martedì 30 giugno 2026

Trepidanti affidiamo ai Santi Martiri l'unità della Chiesa!

 



O beati martiri,

o grappoli umani della vite di Dio,

il vostro vino inebria la Chiesa;

luci gloriose e divine,

che avete accettato con gioia tutti i tormenti

e vinto gli iniqui carnefici;

gloria alla potenza che vi ha assistito

quando combatteste!

Il Dio venuto per la nostra salvezza

abbia pietà di noi.

(Rabbula di Edessa, Inni)




lunedì 29 giugno 2026

Santi Pietro e Paolo 29 giugno 2026

 


Mentre Pietro dunque era tenuto in carcere, dalla Chiesa saliva incessantemente a Dio una preghiera per lui.

 

In questo giorno anche noi preghiamo per il successore di Pietro: Leone XIV.

 

L'angelo disse: «Metti il mantello e seguimi!». 

 

Il racconto di liberazione dell'apostolo Pietro risuona come una guarigione. Quando Gesù guariva e sanava i malati.

In più qui c'è la chiamata a seguire.

È già la terza volta che il Signore richiama il suo apostolo a seguirlo.

 

Noi seguiamo Pietro, che a sua volta segue Gesù.

Noi seguiamo Gesù con Pietro.

Questa è l'unità della Chiesa intorno a Pietro: seguire Gesù.

 

Anche Paolo racconta di un seguire Gesù e di un essere stato liberato per portare l'annuncio del Vangelo.

 

Il Signore mi ha liberato da ogni paura.

 

Il Signore da cosa mi deve liberare?

 

tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa.

 

Credo che la grande paura che abita alcuni discepoli di Gesù, forse anche noi, è che il demonio vinca!

 

Ricordiamo però le parole di Gesù a Pietro

 

tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa.

 

Infine oggi era il giorno in cui i preti ambrosiani celebravano la loro prima messa. Questo luogo ha accolto i primi vagiti al ministero di molti sacerdoti nativi.

 

Vivi o defunti, preti felici o infelici, nel ministero o non

Quelli censiti dal 1889 ad oggi sono 35

Li affidiamo al buon pastore

Gesù pensaci tu!

Amen.

 


martedì 23 giugno 2026

Sant'Omar? Audomaro, Omero

 


Il nome Omar ha origini antiche e un significato profondo. Si basa sul termine arabo 'umr (عمر), che significa "vita", "lunga vita" o "prosperità". Viene comunemente tradotto come "pieno di vita", "longevo" o "fiorente".

È tradizionalmente diffuso nel mondo islamico sunnita grazie a 'Umar ibn al-Khattab, il secondo califfo dell'Islam e stretto collaboratore del profeta Maometto.

Nelle scritture ebraiche e nella Bibbia compare con sfumature simili legate alla vitalità e alla longevità.

L'entrata di questo nome nell'onomastica italiana è dovuta a diversi fattori: in parte si tratta di una moda esotica, ma sono da considerare anche ragioni storiche, letterarie, teatrali e cinematografiche; vanno ricordati anche il protagonista di un romanzo cavalleresco inserito ne Le mille e una notte e personaggi dello spettacolo come l'attore egiziano Omar Sharif e il calciatore argentino Omar Sívori, che fra gli anni Cinquanta e Sessanta godette di larga popolarità. Il nome viene comunque considerato raro, e secondo dati raccolti negli anni Settanta, era diffuso principalmente al Centro-Nord, specie in Emilia-Romagna.

Il nome è adespota, cioè non è portato da alcun santo. L'onomastico quindi si festeggia il giorno di Ognissanti, che è il 1º novembre.


Però cercando tra i Santi, potrebbe essere definito come il diminutivo di Audomaro di Thérouanne (noto in Francia come saint-Omer; in italiano anche sant'Omero, nato a Orval (600) e morto a Thérouanne il 1º novembre 670: vescovo di Thérouanne dal re Dagoberto I e fondò l'abbazia di San Bertino a Saint-Omer (Passo di Calais). Audomaro morì cieco e il suo corpo fu inumato nella chiesa di Notre-Dame di Sithiu. Viene celebrato il 9 settembre.

