lunedì 10 febbraio 2020

IL MIO SANREMO 2020





Tu non lo dici ed io non lo vedo

L'amore è cieco o siamo noi di sbieco?

Un battibecco nato su un letto

Un diluvio universale

Un giudizio sotto il tetto

Up con un po' di down

Silenzio rotto per un grande sound

Semplici eppure complessi

Libri aperti in equilibrio tra segreti e compromessi

Facili occasioni per difficili concetti

Anime purissime in sporchissimi difetti

Fragili combinazioni tra ragione ed emozioni

Solitudini e condivisioni

Ma se dovessimo spiegare in pochissime parole

Il complesso meccanismo che governa l'armonia del nostro amore

Basterebbe solamente dire senza starci troppo a ragionare

Che sei tu che mi fai stare bene quando io sto male e viceversa

Che sei tu che mi fai stare bene quando io sto male e viceversa

E detto questo che cosa ci resta

Dopo una vita al centro della festa?

Protagonisti e numeri uno

Invidiabili da tutti e indispensabili a nessuno

Madre che dice del padre:

"Avrei voluto solo realizzare

Il mio ideale, una vita normale"

Ma l'amore di normale non ha neanche le parole

Parlano di pace e fanno la rivoluzione

Dittatori in testa e partigiani dentro al cuore

Non c'è soluzione che non sia l'accettazione

Di lasciarsi abbandonati all'emozione

Ma se dovessimo spiegare in pochissime parole

Il complesso meccanismo che governa l'armonia del nostro amore

Basterebbe solamente dire senza starci troppo a ragionare

Che sei tu che mi fai stare bene quando io sto male e viceversa

Che sei tu che mi fai stare bene quando io sto male e viceversa

È la paura dietro all'arroganza

È tutto l'universo chiuso in una stanza

È l'abbondanza dentro alla mancanza

Ti amo e basta!

È l'abitudine nella sorpresa

È una vittoria poco prima dell'arresa

È solamente tutto quello che ci manca e

Che cerchiamo per poterti dire che "ti amo!"

Ma se dovessimo spiegare in pochissime parole

Il complesso meccanismo che governa l'armonia del nostro amore

Basterebbe solamente dire senza starci troppo a ragionare

Che sei tu che mi fai stare bene quando io sto male e viceversa

Che sei tu che mi fai stare bene quando io sto male e viceversa





Sembra sempre inverno
Oggi è un mese che non so… non riconosco
Ci ringhiamo da lontano come i cani,
E ci pensiamo ancora più vicini
È così
È così… è così… è così
Che se ti tiro come un sasso poi ritorni qui
È così
È così
Tu sei quello che proteggo dentro me
Ancora adesso che ti leggo senza scrivere
Sei in ogni volta che non penso e penso a te
Sei l’unica stanza che mi salva dal disordine
Baciami, baciami… baciami adesso
Sembra sempre inverno
Questo cielo che fa buio troppo presto
Questo senso di buttarci troppo sale
Questa voglia… voglia di sapore
È così… è così
Tu sei quello che proteggo dentro me
Ancora adesso che ti leggo senza scrivere
Sei in ogni volta che non penso e penso a te
Sei l’unica stanza che mi salva dal disordine
Baciami, baciami… baciami adesso
Fermarmi qui, in mezzo a tutta questa gente
E senza dire niente baciami adesso
Baciami, baciami… baciami adesso
…Che poi fa buio presto…




A volte penso che a quelli come me

Il mondo non abbia mai voluto bene

Il cerchio della vita impone che per

Un re leone vivano almeno tre iene

Gli amici ormai si sposano alla mia età

Ed io mi incazzo se non indovino all'eredità (ah-ah)

Forse dovrei partire, andarmene via di qua

E cambiare la mia vita in toto tipo andando in Africa

Ma questa sera ho solo voglia di ballare

Di perdere la testa e non pensare più

Che la mia vita non è niente di speciale

E forse alla fine c'hai ragione tu (Perché)

In un mondo di John e di Paul io sono Ringo Starr

In un mondo di John e di Paul io sono Ringo Starr

In un mondo di John e di Paul io sono Ringo Starr

Uooh oooh

Tu eri Robin, poi hai trovato me

Pensavi che fossi il tuo Batman ma ero solo il tuo Ted eh eh

E quando dico che spero che trovi un ragazzo migliore di me (Fingo)

