Signore, Pietro ebbe paura quando gli dissero «È vero, anche tu sei uno di loro: infatti
il tuo accento ti tradisce!»; mi piace sempre molto questo passo, avere la parlata
di Gesù: possa il mio parlare, il parlare della mia vita quotidiana tradirmi
sempre, perché mostri sempre che sono tuo discepolo, allora ogni volta sarà l'occasione propizia… per viverefino in fondo in Te, la volontà del
Padre. Amen.
“Preghiamo
perché il Signore, quando avranno terminato il loro mandato, possa chiamare a
sé i politici che, col nostro voto, abbiamo eletto. Così non essendo più
riconfermati, non potranno continuare a fare della sanità un fiorente mercato,
un budget da raggiungere a qualsiasi costo, lucrando sulle sofferenze della
gente, dei poveri, dei bisognosi che non hanno i soldi per potersi pagare uno
specialista o potersi ricoverare, a proprie spese, in una clinica privata.
Vengono sballottati come pacchi da un ospedale all'altro e nel frattempo, come
molte volte è accaduto, perdono la vita tra atroci sofferenze.”
Si è espresso così l’arciprete,
Don Lillo Di Salvo nella sua omelia durante la messa serale
di domenica scorsa, nel santuario di Maria Santissima dell’Udienza a Sambuca di
Sicilia a proposito della chiusura della sala operatoria dell’ospedale civico
di Sciacca. Poi un esplicito appello “Occorre che i sindaci dei Comuni che
fanno parte del distretto sanitario di Sciacca e che tutti noi ci mobilitiamo
perché la sala operatoria dell’ospedale di Sciacca torni a funzionare a pieno
regime e al più presto si possano colmare definitivamente le carenze di
personale sanitario. Piuttosto che risparmiare su un servizio essenziale come
la sanità e sprecare il denaro pubblico delle enormi tasse che paghiamo, i
politici provvedano a garantire a tutti il diritto alla salute e ad eliminare
vergognosi privilegi e allucinanti sperequazioni retributive e sociali”.
Risulta intanto che la
direzione ASP di Agrigento ha disposto di “tamponare lo stato di
bisogno funzionale ed operativo che riguarda l’attività operatoria presso il
“Giovanni Paolo II” col personale in servizio presso l’ospedale di Ribera”.
Va, pensiero sull'ali dorate Va, ti posa sui clivi, sui colli, Ove olezzano trepide e molli L'aure dolci del suolo natal! Del Giordano le rive saluta, Di Sionne le torri atterrate... Oh, mia patria sì bella e perduta! Oh, membranza sì cara e fatal! Arpa d'or dei fatidici vati Perchè muta dal salice pendi? Le memorie nel petto raccendi, Ci favella del tempo che fu! O simile di Solima ai fati Traggi un suono di crudo lamento, O t'ispiri il Signore un concento Che ne infonda al patire virtù! Che ne infonda al patire Al patire virtù, Che ne infonda al patire Al patire virtù! Al patire virtù!
Lo
Spirito di Dio, che ha risuscitato Gesù dai morti, abita in voi
Questa affermazione
dell’Apostolo si collega alla prima lettura dove abbiamo ascoltato: Farò entrare in voi il mio spirito e
rivivrete; ma anche alla quella potente frase del Vangelo di Giovanni: Detto questo, gridò a gran voce: «Lazzaro,
vieni fuori!».
La mente va al
ricordo della mia infanzia-giovinezza quando tutti in quel tempo vedevano il
film di Zeffirelli: Gesù di Nazareth.
Chi può dimenticarsi la scena della resurrezione di Lazzaro: il sottofondo
musicale, il grido di Gesù e il morto che esce ritto dal sepolcro.
Chi
avrà fede in me, non morirà mai, e vivrà in eterno.
Sono queste le
parole che Zeffirelli fa pronunciare a Gesù a conclusione della resurrezione di
Lazzaro.
In questa domenica
– dentro questo tempo di emergenza sanitaria – siamo profondamente richiamati al tema della
vita come un dono che è nelle nostre mani, a come viviamo, a come si muore, ma
anche forse, lo si pensa meno, alla vita eterna.
Mi viene spesso in
mente la frase uno dei martiri di Tibhirine, P. Christian: Se mi capitasse un giorno … vorrei che la
mia comunità, la mia Chiesa, la mia famiglia si ricordassero che la mia vita
era donata a Dio e a questo paese.