 

Fonti

Audomaro

Omar

 

 


domenica 21 giugno 2026

XII domenica Anno A




«O Dio, che affidi alla nostra debolezza l'annuncio profetico della tua parola, sostienici con la forza del tuo Spirito, perché non ci vergogniamo mai della nostra fede, ma confessiamo con tutta franchezza il tuo nome davanti agli uomini»

L’orazione colletta propria di questa domenica ci introduce in sintesi nel tema biblico della giornata...

Dio AFFIDA a noi… DEBOLI …

Il tema della debolezza. Un tema di sempre. Quali sono le nostre debolezze?

Mi vanterò quindi ben volentieri delle mie debolezze, perché dimori in me la potenza di Cristo. Perciò mi compiaccio nelle mie debolezze, negli oltraggi, nelle difficoltà, nelle persecuzioni, nelle angosce sofferte per Cristo: infatti quando sono debole, è allora che sono forte.

DIO si FIDA di NOI

Non viviamo però le nostre debolezze come una paravento. Ma come un punto di partenza… per essere forti.

Alla nostra debolezza è affidato l’annuncio. Pensiamo alla debolezza dei Dodici!

Eppure Cristo era con loro.

DIO crede nella NOSTRA PAROLA PROFETICA

Quale annuncio profetico della Parola in questo XXI secolo? Quali profezia ha bisogno l’uomo e la Chiesa?

Ha bisogno della libertà della fede che va oltre … sia annuncio sincero e vero in primis per chi lo compie!

Una libertà della fede che non ha paura di essere solo in dodici… perché CREDE, SPERA e AMA



"Non spetta a voi conoscere tempi o momenti che il Padre ha riservato al suo potere, ma riceverete la forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi, e di me sarete testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samaria e fino ai confini della terra".


Amen.

sabato 20 giugno 2026

Tradizioni popolari ... CAPRACOTTA

 


A Capracotta, nella Chiesa di S. Maria in Cielo Assunta, sull'altare di san Sebastiano, opera di Mattia Pizzella, sono esposti sei scarabattoli in legno dorato e vetro contenenti i resti mortali di alcuni martiri cristiani del II-III secolo che pagarono con la vita il rifiuto delle pratiche pagane. Le sculture fanno parte di una larga produzione fiorente nel XVIII secolo e consistono in cinque reliquiari a busto e una grossa teca, che fanno pensare ad un'identità di mano. Le reliquie furono donate nel 1676 al clero locale da Andrea Capece Piscicelli il quale, avendo acquistato il feudo di Capracotta, il 29 ottobre 1674 ne era diventato il primo duca.

Il primo reliquiario (al centro) raffigura san Fabiano I (200-250) con le mani sul petto e il volto sollevato. Alla morte di Antero, 20° papa della Chiesa di Roma, il laico Fabiano accorse per assistere all'elezione del nuovo pontefice, che a quel tempo si svolgeva per acclamazione all'aperto. Quando una colomba bianca si posò sul suo capo, il popolo di Roma vide in quell'evento un segno dello Spirito Santo e nominò Fabiano pontefice. Nel III secolo il cristianesimo era bellissimo, come ogni cosa che possiede la virtù della giovinezza, e molto variegato, tuttavia agiva in un mondo pagano che perseguitava le comunità cristiane venutesi a creare nelle grandi città dell'Impero. Fabiano, infatti, venne costretto a far sacrifici agli dèi e, al suo rifiuto, fu incarcerato e lasciato morire di fame e di stenti. La sua memoria liturgica ricorre il 20 gennaio, assieme a quella di san Sebastiano, patrono di Capracotta.

Il secondo reliquiario (secondo da sx) raffigura san Feliciano di Foligno (160-249) col volto in estasi. Le mani sono entrambe sul petto ma la sinistra tiene la palma del martirio. Feliciano fu un missionario ante litteram: evangelizzò un pezzo d'Italia centrale quando questa era terra di conquista per la nuova e definitiva religione. Feliciano fu infatti l'evangelizzatore di vaste zone dell'Umbria: Assisi, Bevagna, Foligno, Norcia, Perugia, Plestia, Spello, Spoleto, Trevi. Dopo un periodo a Roma tornò ai nativi colli, dove era stato acclamato vescovo. Ricevette dal papa il privilegio del pallio (un'insegna riservata di diritto solo al pontefice e agli arcivescovi metropoliti) e il suo episcopato durò ben 56 anni. Morì martire in tardissima età, sotto Decio. La memoria liturgica di san Feliciano ricorre il 24 gennaio.