Che i migliori alla fine se ne vanno sempre e che cosa rimane? (Ringo)

Ma questa sera ho solo voglia di ballare

Di perdere la testa e non pensare più

Che la mia vita non è niente di speciale

E forse alla fine c'hai ragione tu (Perché)

In un mondo di John e di Paul io sono Ringo Starr

In un mondo di John e di Paul io sono Ringo Starr

In un mondo di John e di Paul io sono Ringo Starr

Ooh oooh, oooh oooh

Ringo, Ringo

Ringo, Ringo

In un mondo di John e di Paul io sono Ringo Starr

Ma questa sera ho solo voglia di ballare

Di perdere la testa e non pensare più

Che la mia vita non è niente di speciale

E forse alla fine c'hai ragione tu (Perché)

In un mondo di John e di Paul io sono Ringo Starr (Ringo)

In un mondo di John e di Paul io sono Ringo Starr (Ringo)

In un mondo di John e di Paul io sono Ringo Starr (Ringo)

Uooh oooh ooh, uooh oooh



lunedì 3 febbraio 2020

san Biagio: vita, reliquie, iconografia e culto





La vita. Biagio, medico armeno vissuto nel IV secolo, divenne vescovo della città di Sebaste, odierna Sivas, per acclamazione del popolo, ma all’insorgere delle persecuzioni, fu costretto a fuggire sui monti in una grotta e molte animali selvatici gli si avvicinavano per chiedere la sua benedizione. Alcuni soldati videro la scena e fecero rapporto al governatore imperiale. Arrestato, fu imprigionato, e siccome non voleva abiurare la fede cristiana fu lungamente picchiato e sospeso ad un legno, dove con pettini di ferro gli fu scorticata la pelle e quindi lacerate le carni. Dopo un nuovo periodo di prigionia, Biagio fu gettato in un lago, dal quale uscì salvo, quindi per ordine dello stesso giudice, subì il martirio decapitato, insieme con due fanciulli, nel 316 d. C.
La sua storia è giunta fino a noi attraverso il libro de La Leggenda Aurea, scritta da Jacopo da Varagine intorno al 1260, che ebbe grande diffusione nel Medioevo.
Biagio è invocato contro i mali di gola, perché durante la sua prigionia, un ragazzo che aveva una lisca di pesce conficcata nella gola, fu salvato dopo il segno di croce compiuto del santo vescovo. Alla morte, il corpo di Biagio viene deposto nella sua cattedrale a Sebaste, ma nel 732, mentre gli arabi incalzano nella loro guerra di espansione e conquista, le sue spoglie vengono imbarcate da alcuni armeni alla volta di Roma. Secondo la tradizione, un’improvvisa tempesta costrinse la nave ad interrompere il viaggio nelle acque di Maratea presso l'isolotto di Santojanni.
I profughi pensarono che quella fosse la sede definitiva del santo.
La popolazione di Maratea accolse con entusiasmo le reliquie di S. Biagio e costruì in cima al colle che sovrasta la cittadina, che prese poi il nome del S. Martire, una cappella sulle rovine di un tempio dedicato alla dea Minerva. Nel corso dei secoli la cappellina si è ampliata raggiungendo le dimensioni dell'attuale basilica fin dal XIII secolo. Nel XVII il re di Spagna Filippo IV volle costruire all'interno del santuario la cosiddetta Cappella reale dove tuttora sono custodite le reliquie in un cofanetto di marmo posto sotto l'altare sopra il quale campeggia il busto d'argento del patrono Biagio che non è più l'originale, modellato nel 1706 e rubato nel 1976, ma una copia fedele che risale al 1979. Il 3 maggio 1941 fu fatta una ricognizione ufficiale per il riconoscimento di quanto contenuto nell’urna: il torace, una parte del cranio, un osso di un braccio e un femore.
Nella cappella è conservata anche una coppa d'argento in stile gotico che raccoglieva la cosiddetta manna, un liquido acquoso di color biondo, gocciolante dall'urna, ma anche dalle colonne e dalle pareti della cappella, e talvolta persino dagli altari e dai muri di tutta la chiesa. Fu papa Pio IV, all’epoca vescovo di Cassano, che nel 1563 riconobbe il liquido come “manna celeste”. Ma dal 1620, circa, il fenomeno si è attenuato e si è ripetuto sporadicamente.
In varie altre città sono custoditi reliquie di S. Biagio: a Carosino (un pezzo della lingua), a Caramagna Piemonte (un pezzo del cranio), nel santuario di Cardito (un ossicino del braccio), a Palomonte, a Penne (il cranio?!), Giulianova (il braccio), a Lanzara (due piccole ossa della mano), a Ruvo (una reliquia del braccio), a Dubrovnik in Croazia (il cranio?!), a Ostuni (un pezzo di osso), a San Piero Patti (un molare), a Mercato Vecchio di Montebelluna (un pezzo di veste).

