Calatafimi, Trapani, 21 giugno 2001 - 20 luglio 2010
Questa è la storia del piccolo Manuel, un bambino di Calatafimi (TP), morto a soli 9 anni a causa di un terribile tumore; una storia che dovrebbe essere triste, invece è carica di speranza. Qualche mese fa l’hanno raccontata a noi ragazzi di Birgi proprio i genitori di Manuel, con alcuni amici, che siamo andati poi a trovare nei giorni scorsi per pregare insieme sulla sua tomba. Vi voglio raccontare in breve la sua vita ed alcune cose che mi sono rimaste impresse nel cuore…
21 giugno 2001. Il Cielo è in festa e casa Foderà non è da meno. Sono tutti felici per l'arrivo del piccolo Manuel. Un bambino tanto a lungo atteso e finalmente arrivato! Tutto sembra perfetto, Manuel inizia a crescere, diventa un bambino allegro e generoso, ma una mattina si sveglia piangendo! Viene portato di corsa all'ospedale, dove gli vengono fatti degli accertamenti. La diagnosi non lascia quasi speranze: neuroblastoma al quarto stadio. Ed ecco che la vita perfetta in un attimo si distrugge, iniziano chemio, interventi e tutto ciò che di possibile si possa fare per la sua guarigione. Ma sarà proprio in questo contesto che il piccolo Manuel inizierà la sua missione e diventerà – come lui amava dire – “guerriero della luce”.
È il 13 ottobre 2007 il giorno in cui il piccolo Manuel, nonostante le sue condizioni di salute, aiutato dalla Mamma Celeste, può finalmente entrare nella Cappella per fare la tanto attesa prima Comunione. Un momento davvero unico per un bambino davvero speciale e, un attimo dopo aver ricevuto Gesù, ecco che il piccolo Manuel fa qualcosa che lascia tutti senza parole: inizia a parlare con Lui in un colloquio intimo che si prolunga per qualche minuto. Il piccolo guerriero della luce sa bene che quel momento è molto prezioso, tanto da volere aiutare tutti a viverlo in pienezza; per questo un giorno scrive una lettera per invitare tutti a ringraziare Gesù come fa Lui, con parole tanto semplici quanto profonde:
“Carissimi amici,
vi voglio parlare di come Gesù è presente nell’Eucarestia. Sapete: Lui vi vuole tanto bene e si fa sentire e vedere nella santa Comunione. Non ci credete? Provate a concentrarvi, senza distrarvi. Chiudete gli occhi, pregate e parlate perché Gesù vi ascolterà e parlerà al vostro cuore. Non aprite subito gli occhi perché questa comunicazione si interrompe e non torna mai più! Imparate a stare in silenzio e qualche cosa di meraviglioso succederà, perché quando Lui entra diventa una “bomba di Grazia” che vi fa sentire protetti e al sicuro. Rimanete in compagnia con Lui. Questo è il momento più bello perché nella Comunione Lui vi dà la sua santa benedizione.
Se state male, Lui vi darà la forza di sopportare ogni sofferenza. Se siete tristi, vi darà la forza di sorridere. Se siete annoiati, Lui vi darà la sua gioia. Se siete pieni di rabbia e nervosi, Lui vi darà la forza di calmarvi. Tutto questo potrà accadere solo se avrete fiducia in Lui perché Lui vi ama molto più di quanto voi lo possiate amare!
Con affetto, Manuel”.
Ma come può un bimbo di soli sei anni sapere tutto questo? Semplice, innanzitutto lui tratta Gesù come un amico, un Amico davvero speciale, che sta sempre con lui e non lo lascia mai solo, un Amico di cui si fida ciecamente, un Amico che gli dice: “Il tuo cuore non è tuo ma mio, e il mio è tuo”. Allora Manuel non vuole negargli niente ed è proprio per questo che inizierà ad offrire la sua malattia e i suoi dolori, imparerà a soffrire le stesse piaghe di Gesù. Lui vuole sciogliere tutti i cuori induriti, e il piccolo Manuel lo aiuterà a farlo! E per questo, pur soffrendo grandi dolori, si dimostra sempre allegro, anzi si impegna continuamente nella sua “Missione Luce” pensando più agli altri che a sé e facendo di tutto per rallegrare chi gli sta accanto.
