Nelle ricette c'è
l'acronimo "q.b.".
Nella prima
lettura leggiamo:
Se
vuoi osservare
i
suoi comandamenti,
essi
ti custodiranno.
Gesù parla ai
discepoli: coloro che vivevano un quotidiano intenso con lui.
Si propone come
Maestro (io vi dico), e propone di osservare la legge di Dio perché in
essa si è custoditi.
Non è una
osservanza formale, ma uno stile che va in profondità.
Propone uno stile
che varca le profondità del cuore e della mente: non è un accontentarsi.
Se questo non accade, se l’abitudine prevale sull’inquietudine, è perché anche nella Chiesa esiste ed è ormai consolidato il fenomeno del fare il minimo indispensabile.
(Come confessarsi
solo per Pasqua!).
Ma nella fede
della non esiste la modica quantità o il quanto basta (q.b. come nelle
ricette!).
La fede è un modo di amare e l’amore, finché resta vivo, è forte come la morte, e cioè senza misura.
Gesù si propone
come Maestro con un criterio di verità e di vero bene verso di sé: non può
chiedere il minimo indispensabile, ma è senza misura, con tutto se stesso, come
sulla Croce.
E la croce è
l'apice del suo essere luce delle genti… se ci ricordiamo di domenica scorsa!
Quindi… Lascia che
la sua Parola attecchisca in te e il resto viene da sé, con la naturalezza di
un seme che germoglia.
Ad esempio: devi
saper dire si o no, perché è per la verità e per il bene.
Attenti! La menzogna si costruisce con molte parole, invece la sincerità chiede poche parole: “il vostro parlare: “sì, sì”, “no, no”; il di più viene dal Maligno”.
«Se
oggi non riusciamo più in nulla – (affermava
Ratzinger nel 1970) –, è solo perché tutti siamo troppo preoccupati di
affermare solo noi stessi».
Ecco, questo fa il
Vangelo nella vita di un essere umano: lo libera dall’ossessione di sé e lo
restituisce a sé stesso.
Ecco il compimento
che Gesù dice di voler portare.
Amen.

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