La più antica testimonianza del culto di S. Biagio e del potere a lui attribuito contro i mali di gola la fornisce uno dei più rinomati medici fiorito verso la metà del sec. VI: Aezio di Amida. Questi nell'opera medica intitolata Tetrabiblion riporta non solo le cure mediche propriamente dette, ma anche altri metodi in uso nella comune pratica terapeutica ed accettati dalla medicina dell’epoca. Ebbene nel paragrafo dove tratta «Delle spine ingoiate e conficcatesi nelle tonsille», dopo aver esposto i vari rimedi di cura, accenna alla potenza di S. Biagio in questi termini: «si tocchi la gola del paziente e si dica: come Gesù fece uscire Lazzaro dal sepolcro e Giona dal ventre del cetaceo, così anche tu osso o scheggia; S. Biagio martire e servo di Cristo ti comanda: esci o discendi».
Da questa notizia, datata verso la metà del sec. VI, si può intuire che il culto di S. Biagio era praticato da almeno 50 anni. Quindi si può concludere, sempre con le debite precauzioni, che alla fine del V secolo S. Biagio in Oriente era venerato ed invocato.
Nei secoli successivi (VIII-XI) i libri liturgici ci parlano di una chiesa (martyrion) dedicata a S. Biagio a Costantinopoli, situata nel quartiere detto Tà Miltiàdu, presso la chiesa di S. Filippo apostolo.

L’iconografia. Il santo vescovo e martire è raffigurato come un uomo anziano con barba bianca e le tipiche insegne episcopali (mitria, pastorale, e a volte un libro); con la palma dei martiri; con il pettine da cardatore con cui fu torturato; con due ceri a croce; con il bimbo e la madre o due bambini o solo un bambino, per ricordare il celebre miracolo; con gli animali selvatici e fantastici, per ricordare il suo rifugio tra i monti durante le persecuzioni; con il maialino e il lupo, per ricordare il miracolo della restituzione del piccolo suino nero alla povera vedova; con un felino con un bocca un pesce e un bimbo che si tocca la gola, forse perché, dice il proverbio: “A san Blâs la gjate si leche il nâs” (Il giorno della festa di S. Biagio la gatta si lecca il naso), un legame tra lisca di pesce, gatto e bimbo salvato; con il vaso delle medicine; con il corno da caccia per una fortuita connessione del nome Blasius con il verbo tedesco «blasen» che significa soffiare, da qui deriva il patronato, nei paesi germanici e scandinavi, dei suonatori di strumenti a fiato e per estensione anche dei venti.

La benedizione. Due ceri benedetti nel giorno della Candelora (perché è Cristo che salva e benedice), sono uniti in croce (segno della salvezza), con un nastro rosso (segno della Passione di Gesù e del martirio di Biagio), e sono imposti al di sotto del mento contro la gola di ogni fedele (come segno esplicativo!), dopo che il sacerdote ha benedetto i fedeli invocando l’intercessione del Santo.

lunedì 27 gennaio 2020

Mai più!





Ricorre il 75° anniversario della liberazione del campo di sterminio di Auschwitz-Birkenau. Davanti a questa immane tragedia, a questa atrocità, non è ammissibile l’indifferenza ed è doverosa la memoria. Domani siamo tutti invitati a fare un momento di preghiera e di raccoglimento, dicendo ciascuno nel proprio cuore: mai più, mai più!
Papa Francesco

mercoledì 15 gennaio 2020

Santità istriana!




