giovedì 26 marzo 2020

Tre in uno!



Santino curioso: iconografia di S. Stefano (un classico), simboli di S. Lorenzo (anche se in alcuni casi S. Vincenzo ha graticola!) e scritta S. Vincenzo, tre diaconi martiri in uno.

Quanto ho incontrato questo errore iconografico ho subito sorriso, ripensando all’articolo del Sig. Giovanni Mascia, che ricordavo di aver letto su S. Mercurio.

Avevo già trattato di questa questione: cioè dell'usare l'iconografia per santi simili, quindi nulla da aggiungere, è solo un'altro caso, ma sono molti soprattutto dei santini "disegnati".

martedì 24 marzo 2020

Il miracolo di San Calogero nel Vibonese



A San Calogero (VV), la santa genovese Paola Frassinetti è venerata il 7 agosto.
Perché? Chi è Santa Paola?

Il 3 Marzo 1809, giorno della sua nascita, Paola Frassinetti è figlia di Dio. Riceve, infatti, il Battesimo nella Parrocchia di Santo Stefano in Genova sua città natale.
Terzogenita dopo Giuseppe e Francesco, Paola cresce serena nella casa paterna che, in seguito viene allietata dalla nascita di Giovanni e Raffaele. La mamma è il suo più chiaro esempio di virtù e la piccola si apre delicatamente alla grazia divina che opera in lei meraviglie secondo il piano di Dio. La buona Angela non farà in tempo a vedere i progetti del Signore sulla sua figliola. Morirà, infatti, lasciando Paola, ancora nell'età dei giochi, ad accudire la casa. Sono giorni di smarrimento e di dolore... Paola ha nove anni! Non si risparmia davvero e ha per il padre Giovanni Battista e per i fratelli amorose, delicate attenzioni che le richiedono non poche rinunce e sacrifici.
La sua prima Comunione e il Sacerdozio del fratello Giuseppe sono momenti di riflessione profonda per lei che già sente nel cuore le attrattive divine. Apprende in famiglia a leggere e a scrivere e riceve le basi della sua formazione.
Il fratello Giuseppe, ormai avanti negli studi di Teologia, le parla delle cose di Dio e Paola ascolta e accoglie la parola che scende nel suo cuore. Avverte la chiamata a seguire più da vicino il Signore e in lei risuonano profondamente le parole del Maestro: " Chi ama il padre e la madre più di me non è degno di me".
Ma... c'è un ma! Il babbo non è entusiasta: come fare senza la sua Paolina?
E Paola si obbliga a far tacere quel desiderio aspettando l'ora di Dio. E l'occasione viene.
A 19 anni ha un momento di stanchezza nel suo stressante ritmo di vita di precoce madre di famiglia e il fratello Don Giuseppe, parroco di un villaggio della riviera Ligure, la ospita per qualche tempo. L'aria pura di Quinto è un buon farmaco per la sua salute delicata. La vita della Parrocchia è palestra di bene per lei che, a poco a poco, con la sua cordiale affabilità attira le giovani di quella borgata. Tutte le domeniche vanno nei boschi a parlare di Dio. Gli incontri si ripetono sovente e il dialogo si apre ad altre giovanette. Paola svela loro il segreto di una vita tutta per il Signore e scopre le sue attitudini e la sua vocazione di educatrice. Intorno a lei si costruisce un gruppo impegnato che vive in comunione d'amore. Nella sua mente si fa chiara l'idea di un nuovo Istituto: si confida con il fratello Don Giuseppe.
Presto, nonostante gli ostacoli e le sofferenze, l'ideale sarà una realtà. Sono sei le compagne che supereranno i primi I momenti tanto difficili. Paola è decisa. Nel segno della croce ha inizio la sua opera, quella croce che ella amerà j per tutta la vita e la farà esclamare: " Chi più si sacrifica, più ama ". Così il 12 agosto 1834, nel santuario di S. Martino in Albaro, sette giovani offrono a Dio la loro vita. La Messa è celebrata dal fratello Don Giuseppe che le aveva preparate a quel passo così importante. Sono felici; di lì a qualche ora avrebbero posto la prima pietra del loro Istituto, avrebbero cominciato a vivere in comunità, ancorandosi all'unica ricchezza: Gesù Cristo. Infatti non hanno niente, sono povere nella casetta di Quinto che hanno scelto come loro prima dimora. Aprono una scuola per fanciulle poverissime e così devono lavorare anche di notte per sopravvivere. L'entusiasmo non manca e di qui i primi successi della scuola. Ma le vie del Signore non sono le nostre vie: le sofferenze rappresentano per Paola la prova della volontà di Dio. Il colera dilaga a Genova e le sue figlie sono sulla breccia per portare aiuto e conforto.