La vita è un dono,
la vita è donata per un bene che è più grande della vita stessa.
In questo tempo
posso ricordare a me stesso che la mia vita è un dono, e che la vita è
pienamente vita, se donata?
Sono riconoscente
per il dono della vita?
So vivere la mia
vita in un continuano donarmi a Dio e ai miei fratelli e sorelle che il Signore
pone sul mio cammino?
…
voi non avete ricevuto uno spirito da schiavi per ricadere nella paura, ma
avete ricevuto lo Spirito che rende figli adottivi, per mezzo del quale
gridiamo: «Abbà! Padre!». Lo Spirito stesso, insieme al nostro spirito, attesta
che siamo figli di Dio.
A causa della crescente incidenza di
pellegrinaggi del clero e dei laici di molte diocesi della nostra Chiesa nella
città di Chebarkul per venerare il cosiddetto "giovane Vyacheslav di
Chebarkul", con questo rapporto ricordiamo a tutti che la persona non è né
canonizzata dalla Chiesa ortodossa russa, né riconosciuta a livello locale. Il
culto del "giovane, Vyacheslav" è auto-inventato, contiene elementi
di superstizione ordinaria, attacchi blasfemi sull'insegnamento della Chiesa ed
è permeato da un gruppo di individui con mentalità anticristiana.
Così
esprime il Metropolita Job (Tyvonyuk) di Chelyabinsk e Zlatoust, dopo l’inchiesta per introdurre la canonizzazione.
È
un culto popolare alla stessa stregua di Difunte Correa o di Alberto Gonella.
Vyacheslav o Venceslao è un bambino
di 10 anni morto di leucemia nel 1993.
Sulla
sua tomba fu costruita una piccola cappella coperta di icone, inclusa persino
un'icona di Vyacheslav come santo. I pellegrini di tutta la Russia visitano il
paese, così come i monaci del Monte Athos. Pregano nella sua cappella e un
akathist è stato composto in suo onore.
Le devozioni "fai-da-te", tra lecito e l'illecito, non ci sono tra i cattolici, ma anche nella Chiesa Ortodossa, solo che, nel caso di Vyacheslav Krasheninnikov, la questione è
più complicata perché la presenza del monachesimo dell’Athos, dell’inno proprio
(come anche per Alberto Gonella, ma però questo è un akathist) e, gulp!, un’icona
(“scritta” solo nella canonizzazioni), rende il caso trasbordante, tra Chiesa
che censura e Chiesa che approva.
27
marzo 1416 – 27 marzo 2020: 604 anni dalla nascita
La
sua vita fu avvolta in un'aura di soprannaturale dalla nascita alla morte.
Nacque a Paola (Cosenza) nel 1416 da genitori in età avanzata devoti di san
Francesco, che proprio all'intercessione del santo di Assisi attribuirono la
nascita del loro bambino. Di qui il nome e la decisione di indirizzarlo alla
vita religiosa nell'ordine francescano. Dopo un anno di prova, tuttavia, il
giovane lasciò il convento e proseguì la sua ricerca vocazionale con viaggi e
pellegrinaggi. Scelse infine la vita eremitica e si ritirò a Paola in un
territorio di proprietà della famiglia. Qui si dedicò alla contemplazione e
alle mortificazioni corporali, suscitando stupore e ammirazione tra i
concittadini. Ben presto iniziarono ad affluire al suo eremo molte persone
desiderose di porsi sotto la sua guida spirituale. Seguirono la fondazione di
numerosi eremi e la nascita della congregazione eremitica paolana detta anche
Ordine dei Minimi. La sua approvazione fu agevolata dalla grande fama di
taumaturgo di Francesco che operava prodigi a favore di tutti, in particolare
dei poveri e degli oppressi. Lo stupore per i miracoli giunse fino in Francia,
alla corte di Luigi XI, allora infermo. Il re chiese al papa Sisto IV di far
arrivare l'eremita paolano al suo capezzale. L'obbedienza prestata dal
solitario costretto ad abbandonare l'eremo per trasferirsi a corte fu gravosa
ma feconda. Luigi XI non ottenne la guarigione, Francesco fu tuttavia ben
voluto ed avviò un periodo di rapporti favorevoli tra il papato e la corte
francese. Nei 25 anni che restò in Francia egli rimase un uomo di Dio, un
riformatore della vita religiosa. Morì nei pressi di Tours il 2 aprile 1507.