Beato Ottone di Pola dell’ordine de’ minori conventuali di S. Francesco fiorì all’incirca verso il 1300, fu sepolto in Pola ed in quella cattedrale si conservano le di lui reliquie. Il Waddingo lo chiama illirico e dice che al di lui sepolcro Iddio fece molti e grandi miracoli Il martirologio francescano ha di esso: Die 14 decembris Polae in Istria B Othonis confessoris gloria miraculorum celeberrimi.

da Biografia Degli Uomini Distinti Dell'Istria (con ritratti) di Pietro Stankovic

venerdì 10 gennaio 2020

Santa Liberata, prega per me!





SANTA LIBERATA era figlia di Lucio Catelio Severo già console di Roma e governatore del nord-est della penisola Iberica nell'anno 122. La madre Calsia partorì nove gemelle. Piena di pudore nel vedere un parto così numeroso, decise di annegarle nel mare, dando incarico di ciò alla levatrice che, in quanto cristiana non obbedì. Le battezzò con i nomi di Ginevra, Vittoria, Eufemia, Germana, Marina, Marciana, Basilisa, Quiteria e Liberata. Più tardi, dopo numerose peripezie, morirono tutte martiri sotto la persecuzione dell'imperatore Adriano. Fu don Giovanni Sanmillàn, vescovo di Tuy che diffuse il culto delle nove sante a partire dell'anno 1564. Il vescovo don Ildefonso Galaz Torrero, nel 1688 emanò un editto col quale ordinava la celebrazione della festa delle nove sorelle. Il corpo di santa Liberata si conserva nella cattedrale di Siguenza (Spagna). Santa Liberata è venerata come colei che ha il potere di togliere i tristi pensieri; da ciò si deve dedurre che la sua protezione si estende a tutti i mali che si desiderano evitare, soprattutto infermità e afflizioni. Contemporaneamente è colei che ci procura il bene della pace e della serenità. Patrona delle partorienti e dei bambini. È venerata l’11 gennaio, insieme all’omonima vergine di Pavia, che non è la sorella di Faustina di Como o Piacenza, venerate il 19 gennaio.

lunedì 6 gennaio 2020

I Magi sono prefigurazione delle genti ...


… penso che abbiate sentito parlare del ministero della grazia di Dio, a me affidato … che le genti sono chiamate, in Cristo Gesù, a condividere la stessa eredità, a formare lo stesso corpo e ad essere partecipi della stessa promessa per mezzo del Vangelo.

Ritorno al tema del mandato, il tema missionario di domenica, ieri.
Dopo il Battista, c’è Paolo di Tarso.
I Magi sono prefigurazione delle genti, che scorgono nelle tenebre la grande luce: Cammineranno le genti alla tua luce.

Paolo di Tarso è consapevole di questo essere mandato da Dio, in Cristo Gesù, ad essere voce per chiamare le genti, che significa, tutti gli altri che non sono ebrei, a condividere la stessa eredità (la promessa di Dio fatta ad Abramo!), ad essere un unico corpo-popolo e vivere la promessa del Vangelo: in virtù dell’amore di Dio, in Gesù, la vita eterna.
Paolo ha speso tutta la sua vita a “chiamare” le genti!

La vocazione di Paolo fu primariamente questa!
A me, a te, a ciascuno di noi, che ruolo è affidato in quest’opera, di fare di Gesù il cuore del mondo?
Noi, ciascuno a suo modo, secondo le sue capacità e le sue qualità, quanto ci spendiamo e come ci spendiamo perché questo accada?

Voglio scendere nel concreto.
Quanto tempo perdo a creare unità, fraternità, comunione, ponti e quanto tempo investo per fomentare divisioni, chiusure, frammentazione, muri?
Questo è un esempio.
Ma poi altri potrebbero esserlo, sminuzzando, il progetto affidato a Paolo, ma nello stesso tempo a ciascuno di noi, dentro una quotidianità fatta di relazioni e di prossimità.

Penso ai lontani o agli allontanati! Per chi prego, perché il suo cuore si riapra al Signore?
Ma anche, chi per colpa mia, ha perso la sua amicizia con Gesù? Come rimediare a questo?
Al vedere la stella, provarono una gioia grandissima.