Nel 1835 un sacerdote bergamasco - Don Luca Passi, amico di Don Giuseppe - conosciuto l'ardore apostolico di Paola, le propone di assumere nel suo Istituto la Pia Opera di Santa Dorotea da lui fondata con lo scopo di raggiungere, nel suo ambiente di lavoro e di vita, le giovani più povere e bisognose. Paola ritrova nell'originalità dell'opera la sua linea educativa e la dimensione apostolica della sua consacrazione e non esita ad inserirla nelle attività del suo Istituto. Le sue suore non si chiameranno più " Figlie di Santa Fede " ma Suore di Santa Dorotea. E' un momento importante per la vita di quella prima comunità che vede concretizzarsi la primigenia ispirazione: " Essere pienamente disponibili nelle mani di Dio per evangelizzare attraverso l'educazione, dando la preferenza ai giovani e ai più poveri ".
Sorgono altre case a Genova e poi è la volta del centro della cristianità. Dopo appena sette anni dalla fondazione, il 19 maggio 1841, Paola è a Roma accompagnata da due novizie. Anche qui sorgono varie difficoltà. La prima casa è fatta di due stanzette sopra una stalla nel Vicolo dei SS. Apostoli. Ma essa accetta tutto. Una grande ricompensa l'attende: è ricevuta dal Papa Gregorio XVI che si compiace dell'opera delle Suore Dorotee. Le ha parlato il Signore, è felice.
I disagi e le sofferenze aumentano: povertà e malattie affliggono quelle eroiche sorelle che non hanno un soldo nemmeno per le medicine.
Nel 1844 il Papa affida a Paola la direzione del Conservatorio di S. Maria del Rifugio a S. Onofrio. La Madre con la dolcezza e la carità dà all'ambiente una nuova impronta e una svolta decisiva per l'avvenire dell'istituzione. Per la sua presenza e attività la sede di S. Onofrio diventerà Casa Generalizia.
Nel 1846 uno spirito antireligioso, più che un pensiero politico, dilaga in Italia. A Genova sono prese di mira anche le Dorotee. Le figlie di Paola vivono le prime ore di forte sofferenza.
La tempesta si abbatte anche su Roma: Pio IX, succeduto a Gregorio XVI, è costretto a rifugiarsi a Gaeta. Cardinali, Vescovi e Prelati si allontanano dalla capitale. Paola rimane sola a capo di una numerosa comunità e con fede coraggiosa supera quei drammatici momenti.
La burrasca si placa. È l'anno 1850. Paola ottiene la desiderata udienza di Pio IX che è per lei come un padre. Si reca a Gaeta, spinta anche da grande amore per il Papa e per la Chiesa, riecheggiando così il gesto di S. Caterina da Siena.
Incomincia l'ultimo trentennio della vita della Fondatrice, che possiamo definire il periodo della grande espansione giacché l'Istituto, oltre che a consolidarsi in Liguria e nello Stato Pontificio, estende la sua opera nel resto d'Italia e nel mondo. Infatti sorgono a Roma vari centri educativi e Paola inizia le trattative per aprire una casa a Napoli, un convitto a Bologna e un orfanotrofio a Recanati. Nel 1866 partono le prime suore missionarie per il Brasile. Nello stesso anno altra meta promettente: il Portogallo. Paola sostiene le sue figlie: " Siate fiaccole e roghi ardenti che dove toccano mettono il fuoco dell'amore di Dio".
Non sono le difficoltà ad arrestare il cammino dei santi. Paola é donna di grande fede: " Il Signore ci vuole appoggiate a Lui solo e se avessimo un poco più di fede quanto più tranquille staremmo anche in mezzo alle tribolazioni ". Vive l'abbandono completo alla Volontà di Dio " l'unica gemma che dobbiamo cercare " - lei dice - e che costituisce il suo paradiso: " Volontà di Dio, paradiso mio ".
Nel 1878 muore Pio IX, il Papa che nei suoi numerosi incontri con la Fondatrice, ha sempre avuto parole di stima e di incoraggiamento per la sua opera apostolica.