E il secondo motivo è che ha delle armi insuperabili, che tiene sempre con sé: una Bibbia che impara a leggere giorno per giorno e che consulta per trovare la parola giusta; un guanto di Padre Pio che lo aiuta a sopportare il dolore; e un Rosario, per pregare la Mamma che lo esaudisce sempre. Riguardo al rosario vi racconto un simpatico aneddoto, narrato a noi dal papà. Manuel ama dire il rosario collegato con TeleRadioPadrePio. Una sera, alla stessa ora, c’è la partita di Champions e gioca l’Inter, per cui il papà – convinto interista – cambia continuamente canale. Ad un tratto Manuel, infastidito, prende il telecomando e lo sbatte per terra, rompendolo. Il papà lo rimprovera, ma poi si sente a sua volta rimproverare: “Ma ti rendi conto che pregare è una cosa seria?”. Papà Peppe si fa piccolo piccolo e da quel giorno non oserà più cambiare canale…
Un bambino semplice e unico, insomma, che ha capito quale sia il segreto della vera felicità! Ha capito, per dirla con le parole di San Paolo: “Non sono più io che vivo, ma è Cristo che vive in me”, e per questo non ci resta che pregare perché anche noi, come il piccolo Manuel, possiamo un giorno comprenderlo.
Grassano, Matera, 16
febbraio 1939 - 7 aprile 1966
La
santità di un’anima passa certamente attraverso la sofferenza sia fisica che
spirituale; sembra nel leggere e studiare le biografie di tante belle figure di
anime sante o avviate al riconoscimento della loro santità, che essa sia una
costante obbligata nella loro vita; questo ci porta a qualche riflessione. Ma
se un santo o santa ha certamente sofferto, tutti quelli che soffrono sono
santi? Cioè la malattia e la sofferenza sono normalmente causa di santità?
Certamente no, perché per ogni anima che ha raggiunta la beatitudine attraverso
la sofferenza, ve ne sono tantissime che hanno solo sofferto e basta, ma di
loro non vi sono perenni ricordi. Ripetendo un concetto chiarissimo del grande
Dottore della Chiesa s. Agostino che dice: “Non è la pena che fa un martire, ma
la causa”; è evidente che la pena la subiscono anche delinquenti e malfattori,
ma essi non diventano martiri, ma è la ’causa’, cioè la motivazione e lo
spirito per cui si soffre a dare il merito del martirio e della santità. Maria
Marchetta è una di queste anime, per 14 anni restò sofferente a letto, ma non è
questo che la rese eccezionale, ma “il come” ci restò a vivere e soffrire.
Antonio
Borrelli (3)
LA
SPIRITUALITÀ DI MARIA ...
Un
primo aspetto della spiritualità di Maria è quello eucaristico-mariano. Il dono
più grande che le si potesse fare era quello di portarle l'Eucarestia che riceveva
con profondo raccoglimento e impressionante prolungato silenzio. Era il momento
in cui Gesù la educava e le dava la forza di portare con serenità e coraggio la
propria croce. Due volte ha partecipato a pellegrinaggi di ammalati a Lourdes,
dove più che chiedere la guarigione, si abbandona tra le braccia della Madre:
"Ho detto alla Madonna come vuoi tu", scrive al suo padre spirituale.
Il Rosario era la sua compagnia abituale che spesso recitava con le persone che
andavano a visitarla.
...
UNA SPIRITUALITÀ DELLA SOFFERENZA
Dall'amore
all'Eucarestia e alla Madonna, Maria attinge la sua forza di vivere la sua
sofferenza quotidiana, anzi cresce nella consapevolezza del valore salvifico
della Croce. "Mio Dio, il mio cuore è colmo di infinita riconoscenza per avermi
fatto capire la necessità e la bellezza della sofferenza", scriverà
nel suo diario. Altezza spirituale che nasce dalla coscienza di avere, nella
sua condizione, un compito ed una missione da compiere: edificare la chiesa con
l'offerta quotidiana del suo sacrificio.
"Io
sto bene così", rispondeva a chi cercava di consolarla;
è lo stato di quiete di chi ha accettato con fede lieta il disegno di Dio nella
propria vita.
...
UNA SPIRITUALITÀ ECCLESIALE-ECUMENICA
Maria,
nel cammino spirituale, si è sentita al centro della vita della Chiesa, non
spettatrice ma da protagonista. Le lettere scritte al Papa Paolo VI e al
Primate anglicano Michael Ramsey sono rivelatrici del suo spirito ecclesiale ed
ecumenico. "Le sono grato per sue preghiere durante il mio incontro con San
Paolo VI e mi fa piacere della sua intenzione di lavorare e pregare per l'unità
cristiana", le scrive cosi Ramsey. Spiritualmente libera dal corpo
martoriato, partecipa e fa propri i grandi problemi della Chiesa universale, si
occupa anche della vita della sua parrocchia, vuole essere catechista e offrire
la sua preghiera per ogni iniziativa in modo da sentirsi anche lei parte attiva
della comunità di appartenenza. Muore con questo forte anelito verso l'unità
della Chiesa, fulgido esempio di amore per la Chiesa Corpo Mistico di Cristo a
cui volentieri ha offerto la sua sofferenza e il sacrificio supremo della sua
stessa vita. (2)
PREGHIERA
O beata Trinità
Padre, Figlio, Spirito Santo, fonte della
vita, della santità e della beatitudine.