Il terzo reliquiario (secondo da dx) raffigura sant'Aurelia d'Alessandria (240-260) che, nella mano sinistra, tiene un libro chiuso, e la destra poggiata sul petto. Anche Aurelia appartiene alla fitta schiera di martiri del cristianesimo nella Roma precostantiniana. Fu infatti tradotta in tribunale, di fronte al giudice Secondiano, con l'accusa «di professare il credo cristiano». Le venne chiesto di bruciare l'incenso agli idoli ma Aurelia perseverò nella fede in Cristo, venendo condannata a morte per decapitazione. Prima che la condanna fosse eseguita, assistette a un supplizio forse peggiore, quello di veder decapitare la madre e la zia. Il dì seguente, 2 dicembre 260, Aurelia fu tratta dal carcere e, condotta lì dove giacevano i corpi decollati della madre e della zia, le fu spiccato il capo dal busto. La memoria liturgica di sant'Aurelia ricorre il 2 dicembre.

Se i primi tre busti presentano una didascalia col nome del santo raffigurato, i restanti scarabattoli ne sono invece sprovvisti, tuttavia le fonti storiche menzionano almeno altri cinque martiri: san Costanzo, san Cristanziano, san Faustino, santa Margherita e san Sebastiano.
Francesco Mendozzi



Non credo che la spiegazione dell'articolo sia la verità, sicuramente è sincera.

Guardando le foto sono tutti santi giovani, molto belli. 

Ma ad esempio ... nella realtà Feliciano di Foligno è barbuto!


Con nomi di santi del Martirologio, ma sono reliquie catacombali sistemate in questi bellisismi reliquiari a busto.

Li chiamerei i corpisanti di Capracotta o Santi Martiri di Caprocotta.


venerdì 19 giugno 2026

Maria un tenera MADRE

 

Come a Pinè di Montagnaga e Caravaggio, così a Fivazzano e Reggio Emilia.

L'apparizione del 5 maggio 1596 si riferisce al miracolo mariano avvenuto a Fivizzano (Massa-Carrara), in Lunigiana. L'evento è strettamente legato alla devozione della Madonna della Ghiara di Reggio Emilia.


Ecco cosa accadde:
  • La miracolata: Margherita Caugliana, un'umile donna del posto, era gravemente inferma e costretta a letto da circa 18 anni.
  • La richiesta: Avendo saputo dei miracoli attribuiti alla Madonna di Reggio, chiese a un vicino di portarle un'immagine sacra da Reggio Emilia, ma l'uomo dimenticò la commissione.
  • L'apparizione: Tornato a Fivizzano il 5 maggio 1596, l'uomo confessò la dimenticanza alla donna. Mentre Margherita pregava in lacrime, sul soffitto della stanza comparve prodigiosamente una grande stampa della Madonna della Ghiara.
  • La guarigione: Subito dopo l'evento, la donna guarì miracolosamente dalla sua infermità.
  • Oggi sul luogo del prodigio sorge la Chiesetta dell'Apparizione, mentre l'immagine è custodita nella Parrocchia-Santuario

giovedì 18 giugno 2026

Promulgazione Decreti 18 giugno 2026

 

Giovedì 18 giugno, il Santo Padre Leone XIV ha ricevuto in Udienza Sua Eminenza Reverendissima il Signor Cardinale Marcello Semeraro, Prefetto del Dicastero delle Cause dei Santi. Durante l’Udienza il Sommo Pontefice ha autorizzato il medesimo Dicastero a promulgare i Decreti riguardanti:



- il martirio dei Servi di Dio Juan Torres Torres e 19 Compagni, Sacerdoti diocesani, uccisi tra l’agosto e il settembre del 1936, in odio alla fede, sul territorio della diocesi di Ibiza (Spagna), nel contesto della medesima persecuzione;

- le virtù eroiche del Servo di Dio Júlio Maria De Lombaerde (al secolo: Júlio Emilio Alberto), Sacerdote professo della Congregazione dei Missionari della Sacra Famiglia e Fondatore della Congregazione delle Figlie del Cuore Immacolato di Maria, della Congregazione dei Missionari di Nostra Signora del Santissimo Sacramento e della Congregazione delle Suore di Nostra Signora del Santissimo Sacramento; nato a Waregem (Belgio) il 7 gennaio del 1878 e morto nei pressi dell’attuale comune di Alto Jequitibá (Brasile) il 24 dicembre 1944;