Paola sente che la sua laboriosa giornata terrena sta per finire. Sono le prime ore dell'11 giugno 1882: è serena, il suo passaggio è dolce, tranquillo e lascia intravvedere le ricchezze della sua vita. Invoca la Vergine Santa che ha sempre tanto amato: "Madonna mia ricordati che sono tua figlia ".
8 giugno 1930: Paola è beata!
Le campane di San Pietro ripetono oggi, 11 marzo 1984, il loro suono di gloria per annunciare che Paola è santa. L'inno festoso giunge ai confini del mondo dove le Dorotee lavorano per la gloria di Dio e l'espansione del Suo Regno: Europa (Italia, Spagna, Portogallo, Malta, Inghilterra, Svizzera), America del Nord (U.S.A.), America Latina (Brasile, Perù), Africa (Angola, Mozambico), Asia (Taiwan).
Paola permane viva nella Congregazione per lo spirito profondo che la anima: " cercare sempre in tutto la maggior gloria di Dio nel maggior servizio agli uomini ".


Video. Una bellissima intervista, per soggetto, per il dialetto, per l'evento: ho così capito perché S. Paola Frassinetti è venerata a S. Calogero (VV).

lunedì 23 marzo 2020

Un santuario in provincia di Cuneo



Oltre il fiume Varaita, ad un’altitudine di 245 metri, lungo la strada che un tempo era percorsa continuamente dai grossi carri che trasportavano il sale alla "gabella di Polonghera", sorgeva fin dall'inizio del 1400 un pilone in murata con dipinta l'immagine della Vergine Maria, la stessa che oggi ammiriamo al Santuario.

L’immagine raffigura la Madre di Dio, con il bambino seduto sul suo ginocchio destro, e ai piedi della scena cesta di frutta.
Il pilone venne racchiusa da una piccola cappella campestre e nel 1714 dopo un voto della popolazione in seguito al diffondersi di una grave malattie dei bovini, ebbe inizio la costruzione dell'attuale Santuario. Cinquant'anni dopo sorse il campanile.

Si racconta che nei pressi del luogo scelto per l'edificazione della chiesa, sorgesse una fornace e che i nostri avi facessero catene umane per trasportare a braccia i mattoni usati nella costruzione del Santuario.

Nel 1794 venne ricostruito interamente l'altare maggiore per opera del regio statuario Giovan Battista Bernero.

Nel 1864 fu decorata dal valente pittore Vittorio Fagnano di Torino e collaudato da Emilio Morgari, professore di pittura nella reale Accademia Albertina. Bisognerebbe forse andare tanto indietro nel tempo per scoprire il significato di quelle lettere che sovrastano la porta centrale d'ingresso: C.P.

Diamo ad esse una spiegazione simbolica: C potrebbe stare per Comunità e P per Polongherese. 
Recentemente si e ristrutturata la parte interna della cupola e soltanto in questi mesi sono state rimesse a nuovo le due grandi tele che sovrastano gli altari laterali.