Come ai Magi, Signore, donaci la gioia di essere salvati, perché la nostra vita sia contagiosa, susciti l’irresistibile desiderio di vivere la stessa eredità, a formare lo stesso corpo e ad essere partecipi della stessa promessa per mezzo del Vangelo. Amen.

domenica 5 gennaio 2020

CONDIVIDO CIÒ CHE VIVO!




Venne un uomo mandato da Dio: il suo nome era Giovanni.
Egli venne come testimone per dare testimonianza alla luce,
perché tutti credessero per mezzo di lui.

Se i primi versetti del prologo di Giovanni afferma l’eternità del Verbo di Dio, Gesù, definendolo luce e vita; questi secondi raccontano in poche righe il ruolo di Giovanni, che è uomo, non eterno, non Dio, non luce, ma strumento per l’incontro tra il Verbo di Dio e l’umanità. In primis con la sua gente, ma i suoi non lo hanno accolto, in un secondo momento con tutti: A quanti però lo hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio … da Dio sono stati generati.

Cosa vuol dire: sentirsi mandato da Dio?
È la consapevolezza che tutto parte da Dio. C’è un inizio che è di Dio, l’uomo è reso partecipe di questa iniziativa, partecipa a suo modo: secondo le sue capacità e le sue qualità.
Riprendo un frammento del messaggio del papa per il mese missionario straordinario 2019: Battezzati e inviati: la Chiesa di Cristo in missione nel mondo. … (riscoprire) il senso missionario della nostra adesione di fede a Gesù Cristo, fede gratuitamente ricevuta come dono nel Battesimo. La nostra appartenenza filiale a Dio non è mai un atto individuale ma sempre ecclesiale: dalla comunione con Dio, Padre e Figlio e Spirito Santo, nasce una vita nuova insieme a tanti altri fratelli e sorelle. E questa vita divina non è un prodotto da vendere – noi non facciamo proselitismo – ma una ricchezza da donare, da comunicare, da annunciare: ecco il senso della missione. Gratuitamente abbiamo ricevuto questo dono e gratuitamente lo condividiamo (cfr Mt 10,8), senza escludere nessuno. Dio vuole che tutti gli uomini siano salvi arrivando alla conoscenza della verità e all’esperienza della sua misericordia grazie alla Chiesa, sacramento universale della salvezza (cfr 1 Tm 2,4; 3,15; Conc. Ecum. Vat. II, Cost. dogm. Lumen gentium, 48).

Ciascuno di noi, in forza del battesimo ricevuto, è inviato a far conoscere il vero volto di Dio, perché ogni uomo sia salvato. La via è quella della condivisione: condivido ciò che vivo. Lo Spirito ci aiuti a raccontare, al di là della nostra debolezza e fragilità, la necessità di essere di Cristo. Non solo però a parole ma con la vita.
San Giovanni Battista, lui che non era lui la luce, ma doveva dare testimonianza alla luce, preghi per noi!

mercoledì 1 gennaio 2020

Buon anno!




Buon anno! si dice in questi giorni, e questo saluto-augurio sarà usato per tutto il mese di gennaio quando si incontra una persona, per la prima volta, nel nuovo anno.
Buon anno. Buono.
Chi è buono o cosa è buono secondo la Bibbia?
Il frutto del giardino è buono.
Allora la donna vide che l'albero era buono da mangiare, gradevole agli occhi (Gen 3,6)
L’angelo che accompagna nel suo viaggio Tobia è buono.
Un angelo buono infatti lo accompagnerà, il suo viaggio andrà bene e tornerà sano e salvo (Tb 5,22)
Ma poi ricorre qua e là l’immagine l’uomo buono, che porta notizie buone; altrove l’immagine dell’albero buono che produce frutti buoni.
Poi c’è il terreno buono che è colui che ascolta la Parola e la comprende; dà frutto … e produce il cento, il sessanta, il trenta (Mt 13,23); il seme buono che sono i figli del Regno (Mt 13,38).
C’è poi la domanda di un tale: «Maestro, che cosa devo fare di buono per avere la vita eterna?». (Mt 19,16), è l’idea che la bontà è il mio sforzo per ereditare la vita eterna, tanto che noi diciamo: sii buono, che vai in Paradiso! Frase contraddetta, in parte, da Gesù: quando al ladrone gli dona il paradiso.
Quindi la bontà, essere buoni non è sufficiente o non solo la strada per ereditare il Paradiso.