- le virtù eroiche della Serva di Dio Maria Teresa Tallon (al secolo: Julia Teresa), Fondatrice della Congregazione delle Visitatrici Parrocchiali di Maria Immacolata; nata il 6 maggio 1867 a Hanover (Stati Uniti d’America) e morta il 10 marzo 1954 a Monroe (Stati Uniti d’America);

- le virtù eroiche della Serva di Dio Maria Agnese Tribbioli, Religiosa professa e Fondatrice della Congregazione delle Suore Pie Operaie di San Giuseppe; nata il 20 aprile 1879 a Firenze (Italia) e ivi morta il 27 febbraio 1965;

- le virtù eroiche della Serva di Dio Clara Andreu y Malferit (al secolo: Barbara Onofria), Monaca professa del Monastero girolamino di San Bartolomeo di Inca; nata il 4 dicembre 1596 a Palma di Maiorca (Spagna) e morta il 24 giugno 1628 a Inca (Spagna);

- le virtù eroiche della Serva di Dio Maria Petra Giordano (al secolo: Nicoletta), Monaca professa dell’Ordine dei Predicatori; nata il 4 luglio 1912 a Napoli (Italia) e morta il 21 giugno 2006 a Bibbiena (Italia).

FONTE

martedì 16 giugno 2026

S. APALIA, il corposanto di Campagna in Campania

 

Se cercate sul web QSCRAS_aprile-2021 troverete una straordinaria ricerca, meticolosa e affascinante curata da don Sergio Capone: i Quaderni Storici della Custodia per le Sacre Reliquie, una collana di studi dell'Arcidiocesi di Salerno-Campagna-Acerno.

Qui entrerete il quaderno iniziale che contiene una curiosità agiografica.

La reliquia del cranio di S. Apalia V. e M. è custodita nella Cattedrale di Campagna all'interno di un mezzo busto in argento e rame dorato, realizzato dall'orafo Orazio Scoppa nel 1636. Il reperto proviene dalle Catacombe di Priscilla a Roma (1620) ed è stato arricchito nei secoli da diverse documentazioni storiche che ne attestano l'autenticità.

Una preziosissima notizia che farebbe venire voglia di trovare l'iconografia della Santa Martire.
Magari si potrebbe ... ma quando mai!

Eppure dopo 5 anni ... APALIA si è fatta trovare in un rigattiere di SOLOFRA.

ECCOLA.....


santa APALIA v. e m.
Litografia 1870 ca. CAMPAGNA SALERNO


O beati martiri,

o grappoli umani della vite di Dio,

il vostro vino inebria la Chiesa;

luci gloriose e divine,

che avete accettato con gioia tutti i tormenti

e vinto gli iniqui carnefici;

gloria alla potenza che vi ha assistito

quando combatteste!

Il Dio venuto per la nostra salvezza

abbia pietà di noi.

(Rabbula di Edessa, Inni)

domenica 14 giugno 2026

Santi del 14 giugno - XI domenica Anno A

 


Il 23 novembre 2020, il Santo Padre Francesco ha ricevuto in Udienza Sua Eccellenza Reverendissima Monsignor Marcello Semeraro, Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi. Durante l’Udienza, il Sommo Pontefice ha autorizzato la medesima Congregazione a promulgare i Decreti riguardanti:

– Il miracolo, attribuito all’intercessione del Venerabile Servo di Dio Mario Ciceri, Sacerdote diocesano; nato l’8 settembre 1900 a Veduggio (Italia) e morto a Brentana di Sulbiate (Italia) il 4 aprile del 1945.

Il Venerabile Servo di Dio Mario Ciceri nacque a Veduggio (Milano, Italia) l’8 settembre 1900. Fu ordinato sacerdote il 14 giugno 1924. Nominato coadiutore nella parrocchia di Sant’Antonino Martire a Brentana di Sulbiate, dove rimase per tutta la vita, dedicandosi, in particolare, ai giovani, alla gestione dell’Oratorio e alla cura dei malati, che seguiva con premura e assiduità. Nonostante i rischi, durante la Seconda Guerra Mondiale, realizzò molte opere di carità a favore di bisognosi, dei giovani partiti per il fronte, degli ebrei e dei ricercati dai militari nazi-fascisti, fino a rischiare la vita.