La festa della Beata Vergine del Pilone, venerata nel nostro Santuario, ricorre la seconda domenica di settembre.

domenica 22 marzo 2020

Cosa vuol dire essere di Gesù?


Guarigione del cieco nato, affresco secolo XII,
Basilica benedettina Sant’Angelo in Formis

«Credo, Signore!».
È l’affermazione conclusiva del cammino interiore del cieco nato.
La stessa affermazione la dirà Marta dopo la domanda di Gesù: «Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno. Credi questo?». Gli rispose: «Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio, colui che viene nel mondo».
È una vera e propria professione di fede.
Nel rito del Battesimo la professione di fede conduce la liturgia battesimale nel vero e proprio gesto del battesimo.
Essa è composta da tre domande che iniziano con Rinunciante e tre domande che iniziano con Credete.
La fede è un rinunciare per credere: che può essere detta come uno svuotarsi per farsi riempire; un scendere per un essere elevati. Non si possono servire due padroni, dice il Vangelo.
La fede non è Ha l’età chiedetelo a lui! La fede è affidarsi.
È ciò che fa il cieco nato e lo stesso farà Maria, Pietro, Marta, Tommaso…
Nella liturgia degli inizi della Chiesa, il catecumeno, colui che avevo fatto domanda di ricevere il battesimo, scendeva tre gradini per venire immerso-sepolto nella vasca con l’acqua, per poi risalire tre gradini e aver così compiuto il gesto per essere nuova creatura.
La professione di fede è proprio fatta da tre rinuncio e tre credo.
Sarebbe bello soffermarci sui contenuti della professione di Fede, ma è una catechesi, non più un pensiero di omelia, rimando al catechismo della Chiesa Cattolica per apprendere i contenuti del Credo o alle catechesi di Papa Francesco sul Credo; la vera conclusione potrebbe essere una domanda: perché credo e quale vantaggio ho nell'essere cristiano?
La liturgia battesimale afferma dopo la professione di fede: Questa è la nostra fede. Questa è la fede della Chiesa. E noi ci gloriamo di professarla, in Cristo Gesù nostro Signore.
L’atto di fede è personale, ma la dimensione della fede è sempre in un noi. Lo dice lo stesso cieco nato: Volete forse diventare anche voi suoi discepoli? I farisei qui si alterano, perché loro sono discepoli di Mosè, noi siamo discepoli di Gesù? Cosa vuol dire essere di Gesù? Amen.

sabato 21 marzo 2020

Oggi è S. Benedetto!