Noi Ti lodiamo e Ti ringraziamo perché nella tua Serva
Maria Marchetta ci hai offerto l'esempio di una creatura totalmente illuminata
dalla fede,
guidata e sorretta dalla speranza, infiammata di amore santo perle e per i
fratelli.
Dal letto di dolore, sul quale ella trascorse gran parte della
sua vita, apparve sacerdote del proprio sacrificio, annunciatrice del Vangelo
delle Beatitudini
amica di quanti avanzano tra le difficoltà, promotrice del bene dei fanciulli e
delle famiglie,
figlia devota della Chiesa tutta unita nella fede e nella carità.
O Santa Trinità. per la tua gloria. per la magnificenza
della Chiesa e per un mondo più buono, noi invochiamo la
glorificazione di questa tua figlia per intercessione della quale
osiamo chiederti questa grazia ...
(CON APPROVAZIONE ECCLESIASTICA)
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Fonti:
(1) FVS Francesco il volto secolare, p 9, anno 4, n 8-9, 2006
Gesù parla ai
discepoli: coloro che vivevano un quotidiano intenso con lui.
Si propone come
Maestro (io vi dico), e propone di osservare la legge di Dio perché in
essa si è custoditi.
Non è una
osservanza formale, ma uno stile che va in profondità.
Propone uno stile
che varca le profondità del cuore e della mente: non è un accontentarsi.
Se questo non
accade, se l’abitudine prevale sull’inquietudine, è perché anche nella Chiesa
esiste ed è ormai consolidato il fenomeno del fare il minimo indispensabile.
(Come confessarsi
solo per Pasqua!).
Ma nella fede
della non esiste la modica quantità o il quanto basta (q.b. come nelle
ricette!).
La fede è un modo
di amare e l’amore, finché resta vivo, è forte come la morte, e cioè senza
misura.
Gesù si propone
come Maestro con un criterio di verità e di vero bene verso di sé: non può
chiedere il minimo indispensabile, ma è senza misura, con tutto se stesso, come
sulla Croce.
E la croce è
l'apice del suo essere luce delle genti… se ci ricordiamo di domenica scorsa!
Quindi… Lascia che
la sua Parola attecchisca in te e il resto viene da sé, con la naturalezza di
un seme che germoglia.
Ad esempio: devi
saper dire si o no, perché è per la verità e per il bene.
Attenti! La menzogna si costruisce con molte
parole, invece la sincerità chiede poche parole: “il vostro parlare: “sì,
sì”, “no, no”; il di più viene dal Maligno”.
«Se
oggi non riusciamo più in nulla – (affermava
Ratzinger nel 1970) –, è solo perché tutti siamo troppo preoccupati di
affermare solo noi stessi».
Ecco, questo fa il
Vangelo nella vita di un essere umano: lo libera dall’ossessione di sé e lo
restituisce a sé stesso.
Ecco il compimento
che Gesù dice di voler portare.
Non è più significativo fare "eucarestia", ma come fare "eucarestia". Al punto tale che il fedele è più concentrato nell'indicare, in modi FOLLI, il modo per riceverla, che essere concentrato su Gesù Vivo che sta per ricevere.
Non dice AMEN dopo le parole IL CORPO DI CRISTO, ma è concentrato nell'indicare con la mano la BOCCA!
Ma poi c'è da purificare quelle modalità che si vedono dopo aver ricevuto Gesù Vivo in altri fedeli.
Segni di croci, genuflessioni, e tante altro ... sembra che si sono dimenticati che hanno ricevuto Gesù Vivo!
Agata rispose: “Ho per
Salvatore il Signore Gesù Cristo, il quale con la sola parola cura ogni cosa e
la sola voce tutto ristora: questi se vuole può rendermi sana.” Allora
sorridendo il vecchio le disse: “Ed è proprio lui che mi mandò a te: io non
sono che il suo Apostolo, e nel nome di lui sappi che devi essere sanata.” Ciò
detto disparve dai suoi occhi.
[dagli Atti del Martirio]
PREGHIERA
O Padre, che tra i segni della tua onnipotenza concedi
alla debolezza umana la vittoria del martirio; nella solennità della beata
Agata, vergine e martire, donaci sul suo esempio, di perseverare fedelmente nel
nostro cammino verso di te. Amen.