Parrocchia di S. Antonino in Brentana di Sulbiate (MB)

Il 9 febbraio 1945, nel pieno dell’attività pastorale, mentre andava in bicicletta, fu investito da un biroccio. Operato d’urgenza, la situazione andò aggravandosi.

Morì a Brentana di Sulbiate (Italia) il 4 aprile del 1945.

Il decreto sull’eroicità delle virtù venne promulgato il 1° dicembre 2016.

Per la Beatificazione del Venerabile Servo di Dio Mario Ciceri, la Postulazione della Causa ha presentato all’esame della Congregazione l’asserita guarigione miracolosa, attribuita alla sua intercessione, della piccola Raffaella Di Grigoli da “peritonite e sofferenza ischemica intestinale, fistole intestinali, fistola entero-cutanea, in paziente con megacolon congenito, gravemente denutrita” (Rel. Cons. Med., p. 192). L’evento accadde nel 1975 a Como (Italia). Il 16 settembre 1975, Raffaella, di sette anni di età, venne ricoverata all’Ospedale “Valduce” di Como con diagnosi di “dolicosigma” (anomalia del colon caratterizzata da un abnorme allungamento). Il 2 ottobre 1975 fu sottoposta a intervento chirurgico, durante il quale le fu asportata una parte del colon. Il 7 ottobre 1975 la situazione della paziente peggiorò e, il successivo 22 ottobre, si procedette ad un secondo intervento per rimuovere un’occlusione intestinale. Nonostante ciò, si ripresentarono gli stessi problemi intestinali. Poiché si temeva per la vita della bambina, il 30 ottobre 1975, il parroco le amministrò la Cresima in articulo mortis. Successivamente, si resero necessari altri due interventi chirurgici, eseguiti rispettivamente il 24 novembre 1975 e il 12 gennaio 1976. Nel frattempo la bambina presentò un deperimento organico, fino all’inatteso miglioramento. Il 4 febbraio 1976 fu dimessa dall’Ospedale in buone condizioni. In seguito la sanata ebbe una crescita normale e, nel 2005, divenne mamma di una bambina sana.
L’iniziativa di ricorrere all’invocazione del Venerabile Servo di Dio fu presa dalla zia materna, la quale organizzò una novena e informò delle condizioni della nipotina anche la sorella di Don Ciceri, che consegnò alla famiglia di Raffaella un foulard a lui appartenuto. La mamma di Raffaella portò il foulard in ospedale e lo pose più volte come reliquia sul corpo della figlia. Alle invocazioni al Venerabile Servo di Dio si aggiunsero i parenti. È dimostrato il nesso causale tra l’invocazione e la guarigione della piccola Raffaella.

 
L'urna del Beato esposta in chiesa parrocchiale il 13-14 giugno 2026

Don Mario Ciceri è stato proclamato beato il 30 aprile 2022 nel Duomo di Milano.



XI domenica Anno A 2026

Gesù, vedendo le folle, ne sentì compassione, perché erano stanche e sfinite come pecore che non hanno pastore…



La compassione è il sentimento lasciamoci da Gesù per vivere in pienezza la nostra umanità.

La compassione è il motivo per cui Dio Padre manda il suo Figlio Gesù Cristo nella pienezza del tempo per farci ritornare ad essere figli e fratelli.

La compassione è il sentimento cristiano che ci spinge ad imitare Gesù per vivere a sua imitazione la figliolanza e la fraternità.



La compassione è medicina per curare la nostra umanità… la nostra disumanità, cagione di tanta sofferenza interiore e della sofferenza nei nostri fratelli e sorelle.



La compassione ci fa vivere guardando la Santa Umanità di Gesù. Senza di essa non siamo discepoli, figli, fratelli e apostoli.

Ma forse uomini e donne religiosi.

Adoratori degli idoli di questo mondo o dell'idolo che il nostro io, ma senza coscienza.



Il Signore che ancora una volta ci ha chiamati alla sua mensa, Parola e Pane, nutra la nostra fame di felicità per essere un regno di sacerdoti e una nazione santa

non smemorati, ma certi che

quando eravamo nemici, siamo stati riconciliati con Dio

per cui

Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date

Perché la compassione è gratuità e gratitudine.

Amen.