Prologo
1.     Ascolta, figlio mio, gli insegnamenti del maestro e apri docilmente il tuo cuore; accogli volentieri i consigli ispirati dal suo amore paterno e mettili in pratica con impegno, 
2.     in modo che tu possa tornare attraverso la solerzia dell'obbedienza a Colui dal quale ti sei allontanato per l'ignavia della disobbedienza. 
3.     Io mi rivolgo personalmente a te, chiunque tu sia, che, avendo deciso di rinunciare alla volontà propria, impugni le fortissime e valorose armi dell'obbedienza per militare sotto il vero re, Cristo Signore. 
4.     Prima di tutto chiedi a Dio con costante e intensa preghiera di portare a termine quanto di buono ti proponi di compiere, 
5.     affinché, dopo averci misericordiosamente accolto tra i suoi figli, egli non debba un giorno adirarsi per la nostra indegna condotta. 
6.     Bisogna dunque servirsi delle grazie che ci concede per obbedirgli a ogni istante con tanta fedeltà da evitare, non solo che egli giunga a diseredare i suoi figli come un padre sdegnato, 
7.     ma anche che, come un sovrano tremendo, irritato dalle nostre colpe, ci condanni alla pena eterna quali servi infedeli che non lo hanno voluto seguire nella gloria. 
8.     Alziamoci, dunque, una buona volta, dietro l'incitamento della Scrittura che esclama: "È ora di scuotersi dal sonno!" 
9.     e aprendo gli occhi a quella luce divina ascoltiamo con trepidazione ciò che ci ripete ogni giorno la voce ammonitrice di Dio: 
10. " Se oggi udrete la sua voce, non indurite il vostro cuore!" 
11. e ancora: " Chi ha orecchie per intendere, ascolti ciò che lo Spirito dice alle Chiese!". 
12. E che dice? " Venite, figli, ascoltatemi, vi insegnerò il timore di Dio. 
13. Correte, finché avete la luce della vita, perché non vi colgano le tenebre della morte". 
14. Quando poi il Signore cerca il suo operaio tra la folla, insiste dicendo: 
15. "Chi è l'uomo che vuole la vita e arde dal desiderio di vedere giorni felici?". 
16. Se a queste parole tu risponderai: "Io!", Dio replicherà: 
17. "Se vuoi avere la vita, quella vera ed eterna, guarda la tua lingua dal male e le tue labbra dalla menzogna. Allontanati dall'iniquità, opera il bene, cerca la pace e seguila". 
18. Se agirete così rivolgerò i miei occhi verso di voi e le mie orecchie ascolteranno le vostre preghiere, anzi, prima ancora che mi invochiate vi dirò: "Ecco sono qui!". 
19. Fratelli carissimi, che può esserci di più dolce per noi di questa voce del Signore che ci chiama? 
20. Guardate come nella sua misericordiosa bontà ci indica la via della vita! 
21. Armati dunque di fede e di opere buone, sotto la guida del Vangelo, incamminiamoci per le sue vie in modo da meritare la visione di lui, che ci ha chiamati nel suo regno. 
22. Se, però, vogliamo trovare dimora sotto la sua tenda, ossia nel suo regno, ricordiamoci che è impossibile arrivarci senza correre verso la meta, operando il bene. 
23. Ma interroghiamo il Signore, dicendogli con le parole del profeta: "Signore, chi abiterà nella tua tenda e chi dimorerà sul tuo monte santo?". 
24. E dopo questa domanda, fratelli, ascoltiamo la risposta con cui il Signore ci indica la via che porta a quella tenda: 
25. "Chi cammina senza macchia e opera la giustizia; 
26. chi pronuncia la verità in cuor suo e non ha tramato inganni con la sua lingua; 
27. chi non ha recato danni al prossimo, né ha accolto l'ingiuria lanciata contro di lui"; 
28. chi ha sgominato il diavolo, che malignamente cercava di sedurlo con le sue suggestioni, respingendolo dall'intimo del proprio cuore e ha impugnato coraggiosamente le sue insinuazioni per spezzarle su Cristo al loro primo sorgere; 
29. gli uomini timorati di Dio, che non si insuperbiscono per la propria buona condotta e, pensando invece che quanto di bene c'è in essi non è opera loro, ma di Dio, 
30. lo esaltano proclamando col profeta: "Non a noi, Signore, non a noi, ma al tuo nome dà gloria!". 
31. Come fece l'apostolo Paolo, che non si attribuì alcun merito della sua predicazione, ma disse:" Per grazia di Dio sono quel che sono" 
32. e ancora: "chi vuole gloriarsi, si glori nel Signore". 
33. Perciò il Signore stesso dichiara nel Vangelo: "Chi ascolta da me queste parole e le mette in pratica, sarà simile a un uomo saggio il quale edificò la sua casa sulla roccia. 
34. E vennero le inondazioni e soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ma essa non cadde, perché era fondata sulla roccia". 
35. Dopo aver concluso con queste parole il Signore attende che, giorno per giorno, rispondiamo con i fatti alle sue sante esortazioni. 
36. Ed è proprio per permetterci di correggere i nostri difetti che ci vengono dilazionati i giorni di questa vita 
37. secondo le parole dell'Apostolo: "Non sai che con la sua pazienza Dio vuole portarti alla conversione?" 
38. Difatti il Signore misericordioso afferma: "Non voglio la morte del peccatore, ma che si converta e viva". 
39. Dunque, fratelli miei, avendo chiesto al Signore a chi toccherà la grazia di dimorare nella sua tenda, abbiamo appreso quali sono le condizioni per rimanervi, purché sappiamo comportarci nel modo dovuto. 
40. Perciò dobbiamo disporre i cuori e i corpi nostri a militare sotto la santa obbedienza. 
41. Per tutto quello poi, di cui la nostra natura si sente incapace, preghiamo il Signore di aiutarci con la sua grazia. 
42. E se vogliamo arrivare alla vita eterna, sfuggendo alle pene dell'inferno, 
43. finché c'è tempo e siamo in questo corpo e abbiamo la possibilità di compiere tutte queste buone azioni, 
44. dobbiamo correre e operare adesso quanto ci sarà utile per l'eternità. 
45. Bisogna dunque istituire una scuola del servizio del Signore 
46. nella quale ci auguriamo di non prescrivere nulla di duro o di gravoso; 
47. ma se, per la correzione dei difetti o per il mantenimento della carità, dovrà introdursi una certa austerità, suggerita da motivi di giustizia, 
48. non ti far prendere dallo scoraggiamento al punto di abbandonare la via della salvezza, che in principio è necessariamente stretta e ripida. 
49. Mentre invece, man mano che si avanza nella vita monastica e nella fede, si corre per la via dei precetti divini col cuore dilatato dall'indicibile sovranità dell'amore. 
50. Così, non allontanandoci mai dagli insegnamenti di Dio e perseverando fino alla morte nel monastero in una fedele adesione alla sua dottrina, partecipiamo con la nostra sofferenza ai patimenti di Cristo per meritare di essere associati al suo regno.

