sabato 21 febbraio 2026

LA STORIA DI UN CUORE CHE SI LASCIA INCONTRARE DA CRISTO

Calatafimi, Trapani, 21 giugno 2001 - 20 luglio 2010



Questa è la storia del piccolo Manuel, un bambino di Calatafimi (TP), morto a soli 9 anni a causa di un terribile tumore; una storia che dovrebbe essere triste, invece è carica di speranza. Qualche mese fa l’hanno raccontata a noi ragazzi di Birgi proprio i genitori di Manuel, con alcuni amici, che siamo andati poi a trovare nei giorni scorsi per pregare insieme sulla sua tomba. Vi voglio raccontare in breve la sua vita ed alcune cose che mi sono rimaste impresse nel cuore…


21 giugno 2001. Il Cielo è in festa e casa Foderà non è da meno. Sono tutti felici per l'arrivo del piccolo Manuel. Un bambino tanto a lungo atteso e finalmente arrivato! Tutto sembra perfetto, Manuel inizia a crescere, diventa un bambino allegro e generoso, ma una mattina si sveglia piangendo! Viene portato di corsa all'ospedale, dove gli vengono fatti degli accertamenti. La diagnosi non lascia quasi speranze: neuroblastoma al quarto stadio. Ed ecco che la vita perfetta in un attimo si distrugge, iniziano chemio, interventi e tutto ciò che di possibile si possa fare per la sua guarigione. Ma sarà proprio in questo contesto che il piccolo Manuel inizierà la sua missione e diventerà – come lui amava dire – “guerriero della luce”.


È il 13 ottobre 2007 il giorno in cui il piccolo Manuel, nonostante le sue condizioni di salute, aiutato dalla Mamma Celeste, può finalmente entrare nella Cappella per fare la tanto attesa prima Comunione. Un momento davvero unico per un bambino davvero speciale e, un attimo dopo aver ricevuto Gesù, ecco che il piccolo Manuel fa qualcosa che lascia tutti senza parole: inizia a parlare con Lui in un colloquio intimo che si prolunga per qualche minuto. Il piccolo guerriero della luce sa bene che quel momento è molto prezioso, tanto da volere aiutare tutti a viverlo in pienezza; per questo un giorno scrive una lettera per invitare tutti a ringraziare Gesù come fa Lui, con parole tanto semplici quanto profonde:






“Carissimi amici,
vi voglio parlare di come Gesù è presente nell’Eucarestia. Sapete: Lui vi vuole tanto bene e si fa sentire e vedere nella santa Comunione. Non ci credete? Provate a concentrarvi, senza distrarvi. Chiudete gli occhi, pregate e parlate perché Gesù vi ascolterà e parlerà al vostro cuore. Non aprite subito gli occhi perché questa comunicazione si interrompe e non torna mai più! Imparate a stare in silenzio e qualche cosa di meraviglioso succederà, perché quando Lui entra diventa una “bomba di Grazia” che vi fa sentire protetti e al sicuro. Rimanete in compagnia con Lui. Questo è il momento più bello perché nella Comunione Lui vi dà la sua santa benedizione.
Se state male, Lui vi darà la forza di sopportare ogni sofferenza. Se siete tristi, vi darà la forza di sorridere. Se siete annoiati, Lui vi darà la sua gioia. Se siete pieni di rabbia e nervosi, Lui vi darà la forza di calmarvi. Tutto questo potrà accadere solo se avrete fiducia in Lui perché Lui vi ama molto più di quanto voi lo possiate amare!
Con affetto, Manuel”.


Ma come può un bimbo di soli sei anni sapere tutto questo? Semplice, innanzitutto lui tratta Gesù come un amico, un Amico davvero speciale, che sta sempre con lui e non lo lascia mai solo, un Amico di cui si fida ciecamente, un Amico che gli dice: “Il tuo cuore non è tuo ma mio, e il mio è tuo”. Allora Manuel non vuole negargli niente ed è proprio per questo che inizierà ad offrire la sua malattia e i suoi dolori, imparerà a soffrire le stesse piaghe di Gesù. Lui vuole sciogliere tutti i cuori induriti, e il piccolo Manuel lo aiuterà a farlo! E per questo, pur soffrendo grandi dolori, si dimostra sempre allegro, anzi si impegna continuamente nella sua “Missione Luce” pensando più agli altri che a sé e facendo di tutto per rallegrare chi gli sta accanto.


