mercoledì 1 ottobre 2014

La vocazione di Teresa di Lisieux




"Siccome le mie immense aspirazioni erano per me un martirio, mi rivolsi alle lettere di san Paolo, per trovarmi finalmente una risposta. Gli occhi mi caddero per caso sui capitoli 12 e 13 della prima lettera ai Corinzi, e lessi nel primo che tutti non possono essere al tempo stesso apostoli, profeti e dottori e che la Chiesa si compone di varie membra e che l'occhio non può essere contemporaneamente la mano. Una risposta certo chiara, ma non tale da appagare i miei desideri e di darmi la pace.
Continuai nella lettura e non mi perdetti d'animo. Trovai così una frase che mi diede sollievo: «Aspirate ai carismi più grandi. E io vi mostrerò una via migliore di tutte» (1 Cor 12, 31). L'Apostolo infatti dichiara che anche i carismi migliori sono un nulla senza la carità, e che questa medesima carità è la via più perfetta che conduce con sicurezza a Dio. Avevo trovato finalmente la pace.
Considerando il corpo mistico della Chiesa, non mi ritrovavo in nessuna delle membra che san Paolo aveva descritto, o meglio, volevo vedermi in tutte. La carità mi offrì il cardine della mia vocazione. Compresi che la Chiesa ha un corpo composto di varie membra, ma che in questo corpo non può mancare il membro necessario e più nobile. Compresi che la Chiesa ha un cuore, un cuore bruciato dall'amore. Capii che solo l'amore spinge all'azione le membra della Chiesa e che, spento questo amore, gli apostoli non avrebbero più annunziato il Vangelo, i martiri non avrebbero più versato il loro sangue. Compresi e conobbi che l'amore abbraccia in sé tutte le vocazioni, che l'amore è tutto, che si estende a tutti i tempi e a tutti i luoghi, in una parola, che l'amore è eterno.
Allora con somma gioia ed estasi dell'animo grida:
 
O Gesù, mio amore, ho trovato finalmente la mia vocazione. La mia vocazione è l'amore. Si, ho trovato il mio posto nella Chiesa, e questo posto me lo hai dato tu, o mio Dio.
Nel cuore della Chiesa, mia madre, io sarò l'amore ed in tal modo sarò tutto e il mio desiderio si tradurrà in realtà.

NOVELLO, il Santo Martire di Roma venerato a Casalbeltrame






La Chiesa celebra San Novello Martire ed è in questa veste che i suoi devoti lo venerano. Non esistono, tuttavia, testimonianze scritte o notizie certe sulla sua vita e sul suo martirio e le ricerche finora effettuate non hanno smentito né confermato quanto già si conosce. San Novello visse forse durante l’impero di Massimiliano e si colloca in quella fitta schiera di martiri massacrati a causa della fede cristiana. Un’esame anatomico del corpo del santo ne rivela la giovane età e fa supporre che il martirio sia stato compiuto a colpi di mazza sulla fronte. Le spoglie di San Novello, venerate nell’attuale cappella a lui dedicata, che vanta la prestigiosa firma del Costa, sono interamente ricoperte di cera. Si conservano tuttora le ossa della testa, complete della mandibola inferiore, le vertebre dorsali, lombali, cerebrali, parte delle scapole, molte costole, i femori interi, parte delle ulne con i relativi radi, gli omeri, le tibie e i peroni. Inoltre, nell’urna, è conservato un vaso di vetro finissimo color verde contenente il calice con il sangue rappreso del martire.
Il corpo fu rinvenuto nel cimitero di Calepadio, nella città di Roma, e quindi donato da Papa Innocenzo X alla nobildonna Olimpia Aldobrandini, principessa di Rossano.

Le spoglie del Santo passarono poi a Milano nel 1656, alla nobildonna Maria Aldobrandini Sforza, marchesa di Caravaggio. Per volontà di quest’ultima, i resti mortali di San Novello vennero esposti nell’oggi scomparsa Chiesa di San Giovanni in Conca, nella città di Milano. A questo punto, le già incerte notizie riguardanti il martire sfumano nel totale mistero delle modalità del suo trasferimento a Casalbeltrame, avvenuto nel 1660. Ciononostante, la popolazione di Casalbeltrame ha sempre ritenuto San Novello legittimo patrono e difensore della sua comunità cristiana e sempre lo ha venerato come tale.

Nei momenti di difficoltà e angoscia e nelle circostanze calamitose di cui la popolazione ha patito, San Novello non è mai stato invocato invano. Nell’anno 1960, la popolazione di Casalbeltrame, festante e unita, ne celebrò il terzo centenario.
 
Festa patronale di San Novello è ultima domenica del mese di agosto.
 
 
 
FONTE: da casalbeltrameonline, con alcune modifiche nelle parti di pura fantasia