Possiamo citare altri passi biblici. Ma la bontà, essere buono, è una caratteristica di Dio. Sia l’A.T. che il N.T. afferma tutto questo. Solo due citazioni:
…tu, nostro Dio, sei buono e veritiero, sei paziente e tutto governi secondo misericordia. (Sap 15,1)
Gesù gli disse: «Perché mi chiami buono? Nessuno è buono, se non Dio solo. (Mc 10,18)

Quindi essere buono significa assomigliare a Dio, liberare la scintilla divina che è già in noi come dono del Creatore, che rischia di essere soffocata dell’istinto al male, dono dei progenitori.
Augurare buon anno allora può significare augurare un anno che sia nella bontà di Dio, che corrisponda a questa bontà gratuita.
San Giovanni XXIII ci ha lasciato un “decalogo della bontà”. Scrive:
1. Essere buono è dimenticare sé stessi per pensare agli altri.
2. Essere buono è perdonare pensando che la miseria umana è più grande della cattiveria.
3. Essere buono è avere pietà della debolezza altrui pensando che noi non siamo diversi dagli altri e, nelle loro condizioni, forse saremmo stati peggiori.
4. Essere buono è chiudere gli occhi davanti all’ingratitudine.
5. Essere buono è dare anche quando non si riceve, sorridendo a chi non comprende o non apprezza la nostra generosità.
6. Essere buono è sacrificarsi, aggiungendo al peso delle nostre pene di ogni giorno quello delle pene altrui.
7. Essere buono è tener ben stretto il proprio cuore per riuscire a soffocare le sofferenze e sorridere costantemente.
8. Essere buono è accettare il fatto poco simpatico che più doneremo più ci sarà domandato.
9. Essere buono è acconsentire a non avere più nulla riservato a sé stessi, tranne la gioia della coscienza pura.
10. Essere buono è riconoscere con semplicità che davvero buono è solo Dio.

Maria, da parte sua, custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore.
A Maria, Madre di Dio e nostra, Madre del Buon Cuore, come viene venerata in alcune località del maceratese e dell’anconetano, affidiamo questo anno che ci è donato.
Buon 2020!

Un anno buono perché abitato dal Signore. Auguri!


Circoncisione di Gesù, Beato Angelico, affresco di San Marco a Firenze


«Quando furono compiuti gli otto giorni prescritti per 
la circoncisione,
gli fu messo nome Gesù». 
(Lc 2,21)


O Gesù, Figlio di Dio fatto uomo, il primo Sangue che hai versato per la nostra salvezza ci riveli il valore della vita e il dovere di affrontarla con fede e coraggio, nella luce del Tuo nome e nella gioia della grazia.






La solennità della S. Madre di Dio, festa sorta a ricordo del concilio di Efeso del 431 d.C., ci propone il Vangelo dei pastori, nel suo finale.
Quell'andare senza indugio dei pastori, ci richiama!
Seguire senza indugio il Signore, che i pastori avevano udito e visto.
È gioia dell’incontro provato dai pastori che ci viene proposto all'inizio dell’anno. I pastori non hanno visto una allucinazione di massa, angeli in Cielo che cantavano e proclamavano la nascita di un dio, ma trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, adagiato nella mangiatoia, come la visione gli aveva annunciato.
Dopo la gioia, c’è lo stupore di Maria, che non comprende tutto, ma custodisce nel cuore, per comprendere nei tempi di Dio.
Ma la gioia e lo stupore, che è anche dei pastori, diventa racconto. La fede non è e non può diventare individualismo, ma relazione! Appunto… racconto.
Infine. Compiuti gli otto giorni, Gesù è sottoposto ai gesti della legge mosaica: circoncisione e imposizione del nome.
La circoncisione del bambino Gesù è un gesto che all'inizio dell’anno prefigura la salvezza, dopo il primo sangue di Gesù versato nella circoncisione, ci sarà quello copiosamente versato nella Passione e Morte.
Il nuovo anno così inizia già salvato. Viverlo da salvati è quello che conta. Corrispondere alla salvezza sarà la nostra fatica, il nostro seguire il Salvatore senza indugio.
Senza indugio, con gioia, pieni di stupore, serbando ogni cosa nel cuore, per comprenderla a tempo debito, corrispondendo alla salvezza, è il desiderio che segna l’inizio del nuovo anno.
Sia questa la nostra pace, sia questo quello che chiediamo alla Madre di Dio per questo 2020. Un anno buono perché abitato dal Signore. Auguri!

giovedì 26 dicembre 2019

Santo Stefano, preghi per la nostra perseveranza!