venerdì 20 marzo 2020

Réquiem aetérnam dona eis, Dómine!



Tre sacerdoti deceduti a Milano 
nell'arco di tre giorni a causa del Coronavirus:

- don Marco Barbetta, 82 anni, fino al 2013 cappellano del Politecnico,
- don Luigi Giussani, 70 anni, vicario della parrocchia di San Protasio in via Osoppo, Milano
- don Ezio Fioravante Bisello, 63 anni, vice cerimoniere del Duomo.

A cui si sommano:

- 13 sacerdoti nella diocesi di Bergamo
- 4 sacerdoti nella diocesi di Cremona
 - 12 sacerdoti nella diocesi di Parma, di cui 6 Saveriani
- don Alessandro Brignone, nella diocesi di Salerno-Campagna-Acerno, parroco di Caggiano, di 45 anni, morto nella notte tra 18 e 19 marzo all'ospedale di Polla.

Ad oggi, 22 marzo 2020, secondo l'odierno articolo de L'Avvenire i sacerdoti, solo diocesani, deceduti a causa del Covid-19, sono 50.

Réquiem aetérnam dona eis, Dómine,
et lux perpétua lúceat eis.
Requiéscant in pace.
+ Amen.

Beati i puri di cuore perché vedranno Dio



Dal «Libro ad Autolico» 
di san Teofilo di Antiochia, vescovo
(Lib. I, 2. 7; PG 6, 1026-1027. 1035)