E il secondo motivo è che ha delle armi insuperabili, che tiene sempre con sé: una Bibbia che impara a leggere giorno per giorno e che consulta per trovare la parola giusta; un guanto di Padre Pio che lo aiuta a sopportare il dolore; e un Rosario, per pregare la Mamma che lo esaudisce sempre. Riguardo al rosario vi racconto un simpatico aneddoto, narrato a noi dal papà. Manuel ama dire il rosario collegato con TeleRadioPadrePio. Una sera, alla stessa ora, c’è la partita di Champions e gioca l’Inter, per cui il papà – convinto interista – cambia continuamente canale. Ad un tratto Manuel, infastidito, prende il telecomando e lo sbatte per terra, rompendolo. Il papà lo rimprovera, ma poi si sente a sua volta rimproverare: “Ma ti rendi conto che pregare è una cosa seria?”. Papà Peppe si fa piccolo piccolo e da quel giorno non oserà più cambiare canale…


Un bambino semplice e unico, insomma, che ha capito quale sia il segreto della vera felicità! Ha capito, per dirla con le parole di San Paolo: “Non sono più io che vivo, ma è Cristo che vive in me”, e per questo non ci resta che pregare perché anche noi, come il piccolo Manuel, possiamo un giorno comprenderlo.

lunedì 16 febbraio 2026

MARIA MARCHETTA, laica, francescana secolare e socia dell'Azione Cattolica


Serva di Dio

MARIA MARCHETTA

Grassano, Matera, 16 febbraio 1939 - 7 aprile 1966

La santità di un’anima passa certamente attraverso la sofferenza sia fisica che spirituale; sembra nel leggere e studiare le biografie di tante belle figure di anime sante o avviate al riconoscimento della loro santità, che essa sia una costante obbligata nella loro vita; questo ci porta a qualche riflessione. Ma se un santo o santa ha certamente sofferto, tutti quelli che soffrono sono santi? Cioè la malattia e la sofferenza sono normalmente causa di santità? Certamente no, perché per ogni anima che ha raggiunta la beatitudine attraverso la sofferenza, ve ne sono tantissime che hanno solo sofferto e basta, ma di loro non vi sono perenni ricordi. Ripetendo un concetto chiarissimo del grande Dottore della Chiesa s. Agostino che dice: “Non è la pena che fa un martire, ma la causa”; è evidente che la pena la subiscono anche delinquenti e malfattori, ma essi non diventano martiri, ma è la ’causa’, cioè la motivazione e lo spirito per cui si soffre a dare il merito del martirio e della santità. Maria Marchetta è una di queste anime, per 14 anni restò sofferente a letto, ma non è questo che la rese eccezionale, ma “il come” ci restò a vivere e soffrire.

Antonio Borrelli (3)

 

LA SPIRITUALITÀ DI MARIA ...

Un primo aspetto della spiritualità di Maria è quello eucaristico-mariano. Il dono più grande che le si potesse fare era quello di portarle l'Eucarestia che riceveva con profondo raccoglimento e impressionante prolungato silenzio. Era il momento in cui Gesù la educava e le dava la forza di portare con serenità e coraggio la propria croce. Due volte ha partecipato a pellegrinaggi di ammalati a Lourdes, dove più che chiedere la guarigione, si abbandona tra le braccia della Madre: "Ho detto alla Madonna come vuoi tu", scrive al suo padre spirituale. Il Rosario era la sua compagnia abituale che spesso recitava con le persone che andavano a visitarla.

 

... UNA SPIRITUALITÀ DELLA SOFFERENZA

Dall'amore all'Eucarestia e alla Madonna, Maria attinge la sua forza di vivere la sua sofferenza quotidiana, anzi cresce nella consapevolezza del valore salvifico della Croce.
"Mio Dio, il mio cuore è colmo di infinita riconoscenza per avermi fatto capire la necessità e la bellezza della sofferenza", scriverà nel suo diario. Altezza spirituale che nasce dalla coscienza di avere, nella sua condizione, un compito ed una missione da compiere: edificare la chiesa con l'offerta quotidiana del suo sacrificio.

"Io sto bene così", rispondeva a chi cercava di consolarla; è lo stato di quiete di chi ha accettato con fede lieta il disegno di Dio nella propria vita.

 

... UNA SPIRITUALITÀ ECCLESIALE-ECUMENICA

Maria, nel cammino spirituale, si è sentita al centro della vita della Chiesa, non spettatrice ma da protagonista. Le lettere scritte al Papa Paolo VI e al Primate anglicano Michael Ramsey sono rivelatrici del suo spirito ecclesiale ed ecumenico. "Le sono grato per sue preghiere durante il mio incontro con San Paolo VI e mi fa piacere della sua intenzione di lavorare e pregare per l'unità cristiana", le scrive cosi Ramsey. Spiritualmente libera dal corpo martoriato, partecipa e fa propri i grandi problemi della Chiesa universale, si occupa anche della vita della sua parrocchia, vuole essere catechista e offrire la sua preghiera per ogni iniziativa in modo da sentirsi anche lei parte attiva della comunità di appartenenza. Muore con questo forte anelito verso l'unità della Chiesa, fulgido esempio di amore per la Chiesa Corpo Mistico di Cristo a cui volentieri ha offerto la sua sofferenza e il sacrificio supremo della sua stessa vita. (2)

 

PREGHIERA

 