La testimonianza di Stefano avviene liturgicamente dopo il Natale, nella realtà molti decenni dopo.
Cosa ci racconta la Parola di Dio su Stefano e per noi oggi?

1. non riuscivano a resistere alla sapienza e allo Spirito con cui egli parlava …  gli piombarono addosso, lo catturarono e lo condussero davanti al Sinedrio
Quando non riesce a vivere un vero confronto si arriva sempre alle mani, anzi si arriva ad annientare l’interlocutore, a farlo fuori, perché la Verità, se è tale, non può tacere.
Nel nostro oggi questo metodo è molto in uso, basta vedere i comportamenti in Tv o sui social, o tra le persone, tanto che spesso per non entrare in questo vortice si tace.
Come essere per la Verità ed evitare tutto questo?
2. non preoccupatevi di come o di che cosa direte, perché vi sarà dato in quell'ora ciò che dovrete dire: infatti non siete voi a parlare, ma è lo Spirito del Padre vostro che parla in voi.
C’è una parte che tocca a ciascuno, e una parte che tocca al Signore. Confidiamo in questo! È vero che nel confronto si esce con amarezza, se non si è concluso per la verità, ma la Verità si fa strada oltre noi… basta vedere la vicenda di Stefano.
3. E i testimoni deposero i loro mantelli ai piedi di un giovane, chiamato Saulo. E lapidavano Stefano, che pregava….
La vicenda di Stefano è strettamente legata a quella di Paolo\Saulo. Sono legati da una preghiera: Stefano conformato in tutto a Gesù, prega per i suoi carnefici. È lo stesso che accade per Alessandro Serenelli e Maria Goretti. La preghiera del giusto è sorgente di salvezza.
Si muore sempre, per come si ha vissuto. Il resto è Grazia!
4. Sarete odiati da tutti a causa del mio nome. Ma chi avrà perseverato fino alla fine sarà salvato.
Non confondiamo l’odio che nasce per la non sintonia, o per l’appartenenza politica, o per questioni umane con l’odio perché si è di Cristo.
Metti in conto che se sei di Cristo, se sei per la Verità, sei odiato.
La perseveranza è la strada per accogliere la salvezza, per non perdere la bussola del cammino.
Afferma il Santo Padre:
La vita cristiana non è un carnevale, non è festa e gioia continua; la vita cristiana ha dei momenti bellissimi e dei momenti brutti, dei momenti di tepore, di distacco, come ho detto, dove tutto non ha senso … il momento della desolazione. E in questo momento, sia per le persecuzioni interne sia per lo stato interiore dell’anima, l’autore della Lettera agli Ebrei dice: “Avete solo bisogno di perseveranza”. Sì. Ma perseveranza, perché? “Perché fatta la volontà di Dio, otteniate ciò che vi è stato promesso”. Perseveranza per arrivare alla promessa.
Anche oggi, tanti, tanti uomini e donne che stanno soffrendo per la fede ma ricordano il primo incontro con Gesù, hanno speranza e vanno avanti. Questo è un consiglio che dà l’autore della Lettera agli Ebrei per i momenti anche di persecuzione, quando i cristiani sono perseguitati, attaccati: “Abbiate perseveranza”.
E anche “quando il diavolo ci attacca con le tentazioni”, conclude, “con le nostre miserie”, bisogna “sempre guardare il Signore”, avere “la perseveranza della Croce ricordando i primi momenti belli dell’amore, dell’incontro con il Signore e la speranza che ci spetta”.
Santo Stefano, preghi per la nostra perseveranza! Amen.

mercoledì 25 dicembre 2019

A Natale puoi!