Si ritiene che Foglia
fosse il luogo di ritiro di Santa Serena,
moglie dell’imperatore Diocleziano, e si racconta come il suo corpo fosse stato
rinvenuto dalla famiglia Savelli che ancora oggi si venera nella chiesa a lei
dedicata. Santa Serena è festeggiata la prima domenica di luglio
Restaurata nel 1579, conserva
una notevole tela firmata da Sebastiano Conca, rappresentante la Madonna del
Rosario.
Sotto l’altare della
cappella dedicata alla santa, vi è come da iscrizione, il corpo di S. Isterio donato da mons. Giacomo Gregorio De Rossi.
Serena, sarebbe stata la
consorte dello stesso Imperatore Diocleziano. L'idea che la stessa consorte
dell'Imperatore Diocleziano fosse cristiana è piuttosto suggestiva.
Alla fine dei III secolo,
il Cristianesimo si era largamente diffuso, a Roma, in tutti gli strati della
popolazione, non esclusa la più antica aristocrazia e la stessa famiglia
imperiale. Gli storici conoscono il nome della vera moglie dell'Imperatore
Diocleziano, che si chiamava Prisca, e che ebbe una figlia, di nome Valeria.
Sanno anche come, al
tempo della persecuzione, la stessa moglie e la stessa figlia dell'Imperatore
venissero obbligate a sacrificare agli dei, confermandosi così estranee ad ogni
sospetto di essere cristiane, con un gesto che ebbe probabilmente grande
efficacia propagandistica, proprio per la posizione occupata dalle due donne,
al vertice della piramide amministrativa dell'Impero.
Chi
è Santa Serena, la creduta moglie cristiana dell'Imperatore, patrona di Foglia?
La tradizione e la leggenda
narra che Serena sarebbe stata la prima moglie di Diocleziano, prima che questi
giungesse all'altissima carica. Cristiana convinta e cosciente, quando il
marito seppe della sua fede, non esitò a ripudiarla, temendo forse che la
presenza di una cristiana al suo fianco pregiudicasse la sua carriera politica.
Più tardi, la ripudiata
consorte dell'Imperatore avrebbe testimoniato la propria fede con il sangue:
probabilmente proprio nella persecuzione scatenata dal suo ex marito,
attraverso la quale, invece, passarono incolumi e insospettate la figlia
Valeria e la moglie seconda, Prisca. Santa Serena, martire del III secolo era
elencata nel Martyrologium Romanum antico, già inserita
da Adone, al 16 agosto: Romae sanctae
Serenae, uxoris quondam Diocletiani Augusti. (A Roma, San Serena, che fu la
moglie dell'imperatore Diocleziano).
Come si nota: il
Martirologio non afferma il martirio di Serena.
Altra fonte sono i leggendari
atti di San Marcello e di Santa Susanna si narra che Santa Serena intervenne
per difendere i cristiani.
Santa Susanna, oriunda
della Dalmazia, era una nobile romana figlia del sacerdote Gabinio e nipote del
papa Caio, cugini dell'imperatore Diocleziano. Convertitasi al cristianesimo,
come il padre e lo zio, si consacrò a Dio offrendogli la propria verginità.
Diocleziano per legare maggiormente a sé il figlio adottivo Galerio Massimiano,
gliela promise in moglie. Serena, moglie di Diocleziano, che aveva segretamente
abbracciato la fede cristiana, confortò Susanna nel suo santo proposito di verginità.
Diocleziano allora, adirato, obbligò la santa vergine ad adorare un simulacro
di Giove, ma al suo rifiuto la fece decapitare nella sua stessa casa.
Secondo altre fonti, leggendarie,
Serena non morì martire (come anche afferma il Martirologio!), ma terminò i
giorni suoi a Foglia, oggi frazione di Magliano in Sabina. Stando ad una antica
tradizione, sopravvissuta tra realtà e leggenda, a Foglia sarebbe vissuta in
esilio Santa Serena, da sempre patrona del paese.
Nel libro del Palmegiani "Rieti e la Regione Sabina" (1932)
si legge: "si ritiene che Foglia
fosse il luogo di ritiro di Santa Serena moglie dell'imperatore Diocelziano, e
si racconta come dalla famiglia Savelli, fosse rinvenuto il corpo di costei,
parte del quale corpo è appunto colà venerato, nella chiesa a Santa Serena
dedicata".
