (Siracusa), c.a. 1309 - Scicli (Ragusa), 4 aprile 1404

Martirologio Romano, 4 aprile: A Scicli in Sicilia, beato Guglielmo Cuffitelli, eremita, che, abbandonata la passione per la caccia, visse per cinquantasette anni in solitudine e in povertà.






Beato Antonio di Noto (o l’Etiope o de Categerò)
Barce di Cirene, Libia, 1490 ca. - 14 marzo 1550

Il Beato Antonio nasce a Barce di Cirene (Libia) verso il 1490, figlio di genitori maomettani che lo educano alla legge coranica. Le Galee della Sicilia lo prendono prigioniero, lo sbarcano a Siracusa a terra insieme al bottino e lo espongono al bando al migliore offerente come schiavo. Viene acquistato da un massaro di Avola che lo occupa nell'ufficio del pastore e gli affida il suo gregge di pecore e di capre. li buon massaro avolese cerca di iniziare il giovane al cristianesimo, e catechizzandolo mette a fuoco particolarmente il dramma d'amore e della passione di Gesù. Antonio affascinato chiede il sacramento del Santo Battesimo scegliendo per sé il nome del famoso santo di Padova. Da quel giorno in poi si impegnerà a mettere in pratica quanto avrà ascoltato dalla parola di Dio così da volere servire il Signore ed essergli grato. Ad Avola Antica frequenta la chiesa di Santa Venera, dove si confessa e si comunica ed alimenta la lampada votiva all'altare dell'apostolo S. Giacomo. Questo per i 38 anni di permanenza in territorio Avolese. Nel frattempo il massaro che lo aveva acquistato dà in matrimonio due nipoti con dei netini donando loro il gregge e lo schiavo libico. Da allora Antonio va a Noto. I nuovi padroni però considerano le qualità soprannaturali e i miracoli del nuovo schiavo, lo rendono libero. Antonio rimarrà con loro altri quattro anni. Licenziatosi da loro, Antonio si offre a servire i carcerati ed i malati, poi sceglie la vita eremitica, come terziario francescano, ai Pizzoni di San Corrado Fuori le Mura. Periodicamente si reca a Noto per accostarsi ai sacramenti e raccogliere elemosine per i poveri. Consumato dall'ascesi eremitica, dagli anni e dalla malattia rende l'anima a Dio il 14 marzo 1550. Viene seppellito nella chiesa francescana di Santa Maria del Gesù a Noto che diviene meta di pellegrinaggi e di grazie. Nel 1611 viene data licenza di divulgare l'immagine con aureola di beato. La diocesi di Noto venera il beato Antonio il 14 marzo.
Il 14 marzo 2012 è stata inaugurata ad Avola antica una statua in bronzo del Beato Antonio Etiope. Il suo culto è molto vivo in Brasile, mentre nel Netino è stato riscoperto grazie alle ricerche di Monsignor Guastella nel 1992, che lo ha proposto come patrono della Caritas della Diocesi di Noto.
Nel calendario francescano è venerato il 23 agosto. Le sue sante reliquie sono venerate nella Chiesa S.M. di Gesù in Noto.




Beato Domenico Maltese di Noto (m. 1451)
Francescano nato a Malta e morto in concetto di santità a Noto (SR) nel 1451. Le sue sante reliquie sono custodite nella Chiesa S.M. di Gesù in Noto.







San (Beato) Corrado Confalonieri da Piacenza
eremita, terziario francescano

Piacenza, ca. 1290 - Noto, Siracusa, 19 febbraio 1351

Martirologio Romano, 19 febbraio: A Noto in Sicilia, beato Corrado Confalonieri da Piacenza, eremita del Terz’Ordine di San Francesco, che, messi da parte gli svaghi mondani, praticò per circa quarant’anni un severissimo tenore di vita nell’orazione continua e nella penitenza.




un santo disoccupato...



Ci sono molti santi veneratissimi in tutta Italia, ma S. Pietro Parenzo podestà e martire è uno di quelli poco venerati a causa della stretta circoscrizione del culto: Orvieto e la parrocchia a lui dedicata.

Un santo "disoccupato" alla cui intercessione affidiamo la Chiesa del XXI secolo e l'Italia.



San Pietro Parenzo Martire
patrono di Sferracavallo di Orvieto

O Padre, che hai associato San Pietro Parenzo
alla passione del tuo Figlio,
concedi anche a noi di venire a te
sulle orme dei testimoni della fede,
per avere parte con loro alla gioia eterna.
Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio,
e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo,
per tutti i secoli dei secoli.
Amen.

(Comune dei Martiri, Mess. Rom.)