A Natale puoi!
Recita una famosa pubblicità, mentre un ragazzo in tutti modi cerca di conquistare l’attenzione di un uomo che vorrebbe fare incontrare con la sua mamma.
È il desiderio di amare e farsi amare. Che non è solo una esigenza natalizia!
Il Natale è la festa cristiana dove questo desiderio si fa carne. In Gesù, l’eterno Dio, creatore e liberatore, si rende figlio, bambino, per renderci nuovamente figli, per liberarci da quella malata libertà che ci ha resi schiavi. Solo amando siamo liberi, liberati e liberatori.
Gesù è venuto a ridarci tutto questo!
La Parola di Dio questa festività ci racconta molte cose, uno stile.

- Genealogia di Gesù Cristo figlio di Davide, figlio di Abramo.
Siamo tutti della stessa stirpe, siamo tutti dello stesso popolo: quello umano, e nutrendoci del sangue di Cristo, in noi scorre stesso sangue.
Se a Natale puoi, vorrei una Chiesa che da questo Natale, bandisca dal suo linguaggio ogni parola che separa, che divide, che sottomette, che discrimina l’uomo per qualunque motivo. Per come è la sua accento, per come mangia, per come vive la sua affettività, per come è il colore della sua pelle, come Giuseppe, che era uomo giusto, lasciamo a Dio di giudicare il cuore di ogni persona, a noi invece spetta portare nel modo la giustizia di Dio e compiere " il disegno del Padre, fare di Cristo il cuore del mondo" (Ant. Liturgia delle Ore).

- A quanti però lo hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio.
Accogliere il Natale, con il mistero di vita, significa diventare figli di Dio, cioè pian piano assumere quei lineamenti di umanità che Gesù, il figlio di Dio, ci ha insegnato. Avere i suoi sentimenti, la sua umanità.
Se a Natale puoi, vorrei una Chiesa che da questo Natale, bandisca dal suo linguaggio e dal suo stile ogni disumanità. Cari cristiani, noi siamo la Chiesa dell’ormai vicino 2020, che non è la chiesa marziana, come certi film del passato, sognavano, ma una chiesa umana e umanizzante. Mettiamo al bando ogni atteggiamento e linguaggio che ci rende cattivi testimoni sia dentro la comunità credente e sia con la comunità umana, di cui facciamo parte.
Ricordiamoci cosa dice la liturgia offertoriale: “L’acqua unita al vino sia segno della nostra unione con la vita divina di colui che ha voluto assumere la nostra natura umana”.

- I pastori se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto.
In ogni Natale incontriamo i pastori, che all'inizio vegliano con il gregge, poi li vediamo andare senza indugio a vedere il Bambino adagiato nella mangiatoria, ed infine li scopriamo annunciatori di un annunzio ricevuto.
Cari cristiani, anche noi in avvento proviamo a vegliare nell'attesa, poi veniamo alla Messa del Natale del Signore, e poi?
Se a Natale puoi, vorrei una Chiesa che da questo Natale, viva dello stupore dell’incontro con il Signore, quello dei pastori; che spenga la Tv quando questa approfondisce le miserie umane o le banalità dell’odierno vivere. Una Chiesa, noi, cari cristiani, che stupita dall'incontro non ricordi il freddo della veglia con il gregge, ma che ricordi la semplicità e la gloria che ha visto e ha ascoltato nella Notte Santa, come i pastori che glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto. Uno stupore che sia contagioso: Tutti quelli che udivano si stupirono delle cose dette loro dai pastori.

- In quei giorni un decreto di Cesare Augusto ordinò che si facesse il censimento di tutta la terra.
Mi piace questa annotazione storica. La nascita di Gesù è un fatto storico, ed accade dentro un preciso tempo.
Se a Natale puoi, vorrei una Chiesa che da questo Natale, sappia accogliere i tempi di Dio, sappia accogliere la fantasia dello Spirito che la rende viva, sappia dare ragione ai semplici e ai dotti, perché come ci ricorda l’Apostolo Pietro: adorate il Signore, Cristo, nei vostri cuori, pronti sempre a rispondere a chiunque vi domandi ragione della speranza che è in voi. Tuttavia questo sia fatto con dolcezza e rispetto.
Ecco il nostro augurio vicendevole:
«Gloria a Dio nel più alto dei cieli e sulla terra pace agli uomini, che egli ama». Amen.