Nella stessa chiesa,
restaurata nel 1579, sotto l'altare della cappella dedicata a Santa Serena c'è
anche il corpo di Sant'Isterio donato da monsignor Giacomo Gregorio De Rossi.
Il castrum di Foglia è da sempre considerato l'eremo di Santa Serena.
Negli atti della visita pastorale del Cardinale Andrea Corsini nella Diocesi
Sabina (1779-82), nella descrizione della chiesa parrocchiale di Foglia
troviamo scritto:
"il
secondo altare, ornato con cherubini in stucco, è dedicato a S. Serena che è
venerata mediante una statua in stucco e una pala che illustra le fasi del suo
martirio".
Negli atti della visita
pastorale del Cardinale Odescalchi nella Diocesi Sabina, nella descrizione della
parrocchiale di Foglia troviamo scritto:
"la
chiesa parrocchiale è dedicata alla Madonna Assunta e risulta in buono stato.
Ha cinque altari: altare maggiore dedicato all'Assunta è di proprietà del
comune. A cornu evangelii: altare di S. Serena e della Madonna del Rosario di
appartenenza delle rispettive compagnie. A cornu epistulae; altare di S.
Antonio di proprietà della famiglia Canali di Rieti e altare della Madonna del
Carmine ceduto da mons. Spolverini, nella visita del 1829, alla suddetta
famiglia. Vi si conserva in un'urna d'argento il corpo di S. Serena, che fu
asportato nel 1798 dai Francesi, che profanarono le altre reliquie della santa
gettandole in mezzo alla chiesa. Attualmente sono nuovamente venerate in
un'urna".
Mons. Canali, suffraganeo
dell'Odescalchi, arrivò a Foglia il 5 maggio 1836 alle ore 13 e 30, ad
attenderlo altri due preti convisitatori. Il Canali si trattenne fino alla sera
del 7 maggio quando partì per Poggio Sommavilla. Al tempo di questa visita
pastorale a Foglia, che aveva una popolazione di 40 persone, c'erano le
seguenti congregazioni laicali: Confraternita di S. Serena, Confraternita del
SS. Sacramento e Confraternita della Madonna del Rosario. Nel 1817 invece
Foglia aveva 109 abitanti. Nel 1853 contava appena 89 anime suddivise in 18
famiglie che occupavano 18 abitazioni sotto la chiesa parrocchiale della SS.
Assunta e di Santa Serena, la cui festa si celebrava il 16 agosto.
Da
questo cosa si deduce?
Che la Santa in questione
è da molto tempo venerata a Foglia di Magliano Sabina (RI), ma visto la
confusione storica, il supporto solo della leggenda, l’iconografica confusa (martire
o no: lo testimoniano anche le visite pastorali!), è da ritenersi: per quando
riguarda le reliquie una martire della riscoperta delle catacombe o necropoli
cristiane (a supporto anche il corpo di S. Isterio donato da monsignor Giacomo
Gregorio De Rossi!), e per quando riguarda il simulacro la leggendaria sposa di
Diocleziano, che però – visto la non storicità - non è più commemorata nell’odierno
Martirologio Romano.
Santino curioso: iconografia di S. Stefano (un classico), simboli di S. Lorenzo (anche se in alcuni casi S. Vincenzo ha graticola!) e scritta S. Vincenzo, tre diaconi martiri in uno.
Avevo già trattato di questa questione: cioè dell'usare l'iconografia per santi simili, quindi nulla da aggiungere, è solo un'altro caso, ma sono molti soprattutto dei santini "disegnati".
A San Calogero (VV), la santa genovese Paola Frassinetti è venerata il 7 agosto.
Perché? Chi è Santa Paola?
Il 3 Marzo 1809, giorno della sua nascita, Paola Frassinetti è figlia di Dio.
Riceve, infatti, il Battesimo nella Parrocchia di Santo Stefano in Genova sua
città natale.
Terzogenita
dopo Giuseppe e Francesco, Paola cresce serena nella casa paterna che, in
seguito viene allietata dalla nascita di Giovanni e Raffaele. La mamma è il suo
più chiaro esempio di virtù e la piccola si apre delicatamente alla grazia
divina che opera in lei meraviglie secondo il piano di Dio. La buona Angela non
farà in tempo a vedere i progetti del Signore sulla sua figliola. Morirà,
infatti, lasciando Paola, ancora nell'età dei giochi, ad accudire la casa. Sono
giorni di smarrimento e di dolore... Paola ha nove anni! Non si risparmia
davvero e ha per il padre Giovanni Battista e per i fratelli amorose, delicate
attenzioni che le richiedono non poche rinunce e sacrifici.