SANTO ROSARIO CON I SANTI MARTIRI MESSICANI






Contempliamo il 1 mistero luminoso: il Battesimo di Gesù di Giordano

San Matteo Correa Magallanes.
Lo tennero in carcere alcuni giorni a Fresnillo, Zacatecas, quindi venne condotto a Durango. Il generale gli chiese di confessare alcuni prigionieri, e di riferire poi ciò che aveva appreso in confessione, altrimenti lo avrebbe ucciso. Il Signor Parroco Correa rispose con dignità: "Lei può farlo, ma non sa che un sacerdote deve saper conservare il segreto della confessione. Sono disposto a morire". Fu fucilato in un campo, nei dintorni della città di Durango, il 6 febbraio 1927 e così quel parroco mite e pronto al sacrificio iniziò la sua vera vita.

Chiediamo al Signore la fedeltà alla vita sacramentale, soprattutto alla Comunione e alla Confessione

Contempliamo il 2 mistero gioioso: la Visita di Maria a Elisabetta

San Michele De La Mora.
Di fronte alle pressioni del governo militare preferì andare via dalla città. Per la strada fu arrestato e condotto di fronte al generale, che lo condannò alla fucilazione. Camminò in silenzio fino al luogo indicatogli e, come proclama della sua fede e del suo amore a Maria Santissima, tirò fuori il suo rosario, iniziò a pregare, e con questo in mano, cadde ucciso dai proiettili. Era mezzogiorno del 7 agosto 1927.

Chiediamo al Signore il desiderio della preghiera, essa ci sia di conforto e di sostegno nella difficoltà della vita.

Contempliamo il 3 mistero luminoso: l’annuncio del Regno dei Cieli

San Toribio Romo Gonzalez.
In occasione di una Prima Comunione, tenendo l'Ostia Sacra nelle sue mani disse: "Signore, accetteresti il mio sangue che ti offro per la pace della chiesa?". Mentre si trovava ad "Agua caliente", luogo vicino a Tequila, che serviva come rifugio e centro del suo apostolato, volle aggiornare i registri parrocchiali. Lavorò tutto il giorno del venerdì ed anche la notte. Alle cinque della mattina del sabato 25 febbraio 1928, volle celebrare 1'Eucarestia ma, sentendosi molto stanco e con sonno, preferì dormire un po' per celebrare meglio. Si era appena addormentato quando un gruppo di contadini e soldati entrarono nella stanza e uno di questi lo indicò dicendo: "Quello è il sacerdote, uccidetelo", il Padre Toribio si svegliò impaurito, si sollevò e lo colpirono. Ferito e vacillante camminò un po’, ma una nuova scarica, alle spalle gli tolse la vita ed il suo sangue generoso tinse di rosso la terra di questa zona di Jalisco.

Chiediamo al Signore che la nostra vita sia segno del Regno dei Cieli e offerta di pace e unità per gli uomini.

Contempliamo il 4 mistero glorioso: Maria Assunta in Cielo

San Cristoforo Magallanes.
Di fronte al carnefice ebbe la forza di confortare il suo ministro e compagno di martirio, Padre Agustín Caloca, dicendogli: "Stai tranquillo, figliolo, solo un momento e poi il cielo". Poi, rivolgendosi alla truppa, esclamò: "Io muoio innocente e chiedo a Dio che il mio sangue serva per l'unione dei miei fratelli messicani".

Chiediamo al Signore che la grazia del desiderio del Cielo muova i nostra passi e le nostre fatiche e questo desiderio sia realizzazione del Regno dei Cieli.

Contempliamo il 5 mistero doloro: Gesù muore in croce

San Rodrigo Aguilar Aleman.
All`alba del 28 ottobre 1927 lo condussero sulla piazza di Ejutla. Agganciarono un cappio ad un grosso ramo di albero di mango e lo posero al collo del sacerdote. Poi vollero provare la sua forza e con arroganza gli chiesero: "Chi vive?". La valorosa risposta fu: "Cristo Re e la Santa Maria di Guadalupe!". Allora la corda venne tirata con forza ed il signor parroco Aguilar restò appeso. Si fece nuovamente scendere e di nuovo gli chiesero: "Chi vive?". E per la seconda volta, con voce sicura rispose: "Cristo Re e Santa Maria di Guadalupe!". Un nuovo identico supplizio e quindi, per la terza volta la stessa domanda: "Chi vive?". Il martire agonizzante, sussurrandole rispose: "Cristo Re e Santa Maria di Guadalupe!".

Chiediamo al Signore il dono della perseveranza e della fedeltà nella fede, sapendo che Cristo è sempre il nostro Re e Signore!


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Santi Martiri Messicani (Cristoforo Magallanes Jara e 24 compagni)

21 maggio - Memoria Facoltativa

Messico, XX secolo


Martirologio Romano: Santi Cristoforo Magallanes, sacerdote, e compagni, martiri, che in varie regioni del Messico, perseguitati in odio alla fede cristiana e alla Chiesa cattolica, per aver professato Cristo Re ottennero la corona del martirio.