O beata Trinità

Padre, Figlio, Spirito Santo, fonte della vita, della santità e della beatitudine.
Noi Ti lodiamo e Ti ringraziamo perché nella tua Serva
Maria Marchetta ci hai offerto l'esempio di una creatura totalmente illuminata dalla fede,
guidata e sorretta dalla speranza, infiammata di amore santo perle e per i fratelli.
Dal letto di dolore, sul quale ella trascorse gran parte della
sua vita, apparve sacerdote del proprio sacrificio, annunciatrice del Vangelo delle Beatitudini
amica di quanti avanzano tra le difficoltà, promotrice del bene dei fanciulli e delle famiglie,
figlia devota della Chiesa tutta unita nella fede e nella carità.
O Santa Trinità. per la tua gloria. per la magnificenza
della Chiesa e per un mondo più buono, noi invochiamo la
glorificazione di questa tua figlia per intercessione della quale
osiamo chiederti questa grazia ...
(CON APPROVAZIONE ECCLESIASTICA)

 

____________________________

Fonti:
(1) FVS Francesco il volto secolare, p 9, anno 4, n 8-9, 2006
(2) Curia Vescovile di Tricarico

(3) Santi e Beati


 

domenica 15 febbraio 2026

Ascolta, Padre, la nostra preghiera!

 



Nelle ricette c'è l'acronimo "q.b.".

 

Nella prima lettura leggiamo:

Se vuoi osservare

i suoi comandamenti,

essi ti custodiranno.

 

Gesù parla ai discepoli: coloro che vivevano un quotidiano intenso con lui.

Si propone come Maestro (io vi dico), e propone di osservare la legge di Dio perché in essa si è custoditi.

Non è una osservanza formale, ma uno stile che va in profondità.

Propone uno stile che varca le profondità del cuore e della mente: non è un accontentarsi.

 

Se questo non accade, se l’abitudine prevale sull’inquietudine, è perché anche nella Chiesa esiste ed è ormai consolidato il fenomeno del fare il minimo indispensabile.

(Come confessarsi solo per Pasqua!).

 

Ma nella fede della non esiste la modica quantità o il quanto basta (q.b. come nelle ricette!).

La fede è un modo di amare e l’amore, finché resta vivo, è forte come la morte, e cioè senza misura.

Gesù si propone come Maestro con un criterio di verità e di vero bene verso di sé: non può chiedere il minimo indispensabile, ma è senza misura, con tutto se stesso, come sulla Croce.

E la croce è l'apice del suo essere luce delle genti… se ci ricordiamo di domenica scorsa!

Quindi… Lascia che la sua Parola attecchisca in te e il resto viene da sé, con la naturalezza di un seme che germoglia.

Ad esempio: devi saper dire si o no, perché è per la verità e per il bene.

Attenti! La menzogna si costruisce con molte parole, invece la sincerità chiede poche parole: “il vostro parlare: “sì, sì”, “no, no”; il di più viene dal Maligno”.


«Se oggi non riusciamo più in nulla – (affermava Ratzinger nel 1970) –, è solo perché tutti siamo troppo preoccupati di affermare solo noi stessi».

Ecco, questo fa il Vangelo nella vita di un essere umano: lo libera dall’ossessione di sé e lo restituisce a sé stesso.

Ecco il compimento che Gesù dice di voler portare.

Amen.

 



venerdì 13 febbraio 2026

L'Eucarestia è Gesù Vivo!

 



Dopo il Covid19 è iniziato un tempo di follia.
Non è più significativo fare "eucarestia", ma come fare "eucarestia". Al punto tale che il fedele è più concentrato nell'indicare, in modi FOLLI, il modo per riceverla, che essere concentrato su Gesù Vivo che sta per ricevere.
Non dice AMEN dopo le parole IL CORPO DI CRISTO, ma è concentrato nell'indicare con la mano la BOCCA!

Ma poi c'è da purificare quelle modalità che si vedono dopo aver ricevuto Gesù Vivo in altri fedeli. 
Segni di croci, genuflessioni, e tante altro ... sembra che si sono dimenticati che hanno ricevuto Gesù Vivo!



giovedì 12 febbraio 2026

San Damiano martire, prega per me!

 


Antico martire della Chiesa in Africa



Martire della catacomba di Calepodio
patrono di Fara Novarese





giovedì 5 febbraio 2026

Sant'Agata, vergine martire catanese, prega per tutte le donne!

 


Sant'Agata vergine e martire

Catania, 235 c. - 5 febbraio 251

 

Agata rispose: “Ho per Salvatore il Signore Gesù Cristo, il quale con la sola parola cura ogni cosa e la sola voce tutto ristora: questi se vuole può rendermi sana.” Allora sorridendo il vecchio le disse: “Ed è proprio lui che mi mandò a te: io non sono che il suo Apostolo, e nel nome di lui sappi che devi essere sanata.” Ciò detto disparve dai suoi occhi.

[dagli Atti del Martirio]

 

PREGHIERA

O Padre, che tra i segni della tua onnipotenza concedi alla debolezza umana la vittoria del martirio; nella solennità della beata Agata, vergine e martire, donaci sul suo esempio, di perseverare fedelmente nel nostro cammino verso di te. Amen.