La
sua prima Comunione e il Sacerdozio del fratello Giuseppe sono momenti di
riflessione profonda per lei che già sente nel cuore le attrattive divine.
Apprende in famiglia a leggere e a scrivere e riceve le basi della sua
formazione.
Il
fratello Giuseppe, ormai avanti negli studi di Teologia, le parla delle cose di
Dio e Paola ascolta e accoglie la parola che scende nel suo cuore. Avverte la
chiamata a seguire più da vicino il Signore e in lei risuonano profondamente le
parole del Maestro: " Chi ama il padre e la madre più di me non è degno di
me".
Ma...
c'è un ma! Il babbo non è entusiasta: come fare senza la sua Paolina?
E
Paola si obbliga a far tacere quel desiderio aspettando l'ora di Dio. E
l'occasione viene.
A
19 anni ha un momento di stanchezza nel suo stressante ritmo di vita di precoce
madre di famiglia e il fratello Don Giuseppe, parroco di un villaggio della
riviera Ligure, la ospita per qualche tempo. L'aria pura di Quinto è un buon
farmaco per la sua salute delicata. La vita della Parrocchia è palestra di bene
per lei che, a poco a poco, con la sua cordiale affabilità attira le giovani di
quella borgata. Tutte le domeniche vanno nei boschi a parlare di Dio. Gli
incontri si ripetono sovente e il dialogo si apre ad altre giovanette. Paola
svela loro il segreto di una vita tutta per il Signore e scopre le sue
attitudini e la sua vocazione di educatrice. Intorno a lei si costruisce un
gruppo impegnato che vive in comunione d'amore. Nella sua mente si fa chiara
l'idea di un nuovo Istituto: si confida con il fratello Don Giuseppe.
Presto,
nonostante gli ostacoli e le sofferenze, l'ideale sarà una realtà. Sono sei le
compagne che supereranno i primi I momenti tanto difficili. Paola è decisa. Nel
segno della croce ha inizio la sua opera, quella croce che ella amerà j per
tutta la vita e la farà esclamare: " Chi più si sacrifica, più ama ".
Così il 12 agosto 1834, nel santuario di S. Martino in Albaro, sette giovani
offrono a Dio la loro vita. La Messa è celebrata dal fratello Don Giuseppe che
le aveva preparate a quel passo così importante. Sono felici; di lì a qualche
ora avrebbero posto la prima pietra del loro Istituto, avrebbero cominciato a
vivere in comunità, ancorandosi all'unica ricchezza: Gesù Cristo. Infatti non
hanno niente, sono povere nella casetta di Quinto che hanno scelto come loro
prima dimora. Aprono una scuola per fanciulle poverissime e così devono lavorare
anche di notte per sopravvivere. L'entusiasmo non manca e di qui i primi
successi della scuola. Ma le vie del Signore non sono le nostre vie: le
sofferenze rappresentano per Paola la prova della volontà di Dio. Il colera
dilaga a Genova e le sue figlie sono sulla breccia per portare aiuto e
conforto.
Nel
1835 un sacerdote bergamasco - Don Luca Passi, amico di Don Giuseppe -
conosciuto l'ardore apostolico di Paola, le propone di assumere nel suo
Istituto la Pia Opera di Santa Dorotea da lui fondata con lo scopo di
raggiungere, nel suo ambiente di lavoro e di vita, le giovani più povere e
bisognose. Paola ritrova nell'originalità dell'opera la sua linea educativa e
la dimensione apostolica della sua consacrazione e non esita ad inserirla nelle
attività del suo Istituto. Le sue suore non si chiameranno più " Figlie di
Santa Fede " ma Suore di Santa Dorotea. E' un momento importante per la
vita di quella prima comunità che vede concretizzarsi la primigenia
ispirazione: " Essere pienamente disponibili nelle mani di Dio per
evangelizzare attraverso l'educazione, dando la preferenza ai giovani e ai più
poveri ".