Beati i puri di cuore perché vedranno Dio

   Se dici: Fammi vedere il tuo Dio, io ti dirò: Fammi vedere l’uomo che è in te, e io ti mostrerò il mio Dio. Fammi vedere quindi se gli occhi della tua anima vedono e le orecchie del tuo cuore ascoltano.
   Infatti quelli che vedono con gli occhi del corpo, percepiscono ciò che si svolge in questa vita terrena e distinguono le cose differenti tra di loro: la luce e le tenebre, il bianco e il nero, il brutto e il bello, l’armonioso e il caotico, quanto è ben misurato e quanto non lo è, quanto eccede nelle sue componenti e quanto ne è mancante. La stessa cosa si può dire di quanto è di pertinenza delle orecchie e cioè i suoni acuti, i gravi e i dolci.
   Allo stesso modo si comportano anche gli orecchi del cuore e gli occhi dell’anima in ordine alla vista di Dio.
   Dio, infatti, viene visto da coloro che lo possono vedere, cioè da quelli che hanno gli occhi. Ma alcuni li hanno annebbiati e non vedono la luce del sole. Tuttavia per il fatto che i ciechi non vedono, non si può concludere che la luce del sole non brilla. Giustamente perciò essi attribuiscono la loro oscurità a se stessi e ai loro occhi.
   Tu hai gli occhi della tua anima annebbiati per i tuoi peccati e le tue cattive azioni.
   Come uno specchio risplendente, così deve essere pura l’anima dell’uomo. Quando invece lo specchio si deteriora, il viso dell’uomo non può più essere visto in esso. Allo stesso modo quando il peccato ha preso possesso dell’uomo, egli non può più vedere Dio.
   Mostra dunque te stesso. Fa’ vedere se per caso non sei operatore di cose indegne, ladro, calunniatore, iracondo, invidioso, superbo, avaro, arrogante con i tuoi genitori. Dio non si mostra a coloro che operano tali cose, se prima non si siano purificati da ogni macchia. Queste cose ti ottenebrano, come se le tue pupille avessero un diaframma che impedisse loro di fissarsi sul sole.
   Ma se vuoi, puoi essere guarito. Affidati al medico ed egli opererà gli occhi della tua anima e del tuo cuore. Chi è questo medico? È Dio, il quale per mezzo del Verbo e della sapienza guarisce e dà la vita. Dio, per mezzo del Verbo e della sapienza, ha creato tutte le cose: infatti «Dalla parola del Signore furono fatti i cieli, dal soffio della sua bocca ogni loro schiera» (Sal 32, 6). La sua sapienza è infinita. Con la sapienza Dio ha posto le fondamenta della terra, con la saggezza ha formato i cieli. Per la sua scienza si aprono gli abissi e le nubi stillano rugiada.
   Se capisci queste cose, o uomo, e se vivi in purezza, santità e giustizia, puoi vedere Dio. Ma prima di tutto vadano innanzi nel tuo cuore la fede e il timore di Dio e allora comprenderai tutto questo. Quando avrai deposto la tua mortalità e ti sarai rivestito dell’immortalità, allora vedrai Dio secondo i tuoi meriti. Egli infatti fa risuscitare insieme con l’anima anche la tua carne, rendendola immortale e allora, se ora credi in lui, divenuto immortale, vedrai l’Immortale.

giovedì 19 marzo 2020

Devozioni "fai-da-te", tra lecito e l'illecito, dei cattolici!




Insieme al GauchitoGil, la Difunta Correa è una delle devozioni "fai-da-te" più forti in Argentina. Con "fai-da-te" indico un tipo di devozione nata e sviluppata dal popolo, senza l'intervento della Chiesa Istituzionale. 
Se La caratteristica del Gauchito Gil è il colore rosso, che spadroneggia negli altarini costruiti dai suoi devoti, la particolarità della "Difunta Correa" è la presenza di bottiglie d'acqua, adesso, leggendo la sua storia, capirete il motivo...


Deolinda Correa, una donna di eccezionale bellezza, viveva nella provincia di San Juan, all'epoca dell'indipendenza dell'Argentina.
La donna, sposata, per scappare alle avances di vari pretendenti, scappa di notte con suo figlio di pochi mesi, e intraprende un viaggio per le valli aride del Cuyo. Estenuata, si lascia cadere alla penombra dei monti, e prima di morire di sete e fame, prega il Signore che le conceda il latte al suo petto, per salvare almeno suo figlio dalla disgrazia.
E così, quando passarono dei gauchos con il loro bestiame, videro una scena terribile: la madre, morta, e il figlio ancora in vita, succhiando al seno della donna.
Gli uomini le diedero una degna sepoltura, e quasi subito iniziarono i pellegrinaggi alla sua tomba.
Oggi c'è un vero e proprio santuario, al quale vengono i devoti della Defunta Correa, per chiedere aiuto o per ringraziarla della grazia ottenuta.
I fedeli/pellegrini portano ex-voto, costruiscono altarini per le strade, e le offrono bottiglie d'acqua, ricordando la sua morte per sete.

Vero o falso? Verosimile...
L'occhio indagatore di uno storico potrebbe dubitare della veridicità della vicenda, ma io non mi preoccuperei troppo, perché è molto probabile che storie di questo tipo siano, purtroppo, accadute.
Abusi di donne, morti per la sete e per il sole rovente del Cuyo (la regione in cui si trova anche Mendoza, una zona arida ed estremamente calda, quando fa caldo...) non sono fantascienza...
La Defunta Correa è stata la prima santa del popolo che ho conosciuto, leggendo un libro di devozione popolare. Quello che mi ha fatto pensare è come la gente abbia preso questa donna virtuosa ed eroica come un modello non troppo lontano dalla loro vita, fatta di difficoltà, di povertà... Una santa vicina a loro, perciò facile e sicura da invocare, perché ha vissuto anche lei le peripezie della vita.
Ma non è forse così anche per Gesù? L'incarnazione è il suo stare vicino e condividere in tutto la vita dell'umanità, fino alla morte...
Per la Defunta Correa vale il discorso fatto per il Gauchito: in un terra con una cronica scarsità di clero, la gente si arrangia e trova il suo modo per vivere la fede e sentire Dio vicino a sè.

FONTE: vedi

Questo culto può sorprendere, ma anche in Italia sono sorti culti simili, si pensi al glorioso Alberto Gonella, e recedetemene il culto per la veggente di Gallinaro, Giuseppina Norcia (quella del Bambino Gesù!), che suo genero e primo papa della presunta “chiesa” indipendente sorta in Gallinaro, intorno al presunto luogo delle apparizioni, vuole venerare come una santa.
Ma a differenza del culto per la Defunta Correa, qui è intervenuta la S. Sede e questa associazione è stata scomunicata da Papa Francesco il 29 maggio del 2016: si rammenta che i fedeli che aderiscono alla suddetta sedicente “chiesa” incorrono ex can. 1364 del Codice di diritto canonico nella scomunica latae sententiae.
Dopo il provvedimento della Santa Sede riguardante la scomunica per i fedeli del culto al “Bambinello di Gallinaro” e della “Nuova Gerusalemme”, le telecamere di Tv2000 hanno documentato cosa accade in questo paesino con poco più di 1000 persone nella valle del Comino.
Nell’inchiesta vengono mostrate immagini inedite di Samuele Morcia, il leader del nuovo gruppo chiamato anche “il condottiero”. Di lui si conosce ben poco. Le immagini lo ritraggono durante un’assemblea svoltasi in un luogo segreto. E poi – durante la puntata – le testimonianze di chi è uscito dal gruppo e dichiara di aver subito minacce e ritorsioni e ha deciso di raccontare quello che accadeva all’interno della comunità.

VIDEO: vedi

Il culto della Defunta Correa, se pur strano, è “compreso” nel marasma religioso dell’America Latina, e forse, la stessa Chiesa Cattolica è in questa linea.
Un culto che si avvicina a quello della Defunta Correa è quello per i defunti, da Milano a Napoli, con sfumatura varie, il culto dei morti è presente nella cultura della gente delle nostre comunità cristiane, con caratteristiche peculiari per gli Amabili resti, lo strano culto delle anime "Pezzentelle".

Video: vedi

Anche a Milano, presso la Chiesa di San Bernardino alla Ossa, il culto dei defunti ha riscontri popolari, certo lievi, ma i bigliettini nei teschi si trovano.
Infine il succitato Alberto Gonnella, povero giovane, dentro una e propria truffa, che anche qui è nata per iniziativa dei parenti, tra fede e magia, lo strano culto al “Glorioso Alberto”.

Video: vedi