Sorgono
altre case a Genova e poi è la volta del centro della cristianità. Dopo appena
sette anni dalla fondazione, il 19 maggio 1841, Paola è a Roma accompagnata da
due novizie. Anche qui sorgono varie difficoltà. La prima casa è fatta di due
stanzette sopra una stalla nel Vicolo dei SS. Apostoli. Ma essa accetta tutto.
Una grande ricompensa l'attende: è ricevuta dal Papa Gregorio XVI che si
compiace dell'opera delle Suore Dorotee. Le ha parlato il Signore, è felice.
I
disagi e le sofferenze aumentano: povertà e malattie affliggono quelle eroiche
sorelle che non hanno un soldo nemmeno per le medicine.
Nel
1844 il Papa affida a Paola la direzione del Conservatorio di S. Maria del
Rifugio a S. Onofrio. La Madre con la dolcezza e la carità dà all'ambiente una
nuova impronta e una svolta decisiva per l'avvenire dell'istituzione. Per la
sua presenza e attività la sede di S. Onofrio diventerà Casa Generalizia.
Nel
1846 uno spirito antireligioso, più che un pensiero politico, dilaga in Italia.
A Genova sono prese di mira anche le Dorotee. Le figlie di Paola vivono le
prime ore di forte sofferenza.
La
tempesta si abbatte anche su Roma: Pio IX, succeduto a Gregorio XVI, è
costretto a rifugiarsi a Gaeta. Cardinali, Vescovi e Prelati si allontanano
dalla capitale. Paola rimane sola a capo di una numerosa comunità e con fede
coraggiosa supera quei drammatici momenti.
La
burrasca si placa. È l'anno 1850. Paola ottiene la desiderata udienza di Pio IX
che è per lei come un padre. Si reca a Gaeta, spinta anche da grande amore per
il Papa e per la Chiesa, riecheggiando così il gesto di S. Caterina da Siena.
Incomincia
l'ultimo trentennio della vita della Fondatrice, che possiamo definire il
periodo della grande espansione giacché l'Istituto, oltre che a consolidarsi in
Liguria e nello Stato Pontificio, estende la sua opera nel resto d'Italia e nel
mondo. Infatti sorgono a Roma vari centri educativi e Paola inizia le trattative
per aprire una casa a Napoli, un convitto a Bologna e un orfanotrofio a
Recanati. Nel 1866 partono le prime suore missionarie per il Brasile. Nello
stesso anno altra meta promettente: il Portogallo. Paola sostiene le sue
figlie: " Siate fiaccole e roghi ardenti che dove toccano mettono il fuoco
dell'amore di Dio".
Non
sono le difficoltà ad arrestare il cammino dei santi. Paola é donna di grande
fede: " Il Signore ci vuole appoggiate a Lui solo e se avessimo un poco
più di fede quanto più tranquille staremmo anche in mezzo alle tribolazioni
". Vive l'abbandono completo alla Volontà di Dio " l'unica gemma che
dobbiamo cercare " - lei dice - e che costituisce il suo paradiso: "
Volontà di Dio, paradiso mio ".
Nel
1878 muore Pio IX, il Papa che nei suoi numerosi incontri con la Fondatrice, ha
sempre avuto parole di stima e di incoraggiamento per la sua opera apostolica.
Paola
sente che la sua laboriosa giornata terrena sta per finire. Sono le prime ore
dell'11 giugno 1882: è serena, il suo passaggio è dolce, tranquillo e lascia
intravvedere le ricchezze della sua vita. Invoca la Vergine Santa che ha sempre
tanto amato: "Madonna mia ricordati che sono tua figlia ".
8
giugno 1930: Paola è beata!
Le
campane di San Pietro ripetono oggi, 11 marzo 1984, il loro suono di gloria per
annunciare che Paola è santa. L'inno festoso giunge ai confini del mondo dove
le Dorotee lavorano per la gloria di Dio e l'espansione del Suo Regno: Europa
(Italia, Spagna, Portogallo, Malta, Inghilterra, Svizzera), America del Nord
(U.S.A.), America Latina (Brasile, Perù), Africa (Angola, Mozambico), Asia
(Taiwan).
Paola
permane viva nella Congregazione per lo spirito profondo che la anima: "
cercare sempre in tutto la maggior gloria di Dio nel maggior servizio agli
uomini ".
Video. Una bellissima intervista, per soggetto, per il dialetto, per l'evento: ho così capito perché S. Paola Frassinetti è venerata a S. Calogero (VV).